martedì 23 settembre 2014

17 anni

La notizia.
Un giovane di 28 anni è stato picchiato a morte da uno di 17.
Sì, però molestava i passanti…
Un giovane.
Ho capito, ma è successo a Tor Pignattara, la gente è esasperata...
28 anni.
Ha cominciato lui, gli ha sputato…
Picchiato a morte. Era un ubriaco senza fissa dimora…
Massacrato in strada. Il 17enne voleva difendere i passanti, è stato coraggioso…
Ucciso di botte.
Proprio qualche giorno fa si sono accoltellati dei romeni proprio in quella zona…
Un ragazzo. E’ colpa di questo multiculturalismo buonista…
Morto per uno sputo.
E’ il fallimento della società plurale…
Ammazzato da un altro ragazzo, più giovane. Chiudiamo le frontiere…
Un ragazzo che ha ora le mani insanguinate.
Io non sono razzista, ma se rimaneva al paese suo…
Assassino a 17 anni…

in quel paese bastardo che e` diventata l’Italia succede anche che a Torpignattara, Roma, mica dopo Eboli, un ragazzo di diciassette uccida a calci e pugni un ubriaco che dava fastidio e gli aveva sputato in faccia, e venga arrestato, e parte una manifestazione di solidarieta`, con un sit-in buonista, che i media pubblicizzano senza un commento, giusto per documentare a che livello di degrado siamo arrivati…
continua qui




uno così, almeno uno, c'è nel parlamento italiano e/o europeo?



da qui

lunedì 22 settembre 2014

dice papa Francesco


”Conosce la differenza tra il terrorismo e il protocollo? Con il terrorismo si può negoziare”

domenica 21 settembre 2014

Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario - Amara Lakhous

un giornalista un po' investigatore,  un po' mediatore "culturale" nel suo quartiere, un omaggio a Jean Claude Izzo, un pasticciaccio brutto che può andare a finire male, e altro, per un romanzo che si legge davvero bene.
e a dimostrazione che i libri "gialli" raccontano la realtà come tanti saggi, senza annoiare un minuto.
a me è piaciuto molto, non entrerà nella storia del romanzo, ma neanche sfigura di fronte a tanti colleghi titolati, provateci, trascorrerete un paio d'ore piacevoli - franz




Ottobre 2006. Mancano pochi mesi all'entrata della Romania nell'Unione Europea, ma Torino è scossa da una serie di omicidi che coinvolgono albanesi e rumeni. È in corso una faida fra delinquenti, o c'è dietro la mano della criminalità organizzata che prima 'infesta' e poi 'bonifica' certe aree per speculare nel settore immobiliare? Enzo Laganà, nato a Torino da genitori calabresi, è un giornalista di cronaca nera che vuole vederci chiaro e scoprire il movente degli omicidi. Ma prima di far luce sul caso dovrà occuparsi di una spinosa vicenda che riguarda Gino, il maialino del suo vicino di casa, il nigeriano Joseph. Chi ha portato il maialino nella moschea del quartiere? E soprattutto perché? Enzo dovrà far luce su questi piccoli e grandi misteri usando un bel po' di fantasia, ironia e tanta pazienza. Un giallo multietnico per raccontare il nostro Paese multiculturale all'insegna della commedia all'italiana.

Come negli altri romanzi si mescolano lingua e dialetti, registri linguistici, contenuti ‘alti ‘e contenuti ‘bassi’ e tanto, tanto cinema. Una scrittura che sa mescolare una informazione minuziosa su eventi e fatti drammatici di cui si parla con situazioni comicamente surreali, essendo l’autore provvisto di una grande capacità di saper dosare i diversi ingredienti. Le tematiche emergono dalle storie dei personaggi: si passa dalla mania dei quiz televisivi alle traversate del Sahara e del mare dei migranti, dalla migrazione di un nucleo di italiani in Romania allo sforzo dei volontari che intervengono nei quartieri  a rischio, dall’attenzione degli italiani per gli animali e l’indifferenza per la sorte dei migranti, dal mammismo dei maschi italici alla commistione mafia dei colletti bianchi - affari di riciclaggio - politica. Una scrittura leggera che ha il pregio di informare senza annoiare mai.

…Il romanzo di Amara Lakhous si svolge con leggerezza. Affascina il lettore che non viene sopraffatto da storie angosciose o tortuose. Le levità della narrazione è determinata in special modo dai continui interventi della madre del protagonista che gli telefona spesso, pur essendo a distanza di moltissimi chilometri da Torino perchè dimora in un paese del meridione,e gli raccomanda le più minuziose cure da adottare nella gestione della casa, perfino della scadenza dei cibi conservati nel frigo. La donna è informata di tutte le mosse del figlio da due persone, due donne anziane: una vicina di casa che Enzo chiama zia e la donna di servizio. E’ così osservato e “protetto” che intervengono anche quando dovrebbe essere lasciato in pace, così come avviene quando sta per concludere un approccio amoroso con una donna.
Una sottile ironia, proprio per questi elementi, serpeggia in tutto il romanzo. Ironia della professione di giornalista: “Il novanta per cento delle notizie pubblicate quotidianamente è falso. Il cinque per cento non è verificato e soltanto il resto sono notizie vere”. Ironia sulla onnipresenza delle madri meridionali. Ironia su conflitti che si instaurano fra gruppi di persone. In questo caso un maialino, a cui si vuole addirittura conferire la dignità di maialino italiano se non padano.
L’ultimo aspetto da sottolineare è quello dalla pluralità del registro linguistico, da quello dialettale, che fa capolino di tanto in tanto, a quello specialistico del giornalismo, a quello della parlata popolare quotidiana.

Goat in concerto

22 settembre 1832: relazione del viceré di Sardegna, marchese di Yenne, sulle «chiudende»

uno dei tanti criminali attacchi ai beni comuni, quando ancora non si chiamavano così.

ecco il testo del famoso (almeno in Sardegna) “Editto delle Chiudende”:

Regio Editto Sopra le chiudende, sopra i terreni comuni e della Corona, e sopra i tabacchi, nel Regno di Sardegna. In data del 6 d’ottobre 1820, Torino Il Re Carlo Emanuele, Avolo mio d’immortal memoria, fra le molte sue cure pel rifiorimento della Sardegna, manifestò il pensiero di favorire le chiusure dei terreni; principalissimo mezzo d’assicurare, ed estendere la proprietà, e così promuovere l’agricoltura. Convinti Noi di questa verità, già soggiornanti nell’Isola, Ci siamo applicati ad incoraggiare sì gran miglioramento, e l’anno scorso abbiamo poi creduto bene d’annunziare la legge, che si stava d’ordine nostro preparando. Ora col parere del Nostro Consiglio, di certa Nostra scienza, ed autorità Sovrana, ordiniamo, e stabiliamo in forza di legge quanto segue.
  • Qualunque proprietario potrà liberamente chiudere di siepe, o di muro, o vallar di fossa, qualunque suo terreno non soggetto a servitù di pascolo, di passaggio, di fontana, o d’abbeveratoio.
  • Quanto ai terreni soggetti a servitù di pascolo comune, il proprietario, volendo far chiusura, o fossa, presenterà la sua domanda al Prefetto, il quale nella sua qualità d’Intendente, sentito, in Consiglio raddoppiato, il voto delle Comunità interessate, procederà secondo le norme, che saranno stabilite.
  • Qualunque Comune potrà esercitare sopra i terreni, che gli spettano in proprietà, gli stessi diritti assicurati ad ogni proprietario dall’art. 1 della presente legge.
  • Il terreno di proprietà del Comune trovandosi nel caso indicato nell’art.II, la deliberazione dovrà essere presa parimenti in Consiglio raddoppiato, e sottoposta al Prefetto nella sua qualità d’Intendente, per aspettarne le superiori deliberazioni.
  • Colle stesse forme potrà il Comune, invece di chiudere i terreni di sua proprietà, deliberare il progetto di ripartirli per uguali porzioni fra Capi di Casa, o di venderli, o di darli a fitto; il tutto con quelle riserve, o condizioni, che saranno determinate a vantaggio degli stessi Comuni, e del Regno.
  • Quando fra un anno, dopo la pubblicazione della presente legge, il Comune non abbia deliberato il progetto di chiudere, o ripartire, o vendere, o dare a fitto, il riparto potrà essere chiesto davanti al Prefetto dai Capi di casa, in numero almeno di tre.
  • I terreni propri della Corona, e fra questi i derelitti, e gli altri vacanti, potranno essere venduti, o dati a fitto, o ceduti gratuitamente, od altrimenti assegnati in un modo conforme alle massime stabilite pel riparto dei terreni Comunali.
  • In qualunque terreno chiuso sarà libera qualunque coltivazione, compresa quella del tabacco.
  • Sarà libera in tutto il Regno la vendita delle foglie di tabacco, la manifattura, la vendita e l’uscita del tabacco, mediante il pagamento dei dazi che saranno stabiliti.
Data dal Nostro Castello di Stupinigi, l’anno del Signore mille ottocento venti, e del Regno Nostro il decimonono, addì sei del mese d’ottobre. Vittorio Emanuele
da qui 

le cose andarono molto peggio del previsto: L’ex viceré di Sardegna, marchese di Yenne, scrisse due relazioni, la prima il 22 settembre 1832, la seconda il successivo 6 ottobre, che contengono una cronaca sufficientemente istruttiva degli effetti dell’Editto: «È veramente eccessivo l’abuso che fecesi delle chiudende da alcuni proprietari. Siffatto abuso è quasi generale. Si chiusero a muro ed a siepe dei boschi ghiandiferi, si chiusero al piano e ai monti i pascoli migliori per “obbligare i pastori a pagarne un altissimo fitto” e si incorporarono perfino le pubbliche fonti e gli abbeveratoi per meglio dettare ai medesimi la legge». Rincarando la dose, aggiunse che l’Editto «giovò nella sua esecuzione soltanto ai ricchi e potenti». Sempre dalla relazione del viceré si apprende (per aver egli assunto «le più accurate informazioni») che gli incidenti cominciarono a Gavoi, con l’abbattimento di tre chiusi e con «discussioni fra li demolitori e danneggiati»; seguitarono poi alla vicina Mamoiada e poi a Nuoro, Fonni, Bitti ed altri paesi, «portando in tutti codesti luoghi devastamenti, incendi e rovine, e segnatamente in Benetutti, il di cui aspetto mette orrore al passeggiero».
da qui   

…Scrive Enea Beccu nel suo libro “Tra cronaca e storia le vicende del patrimonio boschivo della Sardegna”: «Se il fine fu lodevole, non altrettanto lo fu l’applicazione pratica della norma, che ebbe effetti devastanti in molte campagne. Le concessioni di terreno da destinare a coltivazioni specializzate, oliveti, vigne, cereali, o a pascolo, dovevano essere di superficie limitata, e venivano accordate con la clausola che fossero lasciate libere alcune aree di uso comune: la strada per il passaggio del bestiame rude, quella per il passaggio del bestiame domestico e dei carri, il pubblico abbeveratoio e la vicina fonte perenne. In realtà poi le cose andarono diversamente e si verificarono tanti abusi: furono recintate anche superfici considerevoli, con o senza l’autorizzazione prescritta, inglobati abbeveratoi e strade, sottratti all’uso comunitario preziosi pascoli ghiandiferi, e ciò finì per generare molti disordini tra la popolazione rurale povera e già esasperata dalle angherie baronali. I “prinzipales”, i notabili dei singoli villaggi, le persone benestanti “le quali ad altro non pensano che a chiudere terreni per usurparne dalla Comunità e far necessitare l’abbeveraggio del bestiame nei fiumi, con il qual mezzo nell’invernale stagione e nella primavera si fanno pagare a caro prezzo dai pastori il pascolo”, approfittarono dell’Editto per impadronirsi di vaste terre d’uso comune e questo sfociò in disordini, devastazioni ed incendi, molti dei quali riguardarono aree boscate. Queste privatizzazioni incisero sulla disponibilità – se non a prezzi esosi – dei pascoli, ed anche delle ghiande occorrenti per l’allevamento dei maiali domestici e determinarono, in qualche caso, una riduzione di due terzi del loro numero»…
da qui  

Melchiorre Murenu scrisse una poesia diventata famosa: 
«Tancas serradas a muru 
fattas a s’afferra afferra; 
chi su chelu fid in terra
l’haiant serradu puru.  

 Pascoli chiusi con muri 
fatti all’arraffa arraffa; 
se il cielo fosse stato in terra 
avrebbero recintato anche quello. 
(Tancas serradas a muru -  Melchiorre Murenu)  

George Carlin, sempre sia lodato