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martedì 18 giugno 2024

Pierluigi Fagan - G7: COMMEDIA COL MORTO

 

G7: COMMEDIA COL MORTO. Volevo titolare il post “La realtà non è come ci appare” bel titolo di un libro tra quelli iniziali di Carlo Rovelli, vale in fisica come in politica, anzi forse in politica vale anche di più. Ma il fatto ci sia un morto reclama la nostra attenzione. Vi consiglio di arrivare fino in fondo, anche il post non è così come vi apparirà all'inizio.


E così siamo passati in una settimana dalla Terza guerra mondiale EU vs Russia, alla Meloni che rassicura Mosca sulla questione degli asset finanziari dicendo rincuorante: “non si tratta di una confisca ma di profitti che maturano”. Spieghiamo.

 

All’indomani dell’inizio del conflitto ucraino, l’Occidente ha congelato tutti i depositi russi presso le proprie banche, circa 300 mld US$. Biden annuncia più volte che saranno sequestrati e dati a Kiev per ripagare i costi della guerra. Fisicamente stanno per lo più in banche europee, in Belgio per lo più. Mosca spiega che ne ha altrettanti di imprese europee a casa propria e farà pan per focaccia. Gli europei, quindi, dicono a Biden di darsi una regolata. Biden abbozza ma poi torna alla carica dicendo di usare almeno gli interessi che i depositi hanno creato, già perché hanno lavorato i depositi russi come fossero di un normale correntista, li hanno investiti e quindi hanno generato profitti finanziari, interessi. Questo Biden aveva annunciato voleva si decidesse al G7 sequestrare almeno gli interessi. I cinesi hanno fatto sapere che a quel punto Europa sarebbe stato ritenuto un soggetto finanziariamente pirata ed avrebbero riconsiderato le loro posizioni. Così ieri i G7 hanno deciso che fare dicendo che era una mossa unitaria storica. Già, fare cosa?

 

Hanno deciso che daranno a babbo morto (negli anni) fino a 50 mld di prestito a Kiev, cacciando i soldi ognuno di tasca propria. È un prestito, quindi formalmente non è una passività, ci si aspetta tornino. Siccome ovviamente non torneranno mai, si prendono a garanzia gli interessi maturati dai depositi congelati, qualcosa come 3-5 mld anno, se Kiev non pagherà (ovvio che non pagherà) pescheranno da lì. Ma poiché questo avverrebbe tra qualche anno, se non un decennio, a quel punto la faccenda del blocco sarà stata risolta, Mosca riavrà i suoi soldi e probabilmente anche gli interessi maturati, quindi niente garanzia. Per questo i più avveduti hanno commentato: “si è raggiunta una intesa politica, adesso ci sarà quella tecnica”. Ma non c’è alcuna intesa tecnica possibile, o i G7 si svenano e danno i 50 mld a Kiev di tasca e rischio proprio o tutto diventa flatus voci. Per cui Giorgia ha potuto rassicurare Mosca “tranquilli ragazzi, nessun sequestro e che qui si fa un po’ di teatro, comprenderete no?”. Solo l’uomo in mimetica ha fatto finta di crederci in favore di telecamere ucraine “non ci abbandonano, continuiamo fino alla morte, vinceremo!”.

 

Al G7 che doveva deliberare la guerra a Mosca, non si è parlato neanche di cartucce, non una singola parola su armi, NATO, eserciti, missili, bombe ed esplosioni punitive, niente. Una miccetta? un mortaretto? Tris-e-trac magari? Niente.


Si è parlato di questa buffonata degli interessi bancari e si è promesso un Piano Marshall per ricostruire l’Ucraina. Da qualche giorno, anche nella visita dell’uomo in mimetica in Germania, si parla solo di ricostruzione, del dopo, non si parla più di guerra. Ma come?


Come ha notato Politico.eu, (sito americano ritenuto semplicemente il miglior commentatore politico mondiale) ieri c’erano sei anatre zoppe e Miss Meloni. “Anatra zoppa” è una espressione del lessico politico americano, quando un presidente è in carica ma non ha poteri perché non controlla il potere legislativo. Macron va ad elezioni e dovrebbe perderle. Scholz ci andrà e le perderà senz’altro. Sunak ci va ai primi di luglio e sta 20 punti sotto i laburisti. Trudeau ci andrà a fine anno e perderà di certo contro l’avversario conservatore, cosa nota da tempo. Kishida pare stia messo altrettanto male. Von der Lyen e Michels si aggiravano come personaggi in cerca di autore visto che hanno di colpo perso tutti gli sponsor. Biden è un ricordo che cammina, anzi non cammina poi tanto visto che sembra uscito dal frigorifero dove lo tengono per conservarlo almeno fino a novembre quando arriva Capitan Fracassa.

L’unica legittima lì era la regina di Garbatella, negli ultimi giorni molto charmant (secondo me ha un nuovo fidanzato), che ha avuto gioco facile a schivare anche la questione dell’aborto stante il surrealismo del fatto che i G7 parlino al mondo di aborto che ad occhio non pare la questione centrale dell’ordine mondiale.

 

Ma aspettate perché in questa commedia scritta male c’è anche un fatto clamoroso di cui però nessuno ha dato notizia, c’è un morto.


Alla kermesse pugliese era invitato Muhammad bin Salman, Arabia Saudita. MBS all’ultimo minuto si è ricordato che doveva fare il pellegrinaggio a Medina e quindi chiedeva scusa ma non poteva partecipare, che disdetta! Poiché l’8 giugno è scaduto l’accordo promosso cinquanta anni fa da Kissinger (Nixon) ovvero 1974-2024 sul fatto che il petrolio si pagava in dollari, dando così al dollaro lo statuto di riserva mondiale di valore e quindi di scambio, i sauditi hanno deciso di non rinnovarlo. Sorpresa!


Da oggi i sauditi e tutto l’OPEC ed OPEC+ con loro, venderanno gas e petrolio e prenderanno in controvalore qualsiasi valuta e quindi il morto è niente-po'-po’-di-meno-che: il dollaro! Accipicchia che colpo di scena, qui però fuoriscena poiché il pubblico deve guardare la commedia per coerenza narrativa dopo mesi di imbambolamento in cui qualcuno aveva pure creduto che gli stava per piovere un Kinzal atomico nel giardino di casa. Per questo MBS non è venuto, pareva brutto dover stringere la mano a Biden mentre con l’altra lo aveva strangolato.

 

Nasdaq punto com, la testata on line del primo mercato borsistico elettronico del pianeta commenta: "Mentre le implicazioni complete di questo cambiamento devono ancora essere viste, gli investitori dovrebbero almeno essere consapevoli che a livello macro, l'ordine finanziario globale sta entrando in una nuova era. Il predominio del dollaro USA non è più garantito". Detto da Nasdaq c'è da fare sonni tranquilli no?


E così in una calda notte di inizio estate mediterranea è crollata l’impalcatura principale del dominio mondiale americano degli ultimi cinquanta anni con sei leader occidentali accompagnati tristemente fuoriscena in attesa che la regina degli elfi di Garbatella (si sa della sua passione per Tolkien) incontri Sauron-Putin per trattare il finale di partita.

 

Gioite? Non ve lo consiglio, i prossimi anni saranno molto poco divertenti, però saranno vivaci, questo sì. Stay tuned!

da qui

venerdì 13 ottobre 2023

L’Occidente è un immenso schema piramidale militare e finanziario



articoli di Jeffrey Sachs, Raniero La Valle, Benjamin Abelow, Pubble, , Toni Muzzioli, Scott Ritter, Ennio Remondino, Nico Piro, Manlio Dinucci, Giulio Chinappi, Fabrizio Poggi, bortocal, Alberto Bradanini, Piero Orteca, Andrea Zhok, Alberto Bradanini, Giacomo Gabellini Stefano Orsi, Alessandro Marescotti, Elena Basile, Lucio Caracciolo, Giuliano Marrucci, Pierluigi Fagan, National Interest, Fulvio Scaglione, Alessandro Capuzzo, Domenico Stimolo


elogio della follia ucraina ed occidentale – bortocal

vorrei delineare le basi di un sintetico elogio della follia ucraina ed occidentale in dodici punti.

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  1. devo proprio sputare il rospo: ci sono miei coetanei che cinquant’anni fa contestavano la guerra americana in Vietnam e che oggi sostengono attivamente una guerra americana dello stesso tipo, solo perché è combattuta per interposto esercito, ed è perfino ancora più squallida per questo.

quei coetanei o hanno cambiato idea perché si sono rincretiniti, oppure sono sempre stati cretini e dicevano allora delle cose senza rendersi conto di quello che dicevano, come non se ne rendono conto adesso.

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  1. anche allora il Vietnam del Nord alimentava la guerriglia nel Sud, per riunificare il paese, e, dopo l’intervento armato americano, intervenne attivamente dal punto di vista militare (e alla fine di dodici anni di guerra vinse).

qualcuno potrebbe dire che ci fu una mimetizzata invasione nord-vietnamita nel Sud e che quell’intervento militare era illegale, come si dice oggi del tentativo dell’Ucraina russofona di riunificarsi col la Russia.

però allora nessuno si sognava di dire simili stupidaggini anti-storiche e si sbeffeggiava ancora Metternich, che il secolo precedente la pensava così, dopo il Congresso di Vienna.

tutto il Risorgimento italiano fu dunque una mostruosa violazione del diritto internazionale?

oppure il diritto internazionale attuale è una mostruosa violazione del diritto dei popoli di decidere del loro destino?

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  1. sono mesi che l’Ucraina ci fa sapere che sta avanzando, ed è vero, se si misura l’avanzata in centimetri come media, sui 2mila chilometri del fronte.

il ritornello continua e di giorno in giorno si annuncia lo sfondamento definitivo e si alza il tono di trionfo con cui si comunicano queste avanzate.

per fortuna quel governo ha sempre mentito, e io continuo ad augurarmi che sia sempre così.

perché il giorno che l’avanzata ci fosse davvero, la guerra nucleare sarebbe alle porte, e i russi lo stanno facendo capire benissimo.

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  1. noi stiamo sfidando da incoscienti la distruzione nucleare delle nostre città, per impedire ai russofoni di riunirsi alla loro madrepatria, come i veneti, i trentini, i triestini nella nostra storia?

e per inserire l’Ucraina nella NATO, violando gli impegni presi dall’America con Gorbaciov?

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  1. intanto due caccia italiani hanno fronteggiato dei caccia russi che stavano per violare lo spazio aereo NATO sul Baltico.

stavano per…, cioè non avevano violato un bel niente.

i russi sono stati saggi e hanno fatto rientrare gli aerei.

ma con quale diritto i nostri aerei hanno impedito a quelli russi di volare sul loro territorio, ma vicini al confine?

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  1. in un carro armato colpito dai russi sono stati trovati, feriti, dei tedeschi.

erano mercenari, non soldati regolari della Bundeswehr; così giuriamo tutti, altrimenti la guerra mondiale è assicurata.

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  1. gli ucraini bombardano il quartier generale della marina russa in Crimea; sono in guerra, è un loro diritto, ci mancherebbe.

se fossi il capo del loro governo io piuttosto avrei rispettato l’accordo di pace del marzo dell’anno scorso, in base al quale la Russia ritirò la sue truppe da Kijv, quasi conquistata; ma Zelenskij ha preferito stracciarlo subito dopo, su ordine USA ed UK.

e quindi via all’escalation degli attacchi in terra russa, per mascherare gli insuccessi sul campo dalla loro parte.

annunciano anche di avere ucciso nel’attacco il capo della marina russa.

questo però compare alla tv russa, e i russi smentiscono.

la nostra stampa sfida ogni senso del ridicolo e titola parlando del giallo del generale, che, come il gatto di Schroedinger, forse è vivo, forse è morto, eppure è già uscito dalla scatola…

grottesco!

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  1. il parlamento del Canada tributa un lunghissimo ed entusiasta applauso ad un reduce neo-nazista di 98 anni, esaltando la sua lotta per liberare l’Ucraina dalla Russia, o meglio dall’Unione Sovietica, di cui allora faceva parte, peraltro come stato autonomo.

la cosa è talmente vergognosa che è meglio che i nostri media non ne parlino e dice da sola a che punto siamo arrivati.

ma il silenzio è d’oro; metti che al nostro primo ministro Meloni venga in mente di fare altrettanto.

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  1. intanto il governo di Kijv strumentalizza il ruolo di tutori dei minori rifugiati in Italia, assegnato ad ucraini, se quelli sono senza genitori, per obbligare i primi a rientrare nel paese, compresi i sedicenni, che tornano buoni, perché l’obbligo di andare a combattere è stato esteso anche ai diciassettenni, come un secolo fa in Italia dopo Caporetto.

anche in Germania l’Ucraina pretende che il governo respinga i rifugiati, soprattutto quelli in grado di combattere.

è abbastanza evidente, infatti, che l’Ucraina è a corto di uomini, dopo le stragi imposte ai propri giovani, ed è inutile continuare a riempirla di armi, se stanno venendo meno gli uomini per adoperarle

volontari occidentali amanti del virile pericolo di lasciarci la pelle e vili mercenari disposti a tutto per i soldi non basteranno a colmare i vuoti paurosi di vite umane provocati dagli attacchi suicidi, soprattutto tra i poveri cristi che non possono pagare per imboscarsi, contro una linea difensiva ben protetta (a Gorizia, la maledetta, se ne ricordano ancora…).

Italia e Germania si piegano ai diktat di Zelenskij, in spregio ad ogni tradizione democratica, alle leggi internazionali sui rifugiati di guerra e ad ogni umanità, rispedendo nel paese in guerra qualche ragazzino senza genitori, che ne è fuggito, per salvarsi dalle distruzioni e dal rischio di morte.

interverrà stavolta il Tribunale Internazionale dell’Aja?

non credo: ha distrutto ogni sua credibilità dichiarando Putin criminale di guerra, per avere trasferito in Russia, fuori dalla zona delle operazioni militari (almeno in quel momento), i bambini che abitavano lì.

e dove doveva mandarli? in Ucraina?

invece approverà l’operato del governo ucraino, che viene a riprendersi i bambini orfani in Italia, per riportarli sotto le proprie patriottiche bombe.

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  1. intanto in Lettonia il governo ha comincato l’espulsione dei cittadini della minoranza russa che non dimostrano in un apposito testuna sufficiente conoscenza del lettone, o perché effettivamente non lo sanno, o perché rifiutano di sottoporsi altest.

i russi in Lettonia erano il 34% nel 1989, al momento dell’uscita dall’URSS; erano scesi al 25% nel 2018, trent’anni dopo, e dimuinuiranno ancora, continuando con questa pulizia etnica, per fortuna incruenta, che lascia del tutto indifferente l’Europa, che si vanta di essere la migliore paladina mondiale dei diritti umani.

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  1. l’anno prossimo in Ucraina dovrebbero svolgersi le elezioni farsa, che Zelenskij non vorrebbe, per evidenti motivi, perché, nonostante l’aspetto farsesco, potrebbero far trapelare sentimenti pubblici non proprio conformi.

ma le vogliono i governi occidentali per dimostrare, ai gonzi che ci credono, quanto democratica sia l’Ucraina, in cui i partiti di opposizione sono stati messi fuori legge con l’accusa di essere anti-nazionali e filo-russi.

eppure dovrebbe andare da sé che le guerre sospendono le elezioni e la democrazia, perché se i popoli potessero votare liberamente urlerebbero basta! con le schede elettorali.

ma che senso ha che votino gli ucraini, oggi, in un paese che ha messo in Costituzione l’obbligo di aderire alla NATO e ha vietato per legge ogni trattativa per porre fine alla guerra?

che elezioni sarebbero queste?

comunque, ben vengano, queste elezioni, perché se l’Ucraina dovesse eleggere un nuovo parlamento senza la rappresentanza della minoranza russa, in questo momento in gran parte sotto occupazione russa, questo sarebbe già il riconoscimento perfetto che quelle regioni non fanno più parte dello stato.

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  1. elogio della follia, viene da dire.

perfino uno come Berlusconi si ribellò a questo stato di cose; ma oggi abbiamo di meglio, e da un mezzo simpatizzante fascista siamo passati ad un manipolo di nostalgici fascisti interi.

e che cosa volete che facciano i neo-fascisti al governo se non esaltare la guerra e fare di tutto per trascinarci dentro?

da qui

 

 

Il controllo della narrazione e la (de-)formazione della coscienza umana – Alberto Bradanini

Dopo “La trilogia distopica: estremisti e razionali dei nostri tempi”, l’ex ambasciatore Alberto Bradanini ci segnala un’altra gemma pubblicata oggi anche da La Fionda. “Il potere non risiede in chi dispone di denaro, soldati o armamenti (tutto ciò è di risulta), ma nel controllo della narrazione”, scrive Bradanini. E chi oggi controlla la narrazione dei nostri tempi si affida ad agenzie che modificano gli algoritmi di social e browser, decidendo quello che potete o non potete leggere durante la giornata

Più si getta uno sguardo critico nelle intercapedini del potere, più si diviene consapevoli del dominio di una narrazione esterna sia alla logica che all’esperienza dell’essere umano. Più si penetra nella cupezza di tali labirinti, più si comprende che l’obiettivo di tale narrazione è la (de-)formazione della coscienza umana. Sono pochi a vantare un’esperienza personale degli eventi riverberati dalla Macchina della Propaganda. La rappresentazione del mondo e la coscienza dell’io sono percorsi fabbricati al di fuori di noi. Essi invadono la nostra mente dopo aver valicato filtri, pregiudizi, cliché cognitivi e distorsioni, lasciando sul cammino l’essenziale.

Solo la consapevolezza di tale tragedia gnoseologica consente di dischiudere qualche varco alla comprensione delle torsioni che il potere esercita su una popolazione devastata dall’alienazione.

Gli esseri umani si dimenano in una prateria di conoscenze approssimate e fantasie metafisiche su riflessi di realtà, polvere di stelle vaganti nello spazio, di cui non conosciamo che qualche bagliore. Persino chi siede in sala comando agisce sulla scorta di scarsa intelligenza del mondo, sebbene ciò non gli impedisca di applicarsi con spietata coerenza nel perseguimento di potere e ricchezze.

Per chi dirige l’orchestra è sufficiente scegliere di volta in volta l’ermeneutica megafonica più consona alla tutela dei propri privilegi, il resto è un gioco da ragazzi. Attraverso la presa sui meccanismi di persuasione, occulta o palese a seconda dei casi, la coscienza di un popolo viene modellata e posta al servizio altrui. Cosicché individui potenti, cinici e privi di umana empatia si servono di tale corredo per acquisire onori, denaro, sesso, obbedienza.

Il potere non risiede in chi dispone di denaro, soldati o armamenti (tutto ciò è di risulta), ma nel controllo della narrazione. Questa modella coscienza e azione della popolazione, rendendo cruciale la presa sui nastri cursori attraverso cui l’oligarchia fabbrica la classe di servizio: quella politica, mediatica e accademica. La finta dialettica tra correnti del Partito Unificato – prodotto di una medesima selezione – è una costruzione cosmetica. La principale attività di tali correnti è l’organizzazione dello svago televisivo o cartaceo, mentre le decisioni sono nelle mani di un inaccessibile Pilota Automatico, attraverso algoritmi che finanziano l’oggettività degli accademici, deformano o fabbricano informazioni, imprigionano giornalisti insubordinati.

Sotto la superficie, tuttavia, anche i manipolatori restano confusi, assediati da instabilità mentale e fantasmi distruttivi. Sebbene vivano una vita privilegiata rispetto al popolo dominato, combattono anch’essi contro l’ineluttabilità della loro infelice esistenza. La fonte della sofferenza, infatti, si colloca nella struttura di una società distopica, prigioniera del cupo binomio assolutismo della mercificazione e ontologia dell’immutabilità. Il primo postulato mira a rendere la persona umana una mera commodity negoziabile sul mercato, il secondo a sopprimere la tensione verso l’etica della natura e del soddisfacimento dei bisogni essenziali dell’uomo. Anche la classe dominante, dunque, resta schiava di cupe patologie, immersa in un’allucinazione di realtà, nella presunzione di conoscere gli interstizi profondi della specie umana. L’ossessione di sopprimere la libertà di prendere coscienza – con qualche eccezione che non fa differenza – mira a impedire che la resistenza giunga a massa critica, a costo della sopravvivenza del pianeta, distruzione dell’ambiente di vita o annientamento nucleare.

L’essere umano resta comunque padrone del proprio destino, può scavare dentro di sé, prendere coscienza e giungere alla radice dell’abisso devalorizzato nel quale la società viene relegata. Percorrere il sentiero della consapevolezza consente di cogliere l’insostenibilità ontologica di tale scenario, di coltivare la speranza di una graduale riemersione, di tornare liberi dal dominio della voce narrante, avviandosi verso la guarigione e la libertà.

Non sappiamo se la nostra specie riuscirà a svegliarsi dal sonno della ragione, liberandosi dalle logiche manipolatorie che ne sono la fonte. Tale obiettivo resta però alla sua portata e chiunque può contribuirvi.

da qui

 

 

LE SS RIABILITATELE VOI – Fulvio Scaglione

Com’era ampiamente prevedibile, dopo i grotteschi tentativi, all’epoca della presa di Mariupol’ da parte dei russi, di sciacquare i panni filo-nazisti del Battaglione Azov, ecco quelli ancor più disperati e disperanti di tramutare le SS naziste in un variegata compagnia dove alcuni erano nazisti e altri si trovavano lì per caso. D’altra parte l’ho scritto subito, siamo tutti un po’ canadesi, tutti inclini ad onorare l’ex ufficiale della Divisione Galizia delle SS Gunka, tutti o quasi affetti dalla sindrome che ci spinge a considerare buono tutto ciò che oggi va contro la Russia. Come la maschera piemontese di Garibuia che, dice la tradizione, si tagliava gli attributi per far dispetto alla moglie.

La coglioneria attuale viene giustificata in nome della “complessità della storia”. Definizione che, applicata per bene, porterebbe a cancellare qualunque responsabilità. Anche quella della Russia che invade l’Ucraina, per dire, perché la storia è complessa e se non possiamo giudicare una vecchia SS come Gunka 78 anni dopo i fatti come possiamo giudicare un evento dell’altro ieri, ancora in pieno svolgimento. Sai, c’è stata la Nato, Maidan, la UE, il nazionalismo ucraino, la storia è complessa… Non è detto che solo perché ha fatto un’invasione Putin sia un invasore, no?

I nostri mediocri non avrebbero aperto bocca, probabilmente, se non avessero potuto citare un pezzo di Politico intitolato “Aver combattuto contro l’URSS non fa necessariamente di te un nazista”. Un ottimo giornalista americano come Matt Taibbi ha definito questo pezzo “il peggior editoriale di sempre”. E si può ben capirlo. Intanto il titolo è una scemenza. Essere una SS fa di te un nazista, e non c’è verso di sostenere il contrario. Essere nella mafia fa di te un mafioso, essere nel Kgb fa di te una spia, essere un prete fa di te un membro della Chiesa. I peccati e i meriti individuali c’entrano poco rispetto al giudizio storico. Riguardano semmai purgatorio, inferno e paradiso, se uno ci crede. Come per i filo-nazisti dell’Azov. Ci dicevano: eh, però legge Kant, però è un bravo padre di famiglia. Perché, chi ha detto che non si possa essere filo-nazisti (con tutto ciò che questo comporta) e bravi papà? O essere bravi papà senza per questo essere meno inclini a bruciare gli ebrei e sterminare gli zingari?

Secondo: lo scandalo internazionale non è nato dal fatto che Gunka fosse stato membro delle SS, come tanti altri che alla fine della seconda guerra mondiale si sono rifugiati oltre-Oceano e lì hanno vissuto tranquilli e sereni. Lo scandalo è nato dal fatto che il Parlamento canadese e due uomini di Stato, il premier Trudeau e il presidente ucraino Zelensky, hanno sentito la necessità di onorarlo come un eroe, come un esempio da seguire e da additare alle future generazioni. Passi per Zelensky, leader di un Paese che da almeno dal 2010, dai tempi del presidente democratico e occidentalismo Viktor Jushchenko, persegue la riabilitazione della destra peggiore. Ma gli altri?

Terzo: non è vero quanto scrive Politico, e cioè che l’unità delle SS in cui militava Gunka, non fosse responsabile di crimini di guerra. La 14° Waffen Grenadier, più nota come Divisione Galizia, è stata giudicata dal Governo polacco responsabile dell’uccisione di oltre mille civili nel villaggio di Huta Pienacka, ora nella regione di L’viv (Ucraina). E per questo l’attuale Governo polacco ha accennato alla possibilità di chiedere l’estradizione di Gunka. Il quale magari è riuscito a non sparare, a non farsi notare dalle altre SS mentre rifiutava di uccidere quei civili, chissà…  Ma resta un nazista, come minimo complice di crimini di guerra innegabili. Anche se adesso il negazionismo va di moda.

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sabato 19 agosto 2023

Agricoltura culturale, desertificazione, OGM - Pierluigi Fagan

 

Abbiamo un certo numero di intelligenze critiche in Italia, ma a chi si rivolgono oltre al fatto di avere scarsi mezzi per veicolare i loro ragionamenti?

“Già nel 2014 il compianto Tullio De Mauro riportava che circa due milioni di italiani erano analfabeti totali, 13 milioni semi-analfabeti, ovvero appena in grado di scrivere il proprio nome e fare somme e sottrazioni semplici, altri 13 milioni avevano perso l’uso fluido della lettura e della scrittura. Insomma, circa la metà della popolazione adulta era sotto la soglia minima della piena alfabetizzazione.”.

Oggi i dati sono questi:

·         Paese OCSE con il più basso numero di laureati

·         Paese OCSE col più basso investimento in istruzione

·         Su 27 Paesi EU, destiniamo all’istruzione meno di 24 Paesi e più solo di Grecia e Romania.

·         Stipendi degli insegnanti tra i più bassi in Europa

Le scarse nozioni ricevute a scuola, in tempi di veloci e profondi cambiamenti, diventano rapidamente obsolete, né ci sono modi per aggiornarle. Questo complesso di fattori determina quella che oggi viene chiamata “povertà educativa” che chiude in un cerchio da cui non possono evadere milioni di italiani.

Con “povertà educativa” s’intende non tanto o solo i tassi di alfabetizzazione, quanto “…l’impossibilità e incapacità di usare le competenze minime richieste per adattarsi alla complessità dei cambiamenti sociali, culturali e tecnologici e di continuare ad apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni lungo tutto il corso della vita.”

A ciò si aggiunge una vasta, profonda e tradizionale ignoranza scientifica, un vero e proprio disprezzo altezzoso per questa forma di conoscenza che avrà ovviamente i suoi difetti come ogni altra e tuttavia è umana, al pari delle altre.

Questo brillante risultato è stato volutamente perseguito negli ultimi trenta anni almeno, se non di più. L’Italia è risultato il Paese a più forte rimbalzo tra decenni di intenso impegno culturale, politico, sociale terminato negli anni ’70, anche con una eccessiva dose di integralismo e la liberatoria stagione del disimpegno, dell’edonismo, del piacere di vivere alla come viene.

Dagli anni ’90, diventa centrale il complesso mediatico-culturale gestito da Berlusconi, una coerente batteria di emissione di disprezzo culturale ed orgogliosa rivendicazione della pigrizia intellettiva. Parallelamente, diminuiscono gli investimenti in formazione e si susseguono una serie di riforme bizzarre. Ma più che altro, si insedia un paradigma del fare e del non pensare, chi pensa non piglia pesci e nella società raggiungi posizioni vantaggiose a seconda di quanti pesci hai preso.

Su questa incipiente desertificazione culturale, si abbattono gli OGM di Internet, i giochi on line, i social, i siti, i video che ti spiegano l’universo-mondo in cinque-minuti-cinque. Attenzione, non si tratta solo di contenuti, agiscono le forme. Ormai, la nostra mentalità ovvero l’organizzazione mnestica della funzione mentale, è additivata dalla compulsione, la facile remunerazione dei neurotrasmettitori sollecitati dalle impressioni visive ed inviti a pigiare tasti che danno “piacere tattile”, l’impossibilità a prestare attenzione per più di cinque secondi, l’immane fatica a comprendere, la noia e la frustrazione a scalare la comprensione a cui siamo diventati intolleranti.

Tra l’altro, non essendoci nessun vantaggio a sottoporsi a sforzi non riconosciuti, non richiesti e forse anche malvisti, perché sottoporsi a queste faticose e scomode imprese controcorrente? Non richiesti e malvisti ormai non solo dai poteri, ma da tutti quelli che ti stanno intorno.

Ormai l’egemonia è completa, anche solo accennare a questi fatti ti pone nella posizione di colui che dà dello scemo al prossimo, un ottimo motivo per mandarlo a quel paese, farsi una liberatoria risata e compatirlo. Questa è l’egemonia, non doversi più neanche preoccupare di gestire il giudizio sociale poiché viene dato in automatico dal sociale stesso, l’ostracismo è a base popolare quindi giusto in via di principio.

A questa chiusura egemonica dell’ignoranza orgogliosa, concorrono spesso anche quelle rare posizioni che si pensano “critiche” che ben si guardano di notare e preoccuparsi di tale condizione. Loro cercano solo il proprio quarto d’ora di notorietà al mercato della visibilità, magari fanno un partitino o una rivistina o scrivono un libricino. Sono “popolari” o “populisti”, basso verso alto, popolo vs élite, seminano l’incredulità di qualsiasi cosa, danno fuoco ad ogni pensiero, demistificano, basta pensare, bisogna agire!

Eravamo il paese di Gramsci, il paese dell’impegno a portare la cultura a tutti, ad estendere l’obbligo scolastico, a farsi una biblioteca a comode rate di volumetti comprati ad un Festival dell’Unità, l’Italia delle riviste, dei dibattiti, di assemblee e collettivi, delle battaglie sulle 150 ore, delle scuole “popolari”, di Barbiana. L’Italia del teatro e del cinema che faceva pensare, dove contava la mano dell’Autore, delle radio private che contro-informavano, dei festival musicali comunitari, dei quotidiani extra-parlamentari che davano una diversa immagine del mondo. Dove esser “insegnante” era un prestigio, piccolo, ma riconosciuto. Dove un partito che pure si definiva “comunista” arrivò a contare il 35% dei voti, più di 12 milioni di persone adulte, quando ancora si andava a votare al 93% degli aventi diritto (1976).

L’Italia che stava evolvendo la sua democrazia perché non può esserci alcuna democrazia senza persone in grado di pensare, ricercare, farsi un giudizio, dibattere, scegliere razionalmente e consapevolmente.

Ma questa idea dell’agricoltura culturale oggi non va più. Basta ripetere quindici volte “neo-liberismo” nelle scarse dieci righe che si riescono a mettere assieme e la coscienza critica è salva. Meglio se si aggiunge qualche strale contro la dicotomia “destra-sinistra” vero problema cruciale della fase politica secondo tante acute menti. Poi, più in basso, ci sono quelli che provano il brivido dell’esser “contro” postando Zichichi.

Leggevo giusto stamane del deliberato impegno del Governo di nove miliardi stanziati per ricostruire le nostre “forze corazzate”, tra cui l’acquisto di tank tedeschi che visto che gli butta male sulle automobili, si riconvertono. Già perché rischiamo di esser invasi, no? Del resto, chi prende queste decisioni è stato eletto, proprio da 12 milioni di italiani come nel ’76, solo che dato il crollo della partecipazione al voto, oggi ha avuto il 43% dell’elettorato e grazie a leggi ad hoc che “garantiscono la governabilità”, la maggioranza assoluta. Viva il Popolo!

Questa è la più condivisa definizione di potere: poter far fare agli altri quello che è nel vostro e non nel loro interesse. Sapere è potere, togli il sapere ed il gioco è fatto.

Altro che Davos e neoliberismo, l’emergenza politica italiana è la democrazia e per la gran parte ce la siamo distrutta con le nostre manine.


Luca Salmieri e Orazio Giancola: La povertà educativa in Italia. Dati, analisi, politiche, Carocci, 2023

da qui