lunedì 27 agosto 2012

La vera prigione - Ken Saro-Wiwa

La vera prigione - Ken Saro-Wiwa

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella. 
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro. 
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è. 
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
È il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno. 
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
È questo
È questo
È questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

domenica 26 agosto 2012

Gilad Shalit – la vera storia - Uri Avnery


October 22, 2011
Everybody’s Son
THE MOST sensible – I almost wrote “the only sensible” – sentence uttered this week sprang from the lips of a 5-year old boy.
After the prisoner swap, one of those smart-aleck TV reporters asked him: “Why did we release 1027 Arabs for one Israeli soldier?” He expected, of course, the usual answer: because one Israeli is worth a thousand Arabs.
The little boy replied: “Because we caught many of them and they caught only one.”...

sabato 25 agosto 2012

Israele non attaccherà l'Iran. Ecco perché – Uri Avnery


Forse Binyamin Netanyahu è matto, ma non è pazzo. Forse Ehud Barak è pazzo, ma non è matto. Ergo: Israele non attaccherà l'Iran. L'ho già sostenuto tempo fa ma voglio tornarci su, dopo le infinite discussioni a riguardo.
Certo di nessuna guerra si è mai parlato tanto prima che scoppiasse. Ma, per citare la battuta di un vecchio film: «Se devi sparare, spara. Non parlare!».
Tra tutte le sfuriate di Netanyahu sul conflitto inevitabile, spicca una frase: «Nella commissione d'inchiesta dopo la guerra, io stesso mi assumerò tutta la responsabilità, io soltanto!».
Una dichiarazione davvero rivelatrice. Anzitutto le commissioni d'inchiesta vengono istituite soltanto dopo un flop militare. Non c'è stata nessuna commissione simile dopo la Guerra d'indipendenza del 1948, né dopo quella del Sinai nel 1956, né dopo la Guerra dei sei giorni del 1967. Commissioni d'inchiesta vennero create invece dopo la Guerra dello Yom Kippur del 1974 e dopo quelle del Libano, nel 1982 e nel 2006. Facendo balenare lo spettro di un'altra commissione del genere, Netanyahu inconsciamente tratta questa guerra come un fallimento inevitabile…

Se Netanyahu & Co. fossero davvero spaventati dalla bomba iraniana, farebbero una di queste due cose: provvederebbero alla denuclearizzazione della regione, eliminando i nostri armamenti atomici (ipotesi molto improbabile); o farebbero la pace coi palestinesi e con l'intero mondo arabo, disarmando in questo modo l'ostilità degli ayatollah verso Israele. Ma le azioni di Netanyahu dimostrano che, per lui, mantenere sotto occupazione la Cisgiordania è molto più importante della bomba iraniana.
Di quale altra prova abbiamo bisogno per capire quanto sia folle tutto questo allarme?

venerdì 24 agosto 2012

senza parole


Una ragazza litiga con il compagno su Ponte Garibaldi. Tutti e due sembrano ubriachi. Poi si mette a dormire sul muraglione mentre il compagno scende sotto le arcate nell'accampamento degli altri «punkabbestia», dal lato di via Arenula. A un certo punto il litigio riprende. Questa volta a distanza. E all'improvviso la ragazza perde l'equilibrio e cade di sotto. È morta così mercoledì sera, alle 21, una tedesca di 27 anni, Peggy Minx, dopo un volo di 12 metri…

Non ha retto il colpo. È salito sullo stesso ponte di Roma, ha chiuso gli occhi e si è gettato dallo stesso punto, giù sul Lungotevere. Troppo il dolore per quello che aveva visto mercoledì quando la sua fidanzata tedesca, dopo una violenta lite, aveva perso l'equilibrio ed era morta cadendo dal Ponte Garibaldi a Roma…
da qui

mercoledì 22 agosto 2012

Questione di etichetta


Niente più provenienza israeliana. Il Sudafrica da oggi ha bandito l'etichetta 'Made in Israel' dalle confezioni dei prodotti provenienti dagli insediamenti dei coloni ebrei nei Territori palestinesi occupati: insediamenti considerati illegali dalla comunità internazionale. Al suo posto, sui prodotti importati ci sarà la scritta 'fabbricato nei territori palestinesi occupati'…

The recent South African decision is very different, even though it also is based on rules of origin. By requiring Israel to change the label of products manufactured beyond the Green Line, South Africa empowers its own civil society, enabling consumers to decide whether or not they want to purchase a given product. This may very well provide the necessary incentive to push Israeli companies in the Occupied Territories to move back to Israel.

According to Who Profit, since 2001, when the EU began threatening to implement the rules of origin, only one out of well over a hundred Israeli export companies in the West Bank and Golan Heights has relocated to Israel. There was simply no incentive, because Israel compensated the companies for their losses, and the EU negotiators had disempowered their own citizens by agreeing that the labels remain "Made in Israel". Due to the agreement EU consumers had no way of knowing where the products they were buying actually come from and could not show their dissatisfaction with Israel's occupation.

The South African decision not only undermines the fraudulent practice of labelling products made outside Israel as if they were made in Israel, but more importantly, it empowers consumers by allowing them to shop in a way that accords with their moral convictions. If the United Kingdom and Denmark follow suit, then other countries will also likely join the bandwagon, making it possible for international civil society to help - in concrete ways - put an end to Israel's occupation.

(ri)studiare la geografia, con attenzione



Non solo Pechino, New York o Tokyo. La classifica delle 75 città più dinamiche del mondo.



Computer, smartphone, televisione, lavoro, studio. Pensiamo di poter fare diverse cose contemporaneamente senza perdere la concentrazione. Ma secondo una ricerca di Psychology today solo il 2 percento delle persone riesce a gestire davvero il multitasking.
Gli impiegati che usano il computer in ufficio ad esempio si distraggono ogni dieci minuti. Mentre gli studenti che portano il computer in classe visitano 62 pagine su 100 che non hanno nulla a che fare con la lezione. Un’infografica di Mashable spiega come e perché.



Docenti in “esubero” nella scuola statale? L’Uaar invita il ministro a impiegarli per l’ora alternativa


Egregio Ministro Profumo,
le scriviamo in quanto il suo dicastero dovrebbe assicurare che l’opzionale Insegnamento della Religione Cattolica (Irc), che per obblighi concordatari spetta allo Stato istituire, non determini alcuna forma di discriminazione.
Le cose purtroppo stanno diversamente. Studenti e genitori ci contattano da ogni parte d’Italia perché si scontrano con le tante difficoltà nel vedere riconosciuto il loro diritto alle attività alternative all’Irc. Allarmi sulle discriminazioni che colpiscono chi non opta per l’Irc sono stati lanciati negli anni passati anche dall’Unicef e dal Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.
Avendo appreso del suo recente impegno per la riqualificazione dell’Irc, siamo certi che lei provvederà immediatamente a tutelare in egual misura studenti e famiglie che chiedono di avvalersi di insegnamenti e attività educative non impartiti secondo dottrine religiose, come richiesto dalla nostra Costituzione e come doveroso per un paese che vuole definirsi laico e civile.
Al tal fine le prospettiamo l’impiego dei docenti che il ministero considera in “esubero”: potrebbe essere assicurato lo svolgimento di attività alternative qualificate in tante scuole, dando così un segnale di attenzione ai diritti civili di tutti senza mortificare con inopportune “riconversioni” le specifiche competenze dei docenti in questione.
Non riteniamo che questa sia l’unica ricetta per risolvere l’ormai trentennale problema delle attività alternative all’Irc, come dimostra la molteplicità di approcci presentata nel nostro progetto ora alternativa. Ribadiamo che ove non sia possibile coprire queste necessità con i docenti in “esubero” occorrerà in ogni caso che già dal primo giorno di scuola sia presente un docente dedicato all’attività alternativa, ricorrendo per tempo a nomine di supplenti annuali dalle graduatorie, come da norme vigenti troppo spesso non seguite dai dirigenti scolastici. Per il futuro, ricordiamo infine la nostra proposta di istituire graduatorie specifiche per l’attività didattica alternativa, che sarebbe una ulteriore strada da percorrere per tutelare davvero i diritti di chi sceglie di non frequentare l’Irc.
Attendiamo una sua cortese risposta e un suo pronto intervento a tutela degli studenti e delle famiglie che, nella scuola della Repubblica, chiedono di non essere discriminati e di avvalersi di insegnamenti didatticamente qualificati e non impartiti in «conformità della dottrina della Chiesa».
Cordiali saluti
Il comitato di coordinamento Uaar
da qui

Wild, Wild Life - Talking Heads

martedì 21 agosto 2012

Chichimeca

Günter Wallraff

Günter Wallraff è un monumento del giornalismo, qui si è finto somalo per più di un anno, ha fatto questo film documentario verità, ha scritto dei libri, qualcosa si trova in italiano, forse ancora si trova "Faccia da turco", il reportage di quando si era travestito da turco, e il razzismo c'era e c'è.
(da noi Fabrizio Gatti lavora così, non seduto in ufficio, o a casa, a fare i riassunti o i copia-incolla delle agenzie).
il film sotto è tratto da Arte, e per buona parte è sottotitolato in francese.
provate a vederlo, merita - franz





Nel film-documentario dall’azzeccato titolo "Nero su bianco" vediamo il povero Kwami girare solo e pensoso per le campagne della Sassonia a cercare, inutilmente, lavoro fra casali e contadini tedeschi (dell’est) non proprio illuminati. E comunque sospettosi nei confronti di Kwami (e delle sue sgargianti camicie). In un altro triste episodio ecco lo sfigatissimo Ogonno prender posto, in treno, in mezzo alla tifoseria più aggresiva di tutti gli stadi di Germania: gli scatenati Fans del Dynamo Dresden. Lo fa apposta il sedicente somalo a cacciarsi ovunque in Germania, dal nord al sud del paese, in mezzo ai guai? 
Certo che lo fa apposta, visto che sotto quella pelle esageratamente scura del baffuto africano si nasconde il solito Günter Wallraff, il giornalista probabilmente più noto di tutta la Germania che da circa 4 decenni altro non fa che calarsi nei panni della povera gente, o dei poveri idioti. Per „mettere così alla prova“, come spiega il giornalista, o insomma ‚sputtanare’, diremmo noi, la mentalità e soprattutto la moralitá dei suoi connazionali. Sono allora dei ‚razzisti’, gente eticamente squallida questi 82 milioni di tedeschi al centro d’Europa? E sará  poi ‚valido’ il Test morale che un irreprensibile professionista come Wallraff ha stavolta realizzato producendo dopo un anno di duro lavoro (e dopo esser sgaiattolato nei panni di Kwami Ogonno e di altri sfigatissimi personaggi) sia un film che un libro?...

domenica 19 agosto 2012

beni comuni e la soluzione sotto il tappeto


Il bilancio dello Stato in pareggio, al quale siamo impegnati ad arrivare entro il 2013, non porta automaticamente alla ripresa economica; e le misure di aumento delle imposte e riduzione della spesa non portano automaticamente a un bilancio in pareggio, anzi, l’esperienza greca fa balenare il rischio che, a causa dei tagli eccessivi, il deficit si avviti su se stesso. Il mondo della finanza sta prendendo atto in concreto di queste amare verità e, per conseguenza, sposta il discorso dal deficit al debito: se riuscissimo ad abbattere il debito - come d’altronde ci impone, nell’arco di vent’anni, il «patto fiscale» sottoscritto in sede europea - si ridurrebbero molto gli interessi sul debito stesso e navigheremmo in acque più tranquille. Nascono di qui gli studi e le proposte rese note in questi giorni per ridurre sensibilmente il debito pubblico mediante la vendita di beni di proprietà dello Stato e di altri enti…
…Infine, siamo proprio sicuri di voler vendere gran parte del patrimonio pubblico? Come dice un vecchio proverbio, «si vende una volta sola» e il depauperamento del patrimonio nazionale sarebbe un’altra spoliazione delle generazioni giovani, già chiamate a farsi carico del debito pensionistico. Occorre probabilmente decidere caso per caso: mentre è difficile trovare serie obiezioni alla vendita di una parte delle opere d’arte giacenti nei magazzini dei musei per finanziare il ministero dei Beni Culturali, sempre a corto di fondi, meno sicura sarebbe l’opportunità di disfarsi della quota pubblica dell’Eni, certamente molto appetibile sul mercato, in quanto si tratta dell’unica grande impresa italiana rimasta a carattere chiaramente globale e dal significato chiaramente strategico.

Probabilmente il bene patrimoniale più rapidamente disponibile è l’oro delle nostre riserve. Gli accordi internazionali ci permettono di metterne sul mercato solo piccole quantità ogni anno (pari all’incirca a uno-due miliardi di euro), ma il resto potrebbe essere dato in garanzia di una linea di credito con un ente internazionale per un pronto intervento in caso di spread troppo elevato, oppure per ricomprare una parte dei titoli di debito dagli interessi più costosi.

I beni da vendere appartengono a quattro categorie. I beni culturali, e cioè i gioielli che rappresentano la storia e il prestigio del nostro paese, luoghi spesso a disposizione di tutta la popolazione. Beni che sono alla base di uno degli articoli fondamentali della prima parte della Costituzione verranno svenduti senza remore: non ce lo possiamo permettere più, secondo la religione dei professori. Vedremo che dirà al riguardo il Presidente della Repubblica che in passato ha richiamato all'intangibilità delle radici culturali dell'Italia.
Il secondo gruppo appartiene ai beni strumentali, cioè a tutte quelle proprietà che tuttora ospitano una funzione pubblica…
La svendita del patrimonio immobiliare pubblico non avrà alcun effetto per far uscire il paese dalla crisi economica. Servirà a far quadrare i bilanci di molti istituti di credito e fondi speculativi che a parole si dice di combattere. E servirà a far arretrare le vite di coloro che fin qui «hanno vissuto sopra le loro possibilità», come dice il professor Monti. Obiettivo da raggiungere anche svendendo le radici del nostro paese.

2. Dove diavolo sono finiti i soldi?
Secondo Henry, il termine offshore non corrisponde più a un luogo fisico, nonostante una quantità di posti come Singapore e la Svizzera continuino a specializzarsi nel fornire ai ricchi di tutto il mondo «residenze fisiche sicure a bassa tassazione».
Ma oggi la ricchezza offshore è virtuale. Henry descrive «siti nominali, ultra-portatili, multi-giurisdizionali e spesso temporanei all'interno di reti di organizzazioni e accordi legali e semi-legali». 
Una compagnia può essere ubicata all'interno di una giurisdizione, ma posseduta da un gruppo di aziende situato altrove e amministrata da un insieme di società in una località terza. «In definitiva il termine offshore si riferisce a un insieme di potenzialità» piuttosto che a un posto o a una serie di posti. 
Il documento nota anche che è importante distinguere tra «paradisi intermedi«, cioè quei posti che la gente normalmente immagina quando pensa ai paradisi fiscali (come le Isole Cayman di Romney, le Bermuda e la Svizzera) e i «paradisi di destinazione», che includono Stati Uniti, Gran Bretagna e perfino Germania. Queste ultime sono destinazioni richieste, perché mettono a disposizione «mercati azionari efficienti e disciplinati, banche sostenute da un'ampia popolazione di contribuenti e compagnie d'assicurazione; sistemi legali ben sviluppati, avvocati competenti, sistemi giudiziari indipendenti, e il principio di legalità».
In altre parole la stessa gente che non paga le tasse spostando in giro il suo denaro approfitta, al fine di evadere, dei servizi finanziati dai contribuenti. E negli Stati Uniti alcuni Stati hanno cominciato, fin dagli anni Novanta, a fornire, a buon mercato, organizzazioni «il cui livello di segretezza e protezione nei confronti dei creditori e i cui vantaggi fiscali fanno concorrenza a quelli dei tradizionali paradisi fiscali offshore». Se a questo si aggiunge che i ricchi e le multinazionali negli Stati Uniti pagano sempre meno tasse, ne risulta che stiamo provando ad attirare quelli che stanno cercando nasconderci il denaro…

Angelo Di Carlo

L'uomo che si diede fuoco davanti alla Camera dei Deputati è morto questa mattina, a causa delle gravi ustioni riportate su circa l'85% del corpo. La sua protesta risale ad otto giorni fa e fece parlare tutta Italia, conquistando l'attenzione sperata.
Era l' una di notte dell' 11 Agosto quando Angelo Di Carlo, originario di Forlì, si recò davanti a Montecitorio. Dopo essersi versato addosso una bottiglia di liquido infiammabile ed essersi dato fuoco con l'ausilio di un accendino, si scaraventò verso l'ingresso della Camera...

Samia Yusuf Omar

...«Sapete che fine ha fatto Samia Yusuf Omar? - ha chiesto Abdi nei pochi giorni che mancano alle elezioni presidenziali somale -. La ragazza è morta… morta per raggiungere l'Occidente. Aveva preso una carretta del mare che dalla Libia l’avrebbe dovuta portare in Italia. Non ce l’ha fatta. Era un'atleta bravissima. Una splendida ragazza»...

La badante di Bucarest - Gianni Caria

la prima cosa che impressiona è che qui le italiane vanno in Romania a far le badanti, e questo per chi legge è un elemento di coscienza e di conoscenza.
vedere le cose con un altro occhio (l'occhio dell'altro) stupisce e lascia senza fiato.
da non perdere - franz



La Badante di Bucarest è un romanzo che tratta di burle della storia, di ribaltamenti di vite e di lettura del fallimento annunciato di un sistema economico, quello capitalista, arrivato ad un capolinea di orrore e disperazione. Gianni Caria, new entry del variegato parco dei magistrati-scrittori, non sceglie( grazie a Dio!) la strada ruffiana del noir da classifica ma imbocca il sentiero tortuoso di una storia solo apparentemente surreale e di difficile digeribilità per gli stomaci deboli abituati al “cibo letterario” liofilizzato e inscatolato. Avvertenza per l’uso: non è un romanzo da svago e la sferzata di emozioni che offre non ha niente a che vedere con quelle da thriller incentrato sul poliziotto esistenzialista di turno: qui parliamo di pancia, di sconfitte dolorose, risentimenti e ricerca di un egoismo liberatorio e indispensabile per una sopravvivenza la cui unica e definitiva ambizione è rappresentata  dagli ottocento euro da mandare a casa a fine mese…

Opera strutturalmente calibratissima, tra flashback, pensieri monologanti, stringhe di riflessione e dialoghi essenziali, densa e angosciante per la carica d’umanità, affronta dall’interno anche il problema del rapporto italiani-rumeni, ribaltando le prospettive a cui siamo abituati: è un’italiana a varcare il confine rumeno, ad affrontare il problema della lingua e di una cultura straniera. Accanto alla solitudine, infatti, il tema dell’esclusione è continuamente presente, nelle sfaccettature più varie: esclusione dalla vita (il professore), dagli affetti (Maria, il marito e i ragazzi), dalla comunità straniera (né la famiglia del professore né gli altri sembrano interessati ad aiutare Maria nell’integrazione, a cominciare dal divario linguistico). Sfociando nel dramma psicologico ed esistenziale, il romanzo di Caria si inserisce nel numero esiguo di quei libri che vorremmo far conoscere e regalare a chi amiamo. Per aprire le proprie visuali, per emozionarsi, per rabbrividire e, a libro terminato, per riflettere ancora.

venerdì 17 agosto 2012

Prestiti scaduti - Petros Markaris

con Markaris non si sbaglia, racconta quello che succede, realtà e fantasia si rincorrono, alla fine non resti deluso (e qualcuno potrebbe dire "la Grecia c'est moi") - franz



Un killer spietato si sta vendicando sull’unica categoria che è riuscita a trarre beneficio dalla situazione, i banchieri, e probabilmente le stesse persone che oggi manifestano in piazza contro i tagli delle indennità e delle tredicesime domani saranno pronte a sostenere il giustiziere. Ma naturalmente tra di loro non può esserci Charitos. 
“In questo Paese ci sono due tipi di provocatori” - gli dice un giorno Ghikas, il comandante della polizia - “quelli che spaccano tutto e quelli che governano. Tu sei un poliziotto. Con chi stai?”- “Con quelli che governano.” 
Risponde “a denti stretti” il commissario, e in questa mezza risposta c’è tutto il personaggio di Kostas Charitos e tutta l’abilità narrativa di Petros Markaris, che con una pennellata d’autore è capace di descrivere un mondo sconosciuto e complesso. Un poliziesco che inevitabilmente sfocia nel thriller finanziario, un libro da godersi fino all’ultima pagina.

L’indagine offre così il destro a Markaris di fare un viaggio nel profondo della società greca di oggi con le sue paure, le sue angosce, alla ricerca di spiegare a se stessa come mai sia precipitata così rapidamente e inconsapevolmente nel baratro di una crisi così profonda e senza via d’uscita; ma soprattutto la domanda è se il modo in cui si combatte la crisi è quello giusto e se a pagare il prezzo maggiore non siano le vittime invece dei carnefici.  Romanzo noir sociale su una società dominata dalle grandi forze della finanza mondiale in cui le differenze economiche si allargano sempre più, “Prestiti scaduti” è anche una riflessione sulla giustizia, chi sono i colpevoli, chi sono i cattivi? Romanzo inquietante anche per noi italiani che vediamo le mani lunghe e rapaci della crisi incombere sulla nostra vita e avvicinarsi lo spettro di una deriva greca della società del nostro paese. Lettura piacevole e appassionante, ma che può anche aiutarci a meglio comprendere il nostro drammatico presente.

Pussy Riot

Yekaterina Samutsevich: …La nostra improvvisa apparizione musicale nella Cattedrale di Cristo Salvatore con la canzone “Madre di Dio, spazza via Putin” ha violato l’integrità dell’immagine mediatica che le autorità avevano voluto produrre e mantenere per tutto questo tempo, e ha rivelato la sua falsità. Nel nostro spettacolo abbiamo osato, senza la benedizione del Patriarca, unire l’immaginario visivo della cultura ortodossa con quella della cultura della protesta, suggerendo così che la cultura ortodossa non appartiene solo alla Chiesa ortodossa russa, al Patriarca e Putin, ma che potrebbe anche allearsi con la ribellione civile e lo spirito di protesta in Russia.
Forse lo sgradevole, enorme effetto della nostra intrusione nei media nella cattedrale è stata una sorpresa per le autorità stesse. In un primo momento, hanno cercato di presentare la nostra performance come uno scherzo tirato da atei militanti e senza cuore. Questo è stato un grave errore da parte loro, perché noi eravamo già conosciute come una band punk femminista anti-Putin, che aveva lanciato i suoi assalti nei media sui simboli principali politici del paese…

Maria Alyokhina:… Vorrei far notare che metodi molto simili sono stati utilizzati durante il processo al poeta [Josip] Brodsky. Le sue poesie sono state definite come “cosiddetteW poesie, i testimoni dell’accusa non le avevano effettivamente lette, proprio come un certo numero di testimoni nel nostro caso non ha visto lo spettacolo e ha solo guardato on-line clip. Anche le nostre scuse, a quanto pare, sono anche definite come “cosiddette scuse”. Anche questo è offensivo. E mi fa impazzire le questioni del danno morale e del trauma psicologico. Perché le nostre scuse sono state sincere. Mi dispiace che siano state pronunciate tante parole e voi non l’abbiate ancora capite. Oppure è una calcolata malafede quando parlate delle nostre scuse come insincere. Non so cosa avete ancora bisogno di sentire da noi. Ma per me questo processo è un processo “cosiddetto”. E non ho paura di voi. Io non ho paura della falsità e della finzione, dell’inganno travestito, nel verdetto di questo cosiddetto tribunale.
Perché tutto quello che mi può privare di libertà è “cosiddetto”. Questa è l’unica cosa che esiste in Russia. Ma nessuno può togliermi la libertà interiore. Vive nella parola, continuerà a vivere, grazie alla trasparenza [glasnost], quando questo sarà letta e sentito da migliaia di persone. Questa libertà continua a vivere in ogni persona che non è indifferente, che ci ascolta in questo paese. Con tutti coloro che hanno trovato frammenti del processo in se stessi, come in epoche precedenti li hanno trovati in Franz Kafka e Guy Debord. Credo di possedere onestà e trasparenza, ho sete di verità, e queste cose ci renderanno solo un po ‘più liberi. Staremo a vedere.


Nadezhda Tolokonnikova:…Katya, Masha e io potremmo finire in prigione, ma non ci ritengo sconfitte. Proprio come i dissidenti non sono stati sconfitti, anche se sono scomparsi nei manicomi e nelle prigioni hanno pronunciato il loro verdetto sul regime. L’arte di creare l’immagine di un’epoca non conosce vincitori né vinti. È stato lo stesso con i poeti OBERIU, rimasti artisti fino alla fine, inspiegabili e incomprensibili. Massacrati nelle purghe nel 1937, Alexander Vvedensky scrisse: “L’incomprensibile ci piace, l’inspiegabile è nostro amico.” Secondo il certificato di morte ufficiale, Aleksandr Vvedensky morì il 20 dicembre 1941. Nessuno conosce la causa della morte. Avrebbe potuto essere la dissenteria in treno sulla strada per i campi, ma potrebbe essere stato il proiettile di una guardia. La morte l’ha colpito da qualche parte sulla ferrovia tra Voronezh e Kazan.
Le Pussy Riot sono allieve e eredi di Vvedensky. Il suo principio della rima cattiva è ancora a noi caro. Ha scritto: “Di tanto in tanto, penso a due rime diverse, una buona e una cattiva, e ho sempre scelto quello cattiva perché è sempre quella giusta”…




Punk-Prayer "Virgin Mary, Put Putin Away"

(choir)

Virgin Mary, Mother of God, put Putin away
Рut Putin away, put Putin away

(end chorus)
...
Black robe, golden epaulettes
All parishioners crawl to bow
The phantom of liberty is in heaven
Gay-pride sent to Siberia in chains

The head of the KGB, their chief saint,
Leads protesters to prison under escort
In order not to offend His Holiness
Women must give birth and love

Shit, shit, the Lord's shit!
Shit, shit, the Lord's shit!

(Chorus)

Virgin Mary, Mother of God, become a feminist
Become a feminist, become a feminist

(end chorus)

The Church’s praise of rotten dictators
The cross-bearer procession of black limousines
A teacher-preacher will meet you at school
Go to class - bring him money!

Patriarch Gundyaev believes in Putin
Bitch, better believe in God instead
The belt of the Virgin can’t replace mass-meetings
Mary, Mother of God, is with us in protest!

(Chorus)

Virgin Mary, Mother of God, put Putin away
Рut Putin away, put Putin away

(end chorus)

giovedì 16 agosto 2012

Il dottor Schweitzer - Boris Vian


Sia mezzanotte, sia mezzogiorno
Lei mi fa cacare, dottor Schweitzer.
Se sta entrando nella leggenda
Si calzi con suola di caucciù
Le sue scarpacce di vecchio trappoliere
Fanno troppo rumore, sopra i sassi.
All’avanguardia degli zozzoni
Si fanno scudo con la sua immagine.
Per chi è che vuole, dottor Schweitzer,
Rimetterli in buone condizioni
Quei negri che va riappicicando
E che domani scasseranno di nuovo?
Resti pure nei suoi templi di stucco
Suoni pure l’organo coi piedi
Studi pure Bach se ne ha voglia
Ma sappia che ormai da cent’anni
Per lungo per largo per traverso
Sia mezzanotte, sia mezzogiorno
Lei mi fa cacare, dottor Schweitzer
Questo era necessario fosse detto…

da Quaderni Piacentini, n.22, 1965


Qu'il soit minuit, qu'il soit midi
Vous me faites chier, docteur Schweitzer.
Si vous entrez dans la légende
Mettez des semelles de caoutchouc
Vos godasses de vieux trappeur
Ça fait du bruit sur les cailloux.
A l'avant garde des salauds
On se couvre de votre image
Pour qui voulez-vous les remettre
En bon état, docteur Schweitzer
Ces nègres que vous recollez
Et qu'on recassera demain ?
Restez dans vos temples à la noix
Jouez de l'orgue avec vos pieds
Étudiez Bach si ça vous plait
Mais sachez que depuis cent ans
En long en large et en travers
Qu'il soit minuit, qu'il soit midi
Vous me faites chier, docteur Schweitzer
Il importait que ce fût dit ...

Boris Vian, "Cantilènes en gelée"

A son dernier printemps, celui de 1959, Boris Vian songeait à renouveler, avec Siné, l'art des images d'Epinal. Siné se voyait évidemment confier l'illustration et Boris était chargé de tirer la morale de l'histoire.
La vie édifiante du docteur Schweitzer, que l'oeuvre de Gilbert Cesbron Il est minuit, Docteur Schweitzer avait fait pénétré dans toutes les chaumières et chez les coiffeurs grâce aux magazines, devait constituer la première planche de la série.
Le Docteur Albert Schweitzer, pasteur protestant, avait installé à Lambaréné, au Gabon, un hôpital fait de bric et de broc où il soignait les nègres manu militari. Il se récompensait en jouant du Bach…

martedì 14 agosto 2012

Epístola de los poetas que vendrán (Lettera dei poeti che verranno) - Manuel Scorza


Epístola de los poetas que vendrán

Tal vez mañana los poetas pregunten
por qué no celebramos la gracia de las muchachas;
tal vez mañana los poetas pregunten
por qué nuestros poemas
eran largas avenidas
por donde venía la ardiente cólera.

Yo respondo:
por todas partes oíamos el llanto,
por todas partes nos sitiaba un muro de olas negras.
¿Iba a ser la Poesía
una solitaria columna de rocío?
Tenía que ser un relámpago perpetuo.

Mientras alguien padezca,
la rosa no podrá ser bella;
mientras alguien mire el pan con envidia,
el trigo no podrá dormir;
mientras llueva sobre el pecho de los mendigos,
mi corazón no sonreirá.

Matad la tristeza, poetas.
Matemos a la tristeza con un palo.
No digáis el romance de los lirios.
Hay cosas más altas
que llorar amores perdidos:
el rumor de un pueblo que despierta
¡es más bello que el rocío!
El metal resplandeciente de su cólera
¡es más bello que la espuma! 
Un Hombre Libre
¡es más puro que el diamante!

El poeta libertará el fuego
de su cárcel de ceniza.
El poeta encenderá la hoguera
donde se queme este mundo sombrío.



EPISTOLA AI POETI CHE VERRANNO
Traduzione (G.P.)

Forse domani i poeti chiederanno
Perché non celebriamo la grazia delle ragazze;
chissà domani i poeti chiedano
perché le nostre poesie
erano lunghi viali da dove giungeva l’ardente collera.
Io rispondo: da ogni parte si udiva pianto,
da ogni parte ci circondava un muro di onde nere.
Doveva essere poesia
una solitaria colonna di rugiada?
Doveva essere un lampo perpetuo.
Io vi dico:
finché qualcuno patisca,
la rosa non potrà essere bella;
finché qualcuno guardi il pane con invidia,
il frumento non potrà dormire;
finché i mendicanti piangano di freddo la notte,
il mio cuore non sorriderà.
Uccidete la tristezza, poeti.
Uccidiamo la tristezza con un palo.
Vi sono cose più grandi
che piangere l’amore di pomeriggi perduti:
il rumore di un popolo che si sveglia,
quello è più bello del rugiada.
Il metallo risplendente della sua collera,
quello è più bello della luna.
Un uomo veramente libero,
quello è più bello del diamante.
Perché l’uomo si è svegliato,
e il fuoco è fuggito dal suo carcere di cenere
per bruciare il mondo dove stava la tristezza.

giovedì 9 agosto 2012

Il club dei filosofi dilettanti - Alexander McCall Smith

non resterà nella storia della letteratura. è certo, come giallo estivo è perfetto, convincente, colpi di scena e finale a sorpresa.
non delude - franz


…Isabel Dalhousie, direttrice della "Rivista di Etica applicata", assiste durante un concerto alla Usher Hall di Edimburgo alla morte di un giovane uomo, caduto dalla balconata del teatro.
La donna, però, non è convinta delle conclusioni tratte dalla polizia locale e, moralmente coinvolta, decide d'indagare personalmente, immischiando nella faccenda Jamie, l'ex ragazzo di sua nipote Cat.
Quest'ultima, nel frattempo, è innamorata di Toby che però non convince appieno la protagonista…

E' la prima volta che leggo un romanzo di McCall Smith, posso dire che la trama è davvero molto elementare ma il libro è ben scritto e scivola via veloce. L'ho definito un buon coffee book che tradotto potrebbe suonare come un libro senza pretese ma che si lascia leggere agevolmente.
da qui

I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi

«Salve sono Rosanna, spero che si risolva tutto nel migliore dei modi. Chiedo al ministro Profumo che a tutti gli studenti, disabili e non, che sono interessati allo studio, come me, venga data la possibilità di frequentare le università, le quali, essendo a numero chiuso, pullulano di raccomandati e strafottenti. Grazie»
Il sindaco di Ruvo, Vito Ottombrini, del Pd, dice che la ragazza ha «un cervello proprio eccezionale» e mostra con orgoglio un quadernetto di poesie che Rosanna gli ha regalato. S'intitola «Liberi pensieri» e la poesia più bella, che ha vinto anche un premio, è questa: «Tu osservi, io anche. Tu parli, io anche. Tu sorridi, io anche. Io ascolto chi mi circonda, tu ascolti solo te stesso. Io amo tutti indistintamente, tu ami solo te stesso. Io mi integro nella comunità, tu emargini te stesso. Io sono fiero di essere il diverso. Tu... ». Prima le poesie Rosanna le scriveva a penna, ma col tempo la funzionalità delle sue mani è diminuita e allora adesso usa solo il computer e si aiuta con due mouse: uno muove una specie di puntatore che evidenzia le lettere, mentre l'altro le serve a cliccarci sopra. Rosanna, per cliccare, usa l'alluce del piede…

Rosanna Lovino, di Ruvo di Puglia, 30 chilometri a nord di Bari, è disabile al cento per cento, costretta sulla sedia a rotelle da quando aveva quattro anni a causa di una grave patologia che le ha inibito la crescita fisica e le impedisce persino di alimentarsi. Ma il cervello quello no, quello non ha alcun problema. E può studiare, imparare, soddisfare la sua infinita sete di conoscenza, grazie a un metodo elaborato apposta per lei, fatto di webcam che trasmettono parole e volti di compagni e docenti direttamente a casa sua, cifre e codici digitati su un computer nei quali la ragazza traduce i suoi pensieri, le risposte ai quesiti scolastici. Un metodo che oggi viene giudicato troppo oneroso e complesso da praticare, ma che è stato sperimentato con successo per cinque anni dal liceo classico "Sylos" di Ruvo, presso il quale Rosanna si è diplomata con una tesina sul "viaggio": quello fisico ma anche concepito nell'accezione metaforica. "I miei viaggi preferiti - scrive la stuidentessa - sono quelli che compio attraverso i libri". E di certo i suoi insegnanti non hanno mai avuto nulla da ridire sul suo impegno costante e sulla sua brillante preparazione. Al contrario, entusiasti delle sue capacità, si sono sempre complimentati con lei, e con i suoi genitori: mamma Mimma e papà Vincenzo, gli unici che riescono a capire il suo codice linguistico, i suoi bisogni quotidiani. Loro, diversamente da quell'apparato burocratico che oggi le nega il diritto allo studio, non si sono mai arresi di fronte all'ostacolo della disabilità. E hanno cercato per lei un modo per soddisfare la sua insaziabile voglia di accrescimento culturale: grazie a una microcamera piazzata all'interno dell'aula, le hanno permesso di ascoltare per cinque anni le lezioni…

Compostela, cammino di morte - Maurizio Chierici


Due anni fa un ragazzo è affogato in mare, poche righe frettolose, ma da due anni nessuno spiega perché. E per non turbare un turismo speciale: i morti si moltiplicano lungo il cammino di Santiago de Compostela. Sentieri con trappole non segnalate nella traversata dei Pirenei. E la spiaggia fatale di Finisterre, pellegrinaggio che arriva all’oceano.
Un blog col nome del ragazzo ne ricorda il dramma: Giulio Recusani. Giovanna e Angelo Recusani stanno per pubblicare i documenti del figlio perduto, aveva 25 anni. Vogliono mettere in guardiapellegrini inconsapevoli in marcia dove i pericoli vengono nascosti per non sgonfiare gli affari. Giulio era partito dopo il suicidio di un amico, uno dei 1500 viandanti in cammino solitario nella speranza di sciogliere l’angoscia non risolta. Duecentomila all’anno: religiosi, laici, folle esoteriche ipnotizzate da Paulo Coelho. Le strade della devozione scavalcano i Pirenei, si allargano in Spagna. L’invenzione della tomba di San Giacomo, morto in Palestina appena dopo Cristo, è di un vescovo medievale che ne “scopre” la tomba in Galizia; invenzione rinforzata dal sogno di un condottiero alla vigilia della battaglia contro l’emiro della dominazione araba. Gli appare san Giacomo. Promette di combattere al suo fianco. Nasce la leggenda di Santiago Matamoros, spada che taglia la testa agli infedeli. Statue e dipinti dell’orrore...

QUI il racconto dei genitori di Giulio Recusani

mercoledì 8 agosto 2012

La palla innamorata - Jorge Amado


per bambini piccoli, ma è una storia bellissima per tutti.
e non dite che non ve l'avevo detto - franz


Buca-reti è la palla più amata del Brasile, celebre per i suoi gol a effetto, a foglia morta, a palombella: una campionessa che non manca mai di infilare la porta. Go-Gol, invece, è il portiere più fischiato del Brasile, un brocco che non ne azzecca una. Ed ecco che un giorno il povero Go-Gol diventa un asso, il migliore in campo... Ma com'è successo? Semplice: la palla Buca-reti si è innamorata di lui, e l'unico modo per finire tra le braccia del bel portiere è quello di... farsi parare! Peccato che questo amore clandestino sia destinato a creare un bel po' di problemi...


QUI il racconto

domenica 5 agosto 2012

grandi gare per l'umanità

Un'aggiustata al copricapo, uno scambio di battute con la signorina del Cio e via verso il tatami, accolta dal saluto caloroso del pubblico che sapeva che quello non era un incontro qualunque. Poi, giusto il tempo di sfiorare l'avversaria, rifilarle un calcetto, abbozzare invano una presa. Appena quella l'ha acchiappata per il collo, Shahrkhani è stata messa ko dal più facile degli ippon. Il cronometro segnava 3.38 sui 5 minuti da combattere, lei si è alzata, ha rimesso in ordine l'hijab, ha salutato giudice, avversaria, pubblico ed è uscita di scena, presa per mano dall'addetta del Cio e per il braccio dal fratello…



Kohistani, 23 anni, è l'unica atleta afghana presente a Londra e ieri, giorno d'esordio delle gare di atletica, è stata la più lenta nelle batterie dei 100. Eppure il suo tempo di 14.42 pare un trionfo se paragonato agli ostacoli che ha dovuto superare per venire ai giochi. «A casa mia c'è gente che fa di tutto per impedirmi di allenarmi. I tassisti si rifiutano di portarmi allo stadio, gli oltranzisti mi molestano mentre corro. Ma io sono qui e anche se so che non avrei mai potuto competere per una medaglia, è come se avessi vinto l'oro. Mi ero quasi dimenticata quanto sia bello correre davanti a tanta gente chef a il tifo per te»…



giovedì 2 agosto 2012

un grande salto per l'umanità

Pa llegar a tu lado - Lhasa de Sela



Gracias a tu cuerpo doy
Por haberme esperado
Tuve que perderme pa'
Llegar hasta tu lado

Gracias a tus brazos doy
Por haberme alcanzado
Tuve que alejarme pa'
Llegar hasta tu lado

Gracias a tus manos doy
Por haberme aguantado
Tuve que quemarme
Pa'llegar hasta tu lado