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sabato 12 ottobre 2024

Silvio Berlusconi e il francobollo del disonore - Mario Barbato

  

Dopo l’aeroporto, adesso i francobolli. Silvio Berlusconi elevato a eroe nazionale. Solo in Italia poteva succedere.

 

 Dopo che l’aeroporto di Malpensa è stato intitolato all’ex leader di Forza Italia, sollevando le critiche del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, adesso anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emesso un francobollo commemorativo in onore di Silvio Berlusconi. Una decisione non solo inopportuna, ma scandalosa perché rappresenta un affronto allo stato di diritto. 

Berlusconi non è mai stato un eroe nazionale. Al contrario. E’ stato uno spregiudicato affarista che si è beccato quattro anni di carcere, scontati ai servizi civili, per frode fiscale. Poteva andargli peggio se l’ex Cavaliere di Arcore non si fosse rifugiato in politica per scampare alla giustizia e non essere condannato per corruzione che lui stesso ha impersonato. Nel corso della sua carriera da imprenditore, il caimano ha versato tangenti a politici come Bettino Craxi, ricompensato con una maxi mazzetta da 23 miliardi di lire per aver legalizzato le sue televisioni private. Ha elargito bustarelle ai militari della guardia di finanza che fingevano di non vedere i suoi conti taroccati. Ha dato mazzette ai giudici come Vittorio Metta che gli consegnò la Mondadori scippandola a Carlo De Benedetti. Ha consegnato denaro ai testimoni come David Mills che dichiaravano il falso per salvarlo dai processi giudiziari. 

Un campionario di reati che a un cittadino comune sarebbe costato carissimo, mentre lui l’ha sempre fatta franca grazie all’immunità parlamentare e alla leggi ad personam che i suoi governi avevano elaborato per depenalizzare tutto: la corruzione, il falso in bilancio, i finanziamenti illeciti ai partiti, la frode fiscale. Un personaggio che ha fatto della lotta contro la giustizia il suo cavallo di battaglia e che la Cassazione ha stabilito essere stato un pagatore di Cosa Nostra dal 1973 al 1994, cioè fino al giorno in cui diventò per la prima volta capo del governo italiano. Non si è mai visto in una nazione occidentale che un connivente mafioso diventasse capo del governo, che sarebbe come dire che Al Capone si insediò alla Casa Bianca. 

Il suo stretto collaboratore Marcello Dell’Utri, cofondatore di Forza Italia, è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. La Cassazione ha stabilito che dal 1974 al 1992 Dell’Utri ha mediato tra Berlusconi e Cosa Nostra, con soldi che da Milano finivano a Palermo, prima nelle mani di Bontate e poi in quelle di Riina in cambio della sua sicurezza personale. Era iscritto alla loggia sovversiva P2 di Licio Gelli, il cui “Piano di rinascita democratica” mirava a controllare le istituzioni politiche, giudiziarie e mediatiche italiane. Fino alla sua morte, è rimasto indagato dalla Procura di Firenze in relazione alle stragi mafiose avvenute nel 1993. 

Un personaggio a dir poco discutibile che pur di arricchirsi ha violato tutte le leggi fin da quando portava i calzoni corti e che lo Stato italiano vorrebbe mettere sullo stesso livello di eroi nazionali come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, magistrati che hanno perso la vita per lottare contro la mafia. Queste decisioni sono un vero e proprio insulto alla legalità e proiettano il messaggio per cui più in Italia più sei disonesto e più viene premiato, con la dedica di aeroporti e francobolli. 

da qui

mercoledì 22 maggio 2024

Legge della trasparenza sulle ingerenze straniere nel Paese, in Georgia



la Legge della trasparenza sulle ingerenze straniere nel Paese, uno scandalo della Georgia, dicono i giornalisti che trasmettono le bugie del Potere, urlando che è una legge pro-russa.

sarà che migliaia di ONG in Georgia sono finanziate dalla CIA, meglio non si venga a sapere, se si sapesse ufficialmente sarebbe un vantaggio per a Russia?

esiste negli Usa una legge dal 1938, il Foreign Agents Registration Act, qui il sito.

sarà una legge pro-russa?

il disperato e indecente Occidente collettivo (cioè gli Usa, e i loro vassalli) esporterà la democrazia con una rivoluzione colorata guidata dalla CIA?




La Georgia in bilico - Giacomo Gabellini

Nella seconda metà degli anni ’90, l’allora presidente georgiano Edvard Ševardnadze attuò una politica di apertura alle agenzie straniere destinata a condizionare profondamente gli orientamenti politici ed economici del Paese. Al punto che, nell’arco di un trentennio scarso, la Georgia – popolata da poco più di tre milioni di abitanti – è arrivata ad annoverare oltre 25.000 Organizzazioni Non Governative (Ong) in il cui bilancio dipende pressoché integralmente dai finanziamenti erogati dai grandi donatori occidentali sia pubblici che privati. I quali, oltre ai fondi, garantiscono accesso alle ambasciate e più in generale agli uffici di rappresentanza statunitensi ed europei, assicurando alle Ong notevole una influenza politica decisiva ma svincolata da qualsiasi responsabilità nei confronti dei cittadini.

A partire dal 2003, sulla scia della cosiddetta Rivoluzione delle Rose guidata da Mikheil Saakašvili, avvocato e ministro della Giustizia sotto Ševardnadze formatosi presso la Columbia University e la George Washington University, decine di professionisti alle dipendenze delle principali Ong cominciarono ad assumere rapidamente il controllo del governo e della macchina statale, colonizzando segmenti cruciali del comparto pubblico quali sanità, istruzione e giustizia e definendo gli indirizzi in materia di sviluppo del settore privato. Di conseguenza, la Georgia è andata trasformandosi in una sorta di laboratorio deputato alla sperimentazione dei progetti di riforma concepiti all’estero, finanziati da fondi stranieri e appaltati alle Ong locali. Come evidenziano le specialiste Almut Rochowanski e Sopo Japaridze, «la situazione è in pratica più o meno questa: un’importante agenzia di aiuti allo sviluppo o un finanziatore internazionale, ad esempio l’Usaid, la Commissione Europea o la Banca Mondiale, ha ideato un nuovo modello per la riforma dell’istruzione, che ora prevede di implementare non solo in Georgia, ma in genere in tutta una serie di Paesi. Per dotarla di una patina di partecipazione comunitaria, l’agenzia umanitaria incarica le Ong georgiane di svolgere il lavoro quotidiano: introdurre questo o quel nuovo modo di fare le cose a funzionari, insegnanti e dirigenti scolastici così da istruirli alle nuove competenze di cui presumibilmente avranno bisogno. Nessuno chiede agli insegnanti, ai genitori, agli studenti o, del resto, all’elettorato in generale, di cosa hanno bisogno e cosa vogliono e come potrebbero migliorare le cose. Le persone si sentono inascoltate, ignorate, trattate con condiscendenza – e anche inadeguate quando non riescono a raggiungere i parametri di riferimento imposti da questo “nuovo corso”».

Sogno Georgiano, la compagine politica al potere dal 2012, risulta perfettamente integrato nel sistema “Ong-centrico” messo in piedi da Ševardnadze e Saakašvili, perché al pari dei maggiori partiti d’opposizione si compone per lo più di politici formatisi – solitamente in giurisprudenza – nelle maggiori università statunitensi ed europee, con all’attivo incarichi presso le Nazioni Unite, le agenzie internazionali e, soprattutto, le Ong locali. Le quali rappresentano una vera e propria corsia preferenziale per l’ottenimento di elevati livelli di remunerazione, viaggi all’estero, ricevimenti nelle ambasciate, ecc. Si tratta di un formidabile ascensore sociale, di gran lunga più efficace rispetto a quello garantito dall’insegnamento accademico o dall’esercizio di professioni legate all’ambito pedagogico, giuridico, medico e scientifico. I curriculum dei rappresentanti di punta di Sogno Georgiano, dei partiti d’opposizione e degli amministratori delle Ong finanziate dall’estero risultano in molti casi sovrapponibili, e questo spiega la comune vocazione “europeista” e l’identica propensione per una gestione del potere di stampo tecnocratico e liberista. Lo si evince dalle vicissitudini attraversate dall’Economic Liberty Act (Ela), una legge fondamentale introdotta nel 2011 sotto la presidenza di Saakašvili che proibisce l’innalzamento delle aliquote fiscali e l’applicazione pratica del concetto di tassazione progressiva, ponendo allo stesso tempo un tetto massimo alla spesa pubblica pari al 30% del Pil. L’Ela è rimasto regolarmente in vigore nell’arco dei dodici anni in cui Sogno Georgiano è rimasto al governo, conformemente alla raccomandazioni di Transparency International Georgia, potentissima Ong attualmente schierata in prima linea contro il governo.

In presenza di una cristallizzazione degli assetti interni tanto consolidata, l’oggetto del contendere tra le varie cordate non può che riguardare l’assunzione più o meno diretta delle redini del governo. È in questa luce che sembra maggiormente proficuo leggere le attuali turbolenze politiche sorte riguardo alla cosiddetta legge sulla “influenza straniera”, frutto di una rielaborazione della legge sugli “agenti stranieri” presentata senza successo nella primavera del 2023. La quale impone a grandi mezzi di comunicazione e associazioni che ricevono dall’estero più del 20% dei propri fondi di registrarsi in un apposito elenco e inviare al Ministero degli Interni la relativa documentazione finanziaria, pena una sanzione corrispondente a circa 10.000 dollari. L’iniziativa scaturisce dall’intenzione dei rappresentanti di Sogno Georgiano di assestare un colpo potenzialmente definitivo alla nebulosa di Ong collegate al precedente governo imperniato sul Movimento Nazionale Unito di Saakašvili, che si avvalgono sistematicamente della propria influenza per acquisire potere a scapito della compagine a capo dell’esecutivo. «Da circa cinque anni – spiegano Rochowanski e Japaridze – costoro negano la legittimità del governo e ne chiedono la cacciata, e non solo sostenendo l’opposizione alle elezioni, che già oltrepassa i limiti etici per le organizzazioni non governative (e ancor più quando sono finanziate da stati esteri). Si agitano per un cambiamento rivoluzionario del potere al di fuori dei processi democratici e costituzionali. In precedenza, avevano chiesto di essere messi al potere come governo tecnico, ma poiché nessuno (certamente non l’elettorato georgiano) ha accettato questa offerta, si sono avventurati in proteste di piazza e hanno preso d’assalto il Parlamento e gli edifici governativi. Esercitano anche pressione sull’Unione Europea e sugli Stati Uniti per sanzionare i leader di Sogno Georgiano […]. Gli attivisti in Georgia sanno fin troppo bene cosa ci si aspetta da loro e quali comportamenti sono puniti e premiati: essere critici nei confronti del governo su Facebook ti farà guadagnare notevoli sovvenzioni […]. Qualche anno fa, quando i donatori occidentali consideravano Sogno Georgiano un prezioso alleato, dicevano agli attivisti georgiani di smetterla di criticarli. Ora vogliono che gli attivisti si schierino contro Sogno Georgiano. I donatori monitorano anche i profili dei social media degli attivisti e possono esserci conseguenze per la pubblicazione di cose sbagliate».

La legge sulla “influenza straniera” concepita in un’ottica di regolamento di conti interno ha in altri termini prodotto una pericolosa convergenza di interessi tra Ong connesse alle forze d’opposizione, sovvenzionatori internazionali e cancellerie occidentali. A partire da quella di Bruxelles, prontissima a vincolare il processo di adesione alla Georgia all’Unione Europea all’abbandono del provvedimento su cui il governo di Tbilisi ha investito gran parte del capitale politico a propria disposizione. I principali rappresentanti istituzionali dell’Unione Europea continuano a sottolineare l’incompatibilità della legge sulla “influenza straniera” con non meglio specificati “valori europei”, mentre i ministri degli Esteri di Estonia, Lituania e Islanda hanno preso pubblicamente parte alle manifestazioni di protesta organizzate nei pressi del Parlamento georgiano dall’opposizione. Le loro “irruzioni” fanno seguito alla visita a Tbilisi di Michael Roth, che in qualità di presidente della commissione per gli affari esteri del Bundestag tedesco ha dichiarato che «siamo molto delusi perché stiamo combattendo per la Georgia nel suo lungo e accidentato cammino verso l’Unione Europea»…

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Georgia, la legge anti-ong non è così strampalata: perché la ritengo legittima - Paolo Ferrero

In questi giorni il parlamento georgiano ha approvato 84 voti a 30 – in terza lettura – una legge che obbliga le organizzazioni non governative e i media che ricevono più del 20% dei loro finanziamenti dall’estero a registrarsi come organizzazione che promuove gli interessi di una potenza straniera. Si prevede una multa per aver evaso la registrazione.

Questa legge serve a rendere evidente un fenomeno inaccettabile per qualunque democrazia e cioè che associazioni lautamente finanziate dall’estero possano presentarci come espressione della società civile e nel contempo operare per conto terzi a modificare o sovvertire la situazione del paese. Non si tratta quindi a mio parere di una legge così strampalata, soprattutto in un paese come la Georgia che su poco più di 3 milioni di abitanti vede la presenza di ben 25.000 Organizzazioni Non Governative (ong) di cui il 90% riceve finanziamenti dall’estero… Eppure l’Unione Europea ha preso posizione attraverso numerosi suoi esponenti contro questa legge che viene bollata come “russa”.

Ad esempio, l’Alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Ue Josep Borrell in una dichiarazione co-firmata con la Commissione europea, ha affermato che la legislazione è contraria alle ambizioni di adesione della Georgia all’Ue e dovrebbe essere eliminata nella sua interezza.

“L’adozione di questa legge ha un impatto negativo sul cammino della Georgia verso l’Ue. La scelta della strada da seguire è nelle mani della Georgia – si legge nella nota – Esortiamo le autorità georgiane a ritirare la legge, a mantenere il loro impegno verso il percorso di adesione all’Ue e a portare avanti le riforme necessarie”.

Contro l’adozione di questa legge vi sono state varie manifestazioni popolari culminate nell’assalto al parlamento georgiano che è stato anche fatto oggetto di lancio di bottiglie molotov. A queste manifestazioni si sono unite ieri anche i ministri degli esteri di Estonia, Lituania e Islanda, determinando la modifica della coreografia, con l’inserimento dell’inno d’Europa nelle manifestazioni. In pratica ministri degli esteri di alcuni stati europei stanno partecipando a manifestazioni contro il legittimo Parlamento della Georgia perché questo vuole rendere trasparenti i finanziamenti esteri che arrivano alle organizzazioni non governative del paese…

La vicenda può apparire surreale perché è del tutto evidente che la scelta del Parlamento georgiano di rendere pubblici i finanziamenti esteri delle numerosissime ong presenti e operanti in Georgia non solo è del tutto legittima ma ricalca leggi presenti in moltissimi paesi, tra cui una approvata dagli Stati Uniti d’America nel lontano 1938…

La vicenda appare meno surreale se si fa memoria al 2014: in Ucraina, a Kiev, sull’onda di un movimento del tutto simile a quello georgiano, avvenne un colpo di Stato che destituì il presidente legittimamente eletto e lo sostituì con un personaggio benvisto negli ambienti della Nato e degli Usa. L’esito di quel golpe lo vediamo oggi nella guerra del Donbass.

Due differenze sono però significative con l’Ucraina di dieci anni fa. La prima è che non esiste in Georgia un partito nazista come Pravyj Sector che a Kiev prese parte all’assalto armato del Parlamento. La seconda è che certe operazioni riescono una volta ma poi hanno difficoltà a ripetersi: la gente si sveglia… Negli anni 60 e 70 per sovvertire le democrazie sono stati usati i colpi di Stato. Poi sono diventati impopolari e sono stati sostituiti da golpe bianchi fatti dalla magistratura: leggo così “l’operazione lava jato” (operazione autolavaggio) in Brasile che è stata alla base della destituzione della legittima presidente del Brasile Dilma Rousseff e dell’arresto – prima che venisse rieletto dal volto popolare – del presidente Lula.

L’ultima scoperta dei potentati occidentali sono state le rivoluzioni colorate – largamente finanziate dall’estero – di cui l’Ucraina ha rappresentato il caso di maggior successo. In Georgia la maggioranza della popolazione si è resa conto che chi assalta il Parlamento per impedire che una legge renda trasparenti i finanziamenti esteri alle varie organizzazioni forse ha qualcosa da nascondere…

Parlo di questa situazione georgiana perché l’Unione Europea ha preso posizione contro questa legge ed ha minacciato la Georgia di non proseguire nel percorso di entrata nell’Unione, ma non ha assunto una posizione formale contro la legge in questione. Per farlo avrebbe dovuto raccogliere il consenso di tutti i leader europei, compreso quel Robert Fico, primo ministro slovacco che mercoledì sera è stato sparato da un vero liberale filo occidentale, suo oppositore politico. I vertici dell’Unione Europea sapevano che il consenso di Fico non l’avrebbero avuto e per questo stanno facendo pressioni – con le rivolte – sul parlamento georgiano.

Fa abbastanza impressione che un paese venga minacciato di non essere accolto nell’Unione Europea perché pretende di sapere se le organizzazioni presenti sul suo territorio sono finanziate dall’estero. Fa abbastanza impressione che un leader di un paese europeo venga sparato perché non genuflesso alla Nato. Fa altrettanta impressione che Chef Rubio venga aggredito da una squadraccia fascista a causa della sua denuncia del genocidio che lo stato di Israele sta portando avanti da mesi ai danni del popolo palestinese a Gaza.

Una, due, tre, troppe stranezze. Una, due, tre, troppa distanza tra le notizie dei telegiornali e la realtà. Una, due, tre cose che ci parlano di una mefitica puzza di regime, di cui non fa parte solo la Meloni ma il complesso delle classi dominanti italiane ed europee. Di cui liberarsi il prima possibile.

da qui

 

 

 

GEORGIA: chi sono e cosa fanno le ONG nel Paese - Enrico Vigna

Dopo l’approvazione definitiva della legge della trasparenza sulle ingerenze straniere nel Paese, si sono scatenate nella capitale Tblisi manifestazioni violente e tentativi di assalti al Parlamento. Gli oppositori della legge, filo europeisti e sostenuti dall’Occidente, era già da aprile che protestavano. In realtà quanto sta accadendo è una vera e propria “Rivoluzione colorata”, progettata e pianificata nelle capitali europee. Ricordo che in Georgia, già nel 2003 ci fu il tentativo della prima “rivoluzione colorata” in Europa, poi fallita. Poi quella, vincente del 2012. Un dato è certo: il paese è ormai spaccato in due e il rischio di una nuova “EuroMaidan” è reale.

Gli Stati Uniti e il Parlamento europeo hanno messo la Georgia nel mirino dei giochi destabilizzanti l’Europa orientale. Poche ore dopo l’approvazione della legge al Parlamento georgiano, USA e UE,  calpestando sovranità e indipendenza di un paese, hanno immediatamente criticato duramente questa legge, insieme alla presidente del paese Salomè Zurabishvili, che ha promesso di porre il veto, seppur inutile. Da quel momento, sono cominciati scontri e tentativi di assalti alle istituzioni statali, che hanno coinvolto alcune migliaia di persone, la polizia ha dovuto usare idranti e spray al peperoncino per fermarle. Gli organizzatori erano i partiti dell’opposizione e rappresentanti di movimenti giovanili filo europei e ONG filo-occidentali.

La presidente georgiana Zurabishvili ha definito la legge “russa” e ha detto che non la firmerà, questa affermazione non veritiera è solo funzionale e utilizzata per esacerbare gli animi e fomentare forme di russofobia e divisione del paese. Infatti, la legge sugli agenti e le ingerenze stranieri in Georgia, è molto più permissiva che in molti altri paesi. Essa richiede solo la dichiarazione dei fondi delle organizzazioni che ricevono più del 20% dei finanziamenti dall'estero, mentre in Stati Uniti, Francia o Polonia e in altri paesi l'occultamento di entrate dall'estero è punibile penalmente.

Tra l’altro gli Stati Uniti, che sono tra i più infervorati sostenitori degli oppositori a questa legge, non dicono a questi ,che essi  sono stati i primi a tutelare e proteggere la propria “tutela e controllo politico interno”, infatti è dal lontano 1938 che negli USA è in vigore la legge sugli agenti stranieri, e, come ha detto il primo ministro della Georgia “…fino ad ora, nessuno ha preso in considerazione la possibilità di condannare la legge sugli agenti stranieri in vigore negli Stati Uniti…le autorità georgiane hanno solo l’obiettivo di rafforzare la sovranità della Georgia…”.

Tra l’altro la disonestà statunitense e la strumentalità politica è palese nella dichiarazione che vale mille analisi, l'ex ambasciatore americano, Kelly Degnan parlando circa la necessità di fermare questa legge sulla trasparenza ha dichiarato: "…Non ho letto questo testo e non lo leggerò, ma vi ribadisco che è russo…".

Ma anche il presidente dell’Ucraina Zelensky noostante i suoi problemi non piccoli, è sceso in campo augurando”… alla Georgia la stessa “vittoria” che l’Ucraina ha ottenuto dopo la rivoluzione di Maidan nel 2014….”. Le proteste a Tbilisi hanno un certo sentimento “pro-ucraino”, infatti in piazza sventolano bandiere ucraine, cantano l’inno ucraino, e questo è estremamente ridicolo, dato che dal 2014…le leggi dei golpisti di Kiev, sono basate sul divieto di attività straniere nel paese…escluse naturalmente quelle di NATO e paesi occidentali.

Casualmente tutte le manifestazioni si sono scatenate, dopo che il presidente del partito al governo, “Sogno Georgiano”, Irakli Garibashvili, in una intervista in aprile, ha dichiarato di dubitare della necessità incondizionata di aderire all'UE, e dell’importanza per lo sviluppo del paese, di restare interni alle progettualità della “Silk Road”. “…L'Unione europea non vuole ancora accettare la Georgia come membro, ma la nostra Repubblica non è ancora pronta per questo, ci sono dubbi sulla necessità di aderire all'UE…”, aveva ha detto ai giornalisti Garibashvili, nel corso di una riunione allargata della maggioranza parlamentare.

Inoltre il governo di Tblisi, nonostante i consueti ricatti, pressioni, minacce, ha mantenuto la sua posizione iniziale, di non sostenere le sanzioni contro la Russia e di non fornire sostegno militare all’Ucraina, come posizione di neutralità e contributo a soluzioni di pace,

Tutto questo, in tempi di contrapposizioni frontali, di logiche belliciste e di conflitti geopolitici, ha fatto sì, che ora la partita “NATO contro resto del mondo”, abbia a Tblisi  un nuovo fronte di scontro, con conseguenze non prevedibili e non certo pacifiche.

CHI sono, cosa fanno le ONG finanziate dall’occidente.

La Banca asiatica di sviluppo, in una relazione sullo stato della società civile in Georgia, aveva indicato che non esiste una legislazione speciale sulle organizzazioni non profit o non governative nel paese, iscritte nel registro generale delle imprese, e a partire dal 2019, c'erano dodicimilaottocento organizzazioni senza scopo di lucro in questo elenco. Allo stesso tempo, la maggioranza assoluta di tali organizzazioni si basa su finanziamenti stranieri.

Le organizzazioni non governative e i loro membri hanno sempre svolto un ruolo politico destabilizzatore, non solo nella “Rivoluzione della Rosa” del 2003, quando l’attuale indagato Mikhail Saakashvili salì al potere con il sostegno delle banche, ma anche nel 2012, quando l’attuale partito al governo “Sogno georgiano” vinse le elezioni. 

   

Alcuni anni fa, anche in Georgia, è stata istituita una nuova forma rivolta a queste organizzazioni ONG: la CSO - organizzazione della società civile, cioè organizzazione pubblica, riferendosi  alla natura giuridica di queste organizzazioni: non governative e non commerciali.

Nella registrazione giuridica sono registrate così:

·         portare vantaggi ai semplici cittadini

·         tutelare i diritti dei cittadini

·         creare opportunità per ricevere un’istruzione non formale

·         controllare lo smaltimento dei budget governativi

·         fornire servizi sanitari e sociali ai gruppi vulnerabili

·         protezione delle opere del patrimonio culturale

·         creare modelli per la riforma dell’istruzione e della sanità

·         promuovere una vita umana dignitosa e paritaria

·         proteggere la libertà di parola

·         smascherare la disinformazione

·         opposizione alla presenza russa, intesa come straniera nel paese…ecc. ecc.

Le loro attività sono suddivise in diversi gruppi di lavoro.

Uno dei gruppi è rappresentato dalle organizzazioni “watchdog”. Queste sono dedite al monitoraggio di quasi tutte le aree dell'attività governativa. Ad esempio, l'allocazione dei budget, i risultati, l’utilizzo dei fondi pensione, la politica degli appalti, il monitoraggio dell'applicazione della legislazione, le liste elettorali e le elezioni, la tutela dei “diritti umani” e così via. Queste organizzazioni sono note al pubblico poiché i risultati dei loro monitoraggi attirano molta attenzione e sono potenti a livello mediatico. In questo lavoro ci sono l'Istituto per lo sviluppo della libertà d’informazione, l'Associazione dei giovani avvocati della Georgia, il Centro per i diritti umani, l'International Transparency-Georgia, ecc.

Ci sono poi le organizzazioni analitiche, i cosiddetti “Think tank”, che appartengono al secondo gruppo di attività. Questo contribuisce alla “formazione dell'opinione pubblica”, mettendo a disposizione  della cosiddetta  “società civile” e alle forze politiche di opposizione o filo europeiste, modelli, opinioni, ricerche, soluzioni alternative al problema sui temi più importanti per il Paese. Dalla progettualità nei confronti degli impianti energetici o idroelettrici, a come favorire la riforma sanitaria (leggasi privatizzazioni) o elettorale ( leggasi sovvertimento interno), a come ipotizzare quali dovrebbero essere forme di “autogoverno” in Georgia, ecc. Tutti temi poco politici… Impegnati su questo fronte ci sono organizzazioni come l’Istituto della società civile, il Centro di ricerca e sviluppo strategico della Georgia, la Fondazione georgiana per la ricerca sulla strategia e le relazioni internazionali, ecc. 

Un terzo tipo di gruppo di lavoro è quello dedito alla “fornitura di servizi”.  Che consiste nel fornire vari servizi alle organizzazioni della “società civile”, nei campi della disabilità, delle scuole materne e degli asili nido, sul territorio, nel disagio giovanile, ecc ecc. Queste non sono molto conosciute nella società e sono quasi in secondo ordine, le più note e attive sono Social Therapy House, First Step, Temi Kedel, ecc. 

Un quarto gruppo si rivolge a organizzazioni comunitarie (Community Based Organization). In questo campo le attività sono rivolte alle comunità etniche, geografiche o delle minoranze locali. Le più note sono Laboratori Nukrian, Toliskur, Organizzazione della comunità Rachi e così via.

Naturalmente, tutte queste organizzazioni sono scese in piazza contro la legge sulla trasparenza, con la motivazione che questa danneggia la prospettiva di un futuro sviluppo democratico della Georgia, limita la libertà dei media e l’espansione mediatica pluralistica, e minaccia il processo di integrazione euro-atlantica del paese. Eccone alcune in prima linea nelle proteste: Trasparency international – Georgia, Agenzia per lo sviluppo civile (CIDA), Società Internazionale per Elezioni Giuste e Democrazia (ISFED), Fondazione Open Society – Georgia, Associazione per le riforme georgiane (GRASS), Consiglio Atlantico della Georgia, Associazione degli agricoltori della Georgia, Centro di ricerca sulla politica economica (EPRC), Un'alternativa verde, Fondo per lo sviluppo dei media (MDF), Associazione delle Nazioni Unite della Georgia, Centro Regionale per gli Studi Strategici, Centro per il giornalismo investigativo e la difesa, Iniziativa democratica della Georgia, Istituto di Politica della Georgia, Voce dalla Georgia, Istituto per lo sviluppo della libertà di informazione (IDFI)…ecc.ecc…la lista è lunga centinaia di sigle…

PERCHE’ questo accanimento furioso? Un vecchio adagio recita…”follow the money”…

In un prossimo articolo documenterò nel dettaglio questo aspetto, ma queste sono le maggiori Fondazioni o Istituti “umanitari”, che fanno piovere miliardi di dollari in Georgia alla “società civile”, leggasi ONG fedeli all’euroatlantismo:

USAID, Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale, quella che ha le radici più profonde in Georgia. Le sue aree di competenza includono la politica energetica, i programmi agricoli, la proprietà intellettuale, i media e molte altre aree, secondo la fondazione, dal 1992 ha speso finora in Georgia 1,8 miliardi di dollari e ora stanzia circa 50 milioni di dollari all'anno per vari programmi. Sul sito web dell'USAID si legge che "questi programmi sostengono l'economia democratica e di libero mercato della Georgia e lo sviluppo orientato all'Occidente”. 

“Fondazione Soros”, USA, attiva ufficialmente in Georgia dagli anni '90 con nomi diversi. NED Fondo nazionale per la democrazia, USA, finanziatrice in particolare dell’ONG Aleko Elisashvili. EED, European Endowment for Democracy. L’IRI, International Republican Institute". L’NDI,  "National-Democratic Institute" .

Dalla Germania i soldi arrivano da: "Fondazione Heinrich Biol", affiliata al Partito dei Verdi tedeschi, la "Fondazione Friedrich Ebert" legata al "Partito socialdemocratico", la "Fondazione Friedrich Naumann" associata al "Partito democratico libero", la "Fondazione Konrad Adenauer" è associata all'"Unione cristiano-democratica tedesca".

In Georgia arrivano stabilmente finanziamenti governativi alla “società civile”, anche da Svezia, Paesi Bassi e Gran Bretagna. La "Missione dell'Unione Europea in Georgia" ha una vasta rappresentanza e presenza.

E’ evidente e palese che questa isteria antigovernativa, non ha nessuna valenza di difesa di presunti diritti democratici, ma ha due obiettivi: il primo è che, attraverso un processo anche violento di “rivoluzione colorata”, riuscire a far destituire l’attuale governo ritenuto non sufficientemente affidabile per i piani geopolitici euro atlantici, e non certo perché rivoluzionario o sovversivo. Il secondo è legato alle preoccupazioni degli sponsor statunitensi, i quali con questa legge, dovranno trovare nuovi sistemi clandestini per finanziare e destabilizzare, che è ciò che le ONG occidentali amano fare, come ha detto un analista georgiano “…È quindi naturale che gli americani siano pronti fino all'ultimo minuto, letteralmente scatenando anche violenza nelle strade, per lottare contro l'adozione di nuove leggi sugli agenti e le interferenze straniere…Agli occidentali non piace lavorare diversamente e non sanno come farlo. Per loro è fondamentale spacciare la loro attività come un moto di forze democratiche e con un finanziamento trasparente ciò non sarà più possibile…”. La negazione del concetto “democratico” espresso dall’ex primo ministro georgiano Garibashvili: “ …Dibattiti e discussioni possono svolgersi in Parlamento, tutto il resto dovrebbe essere deciso alle elezioni…”.

Perché se si estendesse in altre regioni del mondo, gli Stati Uniti dovrebbero riconsiderare completamente le proprie politiche di penetrazioni illegittime e abbandonare l’uso del cosiddetto soft power.

A cura di Enrico Vigna, 20 maggio 2024

da qui

venerdì 5 marzo 2021

Marco Minniti approda a “Leonardo” - Salvatore Palidda

 

Come hanno segnalato alcuni quotidiani (https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/27/marco-minniti-si-dimette-da-deputato-del-pd-guidera-la-fondazione-di-leonardo/6115573/), l’ex-ministro degli interni Marco Minniti è approdato a capo della una nuova fondazione di Leonardo Med-Or. Il fatto va al di là della mera scelta di un ruolo sicuramente più redditizio e più promettente delle sue chances di carriera politica a breve scadenza. Forse la promozione di Cingolani da dirigente di Leonardo a ministro avrà anche suggerito a Minniti un percorso più conveniente che quello di aspettare tempi migliori nel gioco politico, visto che il PD sembra perdere colpi e lui sembra aver perduto possibilità di ascesa a ruoli più gratificanti di quello a cui era stato ridotto.

Questo approdo è significativo perché è non solo il compimento di un percorso politico ma anche la conferma di un processo che ha portato l’ex-sinistra italiana ad abbracciare la causa degli affari militari e di polizia. Va infatti ricordato che il percorso di Minniti è stato rilevante in quella che in altra occasione (http://effimera.org/appunti-epistemologia-della-conversione-liberista-della-sinistra-salvatore-palidda/) abbiamo chiamato la conversione liberista del PD nel campo degli affari militari e di polizia. Di fatto, si può dire che ha svolto un ruolo importante nel far diventare il PD il principale referente della lobby militare e di polizia, insieme a Luciano Violante, attuale presidente della Fondazione Leonardo (1), e a Massimo D’Alema (2), che hanno dato un contributo decisivo in questo campo. È anche grazie a loro che l’ex-capo della polizia Gianni De Gennaro, celebre per il suo operato in occasione delle violenze e torture durante i fatti del G8 di Genova nel luglio del 2001, è approdato prima a capo dei servizi segreti e poi a presidente di Finmeccanica (ora Leonardo). Ed è particolarmente significativo che nel 2009 Minniti abbia creato con l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga la Fondazione Icsa, dotata di un comitato scientifico composto da militari, agenti dei servizi segreti e alcuni accademici embedded (3). Va inoltre ricordato che Minniti si è distinto come il Ministro degli interni che di fatto, con i suoi decreti sicurezza, ha anticipato e spianato la strada a Salvini, riscuotendo non a caso una popolarità stupefacente nella platea dei militanti del partito della Meloni (4), ed è stato artefice del baratto con la banda libica per proteggere gli impianti e la produzione dell’Eni in nome anche dello stop all’emigrazione verso l’Italia che questa banda avrebbe garantito (5). Non solo, ma Minniti pare essere stato anche decisivo nel promuovere l’attività di vendita di armamenti italiani ben esposti nella fiera internazionale di Abu Dhabi (6) e nell’aver sponsorizzato l’ascesa dell’on. Pinotti a ministra della difesa.

Non sorprende quindi il suo approdo a presidente di Med-Or, la nuova fondazione che vuole fare da ponte «economico, industriale e culturale» tra l’Italia e gli altri Paesi del Mediterraneo, dell’area subsahariana, del Medio e Estremo Oriente. Oltre a Minniti alla guida della fondazione ci saranno rappresentanti del mondo dell’industria, dell’università e della ricerca (e sarà interessante sapere chi sono).

L’approdo di Minniti a Leonardo è in perfetta armonia con lo spirito liberista del governo Draghi: il futuro sta in una netta ibridazione fra pubblico e privato (a favore del secondo) e la più importante multinazionale italiana è Leonardo, che a modo suo copre tutto: dallo sviluppo della produzione di armamenti sempre più sofisticati alle nuove tecnologie fruibili anche in diversi campi, sino al cosiddetto greenwhashing (come del resto pretendono praticare l’Eni, l’Enel e altre grandi imprese). Con la Fondazione Med-Or, Leonardo (più che lo Stato italiano) vuole giocare un ruolo di punta fra Europa, Mediterraneo e Oriente, area da sempre sognata dalle ambizioni italiane, che, peraltro, probabilmente non avranno uno sviluppo in termini di autonomizzazione dall’alleato dominante (gli Stati Uniti) anche perché in questi campi la ricerca e la produzione italiane restano sempre subalterne a quelle statunitensi (notoriamente via joint-venture).

Oggi più che mai i gruppi dominanti e i loro personaggi sono proiettati nella transnazionalizzazione più che nella difesa coerente dell’interesse dello Stato di diritto democratico. Che si tratti di migranti destinati ad essere alla mercé di un’agenzia come Frontex, in sfacciata combutta (peraltro illecita) con i mercanti di armamenti e con la violazione dei diritti umani (7), o che si tratti di difendere le multinazionali “italiane”, i governi di centro-destra o di centro-sinistra e ora di “unità nazionale” non lesinano lo spreco di missioni e spese militari e di polizia che di fatto servono a difendere interessi privati (quali appunto quelli di Leonardo, Eni, Enel ecc.). Ed è difficile sperare in una maggiore trasparenza sull’operato dei servizi segreti e degli intermediari a volte criminali di cui le multinazionali italiane non hanno esitato a chiedere prestazioni, fatti quasi sempre finiti in scandali di effimera durata (8).

NOTE:

(1) https://fondazioneleonardo-cdm.com/it/fondazione/.
(2) È col Governo D’Alema che l’Italia ebbe un ruolo importante nella guerra contro la Serbia (vedi Il governo D’Alema nacque per rispettare gli impegni Nato di Carlo Scognamiglio Pasini, già ministro della Difesa: Il Corriere della Sera, 7 giugno 2001, ripreso da https://www.peacelink.it/storia/a/6575.html). Con tale Governo l’Arma dei Carabinieri fu promossa quarta forza armata, il che si è tradotto nel dare l’egemonia a questa forza rispetto alle altre forze di polizia e in un processo di ri-militarizzazione del comparto sicurezza.
(3) http://www.fondazioneicsa.info/2017/06/23/767/; www.fondazioneicsa.info/consiglio-scientifico/.
(4) https://www.youtube.com/watch?v=9uIt5GHO95A.
(5) Secondo alcune fonti Minniti avrebbe autorizzato agenti dei servizi segreti italiani a dare più di 10 milioni di dollari al capo dei trafficanti (anche di petrolio rubato all’Eni), Ahmed Dabbashi e al fratello, due noti criminali della banda chiamata «milizia 48». Dabbashi avrebbe incontrato gli agenti italiani nell’hôtel Gammarth di Tunisi:  https://www.corriere.it/video-articoli/2017/09/08/migranti-scafisti-cosa-accade-davvero-libia/979f2c26-94a3-11e7-add3-f41914f12640.shtml; https://www.mediapart.fr/journal/international/020917/migrants-en-libye-le-pacte-pourri-entre-rome-les-garde-cotes-et-les-trafiquants; https://blogs.mediapart.fr/salvatore-palidda/blog/110917/la-sale-affaire-italo-libyenne-sur-le-dos-des-migrants.
(6) Si chiama Isex la fiera internazionale degli armamenti dove accorrono tutti i produttori e commercianti di armi fra cui gli italiani: ultima edizione il 21-25 febbraio 2021 (https://idexuae.ae/wp-content/uploads/2021/02/7.-IDEX-2021_Program-of-Event_Online-Version-2.pdf e https://idexuae.ae/exhibitor/exhibitor-list/). Alla 23ª edizione della fiera Intersec, su “Sicurezza, Cybersecurity, Safety & Fire protection”, a gennaio 2022, saranno presenti 1400 espositori e visitatori di 135 paesi.
(7) Come ha segnalato Le Monde il 5 febbraio 2021, il canale pubblico tedesco ZDF, con la collaborazione dell’ONG Corporate Europe Observatory (CEO), ha svolto un’indagine sui legami tra Frontex e l’industria della sorveglianza e degli armamenti. Decine di documenti dimostrano violazioni delle regole delle istituzioni europee sul lobbismo, una mancanza di trasparenza e una quasi totale assenza di preoccupazione per il rispetto dei diritti umani: https://www.osservatoriorepressione.info/frontex-agenzia-europea-della-guardia-delle-frontiere-associazione-mercenari-la-guerra-alle-migrazioni/.
(8) Fra altri vedi: https://www.africa-express.info/2020/09/12/eni-shell-scandalo-corruzione-pozzo-petrolifero-nigeria-chiede-109-miliardi/; https://www.ildubbio.news/2018/01/09/scandalo-finmeccanica-altro-flop-tutti-assolti/; https://espresso.repubblica.it/attualita/2018/04/06/news/eni-nuovo-scandalo-africano-ecco-chi-sono-gli-italiani-che-controllano-il-giacimento-in-congo-1.320382; https://www.limesonline.com/cartaceo/armi-droga-mafia-la-guerra-come-affare?prv=true; https://www.repubblica.it/esteri/2015/04/10/news/indagavano_su_un_traffico_d_armi_per_conto_della_cia_l_ultima_verita_su_ilaria_e_miran-111572631/; https://www.lastampa.it/cronaca/2019/03/20/news/a-25-anni-dall-omicidio-in-somalia-ilaria-e-miran-la-verita-che-nessuno-puo-scrivere-1.33689124; http://www.ilariaalpi.it.

 

da qui

domenica 25 febbraio 2018

ci eravamo sbagliati, dicono quelli del governo, la Tav è proprio uno schifo (hanno la faccia come il culo)

Alla fine il governo dà ragione al movimento No Tav - Maurizio Pagliassotti (da Il Manifesto)

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha recentemente pubblicato un documento dal titolo: «Adeguamento dell’asse ferroviario Torino – Lione. Verifica del modello di esercizio per la tratta nazionale lato Italia fase 1 – 2030». A pagina 58, si legge: «Non c’è dubbio, infatti, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni, che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza. Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni e nessuna persona di buon senso ed in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni a suo tempo assunte potevano essere diverse. Quello che è stato fatto nel presente documento ed interessa oggi è, invece, valutare se il contesto attuale, del quale fa parte la costruzione del nuovo tunnel di base, ma anche le profonde trasformazioni attivate dal programma TEN-T e dal IV pacchetto ferroviario, richiede e giustifica la costruzione delle opere complementari: queste infatti sono le scelte che saremo chiamati a prendere a breve. Proprio per la necessità di assumere queste decisioni in modo consapevole, dobbiamo liberarci dall’obbligo di difendere i contenuti analitici delle valutazioni fatte anni fa».
Se c’è la buona fede, c’è tutto. Non importa che quelle valutazioni errate siano costate la più grave, e irreversibile per molti aspetti, crisi tra una comunità vasta e lo Stato degli ultimi decenni.
MIGLIAIA DI PROCESSI, centinaia di arresti, scontri violenti, barricate, venticinque anni di lotta. Le parole del governo, che riconoscono pienamente le ragioni del movimento Notav – Il Tav è fuori scala – non generano in val Susa il minimo senso di soddisfazione, bensì un vasto sentimento di rabbia. Anche perché la conclusione del papello governativo che prende atto dell’assenza di traffico sulla direttrice est – ovest, trascende nell’atto di fede: non serve, ma si fa lo stesso.
MA DI QUANTO furono sbagliate le previsioni all’origine della Torino – Lione? Gli studi di LTF del 1999 prevedevano un incremento tra il 2000 e il 2010 del 100%, ovvero da dieci a venti milioni di tonnellate. Riviste nel 2004, a causa della chiusura del tunnel del monte Bianco che spostò sul Fréjus il traffico merci, ebbero una virile ascesa: da otto milioni del 2005 a quaranta (40) nel 2030. Questo perché le merci in transito verso l’Austria o la Svizzera sarebbero state attratte, chissà perché, dalla Torino – Lione. Oggi, dall’attuale tunnel del Fréjus, ammodernato solo pochi anni fa, passano tre milioni di tonnellate di merce. Se si sommano i flussi merce sull’autostrada parallela si arriva a tredici. Alla base della rivolta del territorio valsusino vi erano, e vi sono questi dati.
LA RESPONSABILITÀ sarebbe dell’Unione Europea che sbagliò i calcoli, par di capire dal documento governativo, ma ormai è tardi per tornare indietro. Chiosa enigmatica, perché al momento della Torino – Lione AV non esiste un solo metro, a meno che non si prenda in considerazione un piccolo tunnel geognostico costruito in val Clarea. Alberto Poggio, docente presso il Politecnico di Torino fa parte del gruppo di accademici che hanno contrastato sul piano scientifico la tratta Torino – Lione AV, commenta: «Sono parole, quelle del Governo, che provano l’approccio scientifico tenuto dal movimento Notav: non abbiamo mai avuto una posizione ideologicamente contraria. I nostri sono sempre stati studi corretti, che provano l’inutilità dell’opera. A maggior ragione oggi è momento per tornare indietro, non per andare avanti come se nulla fosse».
IL TUNNEL DI BASE costerà 9,6 miliardi di euro ripartiti tra Francia e Italia nella misura del 42,1% e del 57,9%, al netto del cofinanziamento UE che copre il 40% del costo complessivo. L’Italia quindi spenderà 3,6 miliardi di euro a cui si devono sommare 1,7 miliardi necessari per il potenziamento della linea storica: è il cosiddetto «Tav low cost ».




Avevamo e abbiamo ragione, per questo vinceremo!
Che avessimo ragione, lo sappiamo da sempre, probabilmente dall’inizio della nostra opposizione, quando ci consideravamo indiani, negli anni 90.
Questo non per arroganza o supponenza, ma perché ogni volta che abbiamo detto NO, lo abbiamo fatto sempre con il cuore, di una comunità che si difende, e con la testa, studiando e motivando ogni step di questo assurdo progetto.
Di recente il governo in via ufficiale ha detto (a modo proprio con una supercazzola), in un documento ufficiale che le previsioni sulle quali si è basato tutto il progetto erano sbagliate, troppo ottimiste e che non hanno tenuto conto del contesto storico (cioè almeno 20 anni di storia moderna).
“Non c’è dubbio, infatti, che molte previsioni fatte quasi 10 anni fa, in assoluta buona fede, anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell’Unione Europea, siano state smentite dai fatti, soprattutto per effetto della grave crisi economica di questi anni, che ha portato anche a nuovi obiettivi per la società, nei trasporti declinabili nel perseguimento di sicurezza, qualità, efficienza.
Lo scenario attuale è, quindi, molto diverso da quello in cui sono state prese a suo tempo le decisioni e nessuna persona di buon senso ed in buona fede può stupirsi di ciò. Occorre quindi lasciare agli studiosi di storia economica la valutazione se le decisioni a suo tempo assunte potevano essere diverse.” )http://www.presidioeuropa.net/blog/verifica-modello-di-esercizio-tratta-nazionale-25-settembre-2017/)
Ci da ragione, ed è la seconda volta che avviene. La prima fu nel 2006, dopo che liberammo Venaus, e vista la nostra forza accumulata cercò un progetto in parte alternativo, spostando la tratta da una parte della Valle e rimodellando l’idea dei costi, arrivando a parlare di “tav low cost” (altra supercazzola).
Come in quel caso, così come ora, il partito unico del tav (si proprio così perché in oltre vent’anni di storia lo abbiamo visto formarsi, costituirsi e nutrirsi di fondi pubblici) si difende mischiando un po’ le carte, per tentare di essere ri-presentabile all’opinione pubblica e sottrarre consenso al movimento notav.
Ma sia chiaro: si difende attaccando. Per questo non cantiamo vittoria, ma prendiamo atto dell’ennesima strategia messa in atto da chi ha poco da proporre.
Non c’è una motivazione, di quelle usate in tutti questi anni da politici, tecnici o commissari di governo per portare avanti la Torino Lione. La tratta europea, l’idea iniziale, il progetto rivisto più volte è morto e sepolto sotto i colpi della crisi mondiale e dell’evoluzione ( o involuzione) dei commerci e dei trasporti. Non serve molto per capirlo.

Allora cosa serve fare per tornare presentabili? Ri-presentarsi al mondo come esperti e visionari, arrivando a sostenere che la linea Torino-Lione non ha senso oggi, ma in futuro ce lo avrà perché svilupperà nuovi traffici di merci, nuovi assi ferroviarie, nuove economie.
Balle, su balle! Ogni previsione è stata smentita e geni non ne abbiamo mai visti dalla parte dei tifosi del Tav. Al massimo azzeccagarbugli di bassa lega e venditori di fumo con stipendi garantiti, che l’unica capacità che hanno avuto è sempre stata quella di garantire flussi di denaro (e potere) verso i soliti amici, partiti, aziende o corporazioni che fossero.
Quindi no grazie! Delle vostre previsioni questo Paese ne fa a meno molto volentieri perché vediamo già i danni (e i morti) delle politiche sul trasporto in Italia, dove l’alta velocità passa davanti a tutto il sistema ferroviario generale, a discapito della maggioranza del Paese che usa il treno per muoversi tutti i giorni in condizioni di pericolo e degrado.
Quello che ci fa ancora più specie è l’arroganza con la quale questi signori candidamente sostengono: “ è vero è tutto fondato su studi errati, su previsioni sbagliate, ma lo facciamo lo stesso perché serve, e se ora non serve tanto, domani servirà”.
Ci sarebbe da vergognarsi, invece i vari commissari di governo e politici al seguito proseguono come se nulla fosse, perché alla fine dei conti non pagheranno mai per le responsabilità che hanno avuto in questa vicenda. A differenza nostra chiaramente, che veniamo condannati un giorno si e uno no, e siamo sempre dalla parte della ragione.
La Torino Lione, e molte altre tratte in qualche modo legate, come il Terzo Valico o la Brescia-Verona, sono progetti sovrastimati e palesemente “dopati” da ragioni politiche ed interessi particolari, vanno abbandonati e a buona parte dei sostenitori va chiesto il conto, in termini economici e sociali.
Da parte nostra, sappiamo di aver sempre avuto ragione, sia tecnicamente che politicamente, e sappiamo bene che l’unico argine alla devastazione ambientale ed economica, è rappresentato dalla lotta, la nostra, popolare e dal basso, e possiamo dirlo senza timori: alla fine vinceremo noi!

sabato 3 febbraio 2018

qualcuno di questi si candida a diventare legislatore, hanno la faccia come il culo

Ecco i 314 deputati che hanno votato a favore del conflitto di attribuzione per sottrarre il processo ai pm di Milano. Il tutto basato su una balla: che Berlusconi abbia telefonato alla Questura di Milano convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak.

Gruppo Popolo della Libertà
Fabrizio Cicchitto, Massimo Enrico
Corsaro, Sabatino Aracu, Simone
Baldelli, Maurizio Bernardo, Isabella
Bertolini, Maurizio Bianconi, Salvatore
Cicu, Domenico Di Virgilio, Pietro
Laffranco, Osvaldo Napoli, Barbara
Saltamartini, Jole Santelli, Gioacchino
Alfano, Sabatino Aracu, Maria Teresa
Armosino, Filippo Ascierto, Mario
Baccini, Lucio Barani, Emerenzio
Barbieri, Michaela Biancofiore, Mariella
Bocciardo, Giuseppe Calderisi, Remiglio
Ceroni, Luigi Cesaro, Gianfranco Conte,
Nunzia De Girolamo Nunzia, Giovanni
Dima, Renato Farina, Fabio Garagnani,
Giorgio Holzmann, Amedeo Laboccetta,
Pietro Laffranco, Luigi Lazzari, Beatrice
Lorenzin, Giuseppe Francesco Maria
Marinello, Marco Marsilio, Bruno Murgia,
Antonio Palmieri, Massimo Parisi, Enrico
Pianetta, Mauro Pili, Giuseppe Romele,
Gianfranco Sammarco, Giuseppe Scalera,
Michele Scandroglio, Luigi Vitali. Altri
membri: Gian Carlo Abelli, Ignazio
Abrignani, Angelino Alfano, Antonio
Angelucci, Roberto Antonione, Valentina
Aprea, Francesco Aracri, Vincenzo Barba,
Viviana Beccalossi, Luca Bellotti, Amato
Berardi, Deborah Bergamini, Anna Maria
Bernini Bovicelli, Massimo Maria Berruti,
Sandro Biasotti, Francesco Biava, Paolo
Bonaiuti, Margherita Boniver, Marco
Botta, Michela Vittoria Brambilla, Aldo
Brancher, Renato Brunetta, Donato
Bruno, Annagrazia Calabria, Maria
Rosaria Carfagna, Gabriella Carlucci,
Luigi Casero, Roberto Cassinelli, Carla
Castellani, Giuseppina Castiello,
Francesco Catanoso Genoese detto Basilio
Catanoso, Giuliano Cazzola, Fiorella
Ceccacci Rubino, Elena Centemero, Carlo
Ciccioli, Edmondo Cirielli, Francesco
Colucci, Manlio Contento, Nicola
Cosentino, Giulia Cosenza, Giuseppe
Cossiga, Enrico Costa, Stefania Gabriella
Anastasia Craxi, Rocco Crimi, Nicolo
Cristaldi, Guido Crosetto, Marcello De
Angelis, Sabrina De Camillis, Riccardo De
Corato, Francesco De Luca, Melania De
Nichilo Rizzoli, Maurizio Del Tenno,
Giovanni Dell’Elce, Simeone Di Cagno
Abbrescia, Marcello Di Caterina, Manuela
Di Centa, Ida D’Ippolito Vitale, Antonio
Distaso, Monica Faenzi, Giuseppe Fallica,
Raffaele Fitto, Gregorio Fontana,
Vincenzo Antonio Fontana, NicolaFormichella, Tommaso Foti, Antonino Foti, Pietro Franzoso, Paola Frassinetti,
Franco Frattini, Benedetto Francesco
Fucci, Giuseppe Galati, Vincenzo
Garofalo, Fabio Gava, Mariastella
Gelmini, Antonino Salvatore Germanà,
Niccolò Ghedini, Agostino Ghiglia,
Sestino Giacomoni, Gabriella
Giammanco, Vincenzo Gibiino, Alberto
Giorgetti, Rocco Girlanda, Francesco
Maria Giro, Lella Golfo, Isidoro Gottardo,
Ugo Maria Gianfranco Grimaldi,
Antonello Iannarilli, Maurizio Iapicca,
Giorgio Jannone, Enrico La Loggia,
Ignazio La Russa, Giorgio Lainati, Mario
Landolfi, Maurizio Leo, Antonio Leone,
Ugo Lisi, Pietro Lunardi, Maurizio Lupi,
Gennaro Malgieri, Gianni Mancuso,
Barbara Mannucci, Alfredo Mantovano,
Giulio Marini, Marco Martinelli, Antonio
Martino, Antonio Mazzocchi, Riccardo
Mazzoni, Giancarlo Mazzuca, Giorgia
Meloni, Gianfranco Miccichè, Riccardo
Migliori, Lorena Milanato, Marco Mario
Milanese, Antonino Minardo, Eugenio
Minasso, Giustina Mistrello Destro, Dore
Misuraca, Giuseppe Moles, Alessandra
Mussolini, Gaetano Nastri, Massimo
Nicolucci, Fiamma Nirenstein, Settimo
Nizzi, Alessandro Pagano, Maurizio
Paniz, Alfonso Papa, Adriano Paroli,
Gaetano Pecorella, Paola Pelino, Antonio
Pepe, Mario Pescante, Giovanna
Petrenga, Guglielmo Picchi, Vincenzo
Piso, Giancarlo Pittelli, Sergio Pizzolante,
Carmelo Porcu, Stefania Prestigiacomo,
Marco Pugliese, Fabio Rampelli, Laura
Ravetto, Manuel Repetti, Eugenia
Roccella, Paolo Romani, Luciano Rossi,
Mariarosaria Rossi, Roberto Rosso,
Gianfranco Rotondi, Paolo Russo, Stefano
Saglia, Elvira Savino, Souad Sbai, Claudio
Scajola, Umberto Scapagnini, Maurizio
Scelli, Giorgio Simeoni, Francesco Paolo
Sisto, Roberto Speciale, Francesco
Stagno D’Alcontres, Lucio Stanca,
Giorgio Clelio Stracquadanio, Franco
Stradella, Giacomo Terranova, Piero
Testoni, Gabriele Toccafondi, Salvatore
Torrisi, Roberto Tortoli, Michele
Traversa, Giulio Tremonti, Mario
Valducci, Valentino Valentini, Paolo
Vella, Cosimo Ventucci, Denis Verdini,
Santo Domenico Versace, Pasquale
Vessa, Raffaello Vignali, Elio Vito, Marco
Zacchera.
Gruppo Lega Nord
Marco Giovanni Reguzzoni, Luciano
Dussin, Lussana Carolina Montagnoli
Alessandro, Fogliato Sebastiano,
D’amico Claudio, Angelo Alessandri,
Stefano Allasia, Massimo Bitonci, Guido
Bonino, Umberto Bossi, Matteo
Bragantini, Gianluca Buonanno,
Corrado Callegari, Davide Caparini,
Davide Cavallotto, Giacomo Chiappori,
Silvana Andreina Comaroli, Nunziante
Consiglio, Jonny Crosio, Manuela Dal
Lago, Marco Desiderati, Gian Carlo Di
Vizia, Gianpaolo Dozzo, Guido Dussin,
Giovanni Fava, Massimiliano Fedriga,
Fulvio Follegot, Gianluca Forcolin,
Maurizio Fugatti, Franco Gidoni,
Giancarlo Giorgetti, Paola Goisis, Paolo
Grimoldi, Eraldo Isidori, Manuela
Lanzarin, Marco Maggioni, Francesca
Martini, Daniele Molgora, Laura
Molteni, Nicola Molteni, Emanuela
Munerato, Giovanna Negro, Luca
Rodolfo Paolini, Maria Piera Pastore,
Gianluca Pini, Ettore Pirovano, Massimo
Polledri, Fabio Rainieri, Erica Rivolta,
Marco Rondini, Roberto Simonetti,
Stefano Stefani, Giacomo Stucchi,
Renato Walter Togni, Alberto Torazzi,
Pierguido Vanalli,
Raffaele Volpi.
Gruppo Iniziativa Responsabile
Luciano Mario Sardelli, Giuseppe
Ruvolo, Domenico Scilipoti, Maria
Grazia Siliquini, Gerardo Soglia, Maria
Elena Stasi, Vincenzo D’anna, Maurizio
Grassano, Francesco Pionati, Elio
Vittorio Belcastro, Massimo Calearo
Ciman, Giampiero Catone, Bruno
Cesario, Pippo Gianni, Paolo Guzzanti,
Arturo Iannaccone, Giancarlo Lehner,
Antonio Milo, Silvano Moffa, Giovanni
Carlo Francesco Mottola, Carlo Nola,
Andrea Orsini, Mario (Ir) Pepe, Michele
Pisacane, Catia Polidori, Americo
Porfidia, Antonio Razzi, Francesco
Saverio Romano, Vincenzo Taddei,
Liberal democratici (Gruppo Misto)
Daniela Melchiorre, Italo Tanoni.
(Gruppo Misto) Aurelio Salvatore Misiti.

Da L’Unità 7.aprile.2011