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sabato 14 aprile 2018

La doppia morale degli ebrei bravi - Gianni Lixi



Una parola sul titolo prima di iniziare. Questo è un titolo che si presta ad essere attaccato dai demagoghi dell’antisemitismo. Si tratta di sionisti privi di argomenti che utilizzano lo spauracchio dell’antisemitismo senza che questo c’entri un fico secco. Fa parte dell’armamentario oratorio che ogni sionista deve conoscere, messo a punto dalla Hashbara (propaganda) israeliana. C’è una brava professoressa israeliana, Nurit Peled, che ha fatto uno studio dettagliato sui libri di testo dei ragazzi delle scuole medie ed inferiori israeliane. Da questo studio emerge che la deumanizzazione ed il disprezzo del popolo arabo inizia proprio dai banchi di scuola. Se consideriamo che il popolo arabo è un popolo semita allora ne consegue che uno dei popoli dove il sentimento antisemita è più diffuso è proprio il popolo israeliano. Ora veniamo all’argomento di cui mi volevo occupare.
C’è forse una cosa che mi indigna più del leggere della deportazione dei profughi di cui si sta parlando ora in Israele ed è l’appello di Amos Oz , David Grossman, Abraham Yehoshua, per condannarlo. Insieme ad altri 32 intellettuali israeliani scrivono: “Vi chiediamo di agire moralmente, umanamente e con compassione, degni del popolo ebraico. E vi chiediamo di fermare, prima che inizi, la deportazione dei rifugiati nell’inferno da cui provengono. Altrimenti non avremo nessuna ragione di esistere”.
Questi tre esponenti della cultura israeliana sono gli stessi animi sensibili che appartengono a un popolo che sta costringendo la popolazione palestinese che abita in quelle terre occupate a vivere un “inferno” che loro giorno dopo giorno gli costruiscono? Sono gli stessi compassionevoli signori che appartengono a una nazione senza confini, perché i suoi confini cambiano ogni giorno a secondo della terra che riesce ad occupare?
Perché non provano lo stesso tormento del “non aver ragione d’esistere” anche per i fratelli palestinesi che hanno a qualche centinaia di metri da casa loro? Dov’è la moralità, l’umanità e la compassione del popolo ebraico? Parlo del popolo ebraico perché Israele si definisce stato ebraico. Grossman, Oz , Yehoshua appartengono a quello stato ebraico e non si battono contro esso. La loro credibilità quando parlano di morale, di umanità e di compassione è pari allo zero.
La religione ebraica è stata strumentalizzata per avallare la decisione sionista di fondare un paese sulla terra dove viveva un altro popolo. La memoria di 3000 anni fa (memoria un pò forzata visto che erano un popolo minoritario in quelle terre, e dopo che i cristiani li hanno cacciati sono stati riaccolti dai mussulmani)  impedisce il ricordo. Il ricordo, ben più recente della memoria, di alcuni decenni fa, quando i miei amici palestinesi, ed intendo amici reali, non ideali, sono stati cacciati via dalle proprie case. La memoria sì, il ricordo no. La strumentalizzazione è talmente stridente che sembra anche solo assurdo scriverci sopra.
I cattolicissimi e cristianissimi europei non sono da meno. Sanno perfettamente chi è l’oppresso e chi è l’oppressore in Palestina. L’Alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza Federica Mogherini proprio in questi giorni ha accolto Abu Mazen con grandi abbracci promettendogli solidarietà, ma poi le sue dichiarazioni sono state di una ignavia degna delle nostre migliori tradizioni italiche. Ha sì detto che per l’Europa Gerusalemme non sarà la capitale di Israele (anzi in verità non ha neanche detto questo ma ha detto che sarà la capitale di Israele e della Palestina) ma senza neanche minimamente ipotizzare delle sanzioni a Israele . Vale a dire: Israele, che continua a considerare il diritto internazionale carta straccia e mette una pietra tombale sulle trattative di pace in una delle zone più delicate del pianeta non merita, secondo l’Alto rappresentante europeo, non solo delle sanzioni, ma neanche la minaccia che queste vengano applicate. Per meno, ma molto molto meno, hanno mandato i nostri ragazzi ad ammazzare persone in Irak, Afghanistan, Libia.Tutto questo in ossequio a quella lorda parola che è la real politik.
La real politik è quella cosa che giustifica tutto in barba ai principi e alla morale. Viene anche tradotto con “pragmatismo politico”un termine che serve a darle un significato più positivo. Insomma: sino a quando l’America avrà bisogno di quella portaerei messa così bene nel Mediterraneo (la Palestina storica), possiamo toglierci dalla testa discorsi di legalità e giustizia internazionale e, men che meno, di moralità.
Mentre scrivo arriva sul mio telefonino una notifica del giornale israeliano Haaretz: il vice presidente americano Pence, in visita ufficiale in Israele ha appena detto che ora le trattative di pace sono nelle mani palestinesi. Questo dopo che ieri, alla Knesset, il parlamento israeliano, ha detto che l’America accelererà le pratiche per spostare l’ambasciata a Gerusalemme, perché Gerusalemme da 3000 anni è la capitale di Israele. È proprio vero che alla strafottenza ed all’indecenza non c’è limite!
No, non sono le religioni che possono salvare i popoli oppressi e tantomeno il “pragmatismo politico”. Anzi sembra sia vero il contrario!
Il popolo palestinese e tutti i popoli oppressi li potrà salvare solo chi crede veramente nella libertà e nella dignità dell’uomo e per queste  lotta. Non ci sono scorciatoie.


mercoledì 18 febbraio 2015

Grossman e il premio israeliano per la letteratura - Gideon Levy

C'è qualcosa di incoraggiante  sulla  palese interferenza del premier  sul  Premio Israele per la letteraturai.C'è qualche speranza nel metodo usato similarmente  nel tentativo di evitare che il giornalista Igal Sarna  ricevesse il premio  e nel boicottaggio della destra alla Conferenza di Haaretz sulla democrazia in Israele. 

Tale incoscienza dalla destra è una buona notizia: dimostra che la lotta non è ancora finita, non è vinta, né persa. Dimostra che la destra è tutt'altro che certa della sua rettitudine o della sua vittoria e si rende conto che ci sono bastioni intellettuali  che non sono sottomessi
Se la destra avesse più fiducia in se stessa   non avrebbe bisogno di ricorrere a tali misure violente. Solo i regimi forti con una base di appoggio insufficiente portano avanti tali atti .
Se la destra avesse più fiducia in se stessa   si renderebbe conto che tra gli ultimi beni dello Stato di Israele ci  sono i resti della sua apertura mentale intellettuale. L' assegnazione del Premio Israele per Grossman sarebbe riecheggiata    in tutto il mondo come una giornata di bombardamenti a Gaza, ma in direzione opposta. Gli uomini di sinistra sono in realtà quelli che assicurano l'ultimo pezzo di sostegno per questa Israele  Senza di loro si potrà finalmente diventare un paria, ancora più aborrito   di quanto lo sia oggi. 
Potrà il mondo  ammirare Israele dopo l'eliminazione dei suoi gruppi per i diritti umani e delle organizzazioni non governative?  Anche ampi settori della destra israeliana non vogliono vivere in un paese senza Grossman, B'Tselem o Haaretz. 
La battaglia è stata apparentemente decisa: Israele sta virando verso destra. La maggioranza vuole Benjamin Netanyahu, Naftali Bennett e Miri Regev. La maggioranza vuole la guerra a Gaza,ma  diversi gruppi la pensano diversamente  da questa tonante mandria. 
Non è un caso che non  sia di destra Amos Oz, David Grossman e AB Yehoshua,la  destra non ha artisti creativi che scrivono libri esemplari  e nessun comitato sulla terra può cambiare la situazione. 
La destra si rende conto che la lotta  non è finita. Quasi 70 anni dopo lo stato  non solo manca di confini, ma non ha solidificato la sua identità o i suoi obiettivi. Che cosa è questo paese, allora? E che cosa vuole essere? Sparta o Atene? Democrazia o apartheid?Uno stato di diritto ebraico o della modernità? Occidentale o orientale? Uno stato di benessere o uno stato  capitalista? Uno stato o due? 
Pochissimi israeliani hanno risposte a queste domande cruciali. La maggior parte di loro non  le ha mai considerate. Ecco perché la battaglia è  in pieno vigore. Ecco perché si combatte su ogni post, ogni appuntamento. È per questo che l'identità di chi si aggiudica il Premio Israele è così importante per la  destra. 
Questi sono segni di speranza,  c'è ancora una possibilità. Nel momento in cui sembra che tutto è perduto, che non c'è nessuno più con cui parlare in Israele o niente di cui parlare, in momenti come questi, anche la squalifica di un comitato è una buona , perché anche la gioia dei poveri è gioia ancora.