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domenica 17 agosto 2025

Scienza & Libertà - Gaetano Colonna

Che la fede nella scienza sia oggi diventata tanto o addirittura più popolare di quella nella religione, è un fatto abbastanza evidente. Purtroppo però la scienza sta oggi assumendo due delle peggiori tendenze che le religioni hanno spesso manifestato, quelle che in epoca moderna hanno causato la loro perdita di credibilità: imporre dogmi e diventare centri di potere.

L’ultimo episodio che conferma lo sviluppo di queste due tendenze verso una vera e propria dittatura scientifica, con tutto ciò che questo comporta in tema di libertà di opinione e di scelta, è dimostrato dalla levata di scudi contro la nomina da parte governativa di due scienziati reputati no-vax nell’ambito del Nitag (National immunization technical advisory group), il “Gruppo consultivo nazionale sulle vaccinazioni”, istituito nel 2021 allo scopo di «supportare, dietro specifica richiesta e su problematiche specifiche, il Ministero della Salute nella formulazione di raccomandazioni evidence-based1 sulle questioni relative alle vaccinazioni e alle politiche vaccinali, raccogliendo, analizzando e valutando prove scientifiche».

A chiedere la revoca dell’incarico al prof. Paolo Bellavite ed al pediatra dott. Eugenio Serravalle, sono stati alcuni organismi associativi, espressione politica della categoria medica e sanitaria: per “espressione politica” intendiamo, a scanso di equivoci, il fatto che questi organismi dichiarano di tutelare gli interessi di tali categorie, al tempo stesso definendo le regole cui i professionisti stessi devono a loro avviso attenersi.

La focalizzazione politica di questi organismi è ben chiara ad esempio nel caso del Patto trasversale per la Scienza, che, fin dal suo pubblico appello del giugno 2019, chiede che «tutte le forze politiche italiane si impegnino a sostenere la Scienza come valore universale di progresso dell’umanità», e che «nessuna forza politica italiana si presti a sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/o di pseudomedicina che mettono a repentaglio la salute pubblica».

Di conseguenza, «tutte le forze politiche italiane si impegnano a governare e legiferare in modo tale da fermare l’operato di quegli pseudoscienziati», «ad implementare programmi capillari di informazione sulla Scienza», assicurando «alla Scienza adeguati finanziamenti pubblici».

Appello come si vede totalitario, al quale si dà quindi oggi attuazione invocando l’allontanamento dei due esperti, cui addirittura si nega il titolo di scienziati, osservando che essi non sarebbero sufficientemente titolati per questo incarico, in particolare per il fatto che hanno assunto posizioni critiche verso la politica delle vaccinazioni obbligatorie.

Rispetto al primo punto, è sufficiente leggersi online i curricula del prof. Bellavite e del dott. Serravalle per verificare che entrambi vantano percorsi professionali e pubblicazioni che nulla hanno da invidiare rispetto agli altri componenti del Nitag. Quanto al secondo punto, quelle posizioni critiche, stigmatizzate da chi chiede oggi il loro allontanamento dal Nitag, sono state espresse attraverso una serie nutrita di studi che Bellavite e Serravalle hanno pubblicato.

Eccoci dunque al punto fondamentale, cioè al rischio evidente che la scienza, imponendo posizioni dogmatiche, tradotte in legge dal potere politico, violi un presupposto fondamentale della scienza moderna: cioè che la ricerca scientifica e la formulazione di assunti e presupposti scientifici debbano essere assolutamente liberi.

Non lo diciamo noi. Senza risalire qui al provando e riprovando di Galileo Galilei, lo dicono un coro di documenti, oggi forse dimenticati, pubblicati da organizzazioni internazionali da decenni. Citiamo qui per brevità un solo documento, che correttamente individua tre elementi-chiave per assicurare la academic freedom, cioè il diritto alla libertà di ricerca scientifica in qualsiasi campo del sapere:

«(a) Diritto individuale di ampia portata in materia di libertà di espressione per i membri della comunità accademica (sia docenti che studenti), principalmente in qualità di liberi ricercatori, compresa la libertà di studiare, la libertà di insegnare, la libertà di ricerca e di informazione, la libertà di espressione e di pubblicazione (compreso il “diritto di sbagliare”) e il diritto di svolgere attività professionali al di fuori dell’impiego accademico;

(b) Autonomia collettiva o istituzionale per l’accademia in generale, e/o per le sue sottosezioni (facoltà, unità di ricerca, ecc.). Tale autonomia implica che i dipartimenti, le facoltà e le università nel loro complesso hanno il diritto (e l’obbligo) di preservare e promuovere i principi della libertà accademica nella conduzione dei loro affari interni ed esterni;

(c) L’obbligo per le autorità pubbliche di rispettare e proteggere la libertà accademica e di adottare misure volte a garantire l’effettivo godimento di tale diritto, nonché a proteggerlo e promuoverlo».

Questo documento, intitolato “La libertà accademica come diritto fondamentale”, pubblicato nel 2011 dalla League of European Research Universities (LERU), contiene fra l’altro puntuali riferimenti ad una serie di altre pronunce formali di organismi internazionali, come l’Unesco e l’Unione Europea, e di costituzioni politiche, tra cui quella italiana (art. 33. «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento»): tutte affermano la libertà di ricerca scientifica come un diritto fondamentale.

Non si può quindi non sottoscrivere parola per parola quanto il dott. Serravalle ha molto semplicemente osservato in una sua replica alla levata di scudi di cui stiamo parlando:

«Anti scientifici? Al contrario: la scienza non è un dogma. La scienza è un metodo che si basa sulla verifica con metodo scientifico di teorie anche contrapposte: alla fine ‘vince’ chi porta i dati e le prove più valide e forti. Personalmente ho una ricca bibliografia ed esperienza clinica a sostegno del mio approccio prudente e sono desideroso di confrontarmi con i colleghi proprio sulla base dei dati scientifici più validi. Questo è uno dei fondamenti del metodo scientifico, che si basa sul dubbio costruttivo e sul confronto basato su prove, non su dogmi e censure. Di fronte a prove migliori di quelle che posso presentare, ho preso l’impegno a riconoscerlo pubblicamente. Auspico analoga disponibilità da parte degli interlocutori».

Questa è, a nostro avviso, la giusta impostazione, almeno per chi crede nella libertà di ricerca come fondamento del progresso scientifico in una società libera.

Altrimenti, può essere fondato il sospetto che, nell’imposizione di politiche totalitarie alle collettività, la scienza si sia posta al servizio di giganteschi ed opachi interessi economici, come quelli che, prima durante e dopo le pandemie, hanno fatto moltiplicare i fatturati di un ristretto numero di multinazionali, quelle appunto che dominano l’enorme e assai redditizio mercato mondiale della salute.

  1. it.: «basate su prove». 

 https://clarissa.it/wp/2025/08/11/scienza-liberta/

sabato 21 settembre 2024

Scienza e felicità - Giorgio Agamben

 

Malgrado l’utilità che crediamo di trarne, le scienze non possono farci felici, perché l’uomo è un essere parlante, che ha bisogno di esprimere in parole gioia e dolore, piacere e afflizione, mentre la scienza ha in ultima analisi di mira un essere muto, che sia possibile conoscere numero et mensura, come tutti gli oggetti del mondo. Le lingue naturali che gli uomini parlano sono al limite un ostacolo alla conoscenza e, in quanto tali, devono essere formalizzate e corrette, eliminando come “poetiche” quelle ridondanze a cui invece innanzitutto badiamo quando esprimiamo i nostri desideri e i nostri pensieri, i nostri affetti come le nostre avversioni.
Proprio in quanto si rivolge a un uomo muto, la scienza non può mai produrre un’etica. Che scienziati illustri abbiano compiuto senza alcuno scrupolo nell’interesse della scienza esperimenti sui corpi dei deportati nei Lager o dei condannati nelle carceri americane non dovrebbe in questo senso sorprenderci. La scienza si fonda infatti sulla possibilità di separare a tutti i livelli la vita biologica di un essere vivente dalla sua vita di relazione, la muta vita vegetativa che l’uomo ha in comune con le piante dalla sua esistenza spirituale di essere parlante. È bene ricordarlo, oggi che gli uomini sembrano aver messo da parte tutto ciò in cui credevano, per affidare alla scienza un’aspettativa di felicità che non potrà che essere delusa e tradita. Come gli anni recenti hanno mostrato al di là di ogni dubbio, uomini che guardano alla propria vita con gli occhi del loro medico sono per questo disposti a rinunciare alle loro più elementari libertà politiche e ad assoggettarsi senza limiti ai poteri che li governano. La felicità non può mai essere separata dalle semplici, trite parole che ci scambiamo, dal grido e dal riso di gioia né dalla commozione che ci fa piangere, non sappiamo se di pena o diletto. Lasciamo gli scienziati al silenzio e alla solitudine dei numeri, vegliamo lucidamente a che non invadano l’ambito dell’etica e della politica, che è il solo che possa veramente appagarci.

da qui

venerdì 7 luglio 2023

Studio su Lancet cancellato: dimostrava le morti da vaccino

 

Le affermazioni dell’OMS e dei media mainstream sulla “sicurezza ed efficacia” dei vaccini contro il coronavirus vengono confutate con crescente chiarezza e frequenza, nonostante i disperati tentativi di nascondere questa realtà: ormai sono molti gli studi in cui viene dimostrata una relazione causale tra pseudo vaccini .  La relazione causale viene dimostrata anche in un numero sempre maggiore di studi che tuttavia sono sottoposti al fuoco incrociato di Big Pharma che si concentra sulle pubblicazioni più prestigiose, ma anche più scalabili . Così è accaduto che  una revisione di Lancet su 325 autopsie dopo la vaccinazione Covid abbia  rilevato che il 74% dei decessi è stato causato dal vaccino. Ma dopo 24 ore lo studio è stato ritirato con una giustificazione  assolutamente contradditoria che fa trasparire fin troppo bene interventi esterni. 

Il documento, una pre-stampa che era in attesa di revisione tra pari, è stato scritto dall’eminente cardiologo  Peter McCullough, dall’epidemiologo di Yale Dr. Harvey Risch e dai loro colleghi della Wellness Company ed è stato pubblicato online mercoledì sul sito di pre – stampa della la prestigiosa rivista medica. Tuttavia, meno di 24 ore dopo, lo studio è stato rimosso ed è apparsa una nota che affermava: “Questa prestampa è stata rimossa da Preprints  perché le conclusioni dello studio non sono supportate dalla metodologia dello studio”. Sebbene lo studio non abbia subito alcuna parte del processo di revisione tra pari, la nota implica che non rispettava i “criteri di selezione”. In poche parole è stato cassato prima ancora di essere esaminato.

Per fortuna internet non è così ubbidiente come Lancet e perciò è rimasta traccia dell’abstract dello studio che dice:

“Contesto: Il rapido sviluppo e l’ampia diffusione dei vaccini COVID-19, combinati con un numero elevato di segnalazioni di eventi avversi, hanno portato a preoccupazioni sui possibili meccanismi di lesione tra cui la nanoparticella lipidica sistemica (LNP) e la distribuzione dell’mRNA, il danno tissutale associato alla proteina spike , trombogenicità, disfunzione del sistema immunitario e cancerogenicità. Lo scopo di questa revisione sistematica è indagare sui possibili collegamenti causali tra la somministrazione del vaccino COVID-19 e la morte utilizzando autopsie e analisi post mortem.

Metodi: Abbiamo cercato tutti i rapporti di autopsia e necropsia pubblicati relativi alla vaccinazione COVID-19 fino al 18 maggio 2023. Inizialmente abbiamo identificato 678 studi e, dopo lo screening per i nostri criteri di inclusione, abbiamo incluso 44 documenti che contenevano 325 casi di autopsia e un caso di necropsia . Tre medici hanno esaminato in modo indipendente tutti i decessi e determinato se la vaccinazione COVID-19 fosse la causa diretta o avesse contribuito in modo significativo alla morte.

Risultati: Il sistema di organi più implicato nella morte associata al vaccino COVID-19 è stato il sistema cardiovascolare (53%), seguito dal sistema ematologico (17%), dal sistema respiratorio (8%) e da più sistemi di organi (7%). Tre o più sistemi di organi sono stati colpiti in 21 casi. Il tempo medio dalla vaccinazione alla morte è stato di 14,3 giorni. La maggior parte dei decessi si è verificata entro una settimana dall’ultima somministrazione del vaccino. Un totale di 240 decessi (73,9%) è stato giudicato in modo indipendente come direttamente dovuto o significativamente collegato g alla vaccinazione COVID-19.

Interpretazione: la coerenza osservata tra i casi in questa revisione con eventi avversi noti del vaccino COVID-19, i loro meccanismi e il relativo numero di decessi in eccesso, insieme alla conferma dell’autopsia e alla valutazione della morte guidata dal medico, suggerisce che esiste un’alta probabilità di un nesso causale tra COVID- 19 vaccini e morte nella maggior parte dei casi. Sono necessarie ulteriori indagini urgenti allo scopo di chiarire i nostri risultati.

Una copia dell’intero studio può essere letta qui.’ E’ difficile sapere quale significato  abbia l’affermazione secondo cui le conclusioni non sono supportate dalla metodologia, anzi la vacuità di questa affermazione rappresenta, come dire, la “firma” della censura.  Un certo numero di autori dell’articolo sono ai vertici dei loro campi, quindi è difficile immaginare che la metodologia della loro revisione fosse davvero così scadente da giustificare la rimozione allo screening iniziale piuttosto che essere soggetta a una valutazione critica completa. Puzza invece di cruda censura di un giornale che non è riuscito a seguire la linea ufficiale. Bisogna tener presente i presente che il CDC americano, così come altre burocrazie sanitarie infedeli non hanno ancora riconosciuto un singolo decesso causato dai vaccini covid a nRna . Le prove dell’autopsia che dimostrano il contrario chiaramente non sono ciò che l’establishment della sanità pubblica o Paesi occidentali vuole sentire.

Il dottor Harvey Risch, uno degli autori dello studio, ha dichiarato di considerare la cancellazione  “pura censura diretta dal governo, anche dopo l’ingiunzione Missouri contro Biden. Nel frattempo, i miei colleghi stanno studiando quello che chiamano ‘ Long Vax ‘ che è un danno a lungo termine causato dal vaccino. 

da qui



mercoledì 4 gennaio 2023

Il pensiero calcolante - Paolo Mottana


Il cancro del nostro tempo, figlio di tante cose, l’economia del denaro e dello sfruttamento, la razionalità cosiddetta scientifica, l’umanesimo nel senso più ristretto del dominio dell’uomo sul mondo, la geometrizzazione della ragione, l’imperio dell’immaginario diurno, resta la ragione strumentale o il pensiero calcolante, come che lo si voglia chiamare.

È passato quasi un secolo da quando i filosofi e i sociologi di Francoforte ci mettevano in guardia sul suo avanzare e stritolare ogni residuo di comprensione universale, di immaginazione, di senso e di sentimento, di cura e di solidarietà collettiva. Eppure ecco dove siamo arrivati, quella ragione è del tutto egemone, mostruosamente pervasiva e si è infiltrata in ogni nostro comportamento, in ogni nostro discorso e soprattutto in ogni giustificazione che attribuiamo alle nostre scelte. Che disastro, più che mai il “mondo a una dimensione” è trionfante e chi si appella ad altro è drammaticamente tacitato.

Ma cos’è, cosa significa concretamente imperio della ragione strumentale? Anzitutto e in termini generali è commisurare tutto in base all’utile che se ne può ricavare e mai a ciò che qualcosa è o merita intrinsecamente. Applicato alla vita di ogni giorno ciò significa che si misura il tempo da dedicare a qualunque cosa in base all’utilità, al beneficio, spesso in termini di danaro o successo personale, che se ne può trarre.

Anche nei rapporti umani, nell’amicizia e persino nell’amore. Una persona spesso si cerca solo per sfruttarla, o sfruttarne le conoscenze. Un amico o un amore si abbandona quando non ci serve più o quando, con il gergo che ormai abbiamo adottato disinvoltamente, ostacola la nostra realizzazione personale. O quando addirittura, peccato mortale per lui o lei, lo appesantisce con le sue richieste in contrasto con le nostre esigenze e urgenze.

Ragione strumentale è quella che ci fa confinare i bambini nelle scuole, in maniera tale da evitare che possano interferire con i nostri progetti privati o l’uso, ben quantificato e calcolato, del nostro tempo. In egual misura è quella che ci porta a confinare gli anziani in luoghi di rottamazione, quando pesano troppo sul nostro tempo o sul nostro budget.

La ragione strumentale si infiltra nei lavori degli studiosi come me imponendoci di far fruttare ciò che studiamo in termini di denaro, di “partite” da vincere per ottenere finanziamenti anche a discapito della nostra attitudine e della nostra posizione morale.

La ragione calcolante ci chiede risultati pratici, calcolabili e misurabili in termini numerici.

La ragione calcolante è quella sulla quale si fonda tanto il mito della prestazione quanto quello del merito, specie se calcolato in termini individuali.

Ragione strumentale è quella che fa corrispondere, come nella scuola e nell’università ma anche nelle imprese, un impegno, un interesse, un’opera di qualsiasi genere con un voto in termini numerici e con una promozione.

Ragionare strumentalmente significa sfruttamento in funzione di guadagno, nei nostri rapporti con il territorio e con le mostruosità contro natura che erigiamo, che scaviamo, che facciamo scomparire sempre a partire dall’esclusivo interesse di qualcuno che ci guadagna, senza alcuna attenzione all’intrinseca vitalità, autenticità e futuro di ciò che ci circonda.

Ragione strumentale è quella che si oppone a chi desidera amore quando ci chiediamo cosa ne possiamo ricavare. Ragione strumentale è il trionfo del letteralismo, del naturalismo, del fattuale.

Ragione strumentale è quella degli uomini e delle donne di potere, che sono disposti a sostenere qualsiasi menzogna purché porti loro consenso.

Ragione strumentale è anche quella che fa fare i figli perché lo voglio e che poi fa pensare che il figlio è mio e me lo gestisco io.

Chi si prende un cane o un gatto perché lo fa stare bene.

Ragione strumentale è quella che calcola il valore anche delle opere simboliche e dell’immaginazione e accredita come arte solo quella che è valutata significativamente in termini di denaro. Che nega i fondi ad opere che non promettono un lauto guadagno o almeno un profitto.

La ragione strumentale, calcolante, geometrica e classificatoria è quella che ha distrutto l’immaginazione libera e la fantasia almeno fintanto che non si siano sottomesse anch’esse alla legge del mercato, del ricavo, per esempio nella pubblicità o nel grande mondo dell’intrattenimento.

La ragione strumentale non sopporta chi fa perché appassionato, chi ha uno spirito libero, chi ancora scandaglia la vita solo in virtù della sua immaginazione debordante e irregolare. Non sopporta i poeti, gli artisti che ancora si possano definire tali, non ricattati dal guadagno e dal successo, non sopporta i cani sciolti, quelli che non capiscono i dati, i fatti, i giudizi scaturiti dalle “evidenze”, il più delle volte frutto esse stesse di calcolo, evidenze molto apparenti solo perché imbracciano l’arma dei numeri. Chi si limita a interpretare senza definire.

Potrei andare avanti ma credo di aver esemplificato alcuni esempi dello sterminio che questa cultura e questo immaginario sta effettuando sul tutto, perché essa agisce su tutto e in una sorta di alchimia inversa trasforma l’oro in piombo, o in merda che forse è più chiaro.

Temo che non sia più recuperabile perché la vedo sempre più diffusa nei giovani, nel loro modo di gestire le relazioni, gli amori, i programmi di vita, il tempo. Anche in loro avverto la fine della gratuità, della passione, del piacere, a favore del calcolo, del cinismo, del disincanto, dell’ironia e del sarcasmo. Non mi illudo ma non posso fare a meno di denunciare ancora e ancora, insieme ai tanti e tante che mi hanno preceduto e che combattono con me, questa egemonia distruttiva. Un dominio che sta facendo a pezzi la nostra vita, le sue zone più amabili, quelle dell’amore, della passione, della gratuità, dell’utopia e dell’immaginazione, del piacere di esserci oltre ogni ricatto economico.

Ovvio, il calcolo non è il male assoluto in sé ma lo diventa nella misura in cui assume la guida totalitaria del nostro comportamento.

Cosa c’è al fondo o al termine della ragione calcolante? Ci sono il vuoto, il gelo sentimentale, l’estinzione della vita, lo sterminio.

da qui

lunedì 25 luglio 2022

La scienza non è più a servizio dell'umanità. Le origini della "nuova ideologia" occidentale - Alastair Crooke

 

 [Tradotto dall'inglese da Nora Hoppe]

 

Se decidiamo di immaginare il mondo come una macchina, allora la "realtà" si presenterà come una macchina, scrive Alastair Crooke.

 

Negli ultimi quattrocento anni, gli europei occidentali hanno vissuto una "visione" molto particolare, che si distingue da quelle precedenti. Mentre Galileo portava avanti la sua sperimentazione in Italia, fu Francis Bacon a definire una chiara teoria del procedimento induttivo: fare esperimenti e trarne conclusioni generali, da verificare con ulteriori esperimenti.

Bacone fu anche il pioniere della comprensione del mondo come macchina, uno sviluppo completato da due figure di spicco della civiltà occidentale, Cartesio e Newton. Cartesio considerava notoriamente i pedoni di una strada parigina che si affrettavano a tornare a casa come un "macchinario ammantato di un impermeabile". Trascinato dal desiderio di certezza dell'epoca, Cartesio intuì come avrebbe potuto "dare al pubblico [...] una scienza completamente nuova che avrebbe risolto tutte le questioni di quantità, continua o discontinua".

Per lui la mente era più certa della materia e lo portò a concludere che le due cose erano separate e fondamentalmente diverse. Newton controbilanciò questo paradigma vedendo il cosmo (di nuovo) come una macchina, governata da leggi immutabili - una gigantesca macchina cosmica, completamente causale e determinata.

Questa storia può sembrare astratta e remota. Eppure, non lo è. Molti di noi, in linea di massima, risiedono ancora nella "nuova comprensione" descritta sopra. Eppure, se è così, siamo dei dinosauri. Perché la scienza è mutata. Le conseguenze geopolitiche ci affliggono oggi.

Questo pensiero meccanico può aver reso l'Europa occidentale molto potente all'epoca, ma portato all'estremo (come è stato fatto) e rimodellato come ideologia divisiva di trasformazione umana radicale, sta portando l'Europa al disastro (la quarta svolta). Il recente G7 ne è un chiaro esempio. Di fronte alle innumerevoli e gravi crisi che affliggono l'Europa, i suoi leader sono stati ossessionati dall'Ucraina, ignorando di fatto la loro Casa in disintegrazione - rendendo implicita la loro indifferenza per la condizione dei popoli che vivono al suo interno.

Cosa c'è di così nuovo e diverso oggi rispetto a quattrocento anni fa? Il modo rinascimentale di pensare e vedere era essenzialmente congiuntivo: l'"occhio" e l'intelletto, in questa tradizione, possono essere puntati verso un "qualcosa" (l'"occhio" e l'intelletto emettono le loro acies [acumi]), e quando toccano quest'altro essere, era come se si incontrasse un'altra persona - anche se questo essere è ciò che oggi chiameremmo una "cosa" (nel mondo di oggi esprimiamo qualcosa del nostro io nell'incontro personale, e tuttavia, in qualche modo, veniamo trasformati anche dalla presenza dell'altro). Entrambi compenetrano e modificano la sostanza dell'altro.

L'illuminismo (cioè il nostro modo contemporaneo) di vedere e conoscere, tuttavia, è essenzialmente disgiuntivo. L'"occhio" o l'intelletto è separato e disgiunto dagli "oggetti" da scrutinare. (La Svolta Sbagliata che gran parte del mondo - il mondo non occidentale - non ha emulato).

Ciò che è fondamentale, quindi, è la nostra attenzione, o per dirla diversamente, la nostra disposizione, nei confronti del mondo. Il modo in cui prestiamo attenzione al mondo cambia il tipo di "cosa" che viene a crearsi per noi. In questo modo, cambia il mondo. E, in questo modo, creiamo il "nostro mondo" (o almeno la nostra rappresentazione di esso). Se decidiamo di immaginare il mondo come una macchina, allora la "realtà" si presenterà come una macchina.

Così "è". Con i leader politici del G7 in orbita su qualche immaginaria "rappresentazione del mondo", sono apparentemente inconsapevoli di ciò che hanno fabbricato: Non sentono e non vedono. Sono in balia solo dei plausi dei loro pari nella loro bolla accreditata, cioè di chi la pensa come loro.

Il filosofo morale Alasdair MacIntyre, in After Virtue, sottolinea come queste forze "caotiche" e disgregatrici di oggi abbiano quasi annientato l'indagine morale dalla cultura europea. Le caratteristiche contemporanee di stridore e interminabilità del dibattito sono il risultato diretto di questa catastrofe (l'Illuminismo) nel nostro passato, scrive. Una catastrofe così grande, osserva MacIntyre, che il vocabolario stesso dell'indagine morale è stato quasi esorcizzato dal nostro linguaggio.

Qualsiasi discussione morale oggi, in un gruppo sufficientemente eterogeneo, ha il potenziale di degenerare in una gara di urla... o peggio (in una scazzottata, un "cancelling" [un annullamento], una rovina...). Ma la caratteristica più evidente dei dibattiti morali è la loro tendenza a non raggiungere mai una risoluzione: Le linee vengono tracciate presto e i partecipanti si affrettano a schierarsi. Ma nel prendere posizione sembrano rendersi incapaci di ascoltare l'altro. "Tutti sentono il calore, ma nessuno vede la luce".

Ebbene, una conseguenza, come ha notato il professor Neil Kutzman, è la contaminazione della scienza newtoniana. La scienza progredisce mettendo in discussione lo stato attuale delle conoscenze. Si pensi alla disputa tra Albert Einstein e Niels Bohr sulle implicazioni della meccanica quantistica. Einstein ha continuamente picchiato Bohr con una litania di obiezioni. Alla fine, Bohr e altri furono in grado di rispondere a tutte le obiezioni di Einstein alla meccanica quantistica, ma il campo è stato incommensurabilmente avanzato dal dover affrontare le complicate e sofisticate questioni sollevate da Einstein.

La scienza, per sua natura, non è mai risolta. La risposta a qualsiasi problema non solo è soggetta a modifiche future, ma solleva invariabilmente molte più domande di quante ne risolva. Eppure, molte delle grandi questioni scientifiche di oggi sono governate dal dogma piuttosto che dal dibattito - e con il cancelling [l'annullamento] di coloro che mettono in discussione "La Scienza".

Ciò è comprensibile perché la "nuova ideologia" proveniente dalla Silicon Valley e da Davos ha letteralmente "rovesciato" il mondo newtoniano. La "nuova saggezza" emersa sulla scia della rivoluzione cibernetica degli anni '60 afferma che la tecnologia "cresce" con la vita, ma in modo del tutto distaccato da essa, come un "elan vital" sintetico e deterministico, senza alcun riguardo per il pensiero umano o il libero arbitrio.

Ciò sembrerà estraneo all'esperienza della maggior parte dei lettori, ma la scienza, in questa nuova visione, non è più al servizio dell'umanità: La mente umana, in un influente segmento dell'Occidente, è vista come nient'altro che la somma dei suoi atomi non viventi; qualcosa di separato dalla tecnologia in avanzamento come un essere autonomo in evoluzione, sul punto di diventare senziente.

Il guru del World Economic Forum del Grande Reset, il professore israeliano Yuval Noah Harari, lo ha dichiarato esplicitamente:

"Se hai abbastanza dati e hai abbastanza potenza di calcolo, puoi capire le persone meglio di quanto loro capiscano sé stesse e quindi puoi manipolarle in modi che prima erano impossibili e in una situazione del genere, i vecchi sistemi democratici smettono di funzionare. Dobbiamo reinventare la democrazia in questa nuova era in cui gli esseri umani sono ormai animali hackerabili. L'idea che gli esseri umani abbiano un'"anima" o uno "spirito" e il libero arbitrio... è finita".

Ebbene, è proprio in Afghanistan che negli ultimi anni è stata messa in piedi una visione di questo tipo. Doveva essere una vetrina per il managerialismo tecnico. In termini molto concreti, l'Afghanistan si è trasformato in un banco di prova per ogni singola innovazione nella gestione tecnocratica dei progetti, con ogni innovazione annunciata come precursore del nostro futuro più ampio. I fondi si sono riversati e un esercito di tecnocrati globalizzati è arrivato per supervisionare il processo. I big data, l'intelligenza artificiale e l'utilizzo di serie sempre più ampie di metriche tecniche e statistiche avrebbero fatto cadere le vecchie idee "arcaiche". La sociologia militare, sotto forma di "Squadre Umane di Terra" e altre creazioni innovative, è stata scatenata per portare ordine nel caos.

La caduta del regime istituito dall'Occidente in Afghanistan, tuttavia, ha rivelato così chiaramente che l'odierna classe dirigente - consumata dalla nozione di tecnocrazia come unico mezzo per realizzare un governo funzionale - ha invece partorito qualcosa di completamente marcio - "la sconfitta guidata dai dati”, come l'ha descritta un veterano afghano degli Stati Uniti - così marcio che è crollato nel giro di pochi giorni.

Ancora il professor Hariri: Il problema principale per l'élite di governo che gestisce il mondo non sarà risolvere la guerra o la fame, ma piuttosto gestire l'emergente "nuova classe inutile globale":

"Penso che la domanda più grande... sarà: cosa fare di tutte queste persone inutili? .... La mia ipotesi migliore, al momento, è una combinazione di droghe e giochi per computer come soluzione per [la maggior parte]. Sta già accadendo... Penso che una volta che sei superfluo, non hai potere" (cioè non puoi rispondere).

Il professor Hariri prosegue:

"Covid è fondamentale perché è questo che convince le persone ad accettare di legittimare la sorveglianza biometrica totale. Non dobbiamo solo monitorare le persone, ma anche quello che succede sotto la loro pelle".

Una volta capito che i tecnocrati della Silicon Valley considerano gli esseri umani come "hackerati" e riconfigurati, come un prodotto software, diventano chiare molte altre cose.

L'entusiasmo dei social media statunitensi per la normalizzazione del fenomeno per cui "le persone con cromosomi normali si identificano come l'opposto del loro sesso fenotipico e genotipico diventa più chiaro": Questi nuovi riformatori si affrettano ad affermare che le sciocche nozioni di genere, moralità, Dio, patriottismo, anima o libertà sono concetti astratti creati dall'uomo che non hanno alcuna esistenza ontologica nell'universo meccanicistico, freddo e in definitiva privo di scopo in cui si presume che esistiamo.

Alterare in modo permanente lo sviluppo sessuale delle persone è una "atrocità etica", ma si accorda proprio con questa nozione (ancora il professor Hariri): "Gli esseri umani hanno solo due abilità di base - fisiche e cognitive. Quando le macchine ci hanno sostituito nelle abilità fisiche, siamo passati a lavori che richiedono abilità cognitive. ... Se l'intelligenza artificiale diventa migliore di noi in questo campo, non c'è un terzo campo in cui gli esseri umani possano spostarsi". In breve, mentre tutti noi procediamo in questa visione di diventare transumani, il genere è solo una componente che diventa irrilevante.

Aspettate un momento, starete pensando, questo è "demenziale"! Lo è - sono d'accordo. Tuttavia, elementi di questo pensiero sono proliferati da Davos e dal WEF e sono promulgati furtivamente attraverso il cinema, la musica e le piattaforme dei social media come TikTok. Sì, c'è una catena che collega la Silicon Valley, la Grande Filantropia, parti delle Grandi Imprese, Bruxelles e i think-tank che vedono in questo un modo per risolvere l'apparente contraddizione tra una maggiore robotizzazione del lavoro e un eccesso di forza lavoro non qualificata.

È per questo che la situazione è così grave e pericolosa. Nel suo influente libro del 1981, MacIntyre ha sostenuto che il progetto illuminista ha tagliato l'uomo occidentale dalle sue radici nella tradizione, ma non è riuscito a produrre una morale vincolante basata sulla sola Ragione. Di conseguenza, viviamo in una cultura di caos morale e frammentazione, in cui molte questioni sono semplicemente impossibili da risolvere. Questo indica che ci stiamo dirigendo verso una Quarta Svolta.

Beh... non è questo il punto (il caos tra i non eletti)? Purché la rabbia non si rivolga contro le élite?

L'argomentazione di MacIntyre è che sono solo la tradizione culturale e i suoi racconti morali (che Jung definisce le nostre "narrazioni archetipiche") a fornire un contesto a termini come bene, giustizia e telos. "In assenza di tradizioni, il dibattito morale è fuori luogo e diventa un teatro di illusioni in cui la semplice indignazione e la mera protesta occupano il centro della scena".

La preveggenza di MacIntyre è notevole: I leader dell'UE di oggi sono diventati attori di un "teatro delle illusioni" in cui ogni opinione contraria viene accolta con rabbia e confutazione non riflessiva.

Non solo l'assenza di quelle precedenti strutture di coscienza ha distrutto il tessuto morale, ma come nota Gavin Jacobson, il celebre saggio di Francis Fukuyama su La fine della storia "viene normalmente letto come l'apologia del capitalismo rampante e degli interventi anglo-americani in Medio Oriente" - ma sarebbe sbagliato considerarlo tale.

Piuttosto, Fukuyama - ampiamente considerato come l'apostolo che predica l'arrivo del Nuovo Ordine Mondiale a guida americana - non ha gridato "Osanna!". Al contrario, Fukuyama ha detto che avrebbe portato alla rivolta popolare.

L'eminente psichiatra Iain McGilchrist ha scritto nel suo libro "Il Maestro e il suo Emissario" che questa alterazione dell'attenzione (cibernetica-Silicon) ha letteralmente "creato" il nostro mondo cambiato; ha – letteralmente –  cambiato l'aspetto fisico del mondo, ha plasmato la nostra arte e architettura e ha plasmato il modo in cui "vediamo" il mondo. Oggi ci risulta difficile ammettere che siamo stati noi a "creare" la nostra realtà e che altri in passato la pensavano in modo diverso da noi.

"Sicuramente tutti pensiamo, e abbiamo pensato, in modo simile"? È vero, ma è successo secoli fa. La nuova razionalità meccanica ha letteralmente "creato" il modo in cui "vediamo" il mondo e, vedendolo in questo modo, ha "creato" il mondo come è ora. In altre parole, ci ha dato il "mondo moderno". Questo ci pone di fronte a una proposta sconcertante: L'insipida inautenticità, la solitudine e l'insensatezza del mondo moderno non sono forse qualcosa che abbiamo in qualche modo, inconsciamente, "scelto", quando abbiamo optato per il distacco, il dubbio radicale e la distanza?

Possiamo ancora essere "europei" in qualche modo diverso dall'essere "pro-UE"? Qui il terribile avvertimento di Fukuyama è pertinente: È incentrato sul punto in cui la società, nel suo complesso, "si stancherebbe del tedio della propria esistenza" e dell'artificio messo in scena a beneficio dei suoi autori. Una produzione - intenzionalmente montata - per farli addormentare. Solo quando si risveglieranno alla consapevolezza attiva potranno capire che hanno sempre vissuto un'illusione.

L'idea antica era che una cultura sicura e "viva" è la radice del potere sovrano personale e comunitario. La sua condizione necessaria e sufficiente è avere, come fondamento, un popolo mentalmente "attivo" e sveglio; un popolo che sia vivo alla natura chimerica del mondo; che possa riattivare la sua vitalità e la sua forza culturale, e quindi prevalere sulle forze dell'entropia, finanziariamente più ricche e radicate.

da qui

sabato 20 novembre 2021

Credere nella scienza - Andrea Zhok

 


Se c’è una cosa che può mettere a repentaglio ogni residua salute mentale è sentire i supporter del Green Pass che rivendicano di parlare a nome della “Scienza”.

Ora, si può comprendere, psicologicamente, che qualcuno abbia l’incontenibile desiderio di credere alle rassicurazioni del governo per immaginare un “ritorno alla normalità” e che perciò sia disposto a credere a qualunque cosa pur di scrollarsi di dosso la vicenda pandemica.

Che questa spinta psicologica conduca a un abbassamento delle difese critiche è umano, dannoso per sé e per gli altri, ma umano.

Ma rivendicare di essere “dalla parte della scienza” contro, si suppone, il “pregiudizio antiscientifico”, questo è semplicemente troppo.

A ben veder chi prende queste posizioni di solito si esprime dicendo di “Credere nella scienza”, e già l’uso delle parole qui è significativo. Ciò che qui viene invocato sotto il nome della “Scienza” ha più l’aspetto di una versione aggiornata del vitello d’oro: un idolo enigmatico cui prosternarsi e tributare onori nella più perfetta passività. La Scienza sembra essere immaginata come dispensatore di verità rivelate, erogate da una sorta di clero remoto, etereo, neutrale e biancovestito. Della natura reale della scienza, della sua tormentata storia, del fatto che essa debba tutte le sue qualità migliori all’adozione di un metodo critico, che include fallibilità, apertura alla libera discussione e consolidamento solo nel lungo periodo, di tutto ciò non sembrano sapere nulla.

Ecco, se già sentire parlare di “fede nella scienza” appare un ossimoro indigeribile, sentirla invocare a sostegno del Green Pass è cosa da uscirne pazzi.

 

Fede nella scienza 1

Dall’inizio di questa vicenda si sapeva che i percorsi di approvazione dei vaççini erano stati semplificati e accelerati in modo straordinario e che i contratti di fornitura dei medesimi da parte della case farmaceutiche erano stati secretati.

Già questo per chiunque avesse uno straccio di coscienza scientifica avrebbe dovuto far puntare i piedi, visto che i protocolli di approvazione hanno certe caratteristiche per motivi non arbitrari, radicati nella passata esperienza scientifica; e visto che la secretazione dei contratti (come è emerso successivamente) celava la richiesta di uno scudo contro gli indennizzi da parte della case farmaceutiche, che dichiaravano di non poter garantire per eventuali effetti collaterali a lungo termine.

Eravamo dunque di fronte sin dall’inizio ad un’infrazione della metodologia di ricerca consolidata e a un’evidente opacità da parte dei soggetti stessi che avevano svolto la ricerca.

Rispetto a questi dati si è risposto con l’urgenza di provvedere all’emergenza pandemica, urgenza che giustificava queste procedure “eccentriche”. Ora, questo argomento è discutibile, ma può essere comprensibile, tuttavia è troppo capire che si tratta di un argomento squisitamente politico e non scientifico?

 

Fede nella scienza 2

Pochi mesi dopo le prime somministrazioni sono cominciati a emergere dati scientifici su svariati effetti collaterali, effetti che non erano presi in considerazione nei dati forniti dalla case farmaceutiche: trombosi atipiche,[1]sindrome di Guillain-Barré,[2] miocarditi (specialmente nei giovani) e pericarditi,[3] ADE (antibody-dependent enhancement),[4] attivazioni o riattivazioni di sindromi autoimmuni.[5]

Qui, il minimo sindacale di buonafede e coscienza avrebbe richiesto di ammettere che eravamo di fronte ad un prodotto farmaceutico di cui effettivamente ignoravamo almeno in parte il livello di possibile nocività.[6]

Rispetto a tutto ciò si è proceduto senza un tentennamento né un dubbio, limitandosi a riversare sull’opinione pubblica tonnellate di rassicurazioni televisive a costo zero. In sostanza le rassicurazioni governative si erano dimostrate malriposte, visto che la sperimentazione pregressa non aveva portato alla luce problemi che successivamente erano stati riconosciuti. Ma tutto ciò non ha smosso foglia né sollevato dubbio.

La più ferrea inamovibilità, sempre nel nome del primato della scienza, ça va sans dire.

 

Fede nella scienza 3

L’introduzione del Green Pass è stata motivata con la clausola che lo si faceva per evitare la diffusione del virus: la motivazione fondamentale dei divieti della certificazione verde stava nell’impedire la trasmissione del contagio. Peccato che già quando il Green Pass era in fase di discussione era perfettamente noto che i soggetti vaççinati potevano trasmettere il virus in maniera o uguale, o almeno comparabile, con i soggetti non vaççinati.[7] Ciononostante si è continuato a propagandare senza pudore un immaginario da untore manzoniano in cui il non vaççinato sarebbe una minaccia per il vaççinato, laddove in effetti il vaççinato è parimenti una possibile minaccia sia per altri vaççinati che, a maggior ragione, per i non vaççinati.

Ma tranquilli, una volta di più era la Scienza a parlare per bocca del governo.

 

Fede nella scienza 4

Sempre all’insegna della massima trasparenza scientifica si è continuato a negare (e in parte si continua a negare) l’esistenza di cure per il Sars-Cov-2, nonostante l’accumularsi di studi scientifici che dicono il contrario[8] e nonostante molte cure siano entrate nei protocolli sanitari di altre nazioni.

È importante capire qui che c’è un abisso tra l’affermazione che “esistono terapie efficaci” e l’affermazione che “esiste una pillola magica” che fa scomparire il virus. Le cure efficaci esistono, la pillola antivirale magica che fa sparire il virus no (e per i virus in generale è raramente trovata). La trasparenza scientifica avrebbe allora ammesso argomentazioni del tipo: il vaççino è una forma di intervento “cost-effective”, che coinvolge di meno le strutture ospedaliere, e che perciò è preferibile per certi gruppi di persone (ad esempio i soggetti più fragili).

Ma anche qui di trasparenza scientifica non ne abbiamo avuta nemmeno l’ombra: si è fatta una campagna all’insegna del vaççino come sola ed unica salvezza e chi dice altrimenti è un traditore.

Sempre nel sacro nome della Scienza.

 

Fede nella scienza 5

Successivamente, visto che non volevamo farci mancare nulla, abbiamo cominciato non solo a raccomandare, ma di fatto ad obbligare (con il ricatto del Green Pass) donne incinte a inocularsi dei vaççini che riportavano esplicitamente nelle indicazioni delle case farmaceutiche di non essere stati testati su donne in stato di gravidanza. Anche questo all’insegna del principio di precauzione e delle migliori pratiche scientifiche, senza dubbio. E a coronamento di questa oscenità alcuni hanno avuto il coraggio di replicare ex post che oramai le inoculazioni erano avvenute in gran numero, e che non era successo nessuna apocalisse, dunque avevano ragione.

Chissà quale manuale di deontologia medica raccomanda di testare dei vaççini sulla popolazione generale, senza screening, senza seguire i pazienti testati, e con semplice farmacovigilanza passiva per valutarne gli effetti collaterali.

Ma state sereni, è sempre la Scienza che parla per bocca del governo, e voi dovete tacere e fare penitenza.

 

Fede nella scienza 6

E infine abbiamo avuto un infinito balletto in cui:

a) ci si è inventati di sana pianta con il GP che la durata dell’immunità da superamento della malattia era inferiore a quella fornita dalla vaççinazione, laddove è dimostrato essere esattamente il contrario;

b) ci si è rifiutati di prendere in considerazione esami del sangue che mostrassero l’ampia presenza di anticorpi anti-covid come ragione per posporre l’inoculazione;

c) si è cambiato in corso d’opera ripetutamente l’obiettivo della cosiddetta immunità di gregge, aumentando costantemente il target (65%, 75%, 80% della popolazione), salvo poi concludere ciò che in ambito scientifico era già stato spiegato da tempo, ovvero che con questi vaçcini un’immunità capace di eradicare un virus con queste caratteristiche semplicemente non era ottenibile;

d) si è estesa d’ufficio di tre mesi la data di scadenza dei vaççini (perché le indicazioni delle case farmaceutiche si venerano quando serve, si interpretano liberamente altrimenti);

e) si sono cambiate le condizioni di refrigerazione dei medesimi vaççini;

f) si è estesa ad hoc la presunta durata ufficiale dell’immunità da 9 a 12 mesi, proprio mentre si aggiornava continuamente la durata effettiva della copertura conferita dai vari vaççini in un caleidoscopio di numeri (9 mesi? 6 mesi? 4? 2? Con rabbocchino o senza?)

g) si prospetta serenamente la somministrazione di una terza dose di vaççino (e poi basta?), senza che vi siano stati studi sistematici su efficacia e sicurezza della somministrazione;

h) si è chiusa la porta al riconoscimento di altri vaççini usati nel mondo, alcuni con funzionamento tradizionale a virus inattivato, senza fornire spiegazioni di sorta.

E si potrebbe continuare in un perdurante sterminio di ogni buona pratica scientifica, di ogni criterio di trasparenza, di ogni precauzione, di ogni dubbio, di ogni libertà di dibattito.

In tutta questa vicenda la “Scienza” ha fatto capolino soltanto nella veste di un cappello retorico per conferire autorità a decisioni politiche arbitrarie.

Ecco, se traete diletto dal ricattare il prossimo con una certificazione per vivere, se godete nel bullizzare ragazzini e adolescenti, nel negare la libertà fondamentale di autodeterminazione sul proprio corpo, benissimo, avete dietro tutta la forza dello stato, dunque potete farlo. La storia vi giudicherà.

Ma la scienza, la scienza per piacere lasciatela stare, perché la confondete continuamente col principio d’autorità, e niente vi è di più estraneo allo spirito scientifico.


Note

[1] • Pomara C., et al. Post-mortem findings in vaççine-induced thrombotic thombocytopenia https://haematologica.org/article/view/haematol.2021.279075

• Perry et al., “Cerebral venous thrombosis after vaççination against COVID-19 in the UK: a multicentre cohort study”, in The Lancet

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(21)01608-1/fulltext

[2] • Jane Woo, et al., “Association of Receipt of the Ad26.COV2.S COVID-19 Vaççine With Presumptive Guillain-Barré Syndrome - February-July 2021”, JAMA,October 7, 2021, doi:10.1001/jama.2021.16496

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2785009

• Per un sunto giornalistico: https://quifinanza.it/info-utili/video/vaççino-covid-effetti-collaterali-johnson-astrazeneca/516937/?fbclid=IwAR3FwN0wn0hKUWDGpSw-fZXjCgD7mIdNj-0XTB6-Mr8GnvXkumfl-sfJ-mA

[3] • Saif Abu Mouch, et al., Myocarditis following COVID-19 mRNA vaççination, in Vaççine (https://doi.org/10.1016/j.vaççine.2021.05.087);

• Supriya S. Jain et al., COVID-19 Vaççination-Associated Myocarditis in Adolescents, in Pediatrics, 2021 - doi: 10.1542/peds.2021-053427 https://pediatrics.aappublications.org/content/early/2021/08/12/peds.2021-053427

• George A. Diaz et al., Myocarditis and Pericarditis After Vaççination for COVID-19

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2782900

• Montgomery et al., Myocarditis Following Immunization With mRNA COVID-19 Vaççines in Members of the US Militaryhttps://jamanetwork.com/journals/jamacardiology/fullarticle/2781601

• Rose et al., A Report on Myocarditis Adverse Events in the U.S. Vaççine Adverse Events Reporting System (VAERS) in Association with COVID-19 Injectable Biological Products, in Current Problems in Cardiologyhttps://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0146280621002267?via%3Dihub

• Aye et al., Acute myocardial infarction and myocarditis following COVID-19 vaççination, in International Journal of Medicine, 29 September 2021

https://academic.oup.com/qjmed/advance-article/doi/10.1093/qjmed/hcab252/6377795

[4] • Darrell, O. Ricke, Two Different Antibody-Dependent Enhancement (ADE) Risks for SARS-CoV-2 Antibodies, in Front. Immunol. 12:640093. doi: 10.3389/fimmu.2021.640093

• Nouara Yahi et al., Infection-enhancing anti-SARS-CoV-2 antibodies recognize both the original Wuhan/D614G strain and Delta variants. A potential risk for mass vaççination?, in Journal of Infection

https://www.journalofinfection.com/article/S0163-4453(21)00392-3/fulltext?fbclid=IwAR2At6Gy3AnLPHY4pWtKpJb3SmeQ1RljYplRz_oVopGew_YepQQLecA9X0Q

• Cheng et al., Factors Affecting the Antibody Immunogenicity of Vaççines against SARS-CoV-2: A Focused Review

https://www.mdpi.com/2076-393X/9/8/869

[5] • Watad et al, Immune-Mediated Disease Flares or New-Onset Disease in 27 Subjects Following mRNA/DNA SARS-CoV-2 Vaççination

https://www.mdpi.com/2076-393X/9/5/435

• Talotta, R., Do COVID-19 RNA-based vaççines put at risk of immune-mediated diseases? In reply to “potential antigenic cross-reactivity between SARS-CoV-2 and human tissue with a possible link to an increase in autoimmune diseases

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1521661621000024?via%3Dihub

[6] • Hernandez et al., “Safety of COVID-19 vaççines administered in the EU: Should we be concerned?”, in Toxicology Reports, 8 (2021) 871–879.

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2214750021000792

• Jiping Liu et al., Comprehensive investigations revealed consistent pathophysiological alterations after vaççination with COVID-19 vaççines, in Cell Discovery (2021) 7:99.

https://www.nature.com/articles/s41421-021-00329-3.pdf

[7] • Griffin, Sh., Covid-19: Fully vaççinated people can carry as much delta virus as unvaççinated people, data indicate, in BMJ 2021; 374:n2074 https://www.bmj.com/content/374/bmj.n2074?fbclid=IwAR1RfrBGtGkQlf_gxHLUzjCkVBlQNPrHiVsPoDcqXeQ49A9nggHyEBv07as

• Nidhi Subbaraman, How do vaççinated people spread Delta? What the science says

https://www.nature.com/articles/d41586-021-02187-1

• Singanayagam et al., “Community transmission and viral load kinetics of the SARS-CoV-2 delta (B.1.617.2) variant in vaççinated and unvaççinated individuals in the UK: a prospective, longitudinal, cohort study”, in The Lancet, 29 Ottobre 2021

https://www.thelancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(21)00648-4/fulltext

• Kasen K. Riemersma et al., Shedding of Infectious SARS-CoV-2 Despite Vaççination,

https://www.medrxiv.org/content/10.1101/2021.07.31.21261387v5

• Nguyen Van Vinh Chau et al., Transmission of SARS-CoV-2 Delta Variant Among Vaççinated Healthcare Workers, Vietnam

https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=3897733

[8] • Paul E. Alexander, et al. Early multidrug treatment of SARS-CoV-2 infection (COVID-19) and reduced mortality among nursing home (or outpatient/ ambulatory) residents, in Medical Hypotheses 153 (2021)

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34130113/

• Brian Procter, et al. Clinical outcomes after early ambulatory multidrug therapy for high-risk SARS-CoV-2 (COVID-19) infection

• https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33388006/

Kory, P., et al., “Review of the Emerging Evidence Demonstrating the Efficacy of Ivermectin in the Prophylaxis and Treatment of COVID-19”, in American Journal of Therapeutics, 2021 May-Jun; 28(3)

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC8088823/?fbclid=IwAR3m5ePPYN1q6xUaHpIlOe0jHJufOZY98TS1bE4J5IZLdb6S08zrDpRppLo

• Santin et al., “Ivermectin: a multifaceted drug of Nobel prize-honoured distinction with indicated efficacy against a new global scourge, COVID-19”, in New Microbes and New Infections, Volume 43, September 2021

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2052297521000883?via%3Dihub

• Biancatelli et al., “Quercetin and Vitamin C: An Experimental, Synergistic Therapy for the Prevention and Treatment of SARS-CoV-2 Related Disease (COVID-19)” https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fimmu.2020.01451/full

• Huet et al., Anakinra for severe forms of COVID-19: a cohort study, The Lancet, July 2020

https://www.thelancet.com/journals/lanrhe/article/PIIS2665-9913(20)30164-8/fulltext

• Gautret et al. “Hydroxychloroquine and azithromycin as a treatment of COVID-19: results of an open-label non-randomized clinical trial”, in International Journal of Antimicrobial Agents

https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0924857920300996?via%3Dihub

 

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