La Libertà Non Sta Nello Scegliere Tra Bianco E Nero, Ma Nel Sottrarsi A Questa Scelta Prescritta. (Theodor W.Adorno)
martedì 13 dicembre 2022
sabato 19 novembre 2022
lunedì 13 settembre 2021
Messi, talebani, burqa e soldi del Qatar sulla nuova copertina di Charlie Hebdo
La rivista satirica francese Charlie Hebdo è uscita
con un numero la cui copertina fonde il trionfo dei talebani in Afghanistan con
il furore per l’arrivo di Lionel Messi al Paris Saint-Germain.
Il fumettista Biche mostra tre persone, forse donne,
che indossano il burqa, con il nome di Messi e il numero 30 sulla schiena,
utilizzato sulla maglia del PSG dell’argentino.
“Talebani. È stato peggio di quanto pensassi”, si
legge nel titolo di prima pagina, che mette in evidenza il fatto che il club
PSG è di proprietà degli sceicchi del Qatar, ed è il paese accusato di
finanziare gruppi fondamentalisti nel mondo arabo.
Infatti, Messi ha giocato diverse stagioni al
Barcellona con la pubblicità della Qatar Airlines sulla sua maglia. Finora, il
PSG non ha reagito contro questa copertina e l’idea intrinseca che la vendita
delle maglie del club parigino con il nome di Messi e il numero 30 aiuterà a
finanziare i nuovi governanti dell’Afghanistan. Nasser Al-Khelaïfi, presidente
del PSG, è molto vicino alla famiglia reale del Qatar, che finanzia la squadra
della capitale francese.
giovedì 16 maggio 2019
Alberto Negri - Perchè i giornali non sono credibili
Autoritarismo e opacità sono due termini che vedo ben poco menzionati a proposito dell’Arabia Saudita e delle monarchie assolute del Golfo: qui non c’è una costituzione, non si vota mai, il potere è tenuto in pugno da famiglie che tagliano la testa alla gente e propagandano un’ideologia retrograda che spesso è servita come base per il sostegno o il finanziamento del terrorismo internazionale. Arabia Saudita e Qatar, due dei nostri maggiori alleati, hanno appoggiato i jihadisti in Siria cioè coloro che hanno massacrato anche minoranze come i cristiani e gli yazidi. Ma noi facciamo finta di niente.
L’Arabia Saudita bombarda la popolazione civile in Yemen e il principe ereditario Mohammed bin Salman, secondo gli stessi rapporti della Cia, è stato il mandante del barbaro assassinio del giornalistae oppositore Jamal Khashoggi, fatto a pezzi nel consolato saudita di Istanbul.
Eppure all’Arabia Saudita l’Italia vende bombe italo-tedesche prodotte in Sardegna che Riad usa per massacrare i civili yemeniti. I sauditi sono i maggiori acquirenti di armi del mondo, fornite dall’Occidente e dagli Stati Uniti: è forse per questo che dei sauditi ci fidiamo e dei cinesi no? O forse ci fidiamo dei sauditi perché insieme a Israele sono i maggiori nemici dell’Iran?
A proposito di Iran. I giornali titolano che gli Usa mandano portaerei e cacciabombardieri nel Golfo per contrastare la “minaccia iraniana”? Quale minaccia? Gli Usa stanno strangolando l’economia iraniana con le sanzioni, nonostante Teheran abbia rispettato gli accordi internazionali sul nucleare del 2015 e ora hanno sospeso solo una parte quelle intese per sollecitare l’Europa a intervenire. Anzi per essere precisi l’Iran sciita ha lottato in Iraq e Siria contro il terrorismo dell’Isis prima di molte potenze occidentali. La realtà è che l’Iran non si piega agli Usa e non acquista le nostre armi. Se lo facesse probabilmente verrebbe additato come un ottimo cliente dell’Occidente.
A proposito: con le sanzioni americane l’Italia perde in Iran 27 miliardi di commesse infrastrutturali, una perdita che si aggiunge al disastro della Libia che con la fine di Gheddafi, voluta da Francia, Stati Uniti e Gran Bretagna, ha visto inghiottire altri miliardi di lavori delle aziende italiane. Fate i vostri conti e giudicate chi ci minaccia davvero, oltre alla nostra ipocrisia.
sabato 2 febbraio 2019
BENVENUTI AL CIRCO PALESTINA – Gideon Levy
sabato 5 maggio 2018
In Siria infuria la guerra del gas e la Sardegna vuole a tutti i costi il metano: come se niente fosse - Vito Biolchini
domenica 18 marzo 2018
Commesse militari, compagnie aeree, alberghi e interi quartieri. Le mani del Qatar sull’Italia - Alberto Negri
giovedì 17 novembre 2016
Una giornata particolare
mercoledì 28 settembre 2016
Psiyop: Eperazione Siria – Manlio Dinucci
Esattamente lo scopo della colossale psyop politico-mediatica lanciata sulla Siria. Dopo che per cinque anni si è cercato di demolire lo Stato siriano, scardinandolo all’interno con gruppi terroristi armati e infiltrati dall’esterno e provocando oltre 250mila morti, ora che l’operazione militare sta fallendo si lancia quella psicologica per far apparire come aggressori il governo e tutti quei siriani che resistono all’aggressione.
Punta di lancia della psyop è la demonizzazione del presidente Assad (come già fatto con Milosevic e Gheddafi), presentato come un sadico dittatore che gode a bombardare ospedali e sterminare bambini, con l’aiuto dell’amico Putin (dipinto come neo-zar del rinato impero russo).
A tal fine sarà presentata a Roma agli inizi di ottobre, per iniziativa di varie organizzazioni «umanitarie», una mostra fotografica finanziata dalla monarchia assoluta del Qatar e già esposta all’Onu e al Museo dell’olocausto a Washington per iniziativa di Usa, Arabia Saudita e Turchia: essa contiene parte delle 55mila foto che un misterioso disertore siriano, nome in codice Caesar, dice di aver scattato per incarico del governo di Damasco allo scopo di documentare le torture e le uccisioni dei prigionieri, ossia i propri crimini (sull’attendibilità delle foto vedi il report di Sibialiria e l’Antidiplomatico).
Occorre a questo punto un’altra mostra, per esporre tutte le documentazioni che demoliscono le «informazioni» della psyop sulla Siria. Ad esempio, il documento ufficiale dell’Agenzia di intelligence del Pentagono, datato 12 agosto 2012 (desecretato il 18 maggio 2015 per iniziativa di «Judicial Watch»): esso riporta che «i paesi occidentali, gli stati del Golfo e la Turchia sostengono in Siria le forze di opposizione per stabilire un principato salafita nella Siria orientale, cosa voluta dalle potenze che sostengono l’opposizione allo scopo di isolare il regime siriano».
Ciò spiega l’incontro nel maggio 2013 (documentato fotograficamente) tra il senatore Usa John McCain, in Siria per conto della Casa Bianca, e Ibrahim al-Badri, il «califfo» a capo dell’Isis. Spiega anche perché il presidente Obama autorizza segretamente nel 2013 l’operazione «Timber Sycamore», condotta dalla Cia e finanziata da Riyad con milioni di dollari, per armare e addestrare i «ribelli» da infiltrare in Siria (v. il New York Times del 24 gennaio 2016).
Altra documentazione si trova nella mail di Hillary Clinton (declassificata come «case number F-2014-20439, Doc No. C05794498»), nella quale, in veste di segretaria di stato, scrive nel dicembre 2012 che, data la «relazione strategica» Iran-Siria, «il rovesciamento di Assad costituirebbe un immenso beneficio per Israele, e farebbe anche diminuire il comprensibile timore israeliano di perdere il monopolio nucleare».
Per demolire le «informazioni» della psyop, ci vuole anche una retrospettiva storica di come gli Usa hanno strumentalizzato i curdi (**) fin dalla prima guerra del Golfo nel 1991. Allora per «balcanizzare» l’Iraq, oggi per disgregare la Siria. Le basi aeree installate oggi dagli Usa nell’area curda in Siria servono alla strategia del «divide et impera», che mira non alla liberazione ma all’asservimento dei popoli, compreso quello curdo.
(*) Ripreso dal quotidiano «il manifesto» – del 27 settembre – dove Manlio Dinucci tiene, ogni martedì, la rubrica «L’arte della guerra». Una rubrica che l’anno scorso è diventata un libro del quale non mi stanco di segnalare l’importanza: «L’arte della guerra: annali della strategia Usa/Nato (1990-2015)»; qui in “bottega” cfr Scivolando verso la catastrofe armata con la mia recensione (db).
mercoledì 24 agosto 2016
Le vere cause della guerra in Siria - Daniele Ganser
(e grazie a Mariantonietta per la segnalazione)








