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sabato 17 gennaio 2026

Proud Prophet

Proud Prophet: non esistono armi nucleari “tattiche” - Massimo Mazzucco

In questi giorni si sente spesso parlare della possibilità dell’uso di armi nucleari “tattiche”, nello scenario di guerra dell’Ucraina.

Secondo la definizione corrente, queste sarebbero “piccole” armi nucleari, con un potenziale distruttivo ridotto. Il loro uso provocherebbe quindi un danno relativo, che sarebbe limitato ad obiettivi strategici o comunque militari. In altre parole, viene fatta passare l’idea che esista uno stadio intermedio fra le armi convenzionali e quelle nucleari vere e proprie, e che l’utilizzo di queste armi nucleari “tattiche” non debba portare necessariamente alla escalation irreversibile di una totale guerra atomica.

Questa ipotesi, tanto cara ai guerrafondai che sperano di vedere i fuochi d’artificio in Ucraina, è stata totalmente smentita circa quarant’anni fa, da una simulazione di guerra voluta da Ronald Reagan, chiamata Proud Prophet.

 

Eletto nel 1980, Reagan si ritrovò alla presidenza degli Stati Uniti in uno dei momenti più delicati di tutta la Guerra Fredda. L’unica dottrina che imperava allora era la cosiddetta MAD, che sta per “mutually assured destruction”, ovvero distruzione reciproca assicurata. In base a questa dottrina, l’unico deterrente che potesse fermare una guerra nucleare era la certezza che ambedue le nazioni sarebbero state completamente distrutte.

Ma fu a quel punto che qualcuno nel Pentagono introdusse un altro concetto. Si chiamava: “escalation to de-escalation”, ovvero una escalation militare, eseguita con bombe nucleari di bassa potenza, intesa proprio a convincere l’avversario a demordere, prima di arrivare al famoso punto di non ritorno.

Naturalmente, per chi non sia malato di militarismo, questo era un ragionamento che non stava in piedi. Ma ci volle una vera propria esercitazione a tavolino per dimostrarlo. Fu così che nacque Proud Prophet.

Una simulazione complicatissima, che durò due settimane, nella quale una parte dei militari rappresentavano la logica del Pentagono, e l’altra rappresentava la logica del Cremlino. In altre parole, ogni decisione presa durante la simulazione andava fatta mettendosi nei panni o dell’una o dell’altra parte.

Ciascuna delle due parti, ovviamente, non era al corrente dei piani dell’avversario, e doveva prendere decisioni in tempi molto ristretti, basandosi solo su quello che accadeva sul campo di battaglia.

E così, fu presto chiaro che l’utilizzo delle cosiddette armi nucleari tattiche avrebbe solamente rimandato la conclusione irreversibile, quella appunto di una guerra atomica totale. Non c’era scampo: una volta lanciata la prima, la sequenza di eventi avrebbe portato la scala della distruzione completamente fuori controllo.

Che oggi ci siano militari, dall’una e dall’altra sponda che amano giocare con queste ipotesi, è qualcosa di comprensibile: in fondo la guerra è fatta anche di dichiarazioni e di bluff, più o meno fondati e credibili. Quello che invece non è accettabile e che da noi ci siano giornalisti e “opinionisti” di ogni sorta, che continuano a parlare allegramente dell’uso di armi nucleari “tattiche”, come se non dovessero portare necessariamente ad una escalation irreversibile.

Le guerre si combattono con le armi, ma le guerre si possono combattere soltanto con il supporto dell’opinione pubblica di ciascun paese coinvolto. E l’opinione pubblica del nostro paese – che è comunque coinvolto, anche se in modo indiretto - è purtroppo nelle mani di giornalisti prezzolati, che pur di fare contenti i loro padroni della Nato non esitano ad introdurre nel pubblico discorso argomenti che invece dovrebbero esserne categoricamente esclusi, per motivi che non dovremmo nemmeno stare qui ad invocare.

da qui

  

NYT: la follia nucleare degli strateghi da salotto - Davide Malacaria

La guerra termo-nucleare, prima bandita dall’orizzonte delle possibilità, è ora entrata in tale orizzonte, con l’Occidente che ha sfidato più volte la Russia superando linee rosse un tempo giudicate invalicabili a motivo della Mutua distruzione assicurata che aveva reso la deterrenza atomica fattore di stabilità globale e costretto le potenze nucleari alla ricerca di compromessi.

Su questo tema, un articolo di William Langewiesche sul New York Times, nel quale spiega come la comunicazione non equivocabile tra antagonisti sia cruciale e fondamentale per gestire la sfiducia reciproca, oggi giunta al parossismo. Le comunicazioni riservate sono “parte integrante dell’arte della de-escalation, un’arte che è stata trascurata e ora sta pericolosamente naufragando”, scrive il cronista.

Ad accrescere i rischi, l’enfasi sulle atomiche tattiche, che taluni sostengono che si possano usare nell’ambito di guerre convenzionali. Così la sfida cruciale “ora non è come scongiurare un attacco a sorpresa, ma come controllare un’escalation che si verifica in bella vista [Ucraina ndr.], ad esempio, un conflitto convenzionale che va storto, portando al tintinnio di sciabole nucleari, al primo utilizzo di piccole armi nucleari, che innescherebbe una replica con armi nucleari similari, trascinando gran parte del mondo a scivolare in maniera incontrollata verso l’estinzione”.

 

La guerra che non può essere vinta

In realtà, non è la prima volta che sul mondo incombe l’ecatombe nucleare. Infatti, negli anni della Guerra Fredda qualcuno si era azzardato a ipotizzarla come possibile, in particolare Langewiesche ricorda Herman Kahn – che ha ispirato Stanley Kubrick per il film Il Dottor Stranamore – che nel suo libro Sulla guerra termonucleare scrisse di “livelli tollerabili di vittime civili” e di devastazioni sopportabili, tanto da concludere che una guerra simile poteva essere “vinta”.

Non fu l’unico a ipotizzare tale follia, tanto che sotto Reagan la spinta in tal senso divenne fortissima, grazie anche alla nuova strategia posta in essere dagli Stati Uniti, quella di creare uno scudo spaziale che difendesse l’America dalle testate nucleari sovietiche, le cosiddette “guerre stellari”. L’Urss di Andropov percepì la minaccia insita in tale determinazione, temeva cioè che l’America si preparasse ad “acquisire una capacità nucleare di primo attacco che rendesse l’Unione Sovietica ‘incapace di sferrare un attacco di rappresaglia’”. Lo scudo spaziale era in pratica “un tentativo di disarmare l’Unione Sovietica di fronte alla minaccia nucleare degli Stati Uniti”.

In tale tensione, e per verificare se davvero una guerra nucleare potesse essere controllata e vinta, nel 1983 gli Stati Uniti realizzarono l’esercitazione segreta Proud Prophet, usando di tutte le loro risorse in giro per il mondo e nel modo più realistico possibile. Fu un disastro: nonostante le squadre contrapposte cercassero di limitare la portata del conflitto, che in effetti iniziò come controllato e limitato all’Europa, si innescò un’escalation incontrollata, sprofondando il mondo intero nell’abisso.

Fu uno shock, tanto che, successivamente, “il dibattito sul controllo dell’escalation nucleare cadde in disgrazia e l’amministrazione Reagan canalizzò i finanziamenti verso le armi convenzionali. In parallelo, si registrò una fase di distensione. “L’apparato della guerra nucleare rimase al suo posto, ma finì per occupare gli angoli più riposti del complesso militare”, chiosa Langewiesche.

Il miraggio della de-nuclearizzazione

[…] “La calma nucleare era così profonda che nell’aprile 2009 […] il neoeletto Barack Obama osò proporre l’eliminazione totale delle armi nucleari, un’iniziativa nota come Global Zero”. Ma non ebbe un grande successo, “forse perché vivere nel 21° secolo in un mondo privo di armi nucleari significava vivere sotto il giogo degli Stati Uniti, data la loro superiorità degli armamenti convenzionali”.

“Gli arsenali nucleari indipendenti garantiscono l’indipendenza. – prosegue Langewiesche – Questo era, infatti, uno dei motivi per cui alcuni paesi avevano sviluppato i propri arsenali atomici. Inoltre, non passò inosservato il fatto che gli Stati Uniti, i quali avevano acquisito un certo appetito per gli interventi armati, non avevano mai invaso uno Stato dotato di armi nucleari, non importa quanto odioso apparisse. La lezione che se ne trasse fu che […] un arsenale nucleare permanente può essere estremamente utile”.

Alcuni mesi dopo il discorso di Obama, “Thomas Schelling (padre dell’esercitazione Proud Prophet e premio Nobel) pubblicò un articolo sul trimestrale Daedalus nel quale metteva in guardia dal rincorrere un miraggio prima di considerare le possibili conseguenze. Annotò, per esempio, che in un mondo senza armi nucleari, le ‘ex’ potenze nucleari sarebbero rimaste comunque potenze nucleari ‘latenti’, con la capacità cioè di ricostituire rapidamente il proprio arsenale in caso di crisi. Nella competizione che ne sarebbe risultata, il Paese vincitore, godendo di un breve vantaggio in quanto unico possessore di armi nucleari al mondo nel corso di una crisi, sarebbe stato più che motivato a usarle”.

Riposto il miraggio nel cassetto, Obama si decise a neutralizzare il pericolo nucleare con la Russia attraverso il trattato New Start, ma tale distensione gli fu rinfacciata dai tanti bellicisti americani. Per farsi perdonare dovette cedere alle loro pressioni e il denaro riprese a fluire nel settore atomico, innescando una corsa al perfezionamento di tali armi. Il paradosso fu che, nonostante il numero di testate restasse limitato, la loro potenza distruttiva aumentava sempre più.

 

La giungla atomica

Mentre svaporava l’idea di un mondo senza l’atomica, altri Paesi iniziarono a investire nello sviluppo del nucleare, così nel 2012 Paul Bracken pubblicò un libro intitolato The Second Nuclear Age nel quale “descriveva l’avvento di un mondo nucleare multipolare, la giungla anarchica nella quale abitiamo ora […]. Ad aggiungere complessità al panorama, con possibilità inesplorate di confusione per quanto riguarda paesi come Corea del Nord, Pakistan e Iran, è l’enorme complicazione strategica dell’ascesa della Cina come grande potenza”, che gli Usa vedono come minaccia esistenziale globale.

Inoltre, le tante innovazioni tecnologiche, dagli attacchi hacker ai sistemi di invisibilità più sofisticati, rendono più incerte le capacità di vedere il pericolo e alimentano ancor più l’incertezza sulla possibilità di un primo attacco e, di conseguenza, la diffidenza reciproca e i possibili, tragici, equivoci.

Infatti, a scongiurare il pericolo è la capacità di deterrenza, cioè il fatto che il potenziale nemico sia conscio che un attacco nucleare non resterà senza replica. Ma perché ci sia deterrenza occorre lavorare a un apparato nucleare efficace. Un lavoro che però rischia di apparire a sua volta un preparativo per iniziare una guerra atomica, anche perché come tale viene inteso dagli “strateghi da poltrona che vivono in un universo parallelo e non nel mondo reale”. Purtroppo, tali “strateghi da poltrona occupano tanti uffici del Pentagono”, come annota sconsolato il cronista.

“[…] La storia – conclude Langewiesche – dimostra che la deterrenza spesso fallisce e che i paesi possono infilarsi in angoli nei quali non hanno altra scelta che iniziare guerre che non possono vincere, guerre in cui l’autodistruzione è sicura. Stiamo entrando in un’era in cui il controllo delle armi nucleari è una questione aperta, la non proliferazione è fallita, i conflitti convenzionali si stanno diffondendo, il nazionalismo spinto è in aumento, l’uso di piccole armi nucleari sembra di nuovo possibile, la deterrenza si sta indebolendo e tanti sciocchi sognano di gestire l’escalation nucleare nell’ambito di guerre convenzionali”.

“La guerra nucleare sembra più vicina che mai. Ci sono pochi segnali che si stiano perseguendo cambiamenti per ridurre il rischio. Non c’è motivo di farsi prendere dal panico, ma Katie, chiudi la porta!”.

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domenica 25 agosto 2024

Il tornaconto degli Usa nella invasione di Kursk - Elena Basile

 

L’approccio analitico agli eventi porta a sottolinearne la complessità, l’entrata in gioco di fattori molteplici. La sintesi, al contrario, nella ricostruzione storica coglie l’essenziale.

Non sono una stratega militare e, più che le logiche autonome e i minimi spazi, mi interessa il nocciolo dei problemi. Mi è difficile quindi dare all’Ucraina una soggettività indipendente dalla volontà della Cia e degli altri attori del Blob statunitense. Kiev è la capitale di un Paese distrutto, che sopravvive economicamente e militarmente grazie agli aiuti occidentali. La sua classe dirigente è asservita agli interessi statunitensi e passerà alla storia per avere venduto il suo popolo, avere massacrato una generazione di giovani, i membri della gloriosa resistenza nazionale (secondo i giornali del mainstream ) che ora fuggono all’estero, si nascondono in casa, si rompono le ossa per poter non andare al macello.

La guerra alla Russia non è più nemmeno una guerra per procura: diviene gradualmente uno scontro tra Nato e Mosca. I mesi precedenti le elezioni statunitensi sono i più pericolosi perché i Democratici devono esibire agli elettori qualche scalpo per poter giustificare gli enormi finanziamenti a spese del contribuente riversati in una guerra suicida. L’operazione di Kursk, come sta inevitabilmente emergendo, è stata realizzata con armi e mercenari occidentali e con l’intelligence angloamericana. Lo scopo è sempre lo stesso. Sin dall’inizio gli strateghi del Blob erano consapevoli che la guerra russo-ucraina, se la Nato non avesse scelto la vera competizione con truppe e conquista dei cieli, sarebbe volta a favore di Mosca. L’obiettivo era tuttavia la destabilizzazione del regime, la sua caduta. A Kursk, più che una battaglia militare, si conduce un attacco terroristico contro i civili russi. Portarli in ostaggio in Ucraina o costringere Mosca a sacrificarli per sterminare i soldati ucraini affinché il popolo russo assaggi le ferite della guerra è il fine della strategia occidentale, non solo ucraina. La Russia, al contrario, ha finora scelto la stabilità, è avanzata lentamente nonostante la netta superiorità di uomini, munizioni e armamenti perché tutto proceda all’interno della Russia come se la guerra avvenisse in una dimensione parallela, preoccupandosi persino di non spargere troppo sangue fratello. Come abbiamo ripetuto, la Corte Penale Internazionale (Cpi) ha emesso un mandato di arresto per Putin che conduce battaglie militari contro obiettivi militari più che civili, mentre non ha potuto fare la stessa cosa per il criminale di guerra Netanyahu che massacra ancora oggi donne e bambini a Gaza. Questo è l’“Ordine internazionale basato sulle regole” che le più stimate cariche istituzionali europee raccomandano di difendere nella guerra in Ucraina. Di fatto, come il “resto del mondo” sa, si tratta soltanto di una pax americana basata su doppi standard e normative create e utilizzate a beneficio degli interessi del cosiddetto Occidente collettivo.

La tattica prevale sulla strategia, per cui non è rilevante se a Kursk alla fine i russi prevarranno con un massacro di militari ucraini e di civili russi: è invece essenziale che sui giornali più letti si possa parlare di sorpresa di Mosca, di inefficienze russe, del valore ucraino al fine di inorgoglire i bellicisti democratici (in Usa come in Europa) e il loro elettorato. Mi viene da sorridere quando ascolto gli interventi di ex generali, personalmente conosciuti, che si affannano a dimostrare come la difesa dell’Ucraina e l’attacco al territorio russo siano due facce della stessa medaglia. Chissà come mai invece, quando vi era a Mosca un rivale strategico e ideologico, le guerre tra Usa e Urss nei vari teatri del mondo non hanno mai preso in considerazione un attacco militare sui reciproci territori. Dal 2002, con l’uscita unilaterale di George W. Bush dal trattato ABM contro la proliferazione di armi nucleari offensive, il Blob ha perseguito la possibilità del primo attacco nucleare, evitando i danni “maggiori” per gli occidentali. L’obiettivo di una destabilizzazione della Russia potenza nucleare è dato per scontato. Non viene analizzato nelle sue conseguenze disastrose. Smantellare la Federazione che possiede 6000 testate nucleari o sostituire Putin con un falco? Domande inutili. Gli strateghi del Blob hanno interessi a breve termine da servire, altrimenti non sarebbero stati gli artefici dei disastri in Afghanistan, Iraq e Libia. I benefici immediati sono molteplici, in termini di campagna elettorale, di iniezioni di liquidità e guadagni delle oligarchie delle armi e dell’energia. La destabilizzazione delle aree del mondo, confine orientale dell’Europa o Medio Oriente, è una finalità in sé. Non prevede approfondimenti di lungo termine. Kursk va bene così, indipendentemente dall’esito finale. Le vittime, si sa, hanno sempre avuto nella storia una loro utilità.

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mercoledì 14 agosto 2024

Chi prepara una guerra nucleare a Russia e Cina - Elena Basile

 

Nel 2001, in seguito all’attacco alle Torri Gemelle, la dottrina nucleare statunitense cambia. La Nuclear Posture Review (NPR) legittima l’utilizzo del nucleare contro i nemici a scopo difensivo per una minaccia imminente. La deterrenza era basata sulla garanzia di distruzione reciproca (la Mutually Assured Destruction, MAD) che fino al 2001 si considerava conseguenza inevitabile dell’uso del nucleare. La dottrina militare alla fine della Guerra fredda inserisce l’utilizzo del nucleare nei teatri di guerra convenzionali. Le nuove armi nucleari dovrebbero implicare danni circoscrivibili ed essere utilizzate contro la Russia e l’“asse del male” Iran, Iraq, Corea del Nord, Cina e anche Libia. Come afferma il professor Michel Chossudovsky, la NPR inscrive il conflitto sullo status di Taiwan fra gli scenari in cui Washington potrebbe essere spinta a ricorrere al nucleare. Dopo l’11 Settembre si sviluppa una strategia militare integrata che concilia l’arma convenzionale con quella nucleare, costruisce rifugi antiatomici e testate nucleari chirurgiche in grado di ridurre i danni collaterali, inserisce capacità convenzionali, cibernetiche in piani di guerra nucleare.

Oggi siamo arrivati alla soglia dell’applicazione di queste dottrine, come dimostra la guerra in Ucraina contro una potenza nucleare, la Russia. Per molto tempo ci siamo interrogati su come fosse possibile per la dottrina militare statunitense programmare l’erosione del potere di Mosca, un regime change e lo smantellamento della Federazione russa, per poi passare a occuparsi del vero rivale strategico nel Pacifico, la Cina, senza rendersi conto del rischio di un conflitto militare insito nella pianificazione di una guerra a potenze nucleari.

Siamo stati troppo ingenui. Le molteplici agenzie di sicurezza statunitensi, il Pentagono e i vassalli servizi europei sono andati molto più avanti e hanno elaborato teorie militari segrete che prevedono guerre nucleari circoscritte. Il sacrificio necessario dei popoli ucraino e palestinese, ai quali si potranno aggiungere in caso di escalation alcune aree dell’Europa e del Medio Oriente, è stato messo in conto al fine di perpetuare il predominio occidentale in un mondo multipolare che economicamente e politicamente lo contesta.

Il rebus appare ormai spiegato a quanti, come la sottoscritta, si sono affannati a domandarsi quale razionalità ci potesse essere in una guerra programmata a due potenze nucleari come la Russia e la Cina. Le oligarchie finanziarie e delle armi non sono composte da sprovveduti. Blackrock, Vanguard e State Street, che hanno in mano l’80% dell’economia mondiale, sanno cosa c’è in gioco, non improvvisano, pianificano quello che al cittadino comune apparirebbe impensabile.

Eppure l’opinione pubblica sembra imperturbabile. La censura dei media dei nemici è passata in Europa senza grandi sorprese, esattamente come la repressione delle manifestazioni degli studenti contro la carneficina a Gaza. Nessuno sembra molto stupirsi di fronte alla sentenza della Corte tedesca contro i manifestanti pro Palestina che hanno gridato l’atroce slogan “Palestina libera dal fiume al mare”, implicitamente condannando Israele alla distruzione esattamente come il Likud e Netanyahu non riconoscono la Palestina e teorizzano l’espansione di Israele. Nella democratica Germania, mentre è in corso lo sterminio e il supplizio di un popolo, si condanna un manifestante per aver gridato quello che il criminale di guerra Netanyahu proclama per Israele di fronte al Congresso statunitense fra innumerevoli ovazioni. E tutto viene inghiottito nella soporifera estate da un ceto medio accanito nella ricerca di svago e accarezzamenti del proprio ego.

La percezione netta è che tutto sia possibile. Il GDP aggregato del G7 è inferiore a quello dei Brics, ma le élite occidentali si comportano come se detenessero lo stesso potere che avevano negli anni 60 e 70, sono in lotta col resto del mondo, impongono sanzioni che colpiscono le popolazioni, non le classi dirigenti dei Paesi cosiddetti nemici, e si ritorcono come un boomerang contro gli stessi Paesi dell’Ovest. Inventano minacce inesistenti e, dopo aver dichiarato la Russia e la Cina nemici, si stupiscono che in questi Paesi ci si prepari al confronto militare. Creano il mondo e poi affermano di dover fare realisticamente i conti con i nemici costruiti a tavolino. Si asseconda lo sterminio dei palestinesi senza imporre un cessate il fuoco a Gaza, si finge di subire gli omicidi da parte di Tel Aviv del capo negoziatore di Hamas e del numero due di Hezbollah, poi ci si risveglia e si balbetta (come Tajani con Blinken) di star facendo il possibile per la de-escalation. Stati canaglia, dittature sanguinarie porgete l’altra guancia alla brutalità dell’unica democrazia del Medio Oriente!

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giovedì 18 luglio 2024

Appello ai pacifisti per una mobilitazione contro i nuovi euromissili

 

La scelta di ritornare a schierare euromissili da tempo banditi è di una gravità assoluta

Oggi in gioco c’è il rischio di una guerra nucleare sempre più vicina con la decisione della Nato di schierare nuovamente gli euromissili entro il 2026. Siamo all’inizio di un’escalation in quanto la Russia agirà di conseguenza. È responsabilità di ciascuno di noi prendere posizione.

Il rischio di una guerra nucleare è serio e sta bruscamente crescendo. È necessario che le voci più illuminate si alzino per fermare una catastrofe che si avvicina.

Negli anni ‘80, consapevoli della gravità di questo rischio, Ronald Reagan e Michail Gorbaciov, anche sotto pressione europea, hanno firmato una serie di accordi tra USA e Unione Sovietica, per contenere il rischio. Cruciale è stato il trattato sulle forze nucleari a medio raggio (INF), quelle più rischiose per l’Europa, perché permettono uno scambio nucleare senza la distruzione totale reciproca delle superpotenze. Il trattato ha portato all’eliminazione di 2692 missili e a un abbassamento sostanziale del rischio e delle tensioni internazionali. 

Questo trattato è stato annullato, inizialmente dagli Stati Uniti nel 2018, e oggi la NATO ha deciso di schierare nuovamente in Germania missili che erano proibiti dal trattato INF. Le grandi potenze giocano sulla pelle di noi europei con il fuoco (nucleare). 

La decisione contribuisce ad alzare bruscamente le tensioni internazionali, già altissime, e ad avvicinare in maniera sconsiderata il rischio di una catastrofe. Come sempre, dall’una e dall’altra parte, la colpa viene attribuita interamente alla parte avversa. I nostri governanti, invece di adoperarsi per risolvere in modo ragionevole e consensuale i problemi del mondo, ci stanno gettando nello stesso avventurismo bellicoso che ha portato in passato alle guerre più catastrofiche. 

Con questo appello lanciamo un preoccupato allarme perché la scelta di ritornare a schierare euromissili da tempo banditi è di una gravità assoluta. L’opinione pubblica non ha sufficientemente percepito il pericolo che si profila. Con i nuovi missili ipersonici la situazione può sfuggire di mano anche per un semplice errore e le decisioni di rappresaglia nucleare vengono prese in una manciata di secondi.

L’uso delle armi atomiche è immorale come pure il possesso, perché un incidente o la pazzia di qualche governante può distruggere l’umanità, come sottolinea Papa Francesco che invita a riflettere sulle parole di Albert Einstein: “La quarta guerra mondiale si farà con i bastoni e con le pietre”.

Oggi in gioco c’è il rischio di una guerra nucleare sempre più vicina con la decisione della Nato di schierare nuovamente gli euromissili entro il 2026. Siamo all’inizio di un’escalation in quanto la Russia agirà di conseguenza.

È responsabilità di ciascuno di noi prendere posizione e chiedere ragionevolezza. Facciamo sentire la nostra voce prima che i nuovi euromissili vengano installati.

Domenico Gallo - giurista

Fiorella Mannoia - cantante

Alessandro Marescotti - mediattivista

Mons. Giovanni Ricchiuti - arcivescovo 

Carlo Rovelli - fisico

Alex Zanotelli – missionario

 

Note: Chi è interessato ad aderire pubblicamente e a promuovere l'appello attraverso i propri canali scriva a questa email:
a.marescotti@peacelink.org
Indicare nome, cognome, comune, attività svolta e/o associazione di riferimento. Indicare possibilmente come si intende promuovere questo appello.

 

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lunedì 10 giugno 2024

I rischi inaccettabili di una guerra nucleare, “spiegati bene” - Massimo Zucchetti

 

Una lezione di un’ora e mezza di Massimo Zucchetti

Questa lezione è la più brutta fra quelle che devo fare ogni anno. In realtà per i miei allievi ingegneri energetici e nucleari della Laurea magistrale al Politecnico andiamo avanti ben più di un’ora e mezza, ma ho deciso di divulgarne questa versione per il pubblico.

Sono un prof. di Impianti Nucleari al Politecnico di Torino. La mia materia principale è la Protezione dalle Radiazioni.

Dato che trovo irresponsabile e atroce che – recentemente – più di un governante parli di una guerra nucleare come un’opzione sì estrema, ma possibile e praticabile, ho ritenuto necessario trasmettere e mettere in pubblico le mie conoscenze di (purtroppo) esperto nel settore.

Provo a raccontarvela io, per ribadire come l’uso di bombe atomiche, piccole, grandi, russe, cinesi, americane, francesi, inglesi non è MAI concepibile, per NESSUN motivo.

Non c’è bisogno di essere studenti universitari, per seguirmi: basta avere un po’ di basi di chimica e fisica, oltre che una grande pazienza.

LA VISIONE DI QUESTA LEZIONE NON È CONSIGLIABILE PER I MINORI o per le persone impressionabili, perché vengono mostrate e discusse molte foto orribili di pazienti affetti da patologie orribili. Non so quanto resisterà su youtube, perché potrebbe essere cancellata in ogni momento per questi motivi.

Ma dovevo farlo. Dovevo spiegarlo a tutte le persone decenti, in quale inferno hanno intenzione di accompagnarci i “Masters of War” che sono al potere oggi in Europa. Con cosa giocano, che cosa mettono sul piatto come “giusto prezzo da pagare” quando aprono bocca.



 

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