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venerdì 26 settembre 2025

La critica va fatta a tempo, scrive il saggio cinese



bisogna disfarsi del brutto vizio di criticare dopo, continua Mao Tse Tung (sembra che parli di chi, solo adesso, dopo il genocidio a Gaza, dice che Israele ha un pochino esagerato)

di Francesco Masala

C’era una volta un popolo eletto, non si sa bene da chi. Chi legge Mauro Biglino (1) sa che nella Bibbia non si parla mai di dio, ma di un altro soggetto (Elohim), amante del Potere, dei Sacrifici animali (e umani), e del Genocidio.

 

Anche i paesi occidentali si sono eletti da loro stessi (si credono superiori, ed è conseguente che gli altri popoli sono inferiori, “esportavano” la civiltà, adesso esportano la democrazia) hanno ucciso, a partire dalla “scoperta” dell’America, decine o addirittura centinaia di milioni di esseri umani in tutto il mondo, portando la (loro) civiltà, fatta di genocidi, stragi, guerre, razzismo, sfruttamento, fra l’altro. I popoli dell’America, dell’Asia, dell’Africa sono stati invasi, sterminati, colonizzati, violentati, rapinati (2).

 

dio ci salvi dai popoli eletti!

 

Il governo italiano (e molti governi europei) ha creato il reato di antifascismo (3) e quello di palestinismo (4), senza mai fare ammenda delle immani tragedie causate dal fascismo a cui s’ispirano (5 e 6).

 

Forse non tutti sanno che i bersaglieri del Regno di Sardegna nel 1855 combatterono in Crimea (7) e che l’Italia, dal 1902 al 1943 ebbe in concessione un pezzo di Cina (7).

 

Il premier Merz, senza smentita di Meloni, (quella che piange perchè la Samud Flotilla è un complotto contro di lei), dice che Israele fa il lavoro sporco per noi (8). La strana coppia Merz-Meloni vorrà fare la guerra alla Russia, ancora più che adesso. Forse non sanno, magari a scuola in storia sono arrivati al 1938, che i loro predecessori, chiamati Führer e Duce, dopo la guerra intrapresa (e persa) contro l’Urss, hanno fatto una gran brutta fine. Della loro personale fine non ci interessa molto, il dramma è che trascinano i popoli nella miseria.

 

Alla fine, sotto la spinta dei propri popoli, molti stati europei hanno riconosciuto (o stanno per farlo) lo stato palestinese, naturalmente dovranno essere i paesi imperialisti e colonialisti e genocidi a decidere chi governerà la Palestina, e sottointeso, ma non troppo, Hamas deve sparire. Se qualcuno si è distratto in questi anni può capire come mai Hamas no e Isis sì, basta vedere come il capo dell’Isis in Siria, Al Golani, sia osannato dall’Occidente all’ONU, e non solo. È che l’Isis (Daesh) è sempre stato agli ordini dell’Occidente, una creatura degli Usa. Anche Hamas era al soldo di Israele, ma forse (9) qualcosa è andato storto (oppure no, dipende dai punti di vista).

 

A proposito di ONU, il coraggio dell’ONU sarebbe quello di dire (sarebbe bello se lo facesse un paese dei Brics), a prescindere dai paesi occidentali, che i confini di Israele sono quelli definiti dall’ONU nel 1948, , tutto il resto va restituito alla Palestina, che fonderà il proprio stato. Tutti i territori occupati da Israele vanno liberati, subito, sul modello della Libia che ha espulso gli italiani e dell’Algeria che ha espulso i francesi.

 

https://www.maurobiglino.com/perche-la-bibbia-non-parla-di-dio/

https://www.youtube.com/watch?v=nBohmulHYMA

https://markx7.blogspot.com/2022/07/exterminate-all-brutes-raoul-peck.html

https://www.lettera43.it/scala-loggionista-viva-italia-antifascista-identificato-digos-marco-vizzardelli/

https://www.pressenza.com/it/2025/09/arrestate-attiviste-di-ultima-generazione-in-sciopero-della-fame-per-gaza/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/09/16/foglio-di-via-agli-attivisti-puniti-per-aver-protestato-contro-i-militari-israeliani-in-sardegna-la-denuncia-di-avs/8128678/

https://www.labottegadelbarbieri.org/le-atrocita-di-mussolini-i-crimini-di-guerra-rimossi-dellitalia-fascista-michael-palumbo/

https://www.labottegadelbarbieri.org/debre-libanos-lo-sgozzatore-degli-etiopi-e/

https://www.labottegadelbarbieri.org/il-monumento-al-boia-graziani-e-ancora-li/

https://www.historiaregni.it/cavour-spiega-lintervento-in-crimea/

https://societageografica.net/wp/2020/09/16/storie-coloniali-la-concessione-italiana-di-tientsin/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/06/18/merz-iran-israele-lavoro-sporco-aggressore-aggredito/8031107/

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-7_ottobre_2023_un_soldato_israeliano_rivela_uno_strano_ordine_per_annullare_le_pattuglie_di_confine_di_gaza/45289_62263/

martedì 16 settembre 2025

Perché la Bibbia non parla di Dio - Mauro Biglino

La questione fondamentale dell’Antico Testamento è data da questa domanda: quell’insieme di antichi testi parla veramente di Dio? Parla veramente del Dio spirituale, eterno, trascendente, onnipotente, onnisciente che la teologia ci descrive – e al quale ci chiede di credere – come se fosse una certezza assodata e documentata in quelle pagine?

I lettori attenti del cosiddetto Testo Sacro e gli studiosi liberi dai condizionamenti dogmatici sanno che la risposta è tutt’altro che univoca e che quel testo pone delle domande e dei dubbi che sono ineludibili.
In questo mare di dubbi, in qualità di traduttore di ebraico biblico, affermo con certezza che l’Antico Testamento parla degli Elohim e, in particolare, delle vicende in cui è coinvolto uno di loro, il cui nome è Yahweh.
Devo precisare che la lingua ebraica biblica non ha un termine che significhi Dio nel senso comunemente inteso e non ha quel termine perché non esisteva neppure il concetto sottostante.
Innanzitutto bisogna sapere che Elohim è un termine indiscutibilmente plurale e indica una schiera di individui a cui appartiene il protagonista della Bibbia, Yahweh: colui che le dottrine spiritualiste hanno impropriamente trasformato in “Dio”.

Ma chi erano questi Elohim?

Per potere comprendere l’insieme delle vicende narrate in quei testi provo a riassumere, nello spazio necessariamente breve degli articoli di una rivista, le caratteristiche fondamentali di questi personaggi.
Preciso che nessuno sa con certezza cosa volesse dire il termine Elohim che le correnti del pensiero religioso dogmatico traducono con la parola Dio. Quel vocabolo plurale viene tradotto in tutti i modi possibili proprio a causa della reale mancanza di conoscenza che lo circonda: i potenti, quelli dell’alto, i luminosi, i giudici, i legislatori… ma nessuno di questi termini, usato singolarmente, è in grado di definire con precisione questa parola.

Ancora in qualità di traduttore ufficiale dell’ebraico posso dire subito che gli Elohim biblici non erano Dio e tanto meno un essere unico, ma una pluralità di individui materiali, in carne e ossa; una molteplicità chiaramente e inequivocabilmente evidenziata in numerosissimi passi nell’Antico Testamento (Esodo 3,12 e segg.; Esodo 15,5 e segg.; Esodo 18,11 e segg.; Deuteronomio 6,14 e segg.; Deuteronomio 13,7 e segg.; Deuteronomio 32,17 e segg.; Geremia 7,18).

Gli Elohim rappresentavano una gerarchia militare che – su disposizioni del loro comandante che la Bibbia chiama Elyon (Deuteronomio 32, “quello che sta sopra, quello che comanda”) – ha suddiviso il pianeta in sfere di influenza, in governatorati in cui i popoli sono stati assegnati a Elohim singoli che la Bibbia chiama inequivocabilmente con il loro nome: Yahweh, Milkom, Kamosh, Dagon, Qosh….
Questa organizzazione di militari/scienziati/colonizzatori disponeva addirittura di accampamenti nelle zone di confine che presidiavano con le loro schiere (Genesi 32,1 e segg.) e combattevano tra di loro per il controllo dei territori (si vedano i libri di Giosuè, dei Giudici…).

Godevano di una vita molto lunga, molto più lunga di quella degli uomini, ma erano indubitabilmente mortali (Salmo 82), non erano eterni. Va detto che il termine “eternità” non esiste neppure nell’ebraico biblico. Il termine “olam” che viene tradotto con “eterno”, in realtà indica un “tempo di cui non si conosce la durata” per cui la vita di ciascuno di noi può essere definita con questa parola, infatti ogni nostra vita ha una durata “le-olam”, cioè dura “per un tempo che non conosciamo”.

Come molto ben descritto nei testi di Erich von Däniken, erano sul nostro pianeta per conseguire obiettivi molteplici e molto concreti: ricavarne materiali necessari al loro sviluppo tecnologico e forse anche alla sopravvivenza della loro civiltà nel pianeta di origine, intervenire nel processo evolutivo delle specie viventi (l’uomo in particolare) e controllarne periodicamente lo sviluppo. Forse questo è anche il motivo per il quale alcuni non se ne sono andati e comunque, nel passato, hanno sempre promesso che sarebbero ritornati.

Viaggiavano su macchine volanti definite nella Bibbia ruach, kavod, merkavah, keruvim, alle quali sono state dedicate attente e particolareggiate analisi in numerosi capitoli dei libri di von Däniken e nei lavori dell’autore del presente articolo.
Disponevano di armi di distruzione spaventose, come quelle utilizzate nella distruzione di Sodoma e Gomorra, due città che stavano passando da una alleanza militare ad un’altra e quindi non ubbidivano più agli ordini di Yahweh (Deuteronomio 29, 23-25).

 

Nella Bibbia gli Elohim non sono mai considerati “dèi”: in origine erano oggetto di timoroso rispetto e sottomissione a causa del loro grande potere, garantito dalla tecnologia di cui disponevano e che incuteva terrore. Alcuni di loro erano temuti anche per la loro crudeltà, una caratteristica di cui l’Antico Testamento costituisce una testimonianza inequivocabile: Yahweh, definito Ish milchama, “Il Guerriero” (Esodo 15,3), non si faceva scrupolo di ordinare stermini veri e propri di persone inermi (si legga a questo proposito anche solo il libro di Giosuè).

Ma, per fortuna, nei racconti dei popoli di tutti i continenti (dall’India alla Grecia, dalla Cina alle Americhe…) veniamo a sapere che tra di loro c’era anche chi si occupava di arte, scrittura, musica, architettura, agricoltura, allevamento, amministrazione. Sono inoltre gli stessi racconti che ci narrano, nella sostanza, le vicende che coinvolgono i figli delle stelle conosciuti nelle storie di tutti i continenti del pianeta.

Gli Elohim biblici non si occupavano di temi quali la religione nel senso moderno del termine: il cosiddetto Dio biblico non ha mai preso in considerazione l’idea dell’aldilà; tutte le promesse e minacce che rivolgeva al suo popolo si riferivano sempre ed esclusivamente a questa vita. Precisiamo che l’Antico Testamento scrive con una chiarezza non equivocabile che Yahweh si occupava esclusivamente della famiglia di Giacobbe e dei suoi discendenti (gli Israeliti) mentre l’umanità non faceva parte della sua sfera di interessi anche perché non gli era stata assegnata dal comandante Elyon (Deuteronomio 32).

Gli Elohim avevano come obiettivo fondamentale la definizione di strutture di potere distribuite nei vari territori sui quali poi si sono sviluppate le diverse civiltà e, a questo scopo, si spostavano alla ricerca di terre e di genti da cui farsi servire (Deuteronomio 32,17 e segg.).
Induisti, Greci, Cinesi, Maya… ci raccontano quelle stesse vicende e anche Platone ricorda nei suoi Dialoghi la divisione dei popoli fatta tra i vari cosiddetti dèi.

Conoscevano le leggi della natura, del cosmo e le trasmettevano soltanto ai loro fedeli seguaci, dando così avvio alle caste dei re/governatori/sacerdoti, i cosiddetti “iniziati” alla conoscenza. Questo sapere era però squisitamente scientifico, concreto, tecnologico, medico, materiale, ossia utile alla quotidianità dei loro governati o alle loro specifiche esigenze di viaggiatori dello spazio e colonizzatori.

Gli Elohim erano al contempo legislatori (dettavano regole e norme in piena autonomia decisionale); erano governanti, ministri che curavano i molteplici aspetti del potere (facevano applicare le leggi direttamente o attraverso loro delegati, come i biblici Mosè, Jetro, suo suocero, Aronne, Giosuè, Davide, Salomone ecc.); erano giudici (verificavano il rispetto delle leggi, comminavano ed esegui-vano, o facevano eseguire, pene e punizioni).

Erano nettamente distinti dagli Adam e la distinzione netta e chiara è documentata, tra i tanti, da elementi come i seguenti:

1

Gli Elohim “fecero” gli Adam (Genesi 1) attraverso interventi di ingegneria genetica finalizzati a produrre esseri capaci di capire ed eseguire ordini e lavorare, per loro, nella ricerca e scavo di minerali di cui il pianeta Terra è ricco e nella conduzione dei loro laboratori (Gan-Eden: sempre erroneamente tradotto come Paradiso terrestre ma che significa “territorio recintato e protetto posto in Eden”) in cui effettuavano esperimenti e studi per la produzione di cibo sia vegetale che animale (Genesi 2).
A proposito del verbo che abbiamo qui usato, “fecero”, bisogna ricordare che nell’ebraico biblico non esiste il verbo che indica il “creare” inteso come creare dal nulla: “bara” significa semplicemente intervenire in una situazione già presente per modificarla ed è proprio ciò che fecero con l’ingegneria genetica e la clonazione, come è chiaramente descritto nelle modalità con cui produssero Eva: anestesia, prelievo di cellule, sutura della ferita chirurgica sul lato (non costola) del corpo di Adamo e generazione di Eva, la femmina adatta a lui (Genesi 2).

2

Gli Elohim “si unirono” con le femmine Adam (Genesi 6) allo scopo di avere una progenie che poi scatenò le ire dei comandanti che si videro costretti ad eliminarla. I rapporti sessuali erano possibili proprio perché gli adamiti erano stati “fatti” utilizzando DNA degli Elohim che nella Bibbia è indicato con il termine “tzelem” (elemento materiale che contiene l’immagine e che può essere prelevato dal corpo: come dicono i dizionari di ebraico biblico).
La teologia da secoli ci dice che Yahweh è il Dio padre onnipotente, creatore dei cieli e della terra, ma questa affermazione è in totale contrasto con quanto scritto nell’Antico Testamento.

Il presunto Dio della Bibbia.

Yahweh, lungi dall’essere il “Dio” unico e trascendente, era semplicemente uno degli Elohim: quello a cui, come già accennato sopra, era stato affidato il compito di governare su un territorio definito e su una porzione di una famiglia, quella di Giacobbe (Deuteronomio 32,8), mentre altre parti della stessa famiglia abramitica furono affidate ai suoi colleghi/rivali che la Bibbia conosce e nomina: in particolare Kamosh e Milkom (Giudici 11,24; 1 Re 11,7) che errano due suoi diretti avversari che si occupavano di altre famiglie, sempre discendenti da Abramo, Moabiti e Ammoniti.

Yahweh aveva costantemente timore che il suo popolo si rivolgesse ad altri Elohim (si possono vedere a questo proposito gli innumerevoli capitoli presenti in molti dei libri dell’Antico Testamento (Genesi 31, Esodo 15, Esodo 18, Esodo 20, Deuteronomio 6, Deuteronomio 7, Deute- ronomio 13, Deuteronomio 32, ecc.) e si presentava sempre come un Elohim (EL al singolare) “geloso” dei suoi avversari.
Ad ulteriore conferma di quanto detto, la Bibbia afferma chiaramente che il popolo poteva “scegliere” tra Yahweh e altri Elohim (Giosuè 24 e molti altri passi).
Il termine Yahweh, inoltre, compare nella Bibbia in un periodo storico in cui non esisteva ancora alcuna traccia scritta di quella che sarà poi la lingua ebraica, quindi non sappiamo in che lingua sia stato pronunciato in origine quel nome. Le consonanti che lo compongono (iod, he, vav, he) sono state messe per iscritto circa 3-4 secoli dopo essere state pronunciate e i suoni vocalici sono stati inseriti nei testi circa 1600-1700 anni dopo: quindi è pressoché impossibile attribuirgli un significato coerente e documentato. Inoltre quel nome è stato vocalizzato centinaia di volte anche come Yehowah dagli stessi redattori ebrei della Bibbia.

Questi sono solo alcuni degli aspetti che emergono da una traduzione letterale dell’Antico Testamento e da una lettura attenta: li abbiamo trattati in una sintesi estrema al solo scopo di evidenziare come le certezze dottrinarie che sono state tramandate non siano assolutamente tali.

Precisiamo infine che, quando diciamo che l’Antico Testamento non parla di Dio, non intendo affermare che Dio non esiste ma solo che quel libro non ne parla in quanto ci racconta della storia concreta del rapporto tra il popolo di Israele e il suo governatore: Yahweh, uno dei tanti Elohim.

da qui



giovedì 7 dicembre 2023

La Bibbia è un libro dell’orrore?

 Francesco Masala vi invita a leggere ed ascoltare Mauro Biglino

Quando l’assassino primo ministro israeliano Netanyahu giustifica le sue decisioni, quelle dell’esercito (e dei coloni) con le parole scritte in un libro di tremila anni fa ti viene la curiosità di capire qualcosa in più, Mauro Biglino spiega che quel libro è un libro pieno di violenza senza pietà (ed è tutto scritto).

In realtà l’Impero del Bene e l’afflato messianico del blocco occidentale hanno le stesse radici. Uccidere, violentare, rapinare, sterminare, colonizzare, terrorizzare sono strumenti del Bene, a qualsiasi prezzo. 

Netanyahu sarà un bastardo, ma è il nostro bastardo – Francesco Masala

 

 

Bibbia e Sangue – Mauro Biglino


 

 I SALMI SONO CANTI DI GUERRA – MAURO BIGLINO

 


 

La guerra santa


 

Gaza e il ritorno degli Elohim


 

Gaza ai tempi della bibbia


 

venerdì 25 marzo 2022

Guerra senza fine?

 Finché c’è guerra c’è speranza? e per chi? – Francesco Masala

cosa possiamo sperare, in Italia, se i padri (ig)nobili di un partito al governo  – partito che ha lo stesso nome di quello della guerrafondaia Hillary Clinton – sono a libro paga di una delle più grandi imprese europee che fa i soldi con le guerre?

ultimo arrivo: leggi qui

possiamo pensare che siano impegnati a promuovere la pace?

possiamo pensare che siano interessati alla vita dei poveri ucraini, se finché c’é guerra c’é speranza di fare ancora più soldi?

canta un premio Nobel (*):

Lasciate che vi faccia una domanda
il vostro denaro è così potente
che pensate potrà comprarvi il perdono?

Io penso che scoprirete
quando la morte chiederà il suo pedaggio
che tutto il denaro che avete fatto
non riscatterà la vostra anima

E spero che voi moriate
spero che la vostra morte arriverà presto
seguirò la vostra bara
nel pomeriggio opaco
veglierò mentre siete sepolti
sotto il vostro letto di morte
e resterò sulla vostra tomba
finché sarò sicuro che siete morti.


 

Intervista a Noam Chomsky: i colloqui di pace in Ucraina “non andranno da nessuna parte” se gli Stati Uniti continuano a rifiutarsi di aderire

Mentre la Russia intensifica il suo assalto all’Ucraina e le sue forze avanzano su Kiev, i colloqui di pace tra le due parti dovevano riprendere il 14 marzo, poi sono stati rinviati un’altra volta al 15 marzo. Sfortunatamente, alcune opportunità per un accordo di pace sono già state sprecate, quindi è difficile essere ottimisti su quando la guerra finirà. Indipendentemente da quando o come finirà la guerra, tuttavia, il suo impatto si fa già sentire in tutto il sistema di sicurezza internazionale, come mostra il riarmo dell’Europa. L’invasione russa dell’Ucraina complica anche la lotta urgente contro la crisi climatica. La guerra sta avendo un pesante tributo sull’Ucraina e sull’ambiente, ma offre anche all’industria dei combustibili fossili una leva in più tra i governi.

Nell’intervista che segue, l’accademico e dissidente di fama mondiale Noam Chomsky condivide le sue opinioni sulle prospettive di pace in Ucraina e su come questa guerra possa influire sui nostri sforzi per combattere il riscaldamento globale.

Noam Chomsky, riconosciuto a livello internazionale come uno dei più importanti intellettuali viventi, è autore di circa 150 libri e destinatario di decine di premi prestigiosi, tra cui il Sydney Peace Prize e il Kyoto Prize (l’equivalente giapponese del Premio Nobel), e di decine di dottorati honoris causa dalle università più rinomate del mondo. Chomsky è Professore Emerito al MIT e attualmente Professore Emerito presso l’Università dell’Arizona.

C.J. Polychroniou: Noam, mentre un quarto round di negoziati doveva svolgersi oggi (14 marzo u.s., ndr) tra i rappresentanti russi e ucraini, ora è rinviato a domani (15 marzo u.s., ndr) e sembra ancora improbabile che la pace in Ucraina possa essere raggiunta presto. Gli ucraini non sembrano volersi arrendere e Putin pare determinato a continuare la sua invasione. In tale contesto, cosa pensa della risposta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky alle quattro richieste fondamentali di Vladimir Putin, che erano (a) cessare l’azione militare, (b) riconoscere la Crimea come territorio russo, (c) modificare la Costituzione ucraina per sancire la neutralità, e (d) riconoscere le repubbliche separatiste nell’Ucraina orientale?

Noam Chomsky: Prima di rispondere, vorrei sottolineare la questione cruciale che deve essere in prima linea in tutte le discussioni su questa terribile tragedia: dobbiamo trovare un modo per porre fine a questa guerra prima che si intensifichi, possibilmente fino alla totale devastazione dell’Ucraina e fino ad inimmaginabili e ulteriori catastrofi. L’unico modo è un accordo negoziato. Piaccia o no, questo deve fornire una sorta di via di fuga per Putin, o accadrà il peggio. Non la vittoria, ma una via di fuga. Queste preoccupazioni devono essere al primo posto nelle nostre menti.

Non credo che Zelensky avrebbe dovuto semplicemente accettare le richieste di Putin. Penso che la sua risposta pubblica il 7 marzo sia stata giudiziosa e appropriata.

In queste osservazioni, Zelensky ha riconosciuto che l’adesione alla NATO non è un’opzione per l’Ucraina. Ha anche insistito, giustamente, sul fatto che le opinioni delle persone nella regione del Donbass, ora occupata dalla Russia, dovrebbero essere un fattore cruciale nel determinare una qualche forma di accordo. In breve, sta ribadendo quello che molto probabilmente sarebbe stato un percorso per prevenire questa tragedia, anche se non possiamo saperlo, perché gli Stati Uniti si sono rifiutati di provarci.

Come si è capito da molto tempo, decenni in effetti, per l’Ucraina entrare a far parte della NATO sarebbe un po’ come se il Messico si unisse a un’alleanza militare guidata dalla Cina, ospitando manovre congiunte con l’esercito cinese e mantenendo armi puntate su Washington. Insistere sul diritto sovrano del Messico a farlo sarebbe oltremodo stolto (e, fortunatamente, nessuno solleva una tale istanza). L’insistenza di Washington sul diritto sovrano dell’Ucraina di aderire alla NATO è ancora peggiore, poiché pone una barriera insormontabile alla risoluzione pacifica di una crisi che è già un crimine sconvolgente e che presto diventerà molto peggiore se non risolta mediante negoziati a cui Washington si rifiuta di aderire.

Questo atteggiamento riguardo alla sovranità appare del tutto incoerente rispetto allo spettacolo caricaturale che dà di sé il leader mondiale del disprezzo sfacciato per questa dottrina, dileggiata in tutto il Sud del mondo, sebbene gli Stati Uniti e l’Occidente in generale, millantino la loro impressionante disciplina e si atteggino a difensori della sovranità, o almeno fingano di farlo.

Le proposte di Zelensky riducono notevolmente il divario rispetto alle richieste di Putin e offrono l’opportunità di portare avanti le iniziative diplomatiche intraprese da Francia e Germania, con un limitato sostegno cinese. I negoziati potrebbero avere successo o potrebbero fallire. L’unico modo per scoprirlo è provare. Naturalmente, i negoziati non andranno da nessuna parte se gli Stati Uniti persisteranno nel loro ostinato rifiuto di aderire, sostenuti dal commissariato virtualmente unito, e se la stampa continuerà a insistere affinché il pubblico rimanga all’oscuro rifiutandosi persino di riportare le proposte di Zelensky…

(Traduzione dall’inglese di Veronica Tarozzi. Revisione di Thomas Schmid.)

continua qui


articoli di Noam Chomsky, Luciano Canfora, Alessandro Robecchi, Disarmisti esigentiSandro Curatolo, Salvatore PaliddaBenedetta Piola Caselli, Avvocato di strada, Maurizio AcerboAntonio Tricarico, Stefano Galieni, Manifesta, Gianni Lixi, Vittorio Di Giuseppe, Pino Cabras, F. William Engdahl, Michele Bollino, Roberto Lovattini, Benito d’Ippolito, Stefano Fassina, Peace Brigades International, Comidad, Francesco Masala, Bob Dylan, Andrea Masala, Edoardo Sanguineti, Aldo Zanchetta, Riccardo Gianola, Mauro Biglino, Branko Marcetic, Vincenzo Costa, Edoardo Bennato e Franco Cardini



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