“Il 16 maggio 2023 l’Eisenhower Media Network ha comprato un’intera pagina del New York Times per pubblicare un documento firmato da molte personalità di rilievo che accusano l’industria delle armi Usa di avere stanziato oltre 90 milioni di dollari per convincere il Congresso a tradire l’impegno della non espansione a Est dell'Alleanza
“Ormai
ognuno si diverte a inventarsi la data entro la quale la Russia invaderà
l’Europa, alimentando così paure totalmente immotivate, ma utili per
foraggiare le industrie di armamenti. Le stesse industrie che, come
ha scritto il New York Times il 16 maggio 2023 e io ripeto da
anni, negli Usa hanno letteralmente comprato la linea politica
che ha portato direttamente alla attuale guerra in Ucraina. Hanno
cioè comprato questa guerra. Guerra che rischia di diventare la Terza
Guerra Mondiale, trascinandovi in primis l’Europa. Ho 95 anni e spero di
non vederla”. A parlare è l’intellettuale cattolico di sinistra Raniero
La Valle, già direttore dei quotidiani Il Popolo e L’Avvenire
d’Italia, senatore e assessore del Comune di Roma, fondatore del sito Chiesa
di Tutti Chiesa dei Poveri.
Di recente,
La Valle ha ripetuto la sua accusa sulla linea politica e sulla guerra,
entrambe comprate. Di che si tratta esattamente? “Il 16 maggio 2023 l’Eisenhower
Media Network ha comprato un’intera pagina del New York Times per
pubblicare un documento firmato da molte personalità di rilievo ed esperti
soprattutto della sicurezza nazionale che accusano l’industria delle armi Usa
di avere stanziato a suo tempo una cinquantina di milioni di dollari, pari a
oltre 90 milioni di dollari di oggi, per convincere i
parlamentari del Congresso a tradire l’impegno preso non solo dalla presidenza
Usa di non espandere la Nato ‘neppure di un pollice‘ a Est, cioè verso
la Russia, in cambio della riunificazione della Germania. Per
ottenere il tradimento in questione è stata fondata una apposita associazione,
il cui nome indica esplicitamente e alla luce del sole l’obiettivo che voleva
ottenere e che ha ottenuto: Comitato degli Stati Uniti per l’espansione
della Nato. Sono riusciti a farla espandere con l’ingresso di ben 14
Paesi ex sovietici i cui governi e ministri non sono certo
incorruttibili”.
La pagina
del New York Times col lungo, dettagliato e molto interessante
documento in questione, La Valle l’ha pubblicata in italiano sul suo sito,
compresi i prestigiosi nomi dei 15 firmatari. Il passo che spiega e riassume
quanto denunciato più volte è il seguente: “Perché gli Stati Uniti hanno
persistito nell’espandere la Nato nonostante tali avvertimenti? Il profitto
derivante dalla vendita di armi è stato un fattore importante. Di fronte
all’opposizione all’estensione della Nato, un gruppo di neoconservatori e
dei massimi dirigenti americani delle industrie degli armamenti costituirono il
Comitato degli Stati Uniti per l’espansione della Nato. Tra il 1996 e il 1998,
i maggiori produttori di armi hanno speso 51 milioni di dollari (94 milioni di
dollari di oggi) in attività di lobbying e altri milioni
in contributi elettorali. Con questa prodigalità, l’espansione
della Nato divenne rapidamente un affare fatto, dopo il quale i produttori
americani di armi hanno venduto miliardi di dollari di armi ai nuovi membri
della Nato. Finora, gli Stati Uniti hanno inviato attrezzature militari e armi
in Ucraina per un valore di 30 miliardi di dollari,
con aiuti totali all’Ucraina superiori a 100 miliardi di dollari.
La guerra, è stato detto, è un racket altamente redditizio per
pochi eletti”.
Tra i
firmatari c’è l’economista e docente Jeffrey Sachs, l’uomo che dopo
il crollo dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia è
stato incaricato dalla Casa Bianca di traghettare la Polonia dal
regime comunista al capitalismo. Quando però lo stesso Sachs ha proposto alla
Casa Bianca di traghettare anche la Russia dal sistema comunista a quello
capitalista, s’è visto opporre un rifiuto. Prova provata che di fatto il
governo Usa perseguiva sempre e comunque non l’ammodernamento – anche
capitalista – della Russia, ma il puro e semplice peggioramento del suo crollo
economico. Crollo già provocato dall’essersi dovuta svenare per rincorrere
la politica Usa di continuo aumento delle spese per la propria potenza
militare. Sachs le accuse del documento pubblicato dal New York Times e
da Raniero La Valle le ha ripetute con grande chiarezza anche nel Parlamento
europeo quando il 19 febbraio 2025 vi è stata trattata la “geopolitica
della pace”.
“È
francamente scandaloso e stupefacente che nessuno parli di questa faccenda,
nascondendo così deliberatamente i veri motivi della guerra russo ucraina”, fa
notare La Valle. E aggiunge: “Hanno anche negato in perfetta malafede che
a Michail Gorbaciov prima e a Boris Yeltsin dopo,
gli ultimi due presidenti della Russia, sia stato promesso che la Nato non si
sarebbe espansa verso est. Per fortuna però il giornale tedesco Der
Spiegel ha pubblicato i documenti che sbugiardano i mentitori.
Purtroppo Gorbaciov e Yeltsin, convinti di avere a che fare con politici seri e
onesti, si sono accontentati degli impegni orali senza pretendere che fossero
messi per iscritto”.
Un altro
dato sorprendente, se non agghiacciante, è che questa brutta vicenda che sta
trascinando l’Europa verso un’altra guerra contro la Russia (la quinta, dopo
l’invasione polacco lituana del 1600, l’invasione svedese del 1700, quella
francese di Napoleone nel 1800 e quella nazifascista di Germania e Italia nel
1900), pare proprio ricalcare la vicenda appurata negli Usa dalla commissione
parlamentare Nye, istituita il 12 aprile 1934 e che prese il nome dal suo
presidente senatore Gerald Nye. Il nome esatto era commissione
speciale di Inchiesta sull’Industria delle Munizioni ed era nata per
indagare sugli interessi industriali, finanziari e bancari che portarono gli
Usa a intervenire nella Prima Guerra Mondiale pur senza averne nessun motivo,
né territoriale né patriottico o simili. Le cose scoperte dalla Commissione Nye
sono state il motivo che ha spinto il mondo politico e l’opinione pubblica
statunitense alla neutralità nei primi tempi della Seconda Guerra Mondiale.
La
Commissione venne istituita perché nel decennio 1920-1930 una marea di libri e
articoli di giornale avevano accusato i produttori di armi e munizioni di avere
ingannato il Paese sui veri motivi dell’entrata in guerra. Tra i più decisi
accusatori c’era il generale dei Marines Smedley Butler che
nel ’35 arrivò a scrivere un libro pesantemente accusatorio fin dal
titolo: La guerra è una mafia. Nel corso delle 93 udienze con oltre
200 testimoni venne appurato che le industrie delle armi e delle munizioni
avevano realizzato profitti spropositati vendendo al governo
le loro merci a caro prezzo. Venne anche appurato che le grandi banche per
proteggere i loro prestiti ai Paesi belligeranti avevano esercitato forti
pressioni sul presidente Thomas Woodrow Wilson perché entrasse
in guerra. Tali banche avevano infatti concesso enormi prestiti ai Paesi che la
guerra la stavano perdendo.
La
Commissione Nye venne infine bloccata e sciolta dallo stesso Senato per
impedirle di rendere noti i nomi delle industrie dei “mercanti di morte”
e delle banche, vere cause della guerra. E per nascondere il fatto che il
presidente Wilson aveva a lungo mentito al suo popolo sia sul perché
dell’entrata in guerra, presentata con l’eterna retorica della lotta tra il
bene (la democrazia) e il male (l’autocrazia), sia sul fatto che non sapeva
nulla della diplomazia segreta dei Paesi della Triplice Intesa (Russia, Francia e Inghilterra),
mentre invece ne era a perfetta conoscenza.
Il copione
delle azioni, degli interessi e delle tresche del Comitato degli Stati Uniti
per l’espansione della Nato, e annessi effetti tragici, ricordato sul Nyt sembra
identico a quello appurato dalla Commissione Nye. Con una differenza: per
impedire alla Commissione di rivelare la verità hanno dovuto scioglierla, nel
caso recente basta l’impressionante omertà generale.
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