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giovedì 9 novembre 2023

Gaza è un cimitero di bambini



articoli, video, canzoni di Chris Hedges, Ugo Giannangeli, Ilan Pappe, Richard Falk, Tareq S. Hajjaj, Manlio Dinucci, Enrico Euli, Edoardo Bennato, Tali Shapiro, Jonathan Ofir, Paola Caridi, Giampaolo Conte, Meron Rapoport, Giampaolo Cadalanu, Vauro, Pubble, Franco Lattes Fortini, Piergiorgio Odifreddi, Domenico Quirico, Andrea Nicastro, Francisco José Fernández-Cruz Sequera, Miguel Ruiz Calvo, Alessandro Orsini, Moni Ovadia, Francesco Masala, Francesco Erspamer, Patrick Lawrence, Bertrand Russell, Vincenzo Costa, Giacomo Gabellini, Pepe Escobar, Sarah Babiker, Giuseppe Masala, Andrea Zhok, Agata Iacono, Josh Paul, Caitlin Johnstone, Craig Mokhiber, Francesca Albanese, Arifa Akbar, Max Blumenthal, Alberto Negri, Abeer Odeh, Carlo Rovelli, Eyal Sivan, Mao Valpiana, Giuseppe Cassini, Gigi Bettoli, Enrico Semprini, Somayeh Haghnegahdar



CHIEDERE SCUSA – Ugo Giannangeli

Nei giorni scorsi Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della sera si è posto una domanda: che cosa doveva e deve fare Israele, qual è la risposta ragionevole all’azione del 7 ottobre? Della Loggia si risponde ovviamente giustificando Israele che con tonnellate di bombe sta radendo al suolo Gaza uccidendo indiscriminatamente combattenti, donne, vecchi e bambini. Poi Della loggia si allarga giungendo a criticare il diffuso pacifismo e il rifiuto del ricorso alle armi da parte di larghi settori della società civile; secondo Della Loggia il ricorso alle armi ormai è diventato un tabù.

Eppure la risposta, la sola possibile, nell’interesse dello stesso Israele, era lì a portata di mano: Israele, dopo un attacco così eclatante, avrebbe dovuto prendere atto che oltre 75 anni di occupazione, massacri, prigionia, espropri, esili non avevano piegato il popolo palestinese, arrendersi all’evidenza, rinunciare al proprio antico progetto e… chiedere scusa.

Chiedere scusa ai palestinesi ammazzati prima ancora della nascita dello Stato dalle bande terroristiche Stern e Irgun. A quelli ammazzati ed espulsi nel ‘48  e nel ‘67. Ai vecchi, alle donne e ai bambini massacrati a Sabra e Chatila. Ai milioni di prigionieri transitati per le carceri israeliane. Ai gazawi periodicamente bombardati nel 2008/ 2009, nel 2012, nel 2014, nel 2021 ed ora. Alle donne, ai vecchi e bambini che nel 2018 hanno partecipato alla Grande marcia del ritorno e sono stati uccisi o invalidati dai cecchini israeliani che si esercitavano al tirassegno come in un luna park. Ai palestinesi della West Bank costretti quotidianamente all’umiliazione dei check points, a vedere la propria casa demolita, i propri terreni espropriati, i propri olivi sradicati dai bulldozer.

Dopo le scuse, il risarcimento, laddove possibile. Come?

Aprire le frontiere al ritorno dei profughi come ordinato sin dal 1948 dalla risoluzione Onu 194. Chi vuole torna, chi ha ancora la chiave può provare ad aprire la porta ma la serratura sarà stata cambiata. Pazienza: l’inquilino abusivo fornirà la chiave e pagherà anni di affitto arretrato. Chi non può o non vuole tornare avrà diritto a un equo indennizzo.

Ordinare ai 700.000 coloni della West Bank, di Gerusalemme est e del Golan di tornare a loro scelta nelle loro case in Israele o nel Paese di origine da cui si sono mossi per andare a colonizzare un territorio non loro.

Abbattere 720 km di muro per permettere ai palestinesi di percorrere 100 m camminando per 100 m e non per 5 km.

Liberare tutti i prigionieri, risarcendoli per gli anni di vita rubati. Indennizzare le famiglie dei prigionieri uccisi sotto tortura o a seguito di sciopero della fame.

Ricostruire tutta Gaza, le sue moschee, i suoi ospedali, le sue scuole. Consegnare barche nuove ai pescatori.

Ripiantare 2 milioni di olivi e risarcire gli agricoltori per i mancati raccolti.

Richiamare Ilan Pappé chiedendogli scusa e assegnargli una cattedra universitaria dalla quale poter spiegare la vera storia di Israele. Mettere in Tribunale una targa in ricordo dell’avv. Felicia Langer che ha speso la vita a difendere palestinesi avanti alle Corti militari.

Tutto ciò ha costi anche economici enormi. Ma la collettività ebraica della diaspora saprà sostenerli e lo farà anche nell’interesse di Israele perché possa diventare uno Stato normale, con una popolazione non militarizzata nel fisico e nella mente che esprime governi fascisti e razzisti. Israele potrà darsi dei confini, una Costituzione che riproduca i buoni propositi solo enunciati nella Dichiarazione di indipendenza, potrà annullare l’oltraggiosa legge del 2018 sulla supremazia ebraica, potrà distribuire nelle scuole libri che non inneggiano all’odio e al disprezzo verso i palestinesi, potrà avere un esercito che sarà veramente un IDF, esercito difensivo, e non IOF, esercito di aggressione e di occupazione. Avrà severe leggi sulle armi che non consentano a civili di terrorizzare persone inoffensive con armi da guerra.

C’è molto da fare ma si inizi ad interrompere la vendetta e la rappresaglia. Venga il cessate il fuoco, venga la liberazione degli ostaggi insieme alla liberazione di tutti gli ostaggi palestinesi altrimenti detti prigionieri. La storia dirà se sarà necessario convivere vicini ma separati, forse con reciproca diffidenza, o se i palestinesi saranno capaci di perdonare tutto il male subito e riusciranno a convivere in un unico Stato con i loro ex carcerieri con parità di diritti.

Nel mondo scomparirà l’antisionismo e resterà forse solo un po’ di antisemitismo relegato negli ambiti fascisti e razzisti, attuali sostenitori di Israele. Tornerà ad avere un ruolo il diritto internazionale e l’ONU con vantaggio universale. Mentre scrivo giunge la notizia della richiesta di dimissioni di Guterres, segretario dell’ONU, per avere detto due ovvietà: Israele deve rispettare il diritto umanitario e Hamas è frutto dell’occupazione asfissiante. Segue subito la notizia del diniego di visto di ingresso in Israele ai funzionari ONU. Del resto ricordo che a suo tempo Yair Lapid andò a Ginevra sotto la sede del Consiglio dei diritti umani dell’ONU a gridare che quello era il Consiglio dei diritti dei terroristi.

Israele deve essere recuperato da questa deriva e dalla sua assoluta incapacità di riconoscere le proprie responsabilità. Chi vuole aiutarlo non deve assecondarlo ma metterlo all’angolo e fermarlo. Lettere come quella che sta circolando a firma anche di Walzer e Grossmann contro la sinistra internazionale che sarebbe incapace di empatia per gli israeliani innocenti uccisi non aiutano perché non individuano il nocciolo del problema: come ci si può dolere della mancanza di empatia per le vittime civili israeliane mentre si bombardano civili palestinesi fin dentro le autombulanze e la conta provvisoria ad oggi è di quasi 10.000 uccisi di cui oltre 3500 bambini?

Nonostante la forsennata campagna mediatica in corso la cosiddetta società civile ha capacità critica e di discernimento. Lo dimostrano le oceaniche manifestazioni nel mondo a favore delle ragioni del popolo palestinese. E chi partecipa a queste manifestazioni ha empatia per tutte le vittime ma è capace di individuare le responsabilità.

 


Due domande – Francesco Masala

Paradossi

Se dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre e la carneficina Israeliana a Gaza si arriverà alla creazione di uno stato di Palestina, dopo 75 anni, vorrà dire che Hamas ha avuto ragione, e che tutta la diplomazia dell’Occidente collettivo è solo quella delle portaerei delle armi e dei genocidi?

Record su record

Dopo la prima settimana di novembre lo stato d’Israele di Benjamin Netanyahu ha surclassato il record degli assassinati a Sabra e Chatila, il numero degli assassinati di Srebrenica è stato superato in scioltezza, manca poco per superare il numero degli ebrei assassinati nella rivolta del Ghetto di Varsavia. Cosa ci vuole di più per entrare nella spazzatura della Storia?

La Soluzione Finale di Israele per i Palestinesi – Chris Hedges

Ho documentato la nascita del fascismo ebraico in Israele. Ho riferito sull’estremista Meir Kahane, a cui è stato impedito di candidarsi e il cui Partito Kach è stato messo fuori legge nel 1994 e dichiarato organizzazione terroristica da Israele e dagli Stati Uniti. Ho partecipato alle manifestazioni politiche tenute da Benjamin Netanyahu, che ricevette generosi finanziamenti dagli americani di destra, quando si candidò contro Yitzhak Rabin, che stava negoziando un accordo di pace con i palestinesi. I sostenitori di Netanyahu al grido di “Morte a Rabin” bruciarono un’effigie di Rabin vestito con un’uniforme nazista. Netanyahu ha inscenato un finto funerale per Rabin.

Il Primo Ministro Rabin fu assassinato il 4 novembre 1995 da un fanatico ebreo. La vedova di Rabin, Lehea, incolpò Netanyahu e i suoi sostenitori per l’omicidio del marito.

Netanyahu, che divenne Primo Ministro nel 1996, ha trascorso la sua carriera politica allevando estremisti ebrei, tra cui Avigdor Lieberman, Gideon Sa’ar, Naftali Bennett e Ayelet Shaked. Suo padre, Benzion, che lavorava come assistente del pioniere sionista Vladimir Jabotinsky, che Benito Mussolini definì “un buon fascista”, era un leader del Partito Herut che invitava lo Stato Ebraico a impadronirsi di tutta la terra della Palestina storica. Molti di coloro che formarono il Partito Herut compirono attacchi terroristici durante la guerra del 1948 che istituì lo Stato di Israele. Albert Einstein, Hannah Arendt, Sidney Hook e altri intellettuali ebrei, descrissero il Partito Herut in una dichiarazione pubblicata sul New York Times come un “partito politico strettamente simile per organizzazione, metodi, filosofia politica e fascino sociale ai partiti nazista e fascista”.

C’è sempre stata una vena ebreo-fascista all’interno del Progetto Sionista. Ora ha preso il controllo dello Stato israeliano.

“La sinistra non è più in grado di superare il tossico ultranazionalismo che si è sviluppato qui”, ha avvertito nel 2018 Zeev Sternhell, sopravvissuto all’Olocausto e principale autorità israeliana in materia di fascismo, “il tipo di ultranazionalismo il cui ceppo europeo ha quasi spazzato via la maggioranza del popolo ebraico”. Sternhell ha aggiunto: “Noi vediamo non solo un crescente fascismo israeliano, ma un razzismo simile al nazismo nelle sue fasi iniziali”.

La decisione di cancellare Gaza è stata a lungo il sogno dei cripto-fascisti israeliani, eredi del movimento di Kahane. Questi estremisti ebrei, che compongono la coalizione di governo al potere, stanno orchestrando il Genocidio a Gaza, dove centinaia di palestinesi muoiono ogni giorno. Difendono l’iconografia e il linguaggio del loro fascismo. L’identità ebraica e il nazionalismo ebraico sono la versione sionista del sangue e della terra. La supremazia ebraica è santificata da Dio, così come lo è il massacro dei palestinesi, che Netanyahu paragonò agli Ammoniti biblici, massacrati dagli israeliti. I nemici, di solito musulmani, destinati all’estinzione sono subumani che incarnano il male. La violenza e la minaccia della violenza sono le uniche forme di comunicazione che coloro che sono al di fuori del cerchio magico del nazionalismo ebraico comprendono. Milioni di musulmani e cristiani, compresi quelli con cittadinanza israeliana, devono essere epurati.

Un documento di 10 pagine trapelato dal Ministero dell’Informazione e della Sicurezza Nazionale Israeliano datato 13 ottobre 2023 raccomanda il trasferimento forzato e permanente dei 2,3 milioni di residenti palestinesi della Striscia di Gaza nella penisola egiziana del Sinai.

È un grave errore non prendere sul serio gli agghiaccianti appelli per lo sradicamento totale e la Pulizia Etnica dei palestinesi. Questa retorica non è iperbolica. È un intento reale. Netanyahu in un tweet, poi rimosso, ha descritto la battaglia con Hamas come una “lotta tra i figli della luce e i figli delle tenebre, tra la civiltà e la barbarie”.

Questi fanatici ebrei hanno iniziato la loro versione della Soluzione Finale al problema palestinese. Secondo l’Ufficio Umanitario delle Nazioni Unite, nelle prime due settimane di attacco hanno sganciato 12.000 tonnellate di bombe su Gaza per distruggere almeno il 45% delle unità abitative di Gaza. Non hanno intenzione di farsi dissuadere, nemmeno da Washington.

“È diventato evidente ai funzionari statunitensi che i leader israeliani credono che le vittime civili di massa siano un prezzo accettabile nella campagna militare”, ha riferito il New York Times.

“Nelle conversazioni private con le controparti americane, i funzionari israeliani hanno fatto riferimento a come gli Stati Uniti e altre potenze alleate ricorsero a devastanti bombardamenti in Germania e Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale, incluso il lancio delle due testate atomiche a Hiroshima e Nagasaki, per cercare di sconfiggere quei Paesi”, continua il giornale.

L’obiettivo è un Israele “puro”, purificato dai contaminanti palestinesi. Gaza diventerà una terra desolata. I palestinesi di Gaza verranno uccisi o costretti nei campi profughi oltre il confine con l’Egitto. La redenzione messianica avrà luogo una volta che i palestinesi saranno espulsi. Gli estremisti ebrei chiedono la demolizione della Moschea di Al-Aqsa, il terzo santuario più sacro per i musulmani, costruito sulle rovine del Secondo Tempio ebraico, distrutto nel 70 d.C. dall’esercito romano. La moschea sarà sostituita da un “Terzo Tempio” ebraico, una mossa che infiammerebbe il mondo musulmano. La Cisgiordania, che i fanatici chiamano “Giudea e Samaria”, sarà formalmente annessa a Israele. Israele governato dalle leggi religiose imposte dai partiti ultraortodossi Shas (Guardie Sefardite) e Yahadut HaTora (Giudaismo Unito nella Torah), sarà una versione ebraica dell’Iran.

Il passo verso il totale controllo israeliano sulla terra palestinese è breve. Gli insediamenti ebraici illegali di Israele, le zone militari interdette, le autostrade chiuse e le basi militari hanno sequestrato oltre il 60% della Cisgiordania, trasformando città e villaggi palestinesi in ghetti circondati. Esistono oltre 65 leggi che discriminano direttamente o indirettamente i cittadini palestinesi di Israele e coloro che vivono nei Territori Occupati. La campagna di uccisioni indiscriminate di palestinesi in Cisgiordania, molti dei quali da parte di milizie ebraiche canaglia, insieme alle demolizioni di case e scuole e alla confisca delle rimanenti terre palestinesi esploderà. Oltre 133 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania dall’esercito israeliano e da coloni ebrei dall’incursione di Hamas del 7 ottobre e migliaia di palestinesi sono stati catturati dall’esercito israeliano, picchiati, umiliati e imprigionati.

Israele, allo stesso tempo, si sta rivoltando contro i “traditori ebrei” che rifiutano di abbracciare la folle visione dei fascisti ebrei al potere e che denunciano l’orribile violenza dello Stato. I consueti nemici del fascismo: giornalisti, difensori dei diritti umani, intellettuali, artisti, femministe, liberali, sinistra, omosessuali e pacifisti, sono già presi di mira. La magistratura, secondo i piani avanzati da Netanyahu, sarà limitata. Il dibattito pubblico si affievolirà. La società civile e lo stato di diritto cesseranno di esistere. Quelli etichettati come “sleali” saranno deportati.

I fascisti non rispettano la sacralità della vita. Gli esseri umani, anche quelli appartenenti al loro stesso gruppo, sono sacrificabili per costruire la loro folle utopia. I fanatici al potere in Israele avrebbero potuto scambiare gli ostaggi detenuti da Hamas con le migliaia di ostaggi palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, motivo per cui gli ostaggi israeliani furono sequestrati. E ci sono prove che nei caotici combattimenti che hanno avuto luogo una volta che i militanti di Hamas sono entrati in Israele, l’esercito israeliano ha deciso di prendere di mira non solo i combattenti di Hamas, ma anche i prigionieri israeliani con loro.

“Diverse nuove testimonianze di israeliani testimoni oculari dell’attacco a sorpresa di Hamas del 7 ottobre nel Sud di Israele si aggiungono alle prove crescenti che l’esercito israeliano ha ucciso i propri cittadini mentre combattevano per neutralizzare gli uomini armati palestinesi”, scrive Max Blumenthal su The GrayZone.

Tuval Escapa, un membro della squadra di sicurezza del Kibbutz Be’Eri, osserva Blumenthal, ha istituito una linea diretta per coordinare i residenti del kibbutz e l’esercito israeliano.

Escapa ha detto al quotidiano israeliano Haaretz che quando la disperazione ha cominciato a prendere il sopravvento, “i comandanti sul campo hanno preso decisioni difficili, incluso bombardare le abitazioni per eliminare i terroristi insieme agli ostaggi”.

Il giornale ha riferito che i comandanti israeliani sono stati “costretti a richiedere un attacco aereo” contro le proprie strutture all’interno del Valico di Erez verso Gaza “al fine di respingere i terroristi” che ne avevano preso il controllo. Quella base ospitava ufficiali e soldati dell’Amministrazione Civile Israeliana.

Israele, nel 1986, ha istituito una politica militare chiamata Direttiva Annibale, apparentemente dal nome del Generale cartaginese che si avvelenò piuttosto che essere catturato dai Romani, in seguito alla cattura di due soldati israeliani da parte di Hezbollah. La direttiva è concepita per impedire che le truppe israeliane cadano nelle mani del nemico attraverso il massimo uso della forza, anche a costo di uccidere i soldati e i civili catturati.

La direttiva è stata applicata durante l’assalto israeliano del 2014 a Gaza noto come Operazione Margine di Protezione. I combattenti di Hamas il 1° agosto 2014 catturarono un ufficiale israeliano, il Tenente Hadar Goldin. In risposta, Israele ha sganciato più di 2.000 bombe, missili e proiettili sull’area in cui era detenuto. Goldin è stato ucciso insieme a oltre 100 civili palestinesi. La direttiva sarebbe stata abrogata nel 2016.

Gaza è l’inizio. La Cisgiordania è la prossima.

Gli israeliani che esultano per l’incubo palestinese presto vivranno un loro incubo.

Traduzione di Beniamino Rocchetto  – Invictapalestina.org

da qui

 

 

Tutti gli errori portano a Gaza – Ilan Pappe

A CHI CONVIENE IL 7 OTTOBRE – Israele usa l’attacco a pretesto di politiche genocide. Agli Usa serve a riaffermare la presenza nell’area mediorientale Ai Paesi occidentali per limitare le libertà, con la scusa del terrorismo

Pur condannando nella maniera più netta possibile il massacro commesso da Hamas, il segretario Onu ha voluto ricordare al mondo che quelle azioni non vengono dal nulla.

Ha affermato che alla terribile tragedia del 7 ottobre non è possibile dissociare la consapevolezza di 56 anni di occupazione dalla reazione emotiva di fronte alla tragedia del 7 ottobre. La risposta israeliana non si è fatta attendere. Il governo di Tel Aviv ha chiesto le dimissioni di Antonio Guterres e lo ha accusato di sostenere Hamas e giustificare il massacro. Lettura che i media hanno sostenuto acriticamente e che ha messo sul tavolo una nuova accusa di antisemitismo. Prima del 7 ottobre veniva bollata come antisemita ogni critica allo Stato di Israele e la messa in discussione delle basi morali del sionismo, paragonate al negazionismo sull’Olocausto. Dopo il 7 ottobre è assimilato all’antisemitismo anche il tentativo di contestualizzare e storicizzare le azioni dei palestinesi, tentativo che in alcuni Paesi, come la Gran Bretagna, è considerato anche come l’anticamera della giustificazione del terrorismo.

La de-storicizzazione degli eventi del 7 ottobre dà ai governi un pretesto per portare avanti politiche che finora avevano evitato di agire in ragione di considerazioni etiche, tattiche o strategiche. Per Israele, l’attacco del primo sabato di ottobre è usato come pretesto per perseguire politiche genocide nella Striscia di Gaza. Per gli Usa è un pretesto per cercare di riaffermare la propria presenza nell’area mediorientale dopo anni di assenza, e per alcuni Paesi occidentali è un pretesto per violare e limitare le libertà democratiche dei loro cittadini, in nome di una nuova guerra al terrorismo.

La de-contestualizzazione storica ha anche messo in luce una discrepanza tra i messaggi di sostegno e solidarietà dei governi occidentali nei confronti di Israele e il modo in cui questi messaggi vengono interpretati. Infatti, sebbene avessero l’intenzione di mostrare la compassione e l’attenzione dell’Occidente verso Tel Aviv, sono stati intesi da Israele come un’assoluzione per le passate violazioni del diritto internazionale e dei diritti fondamentali dei palestinesi, oltre che come un assegno in bianco per continuare l’opera di distruzione della Striscia.

I contesti in cui inquadrare gli ultimi eventi sono vari, e sono tutti storici. (…) Quello più recente e rilevante per la crisi attuale, è la pulizia etnica della Palestina del 1948, operazione che ha compreso anche lo sfratto forzato dei palestinesi nella Striscia di Gaza, proprio da quei villaggi sulle cui rovine sono stati edificati alcuni degli insediamenti israeliani colpiti il 7 ottobre 2023. Questi palestinesi sradicati facevano parte del complesso dei 750 mila palestinesi che fino al 1948 vivevano in oltre 500 villaggi e una dozzina di città, e d’improvviso persero la loro casa e divennero rifugiati.

Il mondo si accorse di questa pulizia etnica, ma non la condannò. Di conseguenza, Israele ha continuato a ricorrere abitualmente alla pulizia etnica come strumento per assicurarsi di avere il minor numero possibile di palestinesi nativi nello spazio della Palestina storica. Il piano ha incluso l’espulsione di 300 mila palestinesi durante e dopo la guerra del 1967 e l’espulsione di oltre 600 mila dalla Cisgiordania, Gerusalemme e la Striscia di Gaza.

L’occupazione a lungo termine della Cisgiordania ha portato centinaia di migliaia di palestinesi a subire incarcerazioni senza processo, punizioni collettive e vessazioni da parte dei coloni israeliani, oltre che a non avere alcuna voce in capitolo sul proprio futuro. Infine, gli oltre 15 anni di assedio di Gaza, uno dei più lunghi della storia, riguarda una popolazione composta quasi per metà da bambini. Già nel 2020 le Nazioni Unite hanno sostenuto che quella dei gazawi non è un’esistenza umana sostenibile. È importante ricordare che l’assedio è stato imposto in risposta alle elezioni democratiche che si sono tenute nella Striscia, quando gli abitanti di Gaza hanno preferito Hamas all’Autorità Palestinese. Ma ancora più importante è ricordare che già nel 1994 la Striscia di Gaza era circondata da filo spinato e totalmente staccata dalla Cisgiordania, perché Israele negava qualunque collegamento organico, sconfessando di fatto l’idea della soluzione dei due Stati solo un anno dopo la firma degli accordi di Oslo, che avrebbero dovuto portare a una pace tra i due popoli proprio sulla base di quella soluzione. Quel filo spinato e l’aumento dell’ebraicizzazione della Cisgiordania erano una chiara indicazione del fatto che Oslo, agli occhi degli israeliani, era solo un’occupazione con altri mezzi, non una genuina ricerca di pace.

Israele controllava i punti di uscita e di ingresso al ghetto di Gaza, monitorava l’ingresso del cibo (a volte pesando anche le calorie), delle merci, delle medicine e degli altri beni di prima necessità. Hamas ha reagito lanciando razzi sulle aree civili di Israele. Israele ha detto che lo faceva perché la sua ideologia prevedeva l’uccisione degli ebrei, paragonando l’organizzazione islamista a un’estensione del nazismo e ignorando del tutto il contesto della Nakba, dell’assedio disumano e barbarico di due milioni di persone e dell’oppressione dei loro compatrioti in altre parti della Palestina storica. Hamas, per molti versi, è stato l’unico gruppo palestinese che prometteva ai palestinesi di vendicarsi delle politiche oppressive israeliane, anche se oggi è chiaro che il modo in cui ha risposto a Israele può portare alla sua stessa fine, almeno nella Striscia di Gaza, e fornisce un pretesto per ulteriori oppressioni del popolo palestinese. L’efferatezza dell’attacco di Hamas non può essere giustificata in alcun modo, ma questo non significa che i suoi atti non possano essere spiegati e contestualizzati. Per quanto orribile sia stato l’attacco, e per quanto barbara sia stata la risposta israeliana, la cattiva notizia è che tutto ciò non cambia per nulla le carte in tavola, nonostante l’ingente costo umano da entrambe le parti. Israele rimarrà uno Stato fondato da un movimento coloniale, elemento che resta nel suo Dna politico e determina la sua natura ideologica. Ciò significa che, nonostante si autodefinisca l’unica democrazia del Medio Oriente, Israele rimarrà una democrazia solo per i suoi cittadini ebrei.

La lotta intestina che ha diviso il Paese fino al 7 ottobre, tra quello che potremmo chiamare lo “Stato di Giudea” da un lato, inteso come lo Stato dei coloni che vogliono un Israele ancora più teocratico e razzista, e dall’altro con lo Stato di Israele inteso come il mantenimento dello status quo, è destinata a riaffiorare, anzi ci sono già avvisaglie di un’imminente ripresa dello scontro.

La definizione di Israele come Stato di apartheid che ne hanno dato alcune organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International, resterà valida nonostante l’evolversi degli eventi nella Striscia e anche dopo. I palestinesi non scompariranno e continueranno la lotta di liberazione, la società civile di molti Paesi del mondo si schiererà con loro mentre i governi di quegli stessi Paesi continueranno a sostenere Israele e a garantirgli l’immunità.

La via d’uscita da questa impasse è sempre la stessa: un cambio di regime che garantisca diritti uguali per tutti from the river to the sea (‘dal fiume al mare’ come recita il famoso slogan, ndt) e il ritorno dei rifugiati. Altrimenti, lo spargimento ciclico di sangue non avrà mai fine.

da qui

  


continua qui

martedì 21 febbraio 2023

Fuori l’Italia dalla Nato

articoli, video, disegni di Barbara Spinelli, Andrea Puccio, Stefano Orsi, Giacomo Gabellini, Irina Alksnis, Piero Orteca, Turi Palidda, Gloria Ferrari, Piero Pagliani, Marco Ghisetti, Demostenes Floros, Stefania Maurizi, Seymour Hersh, Mao Valpiana, Giovanni Punzo, Andrew Napolitano, Paul Schreyer, Carlo Bellisai, Fabio Mini, Alessandro Di Battista, Pepe Escobar, Thierry Meyssan, Gianandrea Gaiani, Manlio Dinucci, Alfredo Tocchi, Patrick Boylan, Sergei Lavrov, Peppe Sini, Fabrizio Verde, Giulietto Chiesa, Carlos Latuff

Strage di Brescia : il Comando Nato (prima puntata)

Strage di Brescia :

  • Primo livello: gli esecutori, due nuovi nomi
  • Secondo livello: confidenti, infiltrati, servizi segreti, generali e forze dell’ordine.
  • Terzo livello: il Comando Nato.

…Di seguito la prima parte dell’articolo di Carlo Bonini e Massimo Pisa apparsa su la Repubblica del 27 gennaio 2022.

Terzo livello ( 1a puntata)

La nuova inchiesta sulla strage neofascista di Brescia porta lì dove nessuno poteva immaginare. Il comando Nato di Verona.

Quando l’hanno battuta le agenzie, poco prima di Natale, la notizia ha faticato a conquistarsi una breve. Due chiusure indagini per la strage di piazza della Loggia e due nuovi e semisconosciuti estremisti di destra accusati di aver messo la bomba che dilaniò Brescia alla fine del maggio di 48 anni fa, uccise otto persone, ne ferì un centinaio, inaugurò l’ennesima stagione dello stragismo di mano neonazista con la complicità di pezzi dello Stato. Già perché ha già due colpevoli, quell’attentato, arrivati però soltanto con la sentenza di Cassazione del 2017. Uno, Carlo Maria Maggi, ex capo dell’organizzazione neofascista “Ordine Nuovo” nel Triveneto, è morto l’anno dopo. L’altro, Maurizio Tramonte, la fonte “Tritone” del Sid (l’allora servizio segreto militare), sta ancora combattendo la sua battaglia per la revisione del processo. Per questo, le storie di Marco Toffaloni e Roberto Zorzi – che sono appunto i due accusati dell’ennesima indagine della Procura di Brescia – potrebbero benissimo essere due note a margine della storia nera d’Italia. Invece, nelle 280mila pagine (mal contate) di atti depositati in altro. C’è la consueta ricerca documentale del “secondo livello” (quello degli uomini incardinati nelle istituzioni italiane) e ci sono nomi e cognomi di ufficiali degli apparati: Sid, Carabinieri, Polizia. Ma c’è, soprattutto, l’indicazione di un inedito terzo livello. Parliamo del Comando Forze Terrestri Alleate per il Sud Europa – leggi: Nato – il cui cuore sarebbe stato a Palazzo Carli, a Verona, la città di Toffaloni e Zorzi. Qui, con la copertura di generali dei paracadutisti italiani e statunitensi, si sarebbero svolte le riunioni preparatorie di un progetto stragista che avrebbe dovuto sovvertire la democrazia italiana e rinsaldare lo scricchiolante fronte dei regimi del Mediterraneo. Quello che, all’epoca, teneva insieme il Portogallo salazarista, la Grecia dei colonnelli e la Spagna franchista.

D’istinto, lo si direbbe un romanzo fantasy costruito su migliaia di informative, verbali, intercettazioni, pedinamenti e vecchi faldoni, recuperati dalla magistratura negli archivi dei nostri Servizi e in quelli degli Stati Maggiori dei nostri apparati militari e della sicurezza a forza di decreti di esibizione, e in cui si dipana anche la storia di un pugno di ragazzi figli di quel tempo. Con la passione per il calcio, le moto, i giochi da adulti, l’esoterismo. Un mondo popolato da donne bellissime e attori, svastiche e orge, agenti doppi e vendette. Per una vicenda tragica che ha fatto morti prima di quel terribile 28 maggio 1974, e forse continua a farne. Già, perché chi indaga sulla strage di Brescia si è sempre trovato di fronte a due nodi da sciogliere. A due bombe. La prima, esplosa nove giorni prima, alle 3 di notte, falciò un ragazzo di vent’anni in Vespa. Si chiamava Silvio Ferrari, era un neofascista che aveva già commesso attentati e andava a far saltare l’uscio della sede della Cisl. Ma non fece in tempo. Saltò in aria all’imbocco di piazza Mercato. Fatalità, errore umano o trappola? Uno dei migliori amici di Ferrari, Arturo Gussago, finì a processo accusato di strage, e come tutti i coimputati fu assolto. Faceva l’avvocato. Il 24 dicembre, quattro giorni dopo la chiusura di questa inchiesta, un infarto lo ha stroncato. Il supertestimone che ha guidato gli investigatori tra i segreti bresciani e fino al comando Nato di Verona (lo chiameremo “Alfa”, per motivi di sicurezza, e sarà l’unico nome che non faremo) ha fatto tanti nomi di persone coinvolte nella strage.Quello di Gussago è stato l’ultimo, pochi mesi fa…

continua qui

 

 

qui la seconda parte dell’articolo di Carlo Bonini e Massimo Pisa.

Visti però gli incombenti “ Venti di Guerra” in Ucraina, ci piace aprire questo post con una foto che sintetizza il ruolo della NATO oggi, quella stessa alleanza atlantica che con il proprio comando supremo sembra aver ispirato lo stragismo di Ordine Nuovo in Italia.

(Ucraina: membri del Battaglione Azov espongono la propria bandiera unitamente a quelle nazista e della NATO)

 

A PROPOSITO DI NATO: IL RUOLO DEL COMANDO DI VERONA NELLA STRAGE DI PIAZZA LOGGIA – BORTOCAL

…una nuova inchiesta sulla strage porta infatti al comando NATO di Verona: il giovane neofascista Silvio Ferrari, dilaniato da un ordigno che trasportava nella notte il 19 maggio 1974, era un informatore del vicequestore Lamanna della questura di Brescia, e aveva partecipato, assieme a Delfino, a riunioni a Verona a Palazzo Carli, sede del Comando Forze Terrestri Alleate per il Sud Europa, quindi anche con ufficiali americani; lì si sarebbe preparata la strategia stragista.

Carlo Digilio era l’esperto di armi ed esplosivi dell’organizzazione fascista “Ordine nuovo”  che preparò e mise in sicurezza la bomba che poi arrivò a Brescia ed esplose in Piazza Loggia, ma nello stesso tempo era un agente informatore al servizio delle basi nato del Veneto, così come Maurizio Tramonte, condannato per la strage insieme al leader di Ordine Nuovo veneto Carlo Maria Maggi, era un informatore del Sid (servizio segreto militare del tempo) con il nome in codice di “Fonte Tritone”.

“Viene accertato lo stesso meccanismo socio-politico che abbiamo già visto operante anche a Piazza Fontana, cioè gruppi neofascisti che vengono inquadrati da frange istituzionali, militari e non, e ritenuti utilizzabili, utili per compiere quelle operazioni sporche che talvolta sono necessarie al potere“…

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Chi ha ucciso la pace in 12 mesi di guerra – Barbara Spinelli

Invece di insistere come ebeti su una distinzione del tutto scontata – il 24 febbraio 2022 ci fu un aggressore e un aggredito in Ucraina – converrebbe cominciare a porsi qualche domanda magari scomoda ma utile.

La più ovvia concerne l’opportunità di inviare a Kiev armi sempre più offensive, che troncano ogni trattativa. La risposta a questa domanda è negativa: è ormai evidente che accrescere l’armamento ucraino non genera tregue, ma aumenta il numero di morti e la possibilità di un conflitto nucleare. Per le industrie belliche occidentali è una manna, ma non per i cittadini, né aggrediti ucraini né europei, che pagano il prezzo della guerra.

La seconda domanda riguarda le ragioni del conflitto. Dopo i negoziati con Gorbaciov del 1991 e negli anni che vanno dalla Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 a quella Arancione in Ucraina del 2014, è stato fatto tutto il necessario, per rassicurare Mosca che pure aveva sciolto l’Urss aprendosi all’Occidente? Niente affatto, visto che dopo poco tempo l’Occidente decise, per volontà degli Stati Uniti e dell’Est europeo, di espandere la zona di influenza Usa-Nato fino alle porte russe. La menzogna più dura a morire è quella che ritrae Vladimir Putin nelle vesti di zar imperiale. I veri imperiali sono gli occidentali, guidati da Washington. È ormai palese che l’ottocentesca dottrina Monroe (nessuna interferenza è tollerata nelle aree attorno agli Usa) si applica oggi all’Europa sino alle frontiere russe. Non aver capito che tale estensione ha non solo infranto le promesse fatte a Gorbaciov nel ’91, ma ha rappresentato una micidiale provocazione è il peccato originale dell’Occidente. Mosca è l’aggressore e Kiev l’aggredito, ma questo non implica che la guerra fosse “non-provocata” e inevitabile.

Terza domanda, legata alla seconda: i giornali europei mainstream hanno fatto abbastanza per capire le radici della guerra cominciata nel 2014 in Donbass, ben prima del febbraio 2022? La risposta è no. I media scritti e parlati non fanno il loro mestiere di cani da guardia. Non sono al servizio dei cittadini-lettori, ma degli interessi geostrategici Nato. Esercitandosi in censura e autocensura giungono sino ad accusare di disinformazione uno dei massimi giornalisti occidentali – Seymour Hersh, premio Pulitzer, noto per aver rivelato la strage di My Lay del 1968, i retroscena dell’assassinio nel 2011 di Bin Laden, le torture nelle carceri di Abu Ghraib nella guerra in Iraq – che l’8 febbraio ha svelato con dovizia di fonti gli autori – governo Usa, aiutato da Norvegia e Svezia – del sabotaggio che nel giugno scorso ha distrutto i due gasdotti Nord Stream.

Fu un atto di guerra preparato molti mesi prima del 24 febbraio ’22, e scatenato non solo contro Mosca, ma anche contro la Germania e contro i rapporti energetici Europa-Russia (uno degli obiettivi è facilitare la dipendenza Ue dal gas liquefatto Usa).

Le rivelazioni sono occultate non solo da giornali e Tv, ma anche da Facebook, dove la notizia viene segnalata come fake news (segnaliamo che il fact checker di Facebook per l’Italia è Open di Enrico Mentana).

Hersh è accusato di nascondere le fonti. Sappiamo che fine farebbero queste ultime, se rivelate: la fine di Snowden e Assange.

La domanda da porsi dentro questa terza domanda è se i cittadini siano pronti a proteste massicce, come fecero per il Vietnam e un po’ per l’Iraq (non per le guerre di Corea o Afghanistan)...

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Adesso Stoltenberg ammette che la guerra in Ucraina è iniziata nel 2014 – Andrea Puccio

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha detto oggi a Bruxelles che il conflitto tra Ucraina e Russia non è iniziato nel 2022, ma nove anni fa.
“La guerra non è iniziata nel febbraio dell’anno scorso, la guerra è iniziata nel 2014. E dal 2014 che gli alleati della NATO stanno fornendo sostegno all’Ucraina con addestramento e attrezzature, quindi le forze ucraine sono state molto più forti nel 2022 di quanto non fossero nel 2014”, ha detto il capo dell’Alleanza Atlantica prima della riunione dei ministri della difesa del blocco.

Allo stesso tempo, Stoltenberg ha detto che né la Nato né i suoi alleati fanno parte del conflitto, tuttavia, ha notato che continueranno a fornire armi più avanzate e moderne, assicurando che la consegna di carri armati, veicoli da combattimento di fanteria e munizioni sono ora una priorità della NATO.
“Il tipo di sostegno che abbiamo, che stiamo fornendo all’Ucraina, è cambiato e si è evoluto nel tempo. E continuerà a cambiare ed evolversi”, ha aggiunto, riporta RT.

Credo che ogni commento sia superfluo ma la domanda che mi faccio è perché solo adesso, ad un anno dall’inizio dell’operazione speciale in Ucraina da parte della Russia, i vertici della Nato hanno deciso di gettare la maschera e riferire quanto molti di noi dicono da tempo.

Inoltre mi chiedo, dopo aver ascoltato queste parole, come è possibile che i nostri mezzi di informazioni continuino a propagandare la retorica che è stata la Russia ad iniziare il conflitto? Se la guerra è iniziata nel 2014 chi è stato ad iniziarla la Nato o la Russia che si è trovata nella condizione di difendersi?

Aprite gli occhi per favore prima che la spregiudicatezza di questa classe politica non ci porti davvero alla terza guerra mondiale.

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