martedì 31 gennaio 2012

Il re bianco - Davide Toffolo

un racconto a fumetti di un gorilla uguale a noi, un animale che capisce, noi no.
bello davvero - franz


Le sei pagine a sfondo nero, con le silhouettes di un uomo e una donna impegnati a ballare un tango, che ci accompagnano all'epilogo di Il Re Bianco(Coconino Press, pp. 152, euro 12,50), ultima prova di Davide Toffolo, rimarranno impresse a lungo nella memoria di chi avrà la fortuna di leggerle. I morbidi tratti di pennello disegnano dolci e catartici abbracci che nella totale libertà di schemi propria del ballo sudamericano trasformano questo graphic novel nel miglior libro italiano a fumetti dell'anno…

L’amore di Davide Toffolo per il gorilla bianco, Copito de Nieve (fiocco di neve) dello zoo di Barcellona è di carattere archetipico. Trascende il livello più semplice e stereotipizzato della tenerezza, della compassione,  dell’ammirazione estetica per dissotterrare un rapporto telepatico tra antenato e il “figlio” dell’evoluzione. Un’evoluzione impietosa che ha portato alle sue creature un senso di solitudine, un corto-circuito nei propri legami.
La storia de Il Re Bianco è la vicenda dell’ultimo viaggio di Toffolo verso Barcellona per ammirare il suo maestoso progenitore prima della morte per cancro alla pelle. Un re albino, un dio rapito quando era cucciolo e trasportato in Europa…

giovedì 26 gennaio 2012

Franco Pacini

quando ero ragazzino, e la televisione potevano guardarla i bambini per imparare, ricordo che seguivo un programma di Franco Pacini, in prima serata, diverse puntate sull'astronomia. 
ricordo che a 11-12 anni uno dei primi libri della mia vita è stato un libro di astronomia, oggi sarebbe meno che un tascabile, come dimensioni e forma, allora era una specie di rivelazione sul mondo e sui mondi, grazie a Franco Pacini - franz



continua su youtube...

Beppe Grillo e la geometria

 "Un'operazione di geometrica potenza è avvenuta in Italia. La polizia ha eseguito 26 arresti su tutto il territorio nazionale. L'ora segnata dal destino (gli arresti sono avvenuti verso le 5 nelle dimore dei criminali) è scoccata nel cielo della nostra Patria. Notificati 15 obblighi di dimora. Perquisiti tre centri sociali. Il ripristino della legalità è avvenuto in Val Susa, oltre a Asti, Biella, Cremona, Milano, Torino, Trento, Palermo, Roma, Padova, Genova, Pistoia, Macerata, Bergamo, Parma e Modena. Persino in Francia con un arresto internazionale. Il PIL esulta, le cooperative rosse e bianche esultano, Bersani e Fassino esultano. Monti e Passera esultano insieme alle banche e alla Confindustria. La 'ndrangheta esulta. Gli italiani e il debito pubblico un po' meno. La Tav per il trasporto delle merci costerà 22 miliardi di euro a nostro carico per la creazione di un tunnel inutile in un percorso che vede da decenni una costante diminuzione del traffico. Io sono valsusino! Sarà dura!"
da qui

il paradiso di Gramsci

“Se ci pensi bene tutte le questioni dell’anima e dell’immortalità
dell’anima e del paradiso e dell’inferno non sono poi in fondo che un
modo di vedere questo semplice fatto: che ogni nostra azione si
trasmette negli altri secondo il suo valore, di bene e di male, passa
di padre in figlio, da una generazione all’altra in un movimento
perpetuo.

Poiché tutti i ricordi che noi abbiamo di te sono di bontà e di forza
e tu hai dato le tue forze per tirarci su, ciò significa che tu sei già
da allora, nell’unico paradiso reale che esista, che per un genitore
penso sia il cuore dei propri figli”.

(Antonio Gramsci Lettere dal carcere, Einaudi 1965 , pag.442)

da qui
grazie a Betti per avermelo ricordato

mercoledì 25 gennaio 2012

Gianmaria Testa

...Un sottile senso di dispiacere mi pervade quando esce un album nuovo di Gian Maria Testa. Perché so che dovrò aspettare 4-5 anni per ascoltarne un altro. “Io ho dei tempi lunghi per fare un album, una specie di gioco crudele con me stesso. Faccio una canzone, la finisco, non la scrivo né niente. E la lascio lì e lascio passare il tempo. Poi riprendo in mano la chitarra e la riprovo. Alcune me le sono completamente dimenticate. E penso che in fondo era il loro destino. Altre me le ricordo ancora, ma sarebbe stato meglio se me le fossi dimenticate. Altre ancora, la minor parte, me le ricordo e mi convincono. Sono quelle che vanno in un disco”. Dopo cinque anni di attesa Gian Maria Testa torna con “Vitamia”, un disco di anima e di testa, di passione e di impegno, di legno e di ferro. dove si parla di figli e operai, di amori finiti o solo trasformatisi in una “Dimestichezza d’amor”, di secessioni e tempi bui, ma chiudendo comunque con un sorrisoe un canto corale: "La giostra". Cinque anni di lima e di pialla da perfetto artigiano della canzone d’autore per sbozzare il gioiello di un disco che parli alternativamente a testa e anima, ma che parli comunque la lingua della maggiore canzone d’autore.
da qui



giovedì 19 gennaio 2012

Lode al dono

nelle cose interessanti scritte nel vecchio blog, la "lode al dono" è delle migliori.
è un lavoro a quattro mani e due teste, quelle di Davide e le mie.
lo ripropongo per chi l'aveva perso. - franz



(Questo pezzo, scritto a quattro mani, è il primo di una serie di post convergenti e paralleli composti da me e da Galati
Oggi sembra che tutto si possa vendere e comprare. Il prezzo sembra la misura di tutte le cose. Esistono porzioni delle nostre vite dedicate ad attività che non hanno un prezzo e che troviamo nei rapporti umani nella forma di “dono”.
Crediamo che la logica che stia dietro il “dono” sia sintetizzata alla perfezione dalle parole di Jorge Luis Borges: “Colui che dà non si priva di ciò che dà. Dare e ricevere sono la stessa cosa”.

Un’altra questione importante è quella sulla utilità o (in)utilità delle attività umane, compreso il tempo che passiamo su Internet. Utile non è solo ciò che dà un reddito, ma anche ciò che piace a chi lo fa, che piace a chi ne usufruisce, che accresce le conoscenze e le informazioni, che fa pensare, che fa passare il tempo, che non fa danni a niente e a nessuno, chi decide cosa è utile, e per chi e per cosa?
Il dono è (in)utile. Ci torneremo.

Partiamo da Internet. La gratuità ne è una sua dimensione fondamentale: per comprenderlo è sufficiente ricordare come il suo stesso sviluppo si sia basato sull’utilizzo di protocolli di rete di pubblico dominio.

In questo senso la Rete può rappresentare uno dei modelli più interessanti di economia del dono, dove con questo si intende quella forma economica basata sullo scambio di oggetti o azioni sulla base del loro valore d’uso e non del loro valore di mercato. Il valore d’uso rappresenta in quest’ambito la capacità del bene donato di soddisfare a un certo fabbisogno, a livello individuale o sociale.

Nell’ambito di Internet si possono fare innumerevoli esempi in questo senso, concentrandosi sui contenuti, ovvero sulla sfera della produzione e scambio di contenuti intellettuali, informativi o culturali e tralasciando il contenitore, con questo intendiamo il vasto mondo dei software open source, i sistemi operativi liberi ecc.


Con armi e indumenti
gli amici devono farsi piacere l’un l’altro;
ognuno lo sa da se stesso (per propria esperienza).
Coloro che si fanno reciprocamente regali
restano amici per il più lungo tempo possibile,
se le cose arrivano a prendere una buona piega
(citato da Marcel Mauss, 2002, p.4 )
In questo secondo post sul “dono”, Galati ed io iniziamo a segnalare un primo gruppo di siti Internet: come scritto nel post introduttivo di questa serie, riteniamo che la Rete rappresenti uno dei modelli più interessanti di economia del dono.

Abbiamo concepito questa piccola impresa senza nessuna ambizione enciclopedica, anzi, certi delle vaste lacune presenti nell’elenco. Siamo consci della vastità di Internet, che agli occhi di ciascuno di noi può essere senz’altro paragonata a un universo finito ma illimitato.
In realtà pensiamo anche che il 98% di quanto offra Internet sia becero, o un’arma di distrazione di massa: in questo senso riflette la vita. Italo Calvino riesce, a suo modo, ad esprimere il senso del nostro lavoro, capace in poche parole di dare un senso alla realtà:
L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”(da “Le città invisibili”)
Nel seguito elencheremo dunque una lista di siti che consideriamo di ricchezza impagabile, ciascuno di essi accompagnato da una brevissima descrizione.
Un ulteriore pregio di questi siti è che sono offerti in Rete gratuitamente; l’unica avvertenza da dover rispettare è quella di citare la fonte nel caso in cui se ne diffondano i contenuti.
La disponibilità di opere così interessanti ci sembra sia l’esempio perfetto di un “dono”: c’è qualcuno, in questo mondo, che offre il suo tempo e le sue conoscenze per condividerle con gli altri (“compartir”, dicono in spagnolo, una bellissima parola).
Nel nostro piccolo, abbiamo donato un poco del nostro tempo e organizzato pagine che abbiamo incontrato in anni di navigazione e i cui contenuti sono i più affini ai nostri interessi e alle nostre passioni: crediamo che siano una bella base di partenza o di approfondimento per gli internauti curiosi.
Poiché non abbiamo ambizioni enciclopediche o di completezza, nessuna omissione ci potrà essere imputata.
Per questo chiediamo la collaborazione e partecipazione da parte dei nostri lettori o di chiunque si imbatta in queste pagine: ci farebbe piacere se ci segnalaste a vostra volta siti che conoscete e che ritenete preziosi, in modo da aiutarci a espandere questa raccolta, nell’ottica di uno scambio proficuo. Potete farci avere i contributi direttamente a questa pagina attraverso la sezione commenti.
Sottolineiamo un’unica serie di avvertenze sui criteri utilizzati nel lavoro: i siti che abbiamo scelto hanno poca o nessuna pubblicità e quasi tutti non vendono niente; se abbiamo fatto eccezioni è perché le informazioni che offrono sono davvero imperdibili.
 Divideremo la segnalazione dei siti in più parti, per tematiche, sia perché nessuno si spaventi, sia per poter diluire le nostre riflessioni che andranno ad accompagnare ogni puntata.
Approfitteremo infatti di ciascuna parte per addentrarci sempre di più sul tema del “dono”, cercando di esplorare e approfondire come a partire dalla logica del dono si arrivi a considerazioni ed elaborazioni di ordine economico.
Strano che a partire dalle fondamentali analisi del sociologo e antropologoMarcel Mauss (1872-1950), e dalle loro successive elaborazioni da parte degli economisti e sociologi del MAUSS (Movimento Anti-Utilitarista per le Scienze Sociali) - che ne riprende l’opera e al cui interno opera tra gli altri il teorico della decrescita Serge Latouche - si arrivi a riconsiderare e ridisegnare il mondo con occhi diversi. Una bella sfida.

                
Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo,
allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno.
Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo,
 allora abbiamo entrambi due idee. (G.B.Shaw)


Marcel Mauss e il dono: tra il passato e l’attualità

Marcel Mauss, vissuto tra la fine dell'800 e la prima metà del ‘900, è considerato il padre dell’etnologia francese:  rivelò il ruolo fondamentale del dono nelle società ed economie arcaiche con il celebre Essai sur le don(1925).

Nei remoti sistemi economico-giuridici analizzati, il dono guidava istituzioni di scambi organizzati, non tanto tra singoli individui, quanto tra intere collettività (clan, tribù) che si ponevano in un meccanismo di obbligazione reciproca: ciò avveniva all’interno di cerimonie ritualizzate nel quale donare, come ricevere e contraccambiare, erano considerati un obbligo contrattuale e non una scelta. Su questo sistema si reggeva l’intero sistema sociale ed economico. Va sottolineato un particolare: donare e contraccambiare non avvenivano contestualmente, e il dono diveniva così un obbligo nel tempo. Con ciò Mauss dimostrò che il concetto di “credito” nacque nell'economia del dono e non, successivamente, nelle moderne economie basate sulla moneta e sulla vendita.

Mauss definì lo scambio di doni un “fatto sociale totale”, nel quale “tutto, cibo, donne, bambini, talismani, terreno, lavoro, servizi, uffici sacerdotali, e ranghi, è materia di trasmissione e di restituzione. Tutto va e viene, come se ci fosse scambio costante di una sostanza spirituale comprendente cose e uomini (…)”. In questo senso è cruciale comprendere il valore sociale, e non soltanto economico, del dono: ogni individuo si considerava piccola cosa rispetto al tessuto del Tutto.

Tra le cerimonie studiate da Mauss vi è il potlàc, praticato dalle tribù indiane del Nordovest americano, da lui definito come istituzione totale “di tipo agonistico”. In queste cerimonie si superava infatti il concetto dello scambio di doni, arrivando  anche alla distruzione delle proprietà familiari per umiliare i rivali partecipanti al potlàc: il fine era quello di manifestare la superiorità di rango e la maggiore ricchezza della propria famiglia.

Evolvendosi nel corso della storia e subendo una trasformazione indotta dall’avvento delle religioni monoteiste, “la vecchia morale del dono è diventata principio di giustizia; gli dei e gli spiriti consentono che le parti di ricchezza, che andavano ad essi e che venivano distrutte in sacrifici inutili, servano ai poveri e ai fanciulli”. E’ l'origine della carità.

Da questa sommaria sintesi si evince come il dono abbia in realtà due possibile connotazioni:

a) dono che richiede qualcosa in cambio obbligatoriamente;

b) dono disinteressato che non chiede nulla.

Ci interessano entrambe le dimensioni: la prima ha un’equivalente attuale, ad esempio, nelle “banche del tempo”, i sistemi di scambio operanti a livello locale nel quale una comunità si obbliga reciprocamente, nel tempo (non è baratto), attraverso uno scambio di beni e servizi tra individui. Generalizzando, in questo tipo di circuito, l’obbligo dello scambio di doni rappresenta proprio ciò che rafforza il legame di solidarietà e la consistenza del tessuto sociale: l’uomo torna a diventare un “essere relazionale” (Aime), allontanandosi dall’individualismo utilitarista che domina il modello economico contemporaneo.

Il dono disinteressato che non chiede nulla in cambio conduce a istanze ancora più radicali. Quando non è rivolto ad un individuo in particolare ma generalizzato, all’interno di una certa società o astraendosi sino a livello mondiale, l’idea del dono è affine ad altri concetti quali il digiuno o la decrescita. Vedremo più avanti come queste categorie possano essere calate operativamente in disegni organici articolati di riorganizzazione economica aventi l'obiettivo di raggiungere una graduale riduzione degli squilibri globali.

E’ su entrambi questi fronti che si muove, secondo percorsi anche piuttosto differenziati, il lavoro del MAUSS, il movimento istituito a Parigi nel 1981 che riprende l’opera di Marcel Mauss e che annovera al suo interno, tra gli altri, Alain Caillé, Jacques Godbout, Serge Latouche e il nostro Alfredo Salsano.


Marcel Mauss: una bussola per il web

[1] Un’introduzione al MAUSS, Educazione & Scuola.

[2] M.A.U.S.S.? - The new maussketeers, Nazione Indiana, 02/10/2008.

[3] Radio Kapital – M.A.U.S.S., Nazione Indiana, 05/10/2008.

[4] La Revue du M.A.U.S.S. (Mouvement anti-utilitariste dans les sciences sociales).

[5] Testi di Marcel Mauss, dalla biblioteca digitale “Les classiques des sciences sociales”.

[6] Dono e intercultura: a proposito del Saggio di Mauss, B.Giacomini – Trickster.

[7] The breakdown of the neoliberal world economy, The Memory Bank, 24/11/2009.

[8] Marcel Mauss: our guide to the future, The Memory Bank, 20/03/2007.

[9] Denaro e Rito. Il valore della moneta falsa, Rivista Liturgica n.2 mar/apr 1997.


Il dono nel mondo dell’utile

Cosa significa il dono nell’epoca dell’utilitarismo? Ma, cosa è utile?

Dal punto di vista economico, utile è ciò che consente di aumentare le proprie entrate monetarie. Purtroppo il punto di vista economico ha invaso anche altri ambiti della vita, come metro di misura di troppe altre cose. Leggere un libro, ascoltare musica, fare una passeggiata, guardare un film sono, secondo quell’ottica, non utili e rappresentano una forma di egoismo non produttivo. Secondo noi le attività citate prima, e non solo quelle, sono invece un dono fatto a sé stessi.

Naturalmente il concetto di dono riguarda soprattutto quello diretto agli altri. Per esemplificare quanto esposto nella sezione precedente: un esempio di dono che richiede qualcosa in cambio obbligatoriamente (almeno moralmente), può essere un invito al bar, o un invito a un matrimonio, o il dono di un cestino di limoni del giardino; in tutti questi casi gli individui si conoscono e sanno che il credito/debito è reciproco e c’è l’attesa della restituzione. A ben vedere siamo ancora in un’ottica non mercantile, ma l’attesa della restituzione ha instaurato un rapporto sociale concreto, che l’ acquisto di una merce in cambio di denaro non può creare.

Altrettanto interessante è il dono disinteressato che non chiede nulla in cambio, di sicuro non nei rapporti individuali reciproci. Anche qui esemplifichiamo: quando si dona il sangue anonimamente non si sa a chi lo si dona, è entrare da protagonista in quell’ampio contratto sociale per cui chi può dà, chi ha bisogno riceve.

Il dono, sia quando richiede qualcosa in cambio obbligatoriamente, sia quando non chiede nulla, aumenta la sfera del non economico nei rapporti sociali.

Oggi i rapporti di scambio sono rapporti sociali mediati (misurati) dal denaro, dal prezzo, che ha un’aura di oggettività, il dono non è misurabile con quell’unità di misura. Ci torneremo.

Se consideriamo la vendita di materie prime, soprattutto di origine agricola, da parte dei paesi poveri, appare in tutta la sua evidenza che il prezzo è determinato dal compratore, senza nessuna considerazione della persona produttore o del lavoratore. Il commercio equo e solidale è un piccolo tentativo di svincolarsi dal prezzo di mercato, astratto, misura inappellabile del rapporto sociale e della condizione umana del coltivatore-produttore.

Quando il denaro (e il prezzo) sono l’unica misura delle azioni dell’essere umano, visto tout court come homo economicus, il passaggio a un commercio equo e solidale (che vuole avvicinarsi alla giustizia) e tutto quello che sta al di fuori del prezzo, come il dono, è follia. Ciò che esula dal prezzo come misura oggettiva di tutte le cose (e le persone), che è aldilà o al di fuori del prezzo, come il dono, diventa non misurabile e quindi economicamente impossibile.
Ora, presentando una selezione di siti che per noi rappresenta un dono e la cui consultazione è un atto (in)utile, stiamo compiendo un atto di follia, e voi con noi.

Prima ci fa piacere condividere una parte di un’intervista a Pepe Mujica, neoeletto presidente dell’Uruguay, che a noi è piaciuta molto:
…l’austerità è lotta per la libertà. Chi perde la libertà è chi si fa intrappolare dalla società consumista, perché quando si compra qualcosa non si compra con il denaro, ma con il tempo di vita che si è dovuto sprecare per ottenere quel denaro; si è liberi quando si ha tempo libero per fare quello che a ciascuno piace,… si può giocare a pallone, dormire sotto un albero, ma occorre tempo libero per farlo…..siamo austeri perché abbiamo una mentalità certosina, siamo austeri per avere la maggior quantità possibile di tempo per dedicarci alle cose che ci interessano.





"A partire dal momento in cui l’idea di utilità è resa astratta e indifferenziata, equivalente a una quantità di moneta, tutto diventa ‘utile’, il bene come il male, il vantaggioso come il nocivo, purchè effettivamente desiderato. Tutto è utile e niente lo è più. L’utilitarismo moderno, quello che si forma dopo Bentham, è quella dottrina che, come la scienza economica, rifiuta di dire alcunché sul suo oggetto centrale, il concetto di utilità, e che si nutre di questo vuoto e di quest’assenza."
Alain Caillè citato da Alfredo Salsano in “Il dono nel mondo dell’utile”, Bollati Boringhieri, 2008


"La comunità di mercato come tale è la più impersonale delle relazioni di vita pacifiche
 nelle quali più persone possono entrare in contatto tra loro…
Dove il mercato è abbandonato alla sua autonormatività, 
esso conosce solo una dignità della cosa e non della persona..."
Max Weber citato da Alfredo Salsano (cit.)


Nota introduttiva: questo intervento, come i precedenti e i successivi, non ha un’ambizione esaustiva e/o scientifica in senso stretto. L’obiettivo mio e di Galati è di (ri)mettere in circolazione, a partire dal dono, idee e suggestioni che ci sembrano feconde per i nostri tempi.

Riprendiamo la nostra serie di riflessioni sul dono ripartendo da una questione che ci ponevamo nel precedente post: che significato ha il dono nell’era dell’utilitarismo?
Vogliamo tentare di rispondere a questa domanda adottando la prospettiva del MAUSS (Movimento Antiutilitarista per le Scienze Sociali), il movimento nato a Parigi nel 1981 e il cui acronimo rinvia alla figura tutelare di Marcel Mauss, di cui abbiamo scritto nelle scorse settimane.
Va precisato che affronteremo il dono più nella sua accezione dello scambio che in quella della gratuità (si veda il post precedente): il primo caso è valido soprattutto nella sfera del singolo individuo, ma è il dono-scambio che conduce alle implicazioni più interessanti per quanto riguarda sistemi economici, società o Stati.

Il MAUSS radica la propria visione dell’economia in due fondamentali contributi: l’idea di Marcel Mauss del dono e dello scambio come “fatti sociali totali” e l’analogo concetto di embeddedness dell’economia nella società espresso da Karl Polanyi (1886-1964), economista e antropologo ungherese che nel Novecento percorse sentieri in qualche modo simili a quelli di M.Mauss; anche per Polanyi l’economia non può essere considerata come avulsa dalla società, ma ne è parte integrante e vi è radicata all’interno.

Il dono nel contesto del MAUSS è antiutilitarista non nel senso che necessariamente rifiuti l’economia di mercato; si intende però ribaltare l’approccio di una società incorporata all’interno di un sistema economico, proponendo esattamente il contrario: è il sistema economico che dovrebbe essere “incorporato nelle relazioni sociali” (K.Polanyi citato da A.Salsano in “Il dono nel mondo dell’utile”). Non più l’homo economicus schiacciato su un individualismo tutto orientato alla massimizzazione della propria funzione di utilità, ma un uomo che sappia porsi di nuovo in relazione con gli altri, ponendo i propri interessi economici all’interno di un sistema più ampio e ricco di rapporti umani.

Il MAUSS non è per nulla monolitico nel perseguimento di questo obiettivo: al contrario, i contributi dei suoi principali animatori sono molto differenziati tra loro: c’è chi considera l’antiutilitarismo come vero e proprio rifiuto dell’economia di mercato (in un’articolazione che in passato, per Polanyi, fu una visione vicina al marxismo, e oggi consiste soprattutto nell’idea di decrescita espressa da Serge Latouche),  ma  c’è anche chi considera l’antiutilitarismo come percorso orientato al raggiungimento di un “autentico” utilitarismo. In questo filone l’intento non è quello del sovvertimento dello status economico-sociale ma di una sua graduale riforma (Alain CailléJacques GodboutAlfredo Salsano in Italia), che sappia conciliare il dono con l’economia di mercato e l’intervento statale. Usando i termini di Polanyi, è la poligamia delle forme di scambio, la ricerca di forme democratiche che sappiano includere in sé redistribuzione (Stato), reciprocità (scambio personalizzato) e scambio di mercato.

Tutto ciò può sembrare astratto ma le ricadute di queste analisi sono in realtà molteplici: ad esempio, nella teoria economica, la riduzione dell’orario di lavoro (G.Aznar), il reddito di cittadinanza (A.Gorz), l’influenza sulle teorie del salario di efficienza (G.Akerlof); nelle prassi economico-sociali, la valorizzazione del terzo settore, le banche del tempo, le reti di scambio. Sullo sfondo il superamento della polarità Stato-mercato. Salsano (cit.) riprende A. Gorz:
La via di uscita dall’attuale crisi di società deve essere ricercata al tempo stesso in meno mercato, meno Stato e più scambi non retti né dal denaro né dall’amministrazione, ma fondati su reti di aiuto reciproco, di cooperazione volontaria, di solidarietà autorganizzata: il rafforzamento della ‘società civile’, se si vuole”.
E ancora:
 “Ci deve essere una politica per promuovere lavoro comunitario o cooperativo non pagato e dargli riconoscimento sociale e politico…

Riprenderemo più avanti e con maggior dettaglio qualche piccola riflessione economica su queste idee, che, come vedremo, ci possono condurre fino al ridisegno complessivo del mondo.
Ora affrontiamo invece alcune considerazioni utili a distinguere il dono da ciò che sembra tale ma non lo è, in particolare quando ci sono di mezzo gli Stati.

Come abbiamo visto, il dono nei termini di Mauss si compone di tre stadi: dare, ricevere e ricambiare.
A questo proposito l’economista Mary Douglas (ripresa da Alfredo Salsano cit.) così scriveva:
La nozione stessa di dono gratuito deriva da un malinteso. Non ci sarebbe mai stato un solo dono al mondo se si prendesse alla lettera questa nozione di gratuità… Mauss sostiene al contrario che sarebbe perfettamente contradditorio pensare il dono ignorando che esso implica un dovere di solidarietà… Un dono che non contribuisce affatto a creare solidarietà è una contraddizione in termini.

E afferma Jacques Derrida:
il Saggio sul Dono di Mauss “parla di tutto tranne che del dono: esso tratta dell’economia, dello scambio, del contratto (do ut des), del rilancio, del sacrificio, del dono e del contro-dono, in breve di tutto ciò che, nella cosa stessa, spinge al dono e ad annullare il dono.
Il dono richiede:
-    che il donatario non restituisca
-    che non riconosca il dono come dono
-    che il dono non appaia come tale né al donatario né al donatore
Dono è “figura dell’impossibile”, anche se pensabile." 
(Da qui)

Probabilmente, diciamo noi, il dono vero, senza trucchi, è “donare agli altri quello che vorremmo fosse donato a noi stessi”.

Lo pseudodono

Bisogna saper distinguere tra dono e altro. Si legge a volte che il nostro paese, o altri stati ricchi, fanno dono di qualche milione di euro a qualche paese povero. In realtà il denaro è indirizzato al governo di quel paese, magari per essere speso nell’acquisto di beni e prodotti del nostro; quello che è apparentemente un dono risulta essere solo un sostegno all’esportazione delle imprese italiane, macchinari nei casi migliori, materiale bellico negli altri. Forse il modo migliore per fare un dono sarebbe quello di sostenere organizzazioni di base che migliorino la qualità della vita, saltando i governi. Ma quando questi possono venderci materie prime a buon prezzo, quei contributi ai governi sono forse modi per oliare il meccanismo del commercio iniquo. Una donazione di qualche milione di euro per comprare medicine o cibo, magari scaduto, già successo nel passato (ah, il buon cuore italiano), in zone in cui il nostro esercita sta in armi, o in zone in cui l’Eni estrae petrolio, distruggendo la vita naturale e umana: questo è dono o carità interessata? (a proposito, ecco da dove arriva la nostra benzina).

Proprio in questi giorni si leggono le accuse, lanciate da alcuni paesi sudamericani, che gli Stati Uniti starebbero usando l’occasione del terremoto per un nuovo intervento ad Haiti, nel cortile di casa. Già Ulisse, per prendere Troia, si era servito di un dono, un cavallo con sorpresa. Diceva Laocoonte ai troiani: ”Timeo Danae et dona ferentes”.
Anche l’ipotesi che l’Italia rinunci unilateralmente al proprio credito verso Haiti è un dono? Se si ritiene che Haiti non li possa restituire comunque, facciamo il bel gesto e in fondo è solo marketing.

Dono e giustizia

…Nella fase attuale dell’evoluzione della società ci serve, oltre che un percorso di decrescita nel senso indicato da Serge Latouche, lo sviluppo della giustizia. Anzi, la decrescita è un versante specifico di questo sviluppo fondamentale. Non c’è altra via d’accesso a un’altra economia. Ogni momento dell’organizzazione economica della società (…) deve articolarsi secondo criteri di giustizia che impediscano all’economia stessa di volgersi contro gli esseri umani e la natura…
Roberto Mancini da Altreconomia n.112, gennaio 2010.

Un’altra distinzione è quella fra dono e giustizia. Proprio in questi giorni e anni il tema del clima è urgente. Se i paesi ricchi continuano a consumare energia fossile e produrre scarichi tossici, ridurre l’inquinamento è un favore che facciamo agli altri o a noi stessi? Concedere contributi economici e tecnologici ai paesi in via di sviluppo affinché possano crescere in maniera ecocompatibile è un vantaggio anche per noi. Sono esemplari e chiare le parole di una rappresentante della Bolivia a Copenhagen:

«I paesi sviluppati, con il 20% della popolazione mondiale, hanno totalizzato il 75% delle emissioni storiche di gas serra. Non abbiamo provocato noi il problema. E non possiamo fermarlo noi. Abbiamo solo dieci anni di tempo e occorre un impegno mai visto prima nella storia. Rivoglio indietro la mia atmosfera. Come fare, è un problema vostro». Insomma: il prezzo del cambiamento del clima «non può certo essere buttato sulle spalle di paesi poveri che già lottano per dare ai loro cittadini i servizi di base e non possono permettersi di stornare risorse scarse per affrontare una crisi che non hanno causato».

Questo il punto: se noi, i paesi ricchi, investiamo e spendiamo grandi risorse nella direzione indicata sopra, stiamo parlando di dono o giustizia? Secondo noi è semplice giustizia, e nel nostro interesse.
Domanda: ci sono casi in cui uno stato può avere comportamenti che si avvicinano al dono disinteressato? Sempre in Ecuador (di nuovo un paese sudamericano, avremo qualcosa da imparare?) il presidente Correa propose qualche anno fa questa ipotesi: noi abbiamo petrolio che sta nella foresta, le risorse che ne ricaveremmo dall’estrazione e dalla vendita ci permetterebbero di migliorare il livello di vita della popolazione; vi propongo un accordo: se le risorse necessarie potessimo averle da voi stati ricchi e da voi associazioni ambientaliste, noi potremmo salvare un pezzo di foresta amazzonica, utile e necessaria per tutto il pianeta. Aderire a un patto del genere non significa fare carità: facendo l’interesse di qualcuno staremmo facendo anche il nostro. Forse stiamo solo restituendo una parte del debito ecologico e climatico che abbiamo contratto nel tempo.


Siamo così arrivati alla terza lista di siti per noi davvero (in)utili. Ribadiamo ancora che ci farebbe piacere se ci segnalaste a vostra volta siti che conoscete e che ritenete preziosi, in modo da aiutarci a espandere questa raccolta, nell’ottica di uno scambio proficuo. Potete farci avere i contributi direttamente a questa pagina attraverso la sezione commenti.
E sottolineiamo ancora una volta le avvertenze sui criteri utilizzati nel lavoro: i siti che abbiamo scelto hanno poca o nessuna pubblicità e quasi tutti non vendono niente; se abbiamo fatto eccezioni è perché i contenuti che offrono sono davvero imperdibili.

Prima dell’elenco concludiamo con un’ultima citazione da T.Adorno, “Minima Moralia”, aforisma 21:

Gli uomini disapprendono l'arte del dono. C'è qualcosa di assurdo e di incredibile nella violazione del principio di scambio; spesso anche i bambini squadrano diffidenti il donatore, come se il regalo non fosse che un trucco per vendere loro spazzole o sapone. In compenso si esercita la charity , la beneficenza amministrata, che tampona programmaticamente le ferite visibili della società. Nel suo esercizio organizzato l'impulso umano non ha più il minimo posto: anzi la donazione è necessariamente congiunta all'umiliazione, attraverso la distribuzione, il calcolo esatto dei bisogni, in cui il beneficato viene trattato come un oggetto. Anche il dono privato è sceso al livello di una funzione sociale, a cui si destina una certa somma del proprio bilancio, e che si adempie di mala voglia, con una scettica valutazione dell'altro e con la minor fatica possibile.
La vera felicità del dono è tutta nell'immaginazione della felicità del destinatario: e ciò significa scegliere, impiegare tempo, uscire dai propri binari, pensare l'altro come un soggetto: il contrario della smemoratezza. Di tutto ciò quasi nessuno è più capace. Nel migliore dei casi uno regala ciò che desidererebbe per sé, ma di qualità leggermente inferiore. La decadenza del dono si esprime nella penosa invenzione degli articoli da regalo, che presuppongono già che non si sappia che cosa regalare, perché, in realtà, non si ha nessuna voglia di farlo. Queste merci sono irrelate come i loro acquirenti (...). Lo stesso vale per la riserva della sostituzione, che praticamente significa: ecco qui il tuo regalo, fanne quello che vuoi; se non ti va, per me è lo stesso; prenditi qualcosa in cambio. Rispetto all'imbarazzo dei soliti regali, questa pura fungibilità è ancora relativamente più umana, in quanto almeno consente all'altro di regalarsi quello che vuole: dove però siamo agli antipodi del dono. (...)


Nella prossima puntata andremo ancora alla ricerca del dono in Internet, questa volta elencando alcuni blog che riteniamo valga la pena di visitare (nessun intento di completezza, solo incontri casuali interessanti nel mare magnum della Rete): nel caso dei blog, il dono sta nel tempo e nell’impegno profuso per mettere a disposizione di altri le proprie conoscenze o le proprie capacità attraverso la propria pagina personale.





queste sono le nostre radici e magari un ritorno alle radici è necessario, prima che lo tsunami finanziario-economico-culturale ci sommerga tutti.
“chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scordiamoci il passato” o una robusta redistribuzione?
uscire dai paradigmi dominanti, che portano al disastro del pianeta, è necessario - franz



…Il potlatch è un esempio di economia del dono, in cui gli ospitanti mostrano la loro ricchezza e la loro importanza attraverso la distribuzione dei loro possessi, spingendo così i partecipanti a contraccambiare quando terranno il loro potlatch. Contrariamente ai sistemi economici mercantilistici, infatti, nel potlatch l'essenziale non è conservare e ammassare beni, bensì dilapidarli. La logica dell'economia di mercato è quindi completamente invertita…
da qui



…It is important to note the differences and uniqueness among the different cultural groups and nations along the coast. Each nation, tribe, and sometimes clan has its own way of practicing the potlatch with diverse presentation and meaning. The potlatch, as an overarching term, is quite general, since some cultures have many words in their language for various specific types of gatherings. Nonetheless, the main purpose has been and still is the redistribution of wealth procured by families…
da qui



…Nella teologia dell'anno giubilare si concentra una molteplicità di temi biblici e spirituali che da sempre hanno alimentato e continuano ad alimentare la vita del popolo ebraico. Tra i più importanti di questi aspetti sono da ricordare i seguenti:
1. L'impossedibilità della terra: l'affermazione dell'impossibile possesso della terra. Facendo shabbat, la terra si sottrae al possesso dell'uomo, si rifiuta ad un rapporto di sottomissione che sia solo funzionale e contesta la pretesa dell'uomo di ridurla ad oggetto di dominio,
2. La signoria di Dio: l'affermazione che signore e creatore della terra è Dio che, per questo, non può essere l'uomo. "La terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e pellegrini" (Levitico, 25 23): nella terra l'uomo è "forestiero" e "inquilini" nel senso che ne è ospite in quanto ospitato da Dio che ne è l'unico e legittimo proprietario.
3. La gratuità: l'affermazione che, se l'uomo vive in una terra che non è la sua ma di Dio, egli vive in forza di una gratuità o grazia che è l'amore disinteressato di Dio: "La terra produrrà frutti, voi ne mangerete a sazietà e vi abiterete tranquilli. Se dite: Che mangeremo il settimo anno, se non semineremo e non raccoglieremo i nostri prodotti?, io disporrò in vostro favore un raccolto abbondante per il sesto anno ed esso vi darà frutti per tre anni" (Levitico 25, 19-21).
4. La giustizia: L'affermazione che, se la terra è dono di Dio al bisogno umano, essa è di tutti e per tutti e che ogni volontà umana di accaparramento che neghi o arresti questa destinazione universale è peccato contro Dio e contro il prossimo. La giustizia, cuore del messaggio biblico e soprattutto profetico, è riconoscere l'amore gratuito di Dio nel mondo e assecondarlo facendo di esso il principio del proprio agire e del proprio essere. Per questo, secondo i profeti, è "dalla giustizia", cioè dall'agire giusto, che fiorisce "la pace", la pienezza dei beni per tutta l'umanità (cfr Isaia 32, 15-20).
5. La fine delle disuguaglianze e delle ingiustizie: l'affermazione che, essendo la terra di Dio, in essa dovranno essere superate tutte le forme di sfruttamento, quelle che riguardano i beni della terra e soprattutto quelle che riguardano l'uomo nei confronti dell'altro uomo.
da qui


…abbiamo un'espressione abbastanza chiara delle proposte del giubileo. Il nucleo del testo consiste nella redistribuzione delle terre e nel ritorno alla propria famiglia - talora nel senso di smettere di lavorare come servi per altri. L'anno giubilare proclama esplicitamente "liberazione per tutti gli abitanti(Lv 25,10.13). Con ciò si dà a intendere che ricuperare la porzione di terra significava liberazione; la stessa cosa vale per il ritorno alla famiglia…
…Non c'è dubbio che con la proposta del giubileo, così come nelle leggi dell'anno sabbatico e dei giorno di riposo, si cerca di modellare una società le cui relazioni socioeconomiche siano giuste, e tutto ciò legittimato da Dio, descritto come liberatore. La redistribuzione della terra, la remissione dei debiti, la liberazione degli schiavi, il riposo della terra e dei lavoratori non mirano, in una realtà che ne ha bisogno, che a questo…
da qui



Il primo uomo che, avendo recinto un terreno, ebbe l'idea di proclamare questo è mio, e trovò altri cosí ingenui da credergli, costui è stato il vero fondatore della società civile… Quante miserie, quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano colui che, strappando i pali o colmando il fosso, avrebbe gridato ai suoi simili: "Guardatevi dall'ascoltare questo impostore; se dimenticherete che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, sarete perduti!"…

da: Discorso sull'origine e i fondamenti dell'ineguaglianza tra gli uomini, di J.J. Rousseau

qui sotto abbiamo, Davide e io, organizzato siti che più ci piacevano/interessavano, al momento del lavoro:
ttp://liberarete.altervista.org/index.html

mercoledì 18 gennaio 2012

Marija Gimbutas

ne ho letto qui e qui, e ad entrambi vi rimando per capire meglio che la preistoria è diversa da quella che conosciamo e  che la dea madre.
qui metto un intervista, un film su Marija Gimbutas, sottotitolato in italiano, e un suo libro in pdf, in italiano.
sono rimasto stupito da quante cose ignoro, mi sforzo di recuperare;) - franz




David: Cosa c'è all'origine del vostro interesse per l'archeologia e le dimensioni mitologiche della Dèa delle religioni dell'Antica Europa [2]?
Marija : Credo che ciò abbia avuto a che fare con tutta la mia vita. Sono stata sempre una pecora nera. Ho fatto quello che ho visto con i miei occhi – fino ad oggi, almeno. Sono stata sempre molto indipendente. Mia madre era ugualmente molto indipendente. È stata una delle prime studentesse di medicina in Svizzera e in Germania quando non vi era alcun’altra studentessa. Quando sono nata in Lituania, c'erano ancora il cinquanta per cento di pagani. Ho avuto parecchi legami diretti con le Dèe. Erano attorno a me, durante la mia infanzia. La Dèa Laima era là, poteva chiamare la notte e guardare dalla finestra. Quando una donna partoriva, lei compariva, e la nonna organizzava le cose: era dotata di asciugamani della Dèa e dei tessuti venivano stesi per lei, perché lei tesse la vita, lei è la filatrice. La Dèa oggi può essere in via di estinzione, ma fino a 50 anni fa anni era ancora molto presente.
Rebecca: Quando parla di pagani, vi riferite a persone viventi nella campagna, vicino alla natura?
Marija: Sì, la Lituania è stata cristianizzata soltanto dal quattordicesimo secolo ed anche allora ciò non ha significato granché, perché è stata attuata da missionari che non comprendevano la lingua, e la campagna è restata pagana per almeno due o tre secoli. Poi nel XVI secolo sono venuti i Gesuiti che hanno iniziato a convertire le persone. In alcuni posti, sino al diciannovesimo e ventesimo secolo, c'era una fede antica nelle dèe e in ogni specie di esseri. Quindi, nella mia infanzia, sono stata esposta a molte cose che erano, direi, quasi preistoriche. E quando ho studiato l' archeologia, è stato più facile che afferrassi quello che significavano quelle sculture più di un archeologo nato a New York che non sa nulla sulla vita di campagna in Europa. (risate). Ho studiato inizialmente la linguistica, l'etnologia ed il folclore. Ho raccolto il folclore io stessa quando frequentavo il liceo. E avevo sempre una domanda nella testa: qual è la mia cultura? Ho sentito molte cose sugli Indo-europei e che la nostra lingua lituana era una lingua indo-europea molto antica e intatta. Ero interessata a tutto ciò. Ho studiato l’indo-europeo attraverso studi comparati della lingua e a quei tempi non c'era nessun interrogativo su come fossero le cose prima degli Indoeuropei. Era sufficiente sapere che gli Indo-europei erano già là. (risata). La questione del prima è venuta molto più tardi. 
Poi, a causa della guerra, sono dovuta fuggire dalla Lituania. Ho studiato in Austria, a Vienna, poi successivamente ho ottenuto il dottorato in Germania. Continuavo sempre ad essere interessata alla mia antica cultura lituana e ho e ho aggiunto degli studi a quegli che avevo già fatto ufficialmente. Ho effettuato ricerche sul simbolismo e ho raccolto dei materiali nelle biblioteche. Questa è una mia tendenza ed interesse: religione antica, religione pagana e simbolismo. La mia tesi è stata anche collegata a questo. Era sull'argomento dei riti funerari e la credenza nella vita dopo la morte, ed è stata pubblicata in Germania nel 1946. Allora sono venuta negli Stati Uniti ed ho avuto l'occasione di cominciare gli studi di archeologia europea orientale e nel 1950 sono divenuta ricercatrice ad Harvard, per rimanervi dodici anni. Ho dovuto ricominciare da zero perché non c’erano negli USA persone informate di quello che era la Russia o l'Unione sovietica nei periodi preistorici. Allora mi invitarono a scrivere un libro sulla preistoria europea orientale e sono stati necessari circa quindici anni per completarlo. Di modo che ciò è stato lo sfondo degli studi…
David: Cosa indica la vostra ricerca a proposito dello statuto sociale delle donne nella cultura pre-indoeuropea?
Marija: Le donne erano degli esseri eguali, è molto chiaro e forse erano più onorate perché hanno avuto più influenza nella vita religiosa. Il tempio funzionava grazie alle donne.
Rebecca: Cosa ci dite della vita politica?
Marija: I miei risultati suggeriscono che la vita politica - naturalmente è un'ipotesi, non si riesce a ricostruirla facilmente, ma possiamo giudicare da quanto ci resta nei periodi successivi e da quanto esiste da sempre in mitologia, perché ciò riflette ancora la struttura sociale- sia stata strutturata dal sistema avuncolare. Le regole del paese: la regina è egualmente la grande sacerdotessa e allo stesso modo suo fratello o suo zio. Il sistema si chiama dunque avuncolare, che proviene dal nome zio. L'uomo, il fratello o lo zio, erano molto importanti nella società e probabilmente gli uomini e le donne erano del tutto eguali. In mitologia incontriamo le coppie di sorelle e fratelli di dee femminili e di dei maschili. È errato sostenere che è soltanto una cultura di donne, che c'era soltanto una dea e nessun dio. Nell'arte gli uomini erano meno rappresentati, è vero, ma gli dei maschili sono esistiti, non c'è riguardo questo aspetto nessun problema. In tutte le mitologie, per esempio, in Europa, germanica o celtica o baltica, troverete la madre della terra o la dea della terra ed il suo compagno o delle controparti maschili accanto ad essa. Inoltre vi sono altre coppie come la dea della natura, la rigeneratrice, che appariva in primavera e dà la vita a tutti gli animali della terra, agli umani ed alle piante. E' Artemide nella mitologia greca. Si chiama la Signora degli animali e vi sono egualmente delle controparti maschili dello stesso genere chiamati Signori degli animali. La rappresentazione di questo appare a Catal Huyuk nel VII millennio a.C. e si trovano ovunque nella preistoria, di tal modo che non dovremmo assolutamente trascurare questo aspetto. C'è un equilibrio tra i sessi ovunque, sia nella religione che nella vita.
David: Ci sono prove che il cambiamento fu violento e come il popolo provò a difendersi?
Marija: Fu violento, ma come si sono difesi è difficile dirlo. Tuttavia furono sconfitti. Ci fu evidentemente emigrazione, fughe da queste violenze e molta confusione, molti cambiamenti di popolazione. La gente ha iniziato a rifugiarsi in posti come le isole e le foreste ed i luoghi più accidentati. Nei villaggi ci sono le prove delle uccisioni…


esiste tutta una parte considerevole di storia umana che è ufficialmente dimenticata dai testi scolastici e relegata a pochi specialisti che è in qualche modo doveroso conoscere. si tratta di un periodo che si pone a cavallo tra il Neolitico e la comparsa delle cosiddette ‘civiltà’ (egizi, babilonesi, assiri, sumeri e via dicendo), un’epoca compresa tra il 7000 e il 3500 avanti cristo (in qualche caso anche fino al 1500) e che è degna di nota non per la situazione di sanguinosa barbarie, violenza diffusa, miseria e privazione alimentare- come ci è stato insegnato nelle scuole e come ci viene continuamente ripetuto (vedi il concetto di “homo homini lupus” qui)- bensì per il suo essere l’eclatante evidenza storica che l’uomo è un'entità naturalmente portata alla cooperazione e alla collaborazione reciproca (non all’essere un ‘lupo per il suo prossimo’). la scopritrice di tutto questo è stata l’archeologa Gimbutas, che ha ridenominato queste società gilaniche, sincrasi coniata proprio per rappresentare il grado di assoluta parità tra i sessi in cui queste società (diffuse, all’epoca, in buona parte del Mediterraneo) erano organizzate: associazione paritaria tra ‘donna’ (γυνή) e ‘uomo’ (νήρ). le prove archeologiche finora rinvenute non hanno trovato evidenza che esistesse una struttura statale (nessun governo, nessuna burocrazia, nessun centro di potere), né una struttura militare (nessun arma), nessuna struttura difensiva di sorta (mura o altro). le ricerche genetiche, corollario e complemento di questa scoperta, non hanno fatto altro che confermare quanto detto finora…



continua su youtube...


Qui il libro!

e buone letture!

martedì 17 gennaio 2012

ricordo di Carlo Fruttero (e Franco Lucentini)

Blankets - Craig Thompson

all'inizio un po' mi faceva arrabbiare, quel ragazzino timido e inconcludente, poi pian piano ho provato a immedesimarmi e allora la storia mi ha preso, e molto.
un gran bel libro - franz


Non una lettura leggera quella delle quasi 600 pagine del romanzo a fumetti di Thompson, a tratti irritante nel tratteggiare una realtà che ha tutte le caratteristiche del provincialismo più gretto. Forse una ricostruzione amplificata dalla memoria dell'infanzia e dell'adolescenza, come smisurata è la rappresentazione grafica degli adulti. Certo una lettura in cui chiunque abbia fatto un percorso - più o meno doloroso - di affrancamento dall'imprinting che ha ricevuto - e magari per questo ha dovuto fisicamente creare un distacco con quel mondo e quelle persone, per ritrovarli solo in un momento successivo - vi si riconoscerà. Con lo sguardo tenero che solo chi - attraverso questo processo - ha tirato fuori - un pezzetto alla volta - il suo io più nascosto può avere…

giovedì 12 gennaio 2012

Golden record

La sonda Voyager 1 è stata lanciata il 5 Settembre 1977. Dopo aver sfiorato Giove e Saturno, il Voyager 1 si è lanciato verso i confini del sistema solare, destinato a perdersi nello spazio.
Attualmente è l’oggetto più lontano mai costruito dall’uomo. Si trova a circa 17 miliardi e 900 milioni di chilometri dalla Terra e si allontana alla velocità di 17.056 km/sec. Sembrerebbe aver oltrepassato l’eliopausa (il limite a cui arriva il vento solare) nel 2010, ma sono in corso ulteriori analisi per averne la certezza. Al di là di questo limite c’è solo lo spazio interstellare, pur rimanendo sempre all’interno della nostra galassia. In questa pagina trovate la distanza del Voyager 1 e della sua gemella Voyager 2, costantemente aggiornata.
Non tutti sanno che, nella remota possibilità che il Voyager 1 venga intercettato da una civiltà extraterrestre, è stato sistemato a bordo un disco in oro (la cosiddetta Golden Record) che contiene immagini, suoni e musica della Terra, oltre a messaggi in tutte le lingue e saluti del presidente degli USA Jimmy Carter e del segretario generale dell’ONU Kurt Waldheim, insieme alle istruzioni per accedervi. I contenuti sono stati selezionati da una commissione presieduta da Carl Sagan.
Per essere americani, (ma francamente non so chi erano i componenti la commissione, oltre a Sagan), la selezione è incredibilmente cosmopolita. L’americanismo viene fuori solo nel rock, dove spicca l’assenza (almeno) dei Beatles che negli anni ‘70 erano già qualcosa… Naturalmente, per quanto riguarda la musica contemporanea, al massimo si arriva a Stravinsky...


qui e qui si può scaricare il disco

Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS)

Gli attivisti per i diritti dei palestinesi festeggiano la notizia che Agrexco, il più grande esportatore israeliano di prodotti agricoli che è stato un obiettivo chiave del movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS) a sostegno dei diritti dei palestinesi, va in liquidazione su ordine del tribunale dopo non essere stato in grado di pagare i propri creditori.
Agrexco, in parte di proprietà dello Stato israeliano, è responsabile dell'esportazione di gran parte dei prodotti agricoli freschi israeliani, tra cui il 60-70% dei prodotti agricoli coltivati negli insediamenti illegali di Israele nei Territori Palestinesi Occupati (OPT). Nella traduzione dei documenti del tribunale sul processo di liquidazione ottenuta dal BNC, è chiaramente indicato che Agrexco ha agito come una filiale dello Stato di Israele, di fatto fornendo sussidi statali al settore agricolo. I documenti includono critiche al governo per aver consentito all'azienda il default sul proprio debito e avvertono anche che Agrexco è un simbolo primario di Israele e che il suo crollo potrebbe avere grandi implicazioni.
"Ci congratuliamo e salutiamo calorosamente i nostri partner europei per la loro campagna dedicata e determinata contro l'Agrexco. Questa decisione segue la notizia che Veolia, multinazionale francese che ha perso miliardi di euro in contratti municipali a causa della sua fornitura di infrastrutture per gli insediamenti illegali israeliani, è di fronte a un crollo finanziario. Chiaramente, il movimento BDS sta maturando e fa alzare il costo della complicità aziendale con i crimini di guerra israeliani. Campagne BDS strategiche stanno dimostrando, attraverso successi quotidiani, che BDS è la forma più efficace di solidarietà necessaria per sfidare il sistema israeliano di colonialismo, occupazione e apartheid", ha detto Jamal Juma', coordinatore della campagna Stop the Wall e membro della segreteriato BNC.
Adel Abu Ni'meh, direttore del Sindacato degli agricoltori palestinesi, un'organizzazione membro del BNC, ha accolto con favore la notizia, ma ha avvertito che "i beni di Agrexco sono ancora in vendita. Stiamo seguendo da vicino la questione e facciamo appello a tutte le società internazionali affinchè ritirino le loro offerte. Le aziende che acquisteranno beni dell'Agrexco e nomi di marchi o che cercheranno di sostituire l'azienda nella veste di principale esportatore israeliano di prodotti agricoli, saranno allo stesso modo prese di mira da parte del movimento BDS"...

Ska-P - Intifada



Sei milioni di ebrei annientati nella più crudele delle maniere
Un genocidio imperialista da parte di eserciti fascisti
Dalla storia bisogna imparare
Le vittime si sono trasformate nei boia, ci si è scambiati i ruoli
Colonizzando territori Palestinesi,
nuovamente attentando al buonsenso

MORTI, MORTI, IN NOME DI CHI?
MORTI, MORTI, DI ISRAELE, DI YAVE'

Cosa faresti tu se ti sbattessero fuori dalla tua casa
Senza il diritto di aprire bocca
Calpestando la tua cultura
Sommerso nella pazzia per aver perso la dignità
Palestina sta soffrendo nell'esilio l'opulenza d'Israele
Di un governo prepotente, preparato alla guerra da chi sai già tu
Pietre contro pallottole, una nuova intifada
In Cisgiordania, Gaza o a Gerusalemme.

CHI AVREBBE MAI IMMAGINATO CHE DAVIDE FOSSE GOLIA?!

Intifada, liberazione!
Non confondere la mia postura,
sono ateo, non credo in nessun Dio
non differenzio alle persone per la sua razza,
la sua cultura o la sua merda di religione
Solo condanno la sofferenza, l'ingiustizia e l'abuso di potere
Palestina è sottomessa alla più ostinata della guerre
L'opulenza d'Israele

mercoledì 11 gennaio 2012

I libri che mi sono piaciuti di più nel 2009

nel vecchio blog per qualche anno ho fatto una lista di libri che mi erano piaciuti di più durante quell'anno. 
la ripropongo per mia memoria e per la curiosità di chi ogni tanto molla tutto e legge un bel libro - franz 

un libro che non ti lascia indifferente, provaci!

Eloì, Eloì - Custovic Alen Si tratta di un libro che si legge in poco tempo, denso, tosto, vivo. Non sembri strano, lo associo a Fanculopensiero, di Cristan Maksim, un libro molto vicino, secondo me. Provare per credere, non te li dimentichi.

Capita, a volte, di incontrare un libro che ti fa entrare in uno stato di partecipazione che lo leggi piano piano, per non perdere nessuna parola. I personaggi sono persone, che ti sembra raccontino a te cosa succede, cosa pensano, che cosa hanno dentro. Ti lasciano guardare e ascoltare la loro vita, la vita che scorre, piena di contrarietà e anche cose belle. Alla fine ringrazi Magda Szabò per il regalo grande che ti/ci ha fatto, ti/ci ha fatto vivere dentro la sua storia, soffrendo e godendo insieme a chi vive nelle pagine.


se qualcuno non lo conosce
provi a leggere "Note. vol.1", pubblicato da Marcos Y Marcos, 
ma attenzione, potreste non staccarvene mai più.

Ho letto il libro con qualche decennio di ritardo, davvero bello. Una storia di un piccolo paese e soprattutto della sua gente, del mondo di allora, fascisti, comunisti, democristiani, qualche anarchico, povera gente che stentava ad arrivare alla fine del mese, o del giorno, gente viva, orgogliosa, ti aspetti di vedere apparire uno come Ligabue da un momento all’altro. Tante storie personali che sono legate tra loro, con un’analisi affettuosa e spietata dell’intellettuale e del politico comunista del tempo. Quando lo finisci capisci che è un libro che vale. Ho comprato i suoi libri di poesia, nelle biblioteche non si trovano, so già che saranno bellissime.

La shoah vista in modo un po’ diverso. Un diario, due fratelli, il padre, Auschwitz, il Gia algerino, le banlieues. L’ho visto per caso in biblioteca, senza mai averne sentito parlare, non ti stacchi, il libro ti prende, appassionante, e arrivi fino alla fine, di sicuro.

Dice Jorge Luis Borges: “Non so niente della letteratura di oggi. Da tempo gli scrittori miei contemporanei sono i greci”.
Ho letto “Apologia di Socrate” e “Critone”, qualcosa di eccezionale. Abbandonarsi all’argomentazione di Socrate, seguirlo nella sua logica, dispiacersi di non essere stato suo discepolo, ringraziare Platone per averci lasciato quei pensieri, è un viaggio alle radici. - franz

Davvero un bel libro, apparentemente lungo, ma di una lunghezza necessaria per far starci dentro tutta la storia/le storie che Gaiman ci racconta. Lasciate da parte la ricerca razionale di verosomiglianza, lasciatevi portare da Neil Gaiman nel mondo degli dei americani, non ve ne pentirete. - franz

Uno scrittore che sa scrivere, storie che si incrociano senza fallire un passo, un regime che è per noi a portata di mano, personaggi vivi e come noi. Cosa volere di più per aprire la prima pagina? A me è piaciuto molto, si sentono gli echi di Mahfouz e Cossery, due sirene niente male - franz

È un libro perfetto per almeno i primi ¾, nell’ultima parte torna con i piedi per terra e resta “solo” un bel libro, che comunque non è poco - franz


Un libro doloroso, insostenibile per lunghi tratti, necessario.
Per capire di cosa vi aspetta vi lascio qualche parola tratta dalla prima parte.


"
L’oscenità del mondo non è nella sfilata dell’orrore e dell’ingiustizia, bensì nell’atteggiamento di chi non sa dire altro che “è tremendo, certo, ma…”, di chi non sa far altro che allusioni tra un caffè e una battuta, altro che compiere il rito dell’indignazione per poi passare ad altro: alla vita normale. Era questo essere rassegnati a ogni disastro, questo non permettere che che il disastro ci travolga per non aggiungere la nostra sventura a quella che schiaccia il mondo: era questo che lei non sopportava più. D’un tratto, l’atteggiamento che si era amorevolmente costruita, in cui si era rifugiata per anni, la disgustò. Ma come si fa ad agire altrimenti?"

Fatevi forza e leggetelo, non vi deluderà, per quanto terribile. E' un grande libro, sull'orlo dell'abisso.