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venerdì 23 maggio 2025

Non siamo tutti romeni ora? - Patrick Lawrence

Una nuova grande esclusiva per l'AntiDiplomatico. Il grande giornalista statunitense Patrick Lawrence affronta il tema delle elezioni in Romania nel suo spazio "Dentro l'Impero".


Un altro pasticcio politico in Romania, un altro caso di corruzione elettorale apparente se non provata. Le elezioni presidenziali della scorsa domenica sono il secondo episodio di questo tipo in sei mesi. Non possiamo sapere, non ancora e forse mai, come sia possibile che un "centrista" – secondo la definizione prevalente del termine – abbia vinto alle urne nonostante fosse in netto svantaggio rispetto al candidato favorito. Ma possiamo ragionevolmente supporre alcune cose e trarre conclusioni quasi definitive.

Inizio subito con il mio giudizio provvisorio sui risultati delle elezioni romene di domenica. Se avete prestato attenzione, molto probabilmente avete assistito a un altro broglio elettorale in un Paese che, dall’era post-Guerra Fredda, ha cercato senza successo di istituzionalizzare un processo democratico. Sembra un altro caso di illecito politico da parte di centristi radicati al potere, e con "centristi" intendo le élite neoliberali europee e quelle di Bucarest, indifferenti alle preferenze degli elettori, come dimostrato lo scorso dicembre quando la Corte Costituzionale ha annullato un’elezione perfettamente valida perché il vincitore non apparteneva alla cerchia al governo e non condivideva le sue ortodosse priorità, prima fra tutte la russofobia.

Esistono prove concrete a sostegno di questa valutazione pessimistica dei risultati di domenica, oltre a un eccesso di indizi circostanziali.

La vittoria dichiarata di Nicusor Dan sparirà dalle prime pagine dei media occidentali – un fait accompli che non richiede ulteriori verifiche. Non cediamo a questa manipolazione del silenzio. I dubbi sulla legittimità del risultato riflettono non solo le difficoltà dei romeni nel trovare una via d’uscita, ma anche la fragilità delle cosiddette "post-democrazie" transatlantiche. In un certo senso, siamo tutti romeni ora.

Dopo il primo turno delle elezioni romene del 4 maggio, l’esito del secondo turno era quasi scontato, come ricorderanno i lettori. George Simion, definito dai media occidentali un pericoloso "ultranazionalista", aveva ottenuto il 41% dei voti contro 10 candidati. Al secondo posto, Nicusor Dan, un centrista filo-occidentale (sempre e ovunque questo termine), sostenitore dell’UE e della guerra in Ucraina, con il 21%.

Il panico nei centri di potere occidentali è stato immediato. Il New York Times del 16 maggio ha pubblicato un articolo intitolato "La Romania sta per affrontare un disastro", in cui Vladimir Bortun, accademico romeno a Oxford, scriveva:

"Il peggio deve ancora venire... Simion sembra destinato a diventare presidente, con il potere di nominare un primo ministro e dirigere la politica estera. Sarebbe una svolta negativa per la Romania".

Il Financial Times del 10 maggio lo ha etichettato come "hooligan di calcio" e populista di destra che "sminuisce la minaccia russa e chiede di fermare gli aiuti a Kiev" – i suoi "peccati mortali".

Non abbiamo già sentito tutto questo?

Il signor Georgescu, squalificato dalla Corte Costituzionale romena a dicembre con pretesti ridicoli, era un "ultranazionalista". Marine Le Pen, esclusa dalle elezioni francesi con argomenti legali fragili, è un’"ultranazionalista". L’AfD in Germania, primo partito nei sondaggi, viene escluso dal governo per lo stesso motivo.

Sono casi di corruzione politica, in cui le élite neoliberali europee combattono guerre contro i propri elettori. Simion, erede politico di Georgescu, critica la NATO e l’UE ma non vi si oppone apertamente. Difende la sovranità romena e relazioni equilibrate con Occidente e Russia, rifiutando il sostegno a Kiev.

Dan, al contrario, è un filo-UE, debole sulla sovranità nazionale e russofobo nel solco neoliberale. Il suo sostegno alla guerra in Ucraina è centrale per la sua identità politica. Rappresenta le élite che i romeni disprezzano per la cattiva gestione economica e le politiche estere anti-popolari.

Nonostante Simion fosse favorito, il risultato ufficiale del secondo turno lo ha visto perdere con il 46% contro il 54% di Dan. Come sospettarne la validità? Basta ricordare le elezioni di dicembre: Georgescu, favorito dopo il primo turno, fu squalificato dalla Corte con la scusa di "campagne social filo-russe". Simion definì la mossa un "colpo di Stato".

Ora, con Simion in vantaggio del 100% al primo turno, com’è possibile una sconfitta del 17%? Simion ha denunciato frodi in Moldova, dove un terzo della popolazione ha doppia cittadinanza romena. Il suo partito ha segnalato un aumento del 70% dei voti dalla diaspora: "1,7 milioni di voti manipolati".

Inizialmente, Simion non ha concesso la vittoria a Dan, ma 10 ore dopo ha accettato "la volontà del popolo". Cosa è successo in quelle ore? Probabilmente pressioni o accordi occulti.

Intanto, Pavel Durov, fondatore di Telegram, ha rivelato che i servizi segreti francesi gli hanno chiesto di "censurare i nazionalisti romeni" prima delle elezioni. Il governo francese ha negato, ma Durov ha citato nomi e circostanze:

"A maggio, Nicolas Lerner, capo dell’intelligence francese, mi ha chiesto di bloccare le voci conservatrici in Romania. Ho rifiutato".

Infine, durante il voto, si è tornati a parlare di "interferenze russe", ma dopo la vittoria di Dan, il silenzio.

Conclusione: il fetore della corruzione in Romania è forte, ma permea anche l’Occidente. Dalla Germania alla Francia, fino alla demonizzazione di Jeremy Corbyn nel Regno Unito: "Non siamo tutti romeni ora?"

 
(Traduzione di Fabrizio Verde)

da qui

martedì 4 giugno 2024

Zelensky dichiarerà guerra alla Cina?

                                       

articoli e video di Patrick Lawrence, Giorgio Abamben, Danilo Torresi, Davide Fiorello, Aurelien, Giorgio Monestarolo, Alessandro Bergonzoni, Manlio Dinucci, Giacomo Gabellini, Roberto Buffagni, Elena Basile, Pepe Escobar, con un disegno di Mr Fish

Finale di partita degli Stati Uniti in Ucraina – Patrick Lawrence

Guerra senza fine, amen

Cosa succede quando una nazione potente non può permettersi di perdere una guerra che ha già perso?

Sono ormai trascorsi due anni e mezzo da quando Mosca ha inviato due progetti di trattato, uno a Washington e uno alla NATO a Bruxelles, come proposta di base per colloqui di un nuovo accordo sulla sicurezza: un rinnovamento delle relazioni tra l’alleanza transatlantica e la Federazione Russa..Una ristrutturazione urgentemente necessaria, bisogna subito dire. E poi dobbiamo anche aggiungere l’immediato rifiuto da parte del regime di Biden delle proposte della Russia in quanto “neppure considerate” più velocemente che pronunziare “illusi”. Fermiamoci un attimo per rammentare tutti coloro che sono morti nella guerra scoppiata in Ucraina un anno e pochi mesi dopo che Joe Biden aveva rifiutato, o addirittura deriso, l’onorevole iniziativa diplomatica di Vladimir Putin. Tutti i mutilati e gli sfollati, tutti i paesi e le città distrutti, tutti i terreni agricoli trasformati in paesaggi lunari. E l’accordo di pace quasi completo, negoziato a Istanbul poche settimane dopo l’inizio della guerra che Stati Uniti e Gran Bretagna si sono affrettati a far naufragare. E ovviamente tutti i miliardi di dollari, qualcosa più dei 100 miliardi di dollari attuali, non spesi per migliorare la vita degli americani, ma spesi invece per armare un regime di Kiev che ruba gli aiuti in modo stravagante mentre schiera un esercito di sedicenti neonazisti. È utile ricordare queste cose perché danno un contesto a una serie di sviluppi recenti che è importante capire, anche se i nostri media di sistema scoraggiano tale comprensione. Se teniamo a mente la storia recente, saremo in grado di vedere che le decisioni viscosamente irresponsabili di un paio di anni fa, così dispendiose in vite umane e risorse comuni, si ripetono ora in modo tale che è ormai certo che le brutalità e gli sprechi continueranno all’infinito, anche se la loro inutilità è ormai molto, molto, molto oltre ogni negazione.

La porta che si apre su questa nuova sequenza di eventi è la recente avanzata dell’esercito russo nel nord-est dell’Ucraina. Questa nuova incursione ora minaccia Kharkiv, la seconda città più grande dell’Ucraina a sole 25 miglia dal confine russo. Anche la stampa mainstream, restia a riferire le battute d’arresto subite dalle Forze Armate dell’Ucraina (AFU), descrive la campagna della Russia nel nord-est, iniziata poche settimane fa, come una disfatta. Il Cremlino afferma di non avere alcun interesse a prendere Kharkiv, e finora sembra che sia proprio così.

Ma la rapida ritirata dell’AFU porta con sé un forte lezzo di sconfitta finale che si diffonde da non molto lontano. “Molte brigate combattenti ucraine non hanno disertato, né hanno pensato di farlo”,  ha riferito nella sua newsletter la settimana scorsa [1] Seymour Hersh, citando le sue consuete fonti “mi è stato detto”, “ma hanno fatto sapere ai loro superiori che non parteciperanno più a quella che sarebbe un’offensiva suicida contro una forza russa meglio addestrata ed equipaggiata”. Le brigate contano in media dai 4.000 ai 5.000 soldati ciascuna e possono arrivare a 8.000 o anche di più. Il rapporto di Hersh suggerisce che un numero considerevole di truppe ucraine, e forse un numero davvero considerevole, si stanno ora effettivamente ammutinando all’alto comando dell’AFU. In evidente risposta alla nuova rapida incursione della Russia e alla direzione generale della guerra, la macchina di propaganda americana, ben coordinata seppur non molto astuta, ha iniziato a preparare l’opinione pubblica a una guerra più ampia che si estenderà, come questione di politica e strategia militare, in territorio russo. Questo sforzo è iniziato con una intervista del New York Times a Volodymyr Zelenskyj [2], videoregistrata e pubblicata nelle edizioni di mercoledì scorso. Una trascrizione dell’intervista la trovate qui [3]. Questo documento ha chiaramente lo scopo di fare appello ai liberali mangia-cavoli che sostengono Biden, i quali devono essere certi dell’umanità e del buon senso del presidente ucraino, proprio come lo siamo noi. Ha parlato dei suoi figli e dei suoi cani – devono sempre esserci dei cani in questo tipo di immagini – e di come legge romanzi ogni sera ma poi è troppo stanco per procedere nella lettura. Ma il punto centrale, al di là della facciata, è stato insistere sul fatto che è ora di iniziare a bombardare il territorio russo e che il regime di Biden deve revocare il divieto di tali operazioni.

Un passaggio chiave:

Quindi la mia domanda è: qual è il problema? Perché non possiamo abbatterli? È una difesa? SÌ. È un attacco alla Russia? No. Stiamo abbattendo aerei russi e uccidendo piloti russi? No. Allora qual è il problema nel coinvolgere i paesi della NATO nella guerra? Non esiste un problema del genere.

Abbattiamo ciò che c’è nel cielo sopra l’Ucraina. E dateci le armi da usare contro le forze russe ai confini”.

Zelenskyj, senza dimenticare che è un attore televisivo, ha interpretato questo ruolo in numerose occasioni: Tormentateci con richieste di carri armati, aerei, artiglieria a lungo raggio e missili, recita il copione scritto a Washington, e noi esiteremo un po’ prima di soddisfare le vostre pressanti esigenze mentre difendete la democrazia, il mondo libero e tutti quegli altri “valori” dell’inventario della Guerra Fredda. Due giorni dopo, il Times ha riferito in esclusiva [4] che il segretario di Stato americano Antony Blinken, di ritorno da “una visita a Kiev che fa riflettere”, ha improvvisamente deciso che è davvero giunto il momento di ampliare la guerra nella direzione di uno scontro diretto con la Russia. Val la pena notare il sottotitolo di questo articolo: è di David Sanger, che di solito scrive questo tipo di pezzi profondi perché, a quanto pare, lui è così malsanamente profondo. “Ora è in corso un acceso dibattito all’interno dell’amministrazione per alleggerire il divieto”, riferisce il nostro David, “per consentire agli ucraini di colpire siti di lancio di missili e artiglieria appena oltre il confine con la Russia – obiettivi che, secondo Zelenskyj, hanno consentito le recenti conquiste territoriali di Mosca”. Capite cosa intendo per senza arte? L’uno-due di questa operazione di gestione della percezione ha tutta la finezza della vecchia rivista MAD. Comincio a offendermi, sinceramente. Se devo essere sottoposto a una propaganda incessante, esigo, esigo assolutamente che sia abbastanza sofisticata da essere almeno divertente. Tra l’intervista di Zelenskyj e il rapporto Sanger, i russofobi al Congresso non hanno perso tempo ad impegnarsi in questa operazione. Michael McCaul, il repubblicano del Texas che si colloca insieme a Tom Cotton tra gli eminenti dummköpfe [stupidi] che popolano Capitol Hill, si è avventato in modo partigiano mercoledì scorso.

McCaul, che presiede (non riesco a crederci) la commissione per gli affari esteri della Camera, stava davanti a una mappa che mostrava – secondo i miei conti – circa 50 obiettivi in ​​territorio russo. E lì ha fatto la doppietta, sostenendo la rimozione delle restrizioni allo spiegamento di armi statunitensi e trasformando la questione in un attacco noiosamente inutile al regime di Biden.

Ecco cosa ha detto:

Stiamo vivendo una situazione davvero brutta, come sapete. Questa è una zona santuario che hanno creato loro [i russi] …. Tuttavia, la vostra amministrazione e Jake Sullivan [sic] hanno limitato l’uso delle armi in modo che l’Ucraina non può difendersi e rispondere al fuoco contro la Russia. Ecco perché col supplemento [il pacchetto di aiuti che Biden ha firmato in legge il mese scorso], ho ordinato gli attacchi a lungo raggio, a corto raggio e gli HIMARS che la vostra amministrazione aveva impedito [di usare] legando [agli ucraini] le mani dietro la schiena”.

Non importa l’incoerenza. Un santuario? I russi hanno creato un santuario sul proprio territorio? Che razza di linguaggio è questo? Cosa passa per la stramba mente di McCaul, il confine cambogiano nella primavera del 1969, l’Operation Menu [5]? Dichiariamo tutti che ci sentiamo insicuri quando ci rendiamo conto di ciò di cui parlano queste persone e di quello che stanno rischiando. Qualsiasi autorizzazione per un uso esteso di armi prodotte dagli Stati Uniti contro obiettivi russi, che poi richiederà personale americano sul terreno in Ucraina, trasformerà inequivocabilmente la guerra per procura in un conflitto diretto tra Stati Uniti e Federazione Russa. Un pantano, per qualcuno? La scorsa settimana la Reuters ha presentato una rilevante esclusiva che cambia tutto [6], rivelando inequivocabilmente fughe intenzionali di notizie dal Cremlino che segnalano il desiderio del presidente Putin di fermare la guerra in Ucraina e negoziare un cessate il fuoco. Guy Faulconbridge e Andrew Osborn hanno citato interviste con “cinque persone che lavorano o hanno lavorato con Putin ad alto livello nel mondo politico e imprenditoriale”.

È ora di mettersi seduti.

“Tre delle fonti, che hanno familiarità con le discussioni nell’entourage di Putin”, hanno riferito i due corrispondenti, “hanno detto che l’anziano leader russo aveva espresso frustrazione a un piccolo gruppo di consiglieri per quelli che considera tentativi, sostenuti dall’Occidente, di ostacolare i negoziati e la decisione del presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy di escludere i colloqui”. Hanno poi citato una delle loro fonti, “una fonte russa di alto livello che ha lavorato con Putin ed è a conoscenza delle conversazioni ad alto livello al Cremlino”, affermando: “Putin può combattere per tutto il tempo necessario, ma Putin è anche pronto per un cessate il fuoco, al fine di congelare la guerra”. Anche se Putin ha inviato segnali del genere in numerose occasioni nel corso degli ultimi dieci anni di guerra, a mio avviso si tratta di un segnale importante. Per prima cosa, indica chiaramente in cosa consiste la nuova campagna di Kharkiv. Mosca non vuole prendere Kharkiv, come suggerisce il rapporto Faulconbridge e Osborn: vuole entrare nei colloqui dalla posizione di forza che tutte le parti in tutti i conflitti cercano nella fase di pre-negoziazione. Alcuni altri dettagli confermano ciò che distingue questo insieme di segnali del Cremlino da quelli inviati in precedenza. Dal rapporto Reuters:

Tre diverse fonti hanno affermato che Putin era consapevole che qualsiasi nuovo progresso drammatico [nella guerra] avrebbe richiesto un’ulteriore mobilitazione a livello nazionale, cosa che non vuole, mentre una fonte, che conosce il presidente russo, ha affermato che la sua popolarità era diminuita dopo la prima mobilitazione nel settembre 2022.

Quella convocazione nazionale ha spaventato parte della popolazione russa, spingendo centinaia di migliaia di uomini in età di leva a lasciare il paese. I sondaggi hanno mostrato che la popolarità di Putin era diminuita di diversi punti”.

Interessante. Un altro motivo per ascoltare ciò che il Cremlino vuole che il mondo sappia proprio adesso.

Non accetterò il suggerimento di Reuters secondo cui Putin soffre di nervosismo in politica. Ha appena vinto un nuovo mandato di sei anni come presidente. Ma il leader russo ha dimostrato numerose volte in passato di essere sensibile al sentimento popolare, ai sacrifici dei soldati lontani dalle loro comunità e dai luoghi di lavoro, e alle immagini della guerra: sacchi per cadaveri negli aeroporti, file di tombe di soldati. Come riferiscono Faulconbridge e Osborn, Putin continua a respingere l’insistenza del regime di Zelenskyj secondo cui nessun dialogo potrà iniziare finché l’Ucraina non avrà riconquistato tutto il territorio che ha perso dall’inizio della guerra nel 2014, compresa la Crimea. “Lasciamo che i colloqui riprendano”, ha detto Putin venerdì, “ma non sulla base di ciò che vuole una delle parti”. Tramite le rivelazioni dei suoi confidenti, quasi certamente autorizzati, Putin propone quello che equivale ad un armistizio. Entrambe le parti smetterebbero di sparare e le conquiste territoriali rimarrebbero quelle attuali, non necessariamente definite per sempre, ma fino a quando entrambe le parti non riusciranno a negoziare un altro passo verso una soluzione duratura. No, Kiev non riconquisterà la Crimea o le quattro repubbliche che hanno votato nel settembre 2022 per unirsi alla Russia; ma la Russia non avrà neppure smilitarizzato o denazificato l’Ucraina, come ha più volte affermato quale suo obiettivo.

C’è un principio giuridico che risale ai Romani: Qui tenet teneat – “chi possiede continui a possedere”, in parole povere – è spesso una caratteristica della diplomazia asiatica, che accetta maggiormente la fluidità e le incertezze temporanee che gli occidentali di solito non sono disposti ad accettare. Chas Freeman, il noto diplomatico, me lo ha insegnato anni fa attraverso le complesse controversie sulle giurisdizioni marittime nel Mar Cinese Meridionale. La proposta di Putin, vista in questo contesto, mi sembra l’idea più promettente al momento e, da notare, un certo numero di funzionari e commentatori in Occidente hanno diffuso quell’idea negli ultimi mesi. “Un conflitto congelato, come quelli in Kashmir, Corea e Cipro”, ha detto l’altro giorno John Whitbeck, noto avvocato internazionale, in una nota diffusa privatamente, “anche se non è l’ideale, sarebbe molto meglio di un’ulteriore guerra e moltissimo nella prospettiva dell’interesse dell’umanità”. Questo ci riporta a… a dicembre 2021, in realtà. Oggi come allora, né Kiev né Washington hanno alcun interesse ad avere idee ottimistiche. Gli addetti alla sicurezza nazionale di Biden non si sono nemmeno mossi per reagire al rapporto Faulconbridge e Osborn. Che almeno rispondessero con un “non-starter” [perso in partenza], il loro inglesismo preferito. Il regime di Zelenskyj ha immediatamente risposto al rapporto Faulconbridge e Osborn con un altro attacco, ancora una volta non di meno della sua consueta antipatia personale verso l’uomo. “Putin attualmente non ha alcun desiderio di porre fine alla sua aggressione contro l’Ucraina”, ha detto a Reuters Dmytro Kuleba, il dilettante ministro degli Esteri di Kiev. “Solo la voce unita e di principio della maggioranza globale può costringerlo a scegliere la pace invece della guerra”. Putin. La sua aggressività. Nessun desiderio di farla finita. Semplicemente non riesco a capire come qualcuno possa prenderla sul serio come modalità di governo. È un atteggiamento fallimentare, niente di più. Per quanto riguarda la voce della maggioranza globale menzionata da Kuleba, aspettiamola. Questo è un riferimento a una conferenza di due giorni che Zelenskyj e i suoi ministri hanno organizzato a metà giugno. Gli svizzeri hanno accettato di ospitarlo in un resort di proprietà del governo del Qatar vicino al Lago di Lucerna, e il Ministero degli Esteri svizzero, accettando le pretese degli ucraini, lo definisce “un vertice di pace”. Un vertice di pace? Per favore ditemi come funziona. I russi non sono nemmeno invitati. Si tratta di un tentativo di Zelenskyj di convincere il mondo ad allinearsi con lui mentre continua a condurre una guerra che ha già perso. Come mi ha detto sabato sera a cena un ex funzionario svizzero: “È un problema di soldi. Kiev ha bisogno di soldi”. Si dice che Biden abbia intenzione di partecipare, ma penso che sia fuori discussione. Zelenskyj ha detto che a metà aprile si aspetta da 80 a 100 capi di Stato, ma ne ho molti dubbi. Al 15 maggio,  riferisce Le Monde, all’invito di Berna avevano risposto circa 50 nazioni. Ricordate, dall’80 al 90% del globo, misurato in termini di popolazione o contando le nazioni sovrane, è rimasto risolutamente non allineato sulla questione ucraina. Conferenze di pace svizzere, interviste rilasciate dal New York Times, membri del Congresso che suonano le sirene da nebbia mentre applaudono una guerra più ampia: trovo tutto questo straordinariamente penoso. Forse Putin è serio riguardo alla sua proposta di armistizio, forse c’è meno di quanto sembri. Ma nessuno dalla parte opposta vuole neppure prendere in considerazione l’idea di porre fine alla guerra? La risposta netta alla nuova avanzata russa verso Kharkiv e alle fughe di notizie del Cremlino della scorsa settimana è quella di lanciare una nuova fase in una guerra per procura che l’Occidente ha già perso – una fase che sembra avere anch’essa poche possibilità di successo, ma che comporta più pericoli che altro e che qualunque statista veramente responsabile mai rischierebbe di correre. Dmitry Peskov, l’elegante portavoce del Cremlino, l’altro giorno ha detto a Faulconbridge e Osborn che la Russia non vuole “una guerra eterna”, una guerra eterna nel linguaggio americano. Questa è una buona cosa da non volere. Né Biden né Zelenskyj, d’altro canto, vogliono che questa guerra finisca: non possono permetterselo per una serie di ragioni. Questa è la realtà. Sono loro il principale ostacolo alla pace. Hanno dipinto il conflitto come una sorta di confronto cosmico tra il bene e il male, mettendo così anche loro stessi in un angolo.

Ma cosa succede quando una nazione potente non può perdere una guerra che ha già perso?

Traduzione a cura di Old Hunter

Note

  1. https://www.nytimes.com/2024/05/21/world/europe/ukraine-zelensky-interview.html
  2. https://www.nytimes.com/2024/05/21/world/europe/zelensky-interview-times-transcript.html
  3. https://www.nytimes.com/2024/05/22/us/politics/white-house-ukraine-weapons-russia.html
  4. https://www.c-span.org/video/?c5118262/rep-michael-mccaul-restrictions-ukraine
  5. https://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Menu
  6. https://www.reuters.com/world/europe/putin-wants-ukraine-ceasefire-current-frontlines-sources-say-2024-05-24/

da qui 

 

 

L’invenzione del nemico – Giorgio Abamben

Credo che molti si siano chiesti perché l’Occidente, e in particolare i paesi europei, cambiando radicalmente la politica che avevano perseguito negli ultimi decenni, abbiano improvvisamente deciso di fare della Russia il loro nemico mortale. Una risposta è in realtà senz’altro possibile. La storia mostra che quando, per qualche ragione, vengono meno i principi che assicurano la propria identità, l’invenzione di un nemico è il dispositivo che permette – anche se in maniera precaria e in ultima analisi rovinosa – di farvi fronte. È precisamente questo che sta avvenendo sotto i nostri occhi. È evidente che l’Europa ha abbandonato tutto ciò in cui per secoli ha creduto – o, almeno, ha creduto di credere: il suo Dio, la libertà, l’uguaglianza, la democrazia, la giustizia. Se nella religione – con la quale l’Europa si identificava – non credono più nemmeno i preti, anche la politica ha perduto ormai da tempo la capacità di orientare la vita degli individui e dei popoli. L’economia e la scienza, che hanno preso il loro posto, non sono in grado in alcun modo di garantire un’identità che non abbia la forma di un algoritmo. L’invenzione di un nemico contro il quale combattere con ogni mezzo è, a questo punto, il solo modo di colmare l’angoscia crescente di fronte a tutto ciò in cui non si crede più. E non è certo prova di immaginazione aver scelto come nemico quello che per quarant’anni, dalla fondazione della NATO (1949) alla caduta del muro di Berlino (1989), ha permesso di condurre sull’intero pianeta la cosiddetta guerra fredda, che sembrava, almeno in Europa, definitivamente sparita.
Contro coloro che cercano stolidamente di ritrovare in questo modo qualcosa in cui credere, occorre ricordare che il nichilismo – la perdita di ogni fede – è il più inquietante degli ospiti, che non soltanto non si lascia addomesticare con le menzogne, ma non può che portare alla distruzione chi lo ha accolto nella sua casa.

da qui


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martedì 21 novembre 2023

L’eroico e morale esercito d’Israele espugna l’ospedale di Al Shifa

articoli, video e disegni di Chris Hedges, Francesco Masala, Antonio Mazzeo, Enrico Euli, Raz Segal, Clare Daly, Mick Wallace, Eric Clapton, Nicola Casale, Gideon Levy, Pepe Escobar, Gian Giacomo Migone, Alessandro Di Battista, Francesca Albanese, Patrick Lawrence, Yanis Varoufakis, Michele Santoro, Elena Basile, Davide Malacaria, Yara Hawari, Ramzy Baroud, Alberto Capece, Manlio Dinucci, Vauro, Karem Rohana, Aida Touma-Suleiman, Amira Hass, Barbara Spinelli, Francesco Guadagni, Diego Ruzzarin, Ennio Remondino, Matteo Saudino, Stefano Orsi, Ben Norton, Michael Hudson, Maurizio Brignoli, SI Cobas, Lorenzo Kamel, Alberto Negri, Enrico Tomaselli, Domenico Gallo, Raffaele Tuzio, Forum Palestina, Sascha Picciotto, Piergiorgio Odifreddi, Carlos Latuff



L’assalto all’ospedale Al-Shifa come quello alla scuola Diaz – Francesco Masala

Se la situazione non fosse tragica ci sarebbe da ridere.

Tre bottiglie molotov a Genova, una copia del Mein Kampf, tradotto in arabo, nell’ospedale AL-Shifa. E anche, dopo numerose ricerche, seguendo la mappa scritta in ebraico, hanno trovato un bunker (costruito dagli israeliani, ma non sottilizziamo).

E poi hanno trovato dei telefonini e dei libri da disegno per bambini, o forse romanzi, chissà.

Intanto il regime (democratico?) di Israele è ufficialmente entrato della Storia universale dell’infamia, dopo aver stracciato il record degli assassinati a Srebrenica ha ormai superato anche il record di 13000 assassinati, detenuto dai nazisti durante la rivolta del ghetto di Varsavia del 1943, allora i morti erano ebrei e gli assassini nazisti, questa volta gli assassini sono israeliani (che di autodefiniscono ebrei) e i morti palestinesi.

 


L’orrore, l’orrore – Chris Hedges

Gli attacchi genocidi di Israele, che uccidono centinaia di palestinesi al giorno, tra cui circa 160 bambini, si sono estesi al bombardamento dei restanti ospedali di Gaza

DOHA, Qatar: sono nello studio del servizio arabo di Al Jazeera e sto guardando una diretta da Gaza City. Il reporter di Al Jazeera che si trovava nel nord di Gaza, a causa dell’intenso bombardamento israeliano, è stato costretto a evacuare nel sud di Gaza. Ha lasciato indietro la sua telecamera. L’ha puntata sull’ospedale Al-Shifa, il più grande complesso medico di Gaza. È notte. I carri armati israeliani sparano direttamente verso il complesso ospedaliero. Lunghi lampi rossi orizzontali. Un attacco deliberato a un ospedaleUn crimine di guerra deliberato. Un massacro deliberato dei civili più indifesi, compresi i malati e i neonati. Poi il segnale si interrompe.

Siamo seduti davanti ai monitor, in silenzio. Sappiamo cosa significa: niente corrente, niente acqua, niente Internet, niente forniture mediche. Ogni neonato in incubatrice morirà. Ogni paziente in dialisi morirà. Tutti i pazienti in terapia intensiva moriranno. Tutti quelli che hanno bisogno di ossigeno moriranno. Tutti quelli che hanno bisogno di un intervento chirurgico d’emergenza moriranno.

E cosa accadrà alle 50.000 persone che, cacciate dalle loro case a causa degli incessanti bombardamenti, si sono rifugiate nel terreno dell’ospedale? Conosciamo la risposta anche a questo. Anche molti di loro moriranno.

Non ci sono parole per esprimere ciò a cui stiamo assistendo. Nelle cinque settimane di orrore questo è uno dei vertici dell’orrore. L’indifferenza dell’Europa è già abbastanza grave, la complicità attiva degli Stati Uniti non ha fondo. Nulla giustifica tutto questo. Niente. E Joe Biden passerà alla storia come un complice del genocidio. Che i fantasmi delle migliaia di bambini che ha partecipato all’assassinio lo perseguitino per il resto della sua vita.

Israele e gli Stati Uniti stanno inviando un messaggio agghiacciante al resto del mondo. Il diritto internazionale e umanitario, compresa la Convenzione di Ginevra, sono pezzi di carta privi di significato. Non si applicavano in Iraq. Non si applicano a Gaza. Polverizzeremo i vostri quartieri e le vostre città con bombe e missili. Uccideremo selvaggiamente le vostre donne, i bambini, gli anziani e i malati. Istituiremo dei blocchi per creare la fame e malattie infettive. Voi, le “razze minori” della terra, non contate nulla. Per noi siete parassiti da estinguere. Noi abbiamo tutto. Se provate a portarci via qualcosa, vi uccideremo. E non saremo mai ritenuti responsabili.

Non siamo odiati per i nostri valori. Siamo odiati perché non abbiamo valori. Siamo odiati perché le regole valgono solo per gli altri. Non per noi. Siamo odiati perché ci siamo arrogati il diritto di compiere massacri indiscriminati. Siamo odiati perché siamo senza cuore e crudeli. Siamo odiati perché siamo ipocriti, perché parliamo di protezione dei civili, di stato di diritto e di umanitarismo mentre spegniamo la vita di centinaia di persone a Gaza al giorno, tra cui centinaia di bambini.

Israele ha reagito con indignazione e sdegno morale quando è stato accusato di aver bombardato l’ospedale arabo cristiano al-Ahli di Gaza, provocando centinaia di morti. Israele ha affermato che il bombardamento è stato causato da un razzo vagante lanciato dalla Jihad islamica palestinese. Non c’è nulla nell’arsenale di Hamas o della Jihad islamica che avrebbe potuto replicare l’enorme potenza esplosiva del missile che ha colpito l’ospedale. Chi di noi si è occupato di Gaza ha sentito questo ritornello di Israele così tante volte da risultare risibile. Incolpano sempre Hamas e i palestinesi per i loro crimini di guerra, cercando ora di sostenere che gli ospedali sono centri di comando di Hamas e quindi obiettivi legittimi. Non forniscono mai prove. L’esercito e il governo israeliano mentono come se respirassero.

Medici senza frontiere, che ha personale che lavora ad Al-Shifa, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma che pazienti, medici e infermieri sono “intrappolati negli ospedali sotto il fuoco“. Ha chiesto al “governo israeliano di cessare questo assalto senza tregua al sistema sanitario di Gaza”.

Nelle ultime 24 ore, gli ospedali di Gaza sono stati bombardati senza sosta. Il complesso ospedaliero di Al-Shifa, la più grande struttura sanitaria dove il personale di MSF sta ancora lavorando, è stato colpito più volte, compresi i reparti di maternità e ambulatoriali, causando diversi morti e feriti“, si legge nella dichiarazione. “Le ostilità intorno all’ospedale non sono cessate. Le équipe di MSF e centinaia di pazienti sono ancora all’interno dell’ospedale di Al-Shifa. MSF ribadisce con urgenza i suoi appelli a fermare gli attacchi contro gli ospedali, per un cessate il fuoco immediato e per la protezione delle strutture mediche, del personale medico e dei pazienti“.

Altri tre ospedali nel nord di Gaza e a Gaza City sono circondati dalle forze israeliane e dai carri armati, in quello che un medico ha detto ad Al Jazeera essere un “giorno di guerra contro gli ospedali“. Anche l’ospedale indonesiano avrebbe perso la corrente. L’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) riferisce che 20 dei 36 ospedali di Gaza non funzionano più.

Il cinismo di Israele e Washington lascia senza fiato. Non ci sono differenze di intenti. Washington vuole solo che si faccia in fretta. Corridoi umanitari? Pausa nei bombardamenti? Si tratta di mezzi per facilitare lo spopolamento totale del nord di Gaza. La manciata di camion di aiuti autorizzati a passare il confine di Rafah con l’Egitto? Un espediente di pubbliche relazioni. L’obiettivo è uno solo: uccidere, uccidere, uccidere. Più veloce è, meglio è. I funzionari di Biden non fanno altro che parlare di ciò che avverrà dopo che Israele avrà terminato la sua decimazione di Gaza. Sanno che il massacro di Israele non finirà finché i gli abitanti di Gaza non vivranno all’aperto, senza alcun riparo, nella parte meridionale della striscia e moriranno per mancanza di cibo, acqua e cure mediche.

Gaza, prima dell’incursione di Israele, era uno dei luoghi più densamente popolati del pianeta. Immaginate cosa accadrà con 1,1 milioni di abitanti del nord ammassati su oltre 1 milione nel sud. Immaginate cosa accadrà quando malattie infettive come il colera diventeranno un’epidemia. Immaginate le devastazioni della fame. La pressione aumenterà per fare qualcosa. E questo qualcosa, spera Israele, sarà spingere i palestinesi oltre il confine, nel Sinai, in Egitto. Una volta lì, non faranno più ritorno. La pulizia etnica di Gaza da parte di Israele sarà completa. Inizierà la pulizia etnica della Cisgiordania.

Questo è il sogno demenziale di Israele. Per realizzarlo, renderanno Gaza inabitabile.

Chiedetevi: se foste un palestinese a Gaza e aveste accesso a un’arma, cosa fareste? Se Israele uccidesse la vostra famiglia, come reagireste? Perché vi interesserebbe il diritto internazionale o umanitario quando sapete che si applica solo agli oppressi, non agli oppressori? Se il terrore è l’unico linguaggio che Israele usa per comunicare, l’unico che apparentemente capisce, non rispondereste con il terrore?

L’orgia di morte di Israele non schiaccerà Hamas. Hamas è un’idea. Questa idea si nutre del sangue dei martiri. Israele sta fornendo ad Hamas nutrimento in abbondanza.

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Chris Hedges – Israele chiude il suo laboratorio umano a Gaza

Israele usa i palestinesi imprigionati a Gaza come cavie umane per le sue industrie di armi e tecnologie.

I palestinesi sono topi da laboratorio per l’esercito israeliano, i servizi di intelligence e le industrie di armi e tecnologia. I droni, la tecnologia di sorveglianza israeliana – compresi i software di spionaggio, di riconoscimento facciale e le infrastrutture di raccolta biometrica – insieme alle recinzioni “intelligenti”, alle bombe sperimentali e alle mitragliatrici controllate dall’intelligenza artificiale, vengono sperimentati sulla popolazione prigioniera di Gaza, spesso con risultati letali. Queste armi e tecnologie vengono poi certificate come “testate in battaglia” e vendute in tutto il mondo.

Israele è il 10° rivenditore di armi del pianeta e vende la sua tecnologia e le sue armi a circa 130 nazioni, comprese le dittature militari in Asia e America Latina. Le vendite di armi israeliane hanno totalizzato 12,5 miliardi di dollari lo scorso anno. Lo stretto rapporto con queste agenzie militari, di sicurezza interna, di sorveglianza, di raccolta di informazioni e di applicazione della legge, spiega il pieno sostegno che gli alleati di Israele danno alla sua campagna genocida a Gaza. Quando il presidente colombiano Gustavo Petro si è rifiutato di condannare l’attacco del 7 ottobre da parte dei gruppi di resistenza palestinesi come “attacco terroristico” e ha detto che “il terrorismo sta uccidendo bambini innocenti in Palestina”, Israele ha immediatamente interrotto tutte le vendite di attrezzature di difesa e sicurezza alla Colombia. Questa cabala globale, dedita alla guerra permanente e a mantenere le popolazioni monitorate e controllate, fattura centinaia di miliardi di dollari all’anno.

Queste tecnologie stanno rafforzando un totalitarismo aziendale sovranazionale, un mondo in cui le popolazioni sono schiavizzate in modi che i regimi totalitari del passato potevano solo immaginare.

L’assalto genocida a Gaza è un altro capitolo della secolare pulizia etnica dei palestinesi da parte del progetto coloniale israeliano. È accompagnato, come tutti i progetti coloniali, dal furto di risorse naturali, terra, acqua e gas naturale nei giacimenti marini di Gaza, a 20 miglia nautiche dalla costa di Gaza, che potrebbero contenere fino a 1.000 miliardi di piedi cubi di gas naturale. In un mondo in cui le risorse diminuiscono, soprattutto l’acqua in Medio Oriente, e le dislocazioni causate dalla crisi climatica, Gaza è il preludio di un nuovo spaventoso ordine mondiale. Mentre le democrazie avvizziscono e muoiono, mentre la disuguaglianza economica si espande, mentre la povertà e la disperazione aumentano, la classe dirigente globale farà sempre più spesso a noi – una volta che ci ribelleremo – quello che sta facendo ai palestinesi.

Non è lontano da Gaza il campo e i centri di detenzione allestiti per i migranti che fuggono in Europa dall’Africa e dal Medio Oriente. Non è molto distante dai bombardamenti a tappeto su Gaza alle guerre infinite in Medio Oriente e nel Sud del mondo. Non è lontano dalle leggi antiterrorismo usate per criminalizzare il dissenso in Israele alle leggi antiterrorismo introdotte in Europa e negli Stati Uniti.

Il 7 ottobre, i palestinesi di Gaza sono scappati dalla gabbia del loro laboratorio. Si sono scatenati in una serie di omicidi contro i loro sadici padroni. Dal 7 ottobre, quasi 12.000 palestinesi sono stati uccisi e circa 30.000 feriti, tra cui 4.700 bambini, nell’uragano di granate, proiettili, bombe e missili che stanno trasformando Gaza in una terra desolata. Quasi 3.000 palestinesi sono dispersi o sepolti sotto le macerie. Presto i palestinesi saranno colpiti da malattie infettive e dalla fame. Quelli che sopravviveranno, se Israele riuscirà nella sua pulizia etnica, diventeranno rifugiati, ancora una volta, oltre il confine con l’Egitto. In Cisgiordania ci sono ancora molte cavie palestinesi. Gaza sarà chiusa al mondo.

Israele, che non è firmatario del Trattato sul commercio di armi, ha da tempo fornito armi ad alcuni dei regimi più odiosi del pianeta, tra cui il governo dell’apartheid del Sudafrica e il Myanmar. L’India è il maggior acquirente di droni militari di Israele. Israele ha fornito UAV, missili e mortai all’Azerbaigian per l’invasione e l’occupazione del Nagorno-Karabakh, che ha causato lo sfollamento di 100.000 persone, più dell’80% dell’enclave di etnia armena. Israele ha venduto napalm e armi all’esercito salvadoregno e al regime omicida del generale José Efraín Ríos Montt in Guatemala, quando ho seguito le guerre degli anni ’80 in America Centrale. I mitragliatori Uzi di fabbricazione israeliana erano le armi preferite dagli squadroni della morte centroamericani. Israele ha anche venduto armi ai serbi di Bosnia, nonostante le sanzioni internazionali, quando ho seguito la guerra in Bosnia negli anni ’90, un conflitto che ha causato la morte di 100.000 persone.

“Israele è un attore chiave nella battaglia dell’UE per militarizzare i propri confini e scoraggiare i nuovi arrivi, una politica che ha subito un’enorme accelerazione dopo il massiccio afflusso di migranti nel 2015, dovuto principalmente alle guerre in Siria, Iraq e Afghanistan”, scrive Anthony Loewenstein in “The Palestine Laboratory: How Israel Exports the Technology of Occupation Around the World”, “L’UE ha stretto partnership con le principali aziende di difesa israeliane per l’utilizzo dei suoi droni, e naturalmente gli anni di esperienza in Palestina sono un punto di forza fondamentale”.

“Le somiglianze tra il confine tra Stati Uniti e Messico e il muro di Israele attraverso i territori occupati aumentano di anno in anno”, scrive. L’uno informa e ispira l’altro, con le aziende tecnologiche sempre alla ricerca di nuovi modi per colpire e catturare i nemici percepiti”. L’uso di strumenti di sorveglianza ad alta tecnologia per monitorare il confine è stato sostenuto sia dai repubblicani che dai democratici. Una società durante gli anni di Trump, la Brinc, sostenuta dal miliardario Peter Theil, ha testato la possibilità di dispiegare droni armati che avrebbero stordito i migranti con una pistola elettrica lungo il confine tra Stati Uniti e Messico”.

I droni Heron TP “Eitan”, prodotti dalla Israel Aerospace Industries – la più grande azienda israeliana di aerospazio e difesa e il più grande esportatore di armi del Paese – sono utilizzati da Frontex, l’agenzia per le frontiere esterne e le coste dell’Unione Europea, per monitorare e scoraggiare le imbarcazioni di migranti e rifugiati nel Mediterraneo. I droni, che volano fino a 40 ore ininterrottamente, possono essere modificati per trasportare quattro razzi Spike con manicotti a frammentazione composti da migliaia di cubetti di tungsteno da 3 mm che perforano il metallo e “provocano lo strappo dei tessuti dalla carne”, in sostanza facendo a pezzi la vittima. Vengono usati abitualmente sui palestinesi.

“È quasi impossibile attraversare il Mediterraneo [come migrante]”, ha dichiarato a Loewenstein Felix Weiss, dell’ONG tedesca Sea-Watch. “Frontex è diventato un attore militarizzato, con attrezzature provenienti da zone di guerra”, ha aggiunto.

Elbit Systems, la più grande azienda privata israeliana di armi, fornisce alla Customs and Border Protection (CBP) degli Stati Uniti torri di sorveglianza ad alta tecnologia che utilizza lungo il confine con il Messico. Inoltre, nel 2004 ha fornito al CBP il suo drone Hermes per testare la fattibilità dell’uso di UAV al confine.

Pegasus, uno strumento di phone-hacking prodotto dall’israeliana NSO Group, un’agenzia di cyber intelligence, è stato utilizzato dai cartelli della droga messicani per prendere di mira la giornalista Griselda Triana, dopo che suo marito Javier Valdez Cárdenas, anch’egli reporter investigativo, è stato assassinato nel 2017. Secondo la ricerca e l’analisi del Citizen Lab canadese, il governo messicano è direttamente coinvolto nel colpire giornalisti e membri della società civile con il software spia Pegasus. Dopo l’uccisione e lo smembramento del reporter Jamal Khashoggi nel consolato saudita di Istanbul nell’ottobre 2018, si è scoperto che un cliente della NSO aveva preso di mira il telefono della sua fidanzata, Hanan Elatr. Pegasus trasforma un telefono cellulare in un dispositivo di sorveglianza mobile, con microfoni e telecamere attivati all’insaputa dell’utente.

La Skunk Water, un liquido dall’odore putrido, è stata testata e perfezionata sui palestinesi, spesso con troupe israeliane che registravano gli attacchi per mostrare ai potenziali clienti l’efficacia della sostanza chimica.

“Le forze israeliane inondano abitualmente interi quartieri palestinesi di acqua puzzolente, spruzzandola deliberatamente in case private, aziende, scuole e funerali, in quella che il gruppo israeliano per i diritti umani B’Tselem definisce “una misura punitiva collettiva” contro i villaggi palestinesi che si impegnano a protestare contro la violenza coloniale di Israele”, ha riportato The Electronic Intifada nel 2015. Nello stesso anno, il Dipartimento di Polizia Metropolitana di St. Louis ha acquistato 14 bombole di Skunk da utilizzare contro i manifestanti in seguito alle manifestazioni scoppiate dopo l’uccisione da parte della polizia dell’adolescente afroamericano disarmato Michael Brown, a Ferguson, nel Missouri.

Israele ha creato un sofisticato sistema di riconoscimento facciale, Red Wolf, per documentare ogni palestinese nei territori occupati. La tecnologia “viene utilizzata ampiamente” per “consolidare le pratiche esistenti di polizia discriminatoria, segregazione e limitazione della libertà di movimento, violando i diritti fondamentali dei palestinesi”, spiega Amnesty International nel suo recente rapporto intitolato “Apartheid automatizzata”. L’agenzia investigativa francese Disclose ha rivelato che da otto anni la polizia francese utilizza illegalmente un software di riconoscimento facciale fornito dall’azienda tecnologica israeliana BriefCam. La tecnologia di BriefCam consente agli utenti di “rilevare, tracciare, estrarre, classificare [e] catalogare” le persone “che appaiono nei filmati di videosorveglianza in tempo reale”.

Le mitragliatrici AI, prodotte dall’azienda israeliana SMARTSHOOTER, possono sparare granate stordenti e proiettili con punta di gomma, nonché gas lacrimogeni. Sono state perfezionate durante le prove sui palestinesi in Cisgiordania. SMARTSHOOTER si è recentemente aggiudicato un contratto per fornire all’esercito britannico il suo “sistema di puntamento e sparo automatico” SMASH, che può essere collegato ad armi di piccolo calibro come i fucili automatici.

Secondo Jeff Halper, nel suo libro “War Against the People”, Israele ha svolto un lavoro all’avanguardia sui soldati cyborg. Ha sviluppato un sistema radar che vede attraverso i muri, scrive. Come spiega The Electronic Intifada, il complesso militare-industriale israeliano ha costruito “un carro armato chiamato Cruelty, un drone da 20 grammi a forma di farfalla, una ‘barca delle meraviglie’ stealth chiamata Death Shark, una serie di armi che prendono il nome da insetti o fenomeni naturali (calabroni bionici, polvere intelligente, droni libellula e robot rugiada intelligenti), insetti cibernetici, un centro di addestramento per la ‘guerra urbana’ di 600 edifici soprannominato Chicago e una bomba da un megatone con capacità di impulso elettromagnetico”.

Harper osserva che durante l’occupazione dell’Iraq, l’esercito statunitense ha replicato le tattiche usate da Israele contro i palestinesi. Ha costruito una barriera di sicurezza intorno alla Zona Verde di Baghdad, ha imposto la chiusura di città e villaggi, ha compiuto omicidi mirati, ha copiato le tecniche di tortura israeliane e ha usato checkpoint e blocchi stradali per isolare città e villaggi.

Israele addestra ed equipaggia le forze di polizia statunitensi, insegnando tattiche aggressive, supportate da hardware e veicoli militari pesanti, che sono stati utilizzati a Ferguson e ad Atlanta durante gli scontri della polizia con gli attivisti che protestavano contro Cop City.

Halper chiama questo fenomeno la “palestinizzazione” dei conflitti globali.

“Con così tante aziende israeliane coinvolte nel mantenimento delle infrastrutture intorno all’occupazione, queste imprese hanno trovato modi innovativi per vendere i loro servizi allo Stato, testare le ultime tecnologie sui palestinesi e poi promuoverle in tutto il mondo”, spiega Loewenstein. E mentre “le industrie della difesa sono sempre più in mani private”, dopo decenni di privatizzazione neoliberale, “continuano ad agire come un’estensione dell’agenda di politica estera di Israele, sostenendo i suoi obiettivi e l’ideologia a favore dell’occupazione”.

La classe dirigente globale contrasterà le forze destabilizzanti della disuguaglianza, la limitazione delle libertà civili, il crollo delle infrastrutture, il fallimento dei sistemi sanitari e la crescente penuria causata dall’accelerazione della crisi climatica, bollando tutti coloro che resistono come “animali umani”.

Questo nuovo ordine mondiale è iniziato a Gaza. Finirà a casa nostra.

Traduzione de l’AntiDiplomatico

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