Visualizzazione post con etichetta Giansandro Merli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giansandro Merli. Mostra tutti i post

martedì 17 dicembre 2024

Cittadini stranieri e oppositori politici, poi studenti, detenuti, raver, famiglie arcobaleno. Sono gli obiettivi colpiti, spesso per decreto, da due anni di provvedimenti liberticidi. Norme che precedono il ddl sicurezza 1236 (ex 1660)

 


di Giansandro MerliEleonora MartiniLuciana Cimino

 

 da il manifesto

 

Non solo il ddl 1660, quello che l’associazione Antigone ha definito «il più grande attacco alla libertà di protesta della storia repubblicana» e contro cui oggi a Roma protestano movimenti, associazioni e partiti. I due anni di governo delle destre sono lastricati di provvedimenti liberticidi che limitano i diritti e colpiscono il dissenso. Eccole qui, le «leggi melonissime».

DECRETO RAVE
Il «divieto di tekno» viene firmato il 31 ottobre 2022, appena nove giorni dopo il giuramento del governo al Quirinale. Il pretesto è una festa non autorizzata in corso in un capannone abbandonato alle porte di Modena su cui si è concentrata l’attenzione mediatica. Mentre i partecipanti stanno ancora ballando l’esecutivo emana il dl anti-rave. Dentro c’è il primo nuovo reato partorito dalla maggioranza: articolo 633 bis c.p., «Invasione di terreni o edifici pubblici con pericolo per la salute pubblica o l’incolumità pubblica». Chi organizza o promuove un raduno illegale musicale in cui circolano stupefacenti rischia tra tre e sei anni di carcere, multe pesanti e la confisca dell’impianto. Pene così alte permettono l’uso delle intercettazioni preventive. Dall’entrata in vigore della norma non registrano altri grandi teknival, ovvero feste gratuite di più giorni realizzate occupando spazi abbandonati e sparando musica elettronica. I rave continuano, ma a grandezza ridotta. In diverse parti di Italia le cronache segnalano interruzioni e sequestri.

DECRETO ANTI-ONG
Il 2023 comincia con una misura bandiera del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Ha la data del 2 gennaio, il titolo di «Disposizioni urgenti per la gestione dei flussi migratori» e un unico oggetto: le navi ong. La misura introduce sette violazioni sulla cui base possono scattare fermo e multa. In caso di reiterazione le sanzioni crescono di livello: con la terza scatta la confisca del mezzo di soccorso. Alla legge il governo associa una nuova gestione delle richieste di sbarco avanzate dalle organizzazioni umanitarie. Non più i porti chiusi di Salvini o le lunghe attese al largo di Lamorgese: lo scalo è assegnato subito dopo il primo salvataggio, ma lontanissimo. Le navi sono costrette a traversate di centinaia di chilometri con pochi naufraghi a bordo. Intanto le autorità portuali dispongono un fermo dietro l’altro, unicamente sulla base dei resoconti della sedicente «guardia costiera» libica. A ogni sanzione scatta un ricorso. In fase cautelare, quando arriva il pronunciamento, le ong ottengono sospensioni e revoche dei sequestri. Nel merito i giudici danno loro ragione quasi sempre. A ottobre scorso il tribunale di Brindisi solleva una questione di legittimità costituzionale: sul decreto si esprimerà la Consulta. In ogni caso nel 2023 le ong salvano 14mila migranti sui 153mila sbarcati: il 9% del totale. Nel 2024, invece, 11.500 su 64mila: il 18%.

FAMIGLIE OMOGENITORIALI
Mentre viene discusso il Regolamento Ue che chiede agli Stati membri di riconoscere i diritti alle famiglie omogenitoriali, il ministro dell’Interno Piantedosi richiama all’ordine l’amministrazione mandando una circolare (datata 19 gennaio 2023) in cui invita i prefetti a opporsi all’iscrizione anagrafica dei figli di queste coppie. Da allora, di mese in mese, a casa di molte famiglie arcobaleno arrivano delle «notifiche». Avvisano che «non possono essere iscritte in un certificato di nascita due persone dello stesso sesso». Il genitore non biologico va cancellato. Molti sindaci interrompono le registrazioni e la procura di Padova chiede di annullare gli atti di nascita di 37 bambini salvo poi accogliere la questione di incostituzionalità sollevata dai genitori. Il 10 marzo il prefetto di Milano obbliga il Comune a interrompere il riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali. Alcuni sindaci si ribellano continuando a registrare i bambini.

DECRETO CUTRO
Dopo i grandi naufragi di Lampedusa dell’ottobre 2013 il governo Letta aveva dato il via alla missione di ricerca e soccorso Mare Nostrum, che ha salvato oltre 100mila migranti. Dopo il naufragio di Steccato di Cutro, che all’alba del 26 febbraio 2023 è costato la vita a un centinaio di persone, il governo Meloni ha varato un dl che, convertito in legge, stabilisce: l’ampliamento dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) e l’aumento del periodo di detenzione amministrativa; l’esclusione dei richiedenti asilo dal Sistema di accoglienza e integrazione (ex Sprar); la creazione di strutture di accoglienza provvisorie con prestazioni inferiori; una stretta sulla conversione dei permessi di soggiorno dei minori stranieri non accompagnati; la limitazione dei permessi di soggiorno speciali per protezione, cure mediche o calamità; la semplificazione della revoca di accoglienza e status di rifugiato; l’inasprimento delle pene per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Soprattutto, introduce un nuovo reato per «dare la caccia agli scafisti in tutto il globo terracqueo», come dichiara la premier Meloni. Articolo 12 bis del Testo unico sull’immigrazione: «Morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina», pene tra 20 e 30 anni. La legge rende anche possibile trattenere i richiedenti asilo provenienti dai Paesi sicuri durante le «procedure accelerate di frontiera» di esame della domanda d’asilo. È il seme da cui dovrebbero sbocciare i centri in Albania.

DECRETO CAIVANO
È una delle misure più simboliche dell’uso spudorato della decretazione d’urgenza da parte del governo Meloni, approvata a colpi di fiducia nel settembre 2023, al fine di inseguire gli umori popolari dopo i drammatici fatti di cronaca avvenuti in provincia di Napoli, al Parco Verde di Caivano (9 persone arrestate, di cui 7 minorenni, per lo stupro di due cuginette di 10 e 12 anni). Il decreto, al netto dei progetti di rigenerazione urbana anti-degrado, si fonda su un’azione esclusivamente punitiva: pene fino a due anni per i genitori che non rispettano l’obbligo di istruzione dei figli; minorenni imputabili e sanzionabili già dai 14 anni, quando diventano potenziali destinatari del provvedimento di allontanamento «Daspo urbano»; aumento delle pene per il porto abusivo d’armi e per reati di lieve entità in materia di stupefacenti. Diventa più facile per i minorenni accusati di spaccio o porto d’armi finire nelle cosiddette «carceri minorili», anziché nelle comunità, e si tenta di agevolare il passaggio degli over 21 dagli Istituti penali per minori (Ipm) alle carceri per adulti. Secondo Antigone, dopo un anno di applicazione del decreto Caivano il numero di detenuti negli Ipm è aumentato di circa il 50%.

DDL ECO-VANDALI
Sulla carta è una legge voluta dall’ex ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano per punire chi deturpa i beni culturali. Nei fatti serve a criminalizzare le organizzazioni ambientaliste e in particolare le proteste di Ultima Generazione ed Extinction Rebellion. Il disegno di legge, approvato a gennaio 2024, punisce con multe da 10mila a 60mila euro e la reclusione fino a cinque anni le manifestazioni non violente. A marzo l’Onu bacchetta l’Italia per questa norma e vari paesi Ue per una «risposta sproporzionata alla disobbedienza civile pacifica e la preoccupante tendenza a restringere il campo della protesta legale».

PROTOCOLLO ALBANIA, LA RATIFICA
A febbraio 2024 il parlamento vota la legge di ratifica del protocollo Roma-Tirana. L’obiettivo è deportare ogni anno oltre Adriatico fino a tremila richiedenti asilo provenienti dai Paesi sicuri, facendogli svolgere dietro le sbarre dei centri, spesa stimata tra 650 milioni e un miliardo, le procedure d’asilo. Il progetto va a sbattere contro le decisioni dei giudici che non convalidano in due round la detenzione dei 18 migranti che finora hanno varcato la soglia della struttura di Gjader. È attesa in questi giorni la sentenza della Cassazione sui ricorsi del Viminale, ma probabilmente la partita si deciderà la prossima primavera davanti alla Corte di giustizia Ue.

DDL NORDIO
In vigore dall’agosto 2024, il disegno di legge per la riforma della giustizia presentato dal ministro Carlo Nordio e preteso da Forza Italia (mentre la Lega premeva per l’Autonomia differenziata e Fdi per il premierato) interviene sul codice penale, sul codice di procedura penale, sull’ordinamento giudiziario e su quello militare. Tra le principali norme: abolizione del reato di abuso d’ufficio; modifica della disciplina sulle intercettazioni con limitazione dei poteri di pubblicazione; modifica del reato di traffico di influenze illecite con restringimento del campo di applicazione e innalzamento lieve della pena minima; nuova composizione collegiale del gip; divieto per il pm di presentare appello contro le sentenze di proscioglimento emesse in relazione a reati di «contenuta gravità».

DECRETO CARCERI
Tramutato in legge ad agosto 2024, e sbandierato dal ministro Nordio come soluzione ai problemi del sovraffollamento penitenziario e alla piaga dei suicidi in cella, per la Lega è l’ennesimo «svuota carceri». Né l’uno né l’altro perché il decreto in vigore dal 5 luglio non ha minimamente intaccato l’eccesso di presenze negli istituti penitenziari italiani giunto ormai alle 16 mila unità (62.400 detenuti in 47mila posti disponibili): un record che non si registrava dal 2013, l’anno della condanna europea per trattamenti inumani e degradanti. Il provvedimento stabilisce l’assunzione di mille agenti di polizia penitenziaria (500 nel 2025 e 500 nel 2026); autorizza lo scorrimento delle graduatorie per i funzionari; interviene sulle indennità dei dirigenti e dei medici; prevede un commissario straordinario per l’edilizia penitenziaria (nominato Marco Doglio che ha a disposizione 36 milioni di euro per ricavare nuove carceri dalla ristrutturazione di vecchi edifici); istituisce un albo di comunità adibite alla detenzione domiciliare. E inserisce il nuovo reato contro la pubblica amministrazione, quello di indebita destinazione di denaro o cose mobili, per compensare parzialmente l’abolizione dell’abuso d’ufficio contenuta nel ddl Nordio. In favore dell’«umanizzazione» della detenzione solo un leggero incremento delle telefonate concesse ai reclusi e il calcolo immediato delle detrazioni previste dalle norme sulla liberazione anticipata. Per effetto del decreto le persone in regime di 41 bis non possono accedere alla giustizia riparativa.

REATO UNIVERSALE DI GPA
È forse la legge più paradossale del governo Meloni, descritta come un «inapplicabile obbrobrio giuridico»: l’Italia si inventa di definire reato ciò che per altri 65 Paesi democratici del mondo reato non è, mentre in alcuni Stati è addirittura un diritto. Ovvero la gestazione per altri (Gpa). Intervenendo sulla Fecondazione medicalmente assistita normata dalla legge 40/2004, già fatta a pezzi da Consulta e corti internazionali che ne hanno depotenziato di molto il carattere liberticida, la «proposta Varchi» approvata in via definitiva dal Senato il 16 ottobre scorso vieta ai cittadini italiani il ricorso alla maternità surrogata anche se ottenuta in un Paese dove essa è legale e legalizzata, o semplicemente accettata. Dunque di «universale», al di là della voluta confusione lessicale, nella legge non c’è proprio nulla. Tranne un pregiudizio tutto italiano. Che colpisce in particolare le coppie omosessuali maschili, le più «intercettabili» alle frontiere, quelle che in Italia non possono adottare un minore come accade in altri 39 Paesi del mondo. Da ricordare però che è eterosessuale la maggior parte delle persone che intraprende viaggi della speranza in Paesi come Olanda, Grecia, Portogallo, Gran Bretagna, Usa e Canada per avere un figlio grazie alla volontaria gestazione di una madre surrogata, che sia a pagamento o per solidarietà. Per molti giuristi il reato è inapplicabile perché viola vari principi costituzionali. E infatti, riferisce l’associazione Coscioni, «la Cassazione ha già archiviato le poche inchieste aperte sulle coppie che hanno usato la Gpa nei Paesi dove è legale e che sono state sospettate di aver iniziato l’iter in Italia».

LEGGE ANTI-STUDENTI
Il ministro all’Istruzione (e merito) Giuseppe Valditara aveva esordito parlando della necessità di «umiliare gli studenti». Le polemiche non lo hanno scoraggiato e la legge di riforma della condotta approvata a ottobre di quest’anno ne è la prova. Torna il voto sulla disciplina, con un’insufficienza si viene rimandati a settembre con obbligo di recupero e il voto incide sulla valutazione finale all’esame di maturità. Gli studenti sospesi per un massimo di due giorni devono svolgere attività di recupero e presentare un elaborato. Per sospensioni superiori ai due giorni, invece, gli alunni sono coinvolti in attività presso strutture scelte dal MiM. Sono introdotte multe da 500 a 10 mila euro per le aggressioni a docenti e personale scolastico. Facile intuire che, a parte il tema delle violenze, i principali destinatari di conseguenze gravi sono gli studenti che protestano per la scuola pubblica. La riforma del ministro leghista corrisponde all’idea di educazione autoritaria della destra: più che formare cittadini, vuole reprimere il dissenso.

DL FLUSSI
Oltre agli interventi sulle procedure per l’ingresso regolare di lavoratori migranti e quelli a tutela delle vittime di caporalato, dentro questa norma cresciuta a dismisura nel passaggio in Commissione c’è davvero di tutto. È stata convertita in legge il 10 dicembre. Le ong sono di nuovo sotto attacco: ostacoli agli aerei che monitorano il Mediterraneo e, soprattutto, semplificazione della confisca delle navi già prevista dal decreto Piantedosi. Diventa possibile accedere ai dispositivi elettronici dei migranti alla ricerca dei dati per identificarli. In risposta al flop albanese il governo sposta la competenza sulle convalide dei trattenimenti dei richiedenti asilo dalle sezioni specializzate in immigrazione alle Corti d’appello, sperando di avere maggiore fortuna. È l’«emendamento Musk», visto che proprio l’uomo più ricco del mondo aveva detto ai giudici del tribunale di Roma che hanno liberato i richiedenti dai centri in Albania di «andare via». La legge rende più difficili i ricongiungimenti familiari e include, come emendamento, la nuova lista dei Paesi sicuri. Un manifesto «melonissimo» delle politiche migratorie del governo.

da qui

sabato 16 marzo 2024

La salma sul ponte e il porto lontano. «Disumano» - Giansandro Merli


 

Il Viminale voleva mandare la Sea-Watch 5 a Ravenna. Solo dopo un tira e molla assegnato Pozzallo. A bordo, sul ponte, il 17enne spirato due ore dopo la prima richiesta di evacuazione medica

 

Sul ponte della Sea-Watch 5, all’aperto, c’è il corpo di un 17enne chiuso in una body bag, il sacco per i cadaveri. Gli involucri di plastica sono due, in mezzo hanno il ghiaccio. Ogni quattro ore, a turno, l’equipaggio della nave umanitaria lo cambia. Prova a conservare in questo modo un minimo di dignità almeno per la salma, visto che il ragazzo da vivo se l’è vista negata.

ERA FUGGITO dalle coste libiche di Sabratha con altre 55 persone, nella notte tra martedì e mercoledì, su un barcone di legno azzurro a due piani. Lui è finito in quello di sotto dove probabilmente si è intossicato con i fumi del motore. La Sea-Watch 5 lo ha trovato tra dieci e dodici ore dopo la partenza, stava già molto male.

Secondo la ricostruzione della Ong, dal ponte di comando la prima richiesta di evacuazione diretta al centro internazionale radio medico parte alle 14 italiane. Stanno male in quattro (poi si aggiungerà una quinta persona). In quel momento la nave si trova nella zona di ricerca e soccorso (Sar) libica, ovvero l’area su cui Tripoli, se fosse un porto sicuro e disponesse di un vero centro di coordinamento del soccorso marittimo, avrebbe il dovere di salvare vite. Lì le autorità italiane non intervengono più.

Per questo nei casi di emergenza le navi Ong devono virare verso nord, portare i motori al massimo e incrociare le dita. Spesso va bene, stavolta no. «La morte è stata dichiarata due ore e cinque minuti dopo la prima richiesta di evacuazione, alle 16.05», dice Luca Marelli, di Sea-Watch.

NEL FRATTEMPO le autorità italiane, maltesi, tunisine e tedesche (Stato di bandiera della nave) si sono rimpallate il caso. «È avvenuto in area di responsabilità Sar libica, a circa 30 miglia dalle coste libiche, a 25 miglia dalle coste tunisine e a 120 miglia dalle coste di Lampedusa», ha scritto la guardia costiera italiana in un comunicato. Secondo Roma la nave doveva andare a Tunisi. «Anche il centro di coordinamento dei soccorsi in mare dello Stato di bandiera dava indicazioni di dirigere verso la Tunisia, Stato costiero più vicino e quindi in grado di intervenire più rapidamente», si legge ancora.

Dalla Sea-Watch, però, raccontano un’altra storia: le prime telefonate alle autorità del paese nordafricano sono state inutili. Dall’altro capo del telefono l’ufficiale non parlava né inglese, né francese. Successivamente ha declinato qualsiasi responsabilità perché il soccorso era avvenuto nella Sar libica.

IERI LA PROCURA di Ravenna aveva annunciato l’apertura di un fascicolo per omicidio. È lì che sarebbe dovuto arrivare il corpo, tra lunedì e mercoledì. Nonostante il maltempo previsto nell’Adriatico nei prossimi giorni, infatti, il Viminale aveva assegnato un porto lontano oltre 1.500 chilometri. Tutto questo per 51 persone, visto che quattro naufraghi in cattive condizioni fisiche erano stati trasbordati mercoledì sera dalle motovedette italiane nei pressi di Lampedusa.

Motovedette che però non hanno voluto il cadavere. «Ragioni logistiche non dipendenti dal Corpo», hanno fatto trapelare anonimamente le autorità. Solo al termine di un tira e molla, condito da un’aspra polemica politica, ieri sera da Roma hanno accordato la possibilità di sbarcare la salma a Pozzallo. Più tardi il via libera è arrivato anche per tutti gli altri naufraghi.

«È il punto più basso raggiunto dalla disumanità di Meloni e Piantedosi. Chiediamo che riferiscano quanto prima in aula», afferma il deputato e segretario di +Europa Riccardo Magi. Un’altra interrogazione è stata presentata da Alleanza verdi sinistra affinché, dice il senatore Peppe De Cristofaro, «i ministri di Interno e Infrastrutture chiariscano i motivi dei ritardi nei soccorsi e di quelle scelte crudeli».

INTANTO ieri la Sea-Eye 4 ha salvato 84 persone denunciando che durante l’intervento la sedicente «guardia costiera libica» ha puntato le armi contro i soccorritori. Le è stato assegnato il porto di Ancona.

Meta che originariamente il Viminale aveva indicato alla Geo Barents di Medici senza frontiere, che ha portato al sicuro 260 naufraghi in due interventi. Poi da Roma è arrivata un’altra indicazione: non uno ma ben due luoghi di sbarco, Livorno e Genova. Quasi fosse una crociera nel Tirreno.

da qui

giovedì 24 novembre 2022

L’ammiraglio Alessandro: «Ai naufraghi va assegnato un porto vicino e sicuro» - Giansandro Merli

 

Il contrammiraglio Vittorio Alessandro ha dedicato 31 anni alla guardia costiera. Ha percorso tutto il cursus honorum di un ufficiale, corredato dal comando di diversi porti. Si è anche occupato di gestire le relazioni esterne del corpo, è stato in missione in Libano e ha concluso la carriera da presidente del parco nazionale delle Cinque Terre.

Mentre mille persone sono bloccate su tre navi ONG, la guardia costiera ne salva centinaia che sbarcano subito. Ci sono norme che differenziano l’indicazione del porto in base alla bandiera della nave?

No. La differenza è che le motovedette sono collegate a una regia istituzionale, mentre la nave straniera deve rientrare nel coordinamento dell’area SAR [Search and rescuendr] in cui opera. E quindi invocare di volta in volta un porto.

Le ONG dicono di chiedere sempre il coordinamento alle autorità, ma queste non lo danno. Di fronte a un’imbarcazione in pericolo dovrebbero attendere la risposta?

Non è una scelta. Il soccorso è un atto dovuto da parte di chiunque si trovi lì, per volontà o caso. Va fatto nel più breve tempo possibile per limitare i rischi. Nessuno ha mai messo in dubbio questa certezza. Il tema del coordinamento arriva dopo: ho salvato delle persone e mi rivolgo a qualcuno che coordini la mia attività, in particolare indicandomi dove andare. Purtroppo è invalsa la prassi di non rispondere alle ONG. Contravvenendo alle norme internazionali. Perché lo Stato deve rispondermi anche se non è responsabile dell’area SAR in cui ho agito. Quella risposta implica una responsabilità. Si crede di evitarla facendo finta di niente. Ma non è così: non è un’opinione, è disposto dalle leggi.

Durante l’operazione Mare Nostrum le navi della marina italiana salvavano persone in SAR maltese. Erano coordinate da La Valletta?

No, svolgevano un’azione di assoluta marca italiana che rispondeva a criteri diversi da quelli delle precedenti campagne di soccorso. La marina si è spinta molto più a sud, verso la Libia. Non solo per attuare uno straordinario programma di salvataggi ma anche per intercettare la malavita che organizza i trasferimenti di migranti.

Quindi il centro di coordinamento della guardia costiera (IMRCC) non le coordinava?

Le navi della marina rispondevano al ministero della Difesa e allo stato maggiore. Quell’esperienza è durata un anno. Quando è stata frettolosamente conclusa si è aperta la strada del soccorso tramite i mercantili, coordinati da IMRCC anche fuori dalla SAR italiana. Le ONG sono arrivate dopo. Oggi salvano meno persone di quanto facevano allora le navi commerciali, che però si facevano pagare.

Quindi l’IMRCC può coordinare fuori dalla sua area di competenza?

Certo, quando altri Stati non rispondono deve farlo. Nelle aree marine non possono esserci buchi.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi afferma che le ONG salvano il 16% dei migranti che sbarcano in Italia. Siccome accogliamo l’altro 84%, quelli devono andare altrove. C’è un nesso tra accoglienza e soccorso?

Assolutamente no. La SAR è una vicenda che si svolge in mare in un quadro di emergenza operativa. È come un interruttore: sì, salvo; no, non salvo. Non esiste via di mezzo. L’accoglienza, invece, è un percorso politico progettuale. Tutt’altra cosa. Se la Ocean Viking dovesse andare in Norvegia, come sostiene Salvini, dovrebbe navigare 23 giorni. Senza contare maltempo, rifornimenti di cibo, acqua e carburante. Impossibile con persone provate da un viaggio pericolosissimo e da precedenti periodi di prigionia.

Non dare il porto è un’omissione di soccorso?

È una sottovalutazione dei gravi rischi che queste persone corrono. L’omissione di soccorso è una fattispecie penale. Qui parliamo di responsabilità politiche ed etiche, dei valori che reggono la cultura marinara.

Giorgia Meloni ha definito quelle delle ONG “navi pirata”. Tecnicamente è corretto?

Una nave pirata contravviene alle norme internazionali ed esercita violenza su imbarcazioni e persone che solcano il mare. Non è questo il caso. Qui parliamo di persone che soccorrono altre persone. Come in terremoti, pandemie, guerre.

La Ocean Viking ha chiesto a Spagna, Grecia e Francia di “facilitare l’assegnazione” del porto. Il diritto internazionale non prevede lo sbarco in quello più vicino?

Il soccorso è un’emergenza complessa che comincia quando prendo a bordo persone in pericolo e si conclude quando toccano terra. In un porto vicino e sicuro. Deve essere vicino perché solo così si può evitare ai naufraghi l’enorme fatica di una vicenda iniziata con il rischio di perdere la vita. Parliamo di donne, bambini, persone vulnerabili.

L’articolo è tratto da il manifesto del 4 novembre

da qui

martedì 10 marzo 2020

Siriani, palestinesi e iraniani hanno accolto e protetto 40000 europei, e gli europei brava gente si ricordano e ricambiano


Dimenticata - Giovanni De Mauro

C’erano una volta decine di migliaia di persone che scappavano da una guerra. Erano soprattutto donne e bambini. Il viaggio attraverso il Mediterraneo era pericoloso, ma non avevano scelta: se fossero restate sarebbero quasi certamente morte. Furono accolte nei campi allestiti dalle organizzazioni umanitarie internazionali. Gli fu dato un tetto, del cibo, cure mediche, scuole per i figli.
Qualche anno fa, la Public radio international (Pri), con l’università del Minnesota, ha raccontato una storia dimenticata. Nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, un programma promosso dal Regno Unito e chiamato Middle East relief and refugee administration aiutò quarantamila persone che venivano da tutta l’Europa e in particolare da Bulgaria, Croazia, Grecia, Turchia e Jugoslavia a trovare rifugio in Egitto, in Palestina, a Gaza e in Siria, ad Aleppo. Centinaia di migliaia di polacchi furono invece accolti in Iran in campi allestiti con l’aiuto della Croce rossa americana. Fuggivano tutti dall’occupazione nazista. I greci scappavano anche dall’occupazione italiana.
Sulla copertina del quindicinale palestinese Huna al Quds dell’11 gennaio 1942 c’è la foto di una donna siriana che distribuisce cibo e vestiti a un gruppo di bambini greci. Krystyna Skwarko, un’insegnante polacca arrivata con i suoi due figli nella città iraniana di Isfahan, racconta: “Tanti persiani amichevoli si sono affollati intorno ai pullman urlando quelle che dovevano essere parole di benvenuto e passandoci attraverso i finestrini datteri, noci, piselli tostati con uvetta e succosi melograni”.
Nei materiali d’archivio studiati da Evan Taparata e Kuang Keng Kuek Ser si descrivono gli sforzi compiuti per accogliere nel miglior modo possibile i profughi europei, per esempio assecondando le loro abitudini religiose e culturali. E alla fine della guerra? La maggior parte dei rifugiati europei tornò a casa.



Il fascismo degli “antifascisti” - Giansandro Merli

Nella guerra contro i profughi sul confine greco-turco le democratiche e umanitarie istituzioni europee si sono spinte più in là di quanto i sovranisti di ogni risma avessero provato a fare. Guidate dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Dispiace dirlo, ma su una cosa Salvini ha ragione. Quando si lamenta di essere accusato di fascismo per azioni che, se intraprese da altri politici, non producono alcuna reazione, purtroppo, ha ragione. Ciò che abbiamo visto in questi giorni lungo il confine tra Grecia e Turchia è probabilmente il livello più basso raggiunto dallo stato di diritto europeo. In confronto il caso Gregoretti o quello di Sea Watch impallidiscono.
C’è un paese membro che ha schierato l’esercito lungo il confine terrestre contro migliaia di civili. Nella zona di Evros ci sono unità d’assalto speciali e gruppi di nazionalisti armati che con la copertura e il sostegno delle istituzioni attaccano i rifugiati, li picchiano, li derubano e li respingono. Sotto gli occhi delle telecamere di tutto il mondo agenti di polizia e soldati sparano proiettili e lacrimogeni contro i civili accalcati al di là della rete. Per adesso ne hanno ucciso sicuramente uno, si chiamava Muhammad al-Arab (qui il video che smentisce le autorità greche che negano la loro responsabilità).
Il governo di Nea Dimokratia guidato da Kyriakos Mitsotakis ha sospeso la Convenzione di Ginevra e il sistema d’asilo. Nei pressi dell’isola di Kos la guardia costiera greca ha attaccato un gommone con delle persone a bordo, tra cui minori, colpendone alcune con un bastone e sparandogli vicino. Nelle acque dell’isola di Kastellorizo, invece, ha aperto il fuoco contro due imbarcazioni ferendo alcune persone. Davanti all’isola di Lesbo la marina ha indetto proprio in questi giorni esercitazioni navali, mentre nella zona di Evros lo ha fatto il IV Corpo militare, utilizzando artiglieria e carri armati nelle aree in cui stanno provando a transitare i profughi di guerra.
Martedì 3 marzo i rappresentanti delle istituzioni europee sono volati in Grecia. Insieme a Mitsotakis hanno parlato il presidente del parlamento europeo David Sassoli (Partito democratico), il premier croato Andrej Plenkovic, presidente di turno del Consiglio Ue, e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Sassoli ha fatto cenno alla necessità di una politica dell’immigrazione europea e Mitsotakis all’esigenza di difendere la sovranità greca contro l’eterno nemico turco. Ma è stata von der Leyen la vera protagonista della conferenza stampa, quella che ha dettato la linea dell’Unione Europea.
«Grazie alla Grecia per essere il nostro scudo – ha detto l’esponente politico del partito cristiano democratico tedesco (Cdu) – Le autorità greche stanno svolgendo un compito molto difficile per contenere la situazione e voglio ringraziare le guardie di frontiera, la guardia costiera, la polizia e i civili per i loro instancabili sforzi».
E ancora: «La nostra priorità è assicurare il mantenimento dell’ordine alla frontiera greca, che è anche una frontiera europea. Sono più che disponibile a mobilitare tutto il supporto necessario per le operazioni alle autorità greche. Dietro richiesta della Grecia, Frontex si sta preparando a mettere in campo una squadra di controllo del confine. Frontex ha messo a disposizione una nave off-shore, sei navi di pattuglia lungo le coste, due elicotteri, un aeromobile, tre veicoli di termovisione, 100 guardie di frontiera».
Ursula von der Leyen con il linguaggio marziale e l’atteggiamento di una generale dell’esercito ha espresso la solidarietà dell’Unione alle pratiche illegali e criminali che il governo greco sta attuando in queste ore lungo il suo confine di mare e di terra e ha detto chiaro e tondo di voler usare i militari per combattere il nemico invasore, cioè i profughi in fuga dalla guerra. «Mandate i militari», aveva detto poche ore prima Matteo Salvini. Prontamente scavalcato a destra proprio da quella figura istituzionale intorno alla cui votazione si sono uniti a Bruxelles il Partito Popolare (di cui fa parte Forza Italia), Renew Europe (cui fa riferimento Più Europa), Socialisti e Democratici (cui aderisce il Partito Democratico) e il Movimento 5 Stelle (che è nel Gruppo misto).
Il fascismo di quelli che nei mesi scorsi avevano indossato i panni dell’antifascismo porta con sé un altro paradosso: l’umanitarismo dei dittatori. Così in questo presente disgraziato abbiamo dovuto provare persino l’umiliazione di leggere le parole pronunciate dall’uomo che massacra i civili curdi in patria e all’estero, sostiene le milizie jihadiste in Siria, incarcera decine di migliaia di oppositori in Turchia e usa le vite di tre milioni di rifugiati come arma di ricatto. «Tutti i Paesi europei che oggi chiudono le porte ai migranti, li picchiano e colpiscono con bastoni e cercano in tutti i modi di mandarli indietro, calpestano i diritti umani stabiliti dalle convenzioni internazionali – ha detto il presidente turco Erdogan – I greci per non prendere i migranti nel proprio Paese li fanno affogare, sparano persino contro i gommoni: non si dimentichino che un giorno potrebbe capitare a loro di essere in queste condizioni».
Le parole della generale Ursula e gli effetti che sortiranno, la fine delle convenzioni internazionali che proteggono i diritti dei rifugiati, l’utilizzo dei militari contro i civili sono cesure enormi nella costruzione europea. Persino nella sua retorica ufficiale di spazio dei diritti e delle libertà. Anche perché simili azioni criminali contro i profughi di guerra sono rivendicate pubblicamente. È un passo a destra molto netto, che sposta le istituzioni dall’estremismo di centro – cioè quei dogmi neoliberali di austerità che hanno affamato l’Europa mediterranea e creato i presupposti sociali ed economici per la guerra tra poveri, il razzismo e l’imbarbarimento – verso una concezione dell’uso della forza autoritario ed esterno al sistema di vincoli e limiti imposto dal diritto comunitario e internazionale.
Il fascismo, del resto, ha sempre avuto bisogno di qualcuno che aprisse la porta.
(*) Tratto da Dinamopress.




Questo virus è una prova generale d’indifferenza - Ginevra Bompiani

Mentre ci misuriamo a distanza e ci adattiamo a ‘cenare senza come Dio’ (E. Dickinson), mentre ci abituiamo a vedere spegnersi, un lume per volta, la cultura (la cultura sì, nessuna Mostra, nemmeno la più discreta, nessuna scuola, nemmeno la più piccola, resta aperta; teatri, cinema e librerie sono vuoti – ma le palestre, dove mani appiccicose stringono strumenti sudati, quelle continuano ad assembrare), mentre un metro di circonferenza virtuale ci isola dal mondo come un cane da guardia, vicino a noi, a pochi altri metri, avviene forse l’evento di più asettica ferocia avvenuto sulla terra: centinaia di migliaia di persone vengono spinte e guidate sul mare e per terra verso le frontiere di un paese che li aspetta con bastoni e fucili e distrugge il cibo che li terrebbe in vita, e quando cercano di tornare indietro alle loro prigioni, quelli stessi che li hanno spinti fuori li fermano tenendoli a forza nella non-terra di mezzo che hanno creato per loro.
Una congiunzione efferata, che ha un prezzo: 3 miliardi di euro, il prezzo che la Turchia reclama e l’Europa continua a dare.
Questo prezzo non è un valore. Non è il valore della vita delle persone strette fra due morse, ma è il prezzo del ricatto cui l’Europa docilmente cede, da quando ha cominciato a pagare la Turchia e la Libia perché fermassero, a modo loro, i migranti.
È il prezzo di una merce umana che nessuno vuole.
Io dico, sapendo che improperi mi tirerò addosso, che la Shoah è stata battuta: nemmeno i nazisti hanno usato gli umani con tale sprezzo, cinismo e iniquità. O meglio, i nazisti odiavano e disprezzavano le loro vittime. Ma nessuno odia o disprezza i Siriani e i Curdi che fuggono la guerra. Eppure li lasciamo friggere nell’olio bollente senza che nessun giudizio abbia comminato questo Inferno.
Li abbiamo disumanizzati. O addirittura disanimalizzati. E noi con loro. La Presidente del Parlamento Europeo dice: «La Grecia è il nostro scudo!», senza una parola per la carne inerme e smarrita che si trova davanti a questo scudo.
Sembrava che la Shoah fosse il male assoluto, ma non esiste il male assoluto. Il male è una potenza senza limiti e senza confini. Il solo limite è quel che ‘puoi’ o ‘non puoi’ fare. Il mondo li sta scavalcando tutti. Il nostro mondo.
Si alza qualche flebile voce, ma siamo troppo occupati dal nostro metro vuoto. Diceva giorni fa sul Manifesto Roberta De Monticelli, che il peggio non è il male, ma l’indifferenza fra il bene e il male. Questo virus è una prova generale d’indifferenza. Prove di disumanità andate a buon fine.