La
Costituzione non si tocca. È il messaggio sostanziale – direi il messaggio morale – della
vittoria travolgente del No.
Hanno
provato a stravolgere la Costituzione che li ha banditi; hanno
provato a delegittimare la magistratura, e a mettersela sotto i piedi; hanno
parlato di Csm “paramafioso” mentre
andavano a cena dai mafiosi; hanno strumentalizzato
famiglie nel bosco e vittime di omicidio; hanno occupato televisioni e
giornali, manganellando chi diceva No; hanno mentito sistematicamente
su tutto; hanno impedito ai fuorisede di votare, perché sapevano che i
giovani non sono con loro. E tutto questo lo hanno fatto spergiurando che era
perché i cittadini contassero di più. E ora che i cittadini hanno parlato,
negando loro ogni fiducia, dovrebbero fare una sola cosa: dimettersi.
E non intendo solo Bartolozzi e Delmastro – che non hanno lasciato per il
referendum, ma per i loro incredibili commensali.
È questo il
chiaro messaggio politico dell’esito di questo referendum: che
era ultrapolitico, perché il governo in carica voleva cambiare le
regole del gioco, tentando una prova di forza che gli avrebbe consentito un
passo enorme nella sua ricerca di pieni poteri.
Se avesse
vinto il Sì, questa sarebbe stata la lettura: e la conseguenza sarebbe stata
un’accelerazione drammatica su premierato, altri decreti sicurezza,
legge elettorale e molto altro. Ora che quel messaggio è una sonora
sfiducia per il governo, bocciato da 14 milioni di italiani, il
governo prova a derubricare il tutto a questione tecnica.
Ma non
funziona così: la realtà non scompare semplicemente non nominandola. E ora non
solo Nordio, ma la stessa Giorgia Meloni e tutto il governo sono ridotti ad anatre
zoppe.
Lo sono
nella loro stessa logica, che non è mai stata istituzionale, ma sostanzialista. Non
hanno mai governato, cioè, nelle forme e nei limiti previsti dall’articolo 1
della Costituzione, ma hanno sempre voluto comandare: rivendicato
di avere con loro tutto il popolo, anzi tutta la nazione. Giorgia Meloni ha
scritto, in un suo noto libro, che il suo “movimento di patrioti serve a
interpretare autenticamente lo spirito della nazione”. Un governo che si sente
l’unico autentico interprete della volontà popolare non accetta i
limiti imposti da altri poteri che ‘arrestino’ il suo, secondo la classica
formula di Montesquieu.
Ci hanno
detto che la sovranità popolare si manifesterebbe solo nelle elezioni; che la
maggioranza rappresenterebbe tutto il popolo in ogni ambito istituzionale; che
solo il governo potrebbe interpretare le leggi a cui sono sottoposti i giudici.
Come aveva detto, a proposito della deportazione in Albania dei migranti, il sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il referendum
doveva servire a bloccare l’”aggiramento della volontà popolare attraverso la
strada giudiziaria”, e l’”erosione degli spazi di diretta espressione della
sovranità popolare”. Sia ben chiaro: sono ragionamenti del tutto fuori
dalla lettera e dallo spirito della Costituzione, perché teorizzano
l’abbattimento di ogni separazione dei poteri e una specie di dittatura della
maggioranza. Ma sono i loro ragionamenti.
E ora che il
popolo sovrano ha parlato direttamente, dicendo un clamoroso No al
referendum in cui il governo ha chiesto pieni poteri, ecco che al governo
stesso non resta alcuna scelta: pena non essere più credibile agli occhi stessi
della sua base. Il governo dei patrioti non può governare contro il volere
della patria. Quel governo ha solo un’opzione: andarsene.
Nessun commento:
Posta un commento