domenica 1 marzo 2015

Occhio alle date! - bortocal

Date un’occhiata al Tweet di @LucianoBonazzi: qui
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5 agosto 2011: Matteo Renzi viene condannato in primo grado dalla Corte dei Conti per danno erariale.
4 febbraio 2015: al processo di appello il giudice Martino Colella proscioglie l’imputato Matteo Renzi
10 febbraio 2015: sei giorni dopo il presidente del consiglio Matteo Renzi promuove il giudice Martino Colella alla carica di giudice della Corte Costituzionale.

Studenti palestinesi bloccati a Gaza. La speranza disattesa - Rosa Schiano

in afrikaans 'apartheid' significa letteralmente 'separazione', nell'articolo si parla di 'politica di separazione', ah, come sono chiare le parole nude - franz



A differenza di quanto era stato annunciato il 18 febbraio in un documento del Coordinatore Israeliano delle Attività di Governo nei Territori (COGAT), Israele non rilascerà a 50 studenti di Gaza il permesso per andare a studiare in Cisgiordania. Ad annunciarlo è la Ong israeliana Gisha, che si batte per la difesa della libertà di movimento dei palestinesi.
La sera dello stesso giorno, il COGAT ha infatti contattato Gisha comunicando che vi era stato un “errore amministrativo” nel documento sulle condizioni per il rilascio dei permessi (Closure Permissions Status), e che, al contrario di quanto vi era stato pubblicato, nessun permesso sarebbe stato rilasciato agli studenti per viaggiare dalla Striscia di Gaza alla Cisgiordania. Il documento del Cogat include dettagli sulle restrizioni al movimento di beni e persone da e verso i territori palestinesi. Rimosso dalla rete, esso dichiarava che il Cogat avrebbe permesso a studenti di Gaza di uscire dalla Striscia per andare a studiare in Cisgiordania per la prima volta dall’anno 2000.
Da allora Israele nega i permessi agli studenti che rappresenterebbero una minaccia alla sicurezza dello stato ebraico e il permesso a viaggiare sarebbe in contrasto con la “politica di separazione”.
Le autorità israeliane continuino a non voler considerare quanto sia di vitale importanza la connessione tra Gaza e la Cisgiordania soprattutto alla luce del deterioraramento delle condizioni di vita della Striscia a seguito dell’ultima offensiva militare “Margine Protettivo” dell’estate scorsa, e continuano ad applicare una punizione collettiva su un’intera popolazione.
Da otto anni consecutivi il rigido blocco israeliano colpisce le condizioni economiche e sociali dei palestinesi di Gaza, a cui viene tuttora negato il diritto a muoversi per recarsi ai luoghi sacri a Gerusalemme e Betlemme, a famiglie viene impedito di visitare parenti in Cisgiordania o viceversa. Soltanto ad un numero limitato di persone viene concesso il permesso, tra queste, pazienti in condizioni di salute critiche, parenti di prigionieri, giornalisti e lavoratori internazionali. Le procedure per ottenere i permessi sono molto severe e il modo in cui i palestinesi vengono trattati quasi sempre umiliante.
Una situazione davvero difficile da sostenere per i giovani palestinesi che sempre più spesso vedono nel valico di Rafah, tra Egitto e Gaza, l’unica via di uscita, che per di recente ha avuto una apertura limitata a causa delle restrizioni imposte dal Cairo a seguito dei frequenti attacchi nel Sinai da parte di miliziani del Wilaya Sinai (affiliato all’Isis) contro postazioni militari egiziane.
Spesso gli studenti della Striscia tentano di conseguire borse di studio presso università europee e aspettano mesi prima di poter ottenere un visto o nell’attesa di poter attraversare il valico. A questi giovani, con il pretesto delle “misure di sicurezza”, di fatto viene negato il diritto a proseguire gli studi.

Gaza - Shajaye, quattro mesi dopo il massacro

Banksy a Gaza



Banksy, per non dimenticare Gaza – Michele Giorgio
  
È tornata in Palestina la bambina attaccata ai palloncini che vola in alto per superare il Muro costruito da Israele in Cisgiordania. A sei mesi esatti dal cessate il fuoco tra Hamas e Israele, Banksy, invisibile come sempre, ha lasciato il suo segno per dirci che non dobbiamo dimenticare Gaza, che dobbiamo schierarci con l’oppresso perchè dichiararsi neutrali significa mettersi dalla parte del’oppressore. Per questo viaggio tra le macerie della Striscia, dove il più famoso writer del mondo ha dipinto quattro graffiti, Banksy ha scelto, attraverso il video che ha girato, di presentarsi come una sorta tour operator per invitare il mondo a «scoprire Gaza, una nuova destinazione fuori dai circuiti turistici che gli abitanti amano così tanto da non lasciarla mai e sono sorvegliati da vicini amichevoli». Si tratta del progetto più politico mai realizzato dall’artista britannico. Il primo graffito lasciato a Gaza è ispirato a “Il pensatore” di Auguste Rodin. Banksy lo ha realizzato sui resti di un muro e si intitola “Bomb damage”. In un altro si scorgono bimbi su una giostra, nel terzo una gatta con un vistoso fiocco roso al collo che dice al mondo che «si sta perdendo la bellezza della vita». Una scritta di colore rosso su un muro bianco infine afferma: «Se ci disinteressiamo del conflitto tra i forti e i deboli, ci mettiamo dalla parte dei forti, non siamo neutrali»…

ricostruire Kobane

Kobane aveva 525.000 abitanti, prima dell’arrivo dell’orda dell’Isis, adesso, dopo la Resistenza, ci sono solo 25.000 abitanti, il distretto è distrutto per la gran parte, andrebbe bonificato (per le bombe inesplose) e avviata e, magari, terminata la ricostruzione.
Pochi mesi fa era il simbolo della civiltà contro la barbarie, il mondo, almeno così dicevano pubblicamente i governanti, era in ansia per Kobane, e se avesse potuto, dicevano, avrebbe fatto tutto il possibile.
In realtà i curdi hanno fatto tutto da soli, e tutti quei governi in ansia e le organizzazioni internazionali potrebbero intervenire per la ricostruzione, almeno come ringraziamento per quella città curda.
Se chiedono gli aiuti forse è perché si sono dimenticati di loro, veti incrociati, giochi di potere, e magari a qualcuno l’Isis non dispiace troppo, anzi, meno male che c’è.
Kobane e Gaza sono città gemelle, fronteggiano l’invasione, i bombardamenti, resistono, macerie dappertutto, e poi chi se ne vuole ricordare più?
Karl von Clausewitz avrebbe detto che la mancata ricostruzione è la continuazione della guerra con altri mezzi.

L’UIKI (Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia) diffonde il “Rapporto sulle necessità urgenti a Kobane”, dove si descrive la distruzione, di spiega che la ricostruzione è necessaria e che servono molte risorse materiali e finanziarie (qui il rapporto, in italiano, e qui il sito, in inglese, sulla ricostruzione di Kobane)

sabato 28 febbraio 2015

Parlamento clown sulla Palestina – Fulvio Scaglione (vicedirettore di ‘Famiglia cristiana’)

La bandiera palestinese durante una manifestazione contro gli insediamenti israeliani (Reuters).
Riconoscere lo Stato di Palestina? Si o no? Per l'Italia sì e no. Perché la Camera è riuscita ad approvare la mozione presentata dal Pd per il riconoscimento tout court della Palestina (300 voti a favore e 45 contro) ma anche quella presentata da Ncd, Udc e Scelta Civica che rinvia il riconoscimento e invita Palestina e Israele a proseguire la trattativa per arrivare a due Stati per due popoli (237 voti a favore e 84 contro).

L'ambasciata di Israele esulta e dice che il riconoscimenti della Palestina non è passato, anche se a rigor di calcolatrice i voti per il riconoscimento immediato sono più di quelli per il rinvio. E infatti molti deputati del Pd sostengono che ad essere stato approvato il riconoscimento. Le opinioni sono tutte legittime, quelle di chi vuole riconoscere lo Stato palestinese fin da subito come quelle di chi chiede altro tempo. Ma non è questo che conta.

Conta di più la figura grottesca che il Governo e il Parlamento si sono concessi su un tema delicatissimo (i rapporti tra israeliani e palestinesi) in un momento delicatissimo per il Medio Oriente, l'Europa e l'Italia. Approvare senza batter ciglio una cosa e il suo esatto contrario non è da politici ma da ciarlatani e incoscienti. Uscire da una scelta delicata facendo i clown è forse utile nell'immediato. Ma guadagnarsi la fama del buffone non aiuta esser presi sul serio. Né in Italia, né in Europa e tanto meno in Medio Oriente. Ricordiamocelo: questo sarebbe il Parlamento che, eventualmente, dovrebbe decidere su un intervento in Libia. Vi pare possibile?
da qui

mercoledì 25 febbraio 2015

minigonne per Özgecan Aslan

Lo scorso 11 febbraio una studentessa turca di 20 anni, Özgecan Aslan, è stata rapita e uccisa a Mersin, nell’Anatolia meridionale, dal conducente di un minibus. Dopo aver cercato di resistere allo stupro con una bomboletta spray al peperoncino, la ragazza è stata accoltellata, picchiata e bruciata: il suo corpo è stato gettato in un fiume e ritrovato due giorni dopo. Anche se il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu ha promesso di «trovare i responsabili e punirli», in molti e molte hanno ritenuto la risposta del governo insufficiente, viste anche le frequenti dichiarazioni del presidente turco Edogan e dei rappresentanti del governo stesso contro le donne e i loro diritti.Dopo l’uccisione di Özgecan Aslan migliaia di donne in tutto il paese hanno organizzato una serie di proteste e cortei, sostenute anche da diversi uomini che hanno sfilato al loro fianco dimostrando la loro solidarietà: indossavano delle minigonne, come la maggior parte delle loro compagne, e hanno condiviso le loro foto sui social network con l’hashtag #ozgecanicinminietekgiy (“indossa una minigonna per Özgecan”)...


Considerazioni economico-finanziarie - Ascanio Celestini