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giovedì 24 febbraio 2022

Il referendum sull'eutanasia è stato soppresso

 

La Corte costituzionale ha sottratto ai cittadini il referendum sull’eutanasia - Paolo Flores d'Arcais 

 

La Corte costituzionale ha deciso di sottrarre ai cittadini il referendum sull’eutanasia. Ha trovato il pelo nell’uovo, per dirla con il suo presidente, Giuliano Amato.
Ha vinto il potere clericale, che alle urne avrebbe subito una sconfitta ciclopica, molto oltre quelle storiche su divorzio e aborto, a definitiva conferma che la società italiana è ormai secolarizzata, anche se (quasi) tutti i gangli del potere sono ancora in mano a cattolici.

Ha vinto il potere partitocratico, che in (quasi) tutte le sue componenti aborriva l’idea di una consultazione popolare che avrebbe costretto a pronunciarsi, dunque a scontrarsi (compresa ciascuna al proprio interno), tra il diritto del cittadino sulla propria vita o la sottomissione ai voleri delle Eminenze di Santa Romana Chiesa, o a dichiararsi smaccatamente per Ponzio Pilato…

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Referendum eutanasia: la decisione della Corte non sia una scusa - Cinzia Sciuto 

 

Diciamocelo chiaramente: anche se il quesito referendario fosse stato ammesso e avessero vinto i sì, non avremmo comunque avuto in Italia una legge sul fine vita degna di un Paese civile. Sarebbe stata una pezza, necessaria ma sempre una pezza, su un vuoto legislativo ormai intollerabile. Il nostro ordinamento, si sa, non prevede referendum propositivi ma solo abrogativi, il che costringe a complicate acrobazie giuridiche chi voglia introdurre in esso dei cambiamenti significativi. L’iniziativa dei Radicali, sostenuta da una valanga di firme raccolte in pochissimo tempo, era una evidente risposta all’inerzia di un parlamento che non riesce a legiferare su un tema su cui, peraltro, godrebbe del larghissimo sostegno della popolazione.

Si spera che adesso (speranza che già alcune prime reazioni sul fronte cattolico lasciano intravedere come vana) non si strumentalizzi questa decisione della Corte per mettere la parola fine a un dibattito pubblico che ahimè non è mai neanche iniziato. La Corte, infatti, non ha affatto bocciato l’eutanasia, ha solo dichiarato inammissibile un quesito referendario che interveniva non già su una legge sull’eutanasia (che appunto in Italia non c’è) quanto su un articolo del Codice penale relativo all’omicidio del consenziente. Quell’articolo in base al quale oggi, in assenza appunto di una legge sul fine vita e l’eutanasia, il medico che decida di aiutare un malato a porre fine alla sua vita può essere perseguibile penalmente…

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Eutanasia, Beppino Englaro dopo la bocciatura del referendum: “La nostra lotta continua”

(intervista di Daniele Nalbone)

 

La delusione, dopo la bocciatura del referendum sull’eutanasia, è un sentimento che non gli appartiene. Beppino Englaro, dopo la decisione della Corte costituzionale, non si ferma neanche per un minuto sul merito della decisione. “Il vero problema è culturale”. E chiama in causa direttamente la politica. “Questa ennesima non decisione di un organo dello Stato dimostra la crisi in cui versa l’Italia. Sono tutti cauti, timorosi di affrontare un simile tema, nessuno ha il coraggio di dare una risposta necessaria. Qui parliamo di libertà e diritti fondamentali costituzionali, ma siamo in un deserto”.

“La cosa che mi dispiace è l’ennesimo colpo che chi sta portando avanti una battaglia così importante ha dovuto subire”. Al tempo stesso, però, è sicuro di una cosa: “Nessuno arretrerà di un centimetro. La mole di firme raccolte dimostra che la società vuole sentirsi finalmente libera”. Ed è proprio la società a strappargli più di un sorriso: “Quando abbiamo iniziato la nostra battaglia per Eluana eravamo soli. Soli a rivendicare un diritto sacrosanto che mia figlia voleva esercitare, non noi genitori. Lei non aveva voce e quella voce gliel’abbiamo prestata. Oggi non è più così. La società civile ha preso in carico il tema, si è espressa in tutte le sedi possibili, con ogni tipo di manifestazione possibile. A non essere cresciuta, maturata, a essere rimasta ferma è solo la politica”…

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venerdì 14 marzo 2014

la non candidatura di Antonia Battaglia

Ho ricevuto stamane una bellissima lettera da parte del Comitato per la Lista “L’Altra Europa con Tsipras”, nella quale mi si invita a non ritirare la mia candidatura e a non darla vinta a chi mi vorrebbe fuori da questa lista. La lettera, firmata da Argiris Panagopoulos in nome di Alexis Tsipras, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale, é stata una grande testimonianza di fiducia nei miei confronti. Ma è con grande rammarico che, mio malgrado, constato ancora che tra i candidati della circoscrizione Sud rimangono i nomi di due candidati appartenenti a SEL. 

In una lettera invitata al Comitato con Alessandro Marescotti e Riccardo Rossi, quando ancora le candidature non erano state validate, avevamo posto una condizione sine qua non: che nella lista “L’Altra Europa con Tsipras” non ci fossero esponenti dei partiti politici ed in particolare di SEL, le cui posizioni su Taranto sono in contrasto con cio’ che rappresento. La mia dichiarazione del giorno 5 marzo riaffermava quanto già sostenuto al momento della presentazione del mio nome, fin dall’inizio. 

I miei principî morali ed etici e la netta consapevolezza di non voler portare avanti una campagna per Taranto e per il Sud tutto in Europa, accanto ad esponenti di un partito che ancora ieri ha continuato a disconoscere le proprie gravi responsabilità sulla questione ILVA, mi inducono a riaffermare con forza la mia scelta. Pertanto ho pregato il Comitato di voler provvedere a levare il mio nome dalla lista dei candidati della circoscrizione Sud. Auguro ad Alexis Tsipras tutto il successo che merita in Europa.

Paolo Flores d’Arcais alle ore 12 e 39 di domenica 9 marzo ha mandato sull’episodio la seguente lettera agli altri garanti della lista L'Altra Europa con Tsipras, ai capilista e allo stesso Alexis Tsipras.

Cari amici, 
leggo sul Manifesto di oggi (e sul sito www.inchiostroverde.it a cui Il Manifesto rimanda), che Antonia Battaglia, insieme a Alessandro Marescotti e Riccardo Rossi, ha mandato il 5 marzo una lettera al comitato dei garanti della lista "l'Altra Europa con Tsipras", in cui i tre esponenti delle lotte della società civile di Taranto scrivevano: "quando ancora le candidature non erano state validate, avevamo posto una condizione sine qua non: che nella lista "l'Altra Europa con Tsipras" non ci fossero esponenti dei partiti politici ed in particolare di SEL, le cui posizioni su Taranto sono in contrasto con ciò che rappresento". 

Tale lettera, inviata a qualcuno dei garanti (Antonia Battaglia fa menzione di Argiris Panagoupolos, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale) è stata occultata a qualcuno degli altri garanti, e certamente a me.

Ricordo che nella teleconferenza per le candidature del 3 marzo (e in ogni altra precedente circostanza) di fronte alla possibilità (ventilata da chi aveva tenuto i contatti con le realtà di Taranto) che Antonia Battaglia ponesse come condizione sine qua non "o i dirigenti di Sel o lei", avevo espressamente detto (anche a nome di Andrea Camilleri che mi aveva delegato a rappresentarlo) che avemmo dovuto rispondere "lei", cioè Antonia Battaglia, escludendo i dirigenti Sel (del resto mi ero dichiarato comunque contrario alla candidatura degli esponenti dell'apparato vendoliano). Mi era stato risposto che nessun "aut aut" del genere era stato posto, ma che se fosse risultato ineludibile scegliere, la lista avrebbe scelto di candidare Antonia Battaglia.

Condivido pienamente perciò quanto scritto da Antonia Battaglia, quando sottolinea che "principi morali ed etici" impediscono di "portare avanti una campagna per Taranto e per il Sud tutto in Europa, accanto a esponenti di un partito [Sel] che continua a disconoscere le proprie gravi responsabilità sulla questione ILVA".

Resto allibito nel leggere sul sito www.listatsipras.eu la notizia del ritiro della candidatura di Antonia Battaglia (che la sua rinuncia ha motivato dettagliatamente e con argomenti etici e politici incontestabili) in questi termini: "Per motivi completamente diversi [da quelli di Valeria Grasso] un'altra candidata ha deciso di ritirarsi dalla corsa elettorale: Antonia Battaglia, nel Collegio Sud". Trovo questo modo di dare la notizia insultante nei confronti di Antonia Battaglia e delle lotte della società civile di Taranto, trovo che si tratti non di informazione ma di vera e propria disinformacija che getta irreparabile discredito sulla lista stessa. - Paolo Flores d'Arcais

Il 9 marzo Antonia Battaglia ha inviato a MicroMega questa lettera che contiene importanti chiarimenti "pro veritate".

Gentile Paolo, 

la ringrazio molto della email che mi ha voluto far recapitare da Barbara Spinelli. Ho apprezzato moltissimo le sue parole. 
La lettera a cui faccio riferimento é stata mandata molto prima del 5 marzo: é del 5 marzo il comunicato in cui annuncio la difficoltà di poter sposare una causa insieme a SEL e in cui chiedo al comitato di riconsiderare le candidature di SEL, ma la lettera era stata mandata già nell’ultima settimana di febbraio, al momento della presentazione delle candidature e comunque prima della composizione delle liste (ne ho copia in ufficio, domani la cercherò). 
Quello che é accaduto é stato per me, per noi a Taranto, violento. Ha creato una grande spaccatura nel mondo degli ambientalisti, che hanno creduto che io mi volessi candidare con SEL. Sono stata attaccata in modo indecoroso, ma ho tenuto duro perché ero convinta che - letta la nostra lettera- mai e poi mai la Lista Tsipras mi avrebbe messa in lista come foglia di fico per coprire la vergogna di avere SEL. 
Alla pubblicazione delle liste, con il mio nome accanto a quello di due esponenti politici di SEL, di cui Gano Cataldo, membro del coordinamento nazionale e Dino Di Palma già candidato al Senato, sono rimasta attonita. Mentre una città intera si sentiva offesa. 
Ho parlato per ore al telefono con Viale, con Torelli, con Curti, in questi ultimi giorni anche con la Signora Spinelli e ho scritto numerose emails nelle quali spiegavo perché io non potevo stare in lista con gente di Vendola, del quale tra l’altro qualche giorno fa é stato richiesto il rinvio a giudizio dalla Procura di Taranto! 
Chi nella lista ha deciso sapeva benissimo cosa faceva e mi ha esposta ad una violenza inaudita. La sera della pubblicazione delle liste, i candidati di SEL hanno pubblicato sulla loro pagina Facebook il comunicato ufficiale del partito nel quale Vendola dichiarava di aver sempre fatto il proprio lavoro per difendere la nostra città, di aver sempre lottato per « scoperchiare la realtà ed aprire i dossiers sulla diossina". Ecco, io ero in lista con loro. 
Alessandro Marescotti ed io, con Riccardo Rossi di « Brindisi Bene Comune », abbiamo passato giorni a spiegare il perché non si può mettere la persona che ha portato avanti la procedura di infrazione della Commissione su Taranto, una esponente di primo piano della lotta di Taranto, con gente di Vendola.
Ma ogni volta la risposta é stata: ma tu sei la risposta a Vendola ! Il fatto che ti candidiamo é la risposta a Vendola. Orribile scusa ed utilizzo della mia lotta per non dire a Vendola di tornare a casa. 

Ho detto spesso a Barbara che Taranto l’avrebbe vissuta come un affronto irreparabile e che il corso nuovo delle cose doveva cominciare da noi, dalla rivoluzione che Taranto desidera e che per la quale io mi batto tanto. 
Ho sottolineato in varie occasioni che il punto di vista su SEL e su Vendola non era il mio, non era strettamente personale ! Ci siamo consultati con altre città, con Brindisi, con il Molise, con La spezia, con Napoli, con la Terra dei Fuochi. La gente della terra dei Fuochi ha espresso il proprio scontento su Di Palma in varie emails che mi dicono aver mandato all’indirizzo della lista. Le nostre regioni si stanno rivoltando contro il governo di cui Vendola é esponente.
Ma le parole, le lettere, le ore di telefonate sono state vane. 
La ringrazio profondamente per le sue parole e per l’azione che ha voluto portare avanti per sostenermi. 

Antonia Battaglia 

(poichè nel sito www.listatsipras.eu uno scambio di lettere tra Antonia Battaglia ed alcuni esponenti della lista L'Altra Europa con Tsipras è presentato in modo tutt'altro che visibile per il navigatore medio ne diamo il link per accedervi direttamente: qui)

sabato 31 agosto 2013

Lettera aperta ai parlamentari M5S - Paolo Flores d'Arcais

...Il M5S può evitare questo Scilla e Cariddi di insensatezze diventando protagonista e avanzando unasua proposta di governo. “Sua” può avere un duplice senso: Premier e ministri del M5S, ma non ci sono i numeri e quindi è comunque matematicamente improponibile. Oppure un premier proposto da M5S che possa ottenere un voto di fiducia in Parlamento. Questa seconda eventualità, che avrebbe una portata “rivoluzionaria”, è difficilissima ma ha dalla sua alcuni atout.
Il M5S aveva già scelto (con il voto on line ristretto ad alcune migliaia di militanti) alcuni nomi per la presidenza della Repubblica, che hanno tutte le caratteristiche per poter essere ottimi premier di rottura rispetto a partitocrazia, inciucio e altri regimi: Rodotà e Zagrebelsky. Sono persone che sceglierebbero come ministri il meglio in fatto di eccellenze nei vari settori che oggi si dia in Italia, e in fatto di programma da sempre si battono per alcuni tra i punti che il M5S ha reiteratamente considerato qualificanti.
Un governo del genere metterebbe il Pd con le spalle al muro e forse lo spaccherebbe, perché dire di no a personalità che appartengono alla migliore storia della sinistra italiana, e a ministri le cui capacità (oltre che onestà) sarebbero incontestabili e certamente apprezzata dalla schiacciante maggioranza degli elettori Pd, costituirebbe per i dirigenti Pd un finale harakiri. Per evitarlo dovrebbero subordinarsi loro alle proposte e scelte del M5S e dunque si spaccherebbero, ma forse un numero di parlamentari sufficiente alla fiducia del governo da voi proposto ci sarebbe, data la pressione dei loro elettori.
Una iniziativa di questo genere porterebbe comunque al M5S milioni di consensi. Nel caso riesca, perché si dovrebbe a una decisione del M5S il miglior governo della storia italiana. Nel caso non riuscisse (per il catafratto e quasi unanime rifiuto del Pd), perché risulterebbe evidente la serietà e il realismo del M5S a fronte della pretestuosità e irresponsabilità del Pd...


venerdì 14 giugno 2013

Paolo Flores d'Arcais a Beppe Grillo

Caro Beppe,
ho letto il tuo post di oggi (giovedì 13 giugno), in cui chiedi a chiunque faccia parte della “voce esplosa a fine febbraio, con nove milioni di voti al MoVimento 5 Stelle” e “poi diventata più flebile” di far sentire la propria voce (ovunque: “nei bar, nei taxi, al lavoro, negli studi televisivi, in rete, nei tribunali …”). Poiché cerco di farlo senza interruzione da 52 anni (la prima manifestazione a cui partecipai è del 1961, quando avevo 17 anni, per la libertà in Spagna), accolgo molto volentieri il tuo invito, ed essendo uno dei nove milioni che ha votato M5S mando questo post al tuo blog, sperando che tu voglia pubblicarlo, prendendo alla lettera quello che tu anche oggi ribadisci: “Ognuno deve valere uno per riportare la democrazia in questo Paese”.
In realtà, dal punto di vista della possibilità di comunicare, tu ed io siamo dei privilegiati, abbiamo più strumenti per essere ascoltati di un cittadino nella media (tu naturalmente molto più di me), e questo aumenta le nostre responsabilità, che sono proporzionali alla visibilità che abbiamo.
La prima responsabilità è quella di dire la verità, tutta la verità niente altro che la verità, e la seconda di fare in modo che quei 9 milioni di voti non si disperdano, non diminuiscano, anzi si accrescano, per portare l’Italia a quella svolta che l’establishment del privilegio chiama “antipolitica” e che invece è solo “Altrapolitica”, contro corruzione, mafie, Casta…