Visualizzazione post con etichetta Luigi de Magistris. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luigi de Magistris. Mostra tutti i post

giovedì 3 aprile 2025

Troppe deviazioni nei Servizi segreti: non sono solo mele marce. E ora si prevede un’ampia licenza di delinquere - Luigi de Magistris

La democrazia per essere difesa ha bisogno anche dei servizi segreti. I servizi di sicurezza, quelli militari e quelli interni, sono costituiti da donne e uomini, come ogni istituzione dello Stato. E sostenere che i servizi sono infedeli e deviati significa dire il falso, si fa torto alle tante persone oneste, preparate e coraggiose che ne fanno parte. Uno per tutti Nicola Calipari, ucciso da soldati americani per salvare in una missione la vita di Giuliana Sgrena.

E non sempre, anzi quasi mai, si conoscono le buone operazioni dei servizi. Ma dobbiamo riconoscere che le deviazioni dei servizi, nella storia della Repubblica, sono talmente tante che non si può parlare in questi casi di singole persone deviate nei servizi segreti, perché vertici dei servizi, unitamente a forze politiche eversive e non di rado a servizi di altri Stati, hanno contribuito a condizionare in maniera occulta e criminale la nostra fragile democrazia per mutarne il corso politico e istituzionale. Dalla strage di piazza Fontana a Milano sino a Gladio, dal Piano Solo alla Rosa dei venti, dal golpe Borghese alle stragi di piazza della Loggia a Brescia sino alla più devastante di Bologna, dal sequestro e l’uccisione di Aldo Moro alla P2 di Gelli, dal caso Cirillo agli assassini eccellenti, dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio, quest’ultima forse il più grave depistaggio della storia della Repubblica; in tutti questi casi e in altri ancora il ruolo di vertici inquinati dei servizi hanno condizionato con bombe, assassini e depistaggi la storia della Repubblica.

Quindi quella dei servizi è storicamente materia da maneggiare con moltissima cura, stando molto attenti allo stretto rapporto organico tra potere esecutivo, il governo appunto, e i servizi. Con un Parlamento sempre più esautorato dai suoi poteri di centralità nella democrazia e una magistratura estromessa da funzioni di controllo, c’è da temere non poco. Il disegno di legge 1660 cosiddetto Sicurezza, approvato da un ramo del parlamento, garantisce in realtà la sicurezza del potere e in parte la sua impunità, ma per nulla assicura la sicurezza delle persone, anzi le mette in pericolo accentuando anche una forte repressione del dissenso.

A proposito dei servizi, poi, in un momento in cui imperversano le violazioni della segretezza delle conversazioni con abusi del potere, intercettazioni fuori dal controllo della magistratura, si approvano norme pericolose. L’obbligo per le pubbliche amministrazioni, scuole ed università comprese, di comunicare ai servizi informazioni che incidono sulle libertà personali di dipendenti e studenti, comprese notizie su idee politiche, frequentazioni, condotte anche di natura privata. La possibilità, poi, di commettere in talune circostanze, descritte in maniera molto generica e discrezionale, reati da parte di appartenenti ai servizi senza la possibilità di essere perseguiti e sottoposti al controllo di giustizia. Si prevede un’ampia licenza di delinquere con la garanzia dell’impunità, ad esempio in materia di terrorismo e di sicurezza nazionale. In un Paese in cui almeno fino al 1994 alti vertici dei servizi sono stati coinvolti in fatti gravissimi e in epoca più recente si sono ricostruiti coinvolgimenti nella realizzazione della nuova fase di criminalità istituzionale, senza bombe ma con proiettili istituzionali, non c’è da stare tranquilli.

E chi decide quale sia il pericolo per l’interesse nazionale o il terrorismo? Il governo? Quelli che hanno il busto di Mussolini a casa o la fiamma post-fascista nel simbolo di partito? Quelli che considerano sovversivi i pacifisti che protestano contro il genocidio dello Stato d’Israele nei confronti della Palestina e del suo popolo? Quelli che considerano eco-terroristi le ragazze e i ragazzi che protestano contro i cambiamenti climatici? Quelli che considerano partecipanti a bande armate chi difende il territorio da opere pubbliche dannose, inutili e criminali? Per piazza Fontana dopo aver accusato falsamente gli anarchici avrebbero magari sostenuto che le bombe erano il fine che giustifica il mezzo: fermare la lotta di classe.

La magistratura autonoma e indipendente viene esonerata dal controllo di legalità e di giustizia ed è il governo, con la mano dei servizi, ad incidere su libertà fondamentali. Un paese è democraticamente solido e uno stato di diritto è forte quando non deve temere chi dovrebbe operare sempre per la difesa della Costituzione, la sicurezza nazionale dello Stato e prima ancora del suo popolo e dei suoi diritti fondamentali.

da qui

venerdì 8 novembre 2024

Manovra: più spese militari, meno sanità e diritti. Gli Usa hanno ottenuto ciò che volevano - Luigi de Magistris

  

La manovra economica di bilancio approvata dal governo delinea continuità con il draghismo: tutela dei poteri forti, assenza di volontà di imprimere una svolta a difesa della nazione (tanta cara a parole alla destra) e al popolo italiano. Una chimera, la destra sociale e sovranista. Balle da campagna elettorale.

E invece sempre di più allineamento supino ai diktat della Ue (contrariamente allo strepitio propagandistico dei capi della coalizione di maggioranza) e totale subalternità agli Usa e alla Nato. Tagli alla spesa pubblica e agli enti locali, attacco al ceto medio, maggiori carichi fiscali, tasse, imposte e gabelle sono la conseguenza delle scelte, non obbligate, soprattutto delle politiche di guerra in Europa. 800 miliardi di euro in due anni il popolo europeo comincia a pagarli. Più spese militari, meno diritti e servizi. Tutto questo non per portare la pace – Putin doveva crollare e invece è più forte e meno isolato di prima – ma per assecondare le strategie militari statunitensi che mirano al disegno imperialista e coloniale economico e politico.

Gli Stati Uniti hanno ottenuto il risultato che volevano: un’Europa più debole, più ancora dipendente dagli Usa sul piano militare, economico ed energetico. Gli americani in difficoltà enorme con la Cina hanno operato per indebolire la Russia e l’Europa occidentale, utilizzando il campo di battaglia ucraino. Un’Europa debole è necessaria per gli americani. Le politiche di guerra sono volute e alimentate da gruppi ristretti del potere politico, economico e militare in Occidente, e quindi anche in Italia. Basti vedere il fatturato aumentato in maniera stratosferica delle aziende che producono armi dove gli interessi di politici appartenenti a quasi tutte le forze politiche sono assolutamente evidenti. Opera il partito unico delle armi che lucra sui conflitti.

Governo e maggioranza fanno pagare alle fasce più deboli del Paese le politiche di guerra e le conseguenti neo politiche di austerità senza invece intervenire sui ricchi e potenti che guadagnano con le guerre: produttori e venditori di armi, extra profitti su energia e nel settore bancario e finanziario, super rendite patrimoniali ed economiche.

Ma non è finita qui. Il governo con in testa il ministro della difesa, in conflitto di interessi, stanzia ulteriori 40 miliardi nei prossimi tre anni per armi e dispositivi militari di guerra, addirittura prevedendo la produzione di sommergibili nucleari. Non solo tutto questo è da irresponsabili e traditori della vocazione totalmente pacifista della Costituzione, ma implica l’effetto che non vi saranno risorse sufficienti per i diritti primari previsti dalla Costituzione: politiche del lavoro, sanità, istruzione, cultura, ricerca, servizi.

Il governo e la sua maggioranza ci conducono dritti dritti al baratro per perseguire interessi personali, privatistici, affaristici, politici di parte, lobbistici. La prevalenza dell’opposizione è poi in linea su questo con il governo: Renzi, Calenda e metà del partito democratico. La deriva bellicista trova consensi in tre quarti del Parlamento e invece l’opposizione in tre quarti del popolo italiano.

Per difendere la pace, i diritti e la Costituzione è complice tacere e stare fermi, bisogna invece lottare per sconfiggere i signori della morte e i responsabili di una escalation di guerra sempre più evidente, che sembra condurci un poco alla volta verso una terribile terza guerra mondiale.

da qui

sabato 17 agosto 2024

Genocidio a Gaza, che aspetta il governo a denunciare Israele? Domanda retorica: dovrebbe poi autodenunciarsi - Luigi de Magistris

 

 

La politica estera del governo italiano non è in nome del popolo italiano, sicuramente non di quella parte del popolo che è rimasta umana.

Che cosa deve ancora accadere perché il nostro governo condanni apertamente il genocidio israeliano in Palestina e contro il popolo palestinese? Oltre 40.000 morti, la maggior parte bambini e donne; ospedali e case distrutte; personale sanitario falcidiato; giornalisti annientati; operatori umanitari assassinati; impedimento dei più indispensabili aiuti umanitari; assenza di medicinali e generi alimentari di prima necessità; saccheggio delle risorse naturali; distruzione di tutto ciò che le forze armate sioniste si trovano davanti.

Che aspetta il governo italiano a denunciare per crimini di guerra e contro l’umanità Israele? Domanda retorica, perché dovrebbero autodenunciarsi per complicità in genocidio – avendo sinora il governo italiano sostenuto da tutti i punti di vista l’azione dello Stato d’Israele. Il Presidente del Consiglio, come vuol farsi chiamare Giorgia, da madre e cristiana tace, anzi è complice. Il moderato e cattolico Tajani chiede moderazione all’Iran, dopo che Israele commette attentati sul suo territorio, ma tace sul genocidio. Come non ci si rende conto che Netanyahu e i suoi sodali vogliono la guerra su larga scala perché è l’unico modo per rimanere al potere e perpetrare il disegno di distruzione definitiva della Palestina, annessione di tutti in territori, colonizzazione metro per metro, sfruttamento della loro terra, affari da realizzare poi con gli alleati, a cominciare dalla ricostruzione, magari realizzare qualche piccola forma di autonomia territoriale apparente per i pochi palestinesi che rimarranno in vita.

In violazione del diritto internazionale, della verità, della giustizia, dell’umanità e della vita si sta definitivamente consumando uno dei più orrendi crimini nella storia dell’umanità, dove? Nel luogo di Cristo. E anche al Papa tolgono sempre di più la voce. In nome almeno delle bambine e dei bambini palestinesi mi rivolgo ai politici che governano e che sono soprattutto in maggioranza, ma anche a quelli dell’opposizione: guardatevi per un attimo allo specchio e chiedetevi che cosa state davvero facendo con il vostro potere e i vostri ruoli per impedire questo massacro.

L’Italia potrebbe fare tanto: può interrompere ogni cooperazione politica, istituzionale, militare ed economica con lo Stato d’Israele; è membro della Nato e può mettere il veto sulle operazioni militari; può impedire che aziende italiane continuino ad inviare armi; impedire invece di favorire la collaborazione delle università italiane con entità israeliane per tecnologia che può essere utilizzata per lo sterminio del popolo palestinese; far sentire la propria voce nell’Unione europea per isolare Israele e favorire aiuti umanitari più forti; dire agli Usa di finirla col far vedere che vogliono interrompere la carneficina a Gaza ma ogni giorno riempiono di soldi e armi gli israeliani per perpetrarla.

A noi compete impegnarci per come possiamo ogni giorno per sostenere la eroica resistenza palestinese affinché quanto prima la Palestina sia liberata e diventi libera. Senza la creazione dello Stato della Palestina non potrà mai esserci pace, verità e giustizia. Il popolo palestinese non sarà mai annientato perché è nato per resistere e per lottare, sempre, fino alla vittoria. E ogni essere umano decida da che parte stare, se da quella delle vittime o dei carnefici. E lottare per la Palestina, la madre di tutte le battaglie degli oppressi contro gli oppressori, significa anche non essere antisemiti e anzi fare memoria storica di quello che di orribile hanno subito gli ebrei nella più terribile apocalisse dell’umanità: essere palestinese oggi non significa affatto essere contro gli ebrei. Ma è l’entità israeliana sionista il principale nemico della stabilità, della pace, dell’umanità e della convivenza tra palestinesi, ebrei, arabi, cristiani, musulmani, il pericolo principale alla convivenza tra popoli e religioni sono proprio loro. Il sogno di Gerusalemme liberata che non può che essere la capitale dello Stato palestinese, in cui far convivere in pace e in sicurezza tutti i popoli. Questo è il sogno di una umanità senza potere e senza armi.

da qui

giovedì 22 settembre 2022

le elezioni di Carlo Rovelli

 Non sapevo decidermi per chi votare. Oggi ho fatto un esercizio, che mi ha preso parecchio tempo. Ho scritto su un foglio la lista dei problemi che mi sembrano più gravi e urgenti: La belligeranza internazionale che aumenta, e temo ci porti verso un secolo di conflitti crescenti che rischia di essere disastroso come il XX secolo. Il rischio nucleare sempre più serio e vicino. La catastrofe ambientale che si avvicina sempre più con il riscaldamento climatico. La diseguaglianza economica che continua a crescere ovunque, compreso nel nostro paese, sempre più concentrando la ricchezza nelle mani di pochi. Chi segue cosa scrivo sui giornali ricorderà forse che avevo scritto che avrei votato per qualunque partito affrontasse in maniera credibile questi problemi. Poi, ho letto online uno per uno i programmi elettorali di tutti i partiti (seri) che si presentano alle elezioni, da quelli di estrema destra a quelli di estrema sinistra. Ho volutamente ignorato le persone, il passato, le simpatie, le antipatie, le alleanze, le astuzie, i voti utili, disutili, gli alambicchi e gli equilibrismi, e simili. Ho preso sul serio tutti, anche quelli che alcuni dei miei amici chiamano 'fascisti', di cui però avevo apprezzato qualche tempo fa quella che mi sembrava un desiderio di ritornare a maggiore indipendenza in politica estera. Ho dato a ciascun programma il mio giudizio personale, chiedendomi se a mio parere le cose scritte ci portassero in quella che mi sembra la direzione giusta, che affronta quelli che mi sembrano i problemi più seri. Un programma è emerso decisamente come di gran lunga migliore degli altri: quello di Unione Popolare. Propone che l'Italia aderisca al Trattato per la messa al bando delle armi atomiche, a cui hanno già aderito moltissimi paesi del mondo (altri programmi al massimo suggeriscono che l'Italia 'mandi osservatori'). Propone di dirottare risorse dalle spese militari a cose utili a tutti (L'appello di 50 Nobel di un anno fa, che avevo sostenuto, era in questa direzione. Così continuano a chiedere il Papa, il Dalai Lama e il Segretario Generale delle Nazioni Unite). Propone di tassare gli scandalosi profitti delle grandissime imprese e i grandissimi patrimoni, in particolare gli attuali profitti delle aziende energetiche (mentre la gente paga bollette insostenibili), per ridistribuire la ricchezza come si faceva ovunque nel mondo prima degli anni Novanta quando le tasse erano veramente proporzionali e progressive, e riequilibrare almeno di un po' la crescente diseguaglianza economica. Propone un impegno che mi sembra molto più deciso e preciso degli altri programmi per la transizione ecologica. Invito le molte persone che in questi giorni mi chiedono cosa votare a leggerlo. Se mi sbaglio, e ci sono altri partiti che offrono soluzioni migliori, sono in ascolto.

da qui

mercoledì 21 settembre 2022

A De Magistris, una lettera - Sara Gandini e Paolo Bartolini

 

Caro Luigi,

ti scriviamo perché, come portavoce e capo politico di Unione Popolare, rappresenti per molti una figura umana e politica degna di rispetto, in una fase della vita italiana in cui è enormemente difficile non dubitare di chiunque. Le elezioni sono prossime e sappiamo che le poche forze antisistema – pacifiste e antiliberiste – vengono private della giusta visibilità sui mass media. Ma i problemi, soprattutto a sinistra, derivano non solo da questa strozzatura democratica, per la quale assistiamo a una progressiva concentrazione di potere in poche mani con il sostegno del 90% della stampa e delle televisioni, ma anche da interne contraddizioni che lacerano il tessuto dei rapporti umani e la possibilità di avanzare insieme con fiducia. Mentre il dissenso sull’adesione effettiva dell’Italia alla guerra in Ucraina viene silenziato, rendendo la presente campagna elettorale qualcosa di avvilente oltre ogni immaginazione, non possiamo che notare che la stessa cosa sta accadendo in merito alla gestione controversa e spesso autoritaria della pandemia/sindemia Covid-19.

Il tema, lo sappiamo, viene considerato divisivo e talora evitato mediante prese di posizione sfuggenti e superficiali. Crediamo, tuttavia, sia giusto sottolineare che le critiche alla governance dell’emergenza sanitaria provengono sempre meno da ambienti ambigui e discutibili, e sempre più da cittadine e cittadini informati, sensibili e attenti alle questioni emancipative trattate anche nel vostro programma politico. Abbiamo apprezzato il fatto che, nella sezione dedicata alla Sanità, vi siano piccoli (ma ancora insufficienti) segnali che vanno in direzione di un ripensamento serio della gestione politica della pandemia e della postura comunicativa assunta dalle componenti interne a Unione Popolare in questi anni. Il riferimento alla creazione di un’indispensabile commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia e il cenno alla necessità di studiare attentamente gli effetti avversi dei vaccini in un’ottica di prevenzione personalizzata, sembrano barlumi di un ritorno a un pensiero critico maturo che – per troppo tempo – è stato accantonato in modo preoccupante.

Abbiamo anche letto con soddisfazione un tuo post recente dove prendevi una posizione misurata e coraggiosa inerente agli errori fatti dai due governi (Conte e Draghi) nella gestione dell’intera vicenda pandemica. Riteniamo che, a sinistra, un dibattito serio su quanto accaduto in Italia e sul trauma prodotto dalle “soluzioni” discriminatorie e miopi dei nostri governanti non sia ancora decollato come dovrebbe. Ci appelliamo a te nella speranza che arrivi un segnale autentico di ravvedimento da parte di forze che, per tradizione e orientamento, sentiamo ancora vicine idealmente, ma che hanno dimostrato una chiusura aprioristica e semplicistica verso le critiche di scienziati, giuristi, sociologi, filosofi, così come di una parte sempre più ampia della società civile. Crediamo si debba prendere una posizione chiara rispetto a quel mix terrificante di informazione di Stato schizofrenica, paternalismo e attacchi sguaiati da pulpiti televisivi e giornalistici bipartisan, che ha impedito si aprisse un dibattito serio su ciò che è accaduto dal marzo 2020 ad oggi. La gestione emergenziale non si è fermata con la dichiarazione della fine dell’emergenza pandemica, moltiplicando contraddizioni e incomprensioni. Se non si trova il coraggio per affrontare i conflitti e le questioni divisive, e i relativi nodi politici emersi, come ha fatto Mélenchon in Francia, crediamo che si perda credibilità, restando retorici e astratti.

Ti chiediamo, dunque, di proporre che nel programma di Unione Popolare vengano inseriti, come impegni ufficiali e non di circostanza, i seguenti punti:

rifiuto di istituire nuovamente il Green Pass o strumenti simili nella modalità applicata in Italia, con relativa aggressione – in caso di rifiuto – a diritti costituzionali inalienabili;

rifiuto di obblighi vaccinali in assenza di incontrovertibili prove relative alla necessità di misure siffatte;

definizione di politiche di gestione delle emergenze che puntino su tutte le risorse a disposizione (inclusi i vaccini), ma dando priorità assoluta al potenziamento della sanità, alla medicina territoriale e a una cultura della personalizzazione delle cure;

sostegno a tutte le campagne per la liberalizzazione dei farmaci salvavita;

esame approfondito dell’opportunità di adozione di cure e di vaccini in base a fasce di età e di rischio della popolazione, puntando sulla relazione medico-paziente, fuori da politiche autoritarie e paternaliste;

predisposizione di un servizio di sorveglianza attiva che fornisca dati affidabili e pubblici.

Speriamo di ottenere un po’ della tua attenzione, anche se sono settimane incandescenti. Noi non dimentichiamo il fatto che la vera politica in difesa della Costituzione inizierà dal 26 settembre e avrà bisogno anche di Unione Popolare, a cui auguriamo di diventare un punto di riferimento per ricucire legami danneggiati da troppi silenzi e inavvertite complicità. Perché sono tanti a non dimenticare le decisioni politiche (come il lasciapassare verde) che, senza migliorare affatto la situazione sanitaria, hanno riversato sui cittadini le responsabilità dei problemi sollevati dalla pandemia, quando sappiamo che veniamo da decenni di tagli alla sanità e alla scuola, che hanno messo in grave crisi il nostro Paese.

Con stima,

Sara Gandini (epidemiologa/biostatistica)

Paolo Bartolini (analista filosofo, formatore e saggista)

da qui

mercoledì 27 luglio 2022

Le dimissioni di Draghi hanno squarciato il velo di Maia che copriva le sciagure della nostra Italia - Paolo Maddalena

 

Con la sfiducia a Draghi e le conseguenti sue dimissioni, si è squarciato il velo di Maia, che copriva le tante sciagure della nostra Italia. Sono usciti così allo scoperto: a) la reale figura di Draghi; b)lo sparuto numero di intellettuali neoliberisti, dei quali si serve la propaganda dei media; c) la inqualificabile massa dei politici populisti, a cominciare da Berlusconi; d) la massa dei cittadini senza idee, sbandata, accecata e infine stremata, dagli effetti provocati dalla propaganda genocida del neoliberismo, che ha distrutto il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, che assicurava loro posti di lavoro, sviluppo economico e benessere per tutti, mantenendo fuori commercio la proprietà pubblica demaniale dei beni in appartenenza al popolo, e utilizzando tali beni per l’intervento dello Stato (cioè del popolo) nell’economia. 

Per quanto riguarda la caduta del governo Draghi, è da dire che questo evento, come aveva preconizzato Peter Gomez, e ripetuto ieri Maddalena Oliva durante la trasmissione “in onda”, rispettivamente Direttore e Vice Direttore del fatto quotidiano on line, è stato pervicacemente voluto da Draghi stesso. Benché chiamato da tutte le parti, e persino dal movimento 5 stelle, a restare al suo posto, egli,con alterigia fuori posto, insulti e una inaccettabile forma di autoritarismo, ha proposto il suo “patto”, e cioè l’attuazione del sua disegno di legge “concorrenza”, che “privatizza” e “sottrae” alla “proprietà pubblica demaniale del popolo italiano “beni e servizi” di rilevantissimo valore economico, in quanto fonti di lavoro e di ricchezza per tutti. Il suo pensiero è stato informato al fatidico principio “non turbate il manovratore”. Egli infatti è stato durissimo nell’affermare che vuole una maggioranza unitaria; in sostanza una maggioranza tanto larga che impedisca a singoli partiti di avanzare richieste, con la riserva mentale di far cadere il governo in caso di rifiuto. Insomma Draghi si è dichiarato “fedelissimo” esecutore dei voleri delle multinazionali e della finanza, dimenticando di essere italiano e di avere il dovere, sancito dall’art. 54 Cost., “di adempiere le sue funzioni con disciplina e onore”. Disciplina e onore che sono del tutto mancate nel suo arrogante discorso.

Per quanto riguarda gli intellettuali intervenuti sui media, si tratta di persone che, probabilmente per loro scarse conoscenze economiche, hanno giurato su una “fede incrollabile” nel “pensiero neoliberista”, senza tener conto, che questo pensiero ha dato luogo a un “sistema economico” che accentrato la ricchezza nelle mani di pochi, impone una rigorosissima, e sovente dannosissima, concorrenza, con spreco di conoscenze, di professionalità, di posti di lavoro e di quanto necessario a una vita libera e dignitosa (art. 36 Cost.). E al riguardo non c’è altro da dire, se non ricordare che non saranno loro a pagare per questa insana e irrazionale scelta, ma l’ignaro popolo, da loro, forse inconsapevolmente, ingannato.

Per quanto riguarda la popolazione, quello che appare è una massa inerme di persone, sbandate, senza idee, impoverite anche sul piano intellettuale, drogate dalle imposture della propaganda mediatica, e infine “stremata” dalle sofferenze (aggravate dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina) imposte dalla perdita dei posti di lavoro e dall’impoverimento generale.

Eppure la speranza c’è. E’ l’attuazione della Costituzione, e in particolare, come sempre ho ripetuto, della reale attuazione del titolo terzo, della parte prima, dedicata ai “rapporti economici”. Un titolo nel quale viene pienamente accolto il sistema economico produttivo di stampo keynesiano, considerando le privatizzazioni, le liberalizzazioni, le svendite, le concessione della gestione di beni e servizi a privati speculatori, degli atti in pieno contrasto con i principi e i diritti fondamentali.

Da poco è sorto un nuovo partito, denominato “Unione popolare”, guidato principalmente dall’ex, valorosissimo, Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e dal notissimo Paolo Ferrero, che ha posto come programma l’attuazione dei principi testé esposti. Ripongo in questo nascente partito le mie più ardite speranze.

da qui

domenica 20 marzo 2022

Give peace a chance

articoli e video di Maso Notarianni, Marco Travaglio, Luigi de Magistris, Matteo Saudino, David Lifodi, Ignacio Ramonet, Alessandro Gilioli, Maria Ancona, Ida Dominijanni, Francesco Masala, Andrea Aloi, Università di Mosca, Giuseppe Bruzzone, Justine Brabant, Ludovic Lamant, Alessandro Orsini, Paolo Ferrero, Angela Dogliotti, Antonio Mazzeo, Andrea Zhok, Filippo Ravizza, Angelo Gaccione, Yuliy Dubovyk, Collettivo di fabbrica GKN, Fabio Armao, Marco Carnelos, John Lennon, Carlo Rovelli


Biden, Putin, Xi Jinping e Frank Zappa

di Francesco Masala

1 -Registi e produttori dei film-verità sulle rivoluzioni arancioni e sulla guerra in Ucraina incaricano Joe Biden di chiedere aiuto a Xi Jinping perché qualcosa gli è sfuggito di mano.

«Spetta a chi ha messo il sonaglio al collo della tigre il compito di toglierlo» ha detto Xi Jinping a Joe Biden

Anche se non sappiamo il cinese capiamo benissimo.

2 – Anche Frank Zappa, un altro nemico del potere a stelle e strisce, sorvegliato dal FBI, cita la tigre “La politica non è la risposta a tutto. É come i 1000 clown al circo che escono fuori dall’automobile finta e dovrebbero sorprenderti. Ecco cos’è la politica. Non mettono davvero la testa nella bocca della tigre. La politica é uno show per gente che non capisce. Le decisioni vere non vengono prese durante le elezioni. Vengono prese con un bel bicchiere di Perrier in qualche appartamento di lusso, da gente sfondata di quattrini che decidono come si spartiranno il mondo.”

3 – Che non un guitto qualsiasi ma il Ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio vanti nel suo curriculum il lavoro allo stadio (steward o venditore di bibite lo certificheranno i posteri) e non gli studi da diplomatico o ambasciatore spiega forse le sue imbarazzanti esternazioni (non in nostro nome), “profondi” ragionamenti appresi fra gli ultras degli spalti.

4 – Quando l’attore consumato Zalensky parlerà in videoconferenza a Parigi sa che gli basterà cantare alcuni versi di una canzone molto amata in Francia (non pacifista, per carità), per ottenere una standing ovation:

Entendez-vous dans les campagnes
Mugir ces féroces soldats?
Ils viennent jusque dans nos (vos) bras
Égorger nos (vos) fils, nos (vos) compagnes!

Aux armes, citoyens
Formez vos bataillons,
Marchons, marchons! (Marchez, marchez !)
Qu’un sang impur
Abreuve nos sillons!

(traduzione italiana da qui)

Sentite nelle campagne
Muggire questi feroci soldati?
Vengono fin nelle nostre (vostre) braccia
A sgozzare i nostri (vostri) figli, le nostre (vostre) compagne!

Alle armi, cittadini
Formate i vostri battaglioni
Marciamo, marciamo! (Marciate, marciate!)
Che un sangue impuro
Abbeveri i nostri solchi!


 

 

Scrive Maso Notarianni

Equidistante un cazzo.

Né né un cazzo.

Sono dalla parte, sempre e comunque, di chi sta sotto le bombe.

Sono contro, sempre e comunque, chi tira le bombe.

Sono contro, sempre e comunque, chi compie atrocità nel nome della patria.

Sono contro chi lascia per suo tornaconto personale che il suo popolo sia bombardato.

Sono contro la patria proprio. Meglio la matria.

Sono contro chi vende armi, contro chi le fabbrica, contro chi le regala.

Sono contro chi manda soldati al macello.

Sono contro chi manda soldati a macellare.

Sono contro chi di guerra si arricchisce.

Sono contro i potenti che si fanno la guerra.

Sono contro chi fa propaganda di guerra per leccare il culo ai potenti.

Sono dalla parte di chi la guerra subisce. E contro chi la fa e la sostiene.

Equidistante un cazzo.

Né né un cazzo.

Ho semplicemente un cervello che rimane acceso nonostante tutto.

Forse perché in guerra ci sono stato.

da qui


...continua qui

sabato 7 gennaio 2017

De Magistris e Saviano, il confine superato – Attilio Bolzoni



Non poteva dire nulla di più odioso, Luigi de Magistris. Lui, Roberto Saviano, che si arricchisce sulla pelle di Napoli. Lui che aspetta la “sparatina” o l’“ammazzatina“ per far lievitare il suo conto in banca. Sulla pelle di Napoli si arricchisce la borghesia camorrista, sulla pelle di Napoli si arricchiscono i pascià intoccabili del sottobosco amministrativo, politico e imprenditoriale che trafficano in tangenti e appalti, sulla pelle di Napoli si arricchiscono ruffiani e spacciatori e riciclatori.

Si arricchisce un'umanità disumana che arraffa ogni giorno tutto quello che può arraffare. Ma Luigi de Magistris, ex pubblico ministero di prima linea come si definisce lui, che non fa più il magistrato "per avere contrastato mafie e corruzioni sino ai vertici dello Stato", come sindaco di Napoli sta intraprendendo un duello che non potrà mai vincere se non nel piccolo cortile di casa sua. È una mossa che supera un confine che nessuno - soprattutto un ex "magistrato di prima linea" - dovrebbe mai oltrepassare. I confini contano. Sempre.

Non c'è soltanto un'eccitazione sopra le righe nelle parole contro Saviano - qui non sono importanti i dettagli o le posizioni e le opinioni sulla vera o presunta rinascita di una capitale meridionale, cruciale è la sostanza della sua dichiarazione di guerra - ma c'è anche un calcolo politico dove il sindaco sembra intravedere l'incasso di un profitto dall'attacco sferrato contro un italiano che continua a parlare e a scrivere di camorra e di quella Napoli. Inaccettabile per uno che è stato magistrato e che Napoli adesso la rappresenta, la guida, la sente come cosa sua e che non vuole scocciatori e osservatori critici fra i piedi.

La reazione di de Magistris è molto più grave di come potrebbe sembrare a prima vista, fatta solo d'istinto e passione. C'è di più, c'è qualcosa di più inquietante per noi che di queste faccende di mafie ci occupiamo da tanto tempo. C'è un capovolgimento, c'è un pericoloso deragliamento di de Magistris e una scelta di campo che cancella un passato che lui stesso altezzosamente rivendica e che subito dopo rimuove attraverso un linguaggio che non piace per niente. Somiglia troppo a quello di quei personaggi che attaccano da anni Saviano con le stesse frasi, le stesse insinuazioni, lo stesso tono subdolo che serve sostanzialmente per mettere al centro della questione lui e non quello che racconta. Il problema è Saviano o una certa Napoli?

Il sindaco de Magistris è scivolato o si è coscientemente e opportunisticamente gettato in questa trappola. Ne ricaverà forse vantaggio dalle sue parti con qualche titolone in queste ore, sicuramente ha fatto un passo che lo segnerà per il futuro. Troppo scaltro, troppo. E così scontato, così interessato che alla lunga il suo assalto contro Saviano - ne siamo convinti - gli si ritorcerà contro. Avrebbe potuto rispondergli garbatamente manifestando le sue perplessità, ricordandogli i cambiamenti positivi di Napoli durante la sua sindacatura, avrebbe potuto contestare le sue cronache fornendo spiegazioni.

Invece ha preferito colpirlo alle spalle con il più banale e insultante rimprovero. Non è stato al suo posto come sindaco. E nemmeno come ex magistrato "di prima linea". E neanche come cittadino. Ha usato argomenti che neppure i sindaci di Palermo del grande "sacco edilizio" o quelli che assistevano muti e sordi alle carneficine degli anni Ottanta avevano osato agitare così violentemente, contro giornalisti e scrittori del tempo che descrivevano una città losca e una realtà feroce.

Il sindaco di Napoli non gradisce più che si parli di quello, delle camorre, perché adesso a Napoli c'è lui. Se ne poteva parlare prima, ma ora non più. Come quegli altri sindaci o quegli altri potenti sparsi per l'Italia che non vogliono rompiballe nei dintorni. Un giorno è Lirio Abbate che raccoglie informazioni su Carminati e la banda di neri e di compagni e di verdi prezzolati che regna sul Campidoglio, un altro giorno è Giovanni Tizian che scopre i legami di Reggio (non Calabria, ma Emilia) con i boss della 'ndrangheta. Una volta tocca alla giovanissima Ester Castano che denuncia l'infiltrazione mafiosa nel tranquillo comune di Sedriano (poi sciolto per mafia, primo comune in Lombardia), un'altra volta tocca a Paolo Borrometi che per avere descritto le vergogne di Scicli è isolato come un cane rognoso anche dai suoi colleghi.

Tutti, a turno. Roberto, Ester, Lirio, Paolo, Giovanni. Mentre quegli altri nei convegni continuano a riempirsi la bocca di giornalismo d'inchiesta. È bello il giornalismo d'inchiesta, vero sindaco de Magistris? Sì, ma lontano da casa propria.