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lunedì 28 giugno 2021

Assange, sempre in pericolo

 



Quando il silenzio diventa un omicidio - Vincenzo Vita

Caso Assange. Siamo di fronte, dunque, ad un caso amaro in sé, viste le precarie condizioni di salute di Assange, e per sé. Sembra, infatti, la prova tecnica di un nuovo regime nell’informazione Lo scorso venerdì si è tenuto, presso il senato della Repubblica, un convegno sul diritto alla conoscenza. Promosso dalla biblioteca del senato medesimo diretta da Gianni Marilotti insieme all’associazione intitolata allo scomparso giornalista di inchiesta Mimmo Càndito (fu presidente dei Reporter senza frontiere dal 1999), il dibattito si è giustamente incentrato sulla tragica vicenda di Julian Assange. Il giornalista di origine australiana è il fondatore dell’agenzia WikiLeaks, oggi detenuto nel carcere speciale inglese di Belmarsh con il rischio solo rinviato dell’estradizione negli Stati uniti. L’iniziativa ha rotto un po’ il velo di silenzio attorno ad una vicenda dai contorni pericolosi ed emblematici. Grazie all’impegno di Marinella Venegoni, la compagna di Càndito, di Gian Giacomo Migone con l’Indice libri del mese, della federazione della stampa con Giuseppe Giulietti, della fondazione Basso e dell’omologa intitolata a Paolo Murialdi, nonché di Critica liberale il sipario si è strappato. Tuttavia, come hanno sottolineato gli interventi di chi (Raffaele Fiengo, Enzo Marzo, Nello Rossi) ha condotto per anni lotte incisive per la libertà di informazione e la trasparenza degli apparati, c’è moltissimo da fare. Fondamentale la documentata comunicazione di Stefania Maurizi de il Fatto Quotidiano, cui si deve in Italia il mantenimento la luce accesa su di una vicenda abnorme. Come sono risultati inquietanti gli interventi del padre del whistleblower John Shipton (con una sobria drammaticità, antitetica rispetto all’imbarazzante televisione del dolore di tanti talk) e dell’avvocato australiano dell’imputato Greg Barnes. Già, l’imputazione. Si tratta di un reato previsto dall’Espionage Act statunitense del 1917, in base al quale la pena prevista in caso di accoglimento dell’estradizione, visto che gli Stati uniti non demordono arriva a 175 anni di carcere. Siamo di fronte, dunque, ad un caso amaro in sé, viste le precarie condizioni di salute di Assange, e per sé. Sembra, infatti, la prova tecnica di un nuovo regime nell’informazione. Qual è la questione, in sintesi? Mentre coloro che hanno promosso guerre sanguinose e terribili in Iraq o in Afghanistan o hanno controllato migliaia di cablogrammi e di telefonate con la National Security Agency (NSA) girano per il mondo con conferenze ben retribuite, l’eroe civile capace di illuminare la verità rischia di morire in prigione. Eppure, ora le cancellerie quasi si vergognano delle guerre di conquista volte ad esportare per così dire la democrazia. Visto che dall’Iraq distrutto è nato il terrore dell’Isis o di Al Qaida e che dal clamoroso insuccesso afghano ne hanno tratto vantaggio i talebani. Per non citare lo scandalo di Guantanamo, che è tuttora un buco nero del e nel mondo globale. Di tutto ciò non si sarebbe saputo pressoché nulla senza il coraggio di WikiLeaks supportato dalle fonti Edward Snowden ex tecnico della Central Intelligence Agency (CIA) in crisi di coscienza, e Chelsea Manning, il militare che ruppe il muro dell’omertà e ha tentato per tre volte di suicidarsi. Shakespeare ne avrebbe tratto uno dei suoi capolavori, essendovi in tali storie il racconto senza false retoriche del lato oscuro potere. Quest’ultimo si fonda sulla pratica (violenta) del segreto, perché la verità può essere eversiva. Ciò accade soprattutto quando vi sono misfatti di stato, azioni belliche contrarie ad ogni legge internazionale. Assange è sottoposto nella fortezza in cui è rinchiuso ad una vera e propria tortura, della stessa forma da lui denunciata con una controinformazione preziosa. Ha ricordato Migone, come aveva fatto del resto in vista delle elezioni americane Furio Colombo, che siamo al cospetto di un precedente insidioso. Non così accadde quando Daniel Ellsberg, il whistleblower dei Pentagon Papers (1967), disvelò le porcherie della guerra del Vietnam. Allora non si ebbero condanne, in virtù del principio fondamentale della libertà di informazione garantito dal primo emendamento della costituzione di Washington. Tant’è che il New York Times e il Post pubblicarono paginate e non vi fu censura, malgrado le pressioni del segretario della difesa McNamara. Basti, poi, leggere il duro documento stilato dallo Special Rapporteur on Torture delle Nazioni unite, Nils Melzer. Dove si stigmatizza pure il comportamento della Svezia, dove la drammaturgia cominciò, con accuse strumentali rivelatesi infondate. Perché il sipario si apra davvero, serve un atto formale, così come è accaduto in Gran Bretagna e in Australia su spinta di parlamentari di parti diverse. Una mozione delle camere rivolta al presidente del consiglio Draghi, affinché ponga il problema di Assange all’unione europea e a Joe Biden, è urgente e necessaria.

© 2021 IL NUOVO MANIFESTO SOCIETÀ COOP. EDITRICE

 

da qui

 

 

RICONOSCERE LO STATUS DI RIFUGIATO A JULIAN ASSANGE

Abbiamo presentato una mozione che sarà discussa e votata in Aula la prossima settimana per impegnare il governo a intraprendere ogni utile iniziativa finalizzata a garantire la protezione e l'incolumità di Julian Assange da parte delle autorità britanniche e a scongiurarne l'estradizione.

Ad Assange bisogna riconoscere lo status di rifugiato politico e la protezione internazionale, in virtù delle riconosciute e accettate disposizioni internazionali sul diritto d'asilo.

L'Alternativa c'è

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Questo il testo della mozione:

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MOZIONE

La Camera,

premesso che:

il 28 marzo 2021 Stella Morris, moglie di Julian Assange, ha riportato la notizia di una lettera personale da parte di Papa Francesco recapitata al marito, incarcerato nel Regno unito dal 2019, per il tramite del prete del penitenziario;

Julian Assange, cittadino australiano, è al centro di un caso diplomatico e giuridico che dura ormai da undici lunghissimi anni;

giornalista, attivista e programmatore informatico, nel 2006 Assange ha fondato il sito wikileaks.org

(WikiLeaks) con l’obiettivo di offrire uno spazio libero ai whistleblower disposti a pubblicare documenti sensibili e compromettenti, in forma anonima e senza la possibilità di essere rintracciati;

il sito, negli anni, è stato curato da molti giornalisti, attivisti e scienziati riscuotendo sempre maggiore attenzione nell’opinione pubblica, rivelando segreti e scandali, relativi, tra gli altri, a guerre, loschi affari commerciali, episodi di corruzione e di evasione fiscale;

le rivelazioni di WikiLeaks hanno contribuito ad aumentare la consapevolezza di larghi strati della pubblica opinione mondiale rispetto a governi, uomini di potere, reti di relazioni ed eventi, ben oltre la narrazione ufficiale;

nel 2010 Assange è assurto ad ampia notorietà internazionale per aver rivelato tramite WikiLeaks documenti classificati statunitensi, ricevuti dalla ex militare Chelsea Manning, riguardanti diversi crimini di guerra;

nell’ottobre del 2010, pochi mesi prima delle accuse avviate contro Julian Assange in Svezia, WikiLeaks pubblicò video e documenti diplomatici relativi alle guerre in Afghanistan e in Iraq. Fu una delle più grandi fughe di notizie della storia che documentarono abusi delle forze americane, compresa l’uccisione di decine di civili, compresi due giornalisti della Reuters, da parte di un elicottero da guerra statunitense Apache a Baghdad nel 2007;

WikiLeaks, attraverso il così denominato “Cablegate”, diffuse più di 300 mila documenti riservati dell’esercito statunitense che rivelarono gravi inadempienze della autorità nel perseguire abusi, torture, violenze perpetrate durante le guerre in Afghanistan e Iraq;

durante le primarie presidenziali del Partito Democratico statunitense del 2016, WikiLeaks pubblicò delle e-mail inviate e ricevute dalla candidata Hillary Clinton dal suo server di e-mail privato quando era Segretario di stato dimostrando, tra l'altro, il coinvolgimento dell'Arabia Saudita e del Qatar in varie azioni di supporto alla formazione dello Stato Islamico in Siria e in Iraq (ISIS) e ponendo concreti dubbi sul coinvolgimento statunitense in esse;

per le sue rivelazioni Julian Assange ha ricevuto svariati encomi da privati e personalità pubbliche, onorificenze (tra cui il Premio Sam Adams, la "Gold medal for Peace with Justice" da Sydney Peace Foundation e il "Martha Gellhorn Prize for Journalism"), ed è stato ripetutamente proposto per il Premio Nobel per la pace per la sua attività di informazione e trasparenza;

nel 2012, per sfuggire all’arresto da parte della polizia britannica, Julian Assange trovò asilo presso l’ambasciata dell’Ecuador, il cui governo gli avrebbe riconosciuto in quello stesso anno lo status di rifugiato politico e il diritto d’asilo;

l’11 aprile 2019, la polizia britannica ha arrestato Julian Assange all’interno dell’ambasciata dell’Ecuador a Londa, con il consenso delle autorità ecuadoriane dopo che, in seguito al cambio di governo, le stesse gli avevano revocato lo status di rifugiato;

nella serata del 11 aprile, Julian Assange è stato condotto dinanzi alla Westminster Magistrates' Court, dove sembrerebbe sia stato riconosciuto colpevole ipso facto d'aver violato nel 2012 i termini della cauzione: ovvero quando aveva deciso di rifugiarsi nell'ambasciata ecuadoriana e di non comparire di fronte a un giudice britannico che lo aveva convocato per conto della magistratura svedese nell'ambito di una controversa inchiesta per presunto stupro e molestie avviate contro di lui a Stoccolma, accuse poi archiviate;

oggi quindi Julian Assange risulta essere detenuto nel Regno unito per aver violato le condizioni di una libertà vigilata imposte sulla base di un mandato poi revocato, ma la motivazione reale della sua detenzione parrebbe risiedere nella richiesta di estradizione da parte degli Stati uniti;

le autorità di Washington asseriscono infatti che Julian Assange e WikiLeaks avrebbero messo a repentaglio la sicurezza nazionale degli Stati uniti. Con questa stessa accusa Chelsea Manning, che a WikiLeaks fornì i documenti nel 2010, è stata dapprima condannata a 35 anni di prigione e, successivamente, graziata dal Presidente Obama;

l’estradizione nei confronti di Assange troverebbe una ragione di fondamento in un atto di accusa segretamente depositato ad Alexandria, nello stato del Virginia, che consisterebbe di un solo capo di imputazione, insieme a Chelsea Manning, relativo al reato di pirateria informatica, anche se sembrerebbe che il ministero della giustizia statunitense abbia contestato ad Assange altri reati, tra cui quelli di cospirazione e spionaggio;

dopo quasi undici anni, quello in atto contro Julian Assange assume i contorni di una persecuzione contro la persona e di una ritorsione contro il progetto WikiLeaks, ma rappresenta anche un pericoloso precedente per attivisti, giornalisti e whistleblower negli Stati uniti così come in qualunque altro Stato;

la detenzione di Julian Assange – i cui presupposti erano già stati respinti nel 2015 dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria e rivelatasi anche avvenire in condizioni gravosamente severe – nonché le eventualità di estradizione e persecuzione a vita negli USA, hanno suscitato forte protesta e appelli per il rilascio da parte dell'opinione pubblica e di svariate organizzazioni per i diritti umani;

nel novembre 2019 il relatore Onu sulla tortura ha dichiarato che Assange avrebbe dovuto essere rilasciato e la sua estradizione negata, dichiarazione successivamente fatta propria anche dal Consiglio d'Europa, di cui il Regno unito è peraltro Stato membro fondatore;

nel dicembre 2020 lo stesso relatore Onu sulla tortura, oltre a rinnovare l'appello per l'immediata liberazione di Assange, ha chiesto, senza esito, che questi venisse almeno trasferito dal carcere ad un contesto di arresti domiciliari;

il 5 gennaio 2021 la giustizia inglese ha negato l'estradizione di Assange per motivi di natura medica, nello specifico per il bene della sua salute mentale per l’alto rischio di tendenze suicide;

tuttavia, nonostante quanto espresso in precedenza e nonostante le precarie condizioni di salute, Julian Assange risulta ancora detenuto in condizioni gravosamente severe presso la prigione di Belmarsh;

per questa ragione è opportuno esercitare la massima pressione sul Regno unito affinché comprenda la gravità della situazione e garantisca la protezione di Julian Assange, accogliendo quanto richiesto dal relatore Onu sulla tortura e quanto fatto proprio dal Consiglio d’Europa, massima istituzione per lo stato di diritto e per la tutela dei diritti umani di cui il Regno unito è membro fondatore;

finché a Julian Assange non verrà riconosciuta la piena libertà, lo status di rifugiato politico e la protezione internazionale, il rischio che egli possa andare incontro a violazioni dei diritti umani sarà sempre concreto e incombente, oltre a condizioni detentive che violerebbero il divieto assoluto di tortura e di altri maltrattamenti e un processo iniquo che, negli Stati Uniti, potrebbe essere seguito dalla pena di morte, a causa del suo lavoro con WikiLeaks;

impegna il Governo:

ad intraprendere, anche in aderenza alle Convenzioni internazionali e specificatamente alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ogni utile iniziativa finalizzata a garantire la protezione e l’incolumità di Julian Assange da parte delle autorità britanniche e a scongiurarne l’estradizione;

a riconoscere lo status di rifugiato politico e la protezione internazionale a Julian Assange, in virtù delle riconosciute e accettate disposizioni internazionali sul diritto d’asilo.

da qui

lunedì 7 settembre 2020

Edward Snowden non colpevole, anzi cittadino esemplare

 


Illegale lo spionaggio di massa americano della National Security Agency - Alessandro Marescotti

 

Importante riconoscimento di una corte d’appello Usa. “Non avrei mai immaginato che sarei vissuto per vedere i nostri tribunali condannare le attività della Nsa come illegali e nella stessa sentenza vedermi attribuito il merito per averle rivelate”, ha commentato dello stesso Edward Snowden.

Nel 2013 Edward Snowden denunciò al mondo intero che la National Security Agency americana spiava milioni di telefoni e computer, svolgendo un controllo globale sulle comunicazioni.

Nel 2013 il cattivo era lui. 

Aveva rivelato dei segreti. Ma rivelando quei segreti aveva rivelato una terribile e inconfessabile verità. Snowden agiva in nome della legalità, ma veniva accusato di essere un criminale, perché aveva rivelato dei segreti.

Snowden si vide rifiutare una ventina di richieste di asilo da parte di vari paesi democratici. Italia compresa. 

«Non ci sono le condizioni giuridiche affinché l’Italia possa accogliere la richiesta di asilo» a Snowden, dichiarò l’allora ministro degli esteri Emma Bonino il 4 luglio 2013.

E Snowden si dovette nascondere i Russia, cosa paradossale.

 

Oggi sappiamo che le cose rivelate da Snowden non solo erano vere ma erano illegali. Lo dice un tribunale americano. Snowden aveva rivelato un sistema di spionaggio illegale ai danni di milioni di cittadini, non solo americani.

E così oggi una corte americana dà ragione ad Edward Snowden, riconoscendogli il merito di essere stata la fonte grazie alla quale la giustizia ha potuto mettersi in moto. Snowden ha violato la legalità in nome della legalità.

Secondo la corte – leggiamo su Rainews – i vertici dell’intelligence non dissero la verita’, nascondendo “attivita’ incostituzionali”. Trump prende di mira la Corte Penale Internazionale

Le illegalità perseguite dai presidenti americani proseguono. Ne è un esempio la recente e abnorme decisione di Trump di imporre sanzioni nei confronti della procuratrice della Corte Penale Internazionale che sta indagando sui crimini di gerra americani in Afghanistan.

Snowden ha scritto su Twitter: “Sette anni fa, quando ero accusato di essere un criminale per aver detto la verità, non avrei mai immaginato che sarei vissuto abbastanza da vedere i nostri tribunali condannare le attività della NSA come illegali e nella stessa sentenza mi accreditano per averle smascherate”.

Snowden, esperto informatico, era entrato nel santuario dello spionaggio digitale e aveva scoperto che era stato realizzato un accordo fra i colossi di Internet e il governo americano, dando vita a un sistema di sorveglianza di massa invasivo come mai era avvenuto. Chi ha letto il libro Sotto controllo, scritto da Glenn Grenwald, avrà notato come Snowden aveva fiducia in Obama e sperava che con Obama questi abusi sarebbero finiti. E invece no. Snowden scelse allora rivelare al mondo interno il sistema di sorveglianza di massa, scendendo nei dettagli tecnici e documentando in modo inoppugnabile come Internet, un tempo terreno dei libertari, si fosse trasformata in una rete nella quale i cittadini di tutto il mondo venivano spiati dal governo americano attraverso un “buco della serratura” che stava nei cellulari, nei computer e i tutti i device connessi alla rete.

Questa vicenda è illuminante non solo per la storia di Internet. 

E’ una vicenda che riguarda la storia della nonviolenza.

E che riguarda noi tutti, come cittadini che aspirano alla libertà attraverso la verità.

La satyagraha (che letteralmente significa «insistenza per la verità») era il metodo di lotta nonviolenta propugnato da Gandhi ed era fondato sulla capacità di disobbedire alla legge in nome della verità e della giustizia.

Snowden ha fatto questo.

La satyagraha è stata praticata da Gandhi, da Martin Luther King, da Nelson Mandela, e ha avuto alla base la prassi della disobbedienza civile, della violazione della legge quando la legge era immorale.

La violazione della legge americana, compiuta da Snowden, oggi si ribalta in una sentenza che gli dà ragione. E, come spesso accade nella storia della nonviolenza, la funzione di violare la legge per farne emergere l’intriseca illegalità (l’espressione può apparire paradossale) è proprio stato uno dei filoni dello sviluppo civile lì dove gli strumenti convenzionali non hanno funzionato e non hanno rappresentato i cittadini.

Quando la legge è ingiusta va cambiata secondo le modalità previste. Ma quando ciò – per una serie di ragioni – non è possibile, allora spetta alle persone dotate di coraggio e senso etico il compito di violarla, non allo scopo di promuovere l’illegalità, ma al contrario allo scopo di promuovere una nuova legalità. Come ha fatto Snowden, cittadino digitale globale. Che, ricordiamolo, vive ancora nascosto.

da qui

 

Corte d'Appello USA da ragione a Snowden: ''L'NSA ha violato la Costituzione spiando milioni di cittadini'' - Karim El Sadi


Se Giulietto Chiesa fosse ancora tra noi, ieri avrebbe sicuramente festeggiato due volte. Una per il suo compleanno (avrebbe compiuto 80 anni) e l'altra per una notizia decisamente inattesa giunta agli organi di stampa internazionali in mattinata: la corte d'appello Usa ha dato ragione ad Edward Snowden, l'ex agente informatico e analista della National Security Agency (NSA) che nel 2013 aveva denunciato il programma Top Secret con cui l'intelligence americana controllava i cittadini, stabilendo che quel sistema di sorveglianza di massa era illegale. Giulietto Chiesa, e pochi altri giornalisti indipendenti, avevano difeso dal primo momento la posizione di Snowden, costretto alla fuga in Russia dove ottenne asilo sette anni fa. Il giovane whistleblower del North Carolina era stato minacciato di morte, delegittimato e perseguitato dalla legge americana. Oggi, però, chi lo additava come traditore della patria, talpa dei russi, o inflitrato dovrà quanto meno soffermarsi un secondo in più prima di aprire bocca perché la sentenza dei giudici non lascia spazi a possibili interpretazioni. Stando al verdetto della corte, non solo le rivelazioni coperte da segreto di Stato di Snowden erano legittime ma i vertici dei servizi di intelligence americani e i vari rappresentanti delle istituzioni che negavano l'esistenza del programma sono ora accusati di aver mentito e "nascosto alla popolazione attività incostituzionali". Ma cosa aveva scoperto e disvelato esattamente l'ex analista CIA e come si è arrivati a questa sentenza storica? A maggio 2013 Snowden volò per Hong Kong lasciando le Hawaii dove aveva sede l'azienda informatica consulente della CIA per la quale lavorava, la Booz Allen Hamilton. A Hong Kong Snowden, dopo aver ripetutamente tentato, ma invano, di riportare tramite canali istituzionali ciò che di sconvolgente era venuto a conoscenza nell'azienda, decise di raccontare tutto ai giornalisti Glenn GreenwaldLaura Poitras, e Ewen MacAskill. Si parla di dati riservati su milioni di cittadini, americani e non, trattati come sospettti terroristi e spiati senza riguardo della legge. Intercettazioni delle conversazioni di Capi di Stato, rappresentanti politici e potenti uomini d'affari. Accordi segreti per l’accesso alle banche dati dei giganti della rete, obbligati a sottostare alle richieste di Washington senza poterne rivelare l’esatta estensione, o direttamente a loro insaputa. Così come il deliberato indebolimento degli standard crittografici che rendono possibile mantenere sicure le transazioni finanziarie online così come le comunicazioni in chat, i contenuti pubblicati sui social e gli scambi mail. Tutto da quel momento pubblico e tutto accessibile alla popolazione. Immediata l'ira di Washington, e in particolare del Dipartimento di Stato, che tentò di nascondere e giustificare, più o meno goffamente, l'enorme mole di informazioni classificate disvelate dal giovane analista, accusato di aver violato l'Espionage Act del 1917 e di furto di proprietà del governo. Da quell'anno Snowden si trova in località segreta in Russia, l'unico Paese che gli aprì le porte dopo che gli Stati Uniti gli invalidarono il passaporto. E ora finalmente la sentenza della corte Penale USA, arrivata a seguito di un procedimento di appello contro tre indagati accusati di terrorismo. Anche se la loro colpevolezza risulta confermata, la Corte ha stabilito che i dati raccolti su di loro dall'allora programma dell'NSA sono illegali, oltre a non essere utili ai fini delle indagini e all'attribuzione della loro colpevolezza. Con sorpresa e soddisfazione ha accolto la notizia il diretto interessato. "Non avrei mai immaginato che avrei vissuto abbastanza da vedere i nostri tribunali condannare le attività della Nsa definendoli illegali. - ha commentato da Mosca Snowden - Eppure quel giorno è arrivato". Ora la speranza è che presto possa finalmente fare ritorno in patria ma per questo serve che la Corte suprema si pronunci sul caso avallando il verdetto della corte d'Appello. Nel frattempo si può affermare con forza che la sentenza andrà a supporto di tutti quei whistleblower come Julian AssangeChelsea Manning e tanti altri oggi in attesa che il principio di verità e giustizia prevalga sull'avidità delle organizzazioni di potere, delle multinazionali e degli apparati di sicurezza.

da qui 

 

Sorveglianza illegale:  l’importanza  e  il  coraggio  dei  whistleblower - Simone Pieranni

Chi lo aveva definito traditore, talpa, spia, infiltrato, quando non direttamente amico di sistemi autoritari come la Russia che l’ha ospitato, deve ricredersi, o quanto meno fare una pausa di riflessione. A sostenere che le rivelazioni di Snowden sull’attività di spionaggio di massa da parte della Nsa sono state fondamentali per capirne la natura illegale, aprendo così uno squarcio nella giungla della raccolta dei dati, è stata una corte d’appello americana, e non «pericolosi» personaggi come Assange o Manning.

La sentenza della corte d’appello americana, infatti, ha rafforzato e riabilitato il ruolo di Snowden: secondo i giudici, con le sue rivelazioni l’ex analista «ha provocato un dibattito pubblico significativo sull’opportunità della sorveglianza di massa da parte del governo americano».

LA SENTENZA ARRIVA a seguito di un procedimento di appello contro tre persone accusate di terrorismo: la loro colpevolezza è confermata ma la Corte ha stabilito che in questo caso, così come in tanti altri, le informazioni raccolte dall’allora programma della Nsa sono illegali e per di più non sarebbero utili alle indagini e alla stesura di un giudizio di colpevolezza o meno. Si tratta di 59 pagine che in gran parte ricalcano quanto già deciso da una corte americana nel 2015: da allora il programma di raccolta di dati è ufficialmente sospeso, dopo l’approvazione dello Usa Freedom Act. Il programma della National Security Agency era infatti figlio del Patriot Act, approvato post 11 settembre 2001, che permise alle agenzie di intelligence americane di prendersi ben più di una licenza.

La sentenza però pone alcuni punti fermi di tutta questa vicenda iniziata nel 2013. Presidente era Barack Obama e le rivelazioni di Snowden misero in forte imbarazzo l’allora staff della Casa bianca.

 

 

Innanzitutto il testo della sentenza riabilita il ruolo di Snowden e sarebbe bene ricordarlo. Edward Snowden, analista della Nsa, venuto a conoscenza del piano di sorveglianza di massa da parte dell’agenzia tentò di denunciarne l’esistenza attraverso canali istituzionali. Ignorato e senza ottenere alcun riscontro, decise di passare all’azione solitaria, con l’aiuto del giornalista Glenn Greenwald, di alcuni media che pubblicarono via via parte del materiale e di WikiLeaks, senza la quale probabilmente Snowden oggi non sarebbe al sicuro, per quanto esiliato, in Russia.

Anche a questo proposito è bene ricordare che Snowden accettò la proposta russa – in mezzo ci fu una fuga a Hong Kong – dopo aver visto stracciato il proprio passaporto americano, dopo accuse di tradimento da parte di mezzo mondo politico americano e dopo il silenzio dei paesi europei che non offrirono alcun sostegno al whistleblower, tacciato anzi di essere una talpa, una spia, quando non un «amico di Putin» e come tale intenzionato a complicare la vita agli Stati uniti.

La verità è che Snowden ha compiuto un gesto coraggioso e che la sentenza della Corte riabilita, condannando invece i tanti funzionari americani che nel corso del tempo non solo avevano attaccato Snowden, ma più di tutto avevano affermato l’inesistenza di un piano di sorveglianza di massa.

COME HA SOTTOLINEATO la Reuters, prima insieme al Guardian a diffondere la notizia della sentenza, «la prova che la Nsa stava segretamente costruendo un vasto database di tabulati telefonici statunitensi è stata la prima e probabilmente la più esplosiva delle rivelazioni di Snowden pubblicate dal Guardian nel 2013». Fino a quel momento, «i massimi funzionari dell’intelligence avevano pubblicamente insistito che la Nsa non avesse mai raccolto consapevolmente informazioni sugli americani».

POI DOPO L’ESPLOSIONE dello scandalo, alcuni avevano cambiato versione, sottolineando l’importanza di questi dati nella lotta all’estremismo islamista sul territorio americano: la sentenza della corte americana demolisce anche questo assunto. Oltre a concludere che la «raccolta di massa» della Nsa ha violato il Foreign Intelligence Surveillance Act. Il passo successivo dovrebbe essere una sentenza della Corte suprema, unica possibilità, forse, perché Snowden possa tornare negli Stati uniti senza dover rischiare condanne per tradimento.

Per ora da Mosca Snowden si gode questa ennesima conferma circa la giustezza delle sue azioni:

«Non avrei mai immaginato che sarei vissuto per vedere i nostri tribunali condannare le attività della Nsa come illegali e nella stessa sentenza vedermi attribuito il merito per averle rivelate»

In agosto Trump aveva balenato la possibilità di concedergli la grazia, in una delle sue tante uscite estemporanee e ieri alcuni repubblicani hanno chiesto di andare avanti, alla luce della sentenza. Anche Snowden può diventare uno strumento nell’infuocato rush finale delle presidenziali.

Ma al di là delle battaglie politiche per la Casa bianca, la sentenza ribadisce una verità che da tempo chiediamo, ovvero la necessità da un lato di tutelare legalmente i futuri Snowden, i futuri whistleblower che ci aiuteranno a capire il perverso controllo garantito a Stati e aziende dalla nostra produzioni di dati, dall’altro quella di portare avanti una battaglia forte perché i Big Data siano un bene pubblico, gestiti in modo trasparente affinché siano utili, anziché dannosi, al procedere della nostra vita sociale.

da qui

 

qui il film Snowden completo, in italiano

 

qui il film Citizenfour completo, in italiano