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venerdì 12 maggio 2023

Gesto simbolico di solidarietà ed affetto per le donne detenute nel carcere de Le Vallette - Mamme in piazza per la libertà di dissenso

«P𝙧𝙤𝙫𝙚𝙧𝙚𝙢𝙤 𝙖 𝙛𝙖𝙧𝙚 𝙪𝙣 𝙜𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙨𝙞𝙢𝙗𝙤𝙡𝙞𝙘𝙤:  invieremo alle donne detenute e madri un piccolo regalo, un pensiero che le faccia sentire non abbandonate, sole e disprezzate come vorrebbe quella parte di politica arrogante e prevaricatrice, sprezzante della vita dei deboli. Vorremmo farle giungere solidarietà, affetto e considerazione da chi crede in una società che chiede giustizia e promozione sociale per tutti e tutte». Lo avevano preannunciato nel loro comunicato le “Mamme dei presidi del giovedì al carcere torinese di Le Vallette”, prontamente riproposto nel nostro bollettino settimanale: ieri i Pacchi sono stati consegnati!

Lo avevamo promesso e lo abbiamo fatto: ieri pomeriggio[ndr], grazie alla presenza di Francesca Frediani Consigliere Regionale , abbiamo potuto attraversare lo sbarramento della Digos, dei carabinieri e della polizia penitenziaria (immancabili presenze ai nostri presidi) e abbiamo potuto consegnare i pacchi con i regali per le madri detenute e per la piccola bimba che sta vivendo nella sezione madri con bambini.

Abbiamo inoltre aggiunto materiale per la parrucchiera, dopo che ci è pervenuta una lettera con la seguente richiesta:

𝘊𝘢𝘳𝘦 𝘮𝘢𝘮𝘮𝘦 𝘷𝘪 𝘷𝘰𝘭𝘦𝘷𝘰 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘪𝘵𝘶𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘳𝘪𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢 𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘵𝘦𝘯𝘶𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘝𝘢𝘭𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦.

𝘐𝘭 𝘴𝘦𝘳𝘷𝘪𝘻𝘪𝘰 𝘱𝘢𝘳𝘳𝘶𝘤𝘤𝘩𝘪𝘦𝘳𝘢 𝘷𝘪𝘦𝘯𝘦 𝘧𝘢𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘪 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘪̀ 𝘢𝘭 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘰 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘦 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘢 𝘭𝘦𝘪.

𝘓𝘢 𝘳𝘢𝘨𝘢𝘻𝘻𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘦 𝘯𝘦 𝘰𝘤𝘤𝘶𝘱𝘢 𝘤𝘦𝘳𝘤𝘢 𝘥𝘪 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘴𝘶𝘰 𝘮𝘦𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘮𝘢 𝘱𝘶𝘳𝘵𝘳𝘰𝘱𝘱𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘭𝘦 𝘷𝘦𝘯𝘨𝘰𝘯𝘰 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘢𝘵𝘪 𝘨𝘭𝘪 𝘴𝘵𝘳𝘶𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘪𝘥𝘰𝘯𝘦𝘪 𝘯𝘦𝘤𝘦𝘴𝘴𝘢𝘳𝘪.

𝘗𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘰 𝘰𝘨𝘨𝘪 𝘴𝘪 𝘦̀ 𝘳𝘰𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘱𝘩𝘰𝘯 𝘦 𝘲𝘶𝘪𝘯𝘥𝘪 𝘩𝘢 𝘥𝘰𝘷𝘶𝘵𝘰 𝘴𝘰𝘴𝘱𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦.

𝘐𝘭 𝘤𝘢𝘳𝘤𝘦𝘳𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘢 𝘶𝘯 𝘱𝘩𝘰𝘯 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘰 𝘦 𝘲𝘶𝘪𝘯𝘥𝘪 𝘳𝘪𝘮𝘢𝘯𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘤𝘪 𝘳𝘢𝘵𝘵𝘳𝘪𝘴𝘵𝘢 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘦!

𝘈𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘵𝘦𝘯𝘶𝘵𝘦 𝘱𝘪𝘢𝘤𝘦 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘤𝘶𝘳𝘢𝘵𝘦 𝘦 𝘪𝘯 𝘰𝘳𝘥𝘪𝘯𝘦, 𝘴𝘰𝘱𝘳𝘢𝘵𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘪 𝘤𝘢𝘱𝘦𝘭𝘭𝘪!!!

𝘘𝘶𝘪𝘯𝘥𝘪 𝘷𝘰𝘭𝘦𝘷𝘢𝘮𝘰 𝘤𝘩𝘪𝘦𝘥𝘦𝘳𝘷𝘪 𝘴𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘔𝘢𝘮𝘮𝘦 𝘪𝘯 𝘱𝘪𝘢𝘻𝘻𝘢 𝘷𝘪 𝘧𝘢𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘱𝘪𝘢𝘤𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘰𝘯𝘢𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘦𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘧𝘦𝘮𝘮𝘪𝘯𝘪𝘭𝘦 𝘶𝘯 𝘗𝘏𝘖𝘕 𝘌 𝘜𝘕 𝘗𝘈𝘐𝘖 𝘋𝘐 𝘍𝘖𝘙𝘉𝘐𝘊𝘐 𝘗𝘙𝘖𝘍𝘌𝘚𝘚𝘐𝘖𝘕𝘈𝘓𝘐, 𝘚𝘏𝘈𝘔𝘗𝘖 𝘌 𝘘𝘜𝘈𝘓𝘊𝘏𝘌 𝘊𝘙𝘌𝘔𝘈.

𝘚𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘯 𝘱𝘳𝘦𝘤𝘦𝘥𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘤𝘦̀ 𝘴𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝘮𝘰𝘥𝘰 𝘥𝘪 𝘧𝘢𝘳 𝘢𝘳𝘳𝘪𝘷𝘢𝘳𝘦 𝘧𝘳𝘪𝘨𝘰𝘳𝘪𝘧𝘦𝘳𝘪, 𝘷𝘦𝘯𝘵𝘪𝘭𝘢𝘵𝘰𝘳𝘪 𝘦 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰.

𝘕𝘰𝘪 𝘰𝘨𝘨𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘧𝘦𝘳𝘪𝘳𝘦𝘮𝘮𝘰 𝘶𝘯 𝘬𝘪𝘵 𝘱𝘢𝘳𝘳𝘶𝘤𝘤𝘩𝘪𝘦𝘳𝘢!!

𝘚𝘦 𝘴𝘪 𝘳𝘪𝘦𝘴𝘤𝘦 𝘢 𝘧𝘢𝘳𝘦, 𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘵𝘦𝘯𝘶𝘵𝘦 𝘴𝘢𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦𝘳𝘰 𝘥𝘢𝘷𝘷𝘦𝘳𝘰 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘯𝘵𝘦…”

Grazie a Lo stagno di Goethe – ETS, nostro complice, che ha raccolto fondi e contribuito alla realizzazione di questo gesto di solidarietà civile.

Ma soprattutto grazie alle compagne Notav che in questi anni hanno affrontato il carcere con la loro grandiosa umanità e, assieme alle donne delle Vallette, ci hanno insegnato il valore della lotta per i diritti umani e per una giustizia reale per tutte e tutti.

Notavinfo Notav Nicoletta Dosio Dana Lauriola Aska47 – Csa Murazzi Fomne contra’l TAV Sbarre di zucchero Sapereplurale Società della Ragione ONLUS

da qui

sabato 7 maggio 2022

La Val di Susa celebra la libertà di Dana Lauriola - Daniela Bezzi

E’ tornata libera Dana Lauriola, l’attivista del Movimento NoTav condannata nel settembre del 2020 a due anni di detenzione per il reato di ‘speakeraggio’ (sic, nella nostra conclamata democrazia!) durante una manifestazione di protesta al casello autostradale di Avigliana il 3 marzo 2012. Necessario flashback sulle circostanze di quella manifestazione: per il movimento NoTav erano giorni di estrema tensione, dopo gli espropri di quei terreni, in Val Clarea, che erano stati a lungo presidiati – e che nel giro di pochi mesi avrebbero visto l’avvio dell’attuale devastazione, con il cantiere per il tunnel di Chiomonte.

Solo pochi giorni prima, il 27 febbraio, l’attivista Luca Abbà era precipitato da un traliccio durante un’iniziativa di protesta ed era stato tradotto in ospedale più morto che vivo. Erano seguite cariche e scontri anche nei giorni successivi, culminanti appunto con quell’iniziativa del blocco dei tornelli di Avigliana, intitolata «Oggi paga Monti» e durata neanche mezz’ora. L’ammanco complessivo era stato di circa € 700, prontamente rimborsati al gestore. Ma anche per Dana Lauriola, come già per Nicoletta Dosio per la stessa accusa (“violenza privata” e “interruzione di servizio di pubblica necessità”), la Procura di Torino era stata severissima: due anni di reclusione, a partire dal 17 settembre 2020.

Dopo sette mesi, 15 aprile 2021, anche in seguito alla sentita campagna di sensibilizzazione che era nel frattempo cresciuta sul suo caso nonostante le restrizioni imposte dal lockdown, a Dana erano stati concessi i domiciliari. Particolarmente attive durante tutti i mesi precedenti erano state le Mamme in piazza per la liberta di Dissenso di Torino insieme alle Fomne valsusinecon i loro presidi sotto le mura del carcere anche nei giorni più cupi e con il costante sostegno delle donne delle Madri Contro la Repressione di Cagliari e della Biblioteca UDI di Palermo. Si erano distinte in particolare l’ex parlamentare Daniela Dioguardi e Ketty Giannilivigni, tra le principali promotrici di una raccolta firme diventata subito virale e ripresa anche da Pressenza).

Una campagna alla quale avevano aderito anche Sabina Guzzanti, Zerocalcare, Elio Germano con un personale appello su You Tube e anche Amnesty International, che aveva dichiarato in una nota : “Esprimere il proprio dissenso pacificamente non può essere punito con il carcere. L’arresto di Dana è emblematico del clima di criminalizzazione del diritto alla libertà di espressione e di manifestazione nonviolenta, garantiti dalla Costituzione e da diversi meccanismi internazionali”.

E ieri, per appunto, ecco la bellissima notizia dell’anticipato ‘fine pena’: uno ‘sconto’ di quasi cinque mesi, motivato (a quanto pare) dall’ottima condotta della ‘reclusa’. In effetti sulla sua pagina Facebook Dana non ha mai mancato di aggiornare i suoi compagni e compagni circa la ripresa degli studi, la preparazione degli esami, la partecipazione a manifestazioni culturali, per esempio nel caso della scorsa edizione del Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, che l’ha vista far parte della giuria.

Molto bello, intriso di ironia e di giustificata “rabbia per il tempo negato”, il messaggio con cui la stessa Dana ha diramato ieri la notizia della riconquistata libertà sulla sua pagina Facebook e che riportiamo qui integralmente:

“Rieducata. L’ultimo atto di questa grande beffa, giudizio improprio come quelli precedenti. Serve questa valutazione per chiudere la partita, a quanto pare. Giustificare la punizione, le stagioni rubate, gli abbracci negati, la solitudine forzata lunga giorni mesi anni. Rieducata, da chi, perché.

Ero pericolosa e irrecuperabile, hanno scritto che per questo sarei dovuta andare in carcere e ora sono rieducata. Sulla base di cosa? Com’è una donna rieducata. Spiegatemelo. Ne voglio conoscere altre come me, rieducate e capire cosa ci accumuna. Avrebbero dovuto scrivere che la vendetta è conclusa. Vediamo cosa resta di te, nemica del Sistema. Avrei apprezzato di più, sarebbe stato più onesto, non pensate?

E ora libera. Torno libera. Di uscire, di respirare, di guardare i lunghi orizzonti, di sentire l’odore dell’erba. Di alzarmi e decidere cosa fare, di prepararmi per andare a letto e poi cambiare idea e uscire. Andare al pub. Citofonare a un amico. Rivedere le persone che amo, che nel frattempo hanno avuto figli, vissuto lutti, qualche ruga in più. Complici, nel dolore provocato da questa separazione, ma col cuore pieno di felicità perché la vita ci permette ancora una volta di stringerci forte. Che grande fortuna.

E fa girare la testa questa libertà, così desiderata in questo lungo tempo e ora così maestosa e potente. La rabbia per il tempo negato fa scendere qualche lacrima, grida vendetta.

Sarà una rinascita lenta, lo so. Io sono così. Ho bisogno del tempo e di riscoprire e riscoprirmi passo dopo passo. Rinasco forte dell’amore e del sostegno che mi avete dato. Grazie di tutto.”

Ma già ieri sera, eccola a festeggiare la riconquistata libertà lassù in Val di Susa. Nella foto la si vede abbracciata a Emilio Scalzo, anche lui liberato di recente, nella calda atmosfera de La Credenza a Bussoleno. Entrambi ahimè per niente liberi dai vari ‘carichi pendenti’, che prima o poi torneranno a turbare i loro giorni…

Ma almeno adesso è tempo di celebrare.


da qui

mercoledì 23 giugno 2021

Tattiche diffuse di intimidazione a chi è impegnato nel diritto al dissenso

 

Le querele per diffamazione sono solo una delle modalità con le quali la legge ed il diritto vengono usati in maniera arbitraria per perseguire i difensori dei diritti umani e dell’ambiente. Altra modalità è quella della criminalizzazione di chi pratica solidarietà con i migranti o di chi si batte per la tutela dei territori, come ben evidenziato nel caso di Dana Lauriola , attivista No TAV, in carcere solo per aver espresso la propria opposizione al treno ad alta velocità in Val Di Susa. Quel che si pensava fosse un problema di oltreconfine, ossia l’agibilità civica ed il diritto a difendere i diritti umani, è quindi questione che riguarda anche il nostro paese, e si estende ad ogni forma di dissenso o di resistenza, dal diritto all’informazione, al diritto allo sciopero, a quello di proteggere vite umane.

SLAPP, acronimo che in inglese riassume una delle strategie e tattiche diffuse di intimidazione a chi è impegnato nel diritto di informare e chi si attiva per la protezione dell’ambiente. Sta per “ Strategic Lawsuits against Public Participation”, ossia l’uso della legge ed il ricorso a querele per diffamazione per mettere a tacere voci critiche con la minaccia di ingenti risarcimenti.

Secondo l’ultimo rapporto sullo stato dei diritti civili in Europa a cura di Civil Liberties Union for Europe(rappresentata in Italia dalla CILD)1 tale pratica è in crescita soprattutto in Croazia, Polonia, Slovenia, e Spagna, ma sta diventando sempre più comune anche in Francia, Irlanda ed Italia. Non a caso è stata lanciato un osservatorio europeo sulle SLAPP che l’Osservatorio Balcani Causaso Transeuropa 2, realtà attiva anche nel nodo trentino della rete In difesa Di, ha contribuito a fondare. Inoltre, il Parlamento Europeo, dopo aver approvato due risoluzioni sul tema nel 2018 e nel 2020, ha iniziato a occuparsi concretamente della questione nel maggio scorso. 3

 

Pochi giorni dopo, in una sua dichiarazione il Commissario per i Diritti Umani Dunja Mijatović, ha esortato a prendere iniziative per assicurare la tutela dei difensori dell’ambiente in Europa4. Lo stesso Consiglio d’Europa nel rapporto annuale sulla protezione e la sicurezza dei giornalisti pubblicato quest’anno, ha denunciato l’aumento significativo di ricorsi agli SLAPP nel 20205. Le querele per diffamazione sono solo una delle modalità con le quali la legge ed il diritto vengono usati in maniera arbitraria per perseguire i difensori dei diritti umani e dell’ambiente.

Altra modalità è quella della criminalizzazione di chi pratica solidarietà con i migranti o di chi si batte per la tutela dei territori, come ben evidenziato nel caso di Dana Lauriola, attivista No TAV, in carcere solo per aver espresso la propria opposizione al treno ad alta velocità in Val Di Susa. Su caso di Dana Lauriola Centro Riforma dello Stato, Fondazione Basso ed altre importanti realtà italiane lanciarono un appello sottoscritto da migliaia di personalità6, seguito poi da due importanti iniziative sulla repressione del dissenso. 7

Quel che si pensava fosse un problema di oltreconfine, ossia l’agibilità civica ed il diritto a difendere i diritti umani, è quindi questione che riguarda anche il nostro paese, e si estende ad ogni forma di dissenso o di resistenza, dal diritto all’informazione, al diritto allo sciopero, a quello di proteggere vite umane, come appunto nei casi di Mediterranea, SeaWatch, Open Arms, o Linea d’Ombra. O nei casi recentemente venuti alla luce delle intercettazioni ai danni della giornalista Nancy Porsia o di difensori dei diritti umani quali Alessandra Ballerini o Don Mussie Zerai. 8

O nei casi dei movimenti No TAP o No TAV o delle Mamme contro l’operazione Lince e contro la Repressione in Sardegna, e delle mamme No PFAS nel Veneto. Quest’ultimo caso è stato analizzato anche da una delegazione dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, l’OSCE che ha visitato l’Italia lo scorso anno, proprio per svolgere una valutazione della situazione relativa ai difensori dei diritti umani nel paese e che è in procinto di pubblicare un rapporto contenente una serie di raccomandazioni alle istituzioni italiane competenti.

Vale la pena di ricordare che il nostro paese è tenuto a rispettare ed applicare la Dichiarazione ONU sui Difensori dei Diritti Umani 9anche nella dimensione “interna” come anche le linee guida OSCE /ODIHR per i difensori dei diritti umani10. L’OSCE ha infatti adottato delle linee guida sui difensori dei diritti umani che sono valide anche per l’Italia sia per le rappresentanze diplomatiche nei paesi OSCE che a livello nazionale. 11

In particolare, le linee-guida invitano testualmente le istituzioni statuali ed i pubblici funzionari ad evitare di essere coinvolti in campagne di diffamazione, delegittimazione o stigmatizzazione dei difensori dei diritti umani ed il loro lavoro, e dovrebbero “intraprendere iniziative per contrastare tali campagne di stigmatizzazione dei difensori anche da parte di terzi”. Inoltre, i governi e le istituzioni statuali ad ogni livello dovrebbero “condannare pubblicamente queste manifestazioni ed ogni attacco ai difensori dei diritti umani.

Ciononostante, sia nei casi di criminalizzazione della solidarietà che in quelli degli attivisti No TAP o No TAV le autorità nazionali preposte a contribuire all’applicazione e rispetto delle linee guida e della Dichiarazione ONU quando non sono state attivamente coinvolte e complici, hanno comunque omesso di impegnarsi effettivamente per il loro rispetto e riconoscerne pubblicamente il ruolo.

Ciò è senz’altro frutto di una mancata consapevolezza di chi oggi è un difensore dei diritti umani, di una ancor poco diffusa cultura dei diritti umani, della mancata formazione ai diritti umani, di un’eccessiva frammentazione delle competenze a livello istituzionale, e dell’assenza nel nostro paese di una Autorità Nazionale indipendente sui diritti umani preposta a vigilare sul loro rispetto, sullo sfondo di scelte politiche decisamente orientate verso la repressione e la criminalizzazione del dissenso e della disobbedienza civile.

Basti pensare al Decreto Sicurezza nelle parti relative alla gestione dell’ordine pubblico, o all’uso ricorrente del DASPO per limitare la libertà di movimento di attivisti in ogni parte del paese. O delle SLAPP, come accennato in precedenza. L’attenzione internazionale, e degli organismi di tutela verso l’Italia continua quindi ad essere alta, e ciò può offrire un’importante sponda per lanciare un’iniziativa nazionale che veda partecipare una gamma il più ampia possibile di realtà, organizzazioni, associazioni e singoli individui preoccupati per il rispetto dei diritti umani, della libertà di associazione, manifestazione, espressione, ed in generale della qualità stessa della democrazia.

Un’iniziativa rivolta ai più alti vertici dello Stato affinché si intervenga con un programma nazionale per la protezione e tutela dei difensori dei diritti umani e del diritto al dissenso, e che offra gli strumenti necessari per assicurare trasparenza, responsabilizzazione delle autorità competenti all’applicazione della Convenzione ONU sui Difensori dei Diritti Umani e delle linee guida OSCE. Per far ciò sarà anzitutto urgente istituire l’Autorità Nazionale indipendente per i diritti umani (tuttora al vaglio della Camera a venti anni circa dall’approvazione della risoluzione dell’Assemblea Generale ONU che impegnava gli stati membri a istituire tali organismi indipendenti) e prevedere l’inclusione nel proprio mandato la verifica ed il monitoraggio del rispetto e sostegno agli Human Rights Defenders. L’Autorità potrebbe predisporre e coordinare un programma nazionale per la protezione dei difensori dei diritti umani che operi con la partecipazione attiva della società civile e che assicuri il coordinamento inter-istituzionale, e capacità di indagine e seguito a eventuali violazioni dei diritti dei difensori dei diritti umani.

In attesa della creazione dell’Autorità, sarà comunque necessario mettere a punto un piano di azione nazionale (possibilmente di competenza del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani – CIDU) che assicuri il coordinamento e la coerenza per quanto riguarda i rapporti con gli organismi internazionali di tutela degli Human Rights Defenders, (ONU, Fundamental Rights Agency (FRA) della Unione Europea, Consiglio d’Europa, OSCE). E’ giunto pertanto il momento per lavorare ad una campagna alla quale possano convergere e collaborare tutte quelle realtà e soggetti che in varia maniera si occupano nel nostro paese di difendere i diritti umani, e dell’ambiente, il diritto alla liberà di espressione e assemblea. A maggior ragione mentre ci si appresta a ricordare quelle giornate di venti anni fa, quando a Genova rappresentanti di movimenti di ogni parte del mondo si trovarono al centro della più drammatica sospensione dello stato di diritto del secondo dopoguerra.

 

Note:

1 https://www.liberties.eu/en/stories/demanding-on-democracy-liberties-report-2020/43366

2 https://www.balcanicaucaso.org/Occasional-papers/SLAPP-la-querela-che-minaccia-la-liberta-di-espressione

3 https://www.balcanicaucaso.org/aree/Italia/Contro-le-querele-bavaglio-una-nuova-spinta-dall-Europarlamento-210690

4https://www.coe.int/en/web/commissioner/-/let-us-make-europe-a-safe-place-for-environmental-human-rights-defenders

5https://rm.coe.int/final-version-annual-report-2021-en-wanted-real-action-for-media-freed/1680a2440e

6 https://centroriformastato.it/liberta-per-dana/

7 A questi link le registrazione dei due convegni svolti ad aprile e maggio scorso su “Pensiero Unico, Dissenso e Repressione” promossi da CRS, Controsservatorio Valsusa, Fondazione Basso, Società della ragione, Studi sulla questione criminale, UDI Palermo e Volere la Luna https://www.fondazionebasso.it/2015/publications/video-22-iv-2021-pensiero-unico-dissenso-repressione/

https://www.societadellaragione.it/primo-piano/pensiero-unico-dissenso-repressione/

8 A questo link la registrazione di un webinar tenutosi il 6 maggio 2021 su diritto all’informazione e difensori dei diritti umani a cura di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa. https://fb.watch/5KcTBEnI2O/

9 https://www.ohchr.org/en/issues/srhrdefenders/pages/declaration.aspx

10 Interessante notare come le linee guida siano state utilizzate come strumento di monitoraggio indipendente della situazione dei difensori dell’ambiente in Salento https://ecor.network/italia/un-dossier-sulla-criminalizzazione-dei-movimenti-salentini/

11 https://www.osce.org/it/node/384705

 

da qui

sabato 17 aprile 2021

Ahmet Altan e Dana Lauriola tornano a casa

 

Ahmet Altan, dal carcere di Silivri (19/06/2017), scriveva al suo giudice:

In un suo romanzo, John Fowles dice che tutti i giudici del mondo vengono giudicati in base alle loro decisioni. Ed è vero. Tutti i giudici vengono giudicati in base alle loro decisioni. Anche lei verrà giudicato in base alle sue. Pensi a come vorrà essere giudicato, a quale tipo di verdetto si augurerebbe di ricevere, a come vorrà essere ricordato, e poi giudichi di conseguenza. Perché è lei che verrà giudicato. Grazie per il suo tempo e la sua pazienza. (da qui)

 

Possono essere successe tante cose che hanno portato all’apertura delle porte delle celle (vale anche per Dana): qualche giudice si è vergognato delle condanne inflitte dai suoi colleghi, oppure hanno detto loro che strade e scuole vengono intitolate, a volte, a giudici ammazzati, più spesso a chi viene incarcerato, e chi condanna poi può entrare nel campo dell'infamia, per l’eternità, oppure tra i giudici qualcuno non è a libro paga del potere, chissà.

 

Di sicuro passare sette mesi in galera per aver parlato con un megafono o un microfono a qualcuno deve essere sembrato troppo, e passare anni in galera per aver inviato messaggi subliminali pro-golpe durante un programma tv andato in onda mesi prima (leggi qui), se non fosse tragico sarebbe ridicolo.

Di sicuro per Dana e Ahmet sono stati importanti gli appelli e la solidarietà di chi era sentito offeso, in preda ad astratti e concreti furori, per le ingiustizie del mondo e quelle inflitte a loro due e nel caso di Altan, probabilmente, un peso importante ha avuto anche la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

 

È curioso che da una parte la Corte Costituzionale condanni l’ergastolo ostativo e contemporaneamente si possa stare in galera per reati come quelli per cui vengono condannati molti noTav (e quando escono si continua con gli arresti domiciliari).

 

E come trascurare il fatto che le forze dell’ordine sembrano una polizia privata di Telt (Tunnel Euralpin Lyon Turin), ma anche di FedEx-TNT a Piacenza, e non solo, come se fossimo negli Usa degli anni bui, praticamente tutti, o nell’Italia fascista? Sembra che il capo della polizia sia Edgar Hoover, e che i conti con Bolzaneto non siano stati fatti troppo bene.

 

 

Lettera di Dana: sempre a testa alta, siate saldi!

Carcere delle Vallette, 19 marzo 2021

Car* tutt*,

rieccoci qua dopo un po’ di tempo dall’ultima lettera. Non è mai facile iniziare a scrivervi, molte sono le cose che vorrei condividere e, giorno dopo giorno, si accumulano a tal punto che non so bene come smaltire il grosso. Comunque, ci provo.

Intanto vi rassicuro sulla mia situazione: sto bene, nonostante il passare del tempo e vari accadimenti. Ho passato dei giorni bui a causa della positività da Covid-19 di mia mamma e di mio papà. Mi è stata comunicata tempestivamente e, inevitabilmente, la notizia mi ha provocato angoscia e paura. Per fortuna ad oggi la loro condizione sanitaria appare buona e, nonostante qualche inevitabile strascico, sembrano avviarsi verso la guarigione. Ad altre famiglie, ad altri figli, non è andata così e a tutti loro mi stringo in un sincero è commosso abbraccio…

In questo luogo, dove molte cose non sono concesse, anche il dolore è qualcosa che trova a fatica uno spazio di libertà, per esprimersi.

Più passano i mesi e più mi chiedo come una società che si definisce “civile” possa anche solo tollerare l’esistenza di un’istituzione come quella carceraria. Vorrei davvero essere in grado di trasmettervi la bellezza e la profonda umanità delle mie compagne di detenzione. Vorrei potervi convincere, uno per uno, di quanto meritino la possibilità di vivere una vita diversa, con altri strumenti, essere messe nella condizione di diventare la migliore versione di loro stesse. Il carcere, questo luogo disumano, non ha alcuna utilità e può solo ferire più profondamente di quanto la vita lo abbia già fatto.

A breve si saprà quali saranno le “riforme” messe in campo dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia. C’è molta speranza tra la popolazione detenuta che spero, almeno in parte, non venga delusa. So bene che per poter anche solo immaginare un “sistema” equilibrato, bisognerebbe smontare pezzo per pezzo tutto il sistema giudiziario, fare cenere delle sue fondamenta, eliminare le fonti di ingiustizia all’interno della società in cui viviamo e ridefinire collettivamente una serie di priorità e valori. Insomma, per quanto Cartabia abbia, sulla carta, un profilo da costituzionalista di alto livello, non credo sia portatrice di questi ampi interessi e, anche se li avesse, non sarà il Governo Draghi (Governo “acchiappafondi”) a fornire l’opportunità per un reale e profondo cambiamento.

Nonostante questo, qui incrociamo le dita e facciamo lunghi elenchi di possibilità: libertà anticipata di 75 giorni, misure di clemenza, fondi e percorsi per il reinserimento abitativo e lavorativo, tribunale di sorveglianza “obbligati” a concedere misure alternative al carcere laddove ce ne sia la possibilità, ecc…

Qui continuiamo a convivere col Covid, noi come al maschile e in molte altre carceri del Paese.

Per fortuna nessuna di noi si è ammalata troppo seriamente ed anche le “positive”, poco alla volta, recuperano in salute. C’è preoccupazione mista ad un senso di impotenza e per quanto si possa fare “attenzione”, la promiscuità è inevitabile negli spazi ristretti in cui siamo costrette 24 ore su 24.

Mi distacco ora dalla realtà inframuraria per condividere altri pensieri…

Proprio oggi ho letto dell’iniziativa dei giovani del Fridays For Future (che saluto con affetto!!!) e mi chiedo come sia possibile che i media, impegnati in maratone no stop sulla pandemia da tempo immemore, omettano sistematicamente di dire che gli unici responsabili di questo disastro e dei suoi morti siamo solo noi! Noi che con la violazione degli ecosistemi e lo sfruttamento e la devastazione dei territori abbiamo rotto il patto con la natura, lo stesso che fino ad oggi ci ha permesso di vivere!

In molti si chiedono come tutto questo sia possibile e se finirà mai.

Se la prima risposta sta nel capitalismo vorace e sfruttatore, la seconda e sì e che dipende solo da noi! Nessuno però lo dice, il rischio è quello di far passare un messaggio rivoluzionario su scala globale. Spetta a noi, quindi, sostenere i giovani che lottano per un pianeta vivibile e per un futuro che, francamente, per loro, mi sembra nero sotto molti punti di vista!

In quest’ultimo mese si sono susseguiti molti avvenimenti e le lotte, che con fatica si sono manifestate a causa delle restrizioni della pandemia, mi sono giunte forti e chiare: l’8 marzo delle donne e le manifestazioni di studenti ed insegnanti sono solo alcune, senza dimenticare la mia amata Valle a cui dedicherò l’opportuno spazio a fine lettera. Con emozione ricevo queste immagini e ne sono stimolata.

Vorrei ringraziare con tutto il cuore le Mamme in Piazza per la Libertà di Dissenso e i/le compagn* tutt* che ogni giovedì sono una presenza amica sotto al carcere che dà forza a tutte noi.

Mando un altrettanto grosso ringraziamento alle compagne dell’Udi di Palermo e a tutti coloro che si stanno battendo per la mia liberazione e per accendere un faro sulla difficile condizione di noi detenute e detenuti.

Un ringraziamento, perché forse finora ne ho fatti troppo pochi, a tutte le persone che da oltre sei mesi e da tutto il Paese continuano a scrivermi lettere, cartoline, disegni, e mi inviano, fiori, gatti e farfalle. Mi aprite ogni volta un’inaspettata finestra sul mondo e grazie a voi, per qualche minuto, non vedo sbarre né cemento.

Per concludere, il mio pensiero va là alla mia amata Valle.

In questi giorni state lottando, di nuovo, contro gli incendi. So bene quanto doloroso sia vedere bruciare i nostri boschi e i nostri alberi e non posso che non condividere con voi questo dispiacere. Mentre la valle brucia e lotta contro la pandemia, si vede espropriare manu militari i terreni di nostra proprietà da parte dell’azienda Telt, su mandato dello Stato italiano. Non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti, credo che la realtà sia sotto gli occhi di tutti!

La lotta No Tav, irriducibile come il suo no alla devastazione della nostra terra e allo sperpero di denaro pubblico, mi insegna ogni giorno il valore della resistenza e della lotta. Se potessi scegliere oggi, dal carcere in cui sono rinchiusa, tra altre mille vite, quella accanto a voi sarebbe per me l’unica desiderabile. I giganti che da decenni ci troviamo a fronteggiare hanno i piedi d’argilla perché sono stati costruiti su menzogne e inganni, prima o poi, se sapremo restare uniti e determinati, li faremo andare giù!

Vorrei ancora, scusate se sono prolissa ma l’aveva anticipato, dedicare un pensiero ai compagni dei Si-Cobas colpiti pochi giorni fa da un’infame inchiesta giudiziaria per la loro attività sindacale di lotta, a loro va tutta la mia solidarietà e l’impegno, per quanto possibile, a dar voce alla loro iniziativa per smascherare questa vergognosa operazione!

Solidarietà anche alle sorelle e ai fratelli del comitato No Grandi Navi di Venezia che, per difendere la laguna dai mostri delle navi da crociera, si trovano ora sotto attacco e a dover sostenere onerose spese legali. Sono sicura che anche in questo caso la solidarietà sarà diffusa, io sono sempre con voi! (Anche sui barchini!)

Chiudo, finalmente, confermandovi che il 14 aprile ci sarà la “Camera di Consiglio” presso il Tribunale di Sorveglianza per valutare mie eventuali misure alternative al carcere. Sappiate che comunque vada, io sono serena.

Sono in contatto con me stessa e la mia voglia di lottare per un mondo più giusto, e più vivace che mai. Sono con voi, in ogni momento.

Sempre a testa alta, siate saldi!

Avanti No Tav!

Dana

Ps. Rispetto alla chiusura indagini e le relative misure cautelari sul Primo Maggio 2019, non posso che restare allibita dalla strumentalità messa in campo da Questura e Pubblico Ministero.

Quella giornata, attraversata da migliaia di persone nello spezzone sociale insieme al movimento No Tav, è stato unicamente un atto di dignità verso chi, non volendoci in piazza, fa da tempo ormai di temi importanti come i diritti sociali e quelli lavorativi discorsi ed azioni al ribasso.

Noi, padroni di niente, ma soprattutto schiavi di nessuno, abbiamo dato voce a chi lotta per un futuro diverso, per i diritti e a difesa della Terra e dell’ambiente. Abbiamo difeso il nostro diritto a manifestare e non ci siamo accontentati di una sfilata fine a se stessa con unico intento quello celebrativo.

Siamo tanti a non accontentarci delle briciole e a non credere alle solite bugie.

Ai compagn* colpit* insieme a me dalle misure cautelari (nel mio caso come il gioco carta-forbice-pietra il carcere in cui già mi trovo vince il banco quindi le firme sono per ora rimandate) va il mio abbraccio più sincero.

Siate saldi!

da qui

 

 

Con la fantasia rompo i muri della mia galera - Ahmet Altan

 

«Un oggetto in movimento non è né dove è, né dove non è», afferma Zenone nel suo famoso paradosso. Fin dalla mia giovinezza ho creduto che questo paradosso sia più adatto alla letteratura o, anzi, agli scrittori, che alla fisica. Scrivo queste parole dalla cella di una prigione. Aggiungete la frase: «Scrivo queste parole dalla cella di una prigione» a qualsiasi narrazione e sarà come aggiungere una vitalità inquieta, una voce spaventosa proveniente da un mondo oscuro e misterioso, la coraggiosa posizione di un oppresso che resiste e un malcelato appello alla grazia. È una frase pericolosa che può essere usata per sfruttare i sentimenti delle persone. E gli scrittori non sempre si astengono dall’usare le frasi in un modo utile ai loro interessi quando è in gioco la possibilità di toccare i sentimenti della gente. Perfino capire la loro intenzione può bastare al lettore per provare compassione nei confronti di chi ha scritto quella frase. Ma aspettate. Prima che iniziate a commiserarmi, ascoltate quello che vi dirò.

Sì, sono detenuto in una prigione di alta sicurezza in mezzo al nulla. Sì, mi trovo in una cella dove la porta viene aperta e chiusa con uno sferragliare di chiavi. Sì, ricevo i miei pasti attraverso un buco in mezzo alla porta. Sì, anche la parte superiore del piccolo cortile lastricato dove cammino su e giù è chiusa da gabbie d’acciaio. Sì, non mi è permesso di vedere nessuno a parte il mio avvocato e i miei figli. Sì, mi è vietato perfino inviare una lettera di due righe ai miei cari. Sì, ogni volta che devo andare in ospedale tirano fuori delle manette da un mucchio di ferri e me le mettono ai polsi. Sì, ogni volta che mi portano fuori dalla mia cella gridano «alza le braccia, togliti le scarpe» e me lo urlano in faccia.

Tutto questo è vero, ma non è l’intera verità. Nelle mattine d’estate, quando i primi raggi di sole passano attraverso le nude finestre a sbarre e colpiscono il mio cuscino come delle lance scintillanti, sento i canti giocosi degli uccelli di passaggio che hanno fatto il loro nido sotto le grondaie del cortile e gli strani scricchiolii dei detenuti che, passeggiando negli altri cortili, schiacciano le bottiglie d’acqua vuote sotto i loro piedi.

Vivo con la sensazione di abitare ancora in quella casa con giardino dove ho trascorso la mia infanzia o, per qualche motivo e non so spiegarmi perché, in uno di quegli alberghi delle vivaci strade francesi del film Irma la Dolce.

Quando mi sveglio con la pioggia autunnale che colpisce le sbarre della finestra, con la furia dei venti del nord, comincio la giornata sulle rive del Danubio in un albergo con delle torce sulla facciata che vengono accese ogni notte.

Quando mi sveglio con il sussurro della neve che si accumula tra le sbarre della finestra d’inverno, inizio la giornata in quella dacia con una finestra sul davanti dove si rifugiò il dottor Zivago.

Finora, non mi sono mai svegliato in prigione – nemmeno una volta. Di notte, le mie avventure sono ancora più cariche di azione. Giro tra le isole della Thailandia, gli alberghi di Londra, le strade di Amsterdam, i labirinti segreti di Parigi, i ristoranti sul lungomare di Istanbul, i piccoli parchi nascosti tra le strade di New York, i fiordi della Norvegia, le piccole città dell’Alaska con le loro strade sepolte dalla neve.

Mi potete incontrare lungo i fiumi dell’Amazzonia, sulle rive del Messico, nelle savane africane. Parlo tutto il giorno con persone che nessuno vede o sente, persone che non esistono e non esisteranno fino al giorno in cui le menzionerò. Le ascolto mentre parlano tra di loro. Vivo i loro amori, le loro avventure, le loro speranze, le loro preoccupazioni e le loro gioie. A volte rido mentre cammino in cortile, perché mi capita di sentire le loro conversazioni piuttosto divertenti. Poiché non voglio metterli sulla carta in prigione, incido tutto ciò in qualche angolo della mia mente con l’inchiostro scuro della memoria.

So che sarò un uomo schizofrenico finché queste persone rimarranno nella mia mente. So anche che sono uno scrittore quando queste persone si ritrovano in certe frasi sulle pagine di un libro. Mi piace fare avanti e indietro tra schizofrenia e scrittura. Mi libro come fumo e lascio la prigione con le persone che esistono nella mia mente. Forse hanno il potere di imprigionarmi, ma nessuno ha il potere di tenermi in prigione.

Sono uno scrittore. Non sono né dove sono né dove non sono. Ovunque mi rinchiudano, viaggerò per il mondo con le ali della mia mente infinita. Inoltre, ho amici in tutto il mondo che mi aiutano a viaggiare, molti dei quali non ho mai conosciuto. Ogni occhio che legge quello che ho scritto, ogni voce che ripete il mio nome, mi tiene per mano come una piccola nuvola e mi fa volare sulle pianure, le sorgenti, le foreste, i mari, le città e le loro strade.

Mi ospitano silenziosamente nelle loro case, nelle loro sale, nelle loro stanze. Viaggio in tutto il mondo nella cella di una prigione.

Come avrete capito, ho un’arroganza divina, un’arroganza che spesso non è riconosciuta ma che è propria degli scrittori ed è stata tramandata di generazione in generazione per migliaia di anni. Ho una fiducia in me stesso che cresce come una perla dentro il duro guscio della letteratura. Ho un’immunità protetta dall’armatura di acciaio dei miei libri. Scrivo nella cella di una prigione. Ma non sono in prigione.

Sono uno scrittore. Non sono né dove sono né dove non sono. Mi si può imprigionare, ma non tenermi in prigione. Perché, come tutti gli scrittori, possiedo una magia. So attraversare i muri con facilità.

Traduzione di Luis E. Moriones

Dalla Repubblica del 27 settembre 2017.

da qui

 

 

Cara Dana, ora che sei finalmente tornata a casa…

 

Cara Dana,

ora che sei finalmente tornata a casa, anche se non nella tua amata Bussoleno in Valsusa, siamo certi che poco alla volta ti riapproprierai delle tue libertà.

Quando ieri è arrivata la notizia della tua scarcerazione, ci siamo tutti immediatamente agitati dalla contentezza e dalla voglia di riabbracciarti. Saremmo voluti venire di corsa tutte e tutti sotto al carcere!

Immaginavamo però che il provvedimento mantenesse comunque delle caratteristiche vendicative, nonostante l’ottima relazione dell’equipe trattamentale interna al carcere, che è il pilastro su cui dovrebbe fondarsi la valutazione dei magistrati, come hanno aggiunto anche i tuoi avvocati. Tant’è che purtroppo ti è stata concessa la detenzione domiciliare con tutte le restrizioni e non ti è permesso accompagnarti o ricevere visite da chi è parte del movimento No Tav o dell’Askatasuna.

Ci viene subito da pensare che sembra essere una colpa quella di condividere con i propri affetti la voglia di costruire un mondo libero dalle ingiustizie sociali e di lottare contro chi vuole devastare la terra e speculare sulla vita di tutte e tutti noi. Resta che però abbiamo tirato un grande sospiro di sollievo nel saperti finalmente fuori da quelle orribili mura.

Cara Dana, chissà come sarà andata la tua prima notte in una casa, in un letto vero, senza sbarre, senza il rumore delle chiavi, delle serrature, dei manganelli sulle sbarre. La possibilità di recuperare un’intimità personale, di cura e riposo.

Immaginiamo che non sia stato semplice salutare le tante compagne di detenzione che in questi lunghi sette mesi sono diventate la tua famiglia in qualche modo, come pensiamo che lasciare lì Fabiola, con cui hai condiviso tre mesi di detenzione e lo sciopero della fame, sia stato ugualmente difficile.

Ma ora è il tempo della riconquista della libertà. La strada sappiamo essere ancora un po’ in salita, ma ci rallegriamo nel saperti fuori dal carcere.

È stata tantissima la solidarietà che nel tempo si è costruita in tuo sostegno. Da realtà come Amnesty International e Greenpeace, alle incredibili Mamme in Piazza per la Libertà di Dissenso, che dall’8 ottobre ogni giovedì si sono ritrovate sotto il carcere; la lunga lista di realtà in lotta che in tanti anni hanno avuto la possibilità di incontrarti e condividere un pezzo di strada insieme a te; il lunghissimo elenco tra giuristi, intellettuali, persone della cultura e dello spettacolo tra cui Elio Germano, Zerocalcare, Giovanna Marini e altri circa 800 firmatari dell’appello che chiedeva a gran voce la tua liberazione.

E poi ovviamente le Fomne Contra ‘l Tav e tutto il movimento No Tav che no ha smesso per un solo secondo di sentirti vicina.

Un grazie speciale vogliamo mandarlo ai tuoi avvocati per quanto hanno fatto in questi lunghi mesi, combattendo contro un’ingiustizia amplificata da un sistema carcerario basato solo sulla repressione.

A loro va un sentito ringraziamento perché in questi sette lunghi mesi, sono venuti a trovarti ogni settimana, con l’emergenza sanitaria in corso, anche più volte. Con lo stesso affetto che faceva battere i nostri cuori qui fuori.

 

Insomma, la solidarietà è un’arma potente e meravigliosa, che ci ha permesso di tenere duro tutto questo tempo che, a volte, è davvero sembrato infinito anche per noi qui fuori.

Ma adesso è arrivato il momento di riconquistare la libertà per te, ma anche per Fabiola che purtroppo si trova ancora in carcere e anche per Stella e Mattia, anche loro ancora ai domiciliari.

Vogliamo che il lungo elenco dei/delle No Tav ancora afflitti da restrizioni della propria libertà tornino liberi al più presto e faremo tutto il necessario perché ognuno possa ritornare a percorrere i sentieri della Valsusa, quegli stessi sentieri che ci hanno fatto incontrare e creare relazioni indistruttibili e intoccabili anche dai più duri dei provvedimenti punitivi.

“Si parte e si torna insieme”, sempre! È la promessa che rinnoviamo anche questa volta!

Che il vento della Valsusa possa tornare presto a soffiare sul tuo viso di donna libera e su quello di tutte e tutti i No Tav ancora ristretti!

Forza Dana e Avanti No Tav!

da qui

 

 

qui un dialogo tra Ahmet Altan e Roberto Saviano

sabato 3 aprile 2021

Patrick e Dana compagni di cella

I reati per cui Patrick si trova in galera, da un tempo lunghissimo, sono "istigazione a proteste e propaganda di terrorismo sul proprio profilo Facebook"

Sono gli stessi reati di Dana Lauriola, in realtà, con l’aggravante, per lei, di aver usato un megafono (https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/05/no-tav-lappello-per-la-scarcerazione-di-dana-lauriola/6123143 e https://www.notav.info/post/la-dichiarazione-di-dana-sui-fatti-del-1-maggio-2019-basta-accanimenti )

 

Amnesty chiede, giustamente, la liberazione di Patrick Zaki, “arrestato solo perché attivista”, scrivono nell’appello.

(https://www.amnesty.it/appelli/liberta-per-patrick/)

Amnesty chiede, giustamente, la liberazione di Dana Lauriola, arrestata solo perché attivista.

(https://www.amnesty.it/arresto-di-dana-lauriola-esprimere-dissenso-pacificamente-non-puo-essere-punito-con-il-carcere/ )

 

Si moltiplicano le iniziative per chiedere la libertà e per dare la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, d’accordo la maggioranza del Parlamento Italiano (leggi qui ), diversi comuni danno la cittadinanza onoraria a Patrick Zaki.

A Dana Lauriola nessuno, in Parlamento, chiede di dare la cittadinanza italiana, visto che ce l’ha già, e gli stessi nessuno non chiedono la liberazione, nessun comune pensa alla cittadinanza onoraria par Dana Lauriola.

 

Chi ha il coraggio di spiegare a Patrick che, quando tornerà in Italia, potrebbe essere un cittadino italiano?

E quindi, se istigasse a proteste e propaganda contro la TAV in Val di Susa, potrebbe essere indagato, come Erri De Luca?

E se magari sostenesse le sue ragioni pubblicamente con un megafono andrebbe in prigione, come Dana?

E chi riuscirebbe a spiegargli che le prigioni italiane sono più belle di quelle egiziane e che i giudici italiani sono brava gente, mica come quelli cattivi egiziani, e che le leggi democratiche italiane sono più civili di quelle della dittatura egiziana?

 


Lettera di Dana: sempre a testa alta, siate saldi!


Carcere delle Vallette, 19 marzo 2021

Car* tutt*,

rieccoci qua dopo un po’ di tempo dall’ultima lettera. Non è mai facile iniziare a scrivervi, molte sono le cose che vorrei condividere e, giorno dopo giorno, si accumulano a tal punto che non so bene come smaltire il grosso. Comunque, ci provo.

Intanto vi rassicuro sulla mia situazione: sto bene, nonostante il passare del tempo e vari accadimenti. Ho passato dei giorni bui a causa della positività da Covid-19 di mia mamma e di mio papà. Mi è stata comunicata tempestivamente e, inevitabilmente, la notizia mi ha provocato angoscia e paura. Per fortuna ad oggi la loro condizione sanitaria appare buona e, nonostante qualche inevitabile strascico, sembrano avviarsi verso la guarigione. Ad altre famiglie, ad altri figli, non è andata così e a tutti loro mi stringo in un sincero è commosso abbraccio…

In questo luogo, dove molte cose non sono concesse, anche il dolore è qualcosa che trova a fatica uno spazio di libertà, per esprimersi.

Più passano i mesi e più mi chiedo come una società che si definisce “civile” possa anche solo tollerare l’esistenza di un’istituzione come quella carceraria. Vorrei davvero essere in grado di trasmettervi la bellezza e la profonda umanità delle mie compagne di detenzione. Vorrei potervi convincere, uno per uno, di quanto meritino la possibilità di vivere una vita diversa, con altri strumenti, essere messe nella condizione di diventare la migliore versione di loro stesse. Il carcere, questo luogo disumano, non ha alcuna utilità e può solo ferire più profondamente di quanto la vita lo abbia già fatto.

A breve si saprà quali saranno le “riforme” messe in campo dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia. C’è molta speranza tra la popolazione detenuta che spero, almeno in parte, non venga delusa. So bene che per poter anche solo immaginare un “sistema” equilibrato, bisognerebbe smontare pezzo per pezzo tutto il sistema giudiziario, fare cenere delle sue fondamenta, eliminare le fonti di ingiustizia all’interno della società in cui viviamo e ridefinire collettivamente una serie di priorità e valori. Insomma, per quanto Cartabia abbia, sulla carta, un profilo da costituzionalista di alto livello, non credo sia portatrice di questi ampi interessi e, anche se li avesse, non sarà il Governo Draghi (Governo “acchiappafondi”) a fornire l’opportunità per un reale e profondo cambiamento.

Nonostante questo, qui incrociamo le dita e facciamo lunghi elenchi di possibilità: libertà anticipata di 75 giorni, misure di clemenza, fondi e percorsi per il reinserimento abitativo e lavorativo, tribunale di sorveglianza “obbligati” a concedere misure alternative al carcere laddove ce ne sia la possibilità, ecc…

Qui continuiamo a convivere col Covid, noi come al maschile e in molte altre carceri del Paese.

Per fortuna nessuna di noi si è ammalata troppo seriamente ed anche le “positive”, poco alla volta, recuperano in salute. C’è preoccupazione mista ad un senso di impotenza e per quanto si possa fare “attenzione”, la promiscuità è inevitabile negli spazi ristretti in cui siamo costrette 24 ore su 24.

Mi distacco ora dalla realtà inframuraria per condividere altri pensieri…

Proprio oggi ho letto dell’iniziativa dei giovani del Fridays For Future (che il saluto con affetto!!!) e mi chiedo come sia possibile che i media, impegnati in maratone no stop sulla pandemia da tempo immemore, omettano sistematicamente di dire che gli unici responsabili di questo disastro e dei suoi morti siamo solo noi! Noi che con la violazione degli ecosistemi e lo sfruttamento e la devastazione dei territori abbiamo rotto il patto con la natura, lo stesso che fino ad oggi ci ha permesso di vivere!

In molti si chiedono come tutto questo sia possibile e se finirà mai.

Se la prima risposta sta nel capitalismo verace e sfruttatore, la seconda e sì e che dipende solo da noi! Nessuno però lo dice, il rischio è quello di far passare un messaggio rivoluzionario su scala globale. Spetta a noi, quindi, sostenere i giovani che lottano per un pianeta vivibile e per un futuro che, francamente, per loro, mi sembra nero sotto molti punti di vista!

In quest’ultimo mese si sono susseguiti molti avvenimenti e le lotte, che con fatica si sono manifestate a causa delle restrizioni della pandemia, mi sono giunte forti e chiare: l’8 marzo delle donne e le manifestazioni di studenti ed insegnanti sono solo alcune, senza dimenticare la mia amata Valle a cui dedicherò l’opportuno spazio a fine lettera. Con emozione ricevo queste immagini e ne sono stimolata.

Vorrei ringraziare con tutto il cuore le Mamme in Piazza per la Libertà di Dissenso e i/le compagn* tutt* che ogni giovedì sono una presenza amica sotto al carcere che dà forza a tutte noi.

Mando un altrettanto grosso ringraziamento alle compagne dell’Udi di Palermo e a tutti coloro che si stanno battendo per la mia liberazione e per accendere un faro sulla difficile condizione di noi detenute e detenuti.

Un ringraziamento, perché forse finora non ne ho fatti troppo pochi, a tutte le persone che da oltre sei mesi e da tutto il Paese continuano a scrivermi lettere, cartoline, disegni, e mi inviano, fiori, gatti e farfalle. Mi aprite ogni volta un’inaspettata finestra sul mondo e grazie a voi, per qualche minuto, non vedo sbarre né cemento.

Per concludere, il mio pensiero va là alla mia amata Valle.

In questi giorni state lottando, di nuovo, contro gli incendi. So bene quanto doloroso sia vedere bruciare i nostri boschi e i nostri alberi e non posso che non condividere con voi questo dispiacere. Mentre la valle brucia e lotta contro la pandemia, si vede espropriare manu militari i terreni di nostra proprietà da parte dell’azienda Telt, su mandato dello Stato italiano. Non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti, credo che la realtà sia sotto gli occhi di tutti!

La lotta No Tav, irriducibile come il suo no alla devastazione della nostra terra e allo sperpero di denaro pubblico, mi insegna ogni giorno il valore della resistenza e della lotta. Se potessi scegliere oggi, dal carcere in cui sono rinchiusa, tra altre mille vite, quella accanto a voi sarebbe per me l’unica desiderabile. I giganti che da decenni ci troviamo a fronteggiare hanno i piedi d’argilla perché sono stati costruiti su menzogne e inganni, prima o poi, se sapremo restare uniti e determinati, li faremo andare giù!

Vorrei ancora, scusate se sono prolissa ma l’aveva anticipato, dedicare un pensiero ai compagni dei Si-Cobas colpiti pochi giorni fa da un’infame inchiesta giudiziaria per la loro attività sindacale di lotta, a loro va tutta la mia solidarietà e l’impegno, per quanto possibile, a dar voce alla loro iniziativa per smascherare questa vergognosa operazione!

Solidarietà anche alle sorelle e ai fratelli del comitato No Grandi Navi di Venezia che, per difendere la laguna dai mostri delle navi da crociera, si trovano ora sotto attacco e a dover sostenere onerose spese legali. Sono sicura che anche in questo caso la solidarietà sarà anche diffusa, io sono sempre con voi! (Anche sui barchini!)

Chiudo, finalmente, confermandovi che il 14 aprile ci sarà la “Camera di Consiglio” presso il Tribunale di Sorveglianza per valutare mie eventuali misure alternative al carcere. Sappiate che comunque vada, io sono serena.

Sono in contatto con me stessa e la mia voglia di lottare per un mondo più giusto, e più vivace che mai. Sono con voi, in ogni momento.

 

Sempre a testa alta, siate saldi!

Avanti No Tav!

Dana

 

Ps. Rispetto alla chiusura indagini e le relative misure cautelari sul Primo Maggio 2019, non posso che restare allibita dalla strumentalità messa in campo da Questura e Pubblico Ministero.

Quella giornata, attraversata da migliaia di persone nello spezzone sociale insieme al movimento No Tav, è stato unicamente un atto di dignità verso chi, non volendoci in piazza, fa da tempo ormai di temi importanti come i diritti sociali e quelli lavorativi discorsi ed azioni al ribasso.

Noi, padroni di niente, ma soprattutto schiavi di nessuno, abbiamo dato voce a chi lotta per un futuro diverso, per i diritti e a difesa della Terra e dell’ambiente. Abbiamo difeso il nostro diritto a manifestare e non ci siamo accontentati di una sfilata fine a se stessa con unico intento quello celebrativo.

Siamo tanti a non accontentarci delle briciole e a non credere alle solite bugie.

Ai compagn* colpit* insieme a me dalle misure cautelari (nel mio caso come il gioco carta-forbice-pietra il carcere in cui già mi trovo vince il banco quindi le firme sono per ora rimandate) va il mio abbraccio più sincero.

Siate saldi!

da qui


La dichiarazione di Dana sui fatti del 1 maggio 2019: basta accanimenti!

 

Condividiamo molto volentieri la dichiarazione spontanea rilasciata da Dana, a nostro avviso doverosa e giusta, durante l’interrogatorio di garanzia in seguito alla denuncia per il Primo Maggio 2019. Questo accanimento deve finire!

 

“Ho appreso dall’ordinanza applicativa, notificatami in carcere, che mi sono addebitati alcuni reati per la giornata del primo maggio 2019.

Sempre della stessa, ho avuto contezza della ricostruzione dei fatti, evidentemente fornita dalla Questura cittadina alla Procura, tale ricostruzione non è sicuramente veritiera.

Vengono omessi importanti elementi che, inseriti nella corretta cronologia dei fatti, avrebbero permesso d’interpretare la giornata e le azioni in essa susseguitisi, sotto un’altra luce, sicuramente non incriminante.

Questa lettura ha comportato l’emissione di misure cautelari a distanza di due anni dai fatti, tempo credo troppo lungo per giustificare una reale esigenza delle cautelari.

In quella giornata, per molte volte e dal principio ossia poco dopo il concentramento in Piazza Vittorio, la parte più numerosa della manifestazione, costituita da migliaia di persone, è stata oggetto di tentativi non solo di rallentamento, ma di una vera e propria espulsione dal corteo.

La negazione del diritto a manifestare e di quello a veicolare in piazza contenuti dall’alto valore ideale e morale è stata per tutta la giornata l’elemento che ha determinato i fatti qui descritti in maniera fuorviante.

Sono stata per tutta la giornata sopra il fugone dello “spezzone sociale”, impegnata nell’attività di speakeraggio. Non ho commesso alcuno dei reati che mi vengono addebitati e, soprattutto, ho esercitato il mio diritto alla “parola” e al libero pensiero, descrivendo ciò che vedevo con i miei occhi.

Pertanto, ritengo che ad essere violati oggi siano i miei diritti costituzionali e che questa misura sia priva di fondamento.”

da qui