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martedì 21 settembre 2021

Il capitalismo è insostenibile - considerazioni pessimistiche* sullo stato del mondo


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L'IPCC avverte che il capitalismo è insostenibile (qui).

 

Intanto, ci hanno fatto una testa così con il PNRR.

 

Il nostro PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), la cui pronuncia appropriata potrebbe essere solo una pernacchia di Eduardo (qui), non prevede una misura che tutto il mondo dovrebbe adottare: mettere fuorilegge l’obsolescenza programmata, se solo si volesse dimezzare (almeno) il consumo delle materie prime.

 

Ci hanno sempre detto, col sorrisetto sotto i baffi, che a Cuba erano arretrati, con automobili di 50 anni, il frigorifero di 30 anni, ecc. ecc., ignoranti, comunisti, non sapevano cosa è il consumismo, è la sirena e il volano della Crescita .

Passata l'ubriacatura della Crescita (che molti, esseri finiti, hanno pensato fosse infinita) adesso noi sappiamo che i necessari interventi di manutenzione e riparazione degli oggetti sono utili anche per l’occupazione e per le relazioni sociali.

Ormai non si aggiusta quasi più niente, tutto nel mondo è diventato usa e getta.

Non ci sono più i mercatini con gli artigiani che aggiustano tutto, ci sono nei paesi più poveri, noi siamo moderni, le merci ci arriveranno col drone di Amazon.

Se ci fate caso spesso le leggi parlano di rottamazione di auto, elettrodomestici, tv, ecc., con l’idea che i nuovi prodotti che sostituiranno i vecchi saranno tecnologicamente più efficienti, consumeranno forse di meno, ma mai si considera il consumo di materie prime, energia, macchinari necessari per produrre i nuovi prodotti.

 

“…l'Occidente si regge solo sulla frenesia, sull'avidità, sul desiderio folle. Tutto il nostro immaginario è costruito ad arte per sedurre e farci sentire partecipi di una comunità che esiste finché può spendere. La ruota gira e non si può assolutamente fermare, e neppure rallentare. Gli adulti al comando gestiscono la fantasia nazionale, la spingono dove più conviene. Il Pil deve crescere, gli stipendi devono aumentare per rilanciare i consumi, le industrie devono incrementare i profitti per far guadagnare i padroni ma anche per non mandare a casa gli operai. Senza desideri assatanati l'Occidente precipita. Pubblicitari, creativi, uomini del marketing, belle ragazze in mutande, politici, televisioni, tutti soffiano a pieni polmoni nelle vele del desiderio, perché è da lì che vengono i soldi e il benessere. Magari poi la gente impazzisce, si perde, si indebita, i giovani si confondono, si viziano, diventano sempre più deboli, ma non c'è niente da fare, se il desiderio non pompa l'acqua non sgorga. Se il desiderio si blocca, si blocca tutto…”, dice un alunno di Marco Lodoli (qui)

 

Bisogna consumare, consumare, consumare, chi ha i soldi, naturalmente, e alla fine crepare, il ciclo della vita, nel capitalismo, è questo.

 

Chi tiene un’auto per 20 anni, un telefono cellulare per 10 anni è un asociale (https://www.youtube.com/watch?v=ZWBb9FJDPJo ).

 

È necessario che impariamo a tenere Le Cose (che casualmente è il titolo di un grandissimo libro di Georges Perec, che tratta, nel 1965, tra le altre cose, il tema del consumismo) il doppio, il triplo del tempo rispetto a quanto le abbiamo tenute finora, dobbiamo pretendere la morte dell’obsolescenza programmata, ma dobbiamo lavorare sull’obsolescenza “psicologica”, chiamiamola così, quella indotta dalla pubblicità, che non a caso è l’anima del commercio.

 

I veri motori che ci porteranno all’estinzione della specie umana, prima della fine "naturale", saranno il consumismo, l’obsolescenza programmata, le guerre, la pubblicità, la velocità (a cosa serve la Tav? a portare un po’ di bagna cauda da Torino a Lione? O le mozzarelle a Grenoble? Con i treni normali ci vuole mezz’ora in più? Forse i sostenitori della tav non sanno che hanno inventato i frigoriferi, a loro interessano i profitti, senza se e senza ma, a qualsiasi costo), qualcuno dice anche il turismo (quello usa e getta, soprattutto, che muove miliardi di persone, con enormi consumi di materie prime non riciclabili).

 

"No es más rico el que más tiene, sino el que menos necesita" – (Dicho de los abuelos zapotecos)

"Il più ricco non è chi ha sempre più cose, ma di chi ha bisogno di meno cose" – (proverbio)

 

Cos’altro è la decrescita?

 

 

 

2

 

Intanto veniamo a conoscenza che l’assemblea degli animali ha redatto un documento con la richiesta di cambiare l’espressione Animal spirits in Human spirits.

Ecco una sintesi:

“Dopo un’approfondita discussione l’Assemblea degli animali chiede la cancellazione dell’espressione Animal spirits (sdoganata da Keynes), per una serie di motivi che esponiamo.

Noi tutti riteniamo che negli ultimi secoli, da quando il capitalismo è diventato il modello economico dominante, il comportamento dell’homo economicus capitalista è diventato innaturale.

Gli animali non accumulano, se non alcune specie per un tempo limitato, non sono avidi, cacciano e raccolgono solo quello che possono mangiare, gli umani uccidono 150 miliardi di animali ogni anno (https://www.linkiesta.it/2015/08/ogni-anno-oltre-al-leone-cecil-uccidiamo-50-miliardi-di-animali/), in mattatoi inumani e inanimali.

Può bastare per capire perché vogliamo che si cambi animal con human?”

 

 

 

3

 

C’è un valore fisico ed economico, l’Earth_Overshoot_Day (rapporto tra la biocapacità del pianeta, ossia l'ammontare di tutte le risorse che la Terra è in grado di generare annualmente, e l'impronta ecologica dell'umanità, ossia la richiesta totale di risorse per l'intero anno) che tutti possono capire, senza far finta di non avere capito.

Da almeno 50 anni consumiamo molto di più, e sempre di più, di quanto il pianeta può tollerare.

È come se uno corresse la maratona alla stessa velocità dei 200 metri, o si ferma, o crepa.

È come se uno ingerisse 6000 calorie al giorno, crepa in fretta e malato (se non lo avete visto provate a guardare Super Size me)

Consumiamo quasi due pianeti all’anno, gli effetti di questo consumo, del cambiamento climatico, delle guerre e delle altre piaghe che affliggono il pianeta la gran parte dei cittadini del mondo li vivono sulla propria pelle, noi della Fortezza Occidente non li viviamo sulla nostra pelle, non li capiamo davvero, tiriamo a indovinare, direbbe Bukowski.

Qualche decina di migliaia di persone cercano di entrare nella nostra Fortezza Occidente, la risposta è: muri, muri e muri.

 

4


 

 

 

 

Scriveva un paio d’anni fa Oxfam dell’indecente distribuzione della ricchezza, nel 2019, nel mondo 2.153 miliardari detenevano più ricchezza di 4,6 miliardi di persone.

Qui Riccardo Petrella parla dei capitalisti come predatori.

 

Walter Benjamin, nel 1921 aveva scritto “Il capitalismo come religione”, un’opera non conclusa, dove si legge “Nel capitalismo va scorta una religione; cioè il capitalismo serve essenzialmente a soddisfare le stesse ansie, tormenti, inquietudini a cui in passato davano risposta le cosiddette religioni” (qui e qui)

 

Non sarà facile liberarsi del Capitalismo, con tanti sacerdoti e fedeli, spesso inconsapevoli. occorre decolonizzare le nostre menti, occorre uno sforzo titanico, quello di pensare e mettere in pratica un altro mondo possibile, se ci riusciamo.

 

 

*Gli unici interessati a cambiare il mondo sono i pessimisti, perché gli ottimisti sono contenti di quello che hanno. (José Saramago)

lunedì 7 settembre 2020

La morte si nasconde negli orologi - Emiliano Deiana

primo romanzo di Emiliano Deiana, fra la Sardegna e il West.

nelle sue coordinate sentimentali (una specie di bibliografia per un romanzo) ci sono decine di stelle del firmamento di Emiliano, di quelle che illuminano il cammino.

secondo me ha lavorato come Georges Perec, che aveva deciso di scrivere un libro senza mai usare la lettera E, e l'ha fatto, per 300 pagine (La scomparsa, in italiano).

così ha fatto Emiliano Deiana, che omaggiando e citando le sue stelle polari (fra le tante di cui per alcune ormai non ricorderà più il nome, forse) fa un operazione in perfetto stile OuLiPo, e scrive un romanzo che non è uno sterile esercizio di stile, ma un romanzo come si deve, popolato da fantasmi e persone vive.

i personaggi hanno tutti nomi con una storia, non ci sono nomi a caso, spegnete i telefoni e lasciatevi raccontare una storia sempre diversa, non ci sono binari morti, e quando sembra che il treno (che non è ad alta velocità, ma un treno regionale) del racconto rallenti è solo per prendere meglio una salita o una curva.

buona lettura!




 

 

penetrare l'universo cantato da Emiliano Deiana significa molte cose.

Quegli “abissi tra la carta e l'inchiostro” ci offrono di entrare, senza pelle, in uno scavo continuo che coinvolge epica, politica, estetica.

Significa affondare nei sogni di Chagall la lama di Lucio Fontana.

Per entrare in una sorta di gioco del mondo.

Impossibile non pensare alle parole di un Cortázar non citato ma presente nelle profondità dell'opera e delle sue modalità creative, rintracciabili in una scrittura che è anche in Deiana insieme sensoriale e concettuale.

Spesso ustionante.

“...La natura imita l'arte...” diceva l'indimenticabile Oliveira cortazariano alla Maga.

E una medesima visione della letteratura quale esperienza totalizzante che contiene il mondo e affonda le sue radici nei misteriosi meandri del corpo altro non è che una concezione del reale inscindibile dalla dimensione onirica e fantastica, nucleo centrale della logica creativa del nostro autore.

Che si mette in ascolto, fa il vuoto in sé per accogliere, nel silenzio, l'infinito e il trascendente.

Nasce da ciò la straordinaria forza di pagine quali autentica “quete” in nome della bellezza, porta per ascendere al divino in una sorta di religione eretica ed erotica in cui la matematica e la poesia con la loro foresta di simboli sono davvero l'alfabeto della creazione. Del mondo e dell'io.

Da qui una struttura sostanziata di sensibilità poetica e sete metafisica.

Nonché quel procedere attraverso lampi, illuminazioni, visioni, digressioni. In una sorta di partitura jazz…

da qui

 

Il secondo ‘filo’ interpretativo l’ho ricavato da un breve dialogo tra due dei pochi personaggi positivi: Elimelech – che si rivelerà costantemente l’alter ego dell’Autore – e un non meglio definito viaggiatore del treno il quale chiede all’altro:

-Sarebbe bello leggere le tue storie…

-Non sono storie, sono combinazioni. Musica, forse…

-Poesie, allora.

-Nemmeno…tutto…tutto ruota su un unico filamento di frase. Il senso si perde, la storia non conta. Chi indovina l’inganno entra nel mio universo…

Lo chiama inganno, ma è l’indicazione utile per leggere questo libro d’un fiato, per farsi coinvolgere, per immergersi dentro, per trovare i più appassionati e appassionanti livelli di scrittura e lettura. Un ricamo, un intarsio di parole, non fine a se stesso, ma finalizzato alla costruzione della conoscenza dei personaggi i quali, anche se l’Autore si nasconde dietro la pudica affermazione ‘la storia non conta’, ne sono indimenticabili protagonisti. E se, sempre per pudore, non ama definirlo linguaggio poetico, il suo lo è ripetutamente anche nel ricorso a figure stilistiche come la sinestesia: ‘astigmatismo acustico’ (pag. 112); ‘Le ciglia impiastricciate di lettere di sonno’ (pag. 128); ‘epistassi di immaginazione (pag 146); ‘incendio d’acqua’ (pag. 149). Solo per citarne alcune, come esempio. Ma mai utilizzate per autocompiacimento. ‘Combinazioni’, dunque, per l’Autore, il quale specifica meglio il suo pensiero in un dialogo tra Elimelech ed Ethan, giovane appassionato di matematica.

“-I numeri sono come le parole.- Elimelech ripeteva la frase di Ethan anche se quell’affermazione non lo persuadeva affatto: i numeri ingabbiano le compiutezze. Al contrario le parole raccontano i dubbi, le imprecisioni, le incertezze, le approssimazioni”…

da qui

 

Nei molti territori fra il Marte-dì (che in codesta “bottega” è il giorno in cui prevale il fantastico) e gli altri giorni (dove il cosiddetto mondo reale domina) penso che molte persone ameranno «La morte si nasconde negli orologi»: è un cammino faticoso – vi avviso – ma i territori attraversati, le mappe, i viaggiatori e le viaggiatrici, la meta finale ripagano di ogni impegno.

da qui

 

Questi sono quattro capitoli di un non-romanzo che ho iniziato a scrivere tempo fa e che, probabilmente, rimarrà incompleto. Mi piaceva condividerli con i miei amici più cari. Anche per sapere cosa ne pensate. Che non si scrive solo per sè. Ecco…

da qui