venerdì 25 luglio 2014

Gaza: provate un secondo ad immaginare… - baruda

Immaginate di non poter più portare i vostri figli a scuola,
perché nelle aule ci dormite in centinaia, ammassati l’uno sull’altro.
Immaginate di non riconoscere più il pianto di vostro figlio, perchè nei rifugi (che parola errata!) si è accatastati e il terrore si stratifica e perde i lineamenti dei visi per diventare un unico grande pianto di terrore.
Immaginate di non dormire per giorni, di avere il vostro vicino morto.
Vostra sorella, qualche figlio, un nonno profugo, un altro concime per il giardino a bordo piscina di qualche insediamento.
Immaginate di trovarvi casa occupata da un pezzo di una brigata dell’esercito perchè avete una casa “strategica”.
Immaginate di dover “convivere” con loro in casa, con i loro fucili, con la loro lingua che non è la vostra, con gli insulti,
con i boati, con un cecchino appostato all’ultima finestra in alto, dove magari avevi messo un po’ di basilico.
Immaginate di sapere nome e cognome della testa che salterà, per un proiettile precisissimo partito proprio dalla vostra finestra occupata…

giovedì 24 luglio 2014

W il Brasile e W Stanislaw Jerzy Lec

…Il Brasile ha richiamato in patria il proprio ambasciatore in Israele. "Il governo brasiliano - recita una nota ripresa dai media israeliani - considera inaccettabile l'escalation di violenza. Condanniamo fermamente l'uso sproporzionato della forza da parte di Israele a Gaza". Secca la risposta di Israele alla decisione: "Questo tipo di condotta mostra perché il Brasile, grande potenza culturale ed economica, resta tuttavia irrilevante nell'arena mondiale", ha detto il ministero degli Esteri israeliano. "Un atto - ha aggiunto, citato dai media - che rivela il doppio standard del Brasile che lo fa parte del problema invece di contribuire a una soluzione"…


Anche quando viene chiusa la bocca, la domanda resta aperta - Stanislaw Jerzy Lec

A Gaza stiamo raccogliendo quello che abbiamo seminato – Amira Hass

Gaza, 24 luglio 2014, Nena News
Oramai mi sono arresa. Ho smesso di cercare nel dizionario la parola per descrivere la metà perduta della testa di un ragazzo mentre suo padre grida “Alzati, alzati, ti ho comprato un giocattolo!” Come se l’è  cavata Angela Merkel, la cancelliera della Grande Germania? Israele ha il diritto di difendersi.
Sto ancora lottando con il bisogno di condividere dettagli dell’infinito numero di colloqui che ho avuto con amici di Gaza, per documentare che cosa vuol dire aspettare che arrivi il tuo turno al macello. Per esempio, il colloquio che ho avuto sabato mattina con J. del campo profughi di al Bureji, mentre se ne stava andando a Dir al-Balah con sua moglie. Hanno circa sessant’anni. Quel mattino la sua anziana madre ha ricevuto una chiamata telefonica, e ha sentito una voce registrata che avvertiva i residenti del loro campo profughi di andarsene a Dir al-Balah.
Un libro sulla psicologia militare israeliana dovrebbe aver un intero capitolo dedicato a questo sadismo, che ipocritamente si maschera di compassione: un messaggio registrato che chiede a centinaia di migliaia di persone di lasciare le loro case ormai diventate un bersaglio, per andare da un’altra parte, altrettanto pericolosa, a 10 km da lì. Che cosa state lasciando, ho chiesto a J.? “Cosa, perchè?” mi ha detto, “Abbiamo una capanna vicino alla spiaggia, con un po’ di terra e dei gatti. Stiamo andando a dar da mangiare ai gatti e torniamo. Andiamo tutti insieme. Se la macchina salta in aria, moriremo tutti insieme.”
Se mi mettessi nei panni di un analista, scriverei: in contraddizione con la diffusa hasbarà [realtà dei fatti] israeliana, Hamas non sta obbligando i Gazawi a rimanere nelle loro case, o a lasciarle. E’ una loro decisione. Dove dovrebbero andare? “Se stiamo per morire, è più dignitoso morire a casa nostra, piuttosto che mentre stiamo scappando via,” dice l’assolutamente laico J.
Sono ancora convinta che questa sola frase valga più di migliaia di analisi. Ma quando ciò succede ai palestinesi, la maggior parte dei commentatori preferisce scrivere in base agli stereotipi.
Ne ho abbastanza di mentire a me stessa – come se potessi anche lontanamente, per telefono, raccogliere le informazioni necessarie per raccontare quello che stanno raccontando i giornalisti che si trovano là. In fin dei conti, si tratta di informazioni che interessano a un piccolo gruppo di popolazione che parla ebreo. Lo stanno vedendo sui canali informativi stranieri o sui siti web. Non hanno bisogno di leggere quello che si scrive qui se vogliono sapere, per esempio, delle brevi esistenze di Jihad (11 anni) e Wasim (8) Shuhaibar, o del loro cugino Afnan (8) del quartiere Sabra a Gaza. Come me, possono leggere il reportage del giornalista canadese Jesse Rosenfeld su ” The Daily Beast”.
“Issam Shuhaibari, il padre di Jihad e Wasim, è steso su una tomba vicino a dove sono stati sepolti i suoi figli, con gli occhi vuoti, fissi sul nulla. Un braccio porta una fasciatura dell’ospedale, che gli è stata fatta dopo che ha donato il sangue per cercare di salvare la sua famiglia. Il sangue dei suoi figli macchia ancora la sua maglietta,” scrive Rosenfeld. “Stavano solo dando da mangiare alle galline quando la bomba li ha colpiti” dice .” Ho sentito un forte rumore sul tetto e sono andato a prenderli. Erano stati maciullati”, singhiozza, dopo essere scoppiato in lacrime” continua l’articolo di Rosenfeld. Li abbiamo ammazzati circa due ore e mezza dopo il cessate il fuoco umanitario scaduto lo scorso giovedì. Altri due fratelli, Oudeh (16) e Bassel (8), sono stati feriti, il secondo in modo grave.
Il padre ha raccontato a Rosenfeld che c’era un missile di avvertimento. Prima dell’attacco, avevano sentito il brusio del drone, del tipo che “bussa alla porta”. Così ho chiesto a Rosenfeld: “Se il missile era uno di quelli “compassionevoli”, quelli che arrivano come avvertimento, la casa in seguito è stata bombardata?” Per caso ho trovato la risposta in un reportage della CNN. La videocamera della televisione è stata manovrata per riprendere l’esplosione che è arrivata dopo un avvertimento da  un colpo, il fuoco, il fumo e la polvere. Ma è stata bombardata un’altra casa, non quella degli Shuhaibar. Ho ricontrollato insieme a Rosenfeld e ad altri. Quello che ha ucciso i tre bambini non era un missile palestinese che ha sbagliato direzione. E’ stato un missile di avvertimento israeliano.  E lo stesso Issam Shuhaibar è un poliziotto palestinese stipendiato dall’Autorità Nazionale Palestinese che si trova a Ramallah.
Ho anche rinunciato a tentare di avere una risposta diretta dall’esercito israeliano. Avete colpito per errore la casa sbagliata, uccidendo così altri tre bambini? (degli 84 che sono stati uccisi domenica mattina.)
Non ne posso più dei vani sforzi di competere con l’abbondanza di commenti orchestrati a proposito degli obiettivi e delle azioni di Hamas, da parte di persone che scrivono come se si fossero seduti attorno a un tavolo con Mohammed Deif e Ismail Haniyeh, e non invece soltanto con qualche fonte dell’esercito israeliano o con dello Shin Bet, il servizio di sicurezza. Quelli che hanno rifiutato la proposta di pace di Yasser Arafat e di Fatah per la costituzione dei due Stati ora si ritrovano con Haniyeh, Hamas e il BDS [movimento internazionale per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni]. Quelli che hanno trasformato Gaza in un campo di concentramento e di punizione per un milione ottocentomila esseri umani non dovrebbero essere sorpresi del fatto che loro abbiano scavato gallerie sotterranee. Quelli che hanno seminato strangolamento, assedio e isolamento raccolgono il lancio di razzi. Quelli che per 47 anni hanno indiscriminatamente attraversato la linea verde [tra Israele e Cisgiordania], espropriando la terra e infierendo costantemente contro i civili con raid, sparatorie e colonie – che diritto hanno di alzare gli occhi al cielo e parlare del terrorismo palestinese contro i civili?
Hamas sta distruggendo crudelmente e minacciosamente la tradizionale mentalità del doppio standard in cui Israele è maestro. Tutte le brillanti intelligenze e le menti dello Shin Bet non capiscono che noi stessi abbiamo creato  la ricetta perfetta della nostra personale versione della Somalia? Volete evitare un’escalation? Questo è il momento: aprite la Striscia di Gaza, lasciate che la gente possa circolare liberamente nel mondo, in Cisgiordania, e [andare] dai propri familiari e le proprie famiglie in Israele. Lasciateli respirare, e capiranno che la vita è molto più bella della morte.

come individuare i terroristi


































da qui

gli ebrei contro il genocidio (JAG) hanno tenuto una cerimonia commemorativa per i bambini palestinesi uccisi da Israele nel suo attacco in corso a Gaza

I JAG (quihanno dato alle fiamme un mucchio di bambole coperte di vernice rossa a Yad Vashem, il museo memoriale dell’Olocausto di Israele. Lo JAG è un movimento di ebrei provenienti da tutto il mondo, tra i quali sono presenti anche israeliani, che protestano contro l’intenzione di Israele di commettere un genocidiocontro il popolo indigeno non-ebreo di Palestina.
La guardia di sicurezza di Yad Vashem ha tentato di interrompere la commemorazione, ha confiscato un estintore dei JAG, ed ha chiamato la polizia israeliana per far arrestare i partecipanti.
Noi, ebrei contro il genocidio, siamo venuti a Yad Vashem, museo israeliano della memoria del genocidio commesso contro gli ebrei, per onorare i bambini palestinesi che muoiono in un genocidio commesso dagli ebrei.
Abbiamo portato delle bambole per simboleggiare i bambini di Gaza, ed abbiamo cercato di mostrare un assaggio di orrore che i gazawi affrontano a pochi passi dagli israeliani. Speriamo di dimostrare ad
Israele e al mondo, la realtà assurda di utilizzare la memoria di un genocidio per giustificarne un altro.
Invitiamo le persone compassionevoli di tutto il mondo ad unirsi alla protesta inscenando proteste simili davanti alle ambasciate ed ai consolati israeliani di tutto il mondo Martedì 15 e Mercoledì 16 luglio,2014.
Proprio come onoriamo le persone che sono state uccise sette decenni fa in Europa perché erano ebrei, siamo qui per onorare le persone che vengono uccise in questo momento, perché sono i popoli indigeni di questa terra e non sono ebrei.
La Convenzione delle Nazioni Unite sulla prevenzione e la repressione del crimine di genocidio definisce genocidio come “uno dei seguenti atti commessi nell’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale:
(a) uccisione di membri del gruppo;
(b) lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo;
(c) sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; [...] ”
I bambini di Gaza, che vengono sistematicamente uccisi mentre scriviamo questo articolo, costituiscono il 52% per cento della popolazione sotto assedio nella Striscia. La stragrande maggioranza di questi bambini sono discendenti di profughi della Palestina storica.
Nel ciclo di atrocità commesse dall’esercito di occupazione israeliano, finora decine di bambini sono stati uccisi nelle loro case e la leadership bellica israeliana giura “costi molto più elevati” da parte
palestinese continuando il bombardamento. I crimini di guerra ed i crimini contro l’umanità commessi oggi a Gaza sono l’ultima fase di una campagna in corso di pulizia etnica e genocidio contro gli indigeni di questa terra.
Lo Stato ebraico è stato fondato sul principio sionista di “il maggior numero di ebrei sulla maggioranza della terra, ed il minor numero di arabi sulla minoranza della terra”, che è stato trasformato in realtà attraverso 66 anni di continua aggressione contro i palestinesi, negando loro il diritto di vivere liberamente e pacificamente nella loro patria storica.
Il regime israeliano ha trasformato la bella Striscia di Gaza in un ghetto densamente popolato, con acqua non potabile, acque reflue non trattate, ed insufficienti risorse ed energia elettrica. Questo ghetto è diventato un campo di concentramento, attraverso massacri israeliani ripetuti in quello che il Rapporto Goldstone ha descritto come un tentativo di “umiliare e terrorizzare una popolazione civile, diminuire radicalmente la sua capacità economica locale”.
Esprimiamo il nostro sostegno e la nostra solidarietà alla chiamata della società civile palestinese per il Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele, fino a che lo stesso non rispetti le tre
richieste fondamentali di:
1. Terminare l’occupazione e la colonizzazione di tutte le terre arabe e smantellare il Muro
2. Riconoscere la piena uguaglianza di diritti fondamentali dei cittadini Arabo-Palestinesi di Israele; e
3. Rispettare, tutelare e promuovere i diritti dei profughi palestinesi di tornare alle loro case e proprietà come stabilito nella risoluzione 194 dell’ONU.
Trad. di F.T.

Intervista a Tamar Aviyah, israeliana, ebrea, antisionista, attivista politica di sinistra e "traditrice"

Partiamo dagli scontri che si sono verificati nei giorni scorsi a Tel Aviv, Haifa e Nazareth, tra manifestanti pacifisti in solidarietà con i palestinesi e gruppi da te definiti “fascisti”. Cosa è successo?

Prima di tutto credo sia importante illustrare il contesto nel quale emergono e si sviluppano questi gruppi nazi-sionisti. Avevano infatti già organizzato altre dimostrazioni, in seguito al rapimento dei giovani coloni, successivamente all’uccisione di Mohammad Abu Khdeir e prima che l’operazione militare contro la Striscia di Gaza iniziasse, principalmente a Gerusalemme, sempre inneggiando slogan come “morte per gli arabi”.
Stiamo parlando di almeno 7 gruppi, quali Kahana, Im Tirztu, Lehava, La Familia (i tifosi ultrà della squadra di calcio Beitar di Gerusalemme), gli ultras del Maccabi Tel Aviv, e altri due raggruppamenti che si raccolgono attorno al gruppo musicale hip-hop The Shadow e al movimento religioso Shuvu Banim.
Questi gruppi erano già attivi in Israele ma mai come in questo periodo hanno raccolto intorno a loro migliaia di persone in strada e decine di migliaia di sostenitori su Facebook e sui social network. Stanno ricevendo insomma un supporto incredibile, non solo da persone che hanno un background affine, ma soprattutto da cittadini ordinari provenienti da diversi strati della società. 
Le loro azioni consistono in organizzarsi per scendere in strada e cercare palestinesi ed arabi per picchiarli o nel migliore dei casi per importunarli. Già erano tantissime le persone che sono state attaccate prima dell’operazione militare, dopo la quale ci sono state manifestazioni da parte di gruppi e attivisti afferenti a sinistra, anch’essi presi di mira da questi nazi-sionisti. 
Che, ripeto, definisco in questo modo perché non saprei cosa dire di qualcuno che ha una matrice ultra-radicale di destra, che inneggia all’uccisione degli arabi e indossando tra l’altro segni distintivi di alcuni gruppi neo-fascisti europei (in questa foto alcuni dimostranti indossano una maglietta con la scritta “Buonanotte Sinistra”, ndr). 
La situazione è molto preoccupante perché stanno ricevendo molto consenso, non è affatto un fenomeno marginale. 

E’ possibile individuare eventuali relazioni tra questi gruppi e i partiti presenti nel Parlamento Israeliano?

E’ molto difficile affermarlo. Per quanto ne so c’è un partito politico, “Potere ad Israele”, non presente in Parlamento e che è in contatto con loro. Credo inoltre che siano finanziati e sostenuti da un coordinamento centrale, su cui però non sono in grado di dare informazioni, perché la loro organizzazione sembra molto buona. 
Aggiungo inoltre che ciò che è successo dopo l’inizio dell’operazione su Gaza è stato uno spostamento dell’attenzione di questi gruppi verso i manifestanti di sinistra scesi in piazza per la cessazione delle ostilità, che sono stati picchiati e presi di mira ad Haifa, Nazareth, Tel Aviv e Gerusalemme. 

Come hanno reagito le forze di polizia di fronte a questi episodi?

Contrariamente a quanto successo in precedenza, in condizioni “normali”, quando la polizia tendeva a separare fisicamente i due gruppi opposti, entrambi circondati da barriere, in modo che non ci fosse alcun contatto tra loro, nel corso delle prime dimostrazioni dopo l’inizio dell’offensiva su Gaza a Tel Aviv, Haifa e Nazareth questo non è avvenuto.
Le manifestazioni degli attivisti di sinistra sono state attaccate liberamente, con infiltrazioni nel corteo, attacchi e danni a biciclette, moto e alle stesse persone, sotto lo sguardo della polizia che non è intervenuta subito. 
Soltanto quando gli scontri si sono intensificati i poliziotti sono intervenuti per separare i gruppi e cercare di riportare la calma, tuttavia usando sempre la mano leggera, facendo il minimo necessario nei confronti dei manifestanti neo-nazisti. 
L’altro ieri invece a Jaffa (Tel Aviv) le cose sono andate diversamente, senza scontri. C’è stata una dimostrazione organizzata dal Movimento islamico nel quartiere abitato prevalentemente da palestinesi musulmani. Più a nord di Jaffa, non lontano, c’era una manifestazione parallela organizzata da questi gruppi di destra, che su Facebook invitavano i partecipanti a portare armi, bastoni e bottiglie di vetro. Di loro ce n’erano alla fine soltanto 200, molti meno di quanti avevano aderito sul social network, che una volta riunitisi sono stati circondati dalla polizia. Diverse strade a Jaffa sono state chiuse, in pratica la città sembrava sottoposta ad un coprifuoco…

tre poeti a Gaza

Stabat Mater - Gianni Mascia

Stava Maria, Mater addolorada, a Gaza.
Tristezza nelle viscere, pietre nel cuore,
nelle penombre di vespro che s’arrossano,
come carne insanguinata, appena martoriata,
nell’ora d’un segno di croce, a denti stretti,
senza preghiere e senza nemmeno un sospiro,
né una stilla d’acqua santa a benedire
l’ultimo momento, l’ultimo canto funebre.

Stava Maria, madre di dolore, a Gaza.
Ribolle la terra nel vuoto del nulla,
mentre lontano rimbomba feroce la voce
del fragore di mura in caduta, sbrecciate,
che suonano nei sogni di polvere malvagia,
di notti che repentine rotolano nelle rovine,
nel singhiozzare del pianto di un bimbo ferito
che beve le lacrime salate dell’amarezza,
che piovono come un fiume d’Inverno, tsunami,
dalla bocca spalancata del cielo gonfio, grigio,
color di Piombo Fuso, che vomita l’anima
nei suoni dell’abbandono e della disamistade
che sono la sinfonia dell’odio e della tirannia.
Stava Maria, Mater addolorada, a Gaza…
Era lì, a Gaza, stava a Kabul, in Sierra Leone,
in ogni dove e in ogni quando riluca il dolore,
in ogni dove e in ogni quando alberghi la follia
e l’uomo si strafoga di quel sangue innocente
consolato solo dal canto di labbra di luna.




GAZA CITY – RASA DISCANTO - Sandro Sardella


“Mentre in lontananza rombava il tuono dell’artiglieria,
noi incollavamo, recitavamo, componevamo versi e
cantavamo con tutta l’anima. Eravamo alla ricerca di
un’arte elementare che pensavamo avrebbe salvato
l’umanità dalla furiosa follia di quei tempi.
Aspiravamo a un nuovo ordine che potesse ristabilire
l’equilibrio tra il cielo e l’inferno.”
(Jean Arp)


il cuore ha tremato
il flusso dell’indecente ha forzato
un occidentale quotidiano consumonarcotizzato

il cuore tuo
cara amica
ha tremato
inquietato da
piccoli occhi interrogantimpauriti
acceso da
grida e pianti
scosso da
un’indifferenza devastante

fiamme sulla spiaggia di Gaza city
la corsa delle ambulanze è breve
l’assedio resta in piedi
inascoltato
feroce
sterminatore

i bimbi saltano e giocano
in un sole traballante
la palla
vola
galleggia
oltre
idee di pietra e cementi

le olive cadono premature e marce
come cani da caccia
si sparpagliano
cacciatori investiti
di un qualche valore spirituale
s’ingozzano
fanno il bagno
fanno pulizia

lo sguardo fisso nel vuoto
dove un boato ha lasciato
indelebile la sua impronta di
polveri urla e brandelli di cielo

la cena fumò e bruciò
tra i detriti delle stanze
sopra il balcone nuovo
mani e voci
le luci e la baia
la sabbia ha un buon sapore
oltre la marea

l’odore del mercato
ascoltando le sirene
di una fragile tregua
ancora quando
piove piombo
e dalle colline aride
appena pomeriggio
carrarmati e blindati
senza limiti di tempo
sversano
un fuoco biblico
per purificare la terra
per avere sicuro e largo dominio

corpi caldi e umidi
impolverati
le donne urlano
agli aerei in cielo
un incalzante lamento
si sparge
a ritmo infuocato
tra mura e carni sfarinate

la polvere fluttua
fumo che vomita
rumori di vita
soleggiati e sparati

è un luglio di giudizio
inesorabile
irrefrenabile

ne sentiamo l’odore

il vento asciuga umori
dentro fiori invisibili

le conchiglie stridono

sullo schermo
il grido della carne
s’infrange
s’affoga

come sopportare quel cielo
queste notti arrossate
questa bestiale propaganda
questa mia impotenza

e parliamo
cara amica
di occupazione
di genocidio
di infinite ingiustizie
di vergognose complicità
di indignazione
di
di
di

e guardiamo
gli aquiloni estivi
agitarsi nel cielo
sopra teste resistenti

nel luglio fuoco di Gaza city
le tue lacrime
macchie di sole
dentro voci di campane rotte



A Gaza – Alberto Masala

Questo testo può apparire debole e rinunciatario – ma rappresenta la mia condizione di impotenza attuale rispetto a come l’occidente sta gestendo l’arroganza e la falsità delle tesi israeliane: un regime teocratico e sanguinario, violento e determinato allo sterminio, che non ha nessuna opposizione da parte dei governi “occidentali”. Davanti a ciò che succede a Gaza sono disperato e impotente: oggi non potevo scrivere un testo differente da questo, anche se avrei voluto farlo.