Visualizzazione post con etichetta Giorgio Stern. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorgio Stern. Mostra tutti i post

giovedì 19 ottobre 2023

Soluzione finale della questione palestinese

articoli e video di Yanis Varoufakis, Norman Finkelstein, Fawzi Ismail, Giorgio Stern, Manlio Dinucci, Jesús López Almejo, Ariel Umpierrez, Alessandro Orsini, Rabbi Yisroel Dovid Weiss, Ahmed Dremly, Enrico Semprini, Pubble, Chris Hedges, Paolo Borgognone, Diego Siragusa, Larissa Sansour, Giorgio Riolo, Giuseppe Callegari

lunedì 12 dicembre 2022

Le ignobili verità di Merkel, con qualche ritardo


articoli, video, immagini di Scott Ritter, Jeffrey Sachs, Roberto Buffagni, John Mearsheimer, Sara Reginella, Gian Giacomo Migone, Gian Andrea Gaiani, Antonio Mazzeo, Francesco Santoianni, Olga Ignatieva, Franco Fracassi, Oskar Lafontaine, Vittorio Rangeloni, Mario Agostinelli, Stefano Orsi, Giorgio Bianchi, Serhii Fedko, Alexander Dubovsky, Andrey Klimov, Giorgio Stern, Vladimir Kazanevsky, Fulvio Scaglione, Francesco Palmas


LA MERKEL HA RIVELATO LA DOPPIEZZA DELL’OCCIDENTE – Scott Ritter


La guerra, a quanto pare, era l’unica opzione che gli oppositori della Russia avessero mai preso in considerazione.
I recenti commenti dell’ex cancelliere tedesco Angela Merkel hanno fatto luce sul doppio gioco attuato da Germania, Francia, Ucraina e Stati Uniti in vista dell’invasione russa dell’Ucraina a febbraio.

Mentre il cosiddetto “occidente collettivo” (Stati Uniti, NATO, UE e G7) continua a sostenere che l’invasione russa dell’Ucraina sia stata un atto di “aggressione non provocata”, la realtà è ben diversa: la Russia era stata indotta a credere c’era una soluzione diplomatica alla violenza scoppiata nella regione del Donbass dell’Ucraina orientale all’indomani del colpo di stato di Maidan del 2014 a Kiev, sostenuto dagli Stati Uniti.
Invece, l’Ucraina e i suoi partner occidentali stavano semplicemente guadagnando tempo fino a quando la NATO non avesse potuto costruire un esercito ucraino in grado di catturare il Donbass nella sua interezza, oltre a sfrattare la Russia dalla Crimea.
In un’intervista della scorsa settimana a Der Spiegel , la Merkel ha accennato al compromesso di Monaco del 1938. Ha confrontato le scelte che l’ex primo ministro britannico Neville Chamberlain ha dovuto fare riguardo alla Germania nazista con la sua decisione di opporsi all’adesione dell’Ucraina alla NATO, quando la questione è stata sollevata al vertice NATO del 2008 a Bucarest.

Tenendo a bada l’adesione alla NATO, e in seguito spingendo per gli accordi di Minsk, la Merkel credeva di far guadagnare tempo all’Ucraina in modo che potesse resistere meglio a un attacco russo, proprio come Chamberlain credeva di far guadagnare tempo al Regno Unito e alla Francia per raccogliere le loro forze contro La Germania di Hitler

Il risultato di questa retrospettiva è sbalorditivo. Dimenticate, per un momento, il fatto che la Merkel stesse paragonando la minaccia rappresentata dal regime nazista di Hitler a quella della Russia di Vladimir Putin, e concentratevi invece sul fatto che la Merkel sapeva che invitare l’Ucraina nella NATO avrebbe innescato una risposta militare russa.

Piuttosto che rifiutare del tutto questa possibilità, la Merkel ha invece perseguito una politica progettata per rendere l’Ucraina capace di resistere a un simile attacco.
La guerra, a quanto pare, era l’unica opzione che gli oppositori della Russia avessero mai preso in considerazione.

Putin: Minsk è stato un errore
I commenti della Merkel sono paralleli a quelli fatti a giugno dall’ex presidente ucraino Petro Poroshenko a diversi media occidentali. “Il nostro obiettivo”, ha dichiarato Poroshenko, “era, in primo luogo, fermare la minaccia, o almeno ritardare la guerra, assicurarci otto anni per ripristinare la crescita economica e creare potenti forze armate”. Poroshenko ha chiarito che l’Ucraina non si è presentata in buona fede al tavolo dei negoziati sugli accordi di Minsk.

Questa è una consapevolezza a cui è arrivato anche Putin. In un recente incontro con le mogli russe e le madri delle truppe russe che combattono in Ucraina, comprese alcune vedove di soldati caduti, Putin ha riconosciuto che è stato un errore accettare gli accordi di Minsk e che il problema del Donbass avrebbe dovuto essere risolto con la forza di armi in quel momento, soprattutto in considerazione del mandato che gli era stato conferito dalla Duma russa in merito all’autorizzazione a utilizzare le forze militari russe in “Ucraina”, non solo in Crimea.
La tardiva realizzazione di Putin dovrebbe far venire i brividi a tutti coloro che in Occidente operano in base all’idea sbagliata che ora possa in qualche modo esserci una soluzione negoziata al conflitto russo-ucraino.

Nessuno degli interlocutori diplomatici della Russia ha dimostrato un briciolo di integrità quando si tratta di dimostrare un genuino impegno per una soluzione pacifica alla violenza etnica scaturita dai sanguinosi eventi del Maidan nel febbraio 2014, che ha rovesciato un Presidente ucraino. eletto democraticamente e certificato dall’OSCE.
Risposta alla Resistenza
Quando i russofoni nel Donbass hanno resistito al colpo di stato e hanno difeso quell’elezione democratica, hanno dichiarato l’indipendenza dall’Ucraina. La risposta del regime golpista di Kiev è stata quella di lanciare contro di loro un feroce attacco militare durato otto anni che ha ucciso migliaia di civili. Putin ha aspettato otto anni per riconoscere la loro indipendenza e poi ha lanciato un’invasione su vasta scala del Donbass a febbraio.
In precedenza aveva atteso nella speranza che gli Accordi di Minsk, garantiti da Germania e Francia e approvati all’unanimità dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (compresi gli Stati Uniti), risolvessero la crisi dando autonomia al Donbass pur rimanendo parte dell’Ucraina. Ma Kiev non ha mai attuato gli accordi e non è stata sufficientemente pressata a farlo dall’Occidente.

Il distacco mostrato dall’Occidente, mentre ogni pilastro della legittimità percepita si sgretolava – dagli osservatori dell’OSCE (alcuni dei quali, secondo la Russia, stavano fornendo informazioni mirate sulle forze separatiste russe all’esercito ucraino); all’accoppiamento di Germania e Francia nel formato Normandia, che avrebbe dovuto garantire l’attuazione degli accordi di Minsk; agli Stati Uniti, la cui autoproclamata assistenza militare “difensiva” all’Ucraina dal 2015 al 2022 è stata poco più di un lupo travestito da agnello – tutto sottolineava la dura realtà che non ci sarebbe mai stata una soluzione pacifica delle questioni alla base del Conflitto russo-ucraino.
E non ci sarà mai.
La guerra, a quanto pare, era la soluzione cercata dall’«Occidente collettivo», e la guerra è la soluzione cercata dalla Russia oggi.
Semina vento, raccogli tempesta.
Riflettendoci, la Merkel non aveva torto nel citare Munch 1938 come antecedente alla situazione in Ucraina oggi. L’unica differenza è che questo non era un caso di nobili tedeschi che cercavano di tenere a bada i brutali russi, ma piuttosto di doppi tedeschi (e altri occidentali) che cercavano di ingannare i russi creduloni.

Questo non finirà bene né per la Germania, né per l’Ucraina, né per nessuno di coloro che si sono avvolti con il mantello della diplomazia, nascondendo alla vista la spada che tenevano dietro la schiena.

Fonte: https://scheerpost.com/2022/12/05/scott-ritter-merkel-reveals-wests-duplicity

Traduzione: Luciano Lago

da qui

 


 

Ucraina, per il Prof. Mearsheimer “siamo fottuti” – Roberto Buffagni

Ucraina, prospettive: “we’re screwed”. Come dice Mearsheimer nella sua ultima intervista: “We’re screwed”, siamo fregati.

Non c’è spazio per l’apertura di una trattativa.

I russi si sono bruciati le navi alle spalle con l’annessione, gli americani hanno impegnato per intero il loro prestigio. Se la Russia rinuncia a combattere e accetta un compromesso al ribasso si destabilizza, con conseguenze imprevedibili e forse gravissime se si attivano le forze centrifughe incoraggiate dal campo avverso; se gli americani accettano le annessioni e la neutralità dell’Ucraina dichiarano la propria sconfitta, l’impotenza della NATO, e subiscono insomma una pesante sconfitta politica che compromette la loro egemonia, incrina o peggio il loro sistema di alleanze, e delegittima la sua classe dirigente. Se gli USA escalano, intervenendo direttamente nel conflitto, ad es. con la “coalition of the willing” proposta da Petraeus, vanno incontro a due serie di eventi possibili:

a) una guerra di grandi proporzioni sul territorio europeo e russo, per la quale non sono preparati, che ha sicuramente un alto costo in perdite umane, e il cui esito vittorioso non è affatto certo

b) se lo scontro diretto si annuncia chiaramente vittorioso per gli USA, e la Russia ritiene di essere sull’orlo della sconfitta, è possibile, anzi probabile e coerente con la loro dottrina nucleare, l’impiego dell’arsenale atomico, con conseguenze catastrofiche.

Se gli USA non intervengono, è probabile che la guerra si concluda con una vittoria decisiva dei russi, per il differenziale di risorse strategiche fra i due contendenti e nonostante le difficoltà e i difetti messi in mostra dalle FFAA russe. Conseguenza, la perdita di prestigio e la sconfitta politica per gli USA. In sintesi, chi ha le chiavi strategiche del conflitto, ossia Washington, si è messo in una situazione in cui qualsiasi cosa faccia, sbaglia.

da qui

 

Quando “uomo dell’anno Time” era Hitler – Sara Reginella

Alle ore 12.44 di giovedì 8 dicembre, ho pubblicato un meme (nella foto in alto, ndr) con le immagini di Adolf Hitler e Volodymyr Zelensky.

Non da tutti è stato compreso.

Commentando il meme, alcune persone han fatto notare che il “Time” aveva messo in copertina, oltre a Zelensky nel 2022 e ad Afolf H. nel 1938, anche altri personaggi come Obama, Putin, Biden e Stalin, ritenendoli influenti, nel bene o nel male.

Lo sappiamo: da giorni non si parla d’altro.

Le riflessioni che il meme voleva suscitare, riguardavano altro, ovvero:

-il concetto di allineamento delle masse, pericolosamente prone nei confronti di entrambi i leader;

-la comunanza dei simbolismi tra Adolf H. e Volodymyr Zelensky.

Nelle organizzazioni politiche e nelle forze armate che facevano/fanno capo ai due leader, spopolano gli stessi simboli.

Quelli odierni riportati in calce al meme, di fatto, ripescano sia gli emblemi della nazi Germania (il sole nero, la runa dente di lupo) sia quelli dell’Ucraina collaborazionista di Hitler (i colori rosso-nero dell’Upa, l’esercito insurrezionale ucraino).

A ciò, voglio aggiungere un’ulteriore riflessione, al di là del meme: che il “Time” reputi un personaggio influente nel bene oppure nel male, si coglie dalla grafica, attraverso la quale, alcuni leader vengono presentati come “buoni” e altri come “cattivi”; è anche in questo modo che le masse vengono manipolate.

Un esempio: nel caso del personaggio Putin 2007, lo scialbo pacchetto grafico che utilizza colori algidi, è teso alla sua svalorizzazione.

Nel caso del personaggio Zelensky 2022, l’enfatico pacchetto grafico è teso alla valorizzazione dello stesso: in un tripudio di bandiere, Volodimir ha il piglio di un eroe rivoluzionario, che guarda a destra, verso il futuro.

Mentre il suo esercito bombarda le aree civili di Donetsk e Gorlovka.

Da otto anni.

Ora con le nostre armi.

Sotto l’egida dei simboli nazisti.

da qui



continua qui

martedì 27 luglio 2021

Tribù indiane, capitale, proletari nella storia del Nord America - Giorgio Stern

Prima di tutto Giorgio Stern ci ricorda che non c’è mai stata “la scoperta dell’America”, ma “l’invasione europea delle Americhe”, e le parole sono importanti, importantissime.

 

Bartolomè de Las Casas parlava, nel 1543, di 15 milioni di nativi assassinati; nel Messico centrale, da 25 milioni di abitanti nel 1519 ne era rimasto un milione alla fine del secolo, mentre in quel territorio chiamato ora Usa i nativi (quelli che sono stati chiamati indiani, per il destino strano e ignorante per il quale se quel continente era l’India, allora gli abitanti erano indiani) passarono in trecento anni (dal 1500 all’inizio del 1800) da 16 milioni a seicentomila. (p.20).

 

E, siccome le parole sono importanti, a questi numeri possiamo dare a quei numeri il nome di incidenti di percorso nella convivenza dei “selvaggi” americani con i “civili” europei, oppure sistematico sterminio, genocidio, olocausto (a scelta).

 

La differenza fondamentale fra i “selvaggi” americani e i “civili” europei era in sostanza economica, per i “selvaggi” tutto il territorio e le sue risorse erano beni comuni, che non si potevano comprare e vendere, per i “civili” europei tutto era da accatastare, da rubare, da uccidere (quello che non si poteva rubare), lo sterminio dei bisonti, perseguito scientemente, era un modo per sottrarre ai nativi le risorse vitali per la sopravvivenza, insieme al furto delle terre.

 

In tutte le grandi crescite economiche, l’accumulazione originaria* (ne parla un certo Karl Marx, che di economia e di storia dell’economia un po’ ne sapeva) aveva bisogno di grandi spazi e di manodopera a prezzi stracciati.

Le grandi compagnie ferroviarie si appropriavano degli spazi necessari, chiunque li abitasse e li vivesse, e anche le miniere (si parla quelle di carbone, non dei cercatori d’oro) avevano bisogno, come le ferrovie, di manodopera obbediente**. Per questo nel libro (come indica il titolo) appaiono insieme indiani e lavoratori, e i soldati che combattevano nativi e lavoratori erano gli stessi (assassini in uniforme, sicari di mandanti intoccabili).


Quello che noi sappiamo di indiani e minatori (tutta brutta gente, antiamericani di sicuro) ce lo ha raccontato il cinema, veicolo di propaganda (e di conoscenza, falsa) principe del secolo breve. Tutti hanno conosciuto le cose, e solo quelle, che la propaganda del cinema faceva passare (per esempio che lo scalpo è una terribile pratica degli indiani***), fino a quando qualcuno ha cominciato a usare (anche) il cinema per cambiare la narrazione. Ed è sempre il Potere che ha la narrazione, è difficile cambiarla, anche al cinema. E quando il tarlo della verità arriva al grande pubblico, prima ignorante e manipolato, gli stermini sono stati già compiuti.

 

Giorgio Stern fa poi il paragone con la Palestina, senza parole, bastano le carte geografiche (a p.162), c’è una continua sottrazione di territori, ci sono i coloni, in entrambi i casi i media, embedded o solo pigri (e quindi disonesti), hanno parlato sempre di guerra, fra i nativi americani e palestinesi, e i coloni e i loro rappresentanti politici, quando in realtà i nativi sono stati e ancora sono costretti a una lotta di Resistenza, che si paga troppo spesso con la galera.

 

Naturalmente nel libro leggerete, tra l’altro, di Custer, di Little Bighorn, di Leonard Peltier, di Wounded Knee, dell’American Indian Movement, e dei trattati troppo spesso truffaldini.


(“Nel 1973 portai a Trieste Vernon Bellecourt, esponente di punta dell’American Indian Movement. Assieme a il manifesto e Lotta Continua organizzammo, un lunedì 28 maggio, una manifestazione che si rivelò al calor bianco. Il libro appena uscito per le edizioni Zambon è dedicato a questo militante combattente antimperialista”, scrive Giorgio Stern)

Buona, imperdibile, lettura

 

 

* da qui

** obbedienti non lo erano, i nativi, lo sfruttamento schiavistico era impossibile, lo sterminio fu la scelta.

***  a proposito degli scalpihttps://it.abcdef.wiki/wiki/Scalping


 

Ps: 

Il “selvaggio west” del popolo dalla pelle rossa è stato così descritto da un esponente Sioux, Standing Bear, nel 1890: “Noi non abbiamo mai considerato le grandi pianure, la distesa delle colline e i tumultuosi torrenti fiancheggiati da folti cespugli, come qualcosa di “selvaggio”. Solo per l’uomo bianco la natura era un “mondo selvaggio”, e solo per lui la terra era “infestata” da animali selvaggi e da gente “selvaggia”: Per noi tutto era famigliare e domestico. La terra ci ricopriva di doni ed eravamo circondati dalle benedizioni del Grande Mistero. Solo quando l’uomo peloso venuto dall’est con la sua brutale frenesia rovesciò ingiustizie, su di noi e sulle cose che amavamo, questo mondo divenne “selvaggio”. Quando gli stessi animali della foresta cominciarono a fuggire davanti ai suoi passi, ebbe inizio per noi l’epoca del “Selvaggio West”.

da qui

 

 

scrive Giorgio Stern:

Nel 1976 ero ospite nella “riserva” degli Cheyenne del Nord, nel Montana, per assistere al pow wow annuale della tribù, quando un violento temporale abbatté la mia minuscola tendina da campeggio ed un indiano mi ospitò nel suo tipii. Davanti al fuoco che asciugava l’umidità gli raccontavo di aver visitato al mattino un chiosco di creazioni artigianali dove un’anziana della tribù aveva insistito nel mostrarmi un libro, e siccome io non parlavo la sua lingua e lei non parlava inglese, quando me lo mise in mano mi accorsi che era una “bibbia” tradotta in cheyenne. Ero molto sorpreso perché fino a qualche anno prima gli indiani avevano le “lingue tagliate”, era loro proibito adoperare o esprimersi pubblicamente nel loro idioma, mentre ora, dieci anni dopo, c’era una “bibbia”, o una sua sintesi, tradotta in cheyenne. L’uomo aspettò che finissi poi, sorridendo, rispose, …vedi è sempre stato così, prima noi avevamo la terra e loro la bibbia, poi loro hanno preso la terra e a noi hanno lasciato la bibbia. Un libro da leggere per riuscire a comprendere la storia dal punto di vista degli “altri”, per vincere i nostri pregiudizi e distruggere alcune delle nostre certezze “hollywoodiane” più radicate. Lo sapevate che la barbara usanza del “taglio dello scalpo” è stata introdotta dalle autorità nordamericane che, prima di pagare il “giusto compenso” pretendevano la prova dell’avvenuta eliminazione fisica dei “selvaggi”?

da qui

 

 

Viaggiando negli sconfinati territori nordamericani si va per regioni disabitate dove un tempo erano popoli dalla secolare esistenza ed è difficile capire perché quella gente ne sia stata scacciata e sterminata. Seppur nella perversa logica di aprire il loro spazi vitali, l’invasione dei bianchi ha edificato la sua nazione con centri e città sulle due opposte coste di quel paese scrivendone la controversa storia, ma rimane incomprensibile lo sterminio di quei popoli dalle foreste del nord ovest alle grandi pianure e i deserti meridionali ove di quella pretesa nuova civiltà si trova poco. Eppure in un pugno di decenni sono stati sterminati confinando i sopravvissuti in anguste e miserabili riserve solo per cacciarne i bisonti e commerciarne le pelli mentre per quella gente erano vita, tracciare piste di coloni e poi ferrovie verso l’ovest, inseguire l’effimero miraggio di corse all’ oro e invadere terre nell’ epopea dei pionieri celebrati nel il mito del Far West che per gli indiani fu solo sangue e lacrime. Dal nord alle Grandi Pianure fino agli aridi territori meridionali cercarono di resistere valorosamente all’ incontenibile, devastante e sanguinaria avanzata di pionieri, coloni e avventurieri d’ ogni risma protetti dall’ esercito della grande democrazia statunitense decisa a farne genocidio. Quella stessa che ha fondato parte la sua storia con gli orrori della Schiavitù dei neri e ha scritto il suo più nefando capitolo nei territori di quel Far West che ha celebrato come mito mentre ne ha consumato lo spaventoso Genocidio indiano

https://www.travelgeo.org/genocidio-indiani-d-america/

 

 

…Questa politica delle concessioni simboliche è la norma tra le élite progressiste: quante volte avete visto avvertenze con le quali una particolare istituzione o individuo ammette di trovarsi su un territorio “non concesso” dai popoli autoctoni, cioè sottratto? Eppure quanti sarebbero disposti a rinunciare a quel terreno o ai redditi derivanti dalle istituzioni che occupano quella terra?

La realtà è che raddrizzare un’ingiustizia storica come quella affrontata dai popoli indigeni del Canada è un argomento complesso, e non ci sono risposte facili. Ed è altrettanto vero che, se ogni terreno rivendicato fosse effettivamente restituito, il Canada come lo conosciamo cesserebbe di esistere. È il caso di tutti i paesi del mondo in cui i coloni invadono e poi si impadroniscono della terra dei popoli nativi, i quali finiscono per diventare una piccola sottoclasse emarginata.

Gli indigeni canadesi rappresentano solo il 5 per cento della popolazione. La cruda verità è che non hanno un peso elettorale, a differenza di altri gruppi minoritari. Ecco perché Trudeau o chi dovesse sostituirlo può accontentarsi di una politica di concessioni simboliche, sapendo bene che, semplicemente, non esiste la pressione politica necessaria ad affrontare in modo significativo la situazione.

https://www.internazionale.it/opinione/rupa-subramanya/2021/06/10/canada-indigeni-discriminazioni

 

 

si può tracciare un filo rosso, che lega i nativi americani al Congo del serial killer belga Leopoldo, che pagava gli assassini dei nativi alla consegna, non dello scalpo, ma delle mani.

 

https://it.aleteia.org/2017/07/27/violenza-europei-congo-colonialismo/

https://www.peacelink.it/kimbau/a/10354.html

https://www.storicang.it/a/tragedia-congo-belga_14624

 

o anche ad Haiti, che i civili francesi, quelli della “Liberté, Égalité, Fraternité”, costrinsero alla fame tutti gli haitiani, per secoli, per l’offesa di non voler essere più colonia della Francia rivoluzionaria.

 

https://www.vocidallastrada.org/2017/11/haiti-dalla-tratta-al-debito.html

http://znetitaly.altervista.org/art/23652

https://www.kenyavacanze.org/africa-ultime-notizie/le-stragi-del-colonialismo-in-africa/


Alcuni versi di Fabio Pusterla:


Sono andati di fretta
nessuno li ha salutati
nessuno li rammenta
nessuno li ha guardati.
Adesso sono scomparsi
persi nel nulla estinti.
Le stelle si sono spente
nel cielo dei vinti.

da qui