La Libertà Non Sta Nello Scegliere Tra Bianco E Nero, Ma Nel Sottrarsi A Questa Scelta Prescritta. (Theodor W.Adorno)
sabato 7 febbraio 2026
mercoledì 17 dicembre 2025
venerdì 26 settembre 2025
La critica va fatta a tempo, scrive il saggio cinese
bisogna disfarsi del brutto vizio di criticare dopo, continua Mao Tse Tung (sembra che parli di chi, solo adesso, dopo il genocidio a Gaza, dice che Israele ha un pochino esagerato)
di Francesco Masala
C’era una volta un popolo eletto, non si sa bene da chi. Chi legge Mauro Biglino (1) sa che nella Bibbia non si parla mai di dio, ma di un altro soggetto (Elohim), amante del Potere, dei Sacrifici animali (e umani), e del Genocidio.
Anche i paesi occidentali si sono eletti da loro stessi (si credono superiori, ed è conseguente che gli altri popoli sono inferiori, “esportavano” la civiltà, adesso esportano la democrazia) hanno ucciso, a partire dalla “scoperta” dell’America, decine o addirittura centinaia di milioni di esseri umani in tutto il mondo, portando la (loro) civiltà, fatta di genocidi, stragi, guerre, razzismo, sfruttamento, fra l’altro. I popoli dell’America, dell’Asia, dell’Africa sono stati invasi, sterminati, colonizzati, violentati, rapinati (2).
dio ci salvi dai popoli eletti!
Il governo italiano (e molti governi europei) ha creato il reato di antifascismo (3) e quello di palestinismo (4), senza mai fare ammenda delle immani tragedie causate dal fascismo a cui s’ispirano (5 e 6).
Forse non tutti sanno che i bersaglieri del Regno di Sardegna nel 1855 combatterono in Crimea (7) e che l’Italia, dal 1902 al 1943 ebbe in concessione un pezzo di Cina (7).
Il premier Merz, senza smentita di Meloni, (quella che piange perchè la Samud Flotilla è un complotto contro di lei), dice che Israele fa il lavoro sporco per noi (8). La strana coppia Merz-Meloni vorrà fare la guerra alla Russia, ancora più che adesso. Forse non sanno, magari a scuola in storia sono arrivati al 1938, che i loro predecessori, chiamati Führer e Duce, dopo la guerra intrapresa (e persa) contro l’Urss, hanno fatto una gran brutta fine. Della loro personale fine non ci interessa molto, il dramma è che trascinano i popoli nella miseria.
Alla fine, sotto la spinta dei propri popoli, molti stati europei hanno riconosciuto (o stanno per farlo) lo stato palestinese, naturalmente dovranno essere i paesi imperialisti e colonialisti e genocidi a decidere chi governerà la Palestina, e sottointeso, ma non troppo, Hamas deve sparire. Se qualcuno si è distratto in questi anni può capire come mai Hamas no e Isis sì, basta vedere come il capo dell’Isis in Siria, Al Golani, sia osannato dall’Occidente all’ONU, e non solo. È che l’Isis (Daesh) è sempre stato agli ordini dell’Occidente, una creatura degli Usa. Anche Hamas era al soldo di Israele, ma forse (9) qualcosa è andato storto (oppure no, dipende dai punti di vista).
A proposito di ONU, il coraggio dell’ONU sarebbe quello di dire (sarebbe bello se lo facesse un paese dei Brics), a prescindere dai paesi occidentali, che i confini di Israele sono quelli definiti dall’ONU nel 1948, , tutto il resto va restituito alla Palestina, che fonderà il proprio stato. Tutti i territori occupati da Israele vanno liberati, subito, sul modello della Libia che ha espulso gli italiani e dell’Algeria che ha espulso i francesi.
1 https://www.maurobiglino.com/perche-la-bibbia-non-parla-di-dio/
1 https://www.youtube.com/watch?v=nBohmulHYMA
2 https://markx7.blogspot.com/2022/07/exterminate-all-brutes-raoul-peck.html
6 https://www.labottegadelbarbieri.org/debre-libanos-lo-sgozzatore-degli-etiopi-e/
6 https://www.labottegadelbarbieri.org/il-monumento-al-boia-graziani-e-ancora-li/
7 https://www.historiaregni.it/cavour-spiega-lintervento-in-crimea/
7 https://societageografica.net/wp/2020/09/16/storie-coloniali-la-concessione-italiana-di-tientsin/
martedì 16 settembre 2025
Perché la Bibbia non parla di Dio - Mauro Biglino
La questione fondamentale dell’Antico Testamento è data da questa domanda: quell’insieme di antichi testi parla veramente di Dio? Parla veramente del Dio spirituale, eterno, trascendente, onnipotente, onnisciente che la teologia ci descrive – e al quale ci chiede di credere – come se fosse una certezza assodata e documentata in quelle pagine?
I lettori
attenti del cosiddetto Testo Sacro e gli studiosi liberi dai condizionamenti
dogmatici sanno che la risposta è tutt’altro che univoca e che quel testo pone
delle domande e dei dubbi che sono ineludibili.
In questo mare di dubbi, in qualità di traduttore di ebraico biblico, affermo
con certezza che l’Antico Testamento parla degli Elohim e, in
particolare, delle vicende in cui è coinvolto uno di loro, il cui nome è Yahweh.
Devo precisare che la lingua ebraica biblica non ha un termine che significhi
Dio nel senso comunemente inteso e non ha quel termine perché non esisteva
neppure il concetto sottostante.
Innanzitutto bisogna sapere che Elohim è un termine indiscutibilmente
plurale e indica una schiera di individui a cui appartiene il
protagonista della Bibbia, Yahweh: colui che le dottrine spiritualiste hanno impropriamente
trasformato in “Dio”.
Ma chi erano questi Elohim?
Per potere
comprendere l’insieme delle vicende narrate in quei testi provo a riassumere,
nello spazio necessariamente breve degli articoli di una rivista, le
caratteristiche fondamentali di questi personaggi.
Preciso che nessuno sa con certezza cosa volesse dire il termine Elohim che le
correnti del pensiero religioso dogmatico traducono con la parola Dio. Quel
vocabolo plurale viene tradotto in tutti i modi possibili proprio a causa della
reale mancanza di conoscenza che lo circonda: i potenti, quelli dell’alto, i
luminosi, i giudici, i legislatori… ma nessuno di questi termini, usato
singolarmente, è in grado di definire con precisione questa parola.
Ancora in
qualità di traduttore ufficiale dell’ebraico posso dire subito che gli Elohim
biblici non erano Dio e tanto meno un essere unico, ma una pluralità di
individui materiali, in carne e ossa; una molteplicità chiaramente e
inequivocabilmente evidenziata in numerosissimi passi nell’Antico Testamento (Esodo
3,12 e segg.; Esodo 15,5 e segg.; Esodo 18,11 e segg.; Deuteronomio 6,14 e
segg.; Deuteronomio 13,7 e segg.; Deuteronomio 32,17 e segg.; Geremia 7,18).
Gli Elohim
rappresentavano una gerarchia militare che – su disposizioni del loro
comandante che la Bibbia chiama Elyon (Deuteronomio 32,
“quello che sta sopra, quello che comanda”) – ha suddiviso il pianeta in
sfere di influenza, in governatorati in cui i popoli sono stati assegnati a
Elohim singoli che la Bibbia chiama inequivocabilmente con il loro nome:
Yahweh, Milkom, Kamosh, Dagon, Qosh….
Questa organizzazione di militari/scienziati/colonizzatori disponeva
addirittura di accampamenti nelle zone di confine che presidiavano con le loro
schiere (Genesi 32,1 e segg.) e combattevano tra di loro per il
controllo dei territori (si vedano i libri di Giosuè, dei Giudici…).
Godevano di
una vita molto lunga, molto più lunga di quella degli uomini, ma erano
indubitabilmente mortali (Salmo 82), non erano eterni. Va detto che il
termine “eternità” non esiste neppure nell’ebraico biblico. Il termine “olam”
che viene tradotto con “eterno”, in realtà indica un “tempo di cui non si
conosce la durata” per cui la vita di ciascuno di noi può essere definita con
questa parola, infatti ogni nostra vita ha una durata “le-olam”,
cioè dura “per un tempo che non conosciamo”.
Come molto
ben descritto nei testi di Erich von Däniken, erano sul nostro
pianeta per conseguire obiettivi molteplici e molto concreti: ricavarne
materiali necessari al loro sviluppo tecnologico e forse anche alla
sopravvivenza della loro civiltà nel pianeta di origine, intervenire nel
processo evolutivo delle specie viventi (l’uomo in particolare) e controllarne
periodicamente lo sviluppo. Forse questo è anche il motivo per il quale alcuni
non se ne sono andati e comunque, nel passato, hanno sempre promesso che
sarebbero ritornati.
Viaggiavano
su macchine volanti definite nella Bibbia ruach, kavod, merkavah, keruvim, alle
quali sono state dedicate attente e particolareggiate analisi in numerosi
capitoli dei libri di von Däniken e nei lavori dell’autore del presente
articolo.
Disponevano di armi di distruzione spaventose, come quelle utilizzate nella
distruzione di Sodoma e Gomorra, due città che stavano passando da una alleanza
militare ad un’altra e quindi non ubbidivano più agli ordini di Yahweh (Deuteronomio
29, 23-25).
Nella Bibbia
gli Elohim non sono mai considerati “dèi”: in origine erano oggetto di timoroso
rispetto e sottomissione a causa del loro grande potere, garantito dalla
tecnologia di cui disponevano e che incuteva terrore. Alcuni di loro erano
temuti anche per la loro crudeltà, una caratteristica di cui l’Antico
Testamento costituisce una testimonianza inequivocabile: Yahweh, definito Ish
milchama, “Il Guerriero” (Esodo 15,3), non si faceva scrupolo di
ordinare stermini veri e propri di persone inermi (si legga a questo proposito
anche solo il libro di Giosuè).
Ma, per
fortuna, nei racconti dei popoli di tutti i continenti (dall’India alla Grecia,
dalla Cina alle Americhe…) veniamo a sapere che tra di loro c’era anche chi si
occupava di arte, scrittura, musica, architettura, agricoltura, allevamento,
amministrazione. Sono inoltre gli stessi racconti che ci narrano, nella
sostanza, le vicende che coinvolgono i figli delle stelle conosciuti nelle
storie di tutti i continenti del pianeta.
Gli Elohim
biblici non si occupavano di temi quali la religione nel senso moderno del
termine: il cosiddetto Dio biblico non ha mai preso in considerazione l’idea
dell’aldilà; tutte le promesse e minacce che rivolgeva al suo popolo si
riferivano sempre ed esclusivamente a questa vita. Precisiamo che l’Antico
Testamento scrive con una chiarezza non equivocabile che Yahweh si occupava
esclusivamente della famiglia di Giacobbe e dei suoi discendenti (gli
Israeliti) mentre l’umanità non faceva parte della sua sfera di interessi anche
perché non gli era stata assegnata dal comandante Elyon (Deuteronomio 32).
Gli Elohim
avevano come obiettivo fondamentale la definizione di strutture di potere
distribuite nei vari territori sui quali poi si sono sviluppate le diverse
civiltà e, a questo scopo, si spostavano alla ricerca di terre e di genti da
cui farsi servire (Deuteronomio 32,17 e segg.).
Induisti, Greci, Cinesi, Maya… ci raccontano quelle stesse vicende e anche
Platone ricorda nei suoi Dialoghi la divisione dei popoli fatta tra i vari
cosiddetti dèi.
Conoscevano
le leggi della natura, del cosmo e le trasmettevano soltanto ai loro fedeli
seguaci, dando così avvio alle caste dei re/governatori/sacerdoti, i
cosiddetti “iniziati” alla conoscenza. Questo sapere era però squisitamente
scientifico, concreto, tecnologico, medico, materiale, ossia utile alla quotidianità
dei loro governati o alle loro specifiche esigenze di viaggiatori dello spazio
e colonizzatori.
Gli Elohim
erano al contempo legislatori (dettavano regole e norme in piena autonomia
decisionale); erano governanti, ministri che curavano i molteplici aspetti del
potere (facevano applicare le leggi direttamente o attraverso loro delegati,
come i biblici Mosè, Jetro, suo suocero, Aronne, Giosuè, Davide, Salomone
ecc.); erano giudici (verificavano il rispetto delle leggi, comminavano ed
esegui-vano, o facevano eseguire, pene e punizioni).
Erano
nettamente distinti dagli Adam e la distinzione netta e chiara è documentata,
tra i tanti, da elementi come i seguenti:
1
Gli Elohim
“fecero” gli Adam (Genesi 1) attraverso interventi di ingegneria
genetica finalizzati a produrre esseri capaci di capire ed eseguire ordini e
lavorare, per loro, nella ricerca e scavo di minerali di cui il pianeta Terra
è ricco e nella conduzione dei loro laboratori (Gan-Eden: sempre
erroneamente tradotto come Paradiso terrestre ma che significa “territorio
recintato e protetto posto in Eden”) in cui effettuavano esperimenti e
studi per la produzione di cibo sia vegetale che animale (Genesi 2).
A proposito del verbo che abbiamo qui usato, “fecero”, bisogna ricordare che
nell’ebraico biblico non esiste il verbo che indica il “creare” inteso come
creare dal nulla: “bara” significa semplicemente intervenire in una situazione
già presente per modificarla ed è proprio ciò che fecero con l’ingegneria
genetica e la clonazione, come è chiaramente descritto nelle modalità con cui
produssero Eva: anestesia, prelievo di cellule, sutura della ferita chirurgica
sul lato (non costola) del corpo di Adamo e generazione di Eva, la femmina
adatta a lui (Genesi 2).
2
Gli Elohim
“si unirono” con le femmine Adam (Genesi 6) allo scopo di avere una
progenie che poi scatenò le ire dei comandanti che si videro costretti ad
eliminarla. I rapporti sessuali erano possibili proprio perché gli adamiti
erano stati “fatti” utilizzando DNA degli Elohim che nella Bibbia è indicato
con il termine “tzelem” (elemento materiale che contiene
l’immagine e che può essere prelevato dal corpo: come dicono i dizionari di
ebraico biblico).
La teologia da secoli ci dice che Yahweh è il Dio padre onnipotente, creatore
dei cieli e della terra, ma questa affermazione è in totale contrasto con
quanto scritto nell’Antico Testamento.
Il presunto Dio della Bibbia.
Yahweh,
lungi dall’essere il “Dio” unico e trascendente, era semplicemente uno degli
Elohim: quello a
cui, come già accennato sopra, era stato affidato il compito di governare su un
territorio definito e su una porzione di una famiglia, quella di Giacobbe (Deuteronomio
32,8), mentre altre parti della stessa famiglia abramitica furono affidate
ai suoi colleghi/rivali che la Bibbia conosce e nomina: in particolare Kamosh e
Milkom (Giudici 11,24; 1 Re 11,7) che errano due suoi diretti avversari
che si occupavano di altre famiglie, sempre discendenti da Abramo, Moabiti e
Ammoniti.
Yahweh aveva
costantemente timore che il suo popolo si rivolgesse ad altri Elohim (si
possono vedere a questo proposito gli innumerevoli capitoli presenti in molti
dei libri dell’Antico Testamento (Genesi 31, Esodo 15, Esodo 18, Esodo 20,
Deuteronomio 6, Deuteronomio 7, Deute- ronomio 13, Deuteronomio 32, ecc.) e
si presentava sempre come un Elohim (EL al singolare) “geloso” dei suoi
avversari.
Ad ulteriore conferma di quanto detto, la Bibbia afferma chiaramente che il
popolo poteva “scegliere” tra Yahweh e altri Elohim (Giosuè 24 e
molti altri passi).
Il termine Yahweh, inoltre, compare nella Bibbia in un periodo storico in cui
non esisteva ancora alcuna traccia scritta di quella che sarà poi la lingua
ebraica, quindi non sappiamo in che lingua sia stato pronunciato in origine
quel nome. Le consonanti che lo compongono (iod, he, vav, he) sono state
messe per iscritto circa 3-4 secoli dopo essere state pronunciate e i suoni
vocalici sono stati inseriti nei testi circa 1600-1700 anni dopo: quindi è
pressoché impossibile attribuirgli un significato coerente e documentato.
Inoltre quel nome è stato vocalizzato centinaia di volte anche come Yehowah
dagli stessi redattori ebrei della Bibbia.
Questi sono
solo alcuni degli aspetti che emergono da una traduzione letterale dell’Antico
Testamento e da una lettura attenta: li abbiamo trattati in una sintesi estrema
al solo scopo di evidenziare come le certezze dottrinarie che sono state
tramandate non siano assolutamente tali.
Precisiamo
infine che, quando diciamo che l’Antico Testamento non parla di Dio, non
intendo affermare che Dio non esiste ma solo che quel libro non ne parla in
quanto ci racconta della storia concreta del rapporto tra il popolo di Israele
e il suo governatore: Yahweh, uno dei tanti Elohim.
lunedì 7 ottobre 2024
martedì 24 settembre 2024
sabato 4 maggio 2024
sabato 2 marzo 2024
giovedì 7 dicembre 2023
La Bibbia è un libro dell’orrore?
Francesco Masala vi invita a leggere ed ascoltare Mauro Biglino
Quando l’assassino primo ministro israeliano Netanyahu giustifica le sue decisioni, quelle dell’esercito (e dei coloni) con le parole scritte in un libro di tremila anni fa ti viene la curiosità di capire qualcosa in più, Mauro Biglino spiega che quel libro è un libro pieno di violenza senza pietà (ed è tutto scritto).
In realtà l’Impero del Bene e l’afflato messianico del blocco occidentale hanno le stesse radici. Uccidere, violentare, rapinare, sterminare, colonizzare, terrorizzare sono strumenti del Bene, a qualsiasi prezzo.
Netanyahu sarà un bastardo, ma è il nostro bastardo – Francesco Masala
Bibbia e Sangue – Mauro Biglino
I SALMI SONO CANTI DI GUERRA – MAURO BIGLINO
La guerra santa
Gaza e il ritorno degli Elohim
Gaza ai tempi della bibbia
martedì 24 ottobre 2023
giovedì 30 marzo 2023
venerdì 25 novembre 2022
sabato 9 luglio 2022
sabato 18 giugno 2022
venerdì 25 marzo 2022
Guerra senza fine?
Finché c’è guerra c’è speranza? e per chi? – Francesco Masala
cosa possiamo sperare, in Italia, se i padri (ig)nobili di un partito al governo – partito che ha lo stesso nome di quello della guerrafondaia Hillary Clinton – sono a libro paga di una delle più grandi imprese europee che fa i soldi con le guerre?
ultimo arrivo: leggi qui
possiamo pensare che siano impegnati a promuovere la pace?
possiamo pensare che siano interessati alla vita dei poveri ucraini, se finché c’é guerra c’é speranza di fare ancora più soldi?
canta un premio Nobel (*):
Lasciate che vi faccia una domanda
il vostro denaro è così potente
che pensate potrà comprarvi il perdono?
Io penso che scoprirete
quando la morte chiederà il suo pedaggio
che tutto il denaro che avete fatto
non riscatterà la vostra anima
E spero che voi moriate
spero che la vostra morte arriverà presto
seguirò la vostra bara
nel pomeriggio opaco
veglierò mentre siete sepolti
sotto il vostro letto di morte
e resterò sulla vostra tomba
finché sarò sicuro che siete morti.
Intervista a Noam Chomsky: i colloqui di pace in Ucraina “non andranno da nessuna parte” se gli Stati Uniti continuano a rifiutarsi di aderire
Mentre la Russia intensifica il suo assalto all’Ucraina e le sue forze avanzano su Kiev, i colloqui di pace tra le due parti dovevano riprendere il 14 marzo, poi sono stati rinviati un’altra volta al 15 marzo. Sfortunatamente, alcune opportunità per un accordo di pace sono già state sprecate, quindi è difficile essere ottimisti su quando la guerra finirà. Indipendentemente da quando o come finirà la guerra, tuttavia, il suo impatto si fa già sentire in tutto il sistema di sicurezza internazionale, come mostra il riarmo dell’Europa. L’invasione russa dell’Ucraina complica anche la lotta urgente contro la crisi climatica. La guerra sta avendo un pesante tributo sull’Ucraina e sull’ambiente, ma offre anche all’industria dei combustibili fossili una leva in più tra i governi.
Nell’intervista che segue, l’accademico e dissidente di fama mondiale Noam Chomsky condivide le sue opinioni sulle prospettive di pace in Ucraina e su come questa guerra possa influire sui nostri sforzi per combattere il riscaldamento globale.
Noam Chomsky, riconosciuto a livello internazionale come uno dei più importanti intellettuali viventi, è autore di circa 150 libri e destinatario di decine di premi prestigiosi, tra cui il Sydney Peace Prize e il Kyoto Prize (l’equivalente giapponese del Premio Nobel), e di decine di dottorati honoris causa dalle università più rinomate del mondo. Chomsky è Professore Emerito al MIT e attualmente Professore Emerito presso l’Università dell’Arizona.
C.J. Polychroniou: Noam, mentre un quarto round di negoziati doveva svolgersi oggi (14 marzo u.s., ndr) tra i rappresentanti russi e ucraini, ora è rinviato a domani (15 marzo u.s., ndr) e sembra ancora improbabile che la pace in Ucraina possa essere raggiunta presto. Gli ucraini non sembrano volersi arrendere e Putin pare determinato a continuare la sua invasione. In tale contesto, cosa pensa della risposta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky alle quattro richieste fondamentali di Vladimir Putin, che erano (a) cessare l’azione militare, (b) riconoscere la Crimea come territorio russo, (c) modificare la Costituzione ucraina per sancire la neutralità, e (d) riconoscere le repubbliche separatiste nell’Ucraina orientale?
Noam Chomsky: Prima di rispondere, vorrei sottolineare la questione cruciale che deve essere in prima linea in tutte le discussioni su questa terribile tragedia: dobbiamo trovare un modo per porre fine a questa guerra prima che si intensifichi, possibilmente fino alla totale devastazione dell’Ucraina e fino ad inimmaginabili e ulteriori catastrofi. L’unico modo è un accordo negoziato. Piaccia o no, questo deve fornire una sorta di via di fuga per Putin, o accadrà il peggio. Non la vittoria, ma una via di fuga. Queste preoccupazioni devono essere al primo posto nelle nostre menti.
Non credo che Zelensky avrebbe dovuto semplicemente accettare le richieste di Putin. Penso che la sua risposta pubblica il 7 marzo sia stata giudiziosa e appropriata.
In queste osservazioni, Zelensky ha riconosciuto che l’adesione alla NATO non è un’opzione per l’Ucraina. Ha anche insistito, giustamente, sul fatto che le opinioni delle persone nella regione del Donbass, ora occupata dalla Russia, dovrebbero essere un fattore cruciale nel determinare una qualche forma di accordo. In breve, sta ribadendo quello che molto probabilmente sarebbe stato un percorso per prevenire questa tragedia, anche se non possiamo saperlo, perché gli Stati Uniti si sono rifiutati di provarci.
Come si è capito da molto tempo, decenni in effetti, per l’Ucraina entrare a far parte della NATO sarebbe un po’ come se il Messico si unisse a un’alleanza militare guidata dalla Cina, ospitando manovre congiunte con l’esercito cinese e mantenendo armi puntate su Washington. Insistere sul diritto sovrano del Messico a farlo sarebbe oltremodo stolto (e, fortunatamente, nessuno solleva una tale istanza). L’insistenza di Washington sul diritto sovrano dell’Ucraina di aderire alla NATO è ancora peggiore, poiché pone una barriera insormontabile alla risoluzione pacifica di una crisi che è già un crimine sconvolgente e che presto diventerà molto peggiore se non risolta mediante negoziati a cui Washington si rifiuta di aderire.
Questo atteggiamento riguardo alla sovranità appare del tutto incoerente rispetto allo spettacolo caricaturale che dà di sé il leader mondiale del disprezzo sfacciato per questa dottrina, dileggiata in tutto il Sud del mondo, sebbene gli Stati Uniti e l’Occidente in generale, millantino la loro impressionante disciplina e si atteggino a difensori della sovranità, o almeno fingano di farlo.
Le proposte di Zelensky riducono notevolmente il divario rispetto alle richieste di Putin e offrono l’opportunità di portare avanti le iniziative diplomatiche intraprese da Francia e Germania, con un limitato sostegno cinese. I negoziati potrebbero avere successo o potrebbero fallire. L’unico modo per scoprirlo è provare. Naturalmente, i negoziati non andranno da nessuna parte se gli Stati Uniti persisteranno nel loro ostinato rifiuto di aderire, sostenuti dal commissariato virtualmente unito, e se la stampa continuerà a insistere affinché il pubblico rimanga all’oscuro rifiutandosi persino di riportare le proposte di Zelensky…
(Traduzione dall’inglese di Veronica Tarozzi. Revisione di Thomas Schmid.)
articoli di Noam Chomsky, Luciano Canfora, Alessandro Robecchi, Disarmisti esigenti, Sandro Curatolo, Salvatore Palidda, Benedetta Piola Caselli, Avvocato di strada, Maurizio Acerbo, Antonio Tricarico, Stefano Galieni, Manifesta, Gianni Lixi, Vittorio Di Giuseppe, Pino Cabras, F. William Engdahl, Michele Bollino, Roberto Lovattini, Benito d’Ippolito, Stefano Fassina, Peace Brigades International, Comidad, Francesco Masala, Bob Dylan, Andrea Masala, Edoardo Sanguineti, Aldo Zanchetta, Riccardo Gianola, Mauro Biglino, Branko Marcetic, Vincenzo Costa, Edoardo Bennato e Franco Cardini
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