Per un libro appena uscito le settimane che contano sono le prime, è quello il (breve) intervallo di tempo in cui si capisce se avrà successo sul mercato. Secondo uno studio pubblicato all’inizio di settembre, è proprio lì che il prestito digitale delle biblioteche pubbliche pesa di più. Con le app che permettono di prendere in prestito un ebook in pochi secondi, una parte dei lettori rinuncia a comprare la copia in libreria e aspetta il proprio turno sullo scaffale virtuale. La ricerca, un’analisi empirica sull’impatto del prestito digitale sull’economia del libro, è stata commissionata dall’Associazione degli editori americani e dalla Authors Guild, e sostiene che con il boom dei prestiti digitali il mercato commerciale sia in calo. Il punto, secondo gli autori dello studio, è la velocità con cui il fenomeno sta crescendo e continuerà a crescere, considerato soprattutto il fatto che in tante biblioteche, negli Stati Uniti e nel mondo, gli ebook costituiscono ormai quasi la metà delle collezioni.
Per le
biblioteche, però, gli ebook sono tutt’altro che comodi. Una copia di carta la
comprano e resta loro, un ebook invece lo prendono in licenza, e dopo un certo
numero di prestiti la licenza scade, i diritti tornano all’editore e il libro
va ricomprato. Proprio perché questo meccanismo pesa sui bilanci pubblici
(la maggior parte delle biblioteche appartengono ad amministrazioni comunali o
aziende municipalizzate), alcuni Stati americani hanno provato a intervenire.
Il Maryland, per esempio, ha cercato di eliminare i vincoli su distribuzione,
acquisto e prezzo delle licenze per ebook e audiolibri. Il rapporto
dell’Associazione degli editori americani e della Authors Guild considera
queste misure parte del problema, perché licenze più economiche significano
meno ricavi per gli editori, oltre a porre problemi per quanto riguarda
il diritto d’autore, e finora i tribunali hanno dato ragione a chi
detiene i diritti. Il risultato è che i costi continuano a pesare sia sui
margini degli editori sia i bilanci delle biblioteche, e le liste d’attesa per
le nuove uscite si allungano.
Non tutti
accettano l’impostazione. Literary Hub, che ha raccontato la ricerca, osserva che così facendo si
rischia di scaricare un problema di sistema sul lettore e sulla biblioteca, e
ricorda che già Jane Friedman (ex presidente e amministratore delegato di
HarperCollins Publishers Worldwide, uno dei principali editori in lingua
inglese del mondo) aveva scritto su Substack che bisogna diffidare da
qualsiasi analisi che scarichi sui consumatori la colpa del calo dei profitti.
Il modello di vendita digitale oggi in uso, lo ha inventato Amazon e le
soluzioni proposte vanno in due direzioni diverse: più fondi pubblici alle
biblioteche perché possano pagare di più le licenze, oppure prezzi più alti per
gli ebook, che è la via preferita dagli editori ma che avrà innegabili
conseguenze sui lettori.
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