sabato 27 agosto 2016

La differenza tra la solidarietà e la civiltà: lo Stato - Rete MMT

La tragedia del terremoto nel Lazio e nelle Marche ci lascia sgomenti. Dietro ogni storia una tragedia, una famiglia distrutta e un territorio che dovrà ritrovare la propria identità. Singolarmente, gli attivisti di Rete MMT si stanno adoperando per rispondere agli appelli di solidarietà con donazioni o piccoli aiuti concreti. Come associazione di divulgazione economica, ci impegniamo affinché sia presente lo Stato.
L’impegno dei singoli è importante, ma lo Stato è indispensabile. Lo è in termini di tempestivo intervento (dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile, dei medici, ecc.) e lo sarà quando ci sarà da sostenere un territorio che vorrà rialzarsi e ripensare al futuro. La lungimiranza di cui può essere capace lo Stato è indispensabile se si parla in termini di prevenzione. Non ci sono territori che riprendono il cammino verso il futuro dopo tragedie come queste senza l’intervento dello Stato. L’austerità tiene le popolazioni ancorate alla tragedia e per questo va spazzata via. Ammiriamo lo slancio dei Vigili del Fuoco, che nonostante le assunzioni bloccate e gli stipendi fermi si prodigano per salvare il maggior numero di persone possibile, la tenacia dei medici, che non si sottraggono mai anche quando la sanità pubblica viene smantellata, e di tutti coloro che stanno prestando i propri mezzi perché gli enti locali non ne hanno a sufficienza. Ma non si può confidare solo sul senso di responsabilità dei singoli. Serve la presenza e la forza dello Stato, ma di quello libero dalle catene del rigore dei conti. Quello che applica la Costituzione nella sua interezza e nella sua potenza.
Si può fare una donazione e poi dire che servono i tagli alla spesa pubblica? Si può offrire solidarietà ma pretendere il pareggio di bilancio? Noi pensiamo di no.
Accanto alla solidarietà che ognuno di noi esprime individualmente, ci deve essere sempre l’impegno a creare una cultura economica che metta al primo posto la collettività, lo Stato, il futuro, il lavoro.

Max Gustafson è davvero bravo!



Metamorfosi di un’immigrata nel paese di Ailati - Christiana De Caldas Brito

Bosco, 28 dicembre 2018

cara Biancaneve
Noi sette, senza di te, siamo incasinati più che mai. Se ci tieni a saperlo, mangiamo malissimo e litighiamo tutto il tempo. La sera, quando arriviamo dalla miniera non ci laviamo più. La casa è una baraonda, con polvere dappertutto. Eolo non fa che starnutire e Pisolo è diventato insonne. D’altra parte, con i letti sempre disfatti, gli acari qui si sprecano. Abbiamo dovuto chiedere al cacciatore se ci scriveva questa lettera perché tu, Biancaneve, ci hai insegnato a cantare e a ballare ma non ci hai mai insegnato a leggere e a scrivere. Se ci avessi pensato, adesso avremmo potuto scriverti noi stessi, senza dover chiederlo a uno che a malapena conosciamo.
La nostra vita con te era una favola, ma adesso neanche gli uccellini si fanno più vivi. Mammolo e Cucciolo piangono. Gongolo balbetta. Dotto è caduto in depressione. Brontolo, più scorbutico che mai, manda anatemi al tuo principe. Ieri, abbiamo augurato, tutti insieme, che un fulmine facesse nero il tuo Azzurro.
E tu, Biancaneve, con tutto lo spazio che hai nel castello, balli sempre? Nelle tue canzoni, pensa a noi e canta il più forte che puoi. Se il vento sarà favorevole, riusciremo a sentire la tua voce.
Per noi, come hai potuto vedere, già non è più il tempo che Biancaneve cantava…
I tuoi piccoli
Dotto, Gongolo, Eolo, Cucciolo, Mammolo, Pisolo e Brontolo.

Castello di Ailati, 27 ottobre

caro Azzurro
Non dovevi darmi quel bacio. Se proprio ci tenevi, potevi darmelo e scappare subito. Io, con i nani stavo benissimo. Avevo, sì, sette letti da fare, sette piatti da lavare ma erano piccoli piccoli. Adesso mi tocca fare un lettone matrimoniale con tutti quei veli che vengono giù dal baldacchino e che accumulano un sacco di polvere. In più, le lenzuola di raso sono troppo difficili da stirare. Non trovo giusto che tu non mi abbia avvertito dei problemi di servitù ad Ailati. Lo so che i tempi sono cambiati ma pensavo che le famiglie azzurre non avessero difficoltà di questo genere. Qui nel castello è tutto molto monotono e le mura altissime impediscono i contatti con il bosco. Nel bosco, c’era sempre qualche sorpresa, magari indesiderata, come quella della strega, ma a ben pensarci, mi eccitava sapere che il ritmo delle giornate poteva cambiare da un momento all’altro. E poi, Azzurro, io adoro le mele. La strega me le portava spesso. Ogni piacere ha il suo prezzo e non mi sono mai pentita di aver morso la mela avvelenata. I nani hanno pianto, ma io sono sprofondata nel sonno e, ti dico la verità, erano anni che non dormivo così bene senza tranquillanti. Purtroppo, mi sono svegliata con il tuo bacio e da allora sono cominciati i guai. Sento la mancanza dei miei nani. Non capisco perché non li hai voluti qui nel castello. Con loro, cantavo e ballavo. Tu invece, Azzurro, sei uno solo e a volte, perdonami se te lo dico, sei proprio noiosetto. Parli sempre di caccia e io amo gli animali della foresta; ti allontani per lunghi viaggi ed è seccante restare in solitudine; quando usciamo a cavallo, cavalchi sempre cento metri avanti, ed è come se io galoppassi da sola; leggi un sacco di libri strani e ricevi delle visite che non sono affatto divertenti. Non vorrei offenderti, ma sto maturando l’idea di tornare alla casa dei nani. Le favole possono pure aggiornarsi, non credi, Azzurro?
Biancaneve

Castello di Ailati, 8 gennaio

gentile signora Strega
Sono Azzurro, il Principe che ha svegliato Biancaneve dall’incantesimo della mela. Non le scrivo per incolparla di nulla. Anzi, vorrei chiedere un nuovo incantesimo per fare che Biancaneve resti con me. Siamo in quel difficile momento del “vissero felici e contenti” ma c’è qualcosa che non funziona. Mia moglie sembra avere una personalità indipendente e questo mi infastidisce assai. È una che viene dal bosco, un mondo completamente diverso da quello di Ailati. Abituata a vivere con dei nani che lavoravano tutto il giorno fuori, Biancaneve a casa faceva tutto a modo suo.
Gentile signora Strega, possiamo trovarci in modo che Lei mi consegni una pozione magica con le dovute istruzioni? La ringrazio sentitamente.
Azzurro

Ailati, 2 febbraio

gentile Principe
Ho dovuto sprecare molte mele prima che l’incantesimo funzionasse. Sarà perché ha vissuto tanto tempo nel bosco, ma sua moglie ha una salute di ferro, e avrà, sì e no, mangiato cinque o sei chili di mele prima di cadere nello stato catalettico. Se Lei se la sente di affrontare l’oneroso problema – la frutta oggi mantiene prezzi da capogiro – sarò lieta di preparare una nuova pozione. Gentile Principe, ci possiamo vedere domani sera, all’imbrunire.
Le porgo i miei più cordiali saluti.
La sua suddita,
La Strega

Castello di Ailati, 8 marzo

mio caro Azzurro
Com’è bello essere ai lati di Ailati! Le nostre giornate si svolgono in perfetta armonia, Azzurrino mio, e non sai quanto mi diverto a stare sui fornelli ad inventare nuove pietanze per te. Mi commuovo quando ti vedo voracemente finire, in cinque brevi minuti, tutto quello che preparo in ore e ore di lavoro in cucina. Ringrazio il bacio che mi ha reso tua! Beate le donne svegliate come me! Io, che sono così attiva, che con gioia e canti metto la cera sul pavimento dei vari piani del nostro castello, rabbrividisco al solo pensiero di essere potuta rimanere per sempre a dormire dentro quella cassa di cristallo.
Da quando mi porti ogni giorno il delizioso dolce di mele – quanto sei gentile, amore mio! – la mia felicità non ha limiti. L’unica cosa è che devo essere attenta a non ingrassare. Va bene che tu ingrassi, Azzurro, ma io voglio essere in linea per servirti in piena forma. Non mi stancherò mai di ammirare i tuoi muscoli! I sette nani erano troppo bassi, vero? Non erano belli come te.
Se usciamo a cavallo, mi piace osservare da lontano come galoppi bene. Sei un uomo importante, viaggi spesso, ed è meraviglioso attendere il tuo ritorno. Che tenerezza sapere che siamo soli nel castello, senza alcuna servitù a romperci le scatole, vero, Azzurro?
Baciami sempre, amore, svegliami ogni mattina per preparare la tua colazione! A qualunque ora del giorno e della notte, sarò pronta a fare tutto quello che ti piace.
Ti amo, Azzurro!
La tua piccola, sempre più piccola, Biancaneve.

venerdì 26 agosto 2016

Il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America

potrebbe essere Jill Stein, candidata presidente per il Green Party (qui).

Gore Vidal descriveva il sistema politico Usa come un’aquila con due ali, entrambe destre.
Secondo i sondaggi Jill Stein potrebbe prendere il 13% dei voti dei sostenitori di Bernie Sanders, che evidentemente non vogliono scegliere fra due terribili candidati presidenti che sono Donald Trump e Hillary Clinton, ma preferiscono Jill Stein, e potrebbe raggiungere il 5% dei voti.
La pubblicazione di altre mail di Hillary Clinton da parte di Wikileaks (come dice Julian Assange) potrebbe creare seri problemi alla candidata Clinton.
Se potesse la Clinton farebbe ad Assange, quello che ha fatto a Osama Bin Laden (secondo Zero Dark Thirty), ma andare a Londra, in un ambasciata straniera, con i Navy Seals non dev’essere facile (chissà un caffè come per Sindona) o almeno gli farebbe subire quello che subisce Chelsea Manning.
Jill Stein ha sostenuto OccupyWallStreet, e nel 2012, erano con lei Noam Chomsky e Clifford Stoll, fra gli altri.
Dimenticavo di aggiungere che Jill Stein dice che se diventasse presidente Edward Snowden lo nominerebbe ministro e secondo Jill Julian Assange è un eroe.
Io la voterei, sicuro (l'ottimismo della volontà).


ecco cosa dice Jill Stein (la traduzione è la mia, perdonate le imperfezioni):

George Orwell ha detto: "Nel tempo della menzogna universale, dire la verità è un atto rivoluzionario". Grazie a Wikileaks, sappiamo che istituzioni potenti hanno abusato del loro potere, e mentito alla gente. Ad esempio,  le comunicazioni del Dipartimento di Stato pubblicati da Wikileaks hanno rivelato che il Segretario Clinton ha identificato l'Arabia Saudita come la prima fonte di finanziamento per i gruppi terroristici proprio nel periodo nel quale che (la Clinton) ha approvato un enorme  contratto di 29 miliardi di dollari per la fornitura di armi alla dittatura saudita.

Le rivelazioni stupefacenti di WikiLeaks su come alti ufficiali del Comitato Nazionale Democratico abbiano cospirato per sabotare la campagna presidenziale di Bernie Sanders, in collusione con i media, ha mandato in frantumi l'illusione di un processo elettorale equo, e  hanno confermato ciò che milioni di americani già sapevano nel loro intimo: viviamo sotto un truccato sistema politico.
Quello che WikiLeaks fa-in realtà - ai partiti politici, ai militari, e  ad altri potenti-è tirare indietro la tenda della censura, della cospitazione, e dell'inganno per mostrare al pubblico ciò che sta realmente accadendo. A differenza degli esperti dei media mainstream, Wikileaks non ci dice cosa pensare. Ci invitano a leggere le e-mail, guardare i filmati, e decidere noi stessi.

Mentre innumerevoli servizi dei media  mettono in evidenza le accuse contro Assange, la maggior parte delle persone non hanno mai sentito che un rapporto ufficiale delle Nazioni Unite ha dichiarato che le accuse contro Assange sono infondate. Tre indagini sono state portate a termine  senza aver mai portato ad accuse. E il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha dichiarato che Assange è stato arrestato illegalmente e dovrebbe essere rilasciato. Alla luce di questi fatti, sembra che le accuse contro Assange siano un falso pretesto usato da chi vuole dargli il trattamento, o Bradley Manning peggio.
Come candidato presidenziale di un partito che ha mantenuto le critiche di principio nei confronti di potenti istituzioni politiche, militari e aziendali, ho potuto toccare con mano come l’Establishment  attacca le persone che sfidano lo status quo. Questi attacchi sono destinati a marchiare i loro obiettivi come paria e stigmatizzare chiunque osi sfidare lo status quo. La verità è una vittima frequente di vendette politiche…


…la Stein attinge a piene mani da coloro che si autodefiniscono i Never-Hillary, ovvero da una parte minoritaria del movimento di Bernie Sanders rimasta orfana dopo la sconfitta alle primarie e il successivo endorsement del senatore del Vermont alla Clinton.
Al grido di “Jill not Hill”, molti di loro si sono ritrovati alla Convention di Houston a supportare la nominata dei verdi. Ad abbandonare il campo sanderiano sono stati anche personaggi di un certo rilievo fino a poco fa nel team di Bernie, come Cornel West, intellettuale afroamericano e personalità rispettata tra i progressisti americani.
A sintetizzare il sentimento imperante di una parte dell’universo della sinistra a stelle e strisce ci ha pensato proprio West, nella dichiarazione a con cui a metà luglio ha reso ufficialmente noto il proprio appoggio alla Stein: “A novembre abbiamo bisogno di cambiare. Eppure siamo legati a una scelta tra Trump, che sarebbe una catastrofe neofascista, e Clinton, un disastro neoliberista. Ecco perché sto sostenendo Jill Stein. Sono con lei – l’unica donna progressista in gara – perché abbiamo dobbiamo uscire da questo vicolo cieco. Nutro un profondo amore per il ‘fratello’ Bernie Sanders , ma non sono d’accordo con lui su Hillary Clinton. Non credo che sarebbe un ‘presidente eccezionale’ (come affermato da Bernie ndr)”.
A sentire le parole di West e le opinioni dei suoi emuli, il voto alla Stein è giustificato da una presunta equivalenza tra il tycoon e la ex Segretaria di Stato, dipinti (seppure con parole diverse) come incorreggibili reazionari.
Ma per quale motivo una frazione dei fan di Sanders è migrata proprio nel partito della Stein? È presto detto. Il Green Party of the United States ha un programma politico vicino alle posizioni del movimento di Bernie. I punti programmatici su cui batte Jill sono identici a quelli che hanno caratterizzato la campagna del senatore del Vermont: il contrasto al cambiamento climatico attraverso una conversione delle fonti energetiche, l’avversione allo strapotere della finanza e delle grandi banche, la riforma del finanziamento ai partiti, l’appoggio a politiche ultra-liberal su temi come aborto e diritti dei gay, l’espansione dello stato sociale, tanto per citare i più noti. Sull’economia, i verdi hanno coniato l’espressione “Green New Deal” (un richiamo al grande programma riformatore di Franklin Delano Roosevelt) per riassumere massicce politiche pubbliche di investimento basate su nuovi sistemi energetici “puliti”.
Se i temi sono gli stessi, le soluzioni proposte dal Green Party sono sicuramente molto più radicali. In materia di istruzione, ad esempio, i verdi chiedono la cancellazione di tutti i debiti studenteschi tout court; in politica estera e di difesa propongono un taglio drastico delle spese militari pari al 50% e la chiusura delle basi statunitensi nel mondo, mentre sulla questione palestinese si attestano su posizioni ferocemente ostili a Israele, mettendo in aperta discussione la storica alleanza tra Washington e Tel Aviv…
da qui

una vignetta di Kroll


giovedì 25 agosto 2016

ecco Clifford Stoll

Cuori spezzati, ovvero i miei undici omicidi - Milena Moser

(traduzione di Elena Doria, lo dice qui)

undici omicidi spiegati per filo e per segno, ognuno con una giustificazione, e in mezzo degli intermezzi innocenti.
sembra una declinazione svizzera di Delitti esemplari, di Max Aub (che è comunque un'altra cosa).
un libro interessante - fran







Spiazzante e destrutturante, la storia insolita di una donna che fin dall'infanzia più tenera si qualifica come “assassina”.
Assistiamo per capitoli al progredire nella vita di questa bambina, prima adolescente chiusa e disperatamente infelice, in seguito la vediamo crescere donna dalla personalità atipica, senza amici e senza affetti, alla ricerca di amori vari, nonostante i numerosi fallimenti e abbandoni. La seguiamo nei suoi vagabondaggi tristi e solitari, fino ad approdare insieme a lei sul lettino di un analista che, unico fra tutte le persone che l’hanno incontrata, ha svelato i suoi precedenti.
Non è il caso qui di raccontare dettagliatamente i famosi “Undici omicidi” che ritmano gli undici capitoli della sua storia, raccontata con freddezza quasi chirurgica, uno stile affascinante e spezzato che ricorda a tratti l’esaltante prosa-poesia di Hertha Muller (Il paese dalle prugne verdi – Premio Nobel per la letteratura 2009), un’altra grande scrittrice che vive, come lei, in modo dissociato. Ho trovato molto interessante la soluzione adottata dall’autrice di intervallare i capitoli a lei relativi con altri capitoli in cui si raccontano storie di donne, tutte rigorosamente in prima persona.
Naturalmente, anche qui si tratta di donne particolari, donne che vengono definite “strane”, donne che la gente a volte non vede neppure, anonime, sole, e tutte, disperatamente affamate d’amore: amore riconoscimento, amore accettazione, amore presenza.
Non è una lettura affascinante, è sicuramente impegnativa, lo stile può apparire a volte falsamente “sciatto” e facile, ma non è così: è doloroso e asciutto come un paio di occhi che hanno pianto molto e non hanno più lacrime, uno sguardo disperatamente senza illusioni…