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domenica 18 aprile 2021

La stupidità umana e il nostro futuro - Rocco Artifoni

«Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi». Se ci si sofferma a pensare a ciò che sta accadendo nel mondo è inevitabile giungere alla stessa conclusione alla quale giunse Albert Einstein. Stiamo distruggendo il pianeta. In termini più metaforici stiamo segando l’albero sul quale siamo seduti. Abbiamo privatizzato le risorse naturali, l’acqua e la terra, che dovrebbero essere beni comuni. Abbiamo permesso che ogni cosa sia soggetta a proprietà e a brevetti, persino i farmaci salva-vita e i vaccini. Tutto si può comprare nel mercato globalizzato, ogni cosa è merce, anche gli organi umani dei poveri per i trapianti dei ricchi. L’unico “dio” davvero venerato è il profitto: siamo di fronte a un monoteismo che surclassa ogni fanatismo.

La pandemia del Covid-19 ha sottolineato ancora di più che esiste un’intollerabile diseguaglianza, che gli uomini e i popoli non sono tutti uguali: gli Stati più ricchi si sono accaparrati i vaccini, mentre i Paesi più poveri ne sono quasi totalmente privi e solo tra alcuni anni potranno vaccinare tutte le loro popolazioni. L’accaparramento avviene anche grazie ai brevetti, esito di ricerche spesso finanziate con fondi pubblici. Occorrerebbe, nell’immediato, procedere quindi almeno alla loro sospensione, come hanno proposto Sudafrica e India. Una moratoria dei brevetti permetterebbe infatti agli Stati più poveri di produrre i vaccini, evitando la morte di milioni di persone e, nel contempo, promuovere una più ampia e rapida vaccinazione in tutto il mondo eviterebbe ai Paesi più ricchi quantomeno di subire altre ondate di contagi ad opera di varianti del virus sempre più aggressive.

Questo ci porta a una più ampia riflessione sul fatto che abbiamo stabilito regole per ogni cosa, ad eccezione di quella fondamentale: la casa in cui tutti abitiamo. Manca una Costituzione della Terra, nella quale oltre ai principi, ai doveri e ai diritti fondamentali, siano stabilite effettive istituzioni internazionali, con reale potere legislativo, esecutivo e giudiziario, con funzioni di garanzia attraverso una Corte Suprema Mondiale. Oggi più che mai abbiamo assoluta necessità di organismi pubblici globali, che garantiscano a tutti gli abitanti del pianeta un servizio sanitario, un’organizzazione mondiale dell’istruzione, un demanio planetario che sottragga al mercato beni comuni come l’acqua potabile e protegga le foreste, i mari e i ghiacciai, il monopolio pubblico della forza in capo ad una polizia internazionale e la conseguente messa al bando delle armi e degli eserciti nazionali.

Il bilancio del biennio 2020-2021 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è di 4,8 miliardi di dollari, cioè circa 2 miliardi di euro l’anno, cifra che corrisponde alla spesa sanitaria annuale dei cittadini della provincia di Bergamo, tenendo conto che la spesa sanitaria della Regione Lombardia è di 21,9 miliardi l’anno. Affinché l’azione dell’OMS sia realmente efficace e significativa bisognerebbe moltiplicare almeno per mille i fondi in bilancio, cioè 2.000 miliardi l’anno. Servirebbero fondi maggiori per fare ricerca, per prevenire e fronteggiare le pandemie, nonché per portare uguali cure ai malati in tutto il mondo. In definitiva, per garantire il diritto di tutti alla salute e alla vita, senza distinzioni né di ricchezza né di nazionalità. Per realizzare questo sarebbe utile un’imposta mondiale sulle ricchezze, un fisco sovranazionale di carattere realmente progressivo su tutti i patrimoni.

La FAO, l’Organizzazione mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura, raccoglie dati e analizza le situazioni dei vari Paesi, predispone studi e progetti, ma non è certo in grado di porre fine alla fame nel mondo. Questa incapacità di intervenire in modo adeguato a livello globale purtroppo si osserva in tutte le istituzioni internazionali. Perciò occorrerebbe trasformare le attuali organizzazioni mondiali (prima tra tutte l’ONU, ma anche la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, l’Organizzazione Mondiale del Commercio ecc.) in istituzioni di garanzia, indipendenti dal controllo dei Paesi più ricchi, mettendole così in grado di attuare in modo concreto le finalità enunciate nei loro stessi statuti come la garanzia dei diritti fondamentali per tutti, la promozione dello sviluppo dei Paesi più poveri, la riduzione degli squilibri e delle attuali enormi disuguaglianze. La Dichiarazione universale dei diritti umani assume significato e trova vero senso se questi diritti risultano di tutti, cioè uguali e indivisibili; altrimenti di fatto anche i diritti rischiano di diventare solo i privilegi di chi ha la forza di affermarli.

Non stiamo considerando utopie, ma scelte basate sulla ragione e sul buon senso, cioè sul nesso imprescindibile tra la salute degli umani e la salute del pianeta, cioè sugli interessi vitali di tutti. Riecheggia, osservando la storia attuale, la risposta al dilemma affrontato quattro secoli fa da Thomas Hobbes: la generale insicurezza determinata dalla libertà selvaggia dei più forti, oppure il patto di convivenza pacifica sulla base del divieto della guerra e la garanzia della vita. Questa si presenta oggi però con due differenze e aggravanti di fondo: la capacità distruttiva degli odierni poteri globali, che è incomparabilmente maggiore di quella nello stato di natura hobbesiano, e il carattere irreversibile delle devastazioni da essi prodotte. Le alternative esistono. Il pregiudizio che esse non esistano è un’ideologia di legittimazione dell’esistente che è totalmente artificiale, prodotta dalle attività e irresponsabilità della politica e dell’economia. Non c’è nulla di naturale in quello che sta accadendo. Ad eccezione della stupidità umana.

da qui

domenica 6 marzo 2016

In prigione, in prigione!

Venerdì sera si è tenuto un incontro presso l’università di Cagliari, dal titolo: “Libertà costituzionali – Pensiero unico – Criminalizzazione e repressione del dissenso”.



Nella locandina si informava della “partecipazione e del contributo al dibattito di gruppi e persone che sono attuale bersaglio politico della repressione”.
Non c’è stato il comunicato del Rettore che invitava a far partecipare anche i repressori, per la completezza del dibattito (vedi qui), ma in compenso c’è stato nella notte l’intervento dei carabinieri, a carico di “tre giovani antimilitaristi indagati per “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio” e “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate” (da qui).

(ecco il sito incriminato: https://nobordersard.wordpress.com/)

Due cose, fra le altre, nellincontro sono state evidenziate: la persecuzione verso chi lotta per la pace e la tranquilla attività di chi produce e vende bombe, in partenza da Elmas, verso paesi che le usano in guerra (la legge lo vieterebbe, se fosse applicata) e il silenzio assordante delle istituzioni, e non solo, verso questi fatti.

Per finire, vorrei segnalare due persone, straniere, per giunta, che vilipendono le forze armate, bisogna prendere dei provvedimenti adeguati, in prigione, in prigione devono finire, questi cattivi maestri. leggete quello che scrivono:

L'intelligenza militare è una contraddizione in termini – Groucho Marx

Disprezzo dal più profondo del cuore chi può con piacere marciare in rango e formazione dietro una musica; soltanto per errore può aver ricevuto il cervello; un midollo spinale gli basterebbe ampiamente - Albert Einstein



Con Mauro e contro la repressione - Ilmanifestosardo

Da almeno un anno a Cagliari si respira una brutta aria, almeno da quando il questore di Cagliari ha deciso di ignorare la costituzione italiana e costruire attorno al movimento pacifista e contro le basi militari quell’atmosfera di tensione e violenza che contraddistingue ogni manifestazione e iniziativa democratica di dissenso all’occupazione militare della Sardegna.
Da oggi a farne le spese non sono solo gli attivisti antimilitaristi ma tutti coloro che frequentano la dimensione delle loro vite, familiari, amicizie e coinquilini, addirittura circoli privati. L’azione delle 6:30 di stamattina è molto lontana dai compiti delle forze dell’ordine di un Paese civile ma ricorda molto da vicino dinamiche repressive e intimidatorie utilizzate dalla polizia politica durante le dittature sudamericane.
Oggi all’alba, Mauro, attivista del movimento contro le basi è stato portato in caserma dai carabinieri con la surreale accusa di vilipendio alle forze armate. Sono stati sequestrati i suoi oggetti personali, i pc, manifesti e locandine di serate musicali ed eventi, non solo di Mauro ma anche dei suoi coinquilini che si trovavano in casa con lui. Successivamente c’è stata anche la perquisizione nel circolo ricreativo Defoult di Via Molise e altrettanti sequestri.
Le forze dell’ordine di un Paese democratico, che rispetta la sua carta costituzionale, dovrebbero prima di tutto garantire la sicurezza e dell’incolumità pubblica delle cittadine e dei cittadini, senza limitare le loro libertà e i loro diritti civili. Curioso notare come la repressione subita in queste ore da attivisti contro le basi militari accada mentre siamo di nuovo in procinto di innescare un’altra guerra in Libia.
La trasformazione di una manifestazione pacifica in un campo di battaglia con cariche e manganellate, gli episodi di oggi, sono il frutto di un clima di violenza gratuita che dovrebbe preoccupare e allarmare ogni persona sensibile all’azzeramento delle garanzie costituzionali e delle libertà individuali. Fino a quando dovrà durare questo clima?

 

«Vilipendio delle forze armate». Blitz e accuse contro gli antimilitaristi – Costantino Cossu


Ci sono notizie che quando emergono dal brusio continuo della comunicazione ti lasciano, per un attimo, un po’ sospeso. Le leggi, stai per passare alla prossima news ma ti fermi, colpito da un che di stonato. Torni indietro per vedere meglio e ti accorgi che la notizia è di quelle che non sembrerebbe possibile leggere mai e che invece è lì, autentica: un ragazzo denunciato dai carabinieri per «vilipendio delle forze armate». Un reato quasi dimenticato, che ormai il codice penale sanziona con multe di poche migliaia di euro.
È successo l’altro ieri a Cagliari quando, nel cuore della notte, i carabinieri del Nucleo di polizia militare hanno fatto irruzione nell’appartamento dove abitano tre giovani militanti di un’organizzazione antimilitarista, hanno sequestrato il loro computer, manifesti, volantini e persino magliette con slogan contro le basi militari. Al termine del blitz, i ragazzi sono stati accompagnati in caserma e interrogati. Dopo circa un’ora e mezza, sono stati rilasciati. Solo uno di loro è stato formalmente accusato, appunto, per «vilipendio della Repubblica e delle forze armate» e per «rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio».
È dalla manifestazione contro le basi militari che si è svolta a Teulada il 3 novembre delle scorso anno che la procura della Repubblica, la questura di Cagliari e i carabinieri tengono nel mirino le organizzazioni antimilitariste che, in quell’occasione, arrivarono a bloccare, con un corteo che riuscì ad entrare dentro il poligono, un’imponente esercitazione Nato in corso sulle coste sud-occidentali della Sardegna. Già prima della manifestazione ad alcuni militanti la questura aveva consegnato un foglio di via per tenerli lontani da Cagliari e da Teulada. Ora scatta un blitz che, vista l’entità delle accuse, evidentemente derivata dall’inconsistenza delle prove raccolte, ha più che altro il sapore di un’intimidazione.
«Mentre lo Stato, nel totale disprezzo delle sue stesse leggi costitutive, si prepara – scrive il Comitato studentesco contro l’occupazione militare in un documento diffuso ieri – a una nuova guerra di aggressione nei confronti della Libia, i suoi organi repressivi hanno deciso, attraverso fermi, perquisizioni e sequestro di numeroso materiale, di colpire una parte del movimento che si batte per la chiusura delle basi militari in Sardegna».
«Le accuse rivolte agli attivisti – prosegue il documento – sono ridicole: “vilipendio della Repubblica, delle istituzioni costituzionali e delle forze armate” e “rivelazione ed utilizzazione di segreti di ufficio”. La prima si riferisce alle critiche rivolte a un ufficiale dell’esercito che, dopo la manifestazione dello scorso 3 novembre al poligono di Teulada che portò alla sospensione delle esercitazioni Nato, dichiarò che quel giorno le esercitazioni erano già terminate alle 12.30, prima dell’ingresso dei manifestanti nella base e, quindi, non per effetto della nostra azione di lotta. Su www.facebook.com/progresTV.net/videos/931917670189217/ è possibile vedere un nostro video che smaschera queste affermazioni». «La seconda accusa – prosegue il documento del Comitato studentesco contro l’occupazione militare – si riferisce invece alla pubblicazione su internet del programma delle esercitazioni in Sardegna. Basta leggere l’articolo 326 del codice penale per capire come queste accuse siano prive di ogni fondamento. Sono rilievi che possono essere mossi soltanto a un pubblico ufficiale che, violando i suoi doveri, rivela notizie d’ufficio che devono rimanere segrete. Il programma delle esercitazioni, invece, era pubblico, visibile a tutti, facilmente reperibile sul web».
«È chiaro – concludono gli antimilitaristi – che il blitz dei carabinieri non è altro che un atto intimidatorio, volto a far desistere dal proseguimento della lotta chi si batte per liberare la nostra terra dal peso delle servitù militari. Ma le accuse sono patetiche e presto o tardi cadranno. Se c’è qualcuno che vilipende non soltanto la Repubblica ma anche la dignità umana, questi sono i militari, sempre pronti a esportare morte e distruzione in giro per il mondo. Le minacce però non ci fermeranno; sono anzi la prova che siamo sulla strada giusta».

COMUNICATO STAMPA COMITATO SARDO GETTIAMO LE BASI
CAGLIARI 6 MARZO 2016

RIVELAZIONE SEGRETI MILITARI, ACCUSA AI TRE GIOVANI: ANCHE CAPITANERIE ED ENAV DIFFONDONO STESSI "SEGRETI". OSCURIAMO LORO SITI? 
Sollecitiamo Procura della Repubblica e forze dell'ordine a oscurare e a sequestrare i siti delle Capitanerie di porto, le NOTAM, Notice to airmen dell'Ente aviazione civile, gli “Avvisi ai naviganti”, per violazione di segreti militari, gli stessi che avrebbero diffuso i tre giovani indagati a Cagliari. Da oltre mezzo secolo, infatti, queste fonti pubblicano e per di più diffondono a mezzo stampa, radio e Tv il calendario delle esercitazioni militari.
Gli inquirenti non sanno o fingono di non sapere che il calendario addestrativo delle forze armate è pubblico e deve essere portato a conoscenza della popolazione? Quale è l’ipotesi peggiore?
Oltre lo smaccato tentativo di reprimere l’opposizione popolare alla schiavitù militare imposta alla Sardegna, nei fatti di questi giorni legati all'accusa di rivelazione di segreti militari ai tre giovani del circolo cagliaritano, s’intravede un disegno più pericoloso e più subdolo: intimidire, imbavagliare il Comitato misto paritetico, Comipa, per erodere il diritto, di legge, della Regione Sardegna, quindi del popolo sardo, all’informazione sull’uso che le forze armate fanno della nostra isola. Un diritto inviolabile a tutela della collettività basato sulla trasparenza, prerogativa piuttosto sconosciuta nel mondo con le stellette.


lunedì 23 novembre 2015

Scuola di (ri)educazione per giornalisti, ovvero le parole sono importanti

Il 16 di novembre su repubblica.it c’era questo titolo:
Zouheir e Safer, quei musulmani eroi di Francia La guardia che ha sventato la strage nello stadio e il cameriere che ha salvato due donne (qui)

Non mi tornava, poi ho capito che è un titolo razzista, mi sono ricordato quando negli anni ’80 mi è capitato di vivere per motivi di studio in una città delle Marche, e qualcuno mi diceva qualcosa sul mio essere sardo, che non ero come si immaginavano.
Parlare di musulmani eroi è come dire che quelli citati nell’articolo sono eccezioni, che lombrosianamente parlando, i musulmani sono assassini potenziali, esattamente come, negli anni ’70 e ’80, i sardi (di una certa zona, e io sono di quella certa zona) erano, lombrosianamente parlando, potenziali delinquenti e potenziali sequestratori.
Quanto può la stampa e la televisione modellare l’immaginario, quanta responsabilità hanno i giornalisti quando hanno ripetuto, e continuano a ripetere le parole, e solo quelle, di chi fa scoppiare le guerre?
Qualcuno spiega ai futuri giornalisti il peso delle parole? E a quelli presenti non faranno un corso di rieducazione?
O, come dice qualcuno, scrivono quello che dicono loro di scrivere, poi diranno, ma non capivo, oppure, e come potevo fare altrimenti?

Che Zouheir e Safer fossero cristiani, animisti o musulmani non era importante, scrivere la religione è utile, per qualcuno, ma dipende, i soldati di Abu Grahib nessuno li ha chiamati pessimi cristiani, erano solo esseri umani e soldati di merda, e basta. È che a volte si dice una cosa per far intendere altro.

Quando arrivò negli Stati Uniti gli impiegati dell'ufficio immigrazione chiesero ad Albert Einstein di indicare su un modulo a quale razza appartenesse. Einstein scrisse: «umana».

mercoledì 11 giugno 2014

Vegetarians do it better

Era da molto tempo che si aspettavano i risultati della prima grande ricerca, come dire, criminologico-alimentare.
In Germania è apparsa la prima sintesi dei risultati, quasi tre mesi fa, ma ancora nessun giornale italiano ne ha scritto, chissà perché.
La ricerca consiste in questo: negli ultimi cinque anni, in Germania, sono stati correlati ai reati contro le persone le abitudini alimentari dei “delinquenti”.
Secondo uno studio dell’Università di Jena nel 2013 ci sono stati in Germania 7 milioni di consumatori che rinunciano a carne e pesce, che corrisponde all’8,5% della popolazione (si precisa che vegetariani e vegani, per semplicità sono stati messi insieme, chiamandoli vegetariani, e basta, senza altre distinzioni, a fini statistici).
I risultati della ricerca sono davvero importanti:
chi ha un’alimentazione vegetariana ha commesso reati contro la persona nella misura dello 0,9%, per essendo i vegetariani ormai l’8,5% della popolazione.
Cioè, la probabilità che un vegetariano usi armi, o comunque violenza fisica, è circa 10 volte inferiore rispetto alla loro quota sul totale dei cittadini.
Le prime reazioni non si sono fatte attendere.
Le agenzie matrimoniali nell’ultimo anno hanno avuto un boom di richieste, soprattutto da parte delle donne, che i partner siano preferibilmente vegetariani, quando non solo esclusivamente e da quest’anno nei loro moduli appare la casella sul regime alimentare (vegetariano, vegano, o consumatore di carne).
Vandana Shiva ha affermato che si sapeva che era così e che non poteva essere diversamente; ha auspicati che uno studio di questo genere si faccia in molte altre parti del mondo e che spera sia un aiuto a uno stile di vita diverso, più rispettoso del pianeta e delle creature animali.
Per una volta musulmani ed ebrei sono stati d’accordo, in due  comunicati separati hanno ribadito che le regole halal e kosher continueranno come sempre, è Dio che le ha fissate.
cattolici vegetariani si dicono contenti dei risultati di questa ricerca, e ricordano che Dio disse: “Ecco, Io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo” (Gen 1,29).
Waterfootprint.org ricorda quanto un’alimentazione vegetariana sia necessaria per non consumare l’acqua potabile del pianeta.
L’Associazione Vegetariana Italiana ricorda, a proposito della ricerca tedesca, che Albert Einstein adottò una dieta vegetariana, come ebbe modo di dire: “per ragioni etiche oltre che salutistiche”. Era profondamente convinto che il vegetarismo avrebbe avuto un influsso decisivo per cambiare in meglio le sorti dell’umanità.