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venerdì 22 maggio 2026

Gli alberi – Percival Everett

prima di iniziare a leggere il libro leggete la storia di Emmett Till, poi capirete perchè.

come sempre bisogna avere fiducia (che sarà ampiamente ripagata) nella capacità di Percival Everett di non farci staccare gli occhi dalle pagine.

a Money una serie di morti, con un altro morto che appare e scompare, richiede l'intervento di due agenti federali.

succedono tanti fatti, sorprendenti e avvincenti, Percival Everett è un fuoriclasse della letteratura.

è un romanzo sulla memoria, sulla giustizia, un romanzo politico, assolutamente da non perdere.

se avete visto al cinema Una battaglia dopo l'altra riconoscerete le atmosfere, sono due storie gemelle di resistenza al potere, all'arbitrio, alla violenza.

se leggete solo un libro all'anno l'avete trovato, se vi volete bene leggete Gli alberi, nessuno se ne pentirà, promesso.


 

 

…A parte un inizio subito coinvolgente, ho fatto fatica a entrare nel mood della storia, aspettandomi da un momento all’altro qualche colpo di scena che non è mai arrivato, come a voler creare una routine nell’atto violento del linciaggio senza che questo venga mai percepito come qualcosa di eclatante, ma quasi che facesse parte della vita degli abitanti. Un adattamento che si forma dalla nascita e si consolida nel tempo, un atto che sembra inciso sulla pietra e che niente potrà scalfire, se non attraverso la comunicazione alle nuove generazioni.

Sono dell’avviso che, a volte, al di là di come si voglia trattare un argomento all’interno di un romanzo, è come il messaggio che lo contiene venga recepito forte e chiaro. E su questo concetto, Everett ha fatto centro: una volta chiuso il romanzo, la storia sedimenta e si cementa. Ho immaginato la vita di questi neri (o negri, come non politically correct indica l’autore e guai alla #cancelculture che non ci metta le mani), ai soprusi, agli stenti, alle occasioni mancate, alle offese ricevute, alle morti per futili motivi, ai sogni spezzati. A quanto siamo fortunati.

Proprio a febbraio di quest’anno, è arrivato in Italia il film “Till – Il coraggio di una madre” per la regia di Chinonye Chukwu. Il focus è incentrato sulla battaglia che la madre di Emmett fece per coinvolgere l’opinione pubblica nel perseguire i responsabili. Forse avrei evidenziato maggiormente, ed Everett lo compie nel suo romanzo, come il fenomeno del linciaggio continui a trasformarsi ma non a scomparire, come un virus nel sangue della popolazione. Spero trovino presto un vaccino.
Libro da leggere, e poi rileggere.

da qui

 

Nomi, sangue, dichiarazioni vere e fasulle, segni: questi i perni attorno cui ruota Gli alberi di Percival Everett, che è più di un thriller, più di un romanzo, più di una finzione, ma un libro che si fa specchio geniale e ci mette di fronte ai nostri pregiudizi, alle nostre mancanze, agli occhi chiusi e alle orecchie tappate… dandoci una sonora e necessaria scrollata.

Se “strani frutti” continuano a pendere dai pioppi e a ondeggiare nella brezza, offrendo “uno strano, amaro raccolto”, e le risposte concrete mancano, ecco che la narrazione esonda nella farsa che fa ridere e piangere, ecco che la parola scritta diventa l’unico mezzo per conservare, dare (e ridare) vita e forma, pareggiare i conti finché la bilancia ritorna in equilibrio e poi crolla, si scioglie, svanisce… travolta dall’orda.

da qui

 

Gli alberi è un libro crudo, dal linguaggio scurrile, ma al contempo ironico e sarcastico. Questa ironia serve a stemperare l’atmosfera, altrimenti pesante, che si respira nel romanzo. L’autore riesce a rendere perfettamente la mentalità ancora retrograda e razzista, pur essendo la vicenda ambientata ai giorni nostri, che si respira in alcune città americane. Il libro si legge bene, anche se i crimini sono descritti nella loro cruda realtà, e altrettanto cruda è la mancanza di sensibilità nei confronti dei corpi ormai senza vita di alcune persone di colore. La storia narrata fa riflettere e ti fa domandare com’è possibile che nel ventunesimo secolo sia ancora possibile avere una mentalità così chiusa e becera.

da qui

 

 

domenica 20 aprile 2025

James – Percival Everett

solo uno scrittore poteva avere le capacità e il coraggio di confrontarsi con Mark Twain, omaggiandolo.

questo scrittore è Percival Everett e con James lo ha fatto.

James è un libro politico, avventuroso e antischiavista, appassionante e sorprendente.

Huckleberry Finn e lo schiavo James sono in fuga, Percival Everett racconta le loro avventure, con gli occhi di James, lo schiavo Jim, uno che sa leggere, come Toussaint Louverture, e non deve farlo vedere a nessuno.

anzi, deve mostrarsi ignorante e grezzo e sgrammaticato, come tutti si aspettano che uno schiavo debba essere.

la fuga di uno schiavo, dal suo punto di vista, è un'esperienza terribile, inseguito dai cacciatori di schiavi e dai cani, in pena per la sua vita e quella dei suoi cari.

un libro al quale volere bene (come pure agli eroi del romanzo).

un grazie perenne a Mark Twain e a Percival Everett.

vogliatevi bene, procuratevi James e godetene tutti.


 

 

 

Le avventure dell’inedita coppia, un ragazzo bianco che finge di possedere uno schiavo negro, sono incredibili, talvolta ironiche, più spesso tragiche, colorate quali sono da violenze, uccisioni, torture, disgrazie, incendi e naufragi. Il mitico fiume, i pesci gatto che costituiscono l’unico alimento dei due fuggiaschi, il gelo delle notti passate all’aperto protetti solo dalla vegetazione, i cattivi incontri che li dividono, la ferocia razzista dei bianchi, ricchi e poveri, sono tutte pagine interessanti della storia nella quale Percival Everett ci fa entrare consapevole di quanto dolore, ingiustizie e crudeltà sono state compiute nei confronti degli afroamericani nel suo paese per almeno tre secoli.
La storia si svolge mentre all’insaputa dei protagonisti è scoppiata la Guerra Civile, e loro non sanno bene se convenga dirigersi al sud, da dove provengono, o piuttosto al nord. La loro speranza è unica, l’affrancamento dalla schiavitù per Jim, ritrovare un “padre” per Huck.
Il romanzo ha il titolo di James, il nome che lo schiavo vorrà ottenere quando sarà un uomo finalmente libero, capace di parlare la lingua di tutti senza nascondersi più, ed è un libro scritto con grande maestria e padronanza dei diversi registri linguistici che la traduzione di Andrea Silvestri rende con abilità e immediatezza.

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…Parto dalla lingua, uno degli aspetti più interessanti del romanzo e dalle molteplici implicazioni: l’intreccio di black speech e inglese normativo è la cifra stilistica della versione originale di James, richiamo al romanzo di Twain ma caricato di nuove sfumature. Uno degli aspetti più innovativi de Le avventure di Huckleberry Finn sono infatti le scelte linguistiche di Twain e i diversi registri adoperati, in particolare l’uso peculiare del black speech utilizzato da Jim, ma come anche l’inglese non proprio normativo del suo compagno di avventure. Everett riprende il black speech ma caricandolo di un significato nuovo: Jim, infatti, utilizza quel linguaggio solo in presenza dei bianchi, indossando una maschera per rispondere alle aspettative degli schiavisti e, in questo modo, proteggere se stesso. Perché Jim in realtà – e qui il primo, fondamentale scarto con il testo di Twain – non corrisponde affatto all’immagine dello schiavo voluta dai bianchi: anni prima, di nascosto, ha imparato a leggere, attingendo alla fornita biblioteca del giudice Thatcher e, a sua volta, ha insegnato a leggere agli altri schiavi della zona…

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lunedì 23 febbraio 2015

Percival Everett di Virgil Russell - Percival Everett

leggere un libro di Percival Everett è sempre un'avventura, non sai mai dove ti porterà, e come.
qui un figlio sta con il padre vecchio, e l'incontro dei due (ci) regala delle pagina vertiginose, sembra non succeda nulla, e poi certe pagine sono vette altissime, a volte manca il fiato.
ci sono personaggi che appaiono e poi non ci sono più, storie minime, a volte senza nessun legame col resto, ma sarà poi così?
(naturalmente) è uno di quei libri così ricchi, che arrivati alla fine viene voglia di rileggerlo - franz






…“Percival Everett di Virgil Russell” è un romanzo che sposta, confonde e mescola il piano narrativo e lo stesso io narrante attraverso la citazione, diretta e indiretta (ma mai velata) di autori e opere: il Virgil è ovviamente un Virgilio di natura dantesca. Plateale è l’esempio dell’ormai classico capolavoro di William Styron, “Le confessioni di Nat Turner” (vincitore del Premio Pulitzer nel 1968), che fu oggetto di critica proprio dall’establishment intellettuale afro-americano per certi suoi toni razzisti, che Everett cita più volte, ribaltando il racconto: il nero Nat Turner, schiavo che guidò nel 1831 una nota insurrezione nella contea di Southampton in Virginia, racconta del bianco Bill Styron vissuto oltre un secolo più tardi. Il caro Everett mescola i mezzi culturali mettendo in rapporto cinema e letteratura in modo piuttosto ironico e facendo giocare a backgammon lo schiavo nero condannato a morte, Nat Turner appunto, e il guerrafondaio repubblicano Charlton Heston. Virgil, il protagonista, parla con le parole e il linguaggio letteralmente. Everett cita Dante, Ariosto, Dickens, Schopenhauer, la Bibbia, Eratostene, la matematica e altre discipline, usa la fotografia, Mark Twain e il suo Huck Finn. “Percival Everett di Virgil Russell” è un romanzo che è molto più che post-moderno. È, più semplicemente, un capolavoro.
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Non capire tutto ma riuscire ad accogliere, le braccia aperte sono un modo per accogliere tra le proprie braccia. Percival Everett di Virgil Russell è un romanzo nel quale ci si diverte, ci si perde, ci si disperde, ci si ritrova, e corrisponde a queste braccia aperte che un padre schiude per chiarirci che cosa può accadere, che cosa c’è da fare come compito umano nella vita di tutti.
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in questo gioco chiamato linguaggio, e chiamato anche narrare, che poi in ultima analisi puoi chiamare anche vita, ha davvero importanza quale nome abbia il protagonista? Esiste poi davvero un protagonista? O sono due? O sono di più? E nella vita reale, ha davvero importanza il tuo stesso nome? Forse no, se ci pensi su l'attimo che basta a superare te stesso. Allora torniamo a questo linguaggio, che se va bene è una struttura "che regge la farsa del significato", se va male è una trappola, la sensazione che ti dà quando le parole sono disposte secondo un principio se non logico almeno estetico, è quella del piacere puro. Quando non hai capito esattamente quello che ti sta passando sotto gli occhi, ma ti piace lo stesso. Che non necessariamente implica un Ti piace proprio per quello. Perché chi l'ha detto che una storia debba offrirti in pasto un ordine logico, sequenziale, una trama compiuta con un inizio e una fine, e in definitiva un senso che nel mondo non c'è?
Poi trovi certi paragoni da far venire le lacrime agli occhi. Ti sfido lettore a non sentire un brivido se qualcuno ti dice che lo scatto dell'otturatore di una Leica del '63 fa lo stesso rumore “che produrrebbe un neonato se fosse in grado di schioccare le dita”. Lo senti, sì? Allora che sia fiction o non fiction, storia o non storia, uno studio sul linguaggio o sul significato o sull'inaccessibilità della realtà oggettiva o un intruglio di tutto quanto, a un certo punto perde importanza…

…Che questo Percival Everett di Virgil Russell sia un libro non comune lo si capisce sin dall’insolito titolo, che non potrà non suscitare perplesse alzate di sopracciglia nei frequentatori delle librerie. Tranquilli: è solo l’inizio. A una serie di sottotrame che l’autore segue in parallelo (il rapporto sentimentale tra il burbero proprietario di un ranch e una veterinaria che si sviluppa in seguito al misterioso ferimento di un cavallo, i dubbi di un celebre pittore nei confronti di una giovane che afferma di essere sua figlia, le riflessioni e i tormenti di uno scrittore nero negli anni ’60 sono le principali, ma non le uniche) si alternano  sperimentalismi vari (un capitolo costituito solo da verbi all’infinito, versi, digressioni filosofiche, metaletteratura e così via)…

lunedì 16 luglio 2012

Cancellazione - Percival Everett

un libro formidabile, ricco, profondo e leggibile.
io me lo leggerei, se non l'avessi appena letto, Percival Everett è un fuoriclasse - franz



E allora Thelonius, di getto, s'inventa di sana pianta il ghetto e lo racconta. E siccome Thelonius (come del resto lo scrittore del quale stiamo parlando) è un grande scrittore, ecco che la sua rabbiosa parodia della letteratura trash, scritta in un accesso di furore, diventa un caso letterario. Il più sconvolgente romanzo-verità della storia della letteratura americana. Titolo: CAZZO! Ma che si può chiedere di più a un best-seller? Peccato che, da qualche parte, anche nelle pieghe ciniche dello show business, esista qualcosa di simile alla buona, cara vecchia coscienza… Prima assoluta per l'Italia (ma in Francia è giù cult) di uno scrittore cinquantenne originario della Georgia che da anni vive in California e si intende di composizione musicale e di pesca con la mosca. Un romanzo graffiante, cattivo, sorprendente: fra l'altro il (finto) best-seller è davvero un bel pezzo di scrittura!

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Provate a immaginare uno scrittore nero e benestante che – invece di scrivere storie farcite di slang ambientate nel ghetto – si dedica a riscritture postmoderne di classici greci. Un giorno, a corto di soldi e inviperito per l’ennesimo successo televisivamente corretto del romanzo nero sottoproletario e sboccato, decide di scrivere una parodia in quello stile, intitolandola Cazzo (la parola più ricorrente). Provate a immaginare lo scrittore che propone al proprio esterrefatto agente di venderlo agli editori come l’esplosivo esordio di un ex galeotto nigger incazzato e l’ulteriore stupore dell’agente quando il romanzo riceve un’offerta milionaria e balza in cima alle vendite, finendo in corsa al premio letterario dove in giuria si trova proprio il Nostro. Sarà dura convincere i giurati che quella è una porcata scritta in un fine settimana per mostrare come, alla narrativa afro-americana, sia necessaria una cancellazione, opposta e complementare all’invisibilità dell’uomo di Ralph Ellison.

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…l'arma in più di Cancellazione, l'ingrediente che lo rende un romanzo atipico eppure paradigmatico nella produzione di Percival Everett è la saga familiare quasi soap che percorre l'intero plot: lutto, malattie, rancori e persino un grande segreto – che non riveliamo - nascosto in una scatola piena di lettere che il padre del protagonista ha chiesto di distruggere (ma che probabilmente voleva fossero lette), e che la madre ha dimenticato di bruciare a causa dell'Alzheimer (ma forse ha coscientemente deciso di far arrivare ai figli). Un libro ricchissimo e colto ma facilissimo da leggere, un manifesto contro la banalità ma senza freddezza, senza rinunciare ai sentimenti. Puro, scintillante, complicato, emozionante jazz.

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domenica 8 gennaio 2012

I libri che mi sono piaciuti di più nel 2011


ho creato una piccola lista di libri, in ordine casuale, tra quelli che ho letto nel 2011, che spaziano dal bellissimo all'eccezionale. Fatene buon uso - franz



il potere e la consolazione della parola in una storia in cui i personaggi principali sono Franz Kafka, una bambina e la sua bambola.
qualcuna passerà il tempo a chiedersi se è un libro per ragazzi, io so che è un gran bel libro e una storia bellissima.
basta un'ora e, grazie a quell'ora dedicata a leggere questo libro, le altre 23 ore della giornata vi ringrazieranno.


uno scrittore grandissimo, di quelli che leggi piano piano, la scrittura ti avvolge e ti incanta, e i personaggi li conosci e non li dimentichi.
leggerò gli altri libri di Percival, è sicuro, uno della razza di Cormac Mc Carthy, per convincere i dubbiosi.
uno di quei libri che resterà, cercatelo, è più bello di come immaginate.


me l'hanno regalato l'altro giorno e l'ho letto quasi subito.
se lo inizi a leggere non hai scampo, arriverai alla fine.
difficile credere quanta crudeltà e follia ci stiano in così poche pagine.
e dolorosamente Alain non crede che sia possibile quello che gli succede, non riesce proprio a pensare sia possibile.
regalatevi questa lettura, non ve ne pentirete.


un libro che non ti aspetti, 128 morti che lasciano il loro ultimo messaggio, e ti accorgi che uno di questi potresti essere tu, e magari ti fermi un po' a pensare, abbiamo una vita intera per prepararci a morire e arriva sempre come un'interrogazione a sorpresa, non l'aspettavamo proprio per quel giorno.
il libro è davvero da non perdere.


un libro che mi è piaciuto per due motivi sopratutto, una come Loxandra l'abbiamo avuta come zia, o ci piacerebbe averla avuta, e poi l'amore per Istanbul.
chi ha visto Istambul e pensa che sia uno dei più bei posti del mondo, se una classifica del genere avesse senso, sarà stregato.
è ambientato nei 40-50 anni a cavallo del 1900 e la Storia è dentro le pagine del libro.
dispiace arrivare alla fine, ma così succede.


un libro nel quale la realtà supera la fantasia.
non puoi non soffrire insieme a Enaiatollah, leggendo il libro.
poi è finita bene, ma quanti altri migliaia non racconteranno mai la loro storia?
per ricordare l'inferno quotidiano.
merita.


Un gran bel libro, scritto durante guerra, negli anni '40, pubblicato in Italia dopo mezzo secolo.
Un racconto di ragazzini e adulti, guerra ed eroismi, maestri e allievi, nazisti e partigiani, buoni e cattivi.
E li chiamano libri per ragazzi.
Appassionante, provaci, non te ne penti.

Danilo Kis - Dolori precoci 

Danilo Kis riesce a scrivere racconti perfetti (per non parlare del resto), capolavori.
per il vostro bene, non privatevene.

Austerlitz - Winfrid Georg Sebald 

ho iniziato a leggerlo qualche mese fa, ma non riuscivo ad entrare nella storia, ho lasciato perdere.
ho riprovato da poco, e superata la prima parte, che ti porta in giro, ma non sai dove, è venuto il bello.
bisogna fidarsi.
la storia è una ricerca delle origini, delle radici, quelle vere.
e scopri tutto dalle parole di Jacques Austerlitz, e "vedi" Praga, Terezin, Parigi.
un libro emozionante e coinvolgente.
vogliatevi bene, leggetelo, anche se vi farà soffrire.

Morte di un supereroe – Anthony McCarten 

inizia un po' lento, ma una volta che sei entrato nella storia sei in trappola.
e Donald e Adrian non te li dimentichi, poco ma sicuro.
da non perdere.

Il libro dei teschi - Robert Silverberg 
Inizia come una gita di quattro ragazzi e finisce in dramma,  in un crescendo di un grande scrittore.
Passa per essere un libro di fantascienza ed è la riprova che le classificazioni sono inutili e fuorvianti. È solo un gran bel romanzo, che tiene ben svegli fino all’ultima pagina.
Non ve ne pentirete, promesso.