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sabato 25 novembre 2023

Piange il telefono

 

TIM, la sudditanza del governo Meloni contro gli interessi del popolo italiano - Francesco Erspamer

Per chi non lo sapesse, una volta la TIM era la SIP, operatore telefonico controllato dallo Stato. Allora il settore delle telecomunicazioni era considerato di vitale importanza per la sovranità e sicurezza nazionale: che è la ragione per cui fu frettolosamente privatizzato durante il golpe globale americano immediatamente seguito alla crisi e dissoluzione dell’Unione Sovietica. Principali responsabili (non dimenticatelo mai) furono i radicali più o meno chic, apripista del neoliberismo liberal e libertario; anche se ad approfittarne e guadagnarci furono poi i due poli pseudo-politici altrettanto frettolosamente costituiti a imitazione del modello statunitense: a fingersi destra, i liberisti berlusconiani (inclusi quelli che in precedenza si erano detti e magari erano stati conservatori o addirittura fascisti), a fingersi sinistra, una coalizione di liberisti veltroniani (quelli che si erano definiti socialisti o addirittura comunisti) e di liberisti prodiani (quelli che si erano definiti cattolici). Così nel 1994 nacque Telecom Italia e tre anni dopo l’immarcescibile Prodi la privatizzò (il popolo della finta sinistra era troppo occupato a fare girotondi con Nanni Moretti per preoccuparsi di questo o altri dettagli come l’ingresso nell’euro).

Qualche giorno fa l’ultimo passo: il consiglio di amministrazione della TIM ha autorizzato la vendita della rete fissa (ossia le infrastrutture che a suo tempo furono costruite dallo Stato e a spese dei contribuenti, come le autostrade) a un colosso finanziario americano, la KKR, specializzata in acquisizioni di imprese, spesso gigantesche, con soldi presi a prestito: pura speculazione finanziaria, che se va bene arricchisce oscenamente gli speculatori e se va male danneggia lo Stato e la gente ordinaria (nel latinorum anglofono dei media, nuovi Azzecca-garbugli al servizio dei potenti, si chiama «leveraged buyout», così non capite cosa significa e vi entusiasmate se Draghi diventa presidente del consiglio, perché è uno che di soldi ci capisce). Per saperne di più leggete l’articolo di una rivista non proprio comunista, «Forbes», raggiungibile con la connessione che ho copiato sotto, nel primo commento.


Niente di nuovo, peraltro: è il mondo che democraticamente vi siete scelto e che sostenete quotidianamente acquistando e facendo tutto quello che prescrive la pubblicità delle banche e delle altre multinazionali, anche se da voi stessi considerato superfluo, inutile o dannoso.


La ragione per cui ne parlo è che a sostenere questa operazione palesemente svantaggiosa per l’Italia e, direi, per l’Europa, dunque contraria agli interessi nazionali, sono Giorgia Meloni e il suo governo, eletti a furor di popolo per salvare la nazione e i suoi valori. Ora, che Meloni fosse una neoliberista e non una nazionalista a me è sempre parso evidente: qualcuno si sarà fatto ingannare dalla sua finta opposizione al governo Draghi (che non aveva bisogno del suo appoggio e quindi poteva farle giocare la parte dell’opposizione) ma io non avevo dimenticato la sua partecipazione al IV governo Berlusconi, quello che sfasciò la pubblica istruzione con il decreto Gelmini e destabilizzò la Libia a tutto vantaggio di Francia e Stati Uniti. Il comportamento di Meloni sulla TIM come sull’Ucraina o su Gaza, mi pare dunque perfettamente coerente.


Invece di deprimermi, ciò mi pare motivo di speranza. A patto di saperne approfittare. Non so perché Meloni abbia avuto tanto successo: una concomitanza di fattori, immagino, che si sono aggiunti alla mediocrità dei suoi avversari. Ma so che ha ritenuto necessario presentarsi come una sovranista, come una cattolica, come una conservatrice e addirittura come una fascista, non come la filoamericana e globalista che è (come invece ha fatto, apertamente, la Lega, oltre ovviamente al Pd di Renzi, Letta, Draghi e Schlein). Come mai? Perché sa bene, Meloni, che ci sono molti italiani che sono sensibili a quel tipo di retorica, e alcuni che ci credono davvero.


Dove ripongo la mia speranza, allora? Proprio in questo popolo che confusamente resiste alla normalizzazione globalista e che si sente sconfitto, escluso, marginalizzato. Una maggioranza non solo silenziosa come quella che mezzo secolo fa si lasciò dominare, no, non dai comunisti, piuttosto dai liberali atlantisti e dai sessantottini; dicevo, una maggioranza (o ampia minoranza), oggi, non solo silenziosa ma frustrata, rassegnata, depressa: composta di ex conservatori, ex cattolici, ex comunisti, ex moralisti, ex tradizionalisti, ex provinciali, ex umanisti, i tanti che ancora danno valore ai valori ma che non hanno il coraggio di difenderli apertamente, che cominciano a diffidare delle novità fini a sé stesse ma non sanno come rifiutarle. Se il liberismo trionfante ancora li deve corteggiare e ingannare forse vuol dire che sono parecchi, a destra come a sinistra, e che anche se divisi, deboli, passivi, la loro rabbia repressa fa paura.

Ecco, si tratta di raggiungerli, aggregarli, organizzarci, prepararci: in modo che quando arriverà la prossima crisi, più catastrofica delle precedenti (e verrà, state sicuri), si possa reagire con lucidità e determinazione, approfittando dell’occasione per spazzare via la dittatura mediatica e finanziaria del neocapitalismo insieme ai suoi burattini.

da qui




lunedì 9 marzo 2020

MPS banca canaglia?



La denuncia di Davide Grasso, che ha partecipato insieme alle Forze siriane democratiche alla sconfitta dell’Isis nella Siria del Nord. La banca gli ha comunicato la chiusura unilaterale del suo conto bancario giustificando il gesto con il fatto che il loro beneficiario è un “filosofo militante” e “presunto foreign fighter”

Continuano le situazioni kafkiane per chi in questi anni si è arruolato volontariamente nelle Forze siriane democratiche curdo-arabe che hanno combattuto e sconfitto l’Isis nella Siria del nord. La banca Monte dei Paschi di Siena mi ha comunicato la chiusura unilaterale del conto bancario giustificando tale gesto con il fatto che sono un “foreign fighter” e che un articolo di Repubblica del dicembre 2016 mi definiva “filosofo militante”, ciò che, testuali parole, non sarebbe “pro domo del cliente”. Avendo sporto reclamo, la banca ha prima ignorato la mia richiesta di mettere tali motivazioni per iscritto, poi ha rifiutato di farlo dopo un’attesa di tre mesi.
Nel complesso il blocco delle mie attività bancarie e il libero utilizzo del mio denaro, prima in forma parziale (Internet Banking) poi totale, è durato dei mesi e non si prospetta una riapertura del conto. Si tratta di una violazione palese dei diritti civili e politici, considerato inoltre che la mia attività militare in Siria e culturale in Italia non costituiscono reato e non sono stati sanzionati in alcun modo dalla legge.
Al contrario proprio per il mio modestissimo impegno contro il terrore scatenato dal jihadismo contro la Siria e l’Europa tra il 2016 e il 2017 mi trovo a subire queste patetiche ma molto concrete molestie in nome della “normativa bancaria antiriciclaggio e antiterrorismo”. Considero questo un insulto inaccettabile e sono in contatto con il mio avvocato per valutare ogni possibile azione pubblica e legale. Invito la stampa a non sottovalutare episodi come questo, che rappresentano una gestione privatizzata dell’emarginazione sociale degli individui in base alle loro idee politiche: chi potrà avere un contratto d’affitto, un mutuo o anche solo un lavoro senza un conto in banca?
Sotto il nostro silenzio la società diviene sempre più barbarica e le più elementari garanzie del diritto vengono schiacciate dagli stessi che hanno contribuito a indebolire la società e l’economia italiane. Un istituto che da anni vive alle spalle dello stato italiano ed ha contenziosi con migliaia di risparmiatori (con sentenze definitive e condanne fino a 7 anni di reclusione per i vertici della banca nel 2019) si permette di eccepire in modo totalmente gratuito sulla condotta di chi si è messo in gioco per una società migliore e per proteggere civili, profughi e vittime del fanatismo.