lunedì 22 dicembre 2014

ricordo di Joe Cocker



Abbiamo ucciso Stella e altri racconti - Marlen Haushofer

dopo La parete trovo un libro di racconti di Marlen Haushofer e non riesco a privarmene. 
sono di quei racconti che i meno riusciti sono belli, gli altri bellissimi.
niente di allegro, avverto prima, ma i racconti si dividono non in allegri e tristi, ma belli e brutti, e qui di brutti non ne trovi neanche uno, stanne certo - franz

domenica 21 dicembre 2014

Lettera al figlio sull’utilità della scuola - Luther Blissett

Se per un istante solo dimenticherai che non sei una marionetta di stoffa e ti regalerai un pezzo di vita, probabilmente non dirai tutto quello che pensi, ma penserai tutto quello che dici.
Dà valore a ciò che leggi, non per ciò che sta scritto ma per le cose che scoprirai scritte dentro di te. E se non scopri nulla, conserva quel libro per un momento migliore.
Ascolta molto, osserva di più, e se gli altri parlano di come è importante il passato prendi in esame il mondo che hai davanti e essi hanno preparato per te (le strade, l’aria, lo sguardo dei tuoi amici) e vedi se è adatto a te. Ma non ascoltare mai chi parla come legge e legge come parla. E impara che nel passato c’era una promessa di felicità che è stata dimenticata. Poi corri a comprarti un buon gelato al cioccolato!
Se hai un cuore, è nel cuore che devi scrivere ciò che leggi. E lascia ai ragionieri dell’esistenza di rinfacciarti la loro sapienza, perché prima o poi ti faranno odiare l’esistenza e la sapienza.
Se qualcuno ti parla di Spinoza, di modi e attributi e tu ci capisci poco, corri vicino al mare e fermati a contemplare le onde che sono sempre le stesse e sono sempre diverse. Sentirai che Spinoza era un buon filosofo e capirai che il tuo professore non ha mai guardato le onde.
Quando studi, pensa che migliaia di uomini prima di te hanno cercato la verità senza trovarla. Ed è molto improbabile che ci sia riuscito il tuo professore. Se l’avesse trovata, forse smetterebbe di insegnartela. Se qualcuno ti dirà che l’universo è una macchina, pensa com’è bello far finta almeno per un istante che non lo sia. Assapora l’acqua che bevi e il cibo che mangi. Prima o poi espellerai dal tuo corpo ciò che non ti serve. Poi chiedi al mattino al tuo professore se è vero che nulla cambia più rapidamente delle verità fondate sull’esattezza.
Non permettere che passi un solo giorno senza imparare nulla di nuovo. Né ripetere ciò che ti viene detto senza chiederti perché ti viene detto così, e non in un altro modo.
Convinci i tuoi compagni e i tuoi professori che si può anche fallire, senza smettere di essere uomini. E vincere, senza mai esserlo stati.
Innamorati delle cose che studi, se vuoi rimanere giovane anche quando sarai vecchio come il tuo professore che non è stato mai innamorato delle cose che spiega.
Regala al professore di matematica un libro di poesia, a quello di italiano un manuale di algebra, al professore di inglese Lo Cunto de li Cunti di Basile, a quello di scienze un testo di Jodorowski, al professore di filosofia il Tractatus, a quello di latino e greco Psiche, al professore di arte un set di pennarelli, a quello di educazione fisica il manuale zen sul tiro con l’arco, al professore di religione la Legenda Aurea, al tuo preside Il Gattopardo. E tu regalati, con quello che ti resta, gli scritti di Pasolini sulla televisione. Ai tuoi professori insegna che la vecchiaia non arriva con l’età, ma con l’indifferenza. E che è facile come essi fanno cercare una chiave sotto un lampione solo perché c’è luce ed è più facile invece che nel bosco dove l’hanno perduta.
Ricordati che mercato oggi è una parola buona. Ma al mercato c’è anche chi non ha soldi per comprare. E non sempre è il peggiore. Ricorda anche che per ogni mercato c’è un tempio che lo accoglie.
Quando nascendo con il tuo piccolo pugno hai stretto per la prima volta il mio dito, ho sentito che avrei voluto per te un mondo diverso da quello che abbiamo. Non permettere che un giorno sia anche tu a provare la stessa emozione.

giovedì 18 dicembre 2014

La scuola dei carnefici - Daniela Pia

Eppure avevo riposto il registro nel cassetto, ricordo di essere uscita da scuola. Pioveva a dirotto. Sono tornata a casa, nel tepore delle mie stanze. Da lì, dal Pakistan mi sono giunti i suoni degli spari. Ed ero di nuovo lì, a scuola. Avevo davanti i banchi:
vuoti, macchiati di sangue. Ho aperto il registro. Non mi bastava l’alfabeto, non ne ho trovato uno capace di contenere i nomi, strappati dalle pagine della vita. Sottratti all’istruzione, ai giorni, alla poesia, alle note di un futuro:
Asmaa, l’Eccellente
Doaa, una voce del cuore
Hakima, la saggia
Hamamah, che scontò una pena per molto amore di Allah
Rajyah, colei che spera
Sarah, la principessa
Tahira, l’innocente
Ahmad, il più lodato
Azuz, il prezioso
Bilal, acqua che rinfresca
Faruq, che separa il vero
Hanif, colui che rigetta l’errore
Nassir, colui che porta assistenza
Wajid, colui che trova ciò che desidera
Rahim, pieno di mansuetudine
Seth, dono
Tayeb, il buono (morto bambino)
Zakkaria, pace su di lui.
E mentre ripassavo il volto degli assenti che mai avrebbero giustificato annotavo gli argomenti: barbarie, inciviltà, vendetta, guerra. Parole che mi rimbombano nella coscienza e spalancano innanzi il baratro di un inferno. Una voragine che sembra avere inghiottito l’ umanità. Una voragine dalla quale Allah e tutti gli dei sono fuggiti. Non senza aver fotografato la follia di chi spense gli occhi «all’acqua che voleva rinfrescare»; «a colui che doveva portare assistenza»; «a colei che sperava»; alla «voce del cuore» e a tutti coloro «che scontarono una pena – straziante – pur portando molto amore al nome di Allah».
A quella follia Allah chiuderà le porte della Janna per impedire ai bambini di incontrare i loro carnefici e consentire loro di conservare una parvenza di giustizia, protetti dentro un’ aula scolastica dove al fanatismo sarà impedito l’ ingresso.

Un certo Julio. Vita di Cortázar illustrata da Rep - Rep, Sara Castro-Klaren

questo libro è prezioso.
ma questo lo sanno solo quelli che conoscono e amano i libri di Julio Cortázar.
per gli altri sarà un libretto come tanti, ma non è colpa loro, è che non sanno.
ma non è mai troppo tardi.
buona lettura - franz




Un certo Julio è due libri in uno.
Il primo, quello che trovate sulle pagine di sinistra, è una lunghissima intervista inedita a Julio Cortázar in cui l’autore di Bestiario, di Storie di cronopios e di famas, di Un certo Lucas, parla di sé non come scrittore ma in quanto lettore (le scorpacciate giovanili di polizieschi e fantascienza; l’amore adulto per la poesia romantica inglese; i filosofi, i surrealisti, e i grandi compatrioti latinoamericani come Lezama Lima, García Márquez e Borges...) e di come diventare lettore sia stato il primo passo per diventare scrittore.
L’altro libro, che scorre sulle pagine di destra, è una curiosa e originale biografia di Cortázar disegnata da Rep, uno dei più famosi fumettisti argentini contemporanei, e concepita come un omaggio al capolavoro di Cortázar, Il gioco del mondo: ispirata al principio della non-linearità, inizia con l’autore nel pieno della sua formazione letteraria, salta indietro verso l’infanzia, balza in avanti fino alla maturità artistica per poi tornare agli anni della scuola e dei primi successi letterari.
Due libri in uno, che si parlano fra loro. Un omaggio in due forme che Cortázar avrebbe apprezzato senz’altro: un libro giocoso ma profondo, leggero e rigoroso. Un vero vademecum per il crescente numero dei fan del grande maestro argentino.
da qui

martedì 16 dicembre 2014

Le mie stelle nere – Lilian Thuram

prima ho guardato l’indice del volume, e con un po’ di vergogna ho capito che della maggior parte delle stelle nere del libro non sapevo niente, o quasi.
allora ho deciso di conoscere quelle persone, e ho scoperto quanto grandi fossero, e quanto l’uomo bianco (wasp e non solo, purtroppo) sia stato, sia (e temo sarà) assassino e genocida.

(e comunque ha sempre ragione don Lorenzo Milani quando dice : "Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora io reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri")

dopo la lettura ne sono uscito arricchito e felice di aver letto quelle pagine.
grazie a Lilian Thuram, che ha proprio una bella testa.

questo dovrebbe essere un libro di testo consigliato in tutte le scuole di ogni ordine e grado, di sicuro obbligatorio alle scuole superiori - franz





scrive Lilian Thuram:
“I muri della mia aula erano bianchi, le pagine del mio libro di storia erano bianche. Non sapevo nulla dei miei antenati. Si parlava solo di schiavitù, la storia dei neri,
presentata in quel modo, era solo una valle di lacrime e guerre. Sapete dirmi il nome di uno scienziato nero? Di un esploratore nero? Di un filosofo nero? Di un faraone nero?”

…Lilian Thuram tira fuori personaggi che solo gli specialisti conoscono, e a volte nemmeno loro. E’ una bella operazione perchè si capisce come il razzismo è stato il frutto di un sistema. Si capisce come teorie pseudo-scientifiche e scienziati siano stati usati al servizio di progetti di egemonia politica, economica e commerciale.
Soprattutto si capisce come tutto ciò non è semplicemente avvenuto nel passato, ma avviene ancora oggi. Non c’è più il razzismo pacchiano del passato, ma qualcosa di più subdolo, di più strisciante…

"Se non lo hai mai vissuto non puoi sapere cosa prova un nero quando gli fanno il fanno il verso della scimmia. E' pura violenza. E' un problema culturale. Per questo dobbiamo parlare ai bambini, è da lì che dobbiamo ripartire. Chi è razzista è un debole. Dobbiamo insegnare ai bambini l'uguaglianza"…
da qui





sabato 13 dicembre 2014

Cantone de sos bestidos de biancu (Ballata dei vestiti di bianco) - Francesco Masala

Cantone de sos bestidos de biancu
(Francesco Masala)

Intendide, bona zente,
dae cando mundu est mundu,
semper gìrana in tundu
gìrana semper in tundu
sos bestidos de biancu.
Semus in custa barca
dae tempus de cando mai,
in-d unu campu de trigu
ue messadore benit
ne oe ne crasa ne mai.
Amigos malefadados,
cumpagnos de malasorte,
intendide custa istória,
ch’est istória de vida,
ch’est istória de morte.
Babbu meu fit massaju,
cun sa matta unfiada
de orzattu e de abba,
messende sutta su sole
ispiga ruinzada.
Mamma mia, ojos de craba,
fit craba chena latte,
donzi notte, tota notte,
a una pupia de istratzu
cantat s’anninnia.
Bénnidos sunu poi
sos deos de Milanu:
Abbandona la terra, mi ana nadu,
lavora nella fabbrica,
diventerai operaio!
M’ana leadu sa terra
e custu mi est toccadu:
semenare mattones,
tubàmine, limbiccos,
zimineas de fogu,
óbigas e tropeas,
matraccas de inferru:
gàrriga, isgàrriga, piga,
suera, trabàglia, fala,
avvita, ispinghe, gira,
pintzas, tenazas, tira.
Sa fràbica de néula
caminat a sa sola:
non sono diventato operaio
non so pius massaju,
so unu chena tribàgliu.
Una valigia ligada a ispau,
emigradu in Germania:
fràbicas de padronos
chi donzi sero si sàmunan
su culu cun abba de rosas.
Montierenkette:
gàrriga, isgàrriga, piga,
suera, trabàglia, fala,
avvita, ispinghe, gira,
pintzas, tenazas, tira,
arbaiten… arbaiten… schlapp…
arbaiten… schlapp… arbaiten…
Una valigia ligada a ispau,
leada a ispuntadas de pê
dae sa mala fortuna.
Sa vida in pinnetas de latta,
semus in milli in cue intro,
chie drómmidi, chie màndigada,
chie fùmada, chie bùffada,
chie iscrìede, chie lèggede,
chie iscarràsciada, chie prègada,
chie frastìmada, chie tróddiada,
chie àndada a su tribàgliu,
chie tòrrada dae su tribàgliu
die e notte, notte e die.
Oe mi ada iscrittu una lìttera
sa colza ’e muzere mia:
«Proite non torras? So sola,
comente unu sulcu senza sèmene».
Isterrugiadu in-d un’anta,
penso a pramma dorada.
Mariposas de ammentu
e tràntulas nieddas
mi móssigan su coro:
no isco pius chie so…
no so pius nudda…
camicia di forza… librium…
doccia fredda… elettroshock…
Cumpresu, bona zente? So torradu
e mi che ana tzaccadu
in mesu a sos bestidos de biancu
chi giran sempre in tundu
semper gìrana in tundu
dae cando mundu est mundu
comente poveroscristos
a contare onzi die
su tempus de cando mai
in custu campu de trigu
ue messadore benit
ne oe ne crasa ne mai.


BALLATA DEI VESTITI DI BIANCO
(traduzione di Francesco Masala)

Ascoltate, buona gente,
da quando mondo è mondo,
sempre girano in tondo
girano sempre in tondo
i vestiti di bianco.
Siamo nella stessa barca
dal tempo di quando mai,
in un campo di grano
dove il mietitore viene
né oggi né domani né mai.
Amici malfatati,
compagni di malasorte,
ascoltate questa storia,
che è una storia di vita,
una storia di morte.
Mio padre contadino
aveva la pancia gonfia
di pane d’orzo e d’acqua,
mietendo sotto il sole
le spighe arrugginite.
Mia madre, occhio di capra,
era capra senza latte,
ogni notte, tutta notte,
a una bambola di stracci
cantava la ninna nanna.
Dopo sono venuti
Gli déi di Milano:
Abbandona la terra, mi hanno detto,
lavora nella fabbrica,
diventerai operaio.
Mi hanno preso la terra
e questo mi è toccato:
seminare mattoni,
tubature, alambicchi,
ciminiere di fuoco,
trappole, trabocchetti,
ordigni infernali:
carica, scarica, monta,
suda, fatica, smonta,
avvita, spingi, gira,
pinze, tenaglie, tira.
La fabbrica di nebbia
camminerà da sola, è cibernetica:
non sono diventato operaio,
non sono più contadino,
sono solo disoccupato.
Una valigia legata con lo spago,
emigrato in Germania:
fabbriche di signori
che ogni sera fanno la doccia
al culo con acqua di rose.
‘Catena di montaggio’:
carica, scarica, monta,
suda, fatica, smonta,
avvita, spingi, gira,
pinze, tenaglie, tira,
‘lavorare… lavorare… presto…
lavorare… presto… lavorare…’
Una valigia legata con lo spago,
presa a calci
dalla malafortuna.
Viviamo nei capannoni,
siamo in mille lì dentro,
chi dorme, chi mangia,
chi fuma, chi beve,
chi scrive, chi legge,
chi sputa, chi prega,
chi bestemmia, chi scorreggia,
chi va al lavoro,
chi torna dal lavoro,
giorno e notte, notte e giorno.
Oggi mi ha scritto una lettera
la mia povera moglie:
«Perché non torni? Sono sola
come un solco senza seme».
Sdraiato in un angolo,
penso a palma adorata.
Farfalle della memoria
e tarantole nere
mi mordono il cuore:
non so più chi sono…
non sono più nulla…
camicia di forza… librium…
doccia fredda… elettroshock…
Capito, buona gente? Sono tornato
e mi hanno messo qui
fra i vestiti di bianco
che giran sempre in tondo
sempre girano in tondo
da quando mondo è mondo
come poveri cristi
a contare ogni giorno
il tempo di quando mai
in questo campo di grano
dove il mietitore viene
né oggi né domani né mai.