venerdì 27 marzo 2015

Signora, da domani il pediatra di suo figlio sarà un veterinario, però è bravo


Si immagini una situazione nella quale la quota di vegetariani sulla popolazione cresca, e contemporaneamente diminuiscano le nascite fra gli umani. Ci sarebbe bisogno di meno pediatri e di meno veterinari.
Si ipotizzi che dopo qualche anno continui la discesa dei consumatori di carne e di fermi il calo delle nascite. Ci sarebbe bisogno di ancora molti meno veterinari e servirebbe qualche pediatra in più.
Se il Ministero della Salute non avesse licenziato gli esuberi precedenti, ma fossero ancora in servizio, magari per fare guardie mediche, o sostituzioni di titolari in ferie o in malattia, si porrebbe il problema di chi richiamare in servizio.
So già, ingenui lettori, la vostra risposta, che sarebbe uguale alla mia, ma è sbagliata.
Provo a spiegare come lo spiegherebbero loro (aggiungo che chi ha letto Comma 22* o Pinocchio potrà essere agevolato nella comprensione della storia).
Si ipotizzi anche che il Ministero della Salute abbia dei ferrei vincoli di bilancio da parte del Ministero dell’Economia (MEF), non c’entra niente, ma lo ripeteranno di continuo.
I burocrati del Ministero della Salute, creativi, deciderebbero che i posti di pediatra che si rendessero disponibili vengano attribuiti a dei veterinari, per un motivo semplice, ci sono troppi veterinari in sovrannumero rispetto ai pediatri.
Lo so, miei cari e ingenui lettori, che questa scelta vi sembra una follia, ma ragionate un po’, direbbero i burocrati (grandi mangiatori di carne, per la maggior parte, ma questo non c’entra), ascoltate le nostre buone ragioni.
“Forse che i veterinari non curano con perizia i cuccioli dei vostri animali? Non li vaccinano, non fanno loro le iniezioni, non prescrivono le medicine ai cuccioli? Non soffrono con voi quando i cuccioli stanno male? Abbiate fiducia nei veterinari, avranno cura dei vostri piccoli almeno quanto ne hanno per i cuccioli di animali”.
Qualcuno di voi ancora resisterà dirà che gli ordini professionali sono diversi, che il percorso di studi è diverso, ma i burocrati vi spiegherebbero che intanto la laurea è un titolo di studio per entrambi e che molti esami hanno lo stesso nome, se insistete siete sicuramente di quella specie di agitatori che sono i vegetariani (e anche i vegani), gente contro natura, smettetela per carità, e siate contenti che i vostri figli siano curati, a spese del Servizio Sanitario Nazionale.
È una follia, direste voi.
Questa storia dei pediatri e dei veterinari ancora è una follia, ma non sappiamo per quanto.
Provo a raccontarvi una storia che sta succedendo, il meccanismo è lo stesso.

Pasticciaccio brutto in viale Trastevere

Anche qui, c’è un ministero, il MIUR, e due classi di concorso, nelle scuole superiori, la A019, diritto, e la A017, discipline economico aziendali, chi insegna nella A019 ha la laurea in giurisprudenza e ha superato un concorso ed è diventato docente di diritto, chi insegna nella A017 ha la laurea in economia(quella che anni fa si chiamava economia e commercio) e ha superato un concorso ed è diventato docente di discipline economico-aziendali. Fino a qui lo capiscono anche i bambini, Succede che in questi anni le due classi di concorso sono in contrazione e alcuni docenti, fra duecento e quattrocento, in tutta Italia, sommando gli esuberi delle due classi di concorso, continuano a insegnare, magari su cattedre con meno di 18 ore di lezione frontale, e nelle ore residuali sono a disposizione nella scuola, cioè sostituiscono i docenti che si assentano, per qualche ora o giornata. Succede, in Italia, che i docenti in esubero, rientrano nelle classi dopo qualche anno, quando qualcuno va in pensione il posto viene assegnato a uno dei docenti in esubero. Si tenga conto anche che stiamo parlando di un ministero che ha circa 800000 dipendenti e che ancora, non si sa fino a quando, non esiste il licenziamento solo perché si è in esubero, visto che anche i docenti in esubero sono funzionali a soddisfare i bisogni delle scuole.
Al MIUR fanno questo ragionamento, sappiamo che le due classi di concorso sono in sofferenza, sostituiamo piano piano negli istituti professionali gli insegnanti della disciplina A017 con quelli della A019, senza cambiare la legge,
Capirete bene, lo capiscono anche i bambini, che insegnare una disciplina per l’80-90% costituita da concetti economici risulta impossibile per i docenti di diritto, e che per ogni docente di diritto (A019) che insegna una materia economica, e rientra in una classe a pieno titolo, c’è un docente di economia aziendale (A017) con decenni di esperienza nell’insegnamento dell’economia aziendale non torna in classe o addirittura si aggiunge agli esuberi.
E’ un ragionamento paradossale e disonesto, se si riducono gli esuberi della classe di concorso 019, nella stessa misura si fanno crescere quelli della classe di concorso 017
Sia chiaro che la legge non permette ai laureati in giurisprudenza di partecipare ai concorsi per insegnare discipline economiche (A017), vi chiederete come si fa ad insegnare qualcosa che il concorso ti vieta, e quindi neanche possono avere l’abilitazione.
Non c’è limite alla creatività.
Cosa fanno al MIUR? Decidono che i docenti della A019 parteciperanno agli esami di stato come commissari per la disciplina che la legge prevede sia riservata ai docenti della classe di concorso.
Adesso, penseranno al MIUR, abbiamo iniziato a sdoganare questo tabù le classi di concorso, le abilitazioni, ormai tocca al Parlamento cambiare le leggi. Una scuola nella quale il dirigente scolastico non avrà vincoli arcaici sarà più moderna.

Quante vicende, tante domande :

1 - Si rendono conto al MIUR la mole mostruosa di ricorsi delle famiglie che si troveranno ad avere figli giudicati nella terza, quarta e nell’Esame di Stato da docenti che non hanno titolo per insegnare quella disciplina economica, e neanche abilitazione? O non sarà che l’obiettivo di tutta la manovra sia quello di far lavorare gli avvocati?

2 – Nella presentazione del ministro Giannini al Consiglio dei ministri sulla buona scuola del 3 marzo 2015 si parla di economia ed educazione finanziaria alla scuola superiore (slide 6).
I docenti più qualificati per raggiungere l’obiettivo sono i docenti di diritto?

3 - Nella presentazione del ministro Giannini al Consiglio dei ministri sulla buona scuola del 3 marzo 2015 si parla dei dirigenti scolastici come leader educativi (slide 6), Renzi li ha chiamati allenatori.
Come può un allenatore accettare di far giocare un difensore come attaccante o viceversa?
Solo perché bisogna ubbidire agli ordini di qualcuno?
Quanti dirigenti scolastici hanno protestato e hanno fatto obiezione di coscienza perché il MIUR li ha costretti a fare scelte scellerate come quella di permettere d’insegnare la contabilità, il bilancio, l’analisi dei costi, il budget a chi non sa cosa sono?
O i dirigenti ministeriali e/o scolastici pensano che basterà studiare una lezioncina la sera prima?

4 – Lo studente (o utente o cliente) è al centro della scuola, dicono.
È possibile imbrogliarlo così, lui e la sua famiglia?

5 – Dicono gli economisti che la moneta cattiva scaccia la moneta buona.
Tanti diranno che questa storia non li riguarda, però può essere l’apripista per la totale flessibilità degli insegnamenti e delle classi di concorso, cosa impedirà fra due anni di fare insegnare scienze ai docenti si educazione fisica, o storia a che all'Università ha dato un esame di storia di qualcosa?
Vi ricordate quando hanno cambiato i primi articoli della nostra Costituzione?
Non ne avrebbero toccato altri, dicevano, sappiamo cosa sta succedendo ai nostri giorni.
Molti padri costituenti erano pregiudicati a causa del fascismo, può capitare che alcuni cambiatori di Costituzione siano pregiudicati anch’essi, una condanna lava l’altra, secondo loro.
Quella Costituzione del dopoguerra era stata approvata dalla gran maggioranza del Parlamento, eletto col sistema proporzionale, con una partecipazione di elettori che oggi chiameremo bulgara.
In questi anni di quella Costituzione si fa strame da parte di un Parlamento eletto con un sistema dichiarato illegittimo dalla corte costituzionale, con un sistema fortemente maggioritario, da chi rappresenta molto meno della metà degli elettori.
Moneta cattiva scaccia moneta buona.


Si aggiungano due tasselli alla rete che si sta tendendo.

1 - Il 5 marzo 2015 un’importante conferenza, sponsorizzata, tra gli altri, dal MIUR (Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per laValutazione del Sistema Nazionale di Istruzione), dal titolo “Scuola e cultura economica”.

Qualche domanda:

Ma il MIUR che organizza questo è lo stesso MIUR che fa insegnare le discipline economico-aziendali ai docenti di diritto (che, ripeto, se è sfuggito a qualcuno, non hanno titolo, competenze, abilitazione)?

Ma i funzionari creativi del MIUR, evidentemente anche loro non economisti, sanno la grave crisi mondiale che ha provocato la finanza creativa?

Ma la creatività non è meglio lasciarla agli artisti e agli imprenditori (quelli veri) ?

La burocrazia creativa è impossibile!

2 - Esiste l’Associazione Professionale Insegnanti Discipline Giuridiche ed Economiche (APIDGE), sarà una lobby? Non saprei, ne parla l’ex ministro del MIUR Carrozza (leggi qui), che l’aria del ministero l’ha respirata.
Quello che interessa qui è che il 25 marzo 2015 l'APIGDE ha organizzato un convegno in una sala del Senato della Repubblica, col saluto di Luciano Chiappetta, Capo del Dipartimento per l'Istruzione del MIUR, è scritto nel manifesto (leggi qui);
peccato che nel sito del MIUR quella posizione risulti vacante e il dott Luciano Chiappetta risulti essere Consigliere del Ministro (titolo gratuito, con solo un massimo di spese per missione di 5000 euro all’anno)

Sarà un caso, ma c’è un’omonimia col dott. Luciano Chiappetta che ha firmato le note del MIUR che hanno permesso tutta la storia di cui si parla qui, e non è strano che venga presentato come capo dipartimento del Miur, se non lo è più? 
Misteri dei ministeri.

Un'altra cosa mi ha incuriosito, del convegno, cioè che “è richiesta giacca e cravatta”, per tre motivi:
il primo è che in italiano si dice è richiesta, o sono richieste, giacca e cravatta?;
il secondo è che dev’essere una riunione per soli uomini;
il terzo è che si potrebbe fare dell’ironia sull’abito che fa il monaco (alcuni, qui e qui, raccontano addirittura che la cravatta ha una simbologia massonica, chissà se è vero), però se in un luogo non è consentito l’ingresso a Renato Accorinti (vedi qui) e a papa Francesco, ecco, quello non è un bel posto, per me.

Vorrei concludere con un apologo di Totò, che ha previsto perfettamente quello ci è successo e ci sta succedendo, facciamo finta che i colpi che prendiamo non siano per noi, e ridiamo anche, poi sarà troppo tardi:



* ecco la frase più famosa di Comma 22"Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo".

giovedì 26 marzo 2015

Gad, quando salterà il fosso? (lettera a Gad Lerner) - Gianni Lixi

Caro Gad mi lasci sgombrare il campo da eventuali incomprensioni. Io la seguo, la seguo su twitter, la seguo a “fischia il vento” che ancora rimane una trasmissione visibile rispetto a tutte le trasmissioni ad alto indice d’ascolto (ma in netto calo) dei suoi colleghi. Mi piace lo sforzo che fa di cercare il dialogo interreligioso. Mi è anche piaciuto l’appoggio (endorsement) che ha dato a Michela Murgia alle scorse elezioni regionali sarde. Non la seguo ed anzi sono spesso in disaccordo quando tratta di cose che riguardano la Palestina.
OK ora veniamo a questo famoso fosso da saltare.
Con autoironia ha candidamente ammesso di aver “cannato” le previsioni elettorali Israeliane. L’euforia di parenti ed amici insieme alle previsioni degli addetti l’avevano indotta a sperare in una vittoria della coalizione Herzog-Livni. Ma perché? Perché sperare in una coalizione che ha nel suo stesso nome, Unione Sionista,  il principio fondativo che regola l’espropriazione di terre e l’espulsione  e, nel caso di Gaza, lo sterminio di un popolo che in quelle terre viveva e vive, attribuendogli l’umiliante stato di profughi? Ilan Pappè,  professore Israeliano, storico che insegna in Uk ad Exeter,  in un recente articolo dove fa un’analisi dei risultati elettorali in Israele, scritto per electronic intifada (qui) ci ricorda che il sionismo è colonialismo e che quindi essere antisionisti non è essere antisemiti ma essere anticolonialisti.
Una coalizione fatta, da una parte dal partito laburista, partito che ha governato per diversi anni e che mai ha impedito il colonialismo sionista e dall’altra da Tzipi Livni. Questa è la ministra che è riuscita ad entrare in UK nel 2011 solo con uno stratagemma. Era infatti personaggio sgradito perché accusata di crimini contro l’umanità a causa della guerra “piombo Fuso”.  Guerra di cui è stata una delle principali artefici e che ha spianato la strada agli altri attacchi su Gaza. Si forse, anzi certamente gli ambienti finanziari europei  e l’amministrazione Obama sono dispiaciuti per la vittoria di Netanyahu. Ma questo ai palestinesi cosa può importare? Casa può importare ai palestinesi sapere che gli europei e gli americani sono dispiaciuti quando per anni avrebbero avuto la possibilità di chiudere i rubinetti a Netanyahu per imporgli condizioni  che mettessero Palestinesi ed Israeliani sullo stesso piano? Perché America ed Europa dovrebbero cambiare atteggiamento se, quando ne hanno avuto la possibilità e molte organizzazioni Internazionali, Palestinesi ed anche Israeliane glielo chiedevano ed anzi glielo imploravano, non lo hanno fatto?
Unione Sionista: poche idee ma confuse. Una garanzia per i Palestinesi. Una coalizione che paradossalmente  edulcorando i rapporti tra Israele ed il resto del mondo, può addirittura essere peggiore di un governo dichiaratamente di destra, meno presentabile nei salotti Europei. E comunque, come dice Bob Herbst, avvocato ebreo americano che si occupa di diritti civili,  in un articolo di 2 giorni fa,  nonostante quello che abbiamo sentito da più di 10 aa a questa parte riguardo alla mancanza di un partner affidabile da parte di Israele per le trattative di pace, appare sempre più chiaro che sono i Palestinesi  a non avere un interlocutore realmente desideroso di arrivare alla pace  (da qui).
“Di fronte al baratro della perdizione e del disonore, Netanyahu agisce da politico responsabile di uno Stato di diritto. Parla di “atto ripugnante”, telefona le sue condoglianze al padre di Mohammad, assicura che “nella società israeliana non c’è spazio per gli assassini, ebrei o arabi”. “
Caro Gad quando si decide a saltare il fosso.  Queste sono le sue parole tratte da un articolo su la Repubblica all’indomani del barbaro assassino di  un ragazzo palestinese, Mohammad Abu Khdeir, 16 anni, del campo profughi di Shuaffat mentre si recava a pregare in una moschea a Gerusalemme est. Cioè Netanyahu, che costringe Mohammad Abu Khdeir a vivere in un campo profughi e che lascia che dei coloni esagitati quotidianamente perpetrino ogni sorta di angheria contro palestinesi che hanno il solo torto di voler vivere nella loro terra, diventa  il “politico responsabile di uno Stato di diritto”. Ma veramente io non capisco come un giornalista che, almeno quando si tratta della politica italiana è ipergarantista e non difende posizioni per appartenza ma, in genere, segue un misto di  logica , giustizia e  moderazione, possa scrivere che Netanyahu ha agito da politico responsabile di uno stato di diritto solo per aver condannato una barbarie. Cos’altro avrebbe potuto fare?
No Gad, lo dico in punta di piedi e con profondo rispetto per i genitori di Mohammad. Il problema per i palestinesi non è neanche il barbaro assassinio del giovane del campo profughi di Shauffat. Il problema sono i contadini della valle del Giordano ai quali è stata tolta la terra e l’acqua per coltivarla. E’ vedere quanto sono rigogliose e floride le terre a loro rubate ed irrigate con acqua del Giordano deviata e sottratta  a loro che si spaccano la schiena  su un terreno arido che non è in grado di dare neanche un raccolto. I proprietari della terra rigogliosa sono giunti l’altro giorno, sono polacchi, russi, ungheresi, bulgari gente che proviene  da tutto il mondo, non parlano ebreo ne palestinese, gli Israeliani hanno dato loro  le terre di quei contadini  e loro  ne sono diventati i padroni.  Ma la cosa più tragica non è neanche questa, la cosa più tragica è sentire il figlio del contadino Palestinese che dice al padre che non c’è la fa più a vivere li. Che se ne vuole andare. Questa è la cosa più tragica perché è il fine che vogliono raggiungere gli Israeliani: costringere i Palestinesi ad andarsene.  La cosa tragica Gad, la cosa veramente tragica è l’abitudine alla sopraffazione. E’ vedere che dopo ore di attesa ad un check point per poter andare nel villaggio vicino a vedere magari un genitore malato sei quasi riconoscente al piccolo ragazzetto israeliano vestito da militare con tuta mimetica e mitra in mano che alla fine ti fa passare. Questo è il vero crimine contro l’umanità. Un crimine lento ed insidioso, pari, se non superiore, al crimine delle bombe a Gaza.
“Israele non ha mai trattato, neanche per un minuto, i palestinesi come se avessero gli stessi loro diritti…la prova  più schiacciante del rifiuto della ricerca di pace da parte di Israele  è, naturalmente, il progetto delle colonie. Sin dagli albori della sua esistenza, non c’è mai stata una cartina di tornasole più affidabile o più precisa per capire le intenzioni di Israele.In parole povere: edificare gli  insediamenti vuol dire consolidare l’occupazione, e coloro che vogliono consolidare l’occupazione non vogliono la pace. Questa è la storia di tutto in poche parole (Gideon Levy)”. Gad, quando si decide a saltare il fosso per raggiungere il suo collega, l’Israeliano Gideon Levy (giornalista che conosce e che spesso cita) .  Quando si decide a saltare il fosso per raggiungere un’altro autore israeliano, Miko Peled, che molto lucidamente, tra le altre cose  dice che si è garantito il ritorno agli ebrei in una regione che loro hanno abitato nei secoli meno di altre popolazioni e molti molti anni fa e non si garantisce invece il ritorno a milioni di persone che l’hanno abitata sino a qualche decina di anni fa! Ed sempre Miko Peled, figlio di un generale Israeliano, che ci ricorda come ai palestinesi di Gaza vengano date solo due possibilità. O morire nei propri letti o morire con il fucile in mano.
Io, lo dico con molta modestia e senza alcuna presunzione, penso di sapere perché non riesce a saltare il fosso.  Lei non riesce a saltare il fosso perché questi argomenti non riesce ad affrontarli  in maniera libera. Non riesce a togliersi la Kippà dal capo. Kippà, tappetino in direzione della Mecca, scalette  che portano in chiesa la domenica, tutte forme associative di appartenenza che parte dell’umanità sceglie per cercare di arrivare ad uno stato di “fratellanza” universale che invece sembra essere ostacolato proprio da queste forme di appartenenza!
Caro Gad stiamo avvicinandoci ad una fase in cui la verità  su chi è l’aggredito e chi è l’aggressore sta diffondendosi sempre più (e purtroppo non sempre lei ha contribuito).  La differenza la farà il popolo giusto ed onesto (ho detto il popolo non gli ebrei o i mussulmani o i cristiani onesti e giusti) che unendosi troverà la maggioranza necessaria per iniziare un percorso politico che porterà ad isolare sempre più la minoranza violenta e confessionale, che mai scomparirà da quelle terre per il semplice fatto che è fisiologica in tutti gli stati democratici. Sono conscio che questo è un percorso difficile, che non sarà indolore e che altro sangue sarà versato, ma non c’è altra alternativa. E molto dipenderà dall’informazione. Quindi da lei. Il processo sarà più rapido quanto più saranno i giornalisti liberi che sapranno contrastare  la propaganda israeliana. Le persone che parlano di 2 stati, o sono persone che non conoscono tutto quello che gli Israeliani hanno combinato in  Palestina (Cisgiordania e Gaza) da un punto di vista geografico, o sono persone che lo conoscono bene (come lei)  ma che non vogliono rinunciare, per senso di appartenenza (nel suo caso) o per difendere privilegi acquisiti (nel caso della stragrande maggioranza), ad uno stato ebraico.
Il “benessere” degli israeliani non è il “benessere” dei palestinesi. Ma lo “stare bene” dei palestinesi, sarà sicuramente lo “stare bene” degli israeliani.

La saluto Gianni Lixi (Associazione Amicizia Sardegna Palestina).

martedì 24 marzo 2015

Hai paura della cultura? Intervista a Manuel Agnelli

Il laureato emigrante: un capitale umano costato 23 miliardi che l'Italia regala all'estero - Federico Fubini

L'Italia ha costruito centinaia di chilometri di rete ferroviaria ad alta velocità e ne ha fatto dono alla Gran Bretagna. Ha investito in due enormi reti Internet a fibra ottica, perché siano installate in Germania e in Svizzera. Naturalmente non è vero. Se lo fosse, la tivù mostrerebbe zuffe a Montecitorio, sindacati in piazza e forse il governo dovrebbe dimettersi. Eppure, nell'indifferenza generale, sta succedendo qualcosa del genere. Ogni giorno un'emorragia verso l'estero di risorse (anche) finanziarie di simile entità si consuma sull'infrastruttura di base di ogni Paese: i suoi abitanti.

Alla più cauta della stime, dal 2008 al 2014 è emigrato all'estero un gruppo di italiani la cui istruzione nel complesso è costata allo Stato 23 miliardi di euro. Sono 23 miliardi dei contribuenti regalati ad altre economie. È una cifra pari al doppio di quanto occorre per stendere la rete Internet ad alta velocità che in questo Paese continua a mancare. È una somma pari a un terzo del costo dell'intera rete ferroviaria ad alta velocità italiana, che al chilometro è la più cara al mondo. Ma quando si tratta di laureati, diplomati o anche solo di titolari di una licenza media che se ne vanno portando con sé le proprie competenze e l'investimento che è stato fatto su di loro dagli asili d'infanzia alle aule universitarie, nessuno protesta. Di rado se ne parla. Non è uno scandalo: sembra normale, anche se nella storia dell'Italia unita non era mai successo.

Certo le migrazioni fra fine '800 e il secondo dopoguerra erano state più intense nei numeri, ma infinitamente di meno per il capitale versato nelle persone che poi se ne andavano. Molti di quei migranti erano analfabeti, non troppi avevano finito le elementari. Giorni fa invece Alberto Alemanno, 40 anni, laureato all'Università di Torino, docente di Diritto della Haute École Commerciale di Parigi e della New York University, è stato designato come Young Global Leader del World Economic Forum. Nel frattempo Alberto Quaranta (nome modificato su sua richiesta), 43 anni, laureato a Pescara, già architetto in una città pugliese, ha terminato il suo inserimento come impiegato nei magazzini dell'aeroporto di Monaco di Baviera. Il primo è riuscito ad arrivare al posto per il quale aveva studiato, il secondo no. Ma i due hanno lo stesso qualcosa in comune: entrambi sono stati oggetto di un investimento di (almeno) 163 mila euro da parte della collettività italiana per il loro percorso formativo, dall'età di tre anni fino alla laurea.

Nel rapporto "Education at a Glance 2014", l'Ocse di Parigi stima che, solo per la gestione dei luoghi d'insegnamento e gli stipendi degli insegnanti, chi si istruisce in Italia costi 6.000 dollari l'anno quando frequenta una scuola materna pubblica, 8.000 l'anno alle elementari, 9.000 alle medie e alle superiori e 10.000 all'università. Per i contribuenti il costo (di base) di produzione di un laureato in Italia è di centinaia di migliaia di euro. Ogni volta che una di queste persone lascia l'Italia, quell'investimento in sapere se ne va con lui o con lei. Negli ultimi anni le destinazioni preferite sono Gran Bretagna, Germania e Svizzera. Si tratta di un colossale sussidio implicito versato dall'Italia ad altri Paesi ogni volta che un migrante fa le valigie. Ed è ormai un fenomeno macroeconomico. Nel solo 2013 il trasferimento silente di investimenti dall'Italia al Regno Unito attraverso l'istruzione dei migranti è stato, quantomeno, di 1,5 miliardi. Quello versato alla Germania è di 650 milioni e persino un Paese lontano come il Brasile è beneficiario per oltre cento milioni. Nell'ultimo secolo un export su questa scala di investimenti pubblici in "infrastrutture" si è visto solo quando un Paese sconfitto in guerra doveva pagare riparazioni. Questo invece è auto-inflitto.

La novità negli ultimi anni è infatti duplice. La meno nota è che la quota di migranti laureati sta crescendo, e con essa il sussidio implicito dell'Italia ai Paesi dove essi vanno. Secondo l'Istat, i laureati erano il 19% degli italiani trasferitisi all'estero nel 2009, ma sono già saliti al 24% nel 2013. Il peso di coloro che se ne vanno avendo solo una licenza media è invece in calo.

L'altra caratteristica di questi anni è che l'armata degli emigranti è sempre più vasta, ma non c'è accordo fra governi europei sul loro numero. I dati dell'Istat sono probabilmente sottostimati. In base all'anagrafe italiana, come riportato dall'istituto statistico, dal 2008 al 2013 c'è stato un deflusso netto di 150 mila persone: è il saldo fra gli italiani che escono e quelli che rientrano. Il ritmo delle uscite peraltro sta accelerando. Solo due anni fa, al netto dei rientri in patria, sono state 53 mila. Alla cifra pubblica dei 150 mila, la Repubblica aggiunge altre 63 mila uscite nette nel 2014 sulla base dei dati dei primi 9 mesi ed è una stima cauta, perché presuppone una frenata delle tendenze in atto negli ultimi anni. Al valore di 23 miliardi di investimenti in istruzione "esportati" si arriva così. Negli ultimi sei anni il 48% dei migranti aveva terminato le scuole medie, il 30% le superiori e il 22% l'università: i costi sono stimati su questa base.

Il problema è che gli oneri reali sono più alti, perché i dati Istat non colgono tutta la realtà. Molti se ne vanno, ma non lo comunicano all'anagrafe. Gli italiani che nel 2013 hanno preso il "National Insurance Number" (codice fiscale) per lavorare in Gran Bretagna sono quattro volte più di quelli che ufficialmente hanno lasciato l'Italia, secondo l'Istat, per andare Oltremanica. Per il governo tedesco, gli italiani arrivati in Germania solo nella prima metà del 2014 sono più di quelli che, secondo l'Istat, lo hanno fatto in tutto il 2013. Alberto, l'architetto pugliese, non ha mai abbandonato la residenza nel Comune di origine e dunque per l'Italia è ancora qui. Intanto però ha preso domicilio vicino a Monaco per potersi appoggiare al centro per l'impiego locale, che gli ha trovato un posto.

Così l'Italia manda via qualcosa che costa e vale più delle sue autostrade o ferrovie. Lo fa nell'indifferenza dei ministri che raccomandano un figlio, degli universitari che sbarrano la strada ai bravi per favorire i servili. Giorni fa "Pensare Politico", un'associazione di Rimini, in un incontro con 150 studenti di quarta superiori ha chiesto quanti volessero migrare "dopo la laurea". Un terzo della sala ha alzato la mano. È un investimento perduto di 8 milioni, è stato detto. Nessuno degli studenti ha fiatato: a loro sembrava perfettamente logico.
con 150 studenti di quarta superiori ha chiesto quanti volessero migrare "dopo la laurea". Un terzo della sala ha alzato la mano. È un investimento perduto di 8 milioni, è stato detto. Nessuno degli studenti ha fiatato: a loro sembrava perfettamente logico.

lunedì 23 marzo 2015

Un posto piccolo – Jamaica Kincaid

È un’invettiva, un lamento, una memoria,  un atto d’accusa, una fotografia di dolore, e molto altro, tutto in 83 pagine. L’ho letto due volte di seguito, sembra che parli solo di Antigua, parla sempre più di tutti noi, nessuno si senta escluso...

Si può leggere, ad esempio:
“…se in un luogo c’è un ministero della Cultura significa che non c’è cultura. Avete mai sentito dire che sotto l’ombrello di un ministero della Cultura sia spuntato qualcosa di culturale?...”
e
“…la Scuola Alberghiera, un istituto che insegna agli antiguani come essere dei bravi domestici, come essere dei bravi nessuno, perché un domestico non è che questo…”

Inizia così:
Se vai ad Antigua da turista, ecco ciò che vedrai. Se arrivi in aereo, atterri all’aeroporto internazionale V.C. Bird. Vere Cornwall (V.C.) Bird è il primo ministro di Antigua. Magari sei il tipo di turista che si chiede come mai un Primo Ministro ha voluto che un aeroporto portasse il suo nome: perché non una scuola, perché non un ospedale, perché non un grande monumento pubblico? Sei un turista e dunque non hai ancora visto una scuola di Antigua, non hai ancora visto l’ospedale di Antigua, non hai ancora visto un monumento pubblico di Antigua. Mentre l’aereo atterra, magari ti dici, Che bella isola, Antigua – più bella delle altre isole, e dire che erano belle, a modo loro, ma fin troppo verdi, avevano una vegetazione fin troppo rigogliosa, il che per un turista significa che deve piovere molto, e la pioggia è proprio la cosa che tu, in questo momento, non vuoi, perché pensi alle giornate faticose, fredde, lunghe e buie che hai trascorso lavorando sodo nel Nord America (o, peggio ancora, in Europa), per guadagnare il denaro che ti ha permesso di venire in questo posto (Antigua), dove splende sempre il sole e dove il clima sarà deliziosamente caldo e secco per il periodo dai quattro ai dieci giorni che trascorrerai qui; e siccome sei in vacanza, siccome sei un turista, non ti chiedi nemmeno cosa possa significare esser costretti a vivere dal mattino alla sera in un posto che soffre costantemente di siccità, e quindi stare attenti a ogni goccia d’acqua che si usa (pur essendo al tempo stesso circondati da un mare e da un oceano: il Mar dei Caraibi da una parte, e l’Oceano Atlantico dall’altra)…

non perdetevelo, poche pagine, costa poco, vale moltissimo - franz





Per molti Antigua è soltanto un’isola di spiagge bianchissime accarezzate dagli alisei, una per ciascun giorno dell’anno. Jamaica Kincaid, che ci è nata, ce ne mostra una faccia diversa. E, d’improvviso, è come se nello smalto verdeazzurro dei Caraibi si scoprisse una ferita in suppurazione, prodotta da politici predatori, interessati solo a perpetuare lo sfruttamento di chi, tanto tempo fa, colonizzò l’isola. Nulla riesce a contenere l’incalzare degli insulti che, con algida insofferenza, Jamaica Kincaid riversa su tutti, turisti compresi. Nulla riesce a placare il suo furore, neppure la consapevolezza che i discendenti dei colonizzatori siedono ormai «sul mucchio di immondizie della storia». Che il turista sprovveduto sfogli pure le pagine patinate delle solite guide: chi metterà in valigia questo scarno libretto scorgerà un’altra Antigua, che porta ancora i segni terribili di «una malattia europea» ma è finalmente un luogo ben distinto – e non il fondale per un dépliant pubblicitario. Come ha scritto Salman Rushdie,Un posto piccolo è «una lamentazione di grande forza e lucidità che si potrebbe definire torrenziale se il linguaggio non fosse controllato con tanta finezza».

Il libro smentisce tutte le immagini da cartolina che il turista occidentale ha di quei luoghi, mettendo l’accento su quali ferite ha arrecato al paese lo sfruttamento, prima del colonialismo inglese e poi dei politici locali. Un posto piccolo è una vera e propria invettiva che ha il suo punto di forza in una prosa precisa, in uno stile ossessivo e ripetitivo che ci ricorda un altro grande scrittore mai in pace con il suo paese: Thomas Bernhard.

domenica 22 marzo 2015

Gilad Atzmon (antisemita?) scrive, parla e suona



Il libro ha per titolo “The Wandering Who?”, in italiano letteralmente “L’Errante Chi?”  che gioca sul mito del cosiddetto  ‘ebreo errante’.  Ed è grazie a questo titolo che si può capire quanto il lavoro di Gilad Atzmon sia spiritoso e stimolante. Ma è anche uno scritto importante che ci offe uno studio sugli ebrei, l’ebraicitá e il giudaismo.
L’autore stesso nel presentare il libro spiega che lo scopo è quello di stimolare un dibattito riguardo a molte questioni che il testo propone, a cominciare dal chiedersi cosa si intende con i termini giudaismo, cultura ebraica, ideologia ebraica.
Già dall’introduzione Atzmon sfoggia tutto il suo senso dell’umorismo tipico della tradizione ebraica.
“Mio nonno era un carismatico, poetico, veterano terrorista sionista”.
L’autore stesso ha seguito il tipico cursus honorum di un giovane israeliano nato in quel clima ottimistico suscitato dopo la guerra dei sei giorni. Culminato con il servizio militare nell’IDF, nel Libano meridionale. Poi folgorato nel sentir suonare Charlie Parker decide che la sua vita avrebbe seguito la musica, divenendo un jazzista professionista ma anche un attivista e scrittore che cerca di spezzare quel legame “tribale” ebraico. Alcune affermazioni contenute in questo libro sono forti e sofferte, ma sono allo stesso tempo inequivocabilmente argomentate. Egli decostruisce l’identità sionista con esplorazioni nella psicologia dell’ebraismo e del sionismo. Affermazioni che susciteranno la solita e sempre ripetuta accusa di antisemitismo.
Basandosi sul libro di Shlomo Sand “L’invenzione del popolo ebraico”, Atzmon trarrà queste conclusioni: “ Se dunque gli ebrei non sono una razza ma un insieme di vari popoli ‘cooptati’ da un movimento nazionale basato su miti, e non hanno nulla a che vedere con il semitismo, ne consegue che l’antisemitismo è una parola vuota”. Il che significa che tale accusa dovrebbe essere fatta all’occidente e a Israele stesso poiché avversi ai movimenti di liberazione dei popoli arabi. E ancora che il sionismo è mantenuto in vita dall’antisemitismo e che, secondo Atzmon, l’olocausto fu indirettamente una vittoria sionista così ” se non ci fosse ogni tanto una sinagoga data alle fiamme, il Mossad ne brucerebbe qualcuna da parte sua”.
Secondo l’autore, il sionismo non è un movimento coloniale  interessato alla Palestina, perché “risiedere a Sion è soltanto una delle possibilità offerte dall’ideologia sionista”. E anche Israele è solo un mutevole territorio visto che non esiste un centro geografico del sionismo le cui decisioni si possono prendere a Gerusalemme, alla Knesset, nel Mossad o negli uffici di Wall Street. Si tratta piuttosto di un sistema che funziona in modo collettivo, a rete; così i palestinesi sono vittime non “soltanto” dell’occupazione israeliana, ma di una particolare identità politica globale. Per cui gli ebrei di oggi hanno trasformato la Palestina in un “bunker” finalizzato al mantenimento della loro ‘ebraicitá’  supportati dagli eserciti occidentali, in particolare da quello statunitense.
Non c’è dunque un’umanità ebraica perché il giudaismo sorretto da precetti tribali manca di un’etica universale.
Atzmon in questo libro cita anche passi biblici che si possono applicare sia al furto del territorio palestinese nel 1948 sia al massacro di Gaza: “non c’è dubbio tra gli studiosi biblici che  la Bibbia  ebraica contenga suggerimenti tutt’altro che etici, alcuni dei quali sono in pratica incitamenti al genocidio”. Nena News
*Gilad Atzmon è un sassofonista e compositore di fama internazionale. Membro dei “Blockheads” e leader della Orient House Ensemle. Nato in Israele vive e lavora a Londra.
Cristina Micalusi

Noi insegnamo la vita, Signore - Rafeef Ziadah



Noi insegniamo la vita, signore.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV ed è dovuto stare dentro battute e limiti di parole.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV ed è dovuto stare dentro battute e limiti di parole riempiti a dovere di statistiche per replicare a reazioni non sproporzionate.
E ho perfezionato il mio inglese e mi sono studiata le risoluzioni dell'ONU.
Eppure, lui mi ha chiesto, Signora Ziadah, non pensa che tutto si aggiusterebbe se solo voi la smetteste di insegnare tanto odio ai vostri figli?
Pausa.
Cerco dentro di me la forza di essere paziente ma la pazienza non è sulla punta della lingua mentre le bombe cadono su Gaza.
La pazienza mi ha appena abbandonata.
Pausa. Sorriso.
Noi insegniamo la vita, signore.
Rafeef, ricordati di sorridere.
Pausa.
Noi insegniamo la vita, signore.
Noi Palestinesi insegniamo la vita dopo che ci hanno occupato anche l'ultimo cielo.
Noi insegniamo la vita dopo che si sono costruiti le loro colonie, i loro muri di separazione, dopo gli ultimi cieli.
Noi insegniamo la vita, signore.
Ma oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV ed è dovuto stare dentro battute e limiti di parole.
E ci dia una storia, una storia umana.
Vede, qui non facciamo politica.
Vogliamo solo raccontare alla gente di lei e del vostro popolo così ci dia una storia umana.
Non nomini quella parola "apartheid" e "occupazione".
Qui non facciamo politica.
Lei deve aiutare me come giornalista ad aiutarla a raccontare la vostra storia che non è politica.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV.
Che ne dice di raccontarci la storia di una donna di Gaza che ha bisogno di cure mediche?
Che ne dice di lei?
Ha abbastanza ossa rotte da coprire il sole?
Mi passi i vostri morti e mi dia la lista dei nomi in non più di 1200 parole.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV ed è dovuto stare dentro battute e limiti di parole e commuovere chi è desensibilizzato al sangue terrorista.
Però loro si sono dispiaciuti.
Si sono dispiaciuti per gli animali di Gaza.
Così, gli do le risoluzioni e le statistiche dell'ONU e condanniamo e deploriamo e rifiutiamo.
E queste parti non sono alla pari: occupante e occupato.
E cento morti, duecento morti, e mille morti.
E in mezzo, fra guerra crimine e massacro, io pronuncio parole e sorrido "non esotici", "non terroristi".
E conto, conto cento morti, mille morti.
C'è qualcuno?
Qualcuno ascolta?
Vorrei piangere sui loro corpi.
Vorrei correre a piedi nudi in ogni campo profughi e abbracciare ogni bambino, coprirgli le orecchie in modo che non debba sentire per il resto della vita il suono dei bombardamenti come lo sento io.
Oggi, il mio corpo è stato massacrato in TV.
E mi consenta di dire, non c'è nulla che le vostre risoluzioni dell'ONU abbiano mai fatto per questo.
E nessuna battuta, nessuna battuta che io metta insieme, indipendentemente da quanto sia buono il mio inglese, nessuna battuta, nessuna battuta, nessuna battuta, nessuna battuta li riporterà in vita.
Nessuna battuta rimedierà a questo.
Noi insegniamo la vita, signore.
Noi insegniamo la vita, signore.
Noi Palestinesi ci svegliamo ogni mattina per insegnare la vita al resto del mondo, signore.
traduzione di Stefania Fusero

sabato 21 marzo 2015

come si fa a spiegarlo a un extraterreste?

intanto per un F35 spenderemo (almeno) 200 milioni di euro e gli amici di Lupi sbranano l'Italia, un branco di lupi si accontenterebbe di qualche pecora, da noi si uccidono i lupi, ma Lupi e i suoi amici godono di ottima salute, si riproducono e hanno una straordinaria cura per la prole - franz