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venerdì 5 febbraio 2016

Noi, i killer - Astrit Dakli

Il 31 gennaio 2016 è morto a Roma Astrit Dakli. Questo suo editoriale sulla morte di migranti a Portopalo, in Sicilia, è stato pubblicato sul manifesto del 10 agosto 2004.

Ventotto persone – è il conto ufficiale – sono state uccise nel Mediterraneo nei giorni scorsi, mentre tentavano di raggiungere dall’Africa le coste europee.
Sono state uccise, assassinate, anche se nessuno ha premuto il grilletto: dire semplicemente che sono morte – e magari imbellettarsi con la generosità dei soccorsi prodigati ai superstiti portati all’asciutto in Europa (sorvolando sul fatto che saranno immediatamente rinchiusi in un lager e poi rispediti in Africa) significa nascondere la verità e coprire gli assassini. Che esistono e hanno nomi e cognomi, anche se le leggi vigenti non rendono facile chiamarli in giudizio.
Inutile far finta di niente: in base alle regole della democrazia, gli assassini di quelle ventotto persone – nonché di molte altre che sono state uccise prima di loro e di chissà quante che saranno uccise in futuro – siamo noi. Noi cittadini europei, noi che abbiamo eletto governanti e dirigenti politici (italiani in prima fila, ma in buona compagnia) sulla base di mandati che hanno questi omicidi come conseguenza inevitabile. Sono questi governanti che hanno via via modificato le regole di comportamento in mare, trasformando un elementare e tradizionale dovere umanitario – soccorrere chi rischia di affogare – valido da quando esiste la navigazione, in un temerario atto quasi delittuoso. Un atto che può portare addirittura in galera (come spiega bene oggi su queste colonne Elias Bierdel, il responsabile della Cap Anamur) se compiuto senza rispettare una sempre più complessa e rigida sequenza di preavvisi e autorizzazioni, senza consultare sempre più numerosi e burocratici organismi di controllo, senza passare insomma attraverso un labirinto al cui interno basta l’assenza o la svogliatezza di un funzionario a fermar tutto – per il tempo necessario a far crepare chi sta annegando.
Un meccanismo costruito apposta per scoraggiare lo spirito umanitario di chi si trova in mare; e per consentire a chi deve decidere qualcosa a terra di lavarsene le mani, ributtando su altri la responsabilità: una capitaneria sull’altra, un comando sull’altro, un governo sull’altro, fino alle ovvie conseguenze.
E’ la paura che spinge gli animali feroci a uccidere, si sa. Ed è la paura che ha spinto i cittadini e i governanti dell’Europa a 25 a rinnegare l’umanità e gli ideali che di quell’Europa dovrebbero essere il fondamento e a costruire la macchina che ferma i migranti in mare, uccidendoli. Una paura logica: abbiamo sulle spalle infiniti delitti, guerre e stermini compiuti contro i popoli da cui provengono i migranti di oggi; e temiamo che ci si presenti il conto. Non era la paura dei propri passati delitti che spingeva i leader della defunta Ddr a montare sulle frontiere i famigerati fucili automatici, che sparavano da soli su chi cercava di oltrepassarle? Ma non era una buona idea, e non li ha salvati.

qui un bel ricordo di Tommaso Di Francesco


qui altri ricordi di amici di Astrit Dakli

mercoledì 12 dicembre 2012

Sciopero a sangue alla Ford russa - Astrit Dakli


Tensione allo stabilimento Ford-Sollers di Vsevolozhsk, non lontano da San Pietroburgo, dove la direzione ha annunciato la messa in ferie obbligatorie (a paga ridotta) dei dipendenti a partire da metà dicembre. I lavoratori hanno reagito con uno sciopero bianco e con una inedita “giornata della donazione di sangue”: i lavoratori che donano il sangue, dice la legge, hanno diritto a due giorni di ferie pagate.
La vertenza è iniziata ai primi di novembre, quando l’azienda – una joint venture tra la Ford Motors Co. e la russa Sollers – ha annunciato che avendo raggiunto in anticipo gli obiettivi di produzione per il 2012 le linee sarebbero state fermate per due settimane alla fine dell’anno, con la messa in ferie obbligatorie a paga ridotta (solo i due terzi del salario base) di tutti o quasi i dipendenti. I sindacati interni – tra i più attivi e dinamici di tutta la Russia fin dalla nascita dello stabilimento, negli anni novanta – hanno reagito proclamando uno sciopero bianco, in cui cioè i lavoratori si attengono strettamente al regolamento, soprattutto in materia di sicurezza, il che produce un forte rallentamento della produzione. In pratica, questo significa che operai e impiegati smettono di avere tutte quelle iniziative che di norma accelerano il lavoro, così come smettono di fare gli straordinari o anche solo quei cinque minuti in più per finire un certo lavoro in atto. Questo sciopero bianco sta andando avanti da una settimana e proseguirà ad oltranza; finora la direzione afferma che non c’è stata alcuna conseguenza sul volume della produzione, ma fonti sindacali parlano di una diminuzione del 10-15 per cento, ammortizzata finora col ricorso agli stock. A Vsevolozhsk si producono la Focus e la Mondeo.
Ma se lo sciopero bianco è una forma di lotta abbastanza diffusa nelle aziende russe, l’altro strumento messo a punto dai sindacati è invece inedito: dato che la legge impone al datore di lavoro di dare due giorni di ferie a paga piena ai lavoratori che donano il sangue, i sindacati stanno organizzando una “giornata dei donatori” in cui tutti o comunque molti dei 3000 dipendenti dello stabilimento di Vsevolozhsk si presenteranno ai centri appositi per donare il sangue, ottenendo così l’effetto di paralizzare per due giorni la produzione senza neanche scioperare.