mercoledì 26 novembre 2014

ex procuratore generale israeliano esorta l'UE a riconoscere la Palestina

L'ex procuratore generale israeliano Michael Ben-Yair ha chiesto al parlamento dell'Unione europea di  riconoscere ufficialmente lo Stato di Palestina.
Ben-Yair, in un  articolo pubblicato Venerdì nella EUobserver ,ha affermato che Israele ha imposto un "regime di apartheid"  ai  palestinesi in Cisgiordania e ha affermato che "il popolo palestinese ha diritto a uno stato.
"Il sionismo politico ha cercato di trovare una soluzione per la persecuzione del popolo ebraico attraverso la definizione di uno stato ... non però  a scapito di un'altra nazione," 
Il Parlamento europeo è convocato   Giovedi  per votare  su un disegno di legge che riconosca uno stato palestinese. Anche se la formulazione del progetto di legge deve ancora essere finalizzato, si ritiene che probabilmente riconoscerà uno stato palestinese lungo i confini del 1967 con Gerusalemme come sua capitale.
Oltre 700 israeliani artisti, celebrità e professionisti - tra cui ex ufficiali militari, ambasciatori e membri della Knesset - hanno firmato una petizione invitando i parlamentari dell'Unione europea a sostenere il disegno di legge..
L'ex procuratore generale  ha anche detto che il sionismo politico non "si è sforzato di stabilire uno stato entro i confini della biblica 'terra promessa'", né ha cercato di controllare i luoghi sacri, tra cui la Tomba dei Patriarchi, una struttura venerata nella città cisgiordana di Hebron 
La tomba è sacra sia per l'ebraismo e l'islam ed è un punto di infiammabilità per la violenza.Ben-Yair aderì a una petizione  diretta al primo ministro Yitzhak Rabin nel 1994 per sfrattare tutti coloni ebrei che vivevano a Hebron, dopo che  un estremista ebreo nato in America, Baruch Goldstein, uccisi 29 fedeli palestinesi all'interno del Santuario e ne  ferì altri 125.  Ben-Yair ha affermato, inoltre, che, con il pretesto della sicurezza, Israele ha trasformato la Cisgiordania in uno "stato coloniale," e ha aggiunto che la resistenza palestinese è una lotta per la "liberazione nazionale" che in ultima analisi  deve essere realizzata.
"L'unica domanda che rimane è questa: quale è il prezzo sanguinosa che entrambe le nazioni pagheranno fino alla liberazione del popolo palestinese?  Con l'occupazione prolungata non stiamo solo perdendo  Israele come società libera e giusta, ma stiamo minando notevolmente l'esistenza sostenibile dello Stato", ha scritto Ben-Yair . Ha elogiato il  Regno Unito , la Svezia , l'Irlanda  e Spagna per l'adozione di misure volte a riconoscere uno Stato palestinese: "Questo passo non è solo giusto, ma protegge anche gli interessi di sicurezza nazionali di entrambe le nazioni."
Nell' aprile del  2013 su   Ynet  l'ex procuratore generale aveva definito sulla sua pagina Facebook gli  insediamenti ebraici in Cisgiordania "gli atti più malvagi e folli dalla seconda guerra mondiale."
Alla domanda se pensava  che gli insediamenti della Cisgiordania fossero in realtà peggiori  del regime di Pol Pot in Cambogia  o  di Stalin in Unione Sovietica o del genocidio del Darfur, Ben-Yair  ha ribadito la sua dichiarazione, aggiungendo che "il movimento dei coloni è un atto politico  e rappresenta uno stato contro un altro popolo e come tale è atto più malvagio e immorale dalla fine della seconda guerra mondiale ".

due racconti letti da Julio Cortázar



Il Job Act, un'offesa al lavoro - Giulietto Chiesa

martedì 25 novembre 2014

La rivoluzione dello sguardo - Franco Arminio

Cari ragazzi,
abitate da poco una terra antica, dipinta con le tibie di albe greche, col sangue di chi è morto in Russia, in Albania. Avete dentro il sangue, il freddo delle navi che andavano in America, le grigie mattine svizzere dentro le baracche.
Prima il mondo filava le sue ore lentamente e ogni scena era per tanti, tutti insieme nel pochissimo bene che c’era e nel male che aveva il suono sotto le coppole e le mantelle nere. Era la terra dei cafoni e dei galantuomini, era il sud dell’osso, era un uovo, un pugno di farina, un pezzo di lardo. Ora è una scena dissanguata, ora ognuno è fabbro della sua solitudine e per stare in compagnia si è costretti a bere, a divagare nel nulla, a tenersilontani dal cuore. È uno stare che non contesta niente, ma è senza pace, senza convinzione. Ora non vi può convincere nessuno. Dovete camminare nel mistero di questa epoca frivola e dannata, in questa terra che muore e che guarisce, dovete stare nelle crepe che si sono aperte tra una strada e l’altra, tra una faccia e l’altra, tra una mano e l’altra.
Tutto è spaccato, squarciato, separato. Sentiamo l’indifferenza degli altri e l’inimicizia di noi stessi. È una scena che non si muta in un solo giorno, ma è importante sollevare lo sguardo, allungarlo: la rivoluzione del guardare. Uscite, contestate il vomito invecchiato su una mattonella a cui si è ridotta la politica. Contestate con durezza i ladri del vostro futuro: sono qui e a Milano e a Francoforte, guardateli bene e fategli sentire il vostro disprezzo. Siate dolci con i deboli, feroci coi potenti. Uscite e ammirate i vostri paesaggi, prendetevi le albe, non solo il far tardi. Avvolgete con strisce di luci le ombre in cui dimorano i vostri nonni.

Vivere è un mestiere difficile a tutte le età, ma voi siete in un punto del mondo in cui il dolore più facilmente si fa arte: e allora suonate, cantate, scrivete, fotografate. non lo fate per darvi arie creative, fatelo perché siete la prua del modo: davanti a voi non c’è nessuno. Il sud italiano è un inganno e un prodigio. Lasciate gli inganni ai mestieranti della vita piccola. Pensate che la vita è colossale. Siate i ragazzi e le ragazze del prodigio.

(grazie a Betti per la segnalazione)

lunedì 24 novembre 2014

26 novembre: Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day)

…I Padri Pellegrini, perseguitati in patria per le loro idee religiose piuttosto integraliste, decisero all’inizio del diciassettesimo secolo di abbandonare l’Inghilterra e andare nel Nuovo Mondo, l’attuale America del Nord. 102 pionieri (52 uomini, 18 donne e 32 bambini) imbarcati a bordo della Mayflower, arrivarono sulle coste americane nel 1621, dopo un duro viaggio attraverso l’Oceano Atlantico; durante il viaggio molti si ammalarono e alcuni morirono.
Quando arrivarono, con l’inverno ormai alle porte, si trovarono di fronte ad un territorio selvatico e inospitale, fino ad allora abitato solo da nativi americani. I Pellegrini avevano portato dall’Inghilterra dei semi di vari prodotti che si coltivavano in patria e li seminarono nella terra dei nuovi territori. Per la natura del terreno e per il clima, la semina non produsse i frutti necessari al sostentamento della popolazione, per cui quasi la metà di loro non sopravvisse al rigido inverno. Questa situazione rischiava di riproporsi anche l’anno successivo se non fossero intervenuti i nativi americani, che indicarono ai nuovi arrivati quali prodotti coltivare e quali animali allevare, nella fattispecie il granturco ed i tacchini…

I nativi americani erano dei sempliciotti e degli incoscienti, hanno aiutato quelli che poi li avrebbero sterminati.
E amavano gli animali, i nativi americani:
…L’uomo bianco deve trattare gli animali come fratelli. Io sono un selvaggio e non capisco altri pensieri.
Che cosa è l’uomo senza gli animali ? Se non ce ne fossero più gli indiani morirebbero di solitudine. Perché qualunque cosa capiti agli animali, presto capita all’uomo. Tutte le cose sono collegate.
 …Al bisonte venivano dedicate preghiere e danze di ringraziamento durante le battute di caccia, sia che cadesse sotto i colpi dei cacciatori sia che riuscisse a fuggire.
Mai avrebbero immaginato che quei poveracci di Pellegrini  avrebbero fondato i mattatoi industriali e Merdonald e le preghiere sono una finta per lo sfruttamento e lo sterminio degli animali.
E, en passant, anche l’agnello di Dio è un bel business.
Sembra che le religioni di origine biblica siano sponsorizzate dai grossisti di carne e dalle corporazioni dei macellai, business is business, Dio è amore, dicono dopo gli arrosti e tutti i secondi.




23 novembre 1980: terremoto dell’Irpinia

Del terremoto dell’Irpinia ricordo che una sera, alla casa dello studente, dopo cena (la mensa era lì), si passava un po’ il tempo, nella sala tv, due chiacchiere, uno sguardo distratto alla televisione.
Improvvisamente qualcuno aveva alzato il volume, c’era un’interruzione delle trasmissioni, iniziava a parlare Pertini, l’unico che tutti potevamo chiamare “il nostro Presidente”, la prima e unica volta.
Tutti ascoltammo in silenzio le parole di Pertini:

Ho anche un altro ricordo, del terremoto, un amico di 18 anni, come altri ‘angeli del fango’, era partito volontario a dare il suo contributo là dove c’era bisogno, confermando al ritorno le parole di Pertini.