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mercoledì 15 aprile 2026

Non solo armi: come la speculazione finanziaria sta riscrivendo il futuro di Leonardo - Federico Giusti

 

A pochi giorni dalla rimozione di Cingolani dal vertice di Leonardo abbiamo letto innumerevoli interpretazioni su questa sofferta decisione assunta dal Governo, sofferta perchè è ragionevole pensare, alla luce di tante dichiarazioni pubbliche, che il ministro della Difesa l'abbia in parte subita.

Dalla guerra in Ucraina in poi ogni azienda di armi ha visto crescere a dismisura il valore delle azioni, i dividendi tra gli azionisti sono considerevoli, tutte le principali aziende europee produttrici di sistemi d'arma portano a casa risultati importanti per quanto concerne l'aumento dei profitti, del fatturato e delle vendite.

La guerra genera guerra ma anche speculazione finanziaria, se nel periodo pandemico erano le case farmaceutiche ad accrescere i fatturati oggi sono invece le grandi e piccole aziende di armi che si portano dietro filiere complicate nelle quali ritroviamo anche app e piccole aziende. Anche gli occupati crescono ma non in misura tale da ipotizzare la sostituzione della manifattura civile con quella militare.

La defenestrazione di Cingolani non può essere spiegata con motivazioni ufficiali, dichiarazioni scritte (non ve ne sono) o interviste a esponenti del Governo (abbottonati a dir poco) 

Una delle spiegazioni plausibili potrebbe essere legata allo Scudo spaziale, il Michelangelo Dome, che rappresenta una minaccia per analoghi prodotti israeliani e statunitensi e per quello  scudo tedesco, in fieri, con  vari paesi eccezion fatta per Italia e Francia.

Nel 2018 la filiera di produzione della Leonardo era di 21,4 miliardi di euro e di questi solo 8,7 erano ascrivibili alla azienda Leonardo vera e propria, il resto invece veniva dall'indotto e dalla filiera.  Leonardo sta a capo di un sistema assai complesso formato da migliaia di imprese  con quasi 100 mila dipendenti a cui aggiungere  il progetto Leap (Leonardo empowering advanced partnership) che vede coinvolte importanti banche ad esempio Unicredit, Banca Intesa fino alla Cassa Depositi e Prestiti.

E' quindi ipotizzabile che Cingolani abbia pestato i piedi a Israele e agli Usa con lo scudo italiano, la cui realizzazione è prevista nel 2030, un Governo, quello italiano, arrendevole verso Usa ed Israele potrebbe aver subito delle pressioni, poi abbiamo letto anche altre ipotesi, ad esempio la critica alla indipendenza dell'ex Ad rispetto al Governo.

Resta il fatto che la supremazia non si gioca più attraverso la potenza  militare convenzionale, l'esercito tradizionale con tutte le armi novecentesche,  i rapporti di forza si giocano sulla  capacità di unire sistemi tradizionali con processi tecnologici innovativi, IA con gestione dei dati, spazio e cyberspazio in un’unica filiera di guerra. Non può esserci innovazione bellica senza Il digitale o la IA, senza coordinare sistemi complessi,  in questo genere di guerra preventiva, ritenuta strategica da ogni analista, Leonardo gioca un ruolo importante.

Nel non libello del Ministro Crosetto si parla di proteggere dati e infrastrutture critiche, di interconnettere tra loro i vari domini– terrestre, marittimo, aereo, spaziale e cibernetico , ebbene la idea di sicurezza integrata è stata assunta come prioritaria dalla Difesa italiana insieme a un gruppo di imprenditori e managers tra i quali spiccava  Cingolani.

Qualunque sia la ragione della sua defenestrazione, gestire Leonardo significa assicurare elevati dividendi agli azionisti, partecipare attivamente alla costruzione del complesso industrial militare europeo, giocare un ruolo di avanguardia ma anche saper indirizzare le scelte industriali verso le tecnologie duali, la competizione tecnologica globale, l’Intelligenza    artificiale    (Ai)    fino alla quantistica, al digitale nelle sue molteplici accezioni.

Quanti sostituiranno Cingolani e la sua squadra dovranno operare delle scelte, magari ridimensionare alcuni progetti a vantaggio di altri,  in ogni caso non potranno esimersi dal portare avanti buona parte dei progetti intrapresi, se non lo facessero si metterebbero contro parte della finanza e dei poteri forti.

La posta in gioco è elevata, riguarda la speculazione finanziaria che molto dipende dal successo delle imprese di armi, dalla capacità di innovazione del complesso industrial militare, i prossimi mesi ci diranno intanto se la Ue sarà in grado di emanciparsi dalla dipendenza dagli Usa e forse questa è la stessa domanda a cui rispondere quando si parla di Leonardo e delle sue future strategie. Il polo imperialista europeo ha bisogno di imprese all'avanguardia anche quando le stesse entrano in competizione con i disegni Usa. Vedremo nelle prossime settimane quali interessi prevarranno.

da qui

venerdì 13 marzo 2026

Cosa c’entra Leonardo con il genocidio a Gaza? - Gianni Alioti

Cosa c’entra Leonardo con il genocidio a Gaza? 

Come ha scritto in un bellissimo articolo il regista e drammaturgo Carlo Orlando, nativo di Novi e genovese di adozione, « Viviamo il tempo del genocidio. Da oltre 700 giorni. I palestinesi di Gaza e della Cisgiordania, i milioni di profughi che vivono in diaspora da generazioni, vivono la realtà della pulizia etnica da oltre mezzo secolo e ora quella del genocidio. […] l’orrore di questo genocidio ci peserà addosso per anni (per sempre) e presto tardi ne pagheremo le conseguenze. […] Spesso si dice che l’Occidente è indifferente mettendo sullo stesso piano, implicitamente, governi e persone. É una narrazione tossica, che non rende giustizia alla realtà e contribuisce a generare paralisi e sconforto. Contribuisce, secondo me, all’accettazione di questo massacro quasi fosse un destino inevitabile, a cui l’Occidente non può sottrarsi. […] È una narrazione tossica che vede solo l’ombra e non la luce, umilia e offende. Il nostro governo non è indifferente. È complice. I giornalisti che fanno propaganda attiva al genocidio, non sono indifferenti. Sono complici”.

E complici di ciò che Francesca Albanese, nel suo rapporto all’Onu sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, definisce “economia del genocidio” ci sono anche diverse multinazionali, specie operanti nell’industria bellica, come la statunitense Lockheed Martin (la numero uno al mondo per fatturato militare) e l’italiana Leonardo.

Controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che detiene il 30,2% delle azioni la Leonardo ha una significativa presenza internazionale. Degli oltre 60 mila dipendenti alla fine del 2024, il 15% operano nel Regno Unito, il 13% negli Usa, il 5% in Polonia, il 60% in Italia e il 7% nel resto del mondo tra cui 250 persone in Israele. Fino al 2023, nella pubblicazione “Leonardo at a Glance” contenuta nel sito web del Gruppo, Israele figurava come il quinto “mercato domestico” dopo quello italiano, inglese, americano e polacco. Dal 2024, per una questione di opportunità (o di opacità), è stato ricompreso nel “resto del mondo”. Ma la realtà non si cancella.

Nel momento che il portafoglio ordini e il titolo in Borsa di Leonardo hanno iniziato a gonfiarsi, spinti dalle politiche di riarmo dei paesi europei della Nato e dalle guerre in Ucraina e in Medio-Oriente, le politiche di comunicazione aziendale si sono preoccupate di non dare di sé un’immagine militarista e ‘muscolare’, preferendo collocarsi in un generico mercato dual use per l’aero-spazio, la difesa e la sicurezza. Insistendo sul proprio profilo ‘sostenibile’. 

Ma non sempre le politiche d’immagine riescono a nascondere l’evidenza dei fatti, come quando, nel gennaio 2024, Papa Francesco rifiutò una donazione di 1,5 milioni di euro da parte della Leonardo per l’ospedale romano del Bambin Gesù. L’azienda, risentita per quel gesto del pontefice, rispose con un comunicato dove affermava che in tutti i teatri di guerra in corso, a partire dall’Ucraina e dal Medio Oriente, non c’era nessun sistema offensivo di loro produzione. Peccato che, come The Weapon Watch, abbiamo subito dimostrato, utilizzando fonti ufficiali della Israel Defense Forces – Idf, che i cannoni navali super rapidi Oto Melara 76/62 costruiti dalla Leonardo negli stabilimenti di Spezia e montati sulle corvette israeliane fossero usati nei bombardamenti dal mare su Gaza, colpendo aree urbane densamente abitate da popolazione civile. Un quotidiano, nel pubblicare il nostro articolo, aggiunse un bellissimo titolo «Non si dicono bugie al Papa».

Bugie e omissioni (con qualche “ammissione”) che abbiamo riascoltato a fine settembre di quest’anno. Roberto Cingolani, amministratore delegato della Leonardo, dopo la scelta del Festival della Scienza di Genova di escludere l’azienda dagli sponsor dell’evento e, preoccupato per le sempre più frequenti manifestazioni davanti alle sedi di Leonardo contro la complicità con il genocidio a Gaza, ha affermato in un’intervista al Corriere della Sera che le accuse a Leonardo sono false: «non vendiamo armamenti ai paesi in guerra come Israele». È vera questa affermazione categorica dell’amministratore delegato di Leonardo? 

Cominciamo ad analizzare le prime ammissioni 

Roberto Cingolani nel tentativo di allontanare le accuse di ‘complicità nel genocidio’ di Israele ha ammesso (smentendo due anni di falsità raccontate dai ministri Tajani e Crosetto) che Leonardo ha continuato a esportare materiale dʼarmamento verso Tel Aviv dopo il 7 ottobre 2023, in forza di autorizzazioni – rilasciate prima di quella data – dallʼUnità per le autorizzazioni dei materiali dʼarmamento (Uama), istituita presso il Ministero Affari Esteri. Autorizzazioni che non sono mai state sospese o revocate dal Governo, che pure avrebbe potuto e dovuto farlo in forza della legge 185/1990, che prevede esplicitamente la circostanza della sospensione o revoca di licenze già autorizzate “quando vengano a cessare le condizioni prescritte per il rilascio” (articolo15). Come nel caso specifico di Israele entrato in guerra, non solo contro Hamas, ma verso altri paesi della regione. Oltre alle palesi e gravi violazioni a Gaza, sia della Legge 185/90, sia delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani fondamentali, denunciate prima e poi accertate da numerosi organismi internazionali, anche in seno alle Nazioni Unite.

Si tratta del contratto in essere relativo alla fornitura di attività di supporto logistico, assistenza tecnica da remoto, riparazioni e ricambi per i trenta M-346 Aermacchi (aerei da addestramento militare sviluppato e prodotto a Varese). 

Il contratto per i velivoli M-346 e relativi simulatori di volo fu firmato nel 2012. È superfluo ricordare che con gli M-346 e i relativi simulatori di volo si sono addestrati e continuano a farlo i piloti dell’aviazione israeliana degli F-16 e F-35 che hanno bombardato e ancora bombardano Gaza.

Analizziamo ora le omissioni

Roberto Cingolani non è il direttore della “filiale italiana” di Leonardo, ma lo Chief Executive Officer (cioè il massimo dirigente) del gruppo. E, come tale, la sua gestione non è a responsabilità limitata, sia da un punto di vista geografico, sia societario (rispetto alle aziende controllate e partecipate). Per questo, in quanto Ceo del gruppo, non può sorvolare sui due contratti di fornitura a Israele (il primo nel 2019 e il secondo nel 2022) per un totale di dodici elicotteri da addestramento militare AW119Kx sviluppati e prodotti dalla AgustaWestland di Philadelphia, società statunitense controllata al 100% da Leonardo. Il valore complessivo dei due contratti di 67,4 milioni di dollari comprende anche i simulatori di volo e altri equipaggiamenti dedicati, nuove infrastrutture e il supporto tecnico per 20 anni. In questo caso, a onore del vero, che non c’è alcuna violazione della Legge 185/90 sull’export, essendo un trasferimento diretto dagli Usa. C’è solo un problema di policy aziendale coerente o no con il proprio Codice Etico.

Diversa, e più grave, è l’omissione reiterata sul trasferimento a Israele dei cannoni navali super rapidi Oto Melara 76/62, installati sulle corvette già in dotazione della marina militare israeliana di quelli che saranno installati nelle nuove corvette in costruzione. 

Eppure la Leonardo avevo reso nota nel 2022 la consegna dei primi quattro cannoni navali super rapidi e il loro allestimento a bordo delle corvette classe Magen (tipo Sa’ar 6) costruite per Israele dalla tedesca ThyssenKrupp Marine Systems. L’“accettazione” veniva celebrata il 13 settembre del 2022 con una cerimonia ufficiale presso la base navale di Haifa. 

Di questa commessa per la fornitura di tredici cannoni navali super rapidi Oto Melara 76/62 alla forze di difesa israeliane, nonostante sia uno dei maggiori affari mai realizzati da Leonardo nello scacchiere di guerra mediorientale, per un valore di 440 milioni di dollari compresi i servizi di supporto, test e manutenzione, non c’è alcuna traccia tra le esportazioni di materiale d’armamento dall’Italia a Israele.

L’arcano è presto svelato. I cannoni navali di Leonardo sono stati esportati negli Usa e, questi, attraverso una classica triangolazione tipica nel mercato opaco delle armi, li hanno girati a Israele. Il tutto violando la Legge 185/90, la quale prevede che l’uso finale sia conforme all’autorizzazione della licenza di esportazione rilasciata dall’Uama. E visto che i cannoni navali di Leonardo saranno installati anche nelle corvette di nuova generazione classe Reshef, la cui costruzione delle prime 5 unità è iniziata a febbraio di quest’anno nei cantieri della Israel Shipyards, bisognerebbe mettere fine a questa pratica illecita di triangolazione.

La stessa pratica illecita (in questo caso non alla luce del sole come Italia-Usa-Israele) che, probabilmente, è alla base dei cannoni navali di Leonardo finiti sulle corvette della marina militare del Myanmar, in violazione non solo della Legge 185/90 ma anche dell’embargo internazionale. Con i manager di Leonardo che, invece di assumersi la responsabilità di ricostruire come sia potuto accadere, hanno minacciato querele a chi ha denunciato il fatto, come l’Associazione di solidarietà Italia-Birmania.

L’ultima omissione di Roberto Cingolani riguarda la corresponsabilità di Leonardo sulle bombe GBU-39 co-prodotte da MBDA e fornite a Israele. MBDA è la principale azienda missilistica europea, di cui Leonardo possiede il 25% del controllo azionario, con la restante quota ripartita equamente (il 37,5%) da Airbus Group e BAE Systems.

Secondo un’esclusiva del “Guardian” a luglio del 2025, MBDA vende componenti chiave per le bombe che sono state spedite a migliaia in Israele e utilizzate in numerosi attacchi aerei, in cui secondo le ricerche effettuate, sono stati uccisi anche bambini palestinesi e altri civili. MBDA possiede uno stabilimento negli Stati Uniti, che produce le “ali” che vengono montate sulle GBU-39, prodotte da Boeing. Esse si dispiegano dopo il lancio, consentendo alla bomba di essere guidata verso il suo obiettivo. I ricavi della società statunitense MBDA Incorporated passano attraverso MBDA Uk, con sede in Inghilterra, che poi trasferisce i profitti al gruppo MBDA, con sede in Francia. L’anno scorso l’azienda ha distribuito dividendi per quasi 350 milioni di sterline (400 milioni di euro) ai suoi tre azionisti, tra cui Leonardo.

E finiamo con l’esaminare altre gravi responsabilità e una giustificazione imbarazzante  

Il fatto che Leonardo sia direttamente coinvolta come partner di 2° livello al programma internazionale degli F-35, gestito dalla multinazionale statunitense Lockheed Martin, attraverso la produzione nello stabilimento di Cameri (Novara) dei cassoni alari per la versione F-35A e la fornitura di componenti elettronici, è innegabile. Israele è stato il primo paese a dotarsi dei caccia-bombardieri F-35 fuori dagli Usa, acquistandone 50 unità (gli ultimi lotti per un totale di 14 aerei sono stati consegnati nel 2024). Nel giugno 2024 Israele ha ordinato agli Usa altri 25 F-35A. La Leonardo ha partecipato (e partecipa) alla fabbricazione degli F-35A destinati a Israele e impiegati nei bombardamenti su Gaza. Non è confutabile. Non è, quindi, una forzatura o peggio una strumentalizzazione aver incluso la Leonardo,  in quanto co-produttore degli F-35 venduti a Israele, tra le aziende multinazionali implicate nell’economia del genocidio, come ha fatto Francesca Albanese nel suo rapporto Onu sui territori palestinesi occupati.

Infine la Leonardo, attraverso la società controllata Leonardo DRS con sede negli Usa ha incorporato per fusione l’azienda israeliana Rada Electronic Industries, specializzata in radar per la difesa a corto raggio e anti-droni, la quale opera esclusivamente in campo militare. La società nata da questa fusione, la DRS Rada Technologies ha 3 siti produttivi in Israele che occupano 250 persone. Nel 2023 ha partecipato alla realizzazione di “Iron Fist”, un sistema di protezione attivo montato sui nuovi mezzi corazzati da combattimento delle Israel Defence Forces, gli “Eitan” a otto ruote destinati a sostituire i vecchi M113. Subito testati negli attacchi a Gaza. Anche i giganteschi bulldozer blindati Caterpillar D9 dell’Esercito israeliano si sono dotati dei sistemi di protezione attiva e dei radar tattici di DRS Rada.

Rispetto alle responsabilità di Leonardo sulla gestione di queste aziende controllate, le cose scritte da Roberto Cingolani alla direzione e alla presidenza del Festival della Scienza di Genova sono realmente imbarazzanti sia per lui amministratore delegato di Leonardo, sia per il Governo italiano che ne detiene il controllo azionario. “[…] L’azienda [Leonardo DRS] è una ‘proxy’, dove tutti i membri del Cda devono essere americani e le questioni di sicurezza e difesa nazionale Usa non sono accessibili nemmeno a noi soci. Si tratta di attività esclusivamente americane in cui Leonardo e l’Italia non hanno alcuna voce in capitolo”.

Se le cose stanno così, l’amministratore delegato del Gruppo Leonardo e l’azionista di controllo (cioè il Governo italiano) dovrebbero avere la dignità e il coraggio di mettere subito in vendita l’azienda americana Leonardo DRS, come a suo tempo nel 2015 avrebbe voluto fare l’ex-AD di Finmeccanica, Mauro Moretti. La DRS nel 2008 non è costata un euro, come propongono i fondi americani per comprare oggi la ex-Ilva, ma ben 5,2 miliardi di dollari (più 3 miliardi di dollari di perdite fino al 2015). Ingenti risorse trasferite allora dal nostro paese agli Usa. Risorse rastrellate da Finmeccanica svendendo importanti asset civili del gruppo, in buona parte baricentrati su Genova. 

La vendita di materiale d’armamento di Leonardo a Israele finisce in tribunale

Il 29 settembre 2025 le associazioni AssoPacePalestina, A Buon Diritto, ATTAC Italia, ARCI, ACLI, Pax Christi, Un Ponte Per e la Dott.ssa Hala Abulebdeh o Abu Lebdeh, cittadina palestinese, hanno depositato un atto di citazione notificato a Leonardo ed allo Stato italiano presso il Tribunale civile di Roma per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e sue controllate con lo Stato di Israele, relativamente alla vendita e alla fornitura di armi all’IDF, le forze armate dello Stato d’Israele. Israele, da decenni, è responsabile di gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, non solo a Gaza, ma in tutta la Cisgiordania e a Gerusalemme. 

Secondo quanto denunciato dalle associazioni ricorrenti, la vendita e la fornitura di armi a Israele da parte di Leonardo è in contrasto:

● con l’articolo 11 della Costituzione, perché Israele sistematicamente usa la guerra come strumento di oppressione nei confronti di un popolo – quello palestinese – e come strumento di risoluzione delle controversie internazionali; 

● con la legge n. 185 del 1990, nella parte in cui vieta la vendita “b) a paesi le cui politiche sono in contrasto con i principi dell’articolo 11 della Costituzione” e “d) a paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali sui diritti umani, accertate dagli organi competenti delle Nazioni Unite”; va osservato che la recente sentenza della Corte internazionale di giustizia costituisce un precedente in grado di accertare, insieme ad altri documenti provenienti dalle Nazioni Unite, che lo Stato di Israele commette gravi violazioni delle norme in materia di diritti umani; 

● con il Trattato sul Commercio delle Armi dell’ONU (ATT); 

● con quanto previsto nei Codici Etici e negli strumenti di due diligence della stessa Leonardo. 

da qui

giovedì 21 agosto 2025

I criminali di guerra non sono benvenuti in Sardegna

a cura di Francesco Masala (disegni di Mr Fish e Latuff). Immagini contro il silenzio: “Guarda cosa mi ha fatto LEONARDO”

Il 15 agosto sull’Unione Sarda è apparso un articolo su un cartello che dice che “i criminali di guerra non sono benvenuti in Sardegna”, in realtà la maggior parte dello spazio è dedicato alle farneticanti dichiarazioni di un tipo che urla ANTISEMITA! VIGLIACCO! IGNORANTE! (sono più dignitose le discussioni nei bar, in Barbagia).

 

Chia, cartelli contro gli israeliani a Su Giudeu: «Criminali di guerra non benvenuti in Sardegna»

«I criminali di guerra non sono benvenuti in Sardegna e possono essere perseguiti dalla legge». Scritto in due lingue: ebraico e inglese. Sono i messaggi comparsi su alcuni manifesti affissi sopra i cartelloni dedicati ai turisti a Chia, nel comune di Domus De Maria. A corredo, oltre al disegno di una fantasia tipica dell’artigianato artistico sardo, due hashtag: “freepalestine” e “stopgenocide”.

I destinatari sono gli israeliani: il loro governo, con le sue forze armate, sta compiendo un massacro nella Striscia di Gaza, dove la popolazione è alla fame, dopo l’attacco terroristico del 7 ottobre del 2023, ormai due anni fa. E la location non sembra essere casuale: quella è la spiaggia di Su Giudeu. 

A parlare di “antisemitismo” è Mario Carboni, presidente dell’associazione Chenabura – Sardos Pro Israele, che in passato aveva inneggiato alla distruzione di Gaza «come la Berlino di Hitler»:  «Gli anonimi eredi dei nazifascisti ed attuali sostenitori degli jihadisti islamici, autori del cartellone, dovrebbero firmare un manifesto con i loro nomi affinché vengano aggiunti ai firmatari del manifesto delta razza fascista degli anni ‘30», attacca, «Anche allora c’erano dei sardi come denunciava con disprezzo Emilio Lussu in un suo magistrale articolo in difesa dei giudei». Per Carboni gli autori dell’iniziativa «sono oltretutto vigliacchi, oltre che ignoranti e non lo faranno mai. Se lo facessero dovrebbero argomentare il perché hanno scelto lo scoglio de Su Giudeu come obiettivo esplicito della loro azione, che si suppone notturna»…

continua qui

 

 

Il 17 agosto sullo stesso giornale (qui) viene svelato, come se fosse uno scoop giornalistico, che l’autore del cartello è Pierluigi “Luisi” Caria.

In realtà si tratta di un parziale copia incolla della pagina fb di Pierluigi “Luisi” Caria, meglio leggere quello che scrive Caria, senza la mediazione del quotidiano:

L’ esercito più vigliacco e meschino del mondo continua a massacrare senza pietà uomini, donne e bambini, spesso giocando a tiro a segno con i profughi in fila per gli aiuti alimentari.

Io continuo a vedere questo schifo e a sentire nausea per l’indifferenza e il cinismo di politici, giornalisti, amministratori e affaristi.

Non ho neppure molto tempo da dedicare a questo e mi dispiace moltissimo…

Quindi le 5 o 6 volte che sono andato in spiaggia negli ultimi mesi, ho pensato di rendermi utile portando in borsa qualche cartellone di una campagna in solidarietà con il popolo palestinese.

“I criminali di guerra non sono benvenuti in Sardegna e possono essere perseguiti dalla legge” scritto bilingue, in ebraico e in inglese, perché è proprio ai criminali di guerra che vorrebbe rivolgersi.

In particolare assassini, criminali e torturatori in congedo che potrebbero venire in vacanza nella nostra terra per riposarsi dopo aver partecipato al massacro dei bambini di Gaza, anche attraverso il collegamento aereo Olbia – Tel Aviv.

Ieri mattina sono stato a Chia e mentre le persone che erano con me riposavano ho fatto una passeggiata in tutta la spiaggia per chiedere ai chioschi se potevo appendere un manifesto.

Sono arrivato fino all’ uscita dell’ ultimo parcheggio, dove alcuni turisti tedeschi mi hanno aiutato ad appenderne uno con lo scotch su un cartello di metallo non più leggibile e molto rovinato, che pareva essere lì proprio a posta.

Poco fa ho visto la foto di quel manifesto su un assurdo articolo online, secondo cui avrei appeso un manifesto “contro gli israeliani” in un posto che secondo il giornalista “non sembra essere casuale” dato che si tratta della spiaggia di “Su Giudeu”.

Il manifesto in questione (che abbiamo appeso all’ ingresso della spiaggia di “s’àcua druci”) non è contro gli israeliani ma appunto contro i criminali di guerra e la vicina spiaggia di Su Giudeu non ha assolutamente nulla a che fare con gli ebrei, facendo riferimento invece a “su purpu giudeu” che è il nome sardo del callistoctopus macropus, un cefalopode conosciuto in Italiano come “polpessa”.

Nell’ articolo sono riportate le dichiarazioni di Mario Carboni, che da tanti anni con la sua vergognosa associazione sottrae fondi destinati alla lingua sarda per diffondere propaganda filo sionista israeliana .

Vi lascio il link nei commenti se volete leggere nel dettaglio gli sproloqui di questo sostenitore del genocidio e della pulizia etnica del popolo palestinese.

Ci sono poi riportate delle dichiarazioni della sindaca di Domus de Maria che appena avuta la notizia avrebbe mandato i vigili urbani fino alla spiaggia di s’àcua druci, a posta per rimuovere il manifesto che secondo lei avrebbe rappresentato un pericolo per l’ordine pubblico.

Non c’è niente di strano se la signora Spada non capisce l’ ebraico ma forse avrebbe potuto capire la scritta in inglese: secondo l’ordinamento vigente i crimini di guerra (il bombardamento di ospedali e ambulanze, l’omicidio a sangue freddo o il rapimento di migliaia di persone, il bombardamento indiscriminato di città abitate da civili) possono essere perseguiti dalla magistratura.

Forse la cosa più imbarazzante dell’ articolo è il chiosco Araj, dove mi hanno fatto appendere il manifesto (come potete vedere nella foto), e che a differenza di altri chioschi che mi avevano detto di sì o di no, ha sentito il bisogno di rilasciare dichiarazioni al giornalista dicendo che “loro non fanno politica internazionale e ognuno è il benvenuto”.

Sarà anche vero che i soldi non puzzano, ma avrebbero potuto comunque risparmiare un po’ di dignità.

da qui

intanto è apparsa in spiaggia la bandiera dello stato genocida, come se quella spiaggia fosse un territorio occupato dai criminali di guerra.

scrive Giulia Lai:

Mentre Israele bombarda l’ennesimo ospedale con dentro persone inermi e medici eroi, a Su Giudeu hanno deciso di appendere una bandiera di quello Stato che sta portando avanti questo genocidio.

E questo perché qualcuno ha appeso un manifesto con su scritto che i “criminali di guerra non sono graditi”

Ma ora la Sindaca, e pure medico, avrà la stessa prontezza nel rimuoverla? Io spero di sì, quantomeno per solidarietà ai propri colleghi che stanno salvando vite umane sotto le bombe e per questo sono morti

da qui

anche in Grecia urlano le stesse parole di Luisi:

“Con milioni di turisti che affollano il Paese, rendiamo la nostra presenza visibile e rumorosa. Trasformiamo isole, spiagge, vicoli, cime di montagna e rifugi in luoghi di solidarietà — non in luoghi di svago per i soldati assassini dell’IDF. Lo sforzo organizzato per fare della Grecia un ‘rifugio’ per chi partecipa o sostiene il massacro in Palestina non passerà!”

da qui

 

Gaetano Colonna (meritoriamente) spiega come funziona la canèa dei sostenitori di chi compie il genocidio (e la pulizia etnica e l’apartheid); un’analisi approfondita in Europa e in Italia, con nomi e cognomi (non solo del governo della P2):

https://clarissa.it/wp/2025/07/27/il-potere-di-israele/

https://clarissa.it/wp/2025/07/29/israele-in-europa/

 

 

Mentre a Gaza si continua a morire, tra bombardamenti mirati e stragi indiscriminate, a Roma compaiono, silenziosamente e senza clamore mediatico, dei manifesti che rompono il muro del silenzio. Sono manifesti semplici, potenti, dolorosi: il volto di una bambina palestinese gravemente ferita, con una frase incisiva sotto: “Guarda cosa mi ha fatto LEONARDO!!”

Non è un errore. Leonardo, in questo caso, non è il genio del Rinascimento, ma Leonardo S.p.A., il più grande produttore di armi italiano, il primo nell’Unione Europea, il secondo in Europa e il tredicesimo nel mondo, secondo i dati SIPRI. Un colosso dell’industria bellica che gode di un’aura di “eccellenza nazionale” e di discrezione mediatica, ma che – come i manifesti indicano con chiarezza – è direttamente coinvolto nell’apparato bellico israeliano

continua qui

 

qui e qui Gian Luigi Deiana  in bottega aveva scritto da par suo di Luisi Caria (e Antonello Pabis)

sabato 26 aprile 2025

LA VERA GEOPOLITICA È L’EVASIONE FISCALE DEI RICCHI - comidad

 

Molti dei tagli fiscali varati da Trump nel dicembre 2017 a favore delle corporation e delle grandi ricchezze, sono in scadenza proprio nel 2025, quindi è questione di mesi. Nello scorso anno il Congressional Budget Office, cioè l’organo istituzionale del Congresso USA per le stime di bilancio, quantificava a quattrocento miliardi di dollari all’anno la cifra necessaria per mantenere i tagli fiscali anche per il futuro. L’estensione dei tagli fiscali per i ricchi all’intero decennio prossimo costerebbe quattro trilioni di dollari. I tagli fiscali di Trump, come già quelli di Bush junior, non sono stati coperti da nuove entrate, cioè sono stati effettuati a debito. Per riuscire ad accontentare i donatori che hanno finanziato la sua campagna elettorale, Trump ha quindi bisogno di vendere titoli del Tesoro per quattrocento miliardi all’anno. In base al gioco delle parti, i democratici hanno sempre demonizzato Trump, avallando il mito del presunto populista e isolazionista, ma si sono ben guardati dal correggerne la politica fiscale.

Dato che ai ricchi non si fa mancare niente, i quattro trilioni di dollari neanche basterebbero, poiché, oltre agli sgravi fiscali, bisogna calcolare i sussidi federali e statali alle imprese. Il complesso di questi sussidi negli USA supera i centoventi miliardi di dollari all’anno, ma sicuramente la cifra è sottostimata. Dando una sbirciata all’elenco dei miracolati del welfare per ricchi, si scoprono non soltanto i soliti noti come Boeing e Tesla, ma anche multinazionali straniere che operano negli USA, come Volkswagen. Non si tratta di sostenere l’industria, visto che tra i destinatari dei soldi dell’assistenzialismo per ricchi ci sono Amazon e la Disney, e persino banche come Jp Morgan e Goldman Sachs. Le corporation pagano sempre meno tasse; sono invece le corporation a tassare i governi.
Di fronte ad una tale voragine finanziaria da colmare, il nervosismo e la goffaggine di Trump sono comprensibili, dato che la priorità di un uomo di potere è di non farsi mollare da quelli che lo hanno messo al potere. I democratici risultano altrettanto goffi, dato che, per ritornare alla Casa Bianca non possono toccare i privilegi dei donatori. In un regime di lobbying integrale come quello statunitense, rimane scarso spazio a considerazioni strategiche e geopolitiche, per cui l’attività concreta del governo e della sedicente opposizione consiste nel fare pubbliche relazioni e, soprattutto, nel fare debiti per mantenere e allargare i privilegi delle lobby.

Non si tratta soltanto di tagli fiscali ma anche di favorire l’elusione fiscale attraverso trucchi legali come il non profit, che è un paradiso fiscale teoricamente concesso ad attività “benefiche”, sennonché si tratta di beneficiare se stessi. Il maggiore sostenitore elettorale di Trump è infatti l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee); perciò, parafrasando il personaggio di Al Capone del film di Brian De Palma, si potrebbe dire che Trump è solo chiacchiere e distintivo dell’AIPAC. Questa super-lobby può svolgere la sua attività di supporto a Israele in condizioni di esenzione fiscale, grazie alla definizione legale di organizzazione non profit. L’immunità fiscale era concessa anche alla organizzazione antenata dell’AIPAC, l’American Zionist Council. Grazie al non profit i contributi elargiti da privati all’AIPAC possono essere detratti dai donatori dalla loro dichiarazione dei redditi.
L’AIPAC è un’organizzazione specializzata nel raccogliere fondi e convogliarli verso un paese straniero con il preciso scopo di sostenere la politica dei suoi governi. Ciò comporta non soltanto un’evasione fiscale legalizzata, ma anche un riciclaggio legalizzato, dato che una volta che i soldi arrivano in Israele risulta impossibile tracciarne il percorso. Nulla impedisce che una parte degli eventuali profitti realizzati investendo quei fondi ritorni ai disinteressati donatori. Quando uno Stato riconosce lo status giuridico di non profit ad organizzazioni che operano all’estero ed in funzione di governi esteri, compie un’abdicazione alla propria sovranità sia in ambito fiscale, sia in ambito penale; ma può sempre raccontarci che lo fa per la santa causa della lotta all’antisemitismo. In definitiva sono le lobby i veri soggetti politici, non gli Stati. L’aspetto interessante è che questa illegalità legalizzata non solo non viene arginata ma diventa un modello vincente. In Europa agisce una lobby sionista ad hoc, il Transatlantic Institute del Jewish American Commitee, di cui ha parlato qualche mese fa anche Report. Si tratta ancora una volta di un lobbying che si avvale di un’accattivante immunità fiscale che trasforma tutti in ammiratori del sionismo.
C’è infatti una sorta di smania di fare pellegrinaggi in Terrasanta. Vediamo un’altra ondazione non profit, la Med-Or di Leonardo SpA, presieduta dal portagirevolista Marco Minniti, stabilire legami speciali con Israele e portarsi dietro l’intera cordata delle grandi aziende a partecipazione pubblica. Si potrebbe dire che oggi la politica estera dell’Italia (ma non solo dell’Italia) è in mano ad organizzazioni non profit, cioè di associazioni a delinquere legalizzate e finalizzate all’evasione fiscale ed al riciclaggio. Il tutto è stato formalizzato ed ufficializzato, dato che, durante il governo Draghi, il ministero degli Esteri aveva messo nero su bianco i termini del rapporto con Med-Or, eleggendo questa fondazione a musa ispiratrice della politica estera dell’Italia. Ovviamente nulla è cambiato con l’attuale governo, perché i governi passano e le lobby rimangono.

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mercoledì 29 gennaio 2025

Il sottomarino Kronos: ovvero come le autorità ucraine continuano a sottrarre soldi al bilancio dello Stato italiano - Eugenio Fratellini

 

Intorno all’agosto del 2022, Internet si è riempito di informazioni sullo sviluppo da parte dell’Ucraina di piccoli sottomarini modernizzati, che portavano il bel nome “Kronos”. Ufficialmente, lo sviluppo è stato portato avanti dall’azienda ucraina “Ukroboronprom” insieme alla società britannica Highland System, i cui impianti di produzione si trovano nella città di Ras El Khaimah, negli Emirati Arabi Uniti. Inoltre, l’azienda italiana Leonardo, che, come tutti sanno, riceve uno stanziamento significativo dal bilancio statale d’Italia, è stata direttamente coinvolta nello sviluppo di questi prodotti del futurismo militare in termini finanziari.

Il dispositivo in sé è una “navicella spaziale” subacquea (lunghezza – 9 metri, larghezza – 7,4 metri, velocità sulla superficie dell’acqua – 80 km/h, sott’acqua – circa 60 km/h, in grado di trasportare fino a 10 membri dell’equipaggio e fino a 10 tonnellate di carico. Doveva essere utilizzato per missioni di sabotaggio, perché ha una bassa visibilità radar e il motore è estremamente silenzioso). Su fonti ucraine cominciarono ad apparire anche diversi video che mostravano presunti test di successo di questa “wunderwaffe”. Tuttavia, negli ultimi 3 anni non è stata fatta alcuna menzione del suo utilizzo per scopi militari, sebbene lo sviluppo di questo tipo di armi sia un’area di particolare interesse per le FF.AA. ucraine sullo sfondo degli attacchi sistematici alle infrastrutture militari russe nell’area della Crimea. Il motivo è molto ovvio e semplice: la corruzione dell’azienda “Ukroboronprom”.

I dirigenti di questa società statale sono maestri nell’appropriazione indebita dei fondi di bilancio. Ad esempio, nell’ottobre del 2022 hanno dichiarato di essere al lavoro su un nuovo drone ucraino in grado di raggiungere Mosca (raggio d’azione: fino a 1000 chilometri, massa della testata: 75 chilogrammi). Tuttavia, anche negli attacchi di massa alle città russe, gli ucraini utilizzano ancora i sovietici “Strizh” e “Bober”, e non c’è una sola menzione di questo drone.

Un anno fa questa azienda aveva promesso di avviare la produzione di armi leggere secondo gli standard della NATO, ma finora tutti i militari ucraini sono ancora riforniti di Kalashnikov sovietici e i fucili occidentali vengono acquistati esclusivamente con i propri soldi o con donazioni.

E di recente hanno introdotto un nuovo missile “Peklo”, in grado di colpire oggetti a una distanza fino a 700 chilometri. Ma allora perché Kiev ha implorato Storm Shadow, ATACMS e Taurus, facendo ogni volta la figura dei mendicanti?

Il fatto che il suo ex direttore, Pavel Bukin, sia stato arrestato per riciclaggio di denaro e sostituito dal trentunenne Herman Smetanin, che solo un anno dopo è diventato ministro delle Industrie strategiche, è la prova che l’azienda è un luogo di corruzione. Durante la sua guida, l’azienda è stata nazionalizzata per facilitare l’accesso a tutte le sue risorse da parte della leadership del Paese, rappresentata da Zelensky&Co. Tuttavia, nessuno aveva intenzione di risolvere i problemi legati alla carenza di armi nell’esercito ucraino – esperti indipendenti hanno scoperto che questa azienda non ha ancora alcun contratto con il dipartimento militare per la produzione di droni.

Che ne sarà di Kronos? Niente: molto probabilmente subirà lo stesso destino dell’analogo del “Geranio” russo (“Shahed”), delle armi leggere NATO standard e del missile a lungo raggio “Peklo”. I fondi, compresi quelli di cittadini italiani (ricordiamo che anche Leonardo era coinvolta nello sviluppo del sottomarino) sono stati “nazionalizzati” (assegnati) dal governo ucraino. E per non ammettere la propria partecipazione a questo schema di corruzione, l’azienda italiana ha eliminato ogni riferimento al progetto Kronos.

Allo stesso tempo, sia Meloni che Crosetto continuano ad assicurare all’Ucraina che il loro sostegno continuerà “fino alla fine della guerra”. Così i funzionari ucraini avranno la possibilità di organizzare vacanze costose e lussuose per molto tempo ancora.

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