Visualizzazione post con etichetta Valerio Sale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Valerio Sale. Mostra tutti i post

lunedì 6 gennaio 2025

Cyber security e l’Italia 2025 violata di nascosto - Valerio Sale

  

Le metodologie di attacco usate dai ‘criminal hacker’ sono sempre più innovative e si affiancano a password scarsamente protette che contribuiscono a complicare il panorama delle minacce. Nel 2024 il Data Breach Investigations Report del 2024 ha segnato un triste record: dei 30.458 incidenti di sicurezza reali analizzati, 10.626 sono stati confermati come violazioni di dati. Anche in Italia dove però, l’attacco e il furto, prima che essere combattuto, viene nascosto

 

Come i bambini, nascondi un guaio ‘sperando di farla franca’

La notizia è passata in sordina sui principali canali d’informazione, ma il tema è tra i più sensibili. Il 27 dicembre scorso con un post su BreachForums , un sito che opera in incognito nel Darkweb, un hacker ha annunciato di aver colpito ‘Infocert Spa’, una delle maggiori realtà italiane ed europee nel settore della certificazione digitale, tra cui il Sistema pubblico Spid e l’app IO, con una presenza in Europa e America Latina attraverso 19 sedi operative.

Italia colpita, tanto e male

In questo caso l’obbiettivo dell’attacco è stata l’Italia. Sono state trafugate circa 5,5 milioni di registrazioni di utenti , 1,1 milioni di numeri di telefono e 2,5 milioni di indirizzi email. Gli autori, per provare l’autenticità sul possesso di tali dati, hanno pubblicato nel dark web un campione dei dati sottratti, in formato CSV e con 24 righe dei dati in loro possesso (nomi, indirizzi, mail, numeri di telefono). I dati sarebbero in vendita a un prezzo di partenza di 1500 dollari, secondo quanto riporta Cyber Security 360.

5 milioni di noi colpiti, ed ora il ricatto

‘Infocert Spa’ ha reso pubblica la notizia con un primo comunicato sul proprio sito ufficiale, così come da obbligo imposto dal regolamento della legge sulla privacy ( il Gdpr). A seguito delle indagini effettuate la società ha ufficializzato lo scorso 30. Dicembre del 2024 sepolto, una seconda nota in cui si dichiara che «I dati [rubati] interessati sono limitati a quelli necessari per evadere le richieste di assistenza inviate dai clienti mediante il sistema di ticketing».

Sistema di ‘ticketing’

Il sitema di ticketing è lo strumento utilizzato per tenere traccia delle richieste di servizio richiesto dai clienti al fornitore ( guasti, informazioni, etc.). In pratica nella nota viene confermato che “la sicurezza dei dati SPID, PEC e Firma Digitale, restano pienamente garantite” sottolineando che “sono in corso analisi tecniche approfondite”. Loro ci dicono e noi presto verificheremo nei fatti. I possibili guoai ne ce ne potrebbero venire.

SPID, PEC e Firma Digitale

Lo SPID, acronimo di Sistema Pubblico dell’Identità Digitale, è lo strumento che certifica l’identità digitale e permette di accedere a tutti i servizi della pubblica amministrazione (INPS, Agenzia delle Entrate ecc..) utilizzando un’unica credenziale di accesso.
La PEC (o Posta Elettronica Certificata) permette di inviare via mail messaggi con valore legale equivalente a quello di una raccomandata con ricevuta di ritornoLa PEC attesta la data e l’orario di spedizione, attesta quindi l’invio e la ricezione del messaggio e garantisce la certezza del contenuto, ossia assicura che il contenuto e gli allegati non siano modificati.
FIRMA DIGITALE. La firma digitale è l’equivalente di una firma autografa apposta su un documento cartaceo. Permette di firmare in modo completamente digitale documenti a valore legale. Garantisce l’autenticità della firma ossia l’identità del sottoscrittore, l’integrità del documento, ossia l’inalterabilità di quanto firmato e il non ripudio da parte del sottoscrittore che non può disconoscere il documento.

L’inquietante silenzio dei telegiornali

Le comunicazioni rassicuranti dell’azienda e l’inquietante silenzio dei telegiornali non impediscono però a noi, osservatori e fruitori di questi servizi, di aver ben chiaro che tutti i dati sottratti , anche i più innocenti, come le conversazioni con l’operatore e il motivo di contatto assistenza, sono estremamente utili per i criminali, per attacchi futuri mirati, che con questa mole di dettagli, hanno più possibilità di andare a segno.

Fragilità del sistema e veri e propri attentati

Se quindi abbiamo chiaro quali sono i nostri rischi e sopratttuto quali sono le fragilità del sistema che oramai regola le nostre attività quotidiane, assai meno accessibili sono le informazioni sulla natura e l’identità di questi attacchi, ma che sarebbe meglio chiamare attentati perché destabilizzanti di un’intera società. Chi c’è quindi dietro al computer che può annichilire i servizi di sicurezzaq del sistema informatico di uno Stato?

Un ragazzino davanti a un pc con il cappuccio della felpa in testa? Bande di predoni organizzate per ottenere riscatti? Ladri di dati che li rivendono a (solo) 1500 dollari? Oppure reparti informatici di eserciti regolari che combattono una guerra ibrida? Di certo, tre anni di guerra ci hanno insegnato che conflitti e tecnologia sono connessi.

da qui

giovedì 26 dicembre 2024

Paradisi fiscali per ricchi furboni invece dell’inferno - Valerio Sale

Fiat, Amazon e Starbucks pagano le tasse in Lussemburgo e sono in regola con le norme fiscali dell’Unione Europea. Un esercito di avvocati è riuscito a sconfiggere gli organi giurisdizionali dell’Unione Europea che nel 2015 e nel 2017 avevano accusato le tre multinazionali di aver ridotto artificialmente i propri oneri fiscali per aumentare profitti e competitività.

 

Il trucco

Le sentenze dei tribunali europei hanno sancito che il Lussemburgo non ha favorito le tre multinazionali tramite il cosiddetto ruling fiscale, ovvero un accordo preventivo tra l’autorità fiscale di un paese e l’impresa.

I tre furbetti dell’Ue

Tutto a posto, quindi? No, e lo sappiamo tutti. Perché il Lussemburgo è uno dei tre paesi membri della Ue, con Irlanda e Olanda, tra i più utilizzati dalle multinazionali per pagare meno imposte. L’elusione praticata nei paradisi fiscali di tutto il mondo è un fenomeno storico e di ampia portata. Quando però il ‘trucco’ viene integrato nelle regole di funzionamento di una comunità fondata su interessi e valori comuni come l’Ue, la contraddizione rasenta lo scandalo.

Una enorme ricchezza ‘fuori casa’

L’elusione è un fenomeno di ampia portata, non di per sé illegale, ma che, essendo maggiormente esposto all’evasione fiscale, può causare ingenti perdite alla collettività e allo stesso tempo inasprire le disuguaglianze economiche, rendendone più difficile la rilevazione. Lo dichiara ufficialmente l’Eu Tax Observatory, un laboratorio di ricerca finanziato dall’Unione europea. L’osservatorio rileva che nel 2022 i cittadini di 22 Stati membri dell’UE detenevano complessivamente 2.141 miliardi di dollari in asset finanziari al di fuori del proprio paese di residenza.

Unione con trucco e complici

Quindi, in prima istanza l’Unione Europea offre agli Stati membri ( Olanda-Irlanda- Lussemburgo) la possibilità di far pagare meno tasse a imprese e privati. Poi, ne controlla l’operato mediante la Commissione che può avviare indagini. Nel caso, interviene in giudizio e porta in tribunale le multinazionali che a loro volta sono  dotate di un supporto legale spesso superiore a quello pubblico. Infine, per non farsi mancare niente, sovvenziona i ricercatori che studiano il fenomeno.

Paradisi a scelta: con meno tasse vince

La caccia alle tasse non versate da big tech e grandi imprese in Europa prosegue da anni con risvolti in chiaro scuro, tendenti al grigio. In Olanda pagano le tasse Stellantis, Mediaset e Brembo. In Irlanda Google, Meta (Facebook) e Apple. Proprio nei confronti di quest’ultima la Corte di giustizia europea ha emesso sentenza definitiva sulle tasse non pagate. Apple dovrà pagare fino a 13 miliardi di euro al Tesoro irlandese. Il paradosso è che il vincitore, in questo caso l’Irlanda, non vuole i soldi in aperta alleanza con Apple. Così come l’Olanda, questi paesi hanno maggior vantaggio a tutelare i propri  “contribuenti” elusori che garantiscono loro un surplus fiscale. Nel caso dell’Irlanda si parla di 25 miliardi solo nel 2023.

Stati complici ladri a loro volta

Lussemburgo,  Irlanda  e Olanda sono elencati nella classifica mondiale dei primi dieci  paradisi fiscali, con le ormai ben note Isole Vergini britanniche, Cayman e Bermuda. Seguono la Svizzera, Singapore, Hong Kong, , Jersey.  Il caso dei tre Stati membri della Ue è oggetto da anni di un dibattito a bassa intensità, relegato spesso alle ultime pagine dei giornali economici.  Eppure sono in ballo un mare di soldi destinati alle finanze pubbliche.

Sul rilancio economico dell’Unione Europea vengono impartite lezioni e fornite ricette da studiosi e salvatori della Patria (comune). Ma sulla revisione dei sistemi di agevolazione fiscale di questi tre Paesi tutto tace. E’ un capitolo assente anche nel salvifico rapporto di Mario Draghi.

da qui