Nel 1973 Arno Peters ha cambiato il mondo, anzi ce l'ha restituito com'è, con le giuste dimensioni, anche la geografia è politica.
Ecco cosa dice Arno Peters, a scanso di equivoci:
"L‛ immagine eurocentrica del mondo si è dimostrata funzionale anche allo sfruttamento del terzo mondo da parte
dei paesi industrializzati nell'epoca post-coloniale. La lotta per sostituire la vecchia carta geografica si trasforma
così nella lotta contro l‛ideologia dello sfruttamento." [...]
"Ora dopo secoli di egocentrismo possiamo vedere il nostro paese dal punto di vista del mondo
e non viceversa. Poiché si è sempre pensato che le carte geografiche riproducessero la realtà in modo
obiettivo, scoprendone ora il valore ideologico, siamo esortati a verificare tutta la nostra concezione del mondo" (qui).
Quello che stupisce è come in 40 anni le cartine geografiche appese nelle aule (almeno in quelle da me frequentate in quasi trent'anni di insegnamento) non siano cambiate. A quei tempi non esisteva ancora il personal computer e adesso siamo in piena demenza digitale, a scuola. Sarà che cambiare le cartine geografiche non conviene, non ci sono appalti milionari?
O forse sarebbe stato troppo impegnativo spiegare le questioni ideologiche, a scuola non si fa politica, come si diceva in certi tempi, e allora è meglio far sparire la geografia dalle scuole?
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