con un suo racconto (ripreso da sagarana.net), nelle parole di Francesco M. Cataluccio e Carlos Fuentes, in un documentario (sottotitolato in italiano), su Arte.tv, e in un gran film, in italiano (tratto da Lo scherzo di Milan Kundera, per la regia di Jaromil Jires)
La Libertà Non Sta Nello Scegliere Tra Bianco E Nero, Ma Nel Sottrarsi A Questa Scelta Prescritta. (Theodor W.Adorno)
giovedì 13 luglio 2023
lunedì 27 marzo 2023
SANT'AGOSTINO NERO - Dario Fo
(Intervento alla presentazione della rivista El-Ghibli a Milano)
Io vorrei tanto che ci fossero qui stasera alcuni personaggi della sottocultura e della sottopolitica lombarda. Coloro che ci mettono a disagio che non hanno l'afflato, come si dice in poesia, ma si può dire un minimo di intelligenza e di atto culturale di comprendere l'importanza dell'accogliere e di abbracciare la presenza di stranieri, come si dice a Milano estranei, ma non in senso cattivo della parola, anzi affettuoso.
Ecco una delle cose che ho imparato e devo dire non lontano nel tempo, ma
abbastanza recentemente è che tutto quello che noi abbiamo acquisito di
arricchimento culturale lo dobbiamo proprio ai visitatori, a coloro che si sono
trovati qui da noi nei secoli lontani, a partire dal II secolo dopo Cristo, III
secolo e via dicendo. A centinaia, a migliaia sono venuti, hanno imparato la
nostra lingua, hanno portato la loro conoscenza, hanno portato la loro cultura,
hanno arricchito la nostra possibilità della vita, arricchito la vita e sono
stati benemeriti della nostra cultura. A centinaia, a migliaia. E'
impressionante quanti ne trovo. S. Agostino, per esempio. Pochissimi sanno di
S. Agostino che era nero e arrivò qui in Italia, prima a Roma, si trovò molto
male devo dire. Insegnava retorica. Non veniva neanche pagato. Gli hanno tirato
un bidone, insegnava in una scuola della Moratti, voglio dire in una scuola
privata e i suoi allievi dovevano pagare un tot, così ad un certo punto non si
son fatti vedere e per sua fortuna c'è stato un grosso personaggio della
Amministrazione che lo apprezzava soprattutto per il linguaggio, per lo spirito
e per l'umorismo. Veniva dall'Africa, nato in Africa, era proprio scuro e
teneva lezione e a un certo punto pensò di mandarlo a Milano. E a Milano venne,
arrivò. C'era l'Impero allora a Milano, e anche questo pochi lo sanno, Milano
era capitale dell'impero d'Occidente ed era la più importante fra le città che
ci fossero in Europa allora. Aveva una vivacità culturale. Sto parlando del IV
secolo dopo Cristo. Era il momento in cui giravano situazioni di tensione.
C'erano nuove facce, nuove lingue che arrivavano dappertutto. Si sentiva
proprio un pericolo e un'effervescenza, un fatto rivoluzionario nella coscienza
della gente. E lui si presentò e quando tenne il suo discorso lo disse
esplicitamente: "Io sono pagato per adoperare le parole, la vostra parola,
il vostro linguaggio e molti mi applaudono sapendo benissimo che il mio
mestiere è quello di insegnare e dir bene delle cose stupide. Sono un
retore!"
Ma io cercherò di dir male semmai quello che ho imparato di autentico, di vivo
nella vostra città e una delle più belle pagine sulla città, sulla generosità
della città di Milano è stata proprio scritta da S. Agostino e con lui c'erano
in quel tempo moltissimi autori stranieri che hanno dato per primi un ritratto
della nostra città che è straordinario, sconosciuto. Non si insegna a scuola ed
è molto bello questo fatto, non si sa se per distrazione verso quello che è la
conoscenza della nostra origine, della nostra razza, di quello che eravamo o
per ottusità. Credo che vi sia proprio ottusità più che altro perché non c'è
altra ragione e quando vedo alcuni che si rifanno al Carroccio, le tradizioni
lombarde antiche e in verità non sanno, non conoscono niente, proprio ignorano
ogni cosa che è avvenuta nella nostra storia.
Capisco anche perché non accettano la presenza di alcuni che non parlano la
nostra lingua, che hanno una cultura, che avrebbero cose da raccontarci, molto,
molto da insegnarci, per apprendere, ed invece ecco che si cerca di tenerli
lontani. Si pensa a priori che essi non abbiano niente da raccontarci di
importante. Noi non abbiamo bisogno di loro e questa è veramente la forma più
bassa di civiltà che si possa immaginare. Il nostro décalage sul piano
culturale parte proprio dal fatto che i nostri politici, alcuni di loro insomma
non hanno capito l'importanza di sostenere la presenza di persone che vengono
da altri posti. Sono la nostra ricchezza, sono la nostra verifica, sono la
possibilità di arricchire il nostro linguaggio, il nostro essere, la nostra
gestualità, il nostro pensiero e io dico disgraziato è quel popolo che ha degli
stranieri con sé e non li adopera per arricchire il proprio modo di vivere e di
arricchire anche la coscienza e la conoscenza della cose. Noi dagli stranieri
abbiamo saputo tantissimo nei tempi antichi, ma poi abbiamo avuto anche la
possibilità e la fortuna di arricchire gli altri.
Nel 500 le persone che partivano dall'Italia e che andavano nel mondo vivo di
allora a lavorare, a produrre, a dar cultura, erano un numero incredibile. Si
pensi al numero di architetti, di geometri, di muratori che sono stati in
Russia, per esempio, in Polonia, in Inghilterra, che sono andati in Francia, in
Spagna, in Africa; dappertutto andavano ed erano degli scienziati, della gente
con una ricchezza enorme e tutte le volte che tornavano di là, tornavano con la
ricchezza della conoscenza di quello che avevano appreso.
Questo si potrebbe collegare a una notizia che ho avuto recentemente e che
forse anche qualcuno di voi ha inteso e cioè che la nostra lingua è stata
declassata in Europa, non è ritenuta degna di essere una delle lingue
fondamentali del rapporto, diciamo del dialogo. Cioè di seconda serie rispetto
ad altre che sono state ritenute di prima serie. Non è che ce l'abbiano con
noi. Il fatto è che di colpo in noi mancano coloro che nella storia, nel tempo
hanno fatto veramente il battage straordinario di quello che noi sapevamo. Io
mi ricordo di un grande libro di un grande francese, scritto nei primi del
'900, un testo fondamentale per me [la leçon des italiens]. Ebbene che cosa ci
racconta . Ci racconta tutto quello che gli italiani hanno portato all'estero,
in Francia in particolare, di conoscenza, di musica, di teatro, di letteratura,
di danza, della pantomima, del teatro da quello di strada fino a quello aulico,
la costruzione dei teatri l'architettura, pittura, gli strumenti musicali,
incredibile e poi anche il vivere, il mangiare, la sapienza del godere la vita.
Ebbene noi abbiamo perso verso gli stranieri il portare questa conoscenza del
godere la vita.
Non credo che noi, noi abbiamo degli ambasciatori, ma non credo che uno come
Bossi possa, adesso ha anche dei problemi, ma voglio dire, forse Berlusconi sì
insegna che cosa è la vita degli italiani. E' uno che come lo vedono dicono:
quest'estate non vado lassù". Sento che in voi... c'è in me una specie di
reticenza a aprirmi così in battute, in satira politica. Questo perché lo ho
detto? Per agganciarmi a un elemento: l'importante del nostro spirito è il
sarcasmo, l'ironia, il grottesco, il saper capovolgere le situazioni, anche
quelle dure anche nel momento della sofferenza, per cui altri popoli crollano,
franano, non tengono. Noi anche nei momenti più duri abbiamo avuto la
possibilità di colpi di reni straordinari dovuti alla nostra immaginazione,
alla fantasia, al sarcasmo, al gioco, alla satira, al grottesco. Stiamo
perdendo anche quello, stiamo perdendo proprio un timbro nostro personale di
una razza che è costato secoli di storia e di coscienza civica.
Noi siamo gli inventori dei Comuni: anche un'altra cosa che non studiamo a
scuola. I Comuni è un fenomeno unico e guarda caso soltanto singolarmente
italiano. E' stato da noi che hanno capito l'importanza di convivere, di vivere
e di sviluppare, di avere rapporti con gli altri, di aprire le nostre porte e
andare a bussare anche alle porte degli altri. Ebbene questo fatto, questo
fenomeno viene anche da questa straordinaria gioia, giocondità di dialogare con
gli altri, di imparare la loro lingua, di aprire a conoscere le nostre lingue.
E noi ne abbiamo avute molte. Una ricchezza di lingue che fa paura. Perché i
nostri dialetti non sono l'argot, sono proprio lingue, con loro leggi, regole,
con loro strutture.
Ed ecco quando penso ad alcuni che vorrebbero trasformare certe, non so, strade
con nuovi nomi legati al lombardo, al napoletano ecc., la pochezza dello
spinger verso una attenzione alla nostra cultura si ferma proprio lì a cambiare
i termini, una parola, invece di arricchire la conoscenza con tutte le parole,
di tutti i dialetti per arricchire la nostra lingua.
E la ricchezza della nostra lingua, ce lo insegnano proprio gli inglesi, i
francesi (ho vissuto parecchio in Francia). Ecco la ricchezza per esempio che
sono riusciti ad ottenere imparando anche i linguaggi dei popoli che vengono da
noi. L'ospitalità serve a quello. E basta così.
giovedì 6 agosto 2020
Nicanor Parra
LETTERA A UNA SCONOSCIUTA - Nicanor Parra
Quando passeranno gli anni, quando
Passeranno gli anni e l’aria avrà scavato un fosso
Tra la tua anima e la mia; quando passeranno gli anni
E io sarò soltanto un uomo che ha amato, un essere che si fermò
Per un attimo al cospetto delle tue labbra,
un pover uomo stanco di gironzolare nei parchi,
dove sarai? Dove sarai, oh figlia dei miei baci!
In lingua originale:
CARTAS A UNA DESCONOCIDA - Nicanor Parra
Cuando pasen los años, cuando pasen
los años y el aire haya cavado un foso
entre tu alma y la mía; cuando pasen los años
y yo solo sea un hombre que amó, un ser que se detuvo
un instante frente a tus labios,
un pobre hombre cansado de andar por los jardines,
¿dónde estarás tú? ¡Dónde
estarás, oh hija de mis besos!
(Traduzione dallo Spagnolo di Julio Monteiro Martins)
PADRE NOSTRO
- Nicanor Parra
Padre nostro che sei nei cieli
Gravato da ogni tipo di problema
Con la fronte aggrottata
Come se fossi un uomo qualunque
Non pensare più a noi.
Comprendiamo
che soffri
Perché non riesci a risolvere le cose
Sappiamo che il demonio non ti lascia tranquillo
Disfacendo quello che tu hai fatto.
Lui ride di
te
Eppure noi piangiamo assieme a te:
Non preoccuparti delle sue diaboliche risate.
Padre Nostro
che sei dove sei
Circondato da angeli sleali
Sinceramente: non soffrire più per noi
Devi rendertene conto
Che non sono infallibili gli dei
E che noi altri perdoniamo tutto.
(Traduzione
di Marco Ottaiano)
In lingua originale:
PADRE NUESTRO
Padre
nuestro que estás en el cielo
Lleno de todas clases de problemas
Con el ceño fruncido
Como si fueras un hombre vulgar y corriente
No pienses más en nosotros.
Comprendemos que sufres
Porque no puedes arreglar las cosas.
Sabemos que el demonio no te deja tranquilo
Desconstruyendo lo que tu construyes
El se ríe de ti
Pero nosotros lloramos contigo:
No te preocupes de sus risas diabólicas.
Padre nuestro que estás donde estás
Rodeado de ángeles desleales
Sinceramente: no sufras más por nosotros
Tienes que darte cuenta
De que los dioses no son infalibles
Y que nosotros perdonamos todo
Il mio poeta
preferito è Nicanor Parra. Già lo dice Nicanor Parra che lui non parla di
crepuscoli, nè di dame stagliate sull’orizzonte, bensì di cibi e poi di bare,
bare e bare, ripete…
L’antipoesia è poesia. Di questo non c’e’ dubbio. Il Manifesto antipoetico di
Nicanor Parra è poesia, della più pura
[Roberto Bolano: Intervista Cristián Warnken “La bellezza di pensare” ]
Nel 1964 padre Salvatierra
disse che la poesia di Nicanor Parra era
“troppo lurida per essere immorale”
citazione di Manuela Vittorelli
TEST
Qué es un antipoeta:
Un comerciante en urnas y atáudes?
Un sacerdote que no cree en nada?
Un general que duda de sí mismo?
Un vagabundo que se ríe de todo
Hasta de la vejez y de la muerte?
Un interlocutor de mal carácter?
Un bailarín al borde del abismo?
Un narciso que ama a todo el mundo?
Un bromista sangriento
Deliberadamente miserable?
Un poeta que duerme en una silla?
Un alquimista de los tiempos modernos?
Un revolucionario de bolsillo?
Un pequeño burgués?
Un charlatán?
un dios?
un inocente?
Un aldeano de Santiago de Chile?
Subraye la frase que considere correcta.
Qué es la antipoesía:
Un temporal en una taza de té?
Una mancha de nieve en una roca?
Un azafate lleno de excrementos humanos
Como lo cree el padre Salvatierra?
Un espejo que dice la verdad?
Un bofetón al rostro
Del Presidente de la Sociedad de Escritores?
(Dios lo tenga en su santo reino)
Una advertencia a los poetas jóvenes?
Un ataúd a chorro?
Un ataúd a fuerza centrífuga?
Un ataúd a gas de parafina?
Una capilla ardiente sin difunto?
Marque con una cruz
La definición que considere correcta.
La camisa de fuerza, 1968
Test
Cos’è un antipoeta:
Un commerciante di urne e bare?
Un sacerdote che non crede in niente?
Un generale insicuro?
Un vagabondo che ride di tutto
Anche della vecchiaia e della morte?
Un interlocutore irascibile?
Un ballerino sull’orlo dell’abisso?
Un narcisista che ama tutti?
Un burlone sanguinario
Deliberatamente miserabile
Un poeta che dorme su una sedia?
Un alchimista dei tempi moderni?
Un rivoluzionario tascabile?
Un piccolo borghese?
Un ciarlatano?
Un dio?
Un innocente?
Un paesano di Santiago del Cile?
Sottolinei la frase che considera corretta.
Cos’è l’antipoesia:
Una tempesta in un bicchier d’acqua?
Una macchia di neve su una roccia?
Un vassoio pieno di escrementi umani
come crede padre Salvatierra?
Uno specchio che dice la verità?
Uno schiaffo al Presidente
della Società degli Scrittori?
(che Dio l’abbia in gloria)
Un avvertimento ai giovani poeti?
Una bara a reazione?
Una bara a forza centrifuga?
Una bara a gas di paraffina?
Una camera ardente senza defunto?
Barri con una croce
La definizione che considera corretta.
traduzione di Manuela
Vittorelli , pubblicata su Mirumir
LA POESÍA TERMINÓ CONMIGO
Yo no digo que pongo fin a nada
No me hago ilusiones al respecto
Yo quería seguir poetizando
Pero se terminó la inspiración.
La poesía se ha portado bien
Yo me he portado horriblemente mal.
Qué gano con decir
Yo me he portado bien
La poesía se ha portado mal
Cuando saben que yo soy el culpable.
Está bien que me pase por imbécil!
La poesía se ha portado bien
Yo me he portado horriblemente mal
La poesía terminó conmigo.
Versos de salón (1962)
LA POESIA CON ME HA CHIUSO
Io non dico che metto fine a
nulla
Al riguardo non mi faccio illusioni
Io vorrei fare ancora poesia
Ma l’ispirazione si è esaurita.
La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male.
Che ci guadagno nel dire
Io mi sono comportato bene
La poesia si è comportata male
Quando sanno che la colpa è mia.
E’ giusto: sono proprio un imbecille!
La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male
La poesia con me ha chiuso.
(Traduzione di Marco Ottaiano)
Cartas a una desconocida
Cuando pasen los años, cuando
pasen
los años y el aire haya cavado un foso
entre tu alma y la mía; cuando pasen los años
y yo sólo sea un hombre que amó,
un ser que se detuvo un instante frente a tus labios,
un pobre hombre cansado de andar por los jardines,
¿dónde estarás tú? ¡Dónde
estarás, oh hija de mis besos!
Lettere ad una sconosciuta
Quando passeranno gli anni,
quando passeranno
gli anni e l´aria avrà scavato un fosso
fra la tua anima e la mia; quando passeranno gli anni
e sarò soltanto un uomo che amasti
un essere che restò un istante di fronte alle tue labbra,
un pover´uomo stanco di camminare per i giardini,
dove sarai tu ? Dove
sarai, oh figlia dei miei baci !
(fonte: supereva)
Vida de perros
El profesor y su vida de
perros.
La frustraci6n en diferentes planos.
La sensación de molestia a los dientes
gue produce el sonido de la tiza.
El profesor y la mujer exacta.
El profesor y la mujer precisa.
Dónde encontrar a la mujer precisa!
Una mujer que sea lo que es,
una mujer que no parezca hombre.
El dolor oscurece -la visual,
las arrugas que van apareciendo.
La vejez de los propios estudiantes,
las repetidas faltas de respecto.
La manera de andar por los pasillos.
El insulto se puede resistir
pero no la sonrisa artificial,
el comentario que produce máuseas.
El liceo es el templo del
saber.
El director del establecimiento
con su bigote de galán de cine.
La desnudez de la señora esposa
(la mirada tropieza con un buho,
con un cabello demasiado liso).
La supresión del beso en la mejilla
(más dificil parar que comenzar)
el hogar es un campo de batalla.
La mujer se defiende con las
piernas.
Los problemas sexuales de los
viejos
aparecer en una antologia,
provocar el espasmo artificial.
El profesor ya no tiene
remedio:
el profesor observa las hormigas.
Versos de salón (1962)
Vita da cani
Il professore: una vita da
cani.
La frustrazione su diversi piani.
La sensazione di fastidio ai denti
che si prova allo stridere del gesso.
Il professore e la donna
precisa.
Il professore e la donna perspicua.
Dove trovare la donna perspicua!
Una donna che sia quello che è,
una donna che non somigli a un uomo.
La sofferenza ottenebra la
vista,
cominciano ad apparire le rughe.
La vecchiaia degli stessi studenti,
le frequenti mancanze di rispetto.
Come camminano nei corridoi.
L’insulto si può ancora
sopportare
ma non così il sorriso artificiale,
i commenti che fan venir la nausea.
Il liceo è il tempio del
sapere.
Il direttore del suddetto tempio
con i suoi baffi da attore di cinema.
La nudità della signora sposa
(lo sguardo va ad urtare contro un gufo,
una capigliatura troppo liscia).
Da sopprimere il bacio sulla guancia
(più difficile che ad incominciare)
il focolare è un campo di battaglia.
La donna se la cava con le
gambe.
I problemi sessuali dei vecchi
essere inclusi in un’antologia
provocare lo spasmo artificiale.
Nulla da fare per il
professore:
il professore osserva le formiche.
( Traduzione di Francesco
Tentori Montalto)
TRES POESÍAS
1
Ya no me queda nada por decir
Todo lo que tenía que decir
Ha sido dicho no sé cuántas veces.
2
He preguntado no sé cuántas
veces
pero nadie contesta mis preguntas.
Es absolutamente necesario
Que el abismo responda de una vez
Porque ya va quedando poco tiempo.
3
Sólo una cosa es clara:
Que la carne se llena de gusanos.
Versos de salón (1962)
TRE POESIE
1
Ormai non mi rimane niente da
dire
Tutto quello che dovevo dire
E’ stato detto non so quante volte
2
Ho domandato non so quante
volte
ma nessuno risponde alle mie domande
E’ assolutamente necessario
Che l’abisso risponda subito
Perchè ormai sta restando poco tempo
3
Solo una cosa è chiara:
Che la carne si riempie di vermi
(trad. carmelo pinto)
CAMBIOS DE NOMBRE
A los amantes de las bellas
letras
Hago llegar mis mejores deseos
Voy a cambiar de nombre a algunas cosas.
Mi posición es ésta:
El poeta no cumple su palabra
Si no cambia los nombres de las cosas.
¿Con qué razón el sol
Ha de seguir llamándose sol?
¡Pido que se llame Micifuz
El de las botas de cuarenta leguas!
¿Mis zapatos parecen ataúdes?
Sepan que desde hoy en adelante
Los zapatos se llaman ataúdes.
Comuníquese, anótese y publíquese
Que los zapatos han cambiado de nombre:
Desde ahora se llaman ataúdes.
Bueno, la noche es larga
Todo poeta que se estime a sí mismo
Debe tener su propio diccionario
Y antes que se me olvide
Al propio dios hay que cambiarle nombre
Que cada cual lo llame como quiera:
Ese es un problema personal.
La cueca larga (1958)
CAMBI DI NOME
Agli amanti delle belle lettere
Faccio arrivare i miei migliori desideri
Cambierò il nome ad alcune cose.
la mia posizione è questa:
Il poeta non rispetta la sua parola
Se non cambia i nomi alle cose.
Per quale ragione il sole
deve continuare a chiamarsi sole?
Chiedo che si chiami Micifuz
Quello degli stivali delle sette leghe !
Le mie scarpe sembrano bare?
Sappiano che d’ora in avanti
Le scarpe si chiamano bare.
Si comunichi, si annoti, e si pubblichi
Che le scarpe hanno cambiato nome:
Da questo momento si chiamano bare
Bene, la notte è lunga
Ogni poeta che ha stima di se stesso
deve avere il suo proprio dizionario
E prima che mi dimentico
Allo stesso dio bisogna cambiargli nome
Che ognuno lo chiami come voglia:
Questo è un problema personale
(trad. Carmelo Pinto)
LVII
Imposible entender a los
chilenos
los que se quedaron aquí
no piensan en otra cosa que en irse
«este país no sirve para nada»
los que se fueron sueñan con volver
inútilmente porque no se puede
madre mía que estás en el cielo
santificado sea tu nombre
déjalos regresar a la patria
no permitas que mueran en el destierro.
Nuevos sermones y prédicas del
Cristo de Elqui (1979)
LVII
Impossibile capire i cileni
quelli che sono rimasti qui
non pensano ad altro che andarsene
“questo paese non vale niente”
quelli che se ne sono andati sognano di tornare
inutilmente perchè non si può
madre mia che stai nel cielo
santificato sia il tuo nome
lasciali tornare in patria
non permettere che muoiano nell’esilio
(trad Carmelo Pinto)
martedì 4 agosto 2020
MANIFESTO ANTROPOFAGO - Oswald de Andrade
Sola legge del mondo. Espressione mascherata di tutti gli individualismi, di tutti i collettivismi. Di tutte le religioni. Di tutti i trattati di pace.
Tupy or not tupy, that is the question.
Contro tutte le catechesi. E contro la madre dei Gracchi.
Mi interessa solo ciò che non è mio. Legge dell'uomo. Legge dell'antropofago.
Siamo stanchi di tutti i mariti cattolici sospettosi messi in scena. Freud l'ha fatta finita con l'enigma donna e con altre paure della psicologia stampata.
Quello che ostacolava la verità era l'abbigliamento, l'impermeabile tra il mondo interiore e il mondo esterno. La reazione contro l'uomo vestito. Il cinema americano informerà.
Figli del sole, madre dei viventi. Trovati e amati ferocemente, con tutta l'ipocrisia della nostalgia, dagli immigrati, dai trafficati e dai touristes. Nel paese del cobra grande1.
È perché non abbiamo mai avuto grammatiche né collezioni di vecchi vegetali. E non abbiamo mai saputo cosa fosse urbano, suburbano, di frontiera e continentale. Pigri nel mappamondo del Brasile.
Una coscienza partecipante, una ritmicità religiosa.
Contro tutti gli importatori di coscienza in scatola. L'esistenza palpabile della vita. E la mentalità pre-logica che il Sig. Lévy-Bruhl studierà.
Vogliamo la Rivoluzione Caraibica2. Più grande della Rivoluzione Francese. L’unione di tutte le ribellioni vittoriose rivolte all’uomo. Senza di noi l’Europa non avrebbe neanche la sia misera dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Letà dell’oro annunciata dall’America. L’età dell’oro. E tutte le girls.
Filiazione. Il contatto col Brasile Caraibico. Où Villegagnon print terre. Montaige. L’uomo naturale. Rousseau. Dalla Rivoluzioen Francese al Romanticismo, alla Rivoluzione Bolcevica, alla Rivoluzione Surrealista e al barbaro tecnicizzato di Keyserling. Avanti.
Non siamo mai stati catechizzati. Abbiamo vissuto in un diritto sonnambulo. Abbiamo fatto nascere Cristo a Bahia. O a Belém do Pará.
Ma non abbiamo mai ammesso la nascita della logica tra noi. Contro Padre Vieira4. Autore del nostro primo prestito, per guadagnarsi gli interessi. Il re-analfabeta gli aveva detto: metti questo per scritto ma senza molte chiacchiere. Venne fatto il prestito. Venne tassato lo zucchero brasiliano. Vieira lasciò il denaro in Portogallo e ci portò le chiacchiere.
Lo spirito si rifiuta di concepire lo spirito senza il corpo. L’antropomorfismo. Necessità del vaccino antropofagico. Per l’equilibrio contro le religioni di meridiano. E le inquisizioni esterne.
Possiamo solo badare al mondo orecolare.
Avevamo la giustizia, codificazione della vendetta. La scienza, codificazione della Magia. Antropofagia. La trasformazione permanente del Tabù in totem.
Contro il mondo reversibile e le idee oggettivate. Cadaverizzate. Lo stop del pensiero che è dinamico. L’individuo vittima del sistema. Fonte delle ingiustizie classiche. Delle ingiustizie romantiche. E l’oblio delle conquiste interiori.
Mappe. Mappe. Mappe. Mappe. Mappe. Mappe. Mappe.
L’istinto Caraibico.
Morte e vita delle ipotesi. Dell’equazione io parte del Cosmo all’assioma Cosmo parte dell’io. Sussistenza. Comoscenza. Antropofagia.
Contro le élites vegetali. In comunicazione col suolo.
Non siamo mai stati catechizzati. Quel che abbiamo fatto è il Carnevale. L'indio vestito da Senatore dell'Impero. Fingendosi Pitt. O figurando nelle opere di Alencar pieno di buoni sentimenti portoghesi5.
Avevamo già il comunismo. Avevamo già la lingua surrealista. L'età dell'oro.
Catiti Catiti Imara Notiá Notiá Imara Ipeju6 .
La magia e la vita. Avevamo la descrizione e la distribuzione dei beni fisici, dei beni morali, dei beni di Corte. E sapevamo traslare il mistero e la morte con l'aiuto di alcune formule grammaticali.
Ho chiesto a un uomo cos'era il Diritto. Mi ha risposto che era la garanzia dell'esercizio della possibilità. Quest'uomo si chiamava Galli Matias. Me lo sono mangiato.
Non c'è determinismo solo dove c'è mistero. Ma che c'entriamo noi con questo?
Contro le storie dell'uomo che cominciano a Capo Finisterra. Il mondo non datato. Non schedato. Senza Napoleone. Senza Cesare.
La stabilizzazione del progresso per mezzo di cataloghi e televisori. Solo la macchina. E gli apparecchi per le trasfusioni.
Contro le sublimazioni antagoniche. Portate nelle caravelle.
Contro la verità dei popoli missionari, definita con la sagacità di un antropofago, il Visconte di Cairu: – È la menzogna molte volte ripetuta.
Ma non erano crociati quelli che vennero. Erano fuggiaschi di una civiltà che stiamo mangiando, perché siamo forti e vendicativi come il Jabuti7.
Se Dio è la coscienza dell'Universo Non Creato, Guaraci è la madre dei viventi. Jaci è la madre dei vegetali8.
Non abbiamo avuto la speculazione. Ma avevamo la divinazione. Avevamo Politica che è la scienza della distribuzione. E un sistema social-planetario.
Le migrazioni. La fuga dagli stati noiosi. Contro le sclerosi urbane. Contro i Conservatòri e il tedio speculativo.
Da William James a Voronoff 9. La trasfigurazione del Tabù in totem. Antropofagia.
Il pater familias e la creazione della Morale della Cicogna: Ignoranza reale delle cose + mancanza di immaginazione + sentimento di autorità di fronte alla prole curiosa.
Bisogna partire da un profondo ateismo per giungere all'idea di Dio. Ma il caraibico non ne aveva bisogno. Perché aveva Guaraci.
La finalità creata reagisce come gli Angeli della Caduta. Poi Mosé divaga. Che c'entriamo noi con questo?
Prima che i Portoghesi scoprissero il Brasile, il Brasile aveva scoperto la felicità.
Contro l'indio con la fiaccola. L'indio figlio di Maria, figlioccio di Caterina de' Medici e genero di D. Antônio de Mariz10.
L'allegria è la prova del nove. Nel matriarcato di Pindorama11.
Contro la Memoria fonte del costume. L'esperienza personale rinnovata.
Siamo concretisti. Le idee si danno da fare, reagiscono, bruciano persone nelle piazze pubbliche. Eliminiamo le idee e le altre paralisi. Attraverso le mappe. Credere nei segni, credere negli strumenti e nelle stelle.
Contro Goethe, la madre dei Gracchi, e la Corte di D. João VI12
L'allegria è la prova del nove.
La lotta tra quello che si chiamerebbe Non-Creato e la Creatura – illustrata dalla contraddizione permanente tra l'uomo e il suo Tabù. L'amore quotidiano e il modus vivendi capitalista. Antropofagia. Assorbimento del nemico sacro. Per trasformarlo in totem. L'umana avventura. La terrena finalità. Tuttavia, soltanto le pure élites sono riuscite a realizzare l'antropofagia carnale, che reca in sé il più alto senso della vita e evita tutti i mali individuati da Freud, mali catechisti. Ciò che c'è non è una sublimazione dell'istinto sessuale. È la scala termometrica dell'istinto antropofagico. Da carnale, esso diventa elettivo e crea l'amicizia. Affettivo, l'amore. Speculativo, la scienza. Si sposta e si trasferisce. Siamo arrivati allo svilimento. La bassa antropofagia agglomerata nei peccati del catechismo – l'invidia, l'usura, la calunnia, l'omicidio. Peste di cosiddetti popoli colti e cristianizzati, è contro di essa che stiamo agendo. Antropofagi.
Contro Anchieta che canta le undicimila vergini del cielo, nella terra di Iracema – il patriarca João Ramalho fondatore di San Paolo13.
La nostra indipendenza non è ancora stata proclamata. Frase tipica di D. João VI: "Figlio mio, mettiti questa corona sul capo, prima che lo faccia qualche avventuriero! ". Abbiamo scacciato la dinastia. Bisogna scacciare lo spirito bragantino, gli ordinamenti e il tabacco di Maria da Fonte14.
Contro la realtà sociale, vestita e opprimente, schedata da Freud – la realtà senza complessi, senza follia, senza prostituzioni e senza penitenziari del matriarcato di Pindorama.
Anno 374 dalla deglutizione del Vescovo Sardinha.
2 Le popolazioni caraibiche, che abitavano originariamente le Piccole Antille, le Guiane e le coste centroamericane, praticavano l'antropofagia.
3 Villegaignon fonda nel 1555 la Colonia France Antarctique nella baia di Guanabara, porto naturale di Rio de Janeiro, che verrà rioccupata dai Portoghesi nel 1560. La citazione è tratta dal capitolo XXXI degli Essais di Montaigne, intitolato "Des cannibales".
4 Padre Vieira (1608-1697), missionario gesuita, visse in Brasile per la maggior parte della sua vita, impegnandosi contro la schiavizzazione degli indigeni e nell'incitamento all'unità nazionale contro le invasioni olandesi. Fu sostenitore di un'impresa commerciale atta a risollevare le finanze portoghesi. Scrisse numerosissimi Sermoni, perfetto esempio di prosa barocca.
5 José de Alencar (1829-1877) è il maggior narratore brasiliano del Romanticismo, autore di romanzi in cui la figura dell'indio incarna gli ideali che il Romanticismo europeo ricercava nel medioevo cavalleresco.
6 "Luna nuova, luna nuova, soffia in Tizio il ricordo di me", in O selvagem, di Couto Magalhães (n.d.A.).
7 Jabuti [dal tupi yabuti]: testuggine. È l'eroe delle favole indigene del nord del Paese, che ha caratteristiche simili a quelle della volpe nelle favole europee: non particolarmente violento, riesce a sconfiggere animali più forti di lui per la sua forza vendicativa, l'astuzia e l'abilità nel parlare.
8 Guaraci, o coaraci è il nome del sole nella lingua tupi. Il significato della parola è quello di ‘madre di questo giorno’ (da cori, `questo', ara, `giorno', e ci, `madre'). È il creatore di tutti gli esseri viventi, e ha il compito di governare il regno animale attraverso divinità protettrici di ogni singola specie. Jaci, dal composto tupi ia-cí,, è la ‘madre dei frutti’, la Luna. Sorella e sposa di Guaraci, presiede il regno vegetale, valendosi anch'essa di divinità a lei sottoposte.
9 Il nome di (Sérgio) Voronoff, ideatore di una cura di ringiovanimento e autore di un saggio intitolato La conquête de la vie (1928), viene accostato a quello del filosofo americano William James come a tracciare una linea esemplare del pensiero pragmatico che attraversi le varie discipline, dalla filosofia alla biologia.
10 Il riferimento è al romanzo storico di Alencar, O guarani (1857), il cui protagonista, l'indio Peri, riassume in sé tutte le qualità del "buon selvaggio", compiendo imprese eroiche per amore della figlia del nobile portoghese dom Antônio.
11 Pindorama (dal tupi, `paese delle palme') è il nome con cui le popolazioni andine e delle pampas chiamano il Brasile.
12 Dom João VI di Braganza regnò sul Portogallo dal 1816 al 1826, durante il periodo in cui la Corte si era trasferita a Rio de Janeiro per sfuggire alle invasioni napoleoniche.
13 Padre Anchieta (1534-1597), missionario gesuita, autore di testi plurilingue (in spagnolo, portoghese, latino e tupi-guarani) teatrali e poetici oltre che religiosi e didattici, è una figura fondamentale della prima azione catechizzatrice in Brasile. Iracema ("la vergine dalle labbra di miele") è la protagonista del romanzo omonimo di Alencar (1865). capolavoro dell'indianismo romantico. João Ramalho viene eletto nel 1562 capitão-mor (amministratore generale, carica ereditaria) di Sao Paulo de Piratininga, il capitanato o divisione amministrativa che sta all'origine dello stato di San Paolo.
14 Ilaria da Fonte guidò una rivolta in Portogallo (1846-1847) che sfociò in guerra civile e venne repressa con l'intervento degli spagnoli e degli inglesi. (Tra le richieste dei ribelli, molte delle quali vennero accolte, c'era l'abdicazione della regina Maria II).
mercoledì 1 novembre 2017
Padre nostro - Nicanor Parra
Con la fronte aggrottata
Come se fossi un uomo qualunque
Non pensare più a noi.
Perché non riesci a risolvere le cose
Sappiamo che il demonio non ti lascia tranquillo
Disfacendo quello che tu hai fatto.
Eppure noi piangiamo assieme a te:
Non preoccuparti delle sue diaboliche risate.
Circondato da angeli sleali
Sinceramente: non soffrire più per noi
Devi rendertene conto
Che non sono infallibili gli dei
E che noi altri perdoniamo tutto.
In lingua originale:
PADRE NUESTRO
Padre nuestro que estás en el cielo
Con el ceño fruncido
Como si fueras un hombre vulgar y corriente
No pienses más en nosotros.
Comprendemos que sufres
Porque no puedes arreglar las cosas.
Sabemos que el demonio no te deja tranquilo
Desconstruyendo lo que tu construyes
El se ríe de ti
Pero nosotros lloramos contigo:
No te preocupes de sus risas diabólicas.
Padre nuestro que estás donde estás
Rodeado de ángeles desleales
Sinceramente: no sufras más por nosotros
Tienes que darte cuenta
De que los dioses no son infalibles
Y que nosotros perdonamos todo
