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sabato 14 luglio 2018

Una sera qualsiasi a Beirut - Sélim Nassib


undici racconti, alcuni belli, altri bellissimi.
Sélim Nassib sa farsi leggere, ogni volta siamo in un paese del Vicino oriente e il racconto è racconto di presone, testarde, rassegnate, coraggiose, forti, esseri umani con un nome e una storia, non sono numeri anonimi.
un gran bel libro, se mi posso permettere.
di Sélim Nassib  ho letto anche questo libro bellissimo.
buona lettura, non ve ne pentirete.





In questa serie di racconti che prende il nome da uno di essi, Selim Nassib riesce ad accostare la dimensione emotiva attraverso cui vive da lontano il Libano – il suo Paese – e quella razional-esplicativa della sua vita da emigrato in Francia, dove esercita la professione di giornalista, che lo costringe, in un certo senso, a render esegetico il sentire dell’autoctono che guarda da lontano la sua terra.
È nella dimensione che l’autore chiama sensuale, in cui “sentiva quel che la gente sentiva”, che Nassib riesce, attraverso il discorso diretto libero, il ritmo narrativo incalzante e l’uso frenetico dell’asindeto, a mettere su carta la realtà libanese come non ancora compresa e analizzata, quasi non ancora pensata, e di cui si propone demiurgo solo nelle sue vesti di giornalista emigrato.
È cosi che la narrazione pompa energicamente nelle vene di una Beirut narrata della sua anomala quotidianità, in cui il lavare i piatti, la scelta di un disco da ascoltare, le cuciture di un completo che si strappano e l’incedere dei miliziani che irrompono in casa si mescolano con tragica normalità…

Una sera qualsiasi a Beirut, di Sélim Nassib, è un altro libro prezioso, quindici racconti che aprono finestre nel nostro muro. Nassib è libanese, ma vive a Parigi e scrive in francese. Nonostante il titolo, il libro non si occupa solo del caos di Beirut, ma spazia dal conflitto tra il popolo saharawi e l’ esercito marocchino alla prima guerra del Golfo, da un diluvio che distrugge case di fango in Egitto all’ eterna crisi palestinese. E ha molto da raccontare sull’ onda crescente dell’ integralismo islamico e sulla sua dura intransigenza.
“Primo amore”, il racconto più bello, è la storia di un vedovo settantenne che si è fatto un’ amante giovane e non si vergogna di appendere le sue mutandine rosse al filo del bucato. Lo scandalo è grande, i figli del vecchio sono atterriti, sanno che quelle mutande oggi sventolano come una impossibile bandiera di libertà in un mondo sempre più intollerante. Lo stile è svelto, non perde tempo in giravolte inutili, in poche pagine disegna un paesaggio e un problema spesso tragico.
Abbiamo bisogno di molti libri così, che senza paura ci facciano sentire la bellezza e l’ angoscia di una cultura che non possiamo più permetterci di ignorare.

Sono undici racconti brevi, folgoranti, che si insinuano tra le pieghe del velo che nasconde le donne, mettendo a nudo un lato poco conosciuto dell’Oriente, vicino e incompreso, per noi spesso incomprensibile.

“Stai attenta, da noi tutto è possibile solo se rimane sotto il velo, solo se accade senza farsi vedere, senza increspare la superficie dell’acqua...”

Amori, tradimenti, la vita segreta delle donne abituate a dissimulare, a non tradire sentimenti ed emozioni, donne sottomesse che trovano comunque un modo per essere sé stesse:

“C’è la legge interna del quartiere, quello che si fa e non si dice, siamo libere quanto te, forse anche di più, ma non si vede”.

Amori vissuti nell’intimità della coppia, sconosciuti perfino ai figli:

“I mondi rimanevano paralleli in quella casa, una linea invisibile, un velo d’acqua gelata, trasparente, lo spazio di lei, lo spazio di lui”.

Sono passioni profonde che ritroviamo nella nostalgia per la casa abbandonata di corsa, fuggendo di notte con le poche cose che si è riusciti a mettere in salvo. Una vita nuova, con gli occhi sempre rivolti al passato,

“La strada era aperta, così, semplicemente aperta, nessun ostacolo, niente scuse, bisognava andare. La casa distava solo venti chilometri, da diciannove anni”.

Per scoprire poi, che quel passato è stato spazzato via, il villaggio dei ricordi sostituito da una cittadina, la casa del cuore abitata da altri.
La diaspora palestinese, Gerusalemme dilaniata da una guerra infinita, i cui carnefici si atteggiano a vittime, lo sono stati in passato, ma non esitano a uccidere, distruggere, occupare terre non loro.

“La loro paura è il mio incubo, la riconosco, è un abisso impossibile da colmare, la sensazione di essere minacciati per noi è vecchia come il mondo, che ci potete fare”.

Le vittime si difendono, subiscono, contrattaccano, in un processo interminabile in cui tutti sono nemici.

“Ho conosciuto Gaza, ci sono andato, non ci tornerò mai più, non ne parlerò. Continueremo così, ognuno nella propria prigione, a girare in tondo nelle nostre ferite, fino alla fine”.

E ancora, la sofferenza del popolo sharawi, privata dello spazio vitale, di quel deserto di cui conoscono il respiro:

“Lui solo ha capito che la nostra tragedia non era soltanto uno sradicamento, un’oppressione, ma qualcosa di immateriale, lo stravolgimento dei segni, lo stupro del nostro universo circolare ad opera della linea retta del Muro”.

L’Oriente è in fiamme, rivolte, conquiste, dittature, assassini di stato, pulizie etniche:

“La disgrazia si è abbattuta indifferente sulla sua città, ogni luogo della sua infanzia è diventato il nome di una battaglia”.

A separarci da quelle terre ferite, il Mare Nostrum, un tempo via commerciale, ogni approdo un luogo di scambi, un incontrarsi di culture diverse. Adesso questo stesso mare sembra contagiato dalla follia dell’uomo, arabo, cristiano, ebreo, tutti figli di quell’universo salato diventato un cimitero.
C’è un’ora in cui, se lo osserviamo, sembra tornare alla pace di una volta. È il momento di passaggio da luce a buio, quando il sole ormai basso sta per tramontare. È un istante magico che unisce le due rive. Ma è solo un istante, appunto.

“Questo mare non si sottomette a nessuna spiegazione, sfugge, straripa, scappa, il suo segreto è più grande di lui”.


giovedì 27 ottobre 2016

Ti ho amata per la tua voce - Nassib Sélim

Ahmad Rami (qui), poeta, racconta in prima persona, voce narrante e protagonista, la storia di Umm Kalthum.
Ahmad Rami era diventato famoso per aver tradotto in arabo le quartine del poeta persiano Omar Khayyám (il cui nome la maggior parte di noi ha conosciuto ascoltando “Via Paolo Fabbri 43, di Francesco Guccini, qui).
il romanzo di Nassib Sélim sarà anche di fantasia e sarà ispirato alla vera storia, di sicuro quando lo leggi resti stregato, sei immerso in quella storia.
che è la storia di una voce, di un amore, di un popolo, e altro ancora.
prova a leggere ascoltando le canzoni di Umm Kalthum, per sentire l'effetto che fa - franz












Vita e amori della più grande cantante araba di tutti i tempi: l'egiziana Umm Kalthum, definita la Stella d'Oriente, morta alla fine degli anni '70, la cui voce e talento straordinari costituiscono tuttora un mito per il mondo arabo. La storia è raccontata attraverso gli occhi del poeta Ahmad Rami, che amò Umm con passione per oltre cinquant'anni e che scrisse 137 delle 283 canzoni da lei interpretate. Personalità affascinante e contraddittoria, Umm Kalthum ebbe una vita sentimentale travolgente, ricca di amori leggendari, in particolare quelli femminili, e di relazioni politiche importanti (fu amica del re Fuad e poi di Nasser).

Rami viene completamente rapito dalla voce della cantante, diventando il suo più fervente ammiratore. Oltre che una collaborazione, nacque anche un amore da parte del poeta mai corrisposto da Umm Kulthum. Il primo poema che Rami scrisse per lei, “Hayart Albi Maak” (mi hai confuso il cuore) divenne la sua prima incisione. Umm Kulthum cantò quella canzone con tanto fervore da ottenere un successo enorme.
Non avevo mai sentito un applauso così sfrenato, la sua voce aveva raggiunto il punto che libera il dolore. Era terribile perché quel dolore era il mio, e lei lo aveva compreso in un attimo, aveva preso il mio dolore, lo aveva portato alla piazza della città e aveva suscitato un un’incredibile reazione. Ogni uomo in quella stanza divenne me, ogni uomo aveva bevuto da quella fonte e si struggeva per un amore impossibile da abbondonare. Era troppo. La reazione del pubblico al di là di ogni misura, qualche altra cosa doveva esserne la causa. Andò oltre il cerchio dell’amore, o altrimenti ogni cosa era il cerchio dell’amore, la nostra situazione, l’epoca, l’intero paese
L’autore tratteggia il tutto con uno stile letterario particolare, poetico e affascinante. Forse non ci si chiede mai quale genere di star o personalità leggendarie vengono consacrate in Oriente nel mondo arabo, che tanto pensiamo siano chiusi in certi comportamenti o rigide convinzioni. La risposta possiamo trovarla in questo romanzo che ci presenta la più grande cantante della canzone araba…

Storia d'amore impossibile e quindi bellissima e romantica. Lei è Oum Khaltoum, la leggendaria cantante egiziana, patrimonio culturale del mondo arabo, lui è Ahmad Rami, poeta e paroliere di molte delle canzoni della Stella d'Oriente. Lui rimane stregato da quella voce e da quella ragazzina che agli inizi canta vestita da uomo. Poi le porte dei teatri, dei palazzi presidenziali si spalancano per questa donna che incarna lo spirito di un popolo. L'amore di Rami è destinato a restare platonico per via dell'omosessualità di lei, ma il popolo e il potere di turno sono disposti a perdonarle qualsiasi cosa. La voce di Oum Khaltoum accompagna i momenti drammatici dell'Egitto, dall'indipendenza al sogno di Nasser, essa riecheggia nelle strade e scalda i cuori perchè Oum Khaltoum è l'essenza stessa dell'unità egiziana. E' difficile spiegare cos'è stata Oum Khaltoum per l'Egitto e cosa è ancor oggi per tutto il mondo arabo, forse vederla attraverso gli occhi innamorati di Rami ci restituisce la magia e l'incanto di una cantante che non ha avuto eguali.

Il libro è davvero notevole. Scritto con stile asciutto, non solo racconta con estremo amore la vita di una donna che per l’Egitto fu molto più che una cantante, ma lo fa dando preziosi riferimenti sulla musica araba e soprattutto sulla storia del paese nordafricano. Perché la voce di Umm Kulthum, che continua ad essere adorata e, come è accaduto a molte interpreti di amori strazianti, è diventata un’icona della comunità gay locale, ebbe un peso effettivo nella storia del suo paese. E per questo, a quarant’anni dalla sua morte, la stella di Umm Kulthum continua a brillare, leggendaria e immota.

Il libro è una testimonianza, seppur romanzata, di un’esistenza grandiosa, quella di una donna che ha segnato la storia di un popolo, lasciando dietro di sé un ricordo personale ed un patrimonio artistico-musicale inestimabili. La narrazione in prima persona, come una sorta di diario postumo dei giorni che furono, rende perfettamente il significato dell’affinità e del sentimento che legò il poeta alla cantante, qui ritratta nella sua grandezza, ma anche nella sua umana fragilità…





ecco Ahmad Rami: