“Che fine hanno fatto gli studiosi tedeschi di diritto che un tempo
contribuirono allo sviluppo del diritto internazionale? Dove sono i think tank
e le fondazioni che un tempo guidavano i dibattiti sulla giustizia? Cari
tedeschi: per favore svegliatevi e aiutate ad affrontare la crisi che il vostro
Paese sta contribuendo a plasmare nel cuore dell’Europa. Ancora una volta.”
Con queste parole, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni
Unite per i territori palestinesi occupati, ha espresso con rara chiarezza la
crescente crisi morale e giuridica che si sta sviluppando all’interno della
Germania.
Il suo intervento è importante perché ciò che sta emergendo oggi non è
semplicemente una disputa sulla politica verso la Palestina. È una
trasformazione più profonda del rapporto tra diritto, memoria e potere statale
all’interno dell’Europa stessa.
La classificazione da parte del servizio di intelligence interno tedesco
dell’anguria e di Handala come simboli di “estremismo palestinese secolare”
rappresenta un cambiamento di paradigma nel rapporto tra sicurezza, memoria e
identità politica. Nella formulazione del BfV (Bundesamt für Verfassungsschutz,
il servizio di intelligence interno tedesco), l’anguria diventa problematica
specificamente quando viene utilizzata per rappresentare la mappa della
Palestina storica al posto di Israele, trasformando un simbolo culturale in ciò
che lo Stato interpreta come una negazione della legittimità di Israele. Non si
tratta di simboli di attività armata, ma di simboli di continuità culturale,
memoria territoriale ed espressione storica.
Anche artistica.
L’anguria diventò associata all’identità palestinese soprattutto dopo il
1967, nei periodi in cui l’esposizione della bandiera palestinese veniva
vietata dalle autorità israeliane nei territori occupati. I suoi colori —
rosso, verde, bianco e nero — permisero ad artisti e attivisti palestinesi di
preservare simbolicamente la presenza della bandiera attraverso metafora
visiva, sostituendo la bandiera con l’anguria, che avevano gli stessi colori.
Diversi artisti palestinesi contribuirono alla diffusione di questo simbolo
come forma di resistenza culturale contro la cancellazione identitaria.
Handala, creato dal fumettista palestinese Naji al-Ali è diventato una delle
rappresentazioni visive più durature dell’esilio e dell’espropriazione
palestinese: il bambino rifugiato scalzo eternamente rivolto altrove fino al
ritorno della giustizia. E fino al ritorno in Palestina.
Classificare questi due simboli come esempi di estremismo significa
trasformare i diritti fondamentali sanciti dalla diritto, in oggetti di
sorveglianza politica, repressione e censura. Da elementi dell’identità
palestinese a minaccia e questione di sicurezza.
Nel diritto internazionale, l’espressione culturale e politica gode di una
protezione esplicita attraverso quadri giuridici sovrapposti che regolano la
libertà di espressione, la partecipazione culturale e i diritti delle
minoranze. L’esposizione di simboli nazionali o storici rientra pienamente
nelle forme protette di espressione politica secondo trattati come la
Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e il Patto Internazionale sui Diritti
Civili e Politici.
La postura emergente della Germania capovolge questi obblighi.
Invece di proteggere le espressioni e le libertà, le istituzioni statali
sono disposte a trattare qualsiasi espressione palestinese come questione
sospetta. La conseguenza non è solamente la censura, ma l’impossibilità stessa
di apparire pubblicamente come soggetto politico legittimo. La graduale
riclassificazione dei simboli, del linguaggio e dei riferimenti storici di un
popolo da espressione pubblica legittima a elemento di potenziale minaccia.
Questa trasformazione è importante perché determina quali identità appaiono
nello spazio pubblico e quali invece appaiono come elementi di sospetto che
richiedono monitoraggio, o contenimento. Una volta che i simboli palestinesi
vengono securitizzati, la stessa presenza palestinese diventa tollerata e
controllata.
È questa la crisi morale e giuridica che Albanese ha chiesto alla Germania
di riconoscere.
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