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mercoledì 10 gennaio 2024

Il fascismo non è un'opinione, è un crimine

 







Saluto romano o fascista?

......ovviamente fascista!  - di Domenico Stimolo

 

Da due giorni, a seguito degli eventi romani ( poichè avvenuti a Roma) , la stragrande maggioranza degli organi di informazione italici ( nei fatti tutti, per quello che e' visionabile) nel riferire quanto verificatosi in località' Acca Larentia, parla di " saluti romani", creando quasi una “similitudine” con  il  famoso film del 1954 ....." Vacanze romane", che esaltava le bellezze  monumentali, umane...e collaterali di Roma - protagonista principale Audrey Hepburn; durante gli anni dell’occupazione nazista in Olanda fu staffetta partigiana -.

Nel nostro caso la " vicenda/ saluti romani" e' priva di fondamenti concreti.

E' l'interpretazione folkloristica, molto casereccia, abbondantemente alimentata ad arte durante il ventennio del regime fascista. Si fissarono a richiamare in maniera continua e ossessionante l’impero romano, l’antica Roma caput mundi. Nelle osannanti dichiarazioni verbali volevano imitarne la grandezza e la gloria. Rifondando l’impero, quindi sia allenarono per due decenni al “gioco del braccio teso”. Pensavano di richiamare le glorie dell’antica Roma alzando il braccio. In preda alla follia dittatoriale dichiararono guerra a mezzo mondo. Risultato: distrussero l’Italia, dalle “ Alpi alle Piramidi” nei beni materiali e umani; alleati con i nazisti contribuirono alla devastazione dell’Europa ( fino a Mosca) e di molte aree dell’Africa.

E' palesemente chiaro, quindi, che si tratta della manifestazione, assolutamente principale, messa in opera a larghissimo raggio durante la dittatura, in tutte le manifestazioni pubbliche quotidianamente realizzate  dal cosiddetto Partito Nazionale Fascista, detentore assoluto del potere, con l’uso continuo della violenza, .....con il consenso della famosa Casa Regnante, e della gestione coercitiva

della vita degli Umani cittadini italiani.

Quindi, parlare e scrivere di " saluto romano" e' un proprio un bluff .......non si capisce da dove nasce,  perché' venga diffuso  e propagandato . L’intento esclusivo è rivolto a richiamare il ventennio dittatoriale.

Perché questo avviene?

Un tentativo di risposta è molto difficile. Forse perché tutto questo si consuma in Italia, dove i conti con la storia e il fascismo non sono stati mai fatti in maniera forte, incisiva e strutturale.

E, quindi, prevale la leggerezza e il “ vogliamoci bene”.

In Germania, “ patria” del nazismo, è tutto un altro andazzo. Nessuno si può permettere di fare in pubblico il saluto fascista/ nazista…. Altro che “saluto romano”. Viene chiamato “saluto a mano tesa”.

Infatti, li catturano immediatamente, quando a qualcuno viene il “ prurito del braccio”. A Settembre, nel corso dell’Oktoberfest di Monaco, due giovani italiani alzarono il braccio...e sono stati arrestati.

 

Per approfondimenti sul saluto romano e della suo eventuale uso nell’antica Roma, consultare:

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Saluto_romano

 

 


mercoledì 31 maggio 2023

La strage – fascista- degli umili e degli sfruttati di sempre, nella provincia rossa

di Domenico Stimolo  ( per Lettera Memoria e Libertà)


     

Nella storia siciliana degli ultimi centotrenta anni, l’arco di tempo che va dall’ultimo decennio dell’ottocento al luglio 1960, è stato caratterizzato  da lotte tenaci ed epiche messe in opera dalle classi subalterne, alla ricerca del riscatto sociale, da parte degli umili, degli sfruttati di sempre. Molti eventi, drammatici e tragici, furono contraddistinti da plurimi assassinii e stragi, realizzate da un’articolazione di poteri: ceti dominanti, mafia (loro braccio armato), dalle strutture militari rappresentanti lo Stato. Si continuò, con virulenza, fino agli accadimenti drammatici che riguardarono parecchie città del luglio 1960.

L’eccidio che si consumò nella giornata del 21 maggio 1921 alle porte di Modica, passata alla cronica come l’eccidio di “ Passo Gatta” , rappresenta uno degli eventi più insanguinati ed efferati. Sei gli uccisi: Vincenzo Carulli, Rosario Liuzzo, Raffaele Ferrisi, Agostino Civello, Carmelo Pollara,  Carmelo Vacirca, diversi  i feriti gravi

Bisognerebbe ricostruire in maniera avveduta il contesto sociale e politico in atto in Sicilia (e in Italia) dalla fine della prima guerra mondiale, per comprendere il senso delle lotte contadine, la ribellione degli sfruttati e degli umili (proprio nel significato impresso da Giovanni Verga nel suo verismo), la resistenza allo squadrismo fascista.

Però, per sinteticità di scrittura e per il significato di verità delle parole, lo “stato dell’arte” fu descritto mirabilmente nel dicembre 1955, poiché nulla era cambiato – trentaquattro anni dopo -, dal sommo poeta Ignazio Buttitta nel “ Lamento per Turiddu Carnevali “.

Così, nel percorso dei versi dedicati al sindacalista ucciso dalla mafia a Sciara il 16 maggio 1955 , descrive, con parole crude e schiette, più forti di un trattato storico – sociologico,  la drammatica situazione in essere:……. “ Arricugghiu li poveri, amurusu, li dorminterra, li facci a tridenti“……..”I poveri radunò con tanto amore, i dorminterra, le facce a tridente, i mangiapoco con il fiato chiuso: il tribunale dei penitenti; di questa carne fece lega e polso e arma per combattere i potenti di quel paese esiliato e scuro dove la storia aveva trovato un muro”.

Questo era il contesto che caratterizzava la Sicilia alla fine del primo grande massacro mondiale, e nello specifico la provincia di Ragusa contrassegnata da una struttura socio-economica essenzialissime basata sulla coltivazione della terra.

Una condizione, da sempre immutata, fin dagli “albori della civiltà”, quando la stragrande maggioranza della popolazione cercava di sopravvivere  in povertà perenne lavorando, sfruttata, nelle terre, da memoria antica perennemente  in mano dei latifondisti, padri padroni dell’isola, in alleanza stretta con i poteri della nobiltà parassita e, poi, con il braccio armato della mafia, e , quindi, in successione, prima con i fascisti, e poi con il potere politico-affaristico-mafioso.

In quella fase storica, nei primi anni del novecento, specie nelle grandi aree urbane isolane, Catania e Palermo in particolare, già crescevano importanti nuclei industriali e considerevole attività di artigianato avanzato. A Palermo un rilevante nucleo di metallurgiche, a Catania siti articolati dell’industria e  importanti strutture produttive operanti nella lavorazione e trasformazione dello zolfo. Le aree interne della Sicilia continuava intenso lo sfruttamento, anche in età infantile, dei lavoratori delle miniere per l’estrazione di questa importante materia prima, con grande peso nell’esportazione. I grandi movimenti di lotta dei lavoratori avevano già fatto nascere le Camere del Lavoro:  a Palermo nel settembre del 1901, fondata da Rosario Garibaldi Bosco – uno delle guida principali nell’isola del Movimento dei Fasci siciliani, represso in maniera violenta e sanguinario dai governanti monarchici tra il dicembre 1893 e il gennaio 1894 che provocarono quasi cento uccisi -, a Catania il 19 luglio 1903, presidente Giuseppe De Felice Giuffrida – tra i più importanti organizzatori dei Fasci Siciliani, il sindaco catanese più famoso dall’unità d’Italia -; raccontano le cronache che all’inaugurazione della Camera del Lavoro sita nel palazzo dei Chierici , nella centralissima piazza Duomo erano presenti ventimila lavoratori. Nel 1919 a rilevantissimo supporto della Camera del lavoro di Catania venne dal nord, inviata dal partito socialista, la sindacalista socialista rivoluzionaria Maria Giudice, con funzioni di intervento in tutta l’area regionale.  Poche settimane addietro a Catania si è svolto un importante convegno in sua memoria .

Già, dalla fine dell’ottocento, a seguito della repressione dei Fasci siciliani, dalla Sicilia si era determinato un rilevantissimo processo di emigrazione.  In meno di trent’anni, fino alla presa violenta del potere da parte della dittatura fascista, in centinaia di migliaia fuggirono dalla Sicilia ( uomini, donne e bambini), dalla fame e dalle sofferenze quotidiane. In quella fase la “terra promessa” era l’America, del nord e del sud.

Dalla fine della prima guerra mondiale, in particolare dal 1919 al 1921, la Sicilia fu caratterizzata da un’imponente movimento di lotta dei lavoratori delle principali strutture produttive: contadini, industria, minatori …… Grandi eventi di occupazione delle terre da parte dei contadini affamati, scioperi pressanti di grande rilievo nei tessuti industriali isolani e nelle miniere. Quella fase fu chiamata il “biennio rosso” siciliano, utilizzando la stessa terminologia che in maniera originaria appellava i grandi movimenti di scioperi e rivendicazioni che contemporaneamente si svolgevano nelle fabbriche del nord Italia.

Il partito socialista ( in diversi casi affiancato dal partito popolare e dalle organizzazioni sociali loro connesse ) e l’organizzazione sindacale delle Camere del Lavoro della Cgil, guidando le lotte, si consolidarono in tutte le provincie siciliane, accrescendo in maniera molto importante la presenza e l’iscrizione, diventando punto di riferimento prioritario dei lavoratori  dei diseredati in genere, nelle campagne e nelle città, per le terre, lottando e scioperando per l’aumento dei salari e la definizione dei nuovi contratti di lavoro. Importanti, in quel periodo, i risultati elettorali furono acquisiti dal partito socialista.

A Palermo il 14 ottobre 1920 fu ucciso dalla mafia Giovanni Orcel segretario dei metalmeccanici della Fiom ( già firte e ben radicata). In particolare nelle campagne il potere latifondista reagì con grande violenza, supportato dalla mafia, dai nazionalisti, dai fascisti che ormai si stavano organizzando in Sicilia; anche i militari  ( delle varie strutture) si schierarono, “operando sul campo” …..non certo a favore di coloro che richiedevano pane, giustizia e libertà. Parecchi sindacalisti e capo lega vennero uccisi.

Un biennio contraddistinto da continue violenze, assassinii ed eccidi nei riguardi dei contadini e dei lavoratori, con molte decine di morti, gli eventi più tragici a : Riesi, Gela, Randazzo, Centuripe, Comiso.

Nel ragusano intense furono le lotte di rivendicazioni, anche contro il carovita che colpiva duro i proletari. Oltre a Ragusa il movimento si sviluppo nei principali centri cittadini: Vittoria, Modica, Comiso, Pozzallo….

Il partito socialista che  era  strutturato in maniera molto importante nelle elezioni comunali del 1920 ottenne risultati di grande rilievo conquistando la maggioranza in otto dei tredici comuni interessati al voto: Ragusa superiore, Acate, Comiso, Ispica, Modica, Pozzallo, Scicli, Vittoria; i socialriformisti conquistarono Ragusa inferiore, Giarratana e Monterosso. La recente capacità di mobilitazione dei ceti sfruttati e poveri aveva dato un  risultato inaspettato assolutamente eccezionale, di segno diverso ai risultati delle elezioni politiche dell’anno precedente, ove il militante più in vista del partito socialista Vincenzo Vacirca era stato eletto in un collegio dell’Emilia, a Bologna.

La risposta padronale, dei proprietari latifondisti e terrieri, dei nazionalisti e dei fascisti che iniziavano a organizzarsi militarmente nell’area del ragusano / e del siracusano collegato, venne fuori presto, forte e brutale, in maniera nuova e inaspettata. L’uso della violenza spietata divenne il collante “ideologico” di queste bande e dei loro promotori, da praticare, singolarmente contro socialisti e sindacalisti o in maniera tragicamente appariscente e plurale contro le strutture politiche e sindacali, dei movimenti dei lavoratori, e i luoghi amministrativi che erano stati conquistati con le democratiche elezioni.

Il 1921  (come ampiamente avvenne in Italia) fu un anno contraddistinto da atti  di violenza  squadristica gravissimi nel ragusano e, in Sicilia. Innumerevoli furono gli eventi di aggressioni e assassinii – nel corso dell’anno precedente molti atti di violenza erano stati consumati in diverse località contro i lavoratori, il partito socialista, il sindacato e le amministrazioni di sinistra, il 15 marzo fu occupato il municipio di Vittoria – ; 7 aprile a Scicli furono saccheggiate e incendiate la Lega contadina e la chiesa metodista; 9-10 aprile a Ragusa, in piazza S. Giovanni, i fascisti attaccarono a colpi di pistola una manifestazione socialista con la partecipazione dell’on. Vacirca: tre gli uccisi, Rosario Occhipinti, Carmelo Vitale, Rosario Guerrieri, oltre 50 feriti, dopo gli squadristi assalirono e incendiarono la Camera del Lavoro, le sedi delle leghe dei contadini e degli operai, la sezione socialista; Modica, 18-19  aprile occupazione e distruzione della Camera del Lavoro, costretti alle dimissioni gli amministratori socialisti, assalita l’abitazione dell’on. Vacirca, bandito dalla città dai fascisti; in caso diverso sarebbe stato ucciso. Nella prima parte dell’anno in parecchi comuni amministrati dal partito socialista i Municipi furono presi d’assalto dalle bande squadristiche, a : Comiso, Modica, Pozzallo, Scicli, Ragusa, Vittoria, costringendo con la violenza alle dimissioni gli amministratori cittadini.

Il dato è che con il 1921 nell’area del ragusano i fascisti si organizzarono in maniera strutturale, aprendo sezioni,  incrementando squadristi, iscritti e le disponibilità finanziarie concesse da coloro che si sentivano “disturbati” dalle rivendicazioni dei lavoratori. Nell’aprile del 1921 veniva inaugurata la sezione a Ragusa superiore.

Il 15 maggio 1921 si svolsero le elezioni politiche nazionali per l’elezione della Camera dei deputati, il partito socialista con oltre il 24% dei voti fu al primo posto ( il Pci, nato il 21 gennaio dello nstesso anno aveva avuto il 4,61%). Un risultato positivo  c’era stato anche nel ragusano, e l’elezione dell’on. Vacirca.

Fu in questo quadro che a Modica il 29 maggio  si svolse l’eccidio  in contrada “ Passo Gatta”.

Quella mattina un corteo di lavoratori, oltre 1500 i partecipanti che si erano radunati nella detta contrada, alla periferia della città, per protestare contro le reiterate violenze che nel corso delle ultime settimane erano state condotte contro le organizzazioni sindacali, sociali e politiche della sinistra Il corteo aveva iniziato il suo percorso muovendo verso la via Roma. Varie fonti evidenziano che in quell’area stazionava un forte presidio di carabinieri e soldati. Improvvisamente, in quella strada, quando i manifestanti erano arrivati “ a tiro”, da alcuni edifici circostanti ( strutture urbane basse, come si usava in quegli anni) – dove si erano collocati gli squadristi fascisti –  si iniziò a sparare forsennatamente contro i lavoratori. Una strage preparata in maniera preventiva. Molti, decine e decine, i feriti. In alcune cronache viene riportate che successivamente tre feriti colpiti dalle fucilate fasciste perirono, portando, quindi, a nove gli uccisi, – lavoratori , socialisti e anarchici-  A terra, assassinati, rimasero “i dorminterra, le facce a tridente, i mangiapoco con il fiato chiuso”…..

La violenza fascista, supportata in particolare dai grandi proprietari terrieri, continuo’, mese dopo mese, nel ragusano e in tutte le provincie siciliane, uccidendo decine di persone, molti i feriti. Tra i tanti brutali episodi  si evidenzia, poiché era presente, Maria Giudice, l’evento tragico di Lentini ( Sr) del 10 luglio 1922 ( il paese era amministrato dai socialisti, dato che nelle elezioni amministrative dell’autunno 1920 avevano ottenuto 24 seggi comunali su 30). La sindacalista socialista dopo avere svolto un appassionato intervento venne arrestata. Nacquero furibondi scontri con le forze di polizia e un nutrito gruppo di fascisti-nazionalisti, che durarono tutta la notte: quattro gli uccisi, 50 i feriti.

Poi, nell’ottobre del 1922, il colpo di stato fascista  ( sostenuto dalla monarchia regnante) con la cosiddetta “ marcia su Roma”. Il buio e le distruzioni della varie guerre fasciste calarono sull’Italia. La Libertà fu riconquistata ventitré anni dopo con la Lotta di Liberazione.

da qui

martedì 22 gennaio 2019

Melissa: terra di salvataggi a mare e… - Domenico Stimolo



Melissa è un piccolo comune calabrese in provincia di Crotone (3521 abitanti): il toponimo si riferisce al greco, richiama il miele, le api. Melissa torna alla ribalta nelle cronache nazionali giovedì 11 gennaio, a seguito dello sbarco di 51 profughi curdi, in fuga dalle aree di guerra del Kurdistan iracheno.
Melissa era già stata al centro dell’attenzione italiana sessantanove anni addietro, il 29 ottobre 1949, le forze di polizia spararono nel corso di una pacifica manifestazione di braccianti che si svolgeva nella frazione di Fragalà: tre contadini rimasero uccisi, quattordici feriti.
L’evento recente che poteva trasformarsi in tragedia è ormai noto ai più, anche se non ha avuto l’onore delle “prime pagine” informative. Giovedì 11 gennaio, quasi alba, ore 4.30, davanti al lungomare di Torre Melissa: una barca a vela non riesce ad approdare, il fondale è basso e le onde consistenti. Il natante si rovescia su un fianco, disperazione e urla si innalzano dall’imbarcazione. L’acqua del mare Ionio inizia ad entrare violentemente nella “stiva” dove si trovano i 51 profughi, tra cui sei donne e quattro bambini. Urla sempre più strazianti lacerano il buio della notte. 
Le storiche guardie della trecentesca torre aragonese di Torre Melissa, messe ad avvistare le scorrerie dei pirati sulle coste ioniche, non possono più sentire. Ormai da tanti secoli, passato il pericolo, sono state smobilitate. Però, l’udito e i sentimenti dei residenti sono fini. Sentono le grida che arrivano dal ridosso del mare, e accorrono per prestare aiuto.
Sono i cittadini “anonimi” che in attesa dell’arrivo delle forze istituzionali diventano diretti protagonisti.  Intrepidi e umani, noncuranti del freddo e delle onde frementi , dalla riva al mare, con in testa il sindaco (Gino Murgi) fanno catena umana. Non si fermano sulla tolda, entrano nel ventre del barcone capovolto, per tirare fuori i più deboli, i bambini, le donne.
Portano calore umano, civica solidarietà, vivi sentimenti di accoglienza, solidi bracci per il salvataggio, vestiti, provviste e quant’altro necessario. I salvati vengono portati in un vicino albergo che nel frattempo, nel cuore della notte, ha aperto le porte. Subito si inizia ad approntare quanto necessario.
E’ il cuore grande del Sud: pur fra le tante tenaci e dure contraddizioni (che contraddistinguono la struttura sociale tenuta sotto scacco da organizzazioni criminali) tiene alto i valori dell’umanità. La popolazione – memore del tragico  “destino” di emigrazione, di sfruttamento e di lotte – resiste al becero odio che in questa fase storica viene brutalmente e quotidianamente propagandato e messo in opera contro gli esseri umani che cercano protezione e rifugio, cercando vilmente  di aizzare i contrasti fra i poveri e i derelitti, gli emarginati più deboli, lasciando invece integri gli enormi e solidi capitali che caratterizzano il vertice della struttura sociale.
110 km da Melissa – provenendo da sud – c’è Riace, storica cittadina che dall’alto si affaccia sul mare Ionio, diventata famosa nel mondo per il suo collaudato innovativo sistema di solidarietà partecipativa nei riguardi dei profughi, inventato dal sindaco (ex) Mimmo Lucano….poi inquisito. Riace già nel 1998 (il 1 luglio) accolse con viva trepidazione umana circatrecento curdi, tratti in salvo alla Marina prima che il barcone dei profughi affondasse.
E’ questa la “costa dei greci”. Nel 1972 furono ritrovati a mare i famosi “bronzi di Riace” (due gigantesche statue bronzee di epoca ellenistica). Tutta l’area è un antico luogo di approdo dei profughi migranti provenienti dalla Grecia, che già alcuni secoli prima dell’era di Cristo sbarcarono per tanti anni numerosi in quelle rive (nel sud e in Sicilia) colonizzando, portando civiltà, democrazia e solidarietà. Il “fato” ha voluto che adesso 51 profughi curdi, provenienti da orribili zone di guerra, siano sbarcati a poca distanza dagli eventi di vent’anni addietro.
Il giorno prima (mercoledì 9 gennaio) dopo una lunga odissea sul mare in tempesta – durata 19 giorni –  dopo un accordo tra vari Paesi europei finalmente sono sbarcati a Malta le 32 persone che si trovavano sulla nave ONG Sea Watch 3 e le 17 persone salvate 11 giorni prima dalla nave ONG Sea Eye. Da parte degli organi governativi insistentemente si affermava che i porti italiani “erano chiusi” mentre i traffici marittimi continuavano tranquillament. Ma il “destino umano” si era messo in moto, guardando a Melissa.

Il 29 ottobre del 1949 nella contrada Fragalà di Melissa assieme al forte vento fischiarono le pallottole di moschetto. Erano i colpi delle forze di polizia sparati contro i braccianti.
I morti di fame” di sempre, gli sfruttati scheletri ambulanti senza scarpe, così come i figli e le mogli, i mangiatori di pane, cipolle e olive, cresciuti nell’analfabetismo come gabbia di vita,merce da strapiantare dai luoghi nativi specie per l’emigrazione americana (nord e sud) e australiana, nel crotonese e nel sud in generale. Prima e dopo l’Unità d’Italia, durante il fascismo schierato con i grandi proprietari terrieri che, come “rimedio” alla denutrizione, partì alla conquista delle colonie in massacrando i popoli etiopi, libici, eritrei e poi si infilò nella guerra assassina del 1940 (ma prima ancora con la monarchia che gestì il grande massacro del 15-18) sempre i braccianti fornirono la carne da macello nelle trincee.
Ma alla fine della seconda guerra mondiale i braccianti volevano vivere da uomini liberi, con l’obiettivo elementare di mangiare due volte al giorno, in case separate dalle stalle, con i vestiti, le scarpe, con lu cure essenziali, con la scuola per i figli, con la carne due volte al mese. Volevano il riscatto dall’asservimento di sempre, quindi pane, pace, giustizia e libertà. Volevano avere appezzamenti di terra da coltivare per la loro sopravvivenza, gestirsi direttamente, non più spolpati e schiavizzati come avvenuto nel corso dei secoli, rimpolpando esclusivamente le ricchezze dei latifondisti e dei loro lacchè. Intendevano affrancare il loro futuro. Immediatamente dalla fine della guerra in tutto il Meridione, con la spinta emotiva, politica e sociale della nuova Italia liberata che nasceva e dalla voglia di partecipazione diretta repressa dal fascismo, guidati dai nuovi Spartacus delle campagne e dalla CGIL-Federterra, centinaia di migliaia di contadini e braccianti iniziarono le loro strenue lotte, rompendo le catene secolari per rivendicare il diritto alla vita.
Tanti gli uccisi, a decine e decine, a centinaia i feriti, dalle pallottole delle forze dell’ordine e dagli uomini delle mafie, braccio armato dei latifondisti.

Partiti prima dell’alba del 29 ottobre 1949 i braccianti avevano occupato l’enorme feudo abbandonato a Fragalà di Melissai: il latifondo prendeva il nome Fragalà, nel 1811 metà dell’enorme estensione terriera era stata assegnata al Comune, assorbita poi dal latifondista barone Breviglieri. Si erano mossi a piedi e con gli asini, facendo parecchi chilometri. Volevano il LAVORO. La polizia aveva già caricato i braccianti che avevano occupato i feudi incolti nelle zone circostanti, a Polistena, Ferdinandea, Isola, Strongoli e in molti altri luoghi. I braccianti avevano la giusta pretesa che fosse applicata la nuova legge Gullo – ministro socialista, di Cosenza, nel 2° governo Badoglio – varata nell’ottobre del 1944 dal nuovo governo italiano (quando il nord era ancora occupato dai nazifascisti) contro i latifondisti e a favore dei contadini-braccianti. La legge si chiamava “Concessioni ai contadini delle terre incolte” finalizzata all’abolizione dei latifondi e alla distribuzione delle terre. Data la resistenza dei latifondisti, delle vecchie baronie e degli ambiti padronali in genere, la legge era rimasta ampiamente inapplicata.
Accolsero festanti le forze di polizia, davanti le donne e i bambini, poi gli spari quando ibraccianti iniziarono a dissodare il terreno. Sulla nuda terra restarono Francesco Nigro di 29 anni, Giovanni Zito 15 anni mentre Angelina Mauro di 24 anni, gravemente ferita morì una settimana dopo e altri quindici rimasero  colpiti. In dieci minuti furono sparati trecento colpi. Il giorno prima a Isola Capo Rizzuto (Crotone) era stato ucciso il contadino Matteo Aceto.
Onore civile e democratico a Melissa e ai suoi abitanti…ieri e oggi.

mercoledì 4 luglio 2018

Migranti: invasione (presunta), tragedie (vere) e disobbedienza (da organizzare)





I numeri letti da DOMENICO STIMOLO, Se fosse tuo figlio di SERGIO GUTTILLA e un appello: piccolo dossier su umani che migrano e altri umani che devono scegliere da che parte stare

Italia invasa? Falso!
Europa invasa? Falso!
Gaia Terra invasa? Sì… dagli alieni extraterrestri!
La forza potente della verità dei “numeri”

                                                       “ Chi decide di fuggire dalla guerra o dalla povertà si lascia tutto alle spalle  scappando per continuare a vivere, a prescindere da tutto”                                    da  «Le cicogne nere. Hidma la mia fuga» – a cura  di Abdelfetah Mohamed                                                                            
Mentre nella Gaia Terra si assiste ad una dirompente crescita di persone che scappano dai loro Paesi nativi – chiedendo rifugio e protezione dopo drammatici viaggi di fuga, a seguito di guerre, persecuzioni per motivi razziali, religione, appartenenza a specifici gruppi sociali o politici,  fame, disastri ambientali, desertificazione e carestie, violazione dei diritti umani – specie nei Paesi “occidentali” avanza in maniera veloce e tragica un processo di decadimento dei valori umanitari democratici universali. Ritornano in maniera preponderante forme becere di nazionalismo, conflittualità e contrapposizione fra Stati.
Eppure gli Stati di questa parte del mondo sono detentori della parte immensamente più grande della ricchezza mondiale, con capicordata Stati Uniti e Europa.  
Tranquillamente continuano a fare i loro affari di egemonia e sfruttamento delle parti deboli del mondo, godendo degli immensi “ frutti di ritorno”. In una maniera sempre più devastante per i valori fondamentali dei Diritti Umani e Sociali – conquistati a duro prezzo nello scenario mondiale a seguito della sconfitta del nazifascismo e delle grandi dittature – e per le condizioni di vita delle persone che vivono nelle zone povere del mondo.
Mentre con le loro azioni contribuiscono in maniera determinante a creare le condizioni di fuga, avanza in parti importanti delle loro strutture politiche e sociali, in maniera veloce e tragica, un processo di decadimento e disprezzo per gli “altri”considerati diversi, quindi odio e razzismo.
In questo spicchio di mondo tutti (o quasi) gridano all’invasione!  
Faro e guida sono rappresentati dall’ideologia politica  delle destre, vecchie e nuove, che come al solito vorrebbero la botte degli affari globali piena e la “selettività” nella distribuzione degli “immensi utili”, mantenendo la fatture della “razza elettaincontaminata”, nel tipico modello fantascientifico-fiabesco-nazionalista-razzista.  
Le sinistre, fortemente contaminate negli spezzoni “storici”, non sono in grado di reazioni significativamente decisive.
Si costruiscono smisurati muri e recinzioni, si blindano mari e confini di nuovo “santificati” nelle glorie patrie, con continui e ossessivi messaggi si voglionorecingere  le menti e le scelte dei cittadini.
Avvengono eventi inimmaginabili fino a poco tempo addietro: decine di migliaia di bambini strappati ai loro genitori (USA) e rinchiusi dentro enormi gabbie; navi con profughi vaganti nel Mare Mediterraneo data la chiusura dei porti; ferrei controlli alle frontiere a caccia di uomini, donne e bambini fuggiaschi. Decine di migliaia di persone sono morte annegate nel Mediterraneo,  a pochi passi dalle nostre città. Il mare è pieno di cadaveri!
Nella ricostruzione della grande tragedia umana un grande contributo alla conoscenza è stato dato dal quotidiano inglese “ Guardian”. Il 20 giugno ha pubblicato una lista di 34.361 persone che sono morte cercando di raggiungere l’Europa (la Fortezza Europa). I dati – la lista per le difficoltà oggettive non è completa – sono stati raccolti dalla Ong olandese “United for Intercultural Action”; la ricerca è iniziata 25 anni addietro. Nel 1993 è stata recensita la morte di 91 persone; nel 2017 di 3915. La maggior parte delle persone morte non hanno un nome. Sono “sconosciute” le ragioni della fuga, le sofferenze, le fattezze umane, le speranze. In Italia il quotidiano «il manifesto» ha pubblicato l’elenco completo il 22 giugno.
Resteranno sempre ignote le moltissime persone morte lungo il percorso del loro travagliato viaggio, a partire dai loro Paesi di origine, prima di affrontare i mari. La parte più consistente riguarda certamente l’Africa. I “numeri” sono di grandi dimensioni.
Gli esseri umani che cercano rifugio, da parte dei vocianti, scatenati impegnati da diffondere odio e diversità da “spianare”, vengono descritti come i nuovi untori del XXI secolo, da scacciare e rinchiudere nelle galere.  Gli organi di informazione – in gran parte, deliberatamente o in forma inconsciamente “robotica” – sono diventati i veicoli amplificatori di questi messaggi.
fuggiaschi, come dichiarato nell’ultimo rapporto di UNHCR – Agenzia Onu Global Trend – nella ricorrenza della Giornata Mondiale del Rifugiato, sono 68 milioni… sono persone non container di merci.
Molti governanti e tutte le forze politiche di destra (specifiche o in foggia travisata) in Europa gridano forsennatamente al respingimento come se i loro Stati fossero le mete principali o esclusive dei fuggiaschi. Dati i messaggi politici promulgati, gran parte delle popolazioni non ha una visione e una conoscenza comune sulla drammatica questione.
Pur vivendo in una fase storica di interconnessione informativa planetaria, continua e pluriarticolata, mai verificatasi nella storia umana, si è ritornati a una condizione didealfabetizzazione di massa. Non tanto sull’elementare tradizionale sapere del “leggere e scrivere”, ma sulla conoscenza delle vicende e sui parametri che caratterizzano il mondo.
Il forte processo di ritorno all’esaltazione di modelli teorici e operativi nazionalisti(sovranismo o quant’altro), di riduzione dell’interesse complessivo, con l’attenzione rivolta solo alle vicende della cosiddetta “casa propria” e di estrema semplificazione dei messaggi della propaganda e di lettura degli eventi, obnubila  i cervelli cosa già tragicamente vista nella storia recente). Vietando di pensare in maniera attenta e togliendo qualsiasi volontà di approfondimento, di pesare in maniera appropriata: “numeri”, fatti e luoghi.
In Italia (conosciamo in maniera più appropriata le dinamiche in atto, ma c’è un filone comune che lega i Paesi europei) è stato artificiosamente creato un modello di attenzione rivolto alla “sicurezza” personale mirato solamente ai pericoli (furti, rapine, violenza alle persone… che complessivamente sono in calo olttetutto) per suggerire in maniera esaltata che possono derivare dalla presenza di profughi e migranti. Una forsennata campagna di disinformazione, sottile e persuasiva, ben giostrata e alimentata – pur in un quadro nominale di pluralità . come già avvenuto negli anni bui della dittatura ha creato di nuovo il “nemico”.
Le persone profughe e migranti, spogliate dalle sembianze umane, sono state fatte diventare orripilanti “oggetti” che devono essere discriminati, perseguiti e cacciati, distrutti. Questo “nemico” è la causa unica ed esclusiva di tutte le distorsioni sociali che attanagliano l’Italia. Tutto il resto non esiste più!
Infatti è quasi svanito, rimosso, messo nelle ultime fila della discussione e della gestione politica, l’oggettivo comune sentire sul concetto di sicurezza che riguarda tutta l’articolazione della vita quotidiana. Giusto per ricordarne alcuni dei principali:
– mantenimento del posto di lavoro e grandi difficoltà della precarizzazione;
– salario e stipendio iniquo e insufficiente;
– utilizzo insoddisfacente dei servizi sociali, asili, scuole, sanità;
– integrità fisica nell’esplicitazione dell’attività lavorativa (13.000 morti negli ultimi dieci anni) ma anche nelle strade (nel 2016, 3.283 vittime e 249.175 feriti);
– pericoli alimentari, dato l’ampio uso di prodotti chimici nelle lavorazioni;
– inquinamenti velenosi che pervadono le nostre città e i territori, determinando la morte di molte decine di migliaia di persone ogni anno;
– precarietà dell’abitare, negli ultimi anni sono in forte crescita gli sfratti;
– violenza sulle donne, femminicidi, stupri, persecuzioni in continuo aumento; – penetrazione delle organizzazioni mafiose in tutte le aree territoriali nazionali con nefaste conseguenze sul piano economico e sociale.
Segmenti sociali e della struttura civile resistono, con grandi difficoltà, cercando di riportare all’analisi, all’impegno comune, alle lotte, tutta la gamma delle sicurezze che, in maniera drammatica, riguardano i soggetti più esposti, a partire dai milioni di disoccupati e di poveri. 
Inoltre, sul piano interno, riguardo profughi e migranti l’attenzione è esclusivamente rivolta all’Italia.
Sulla cosiddetta “invasione”, il modo di comunicare di gran parte dei rappresentanti della politica e delle forze di governo, l’impostazione dei cosiddetti “confronti” e degli “approfondimenti” televisivi, il modo di dare notizie…mettono al centro gli eventi che riguardano il nostro Paese, .come se fosse soltanto l’Italia ad essere interessata della drammatica questione.
Di ciò che succede in Europa si parla in maniera del tutto sporadica, con un unico argomento all’attenzione: le quote dei profughi che dovrebbero essere trasferiti negli altri Paesi europei.
Di ciò che succede nel “resto del mondo”, qualcosa si dice sottovoce solamente il venti giugno, in ricorrenza della Giornata del Rifugiato.
Quindi, la gran parte degli italiani ha acquisito la percezione che l’invasione riguarda solamente l’Italia! Con conseguente dirompente crescita di rigurgiti razzisti di odio, forieri di nuove persecuzioni.
Vengono dileggiati i valori costituzionali e le normative internazionali basati sul riconoscimento del diritto di asilo, quindi l’accoglienza, l’assistenza, l’applicazione dei diritti umanitari, il salvataggio a mare.

FUGGIASCHI NEL MONDO

68 milioni  i fuggiaschi :
Dai dati riferiti al 2017 emerge che 40 milioni, pari al 65%, sono spostamenti all’interno del proprio Paese (sfollati), 25 milioni i rifugiati,  3,1 milioni richiedenti asilo . Un aumento di grande rilevanza si è verificato nell’ultimo ventennio. Infatti nel 1997 i fuggiaschi erano 33,9 milioni.
Per lo più sono fuggiti e si trovano allocati nelle parti povere del mondo.
Paesi di maggiore provenienza – tutte aree di guerra – sono: Siria 6,3 milioni,Afghanistan 2, 6 milioni, Sud Sudan 2,4, Myanamar 1,2, Somalia 986.400, Sudan, Congo, Repubblica Centroafricana, Eritrea, Burundi.  
I Paesi che accolgono più rifugiati sono: Turchia 3,5 milioni (quasi 3 milioni vengono dalla Siria), Pakistan e Uganda con 1 milione e 4oomila, Libano 989.900,Iran 979.400, Germania 970.400, Bangladesch 932.200, Sudan 906.600, Giordania685.000 (dato del 2016), Congo 452.000 e Kenia 451.000 (sempre nel 2016).
I bambini e i ragazzi al di sotto dei 18 anni rappresentano il 51% del totale dei fuggiaschi.
E’ bene che tutte le “oche starnazzanti” sull’invasione – dato il loro scarso patrimonio culturale e di conoscenza geografica – apprendano che sui Paesi soprariportati, due Stati  di piccole dimensioni hanno accolto moltissimi rifugiati: Libano e Giordaniahanno rispettivamente 6 e 9,5 milioni di abitanti, con un PIL (nel 2016) pro-capite di 7914 e 4087 dollari (il Pil Italia è di 30927 dollari).
Riguardo i rifugiati storici – 11,5 milioni – la componente principale è rappresentata dai palestinesi, 5,3 milioni alla fine del 2016 (il numero più grande è allocato in Egitto), poi gli afgani in Pakistan (negli ultimi anni è iniziata la fase del ritorno).
Sugli sfollati interni (dati del 2016) al primo posto delle disgrazie di trova la Colombia con 7,4 milioni di persone, poi Siria con 6,3 milioni, Iraq 3,6 milioni, Congo 2,2 milioni, Sudan e Nigeria con 2,2, Yemen 2 milioni, infine Sud Sudan, Ucraina e Afghanistan con un milione e 800mila.
Sui richiedenti asilo (3,1 milioni nel 2017) –la situazione europea sarà affrontata nel dettaglio successivamente – riguardo i Paesi riceventi richiesta, al primo posto c’è la Germania, poi Stati Uniti (262.000 richieste nel 2016, provenienti dal Messico e dall’America centrale) quindi Turchia, Francia, Italia,Grecia, Austria, Inghilterra, Sud Africa, Uganda.
richiedenti (dati 2016, primi dieci Paesi) provengono dalle seguenti realtà per la gran parte interessate da situazioni di guerra: Siria 347.000, Afghanistan 238.000, Iraq 135.000, Iran 61.000, Congo 60.000, Pakistan 58.000, Eritrea 57.000, Nigeria 56.000, El Salvador 43.000, Ucraina 39.000.
Gli apolidi (cioè senza cittadinanza/Stato) rappresentano una consistenza molto significativa. Sono circa 3.2 milioni del totale.

SITUAZIONE IN ITALIA
Richieste di asilo 2017: totale 130.139

Uomini                                    109.066
Donne                                        21.053
Di cui:
Minori non accompagnati        9782
Minori accompagnati                6527

ESITI:
RESPINTE                                46.992          58%
Umanitaria                              20.166    
Rifugiati                                      6827
Sussidiaria                                  6880                             
Altri esiti                                       662
Totale esiti positivi               33.873           41%
          
TOTALE esaminati                 81527                                        
Nello stesso anno (2017) nell’Europa a 32 Paesi sono state esaminate 973.415 richieste (fonte Eurostat – Ufficio Statistico della Comunità Europea).
Quindi le richieste esaminate in Italia rappresentano l’8,38% del totale europeo – 32 Paesi –, compreso Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera. 
Nel 2017 nell’Europa (a 28) la popolazione ammontava a 511.522.000; iItalia iresidenti erano 60.589.000, corrispondente a l’11,84%.
Nel 2016 le richieste esaminate in Italia sono state 89.875, in Europa – 32 paesi –1.106.405 (punta massima in assoluto). Di queste richieste complessive, nell’ UE-28, 672.000 persone hanno avuto riconoscimento positivo in primo grado, pari al 60%:366.000 status di rifugiato, 258.000 status di protezione sussidiaria, 48.000 autorizzazione a soggiorno per motivi umanitari.     

Nel  2016 in Italia sono state concessi 36.666 riconoscimenti positivi per soggiornare.  Rigettate 54.254 richieste (60%).
Quindi due anni addietro, proprio quando si è toccata la punta massima degli arrivi di profughi in Italia, sul totale europeo degli status concessi la quantità riconosciuta nel nostro Paese ammontava solo al 5,45%.
E’ QUESTA L’INVASIONE PROPAGANDATA?  

EUROPA
Nel dettaglio coma va la situazione in Europa?  Al di là delle chiacchere italiane, le fonti Eurostat sono molto illuminanti.
Nel periodo che va dal 2008 al 2017 nell’UE (a 32 Paesi) sono state prese in esame un totale di 4.555.530 richieste, pari allo 0,89% della popolazione residente al 2017.
Complessivamente, nello stesso periodo, le domande avanzate nell’UE sono state5.740435, pari al’1.22% della popolazione residente al 2017.
Numeri grandi? Ebbene due “micro Paesi” come il Libano e la Giordania hanno assorbito 1.675.000 rifugiati.
Nel 201in EU le richieste di asilo e misure complementari concesse sono state 538.120. Così suddivise:
·         Stato di rifugiato             271.630
·         Protezione sussidiaria    188.960
·         Protezione umanitaria      77.530
·         Rifugiati reinsediati            23.925 

In rapporto a ogni milione di abitante (popolazione al 1 gennaio 2017): al primo posto c’è la Germania con 325.370 permessi concessi, 3945 per milione di abitanti (82.521 milioni di abitanti) segue l’Austria con 33.925 permessi, 3865 per milione, alterzo posto la Svezia con 31.235, 3125 per milione. Dal quarto al sesto posto:Lussemburgo con 1130, 1915 per milione/ab; Malta con 815, 1770; Svizzera con14.785. Dal sesto al nono posto:  Belgio con 12.895, 1135 per milione/ab. (11,351 m. di abitanti); Cipro, con 1300, 1110 per milione/ab. (854.802 abitanti); Grecia con12.015, 1115 per milione di ab., 10, 768 m. di abitanti. Dal decimo al dodicesimo postoNorvegia con 5270, 1000 per milione di ab. (5,258 m. di abitanti); Finlandiacon 4255, 775 per milione/ab. (5,503 milione di abitanti); Liechtenstein con 25,  660 per milione/ab. (37.810 abitanti). Dal tredicesimo al quindicesimo postoFrancia con40.575, 605 per milione/ab. (66.989 m. di abitanti); ITALIA con 35.130, 580 per milione di ab. (60,589 m. di abitanti);  Paesi Bassi con 9090, 530 per milione di ab. (17,82 m. di abitanti). Dal sedicesimo al diciottesimo postoDanimarca con 2750, 480 per milione di ab. (5,749 m. di abitanti); Islanda con 125, 370 per milione di ab. (338.349 abitanti); Bulgaria con 1705, 240 per milione di ab. (7,102 m. di abitanti). Dal diciannovesimo al ventunesimo posto: Regno Unito con 15.645, 240 per milione di ab. (65,809 m. di abitanti); Irlanda con 720, 150 per milione di ab. (4,784 m. di abitanti); Lettonia con 275, 140 per milione di ab. (1,950 m. di abitanti). Dalventiduesimo al ventiquattresimo posto: Ungheria con 1290, 130 per milione di ab. (9,798 m. di abitanti); Lituania con 295, 105 per milione di ab. (2,848 m. di abitanti);Spagna con 4700, 100 per milione di ab. (46,528 m. di abitanti). Dal venticinquesimo al ventisettesimo posto; Slovenia con 150, 75 per milione di ab. (2,066 milioni di ab);Estonia con 95, 70 per milione di ab. (1,316 m. di abitanti); Romania con 1330, 70 per milione di ab. (19,644 m. di abitanti). Dal ventottesimo al trentesimo posto:Portogallo con 500, 50 per milione di ab (10,310 milioni di ab); Croazia con 170, 40 per milione di abitanti (4,154 milioni di ab); Rep. Ceca con 145, 15 per milione di ab (10,579 m. di abitanti). Infine al trentunesimo e trentaduesimo posto: Polonia con560, 15 per milione di ab. (37,973 m. di abitanti) e Slovacchia con 60, 10 per milione di ab. (5,435 m. di abitanti).
Sul totale delle richieste presentate sono stati concessi 558.330 permessi.
La situazione è molto differenziata. La Germania rappresenta il 58% degli asili concessi nell’UE-32 – nel 2016 sono stati il 57% .
Scorrendo l’elenco è ben visibile un consistente numero di Paesi che, trincerati nei loro confini con una chiusura razzista di stampo medioevale, mantengono una posizione totalmente divergente dagli Stati europei che sono il polmone principale dei fuggiaschi.
Per esempio nel 2016 Grecia, Irlanda, Polonia e Ungheria hanno avuto un tasso di rifiuto delle domande di primo grado di oltre il 75%.
E’ la contraddizione principale su cui si regge la Comunità Europea. In questa maniera, a parte le questioni di gestione economica e finanziaria, vengono infranti i valori culturali fondamentali che hanno retto la costruzione della “nuova Europa”dopo la fine della seconda guerra mondiale: valori definiti per evitare il ritorno dei nefasti nazionalismi che nei primi 45 anni del Novecento hanno flagellato il continente con oltre cento milioni di morti e immani distruzioni.
Il rischio palese, già in corso, è la distruzione del concetto di Unione Europea, con il ritorno di tutti i fantasmi e i tragici pericoli del recente passato.
Infatti non si vogliono adottare politiche comuni sull’accoglimento dei rifugiati, a partire da modelli condivisi di accoglienza e dai ricollocamenti. Come drammaticamente emerso ulteriormente nel vertice europeo di alcuni giorni addietro.
Da rilevare inoltre – come ben noto da parecchi anni – che una quantità considerevole di  rifugiati approdati in Italia non intendono restare nel nostro Paese. Dati i vincoli in atto, cercano nelle maniere più pericolose, anche foriere di morte, di uscire verso gli Stati confinanti, per raggiungere altre mete.
RICHIESTE ASILO IN ITALIA 2018
Nel primo semestre del 2018 la situazione generale ha già avuto un cambiamento sostanziale.
In ITALIA il decremento sulla richiesta di asilo è stato notevolissimo:
·         Gennaio, 6874 persone (5700 uomini, 1174 donne; di cui 656 minori non accompagnati, 47 minori accompagnati).
·         Febbraio, 5942 (4797 uomini,1145 donne; di cui  598 minori non accompagnati, 20 minori accompagnati).
·         Marzo, 6100 (4887 uomini, 1213 donne; di cui 572 minori non accompagnati, 18 minori accompagnati).
·         Aprile, 4525 (3556 uomini, 969 donne, 411 minori non accompagnati, 8 minori accompagnati).
·         Maggio, 5172 (3997 uomini, 1175 donne; di cui  340 minori non accompagnati).
Totale 5 mesi: 28.613.  Media mese 5722.
Nel 2017 le richieste di asilo sono state 130.139. Media mese 10.844.
Bisogna soffermarsi sulle decisioni assunte in Italia riguardo la richiesta di asilo nei primi 5 mesi del 2018 – complessive 40.123 -:
·         Gennaio, esaminate 6550, respinte 3950: cioè il 60%
·         Febbraio, esaminate 6631, respinte 4099: il 62%
·         Marzo, esaminate 9843, respinte 6099: 62%
·         Aprile , esaminate 8000, respinte 4781: 60%
·         Maggio, esaminate 9099, respinte 5595  60%
Arrivi profughi via mare (Mediterraneo) in Italia:
al 12 giugno 2018: 14.286
2017:  119.369
Arrivi nel Mediterraneo: 
al 12 giugno 2018:
Grecia:   12.065            nel 2017:  29.718         nel 2016: 173.450
Spagna     8.727            2017:  22.103         2016:      8.162

Profughi annegati nel Mediterraneo
al 12 giugno 2018: 784              nel 2017: 3081                          nel 2016: 5096

RICHIESTE DI ASILO NELL’UNIONE EUROPEA 2018:
·         Gennaio  53.175        –  nel 2017: 61.528 –
·         Febbraio  45.908       – nel 2017: 58.946 –
·         Marzo      47.957        – nel 2017: 66.433 –
·         Aprile       49.716        – nel 2017: 49.966 –
Totale 4 mesi:   196.756         -tot. 4 mesi 2017: 236.873                 differenza: – 40.117      -17%         
Rimane di approfondire l’aspetto dei “rimpatri” forzati. E’ bene lasciarlo ad altra occasione.

Un dato è certo. In Italia stiamo vivendo la fase più oscura dalla fine della guerra. Nel corso del 2017, con gli appositi accordi definiti, si era lasciata mano libera alla Libia (zona di guerra) priva dei requisiti basilari di libertà, solidarietà e assistenza. Un grande carcere per i profughi.
Ora – dalle decisioni governative assunte da Lega e 5 Stelle – viene rimpolpato il ruolo della Libia e vietati gli sbarchi in Italia da parte delle navi delle ONG (attori principali dei salvataggi a mare) con tutte le traversie per i profughi già determinatesi.
I morti in mare si sono intensificati.
Se non ora quando? Occorre rendere visibile lo sdegno da parte di quegli italiani – e sono tanti – che mantengono alto nel cuore e nella mente la difesa dei valori prioritari della Costituzione, della memoria sugli eventi fondativi della nostra libertà e sulle decine milioni di italiani che nel corso degli ultimi 150 anni sono stati costretti a fuggire migranti dal proprio Paese nativo.  
FONTI: UNCHR, EUROSTAT, Ministero Interno


Se fosse tuo figlio
riempiresti il mare di navi di qualsiasi bandiera.
Vorresti che tutte insieme a milioni facessero da ponte per farlo passare.
Premuroso, non lo lasceresti mai da solo faresti ombra per non far bruciare i suoi occhi, lo copriresti per non farlo bagnare dagli schizzi d’acqua salata.
Se fosse tuo figlio
ti getteresti in mare, uccideresti il pescatore che non presta la barca, urleresti per chiedere aiuto, busseresti alle porte dei governi per rivendicarne la vita.
Se fosse tuo figlio
oggi saresti a lutto, odieresti il mondo, odieresti i porti pieni di navi attraccate.Odieresti chi le tiene ferme e lontane Da chi, nel frattempo sostituisce le urla con acqua di mare.
Se fosse tuo figlio
li chiameresti vigliacchi disumani, gli sputeresti addosso. Dovrebbero fermarti, tenerti, bloccarti vorresti spaccargli la faccia, annegarli tutti nello stesso mare.
Ma stai tranquillo,
nella tua tiepida casa
non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Puoi dormire tranquillo
e sopratutto sicuro.
Non è tuo figlio.
E’ solo un figlio dell’umanità perduta, dell’umanità  sporca, che non fa rumore.
Non è tuo figlio, non è tuo figlio.
Dormi tranquillo, certamente non è il tuo.
Sergio Guttilla, 29 giugno 2018
Dedicata ai 100 morti in mare, morti affogati in attesa di una nave che li salvasse.

Migranti, disobbedienza civile contro le scelte dell’Italia
APPELLO. Il nostro governo si sta assumendo la responsabilità politica, etica e penale di trasformarci in corresponsabili di ulteriori tragedie. A questo non possiamo che opporci con forza (*)
Il 22 giugno la Guardia Costiera italiana ha inviato un comunicato ai comandanti delle imbarcazioni che si trovano nella zona del Mediterraneo antistante la Libia in cui si intima, in caso di soccorso di naufraghi, di chiedere appoggio alla Guardia Costiera libica.
Questo è l’ultimo atto imposto dal governo italiano che ha deciso unilateralmente di chiudere ogni possibilità di sbarco nei porti italiani ai profughi che con imbarcazioni di fortuna e dopo aver attraversato l’inferno dei campi di concentramento in Libia (dove a volte sono detenuti per anni subendo ogni sorta di violenza fisica e psicologica e di ricatto economico). Contravvenendo e violando in questo modo moltissime convenzioni internazionali che riguardano il diritto marittimo e umanitario, ma soprattutto rendendosi primo artefice di altre tragedie.
Il nostro governo sa benissimo che far rientrare i profughi in Libia, come già sta avvenendo, significa rimetterli nelle mani degli aguzzini delle bande armate più o meno legate al governo libico di Al Sarraj, che diverse inchieste internazionali hanno dimostrato essere le organizzatrici del traffico di persone e non come sostengono Matteo Salvini, Danilo Toninelli e Giuseppe Conte, insieme con tutto il governo italiano, le Organizzazioni Non Governative che, invece, da anni salvano migliaia di vite nel Mediterraneo.
Questo braccio di ferro è insensato perché non è vero che in Europa c’è un’emergenza profughi. In ogni caso, chiusura o non chiusura dei porti italiani, la fuga dai Paesi dove ci sono guerre civili (più o meno esplicite) non si fermerà, perché la gran parte delle donne, degli uomini e dei bambini fuggono dai regimi corrotti e dittatoriali con cui il nostro governo spera di far accordi per fermarli.
Irrigidire le attuali regole sul suolo europeo, il progetto di trasformare gli hot-spot in veri campi di concentramento, rispedire nei Paesi di primo ingresso i richiedenti asilo che li hanno lasciati o ripristinare i controlli alle frontiere terrestri, non sarà la soluzione perché renderà ancora più precaria e insicura la vita dei profughi. Tutto ciò darà solo più forza al razzismo e alla xenofobia che renderà le nostre città più insicure per i profughi come per tutti e tutte noi. L’unica soluzione è accogliere, come vuole il diritto internazionale, chiunque fugga da zone di guerra e non il contrario.
Ora il nostro governo si sta assumendo la responsabilità politica, etica e penale di trasformarci in corresponsabili di ulteriori tragedie. A questo non possiamo che opporci con forza e immediatamente con atti di disobbedienza civile. Prima che sia troppo tardi.
per adesioni: cinzianachira@gmail.com
Joseph Halevi, Università di Sydney e International University College (IUC) of Turin, Torino. Domenico Quirico, giornalista, Gustavo Gozzi, Università di Bologna, Riccardo Bellofiore, Università di Bergamo, Riccardo Cristiano, giornalista, Aldo Garzia, giornalista, Alessandra Mecozzi, Fiom Cgil, Thomas Casadei, Università di Modena, Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo, Luca Baccelli, Università di Camerino, Orsetta Giolo, Università di Reggio Emilia, Alessandra Sciurba (Univ. di Palermo), Donatella Loprieno (Univ. della Calabria), Cinzia Nachira, Università del Salento e rivista Rproject, Fausto Gianelli, Avvocato – Giuristi Democratici, Stefano Galieni, Rifondazione Comunista, Antonio Ciniero, Università del Salento, Guglielmo Forges Davanzati, Università del Salento, Luciano Nuzzo, Università del Salento, Sergio Bellavita, USB Nazionale, Angelo Salento, Università del Salento, Aldo Milano, SiCobas Nazionale, Eliana Como, Direttivo Nazionale CGIL, Fabio De Nardis, Università del Salento, Cesare Quinto, fotografo-giornalista, Marco Cinque, il manifesto, Elisabetta Della Torre, Università della Calabria, Giuliana Commisso, Università della Calabria, Walter Greco, Università della Calabria, Giorgio Sivini, professore emerito Università della Calabria, Alessandro Somma, Università di Ferrara
(*) pubblicato sul quotidiano «il manifesto» del 3 luglio.