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domenica 21 aprile 2024

SANMARIOPIO DA GOLDMAN SACHS

 

Alessandro Orsini ha pubblicato il seguente testo:

“Mario Draghi, intervenendo alla conferenza europea sui diritti sociali a Bruxelles, ha detto che intende rilanciare la competitività dell’Unione europea. Certo, alimentando una guerra con la Russia in Ucraina che ha mandato la Germania in recessione. Qualcuno può spiegarmi perché l’Italia si è rimbecillita al punto da proporre Mario Draghi come prossimo presidente della Commissione europea? Mario Draghi, nel caso in cui non fosse chiaro, si è autocandidato alla presidenza della Commissione europea con il suo discorso delirante, interpretato come un’autocandidatura persino dalla stampa pro-Draghi. Io non so più come dirlo: Mario Draghi è un grandissimo pericolo per la Repubblica Italiana e per il futuro dei nostri figli. Mario Draghi non ha nessuna autonomia; è un politico completamente telecomandato. È un uomo senza nessun contatto con le persone comuni che non pranzino a ostriche e caviale. È un uomo che ha contatti soltanto con la Casa bianca. È un uomo che ignora completamente le aspirazioni e i bisogni degli italiani, come dimostrano le sue politiche in Ucraina ai tempi in cui era presidente del Consiglio. Mario Draghi, posto in qualunque posizione di potere, implica un futuro profondamente schifoso per i nostri figli. Mario Draghi significa: 1) asservimento alla Casa bianca e moltiplicazione delle guerre, come dimostrano le sue politiche verso l’Ucraina; 2) violazione sistematica del diritto internazionale, come dimostra il suo sostegno a Israele; 3) disprezzo dell’articolo 11 della nostra Costituzione, come dimostra il suo invio di armi in Ucraina per alimentare la guerra dall’esterno anziché spegnerla con la diplomazia come prescrive la nostra Costituzione; 4) disprezzo verso la cultura pacifista a fondamento della Costituzione Italiana; 5) insulti violenti contro il movimento pacifista, che è la struttura portante della società civile italiana, come dimostra la sua frase secondo cui l’Italia sarebbe piena di “pupazzi prezzolati” dal Cremlino quando, in realtà, l’Italia è piena di pupazzi prezzolati dalla Casa bianca. Mario Draghi è semplicemente un leader politico vergognoso che ricopre l’Italia di vergogna senza uno straccio di voto nel nostro Paese. Ecco perché i suoi incarichi non passano mai attraverso libere elezioni. Draghi non viene mai eletto, viene sempre cooptato perché le persone comuni lo stimano come si può stimare una persona disprezzata. Lottate contro Mario Draghi, uomo di guerra, nemico dei nostri figli, nemico della Costituzione Italiana. Avanzi l’Italia, avanzi la pace, risorga il movimento pacifista.”

da qui

 

 

DRAGHI IL MAGGIORDOMO DI GOLDMAN & SACHS - Michele BLANCO

Mario Draghi il nemico del popolo non deve presiedere la prossima Commissione europea.

Basti ricordare: “Mario Draghi? Impossibile immaginarlo a Palazzo Chigi. È un vile affarista che venderà l’economia italiana”. Lo ha detto l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga durante la trasmissione Unomattina.(il 24 gennaio 2008, ANSA).

Rimarcando ancora quando si proponeva Draghi come presidente del consiglio: Sembra che Mario Draghi, già socio della Goldman & Sachs, nota grande banca d’affari americana, oggi Governatore della Banca d’Italia, sia il vero candidato alla presidenza del Consiglio di un «governo istituzionale». E così avrà modo di svendere, come ha già fatto quando era direttore generale del Tesoro, quel che resta dell’industria pubblica a qualche cliente della sua antica banca d’affari”. Lo afferma, in un comunicato, il senatore a vita Francesco Cossiga. (ANSA). Infatti il 2 giugno 1992, Mario Draghi, allora direttore generale del Tesoro saliva a bordo del Britannia (la nave dei reali d’Inghilterra) per annunciare al mondo che l’Italia era pronta a [s]vendere il suo patrimonio grandissimo e di valore assoluto di industrie di Stato. Fu fautore di una visione neoliberista, che prevede una estrema libertà di movimento dei capitali ed una finanziarizzazione dell’economia. Tutto questo ha determinato, inevitabilmente, non una distribuzione della ricchezza ma la sua concentrazione, in sempre più, poche mani.

In Italia con l’applicazione delle politiche neoliberiste il debito pubblico che agli inizi degli anni 80 era del 58% del Pil, schizzò agli inizi degli anni 90 al 120% del Pil. Convenzionalmente si ritiene che un debito pubblico del 60% è accettabile mentre debiti superiori devono portare a scelte di rientro.

Quindi, il grande debito pubblico venne generato da queste inadeguate scelte. Per rientrare dal debito, negli anni 90 si decise di dover dismettere, in verità regalare, i beni pubblici, banche, industrie ed infrastrutture. Quindi, bisogna sempre ricordarlo, uno dei principali artefici delle privatizzazioni dei beni pubblici italiani fu Mario Draghi, espressione di interessi dei grandi gruppi finanziari. Nonostante dette dismissioni, o regali ai ricchi privati, il debito pubblico è sempre più cresciuto.

Lo stesso Draghi, anni dopo, a capo della BCE ha favorito una compressione dei salari e tagli enormi dello stato sociale con precarizzazione del lavoro per avvantaggiare sempre, e solo, i grandi gruppi finanziari. Draghi in tutta la sua vita è stato sempre e solo espressione degli interessi del grande capitale. Basti ricordare il trattamento della Grecia che fu completamente privata di qualsiasi autonomia gestionale in economia, per dover soddisfare gli interessi delle banche tedesche, riducendo alla miseria e alla fame quel popolo ed alla svendita di quasi tutti i suoi beni.

Per la inutile guerra ucraina sono stanziati centinaia di miliardi di euro ma nemmeno un centesimo per il popolo Greco. Come avvenne dopo la crisi finanziaria del 2008, il sistema bancario fu salvato con denaro pubblico e questo debito fu riversato sul debito pubblico che noi tutti paghiamo.

Draghi è l’espressione di questo mondo e la sua figura a capo dell’Europa determinerà la fine di un sogno nato con il Manifesto di Ventotene. È giunto il momento di giudicare Mario Draghi e i “draghiani” come Carlo Calenda, Enrico Letta e molti altri. Draghi aveva fatto promesse agli italiani in cambio del sostegno per sconfiggere la Russia con l’invio di armi. Si era schierato contro una soluzione diplomatica. Aveva previsto la sconfitta della Russia in poco tempo, ma ha ottenuto solo che con le sanzioni alla Russia abbiamo avuto un generale aumento dei prezzi che non si vedeva dagli anni Settanta del secolo scorso. Ha favorito le grandi compagnie statunitensi che ci hanno venduto il gas a prezzi incredibilmente esagerati.

Draghi si adopererà, come sempre ha fatto, solo per difendere gli interessi di chi detiene già enormi ricchezze. Egli non farà altro che favorire le politiche di riarmo e sarà per la guerra se servirà ad arricchire i soliti ricchi. Inoltre, come sempre ha fatto, favorirà il taglio delle spese sociali e non permetterà una giusta e inderogabile distribuzione della ricchezza. Riepilogando bisogna assolutamente evitare una macelleria sociale che con la candidatura del “privatizzatore seriale” ci stanno preparando. Per fare questo vorrei ricordare a tutti che il vostro voto alle prossime elezioni europee è determinante!

da qui


sabato 22 maggio 2021

Portico d’Ottavia - Giovanni Iozzoli

E’ all’ombra delle fosche tragedie globali, che di solito si consumano le tragicommedie italiane. Anch’esse, alle volte, assumono risvolti drammatici (pensiamo alla stagione dello stragismo di Stato durante la guerra fredda), ma il più della volte forme ed esiti delle vicende italiane, si collocano nel campo del grottesco. Come per una vocazione nazionale, o una misteriosa inerzia che spinge in quella direzione. In questo senso, la foto di gruppo sul palco della lobby israelita romana, quello su cui l’intero ceto politico italiano, il 12 maggio, si è arrampicato scompostamente, quasi sgomitando, sotto l’egida della gloriosa bandiera israeliana, è anche una foto d’epoca, a suo modo. Potrebbe finire nei libri di scuola del futuro – di una scuola finalmente matura, formativa e consapevole – nel capitolo sulla crisi italiana di inizio secolo; la didascalia direbbe: questa era la classe dirigente italiana di allora, quelli che governavano insieme e insieme corsero in aiuto del più forte, dell’oppressore, dell’invasore, sorridendo e stringendosi tra loro. Gli studenti del futuro (più attrezzati di quelli odierni) si stupiranno: ma come? Si schierarono tutti dalla parte dell’invasore?

Non potranno capire, quei ragazzi, come sia stato possibile che, nell’Italia del 2021, la distruzione di Gaza City, sia stata raccontata a reti unificate come una proterva aggressione palestinese. Neanche Goebbels nel ’39 ebbe il coraggio di dire ai tedeschi che la Polonia minacciava la sicurezza della Germania.

Per molti politicanti schierati su quel palco, a Portico d’Ottavia, quel tipo di collocazione è stata assunta in modo inconsapevole, automatico, come fosse una postura naturale. Non è il frutto di una discussione politica, di una riflessione, di una scelta di campo ponderata. E del resto in quali sedi sarebbe potuto maturare un eventuale dibattito? I partiti si sono squagliati e le istituzioni rappresentative sopravvivono come feticcio o simulacro. Questo ceto politico non ha conosciuto altro che quel tipo di posizionamento. E’ gente cresciuta in seno all’ortodossia euro-atlantico-sionista, quella in cui il fascio di interessi denominato “Occidente” non presenta più divaricazioni o alternative al suo interno. E’ un fascio compatto, monocromatico.

Foto d’epoca, dicevamo, Salvini, Letta, Meloni e vario sottobosco umano, che petto in fuori impugnano la bandiera bianca e celeste, sotto l’occhio soddisfatto e ammiccante dei dirigenti della rappresentanza sionista in Italia. Immagini storiche, a loro modo, in grado di restituire il sapore di un’epoca – tanto quanto le vecchie foto sgranate degli squadristi in camicia nera, con fez e pantaloni a sbuffo, testimoni viventi dell’epopea gaglioffa e criminale del ventennio; o la foto del Presidente Leone che mostra le corna agli studenti, simbolo di un’Italietta marcia, antica e profonda; o l’istantanea di un Craxi livido e incredulo, che esce dall’Hotel Raphael sotto una pioggia di monetine, mentre crollano gli scenari di cartapesta della Prima Repubblica. Foto gallery antropologica di un paese indecifrabile.

Ah, ecco, giusto: Bettino Craxi. Qualcuno farà mai leggere a quel timido ectoplasma di Enrico Letta, il testo del discorso che l’allora presidente del Consiglio pronunciò alla Camera il 6 novembre del 1985, dopo lo strappo di Sigonella e il caso Achille Lauro – un discorso in cui il Presidente del Consiglio italiano rivendicava il diritto alla lotta armata per il popolo palestinese, paragonando la resistenza araba al nostro Risorgimento? Povero Letta, rimarrebbe a bocca aperta. Che razza di Italia era? – si chiederebbe allibito l’ectoplasma. Era un’Italia altrettanto atlantista, guidata da un Presidente del Consiglio anticomunista, che però qua e là, in politica estera, si prendeva anche la responsabilità di assumere posizioni autonome: perché alle spalle c’era un’idea repubblicana di interesse nazionale – evitare che l’Italia diventasse un campo di battaglia geopolitico, tutelare le linee di approvvigionamento energetico e le reti di commercio internazionale –, dentro un paese ancora vivo, giovane, che discuteva (non ossessivamente solo di vaccini), un paese che si divideva, dibatteva, articolava le sue posizioni. E un ceto politico che allora molti noi osteggiarono (a morte) ma che oggi giganteggia, davanti all’immagine degli eroi di Portico d’Ottavia, coraggiosamente schierati dalla parte dei bombardieri.

E quella foto Letta-Salvini-Meloni, come potremmo chiamarla, per conservarla degnamente nel pantheon bislacco e vigliacchetto della storia patria? La foto di Portico D’Ottavia? No, finiremmo per nobilitarla con accostamenti classicheggianti. Battezziamola piuttosto: foto della Ripresa e Resilienza; si, così, con la denominazione pomposa che hanno affibbiato al loro piano bipartisan di distribuzione di soldi pubblici alle lobbies private. I posteri rideranno della totale incongruenza della didascalia, rispetto alle facce di quella ciurma di sopravvissuti. Perché si capisce bene che l’unica cosa davvero resiliente è il caparbio attaccamento di costoro ai brandelli residui del loro potere – ormai ampiamente commissariato da centri di comando extra-nazionale o extra-istituzionale.

Hanno voglia a mettersi in posa. Non rappresentano più niente. Sono solo utili idioti o sbiadita tappezzeria di quelli che comandano davvero. Nessuno – americani o israeliani – ha bisogno della loro approvazione. Probabilmente, il criminale di guerra Netanyahu non ricorda neanche il nome o la faccia di Salvini, nonostante il piccolo padano esibisca sempre orgoglioso la foto con Bibi. Israele non ha mai avuto bisogno di alibi democratici: rappresenta l’Occidente e agisce senza fronzoli e ipocrisie; gli bastano i carri armati le batterie antimissile.

A proposito di missili: non piacciono a nessuno, e forse non piace neanche Hamas; ma chi ha un po’ di residua onestà intellettuale deve riconoscere che è solo grazie a quei missili che esiste ancora una “questione palestinese”. Sono i missili a tenere aperta la ferita. Fosse per i cantori della pacificazione – quelli che siedono a Washington, Bruxelles, Riad o al Cairo – l’assimilazione coloniale delle terre di Palestina sarebbe già compiuta da tempo. Se settant’anni di resistenza e speranza antisionista, sono ormai affidati a qualche migliaio di Qassam, la colpa non è dei palestinesi, ma dei traditori d’Oriente e d’Occidente che li hanno da tempo condannati a uscire dalla storia.

da qui