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domenica 17 marzo 2019

Dichiarazioni di Ronnie Barkan e Stavit Sinai alla prima udienza del processo ai “Tre di Humboldt” a Berlino


Dichiarazione di Ronnie Barkan alla prima udienza del processo ai “Tre di Humboldt” a Berlino

Questa è la mia dichiarazione alla Corte, rilasciata  in ebraico (e tradotta in tedesco) il 4 marzo 2019, # Humboldt3 a Berlino.

“Sono qui oggi con un senso di orgoglio.
Non l’orgoglio della vanità, ma l’orgoglio di sapere che quello che ho fatto era fondamentalmente giusto e fatto per il bene superiore.
Oggi sono qui come accusatore, non come accusato.
Se da parte mia c’è stata una qualche violazione della legge, non sto comunque facendo abbastanza per porre fine ai gravi crimini di cui lo Stato di Israele è responsabile. Vostro Onore,oggi l’accusato è lo Stato criminale d’Israele e i suoi complici che saranno  nominati in questa aula di tribunale per aver favorito i crimini israeliani contro l’umanità.
Sono anche qui come Ebreo israeliano privilegiato che lavora per smantellare l’apartheid.
” Ebreo israeliano privilegiato”, proprio come il termine “apartheid”, non è una questione di opinione personale, ma di stretta definizione legale. Vedete, Vostro Onore, io non mi definisco Israeliano o Ebreo, poiché questo è il modo in cui lo Stato di Israele mi definisce,questo è il mio status legale sotto l’apartheid israeliano.
La mia cittadinanza è “israeliana”. Ma io non  ho una nazionalità israeliana perché tale nazionalità non esiste. La mia nazionalità secondo lo Stato è “ebraica”. I miei concittadini che provengono da altri background etnici-razziali hanno una diversa nazionalità. Sono cittadini del mio stesso Stato ma cittadini soggiogati di seconda classe; avendo la stessa cittadinanza ma una diversa nazionalità possono essere “Arabi”, “Circassi” o “Drusi”. Questo sistema a due livelli afferma di concedere gli stessi diritti a tutti i suoi cittadini, ma il suo unico scopo è quello di  concedere in modo selettivo i diritti più importanti a un gruppo selezionato, negandolo a tutti gli altri.
Tuttavia, il passaporto che sto tenendo in mano sostiene che la mia nazionalità è “israeliana”. Ma questa è una bugia! Questo rende il mio passaporto e ogni altro passaporto israeliano un documento fraudolento. La Corte Suprema israeliana ha già respinto la nozione di nazionalità “israeliana” , affermando che minerebbe il vero carattere dello Stato di Israele! Questo è assolutamente vero. Avere una nazionalità “israeliana”, avere la stessa nazionalità per tutti i cittadini dello Stato significherebbe che ci sarebbe una qualche base per l’uguaglianza e ciò minerebbe TUTTO ciò che riguarda lo Stato di Israele. I loro documenti interni in ebraico possono dire tutto ciò che vogliono, ma il mio documento in lingua inglese è un documento fraudolento . immaginate come sarebbe se  dichiarasse effettivamente la verità!
Oggi, a più di 70 anni dalla colonizzazione e dall’occupazione della Palestina, esiste un regime che controlla la vita di circa 19 milioni di persone. Solo a un terzo di essi, circa 7 milioni, sono concessi diritti umani e collettivi di base. Quelli sono il gruppo privilegiato a cui appartengo.
I restanti 12 milioni vivono sotto diverse forme di oppressione:
6 milioni vivono in esilio forzato da 7 decenni. Molti di loro sono tutt’ora apolidi, in quanto Israele ha negato loro il diritto di tornare a casa con l’unico scopo di mantenere la purezza etnica in quella terra.
Altri 4 milioni di persone soffrono di un’occupazione militare brutale e barbarica da 5 decenni, un’occupazione che nega loro ogni diritto, incluso in molti casi il diritto alla vita.
Infine, ci sono 2 milioni di cittadini israeliani che, nel migliore dei casi,  sono cittadini di 2a classe. A loro è vietato, per legge,  chiedere uguaglianza, multiculturalismo e diritti delle minoranze, a loro è proibito trasformare Israele in una  democrazia.
Considerando tutto ciò, non sorprende che il rapporto delle Nazioni Unite sull’apartheid israeliano dei rinomati studiosi Tilley e Falk, concluda che lo Stato di Israele pratica il crimine dell’apartheid, uno dei pochi crimini che sono classificati come un crimine contro l’umanità.
Il rapporto conclude che tutti i 12 milioni di Palestinesi sono direttamente colpiti dalle pratiche israeliane di apartheid. Questo include anche i milioni di rifugiati palestinesi, alcuni dei quali  sono residenti in questa città e dovrebbero ricevere protezione come persone perseguitate.
Ma perché sono ancora rifugiati 70 anni dopo?
Per una e una sola ragione : vengono puniti per il reato di etnia sbagliata, così che io, a loro spese,  possa essere un Ebreo israeliano privilegiato.
Se lo Stato di Israele è effettivamente uno Stato di apartheid, allora tutti in questa stanza avrebbero l’obbligo morale e forse legale di opporsi a tali gravi crimini che vengono  perpetrati su base giornaliera e oraria. Questo è esattamente il motivo per cui sono stati redatti i principi di Norimberga, per spingere le persone come noi ad agire.
Quando la rappresentante dell’apartheid e membro della Knesset Aliza Lavie arrivò alla Humboldt University, arrivò esplicitamente per monitorare la campagna BDS che sfida le politiche criminali israeliane che Lavie cerca invece di proteggere e promuovere. Lavie non è solo presidentessa della lobby anti-BDS in Parlamento, è stata anche membro della Commissione Difesa e Affari Esteri che ha deciso e supervisionato il massacro di 2200 persone a Gaza nel luglio 2014, incluso l’omicidio di 551 bambine e bambini. Ironia della sorte, è stata anche il capo della missione al Consiglio europeo, dove è apparsa in diverse occasioni per difendere le violazioni israeliane, dalla difesa della sistematica incarcerazione di massa e tortura dei bambini palestinesi, alla difesa del massacro di manifestanti disarmati lungo la recinzione del ghetto di Gaza, dimostranti la cui semplice e fondamentale richiesta è di tornare alle loro case.
Quando ho affrontato Lavie alla Humboldt University, non solo mi sono opposto alla sua presenza criminale ma   sono andato oltre, cercando di spiegarle il rapporto delle Nazioni Unite che tenevo in mano, cercando di informarla sui suoi crimini. Mentre me ne andavo infatti le ho consegnato la relazione e le ho chiesto di leggerla.
Il fatto che noi siamo qui oggi dimostra che non  ha ancora letto il rapporto e che non ha manifestato rimorso per le sue azioni. Sappiamo anche che deve ancora essere processata.
Questo almeno fino ad oggi, dal momento che questa Corte è in grado di cambiare tutto. Mi aspetto quindi che Vostro Onore prenda sul serio le considerazioni legali relative al crimine dell’apartheid.
Perché dopotutto dove, se non a Berlino, dovrei essere in grado di parlare contro le espressioni più chiare della depravazione umana?
Dove, se non a Berlino, dovremmo essere in grado di opporci a un sistema barbaro che distingue tra “ubermenschen e untermenschen” , basato su caratteristiche razziali ed etniche?
Dove, se non a Berlino, come nipote di quei sopravvissuti che avevano bisogno solo del mondo per parlare, dovremmo esprimere a voce alta il nostro messaggio, ovvero che non staremo in silenzio e che chiederemo agli altri di non  stare mai più in silenzio?
E se questo tribunale sceglierà di guardare dall’altra parte, vorrei ricordare che ho una lunga lista di azioni di disturbo verso i rappresentanti ufficiali dell’apartheid e che non ci sono punizioni adeguate che mi impediranno di farlo in futuro – fino a quando i crimini israeliani contro l’umanità non saranno stati aboliti.
Questa sarà la mia eredità in quel caso.
Mi chiedo solo quale sarà l’eredità di questa corte?”

cc Ronnie Barkan

(Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” – Invictapalestina.org
Fonte : Pagina FB di Ronnie Barkan)





Dichiarazione rilasciata da Stavit Sinai in ebraico nel tribunale penale di Berlino, il 4 marzo 2019.
“Il mio essere qui sotto processo come imputata insieme ai miei compagni è il risultato del nostro avere osato parlare pubblicamente dei crimini di Israele contro l’umanità.
Nel giugno 2017, mentre stavo protestando pacificamente contro la parlamentare dell’apartheid Aliza Lavie, un solo pensiero riecheggiava nella mia mente, il pensiero dei bambini assassinati di Gaza che piangevano da sottoterra, la voce di tutte le donne, di tutti gli anziani e di tutti i giovani di Gaza assediati, maltrattati, minacciati e terrorizzati, le voci delle vittime di Gaza del 2009, 2012, 2014 e degli altri attacchi israeliani.
Era la voce delle centinaia di bambini palestinesi che Israele ha incarcerato nella prigione militare di Ofer e le sofferenze di coloro al di là della barriera del ghetto di Gaza, che lo Stato di Israele ha imprigionato per impedire loro di tornare ai villaggi da cui erano stati cacciati a causa della loro etnia, così che Israele potesse preservare la sua etnocrazia coloniale suprematista.
Ciò che abbiamo detto alla Humboldt University è condiviso anche da molti altri, ma semplicemente non osano esprimerlo.
Non osano farlo perché sarebbero soggetti a procedimenti politici. Come può una società civile difendersi da regimi che negano i diritti naturali e umani, se si è costretti al silenzio?
Lo stato, che dovrebbe proteggere il nostro diritto costituzionale alla libertà di espressione, sceglie invece di non rispettare le convenzioni internazionali  verso cui si  è impegnato (e mi riferisco allo Statuto di Roma, all’Accordo Internazionale sui Diritti Civili e Politici, ad altre leggi internazionali vincolanti e a risoluzioni delle Nazioni Unite). Al contrario, invalida la propria costituzione per i suoi interessi militari semi-imperialisti e cerca di criminalizzare dei dissidenti che si oppongono al barbaro e sistematico apartheid che Israele pratica in Palestina e non solo  (come mostra il rapporto Tilley e Falk delle Nazioni Unite).
Eppure, nel mio cuore, non c’è paura, né nello sfidare la cecità ostinata e la complicità della Germania nel crimine dell’Apartheid, né nell’esercitare il mio diritto di resistere alle propensioni genocide di Israele.
Non ho paura perché opporsi ai crimini contro l’umanità non è soltanto un mio diritto civile, ma una necessità, un dovere, un imperativo morale categorico affidato a me e a qualsiasi altro essere umano. Come figlia di una famiglia di sopravvissuti all’Olocausto, mi rifiuto di essere una spettatrice nella storia, mi rifiuto di distogliere lo sguardo dai miei fratelli e sorelle palestinesi che stanno lottando mentre l’Occidente li costringe alla sottomissione. Non obbedirò a una irrazionale forza politica che mira a controllare il pensiero, perché io sono libera, e io quindi continuerò a parlare contro i continui e abominevoli crimini di Israele contro l’umanità, non importa quante volte sarò deferita a questo tribunale.
Il vostro spirito è stato così sconfitto dagli abusi da farvi dimenticare che porre fine a questo sistema non è solo vostro diritto, ma è anche un vostro dovere morale?
Le persone che chiedono uguaglianza, libertà e giustizia in Palestina segnano oggi l’inizio della fine dell’apartheid; chiunque abbia voce è nella posizione di poter contribuire al rovesciamento di questo sistema.
Il tipo di leggi che presumibilmente ho infranto è per natura transitorio e soggetto a modifiche a seconda della fase storica e sociale che questo Paese attraversa. Se le più banali leggi contro “Housefriedensbrch” e “Koerperverletzung” devono essere rispettate e protette,  è tanto più fondamentale che vengano rispettate quelle leggi la cui autorità trascende quella di qualsiasi sistema giuridico, leggi governate dalla morale universale.
Vi sono alcune principi che sono più eterni e puri delle stelle stesse, Vostro Onore, principi quali la virtù di cittadini come Hans e Sophie Scholl , che noi onoriamo e ricordiamo. Se pure consapevoli del grande pericolo, essi non esitarono ad andare in soccorso degli Ebrei. Noi seguiremo il loro cammino fino a che l’apartheid israeliano non sarà abolito, e lo sarà sicuramente, poiché fino ad ora tutte le lotte contro il colonialismo hanno vinto”.

(Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” –Invictapalestina.org
Fonte: https://soundcloud.com/stavit-sinai/humboldt3-trial-court-declaration-stavit-sinai?fbclid=IwAR2ieZv5zxiB0XZ_l_Ea6n9yoYNjdxXOIkZQp4u2HU8_SSTwnLgkxtgUASU)
da qui




sabato 9 marzo 2019

I “Tre di Humboldt ” portano Israele in tribunale - Yoav Litvin



Nel giugno 2017, tre attivisti del movimento di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) interruppero il discorso di una funzionaria israeliana, ospitata dalla Deutsch-Israelische Gesellschaft (Società tedesco-israeliana) presso l’Università Humboldt di Berlino, Germania, il cui titolo era : “La vita in Israele – Terrore, pregiudizi e opportunità di pace”. Aliza Lavie, membro della Knesset per il partito centrista Yesh Atid e presidentessa della Knesset Caucus per la Lotta Contro la Delegittimazione dello Stato di Israele, fu membro della coalizione del governo israeliano durante l’attacco del 2014 contro la Striscia di Gaza assediata, l’”Operazione Protective Edge “, nella quale furono uccisi 2.220 Palestinesi.  Con Lavie c’era Dvora Weinstein, una sopravvissuta all’Olocausto.
Per aver interrotto una rappresentante dello Stato di Israele e aver denunciato la sua responsabilità per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, i “Tre di Humboldt”, Ronnie Barkan, Stavit Sinai e Majed Abusalama, due Israeliani e un Palestinese di Gaza – sono stati accusati di “invasione di proprietà privata” e di aggressione in risposta alle accuse degli organizzatori dell’evento. Inoltre, i media israeliani e tedeschi hanno etichettato la loro protesta come un attacco antisemita contro una sopravvissuta all’Olocausto.
Nel corso della storia, i governi israeliani hanno sfruttato una dinamica di violenza e di disuguaglianza, rafforzata dalla propaganda, per promuovere una classe dirigente sionista a spese del popolo autoctono palestinese.
Israele ha perseguitato gli Ebrei e i non Ebrei antisionisti fin dal suo inizio, e ancor prima della fondazione dello Stato. Oggigiorno, i sostenitori ebrei e non ebrei del movimento BDS vengono abitualmente infamati, accusati di antisemitismo e persino espulsi.
Le azioni legali contro i “Tre di Humboldt” inizieranno oggi, 4 marzo 2019. Tramite video chat ed email Truthout ha parlato con gli attivisti del loro attivismo e del movimento BDS,  dei piani per il processo e dell’importanza del processo stesso in un contesto sia tedesco che globale.
Yoav Litvin: Siete colpevoli dei crimini di cui siete stati accusati?
I “Tre di Humboldt” : Piuttosto che preoccuparci della difesa contro le false accuse lanciate contro di noi, ci stiamo concentrando sul nostro obbligo legale e morale di opporci ai crimini israeliani contro l’umanità. Per quanto riguarda le accuse, non avremmo potuto commettere il reato di “invasione di proprietà privata” in quanto si trattava di un evento pubblico, e certamente non abbiamo aggredito nessuno. Stavit è stato l’unico ad essere stato aggredito durante l’evento (è stata presa a pugni da qualcuno tra il pubblico). Tuttavia, la sua denuncia non è mai stata presa sul serio dagli organizzatori.
La nostra libertà di parola è tutelata dall’articolo 5 (libertà di espressione, arti e scienze) della Legge Fondamentale della Repubblica Federale di Germania e dall’articolo 19 del Patto Internazionale delle Nazioni Unite sui diritti civili e politici.
Questo processo è solo un tentativo di intimidire noi e gli altri attivisti dal portare avanti questo tipo di protesta in futuro, e qui in Germania fa parte di uno schema preoccupante.
Questo tipo di processo è comune in Germania? Cosa sperate di ottenere?
In Germania gli attivisti sono regolarmente accusati di piccoli crimini, accuse che poi spesso vengono lasciate cadere. Questo favorisce la paura di impegnarsi nell’attivismo politico, specialmente tra le persone di colore e i rifugiati che subiscono un’oppressione sistemica e vivono in situazioni precarie.
Nel nostro caso, intendiamo sfruttare il nostro relativo privilegio e portare in giudizio il sionista Israele e il suo alleato e collaboratore tedesco nel nome di coloro che non possono farlo. Intendiamo argomentare che la nostra protesta non è solo legale, ma un obbligo morale contro  i crimini in corso in Israele.
Israele è uno Stato criminale? Se sì, potete delineare il vostro ragionamento?
Il progetto sionista in Palestina è un progetto di suprematismo bianco, un progetto colonialista a favore dei coloni, che usa e abusa del Giudaismo per giustificare la sua sinistra e profondamente razzista agenda di supremazia ed esclusività etnica attraverso la continua espansione e l’apartheid.
Il crimine dell’apartheid, definito come un crimine contro l’umanità, è una questione legale delineata da definizioni rigorose. Studiosi di spicco hanno dimostrato come Israele mantenga un sistema di apartheid in tutto il territorio sotto il suo controllo e anche oltre, in quanto questo sistema viene applicato a ogni singolo rifugiato palestinese che vive in esilio forzato. Nel 2017, Virginia Tilley e Richard Falk sono stati coautori di un rapporto delle Nazioni Unite sull’argomento.
Ci sono circa 14 milioni di persone sotto il dominio israeliano e 6 milioni di rifugiati palestinesi che vivono in esilio forzato. Solo un terzo di questi stakeholder (circa 7 milioni di persone) – coloro che appartengono all’etnia privilegiata –  gode di diritti sotto il regime israeliano in Palestina (nota anche come Israele), mentre i due terzi che  appartengono all’”altra” etnia  sono o apolidi o privi dei loro diritti più elementari. Tra i circa 12 milioni di Palestinesi sparsi in tutto il mondo, tutti vittime delle politiche di apartheid israeliane, 6 milioni sono rifugiati privi di nazionalità e di status; 4 milioni vivono sotto un brutale regime militare a Gaza e in Cisgiordania; e 2 milioni vivono soggiogati come cittadini di seconda classe.
Mentre Israele pretende di essere una democrazia, ha di fatto stabilito un sofisticato sistema a due livelli, che distingue tra “cittadinanza” e “nazionalità” (ebraica, araba, drusa, circassa e molte altre) dei suoi sudditi. Israele consente a tutti i suoi cittadini di partecipare al suo gioco elettorale pseudo-democratico, mentre nega legalmente una lunga lista di diritti a quelli delle “altre” nazionalità. Come tale, un Ebreo tedesco che vive a Berlino che non ha mai visitato Israele ha più diritti lì, per legge, di un cittadino israeliano ad Haifa, la cui famiglia palestinese vive lì da generazioni.
Potreste delineare  il dibattito che in Germania riguarda Israele e l’importanza del vostro  processo nel contesto politico tedesco?
La Germania è un’arena cruciale nella lotta per l’uguaglianza in Palestina-Israele. Qualsiasi cambiamento  di consapevolezza che riusciremo a determinare nel contesto tedesco attraverso il dibattito, avrà ripercussioni in tutto il mondo. I funzionari israeliani lo sanno motivo per cui,  dietro un’enorme pressione da parte del governo israeliano, le autorità tedesche stanno incrementando la lotta contro gli attivisti BDS per criminalizzare tale attività.
La Germania costituisce anche il cuore del potere economico e militare dell’Europa ed è un attore principale nelle istituzioni dell’UE. Sfidando il suo sostegno incondizionato al progetto coloniale sionista, intacchiamo la facciata umanitaria / liberale della Germania, affrontando anche il suo sordido passato di colonialismo, fascismo e genocidio. La Germania deve riconoscere i suoi crimini di genocidio durante l’era nazista e in Namibia,  uno dei suoi progetti coloniali, e applicare gli stessi standard alla sua attuale complicità con i crimini israeliani contro l’umanità.
Affermiamo che Israele è uno stato suprematista, ingiusto e discriminatorio che dovrebbe essere denunciato come tale. Eppure tutti i politici tedeschi, da sinistra a destra, giustificano e sostengono le  politiche israeliane. La Germania ha adottato questo approccio dopo la seconda guerra mondiale come mezzo per superare la sua storia nazista e antisemita, anche se ha accuratamente evitato di  occuparsi delle basi della società che hanno dato alla luce e promosso la sua evoluzione nel fascismo. Oggi con l’ascesa di partiti fascisti di destra come Alternative for Deutschland (AfD) , le conseguenze di questa mancanza sono chiare.
In prima linea nella campagna per criminalizzare gli attivisti BDS e coloro che si oppongono ai crimini sionisti è la “Rosa Luxemburg Stiftung” – l’ala PR del partito Die Linke – che,  affermando di sostenere la pace e la giustizia, attacca i difensori dei diritti umani e abusa della memoria stessa di Rosa Luxemburg .
In Germania, proprio come nell’Israele dell’apartheid, le stesse organizzazioni che sostengono  di promuovere la pace e la giustizia sono ironicamente  quelle che guidano l’assalto ai diritti umani ogni volta che  si tratta di Israele.
In una dichiarazione del giugno 2011, Die Linke si riferisce al BDS e ai sostenitori della piena uguaglianza in uno Stato unico definendoli antisemiti.  Questa affermazione ha gettato le basi del tentativo di criminalizzazione del BDS che stiamo vivendo oggi, con lo sconcerto di un gruppo di Israeliani dissidenti. Nel maggio del 2018 Die Linke ha ulteriormente intensificato il suo attacco ai diritti dei Palestinesi emettendo con diversi altri partiti una dichiarazione congiunta nella quale nuovamente si equiparava il BDS all’antisemitismo.
L’affermazione di Die Linke, secondo la quale la nostra richiesta di uguali diritti tra lo stato attuale di “ubermenschen” e “untermenschen” sotto il dominio sionista sia da considerare in qualche modo “antisemita”, può essere intesa in un modo solo: sarebbe l’equivalente del considerare la richiesta di uguaglianza tra Ebrei e popolo ariano sotto il regime nazista come in qualche modo “anti-tedesco”. Questo è il livello di razzismo e protezionismo del radicato razzismo e suprematismo evidenziato dalla cosiddetta sinistra tedesca.
Come Richard Falk ha eloquentemente affermato nel corso di un recente evento che abbiamo tenuto insieme:
“Mi sembra importante che vi presentiate come impegnati a favore del patriottismo tedesco, in un certo senso. Affermare che state liberando la Germania dal suo passato oscuro, perché è davvero così. Dipende veramente dal fatto che se vuoi liberarti dell’antisemitismo, devi iniziare a prendere sul serio i crimini ovunque si presentino. E non puoi decidere quali criminali scegliere in base alla tua storia”.
Alcuni media hanno tentato di screditarvi accusandovi di antisemitismo. Qual è lo scopo di tale accusa e come intendete affrontarla?
Oggigiorno, l’accusa di antisemitismo è usata come arma politica per mettere a tacere chiunque critichi la politica criminale di Israele, e ancor più contro i dissidenti che si oppongono al regime sionista nel suo insieme. Questa tendenza è guidata dall’apparato israeliano di propaganda Hasbara, che insiste a confondere erroneamente Ebraismo e Sionismo – un errore che è di per sé antisemita. Questa fusione, tra una religione e un’ideologia razzista ispirata al nazionalismo europeo del XIX secolo, è alimentata per proteggere Israele da critiche giustificate e per frammentare chi si oppone alla sua politica.
La campagna di diffamazione che noi stessi abbiamo sperimentato ad opera dei media israeliani e tedeschi, così come dal membro della Knesset Lavie, è il risultato della nostra audacia nell’opporci al razzismo istituzionale e all’apartheid. Il nostro caso denuncia la complicità della Germania con la criminalità israeliana. In particolare, entrambi i membri della Knesset, Yair Lapid e Lavie, hanno cercato di influenzare la politica tedesca nel vietare le attività di Hezbollah e del Fronte Popolare Per la Liberazione della Palestina (PFLP) nel tentativo di associare tali attività all’attivismo BDS nel Paese. Inoltre, un rapporto dell’intelligence di Berlino ha definito il movimento BDS “antisemita” e ha indicato la nostra protesta come un esempio dello stesso. In un recente rapporto del Ministero Israeliano degli Affari Strategici, gli attivisti del BDS sono stati etichettati come “terroristi in giacca e cravatta”. Si tratta di sviluppi estremamente pericolosi, antidemocratici e intrinsecamente razzisti volti a proteggere e promuovere la continua oppressione dei Palestinesi da parte del governo israeliano.
A differenza dei rappresentanti dell’apartheid contro i quale abbiamo protestato all’Università di Humboldt, noi abbiamo una posizione intransigente contro tutti i tipi di supremazia e di razzismo,inclusa l’idea nazista di “Herrenvolk” e di Sionismo.
È oltraggioso etichettarci come “antisemiti”, poiché due di noi sono discendenti di Ebrei sopravvissuti all’Olocausto nazista. Intendiamo continuare a parlare della nostra verità ed esercitare i nostri diritti in base al diritto tedesco e internazionale.
Delineate alcuni successi del movimento BDS in Germania. Come vedete il vostro futuro?
Il boicottaggio di Israele da parte dei consumatori ha avuto un impatto significativo sulla attuale complicità delle principali società multinazionali, come Veolia, G4S e Airbnb.  Ma è la campagna palestinese per il boicottaggio accademico e culturale di Israele (PACBI) che ha segnato le vittorie più importanti sulla scena mondiale.
A causa delle pressioni degli attivisti del PACBI, il Meteor Music Festival nell’Israele dell’apartheid ha visto annullato il suo evento principale con Lana Del Rey, così come oltre 15 altri concerti. Nove artisti hanno annullato la loro partecipazione al Pop-Kultur Festival 2017 a Berlino, esclusivamente per la sponsorizzazione dell’ambasciata israeliana. Queste vittorie nelle pubbliche relazioni, insieme alla nostra azione all’Università di Humboldt, hanno fatto arrabbiare le autorità israeliane / sioniste fino al punto di minacciare diversi importanti politici tedeschi. Con una dichiarazione oltraggiosa, il “Simon Wiesenthal Center” ha minacciato di includere il sindaco di Berlino, Michael Müller, nel loro elenco di 10 peggiori casi di attività anti-israeliana e antisemita del 2017 per non aver fatto abbastanza contro il BDS. Questo intervento ha portato il sindaco a “impegnarsi per fermare il supporto finanziario e logistico municipale per il movimento BDS”, oltre a sostenere il caso contro di noi.
Queste accuse infondate sono segnali positivi, in quanto significano che il BDS sta funzionando e che è una reale minaccia per l’ingiusto sistema israeliano.
Note: I “Tre di Humboldt” possono essere contattati via Twitter: Ronnie Barkan: @ronnie_barkan; Stavit Sinai: @Stav_Si; Majed Abusalama: @MajedAbusalama.

(Trad: Grazia Parolari “contro ogni specismo, contro ogni schiavitù” – Invictapalestina.org
Fonte: https://truthout.org/articles/the-humboldt-three-take-israel-to-court/)