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sabato 27 settembre 2025

Il Papa soffre, si addolora, invita, esorta ma non si pronuncia sul genocidio - Paolo Farinella

  

Non abbiamo dovuto aspettare molto per capire che la vocazione di pompiere gli è congeniale

Come lo stesso card. Robert Prevost ha voluto sottolineare pomposamente apparendo al balcone con la mozzetta rossa, residuato storico della clamide imperiale, simbolo della dignità dell’imperatore d’Occidente e di Oriente (Roma e Bisanzio/Costantinopoli), il papa neoeletto volle che lo chiamassimo «Leone», nell’ordine il quattordicesimo. Il riferimento compiaciuto era per il suo predecessore Leone XIII, che, per la vulgata abborracciata, fu il papa della modernità con l’enciclica Rerum Novarum del 1891, con cui, a malincuore, il papa prendeva atto che il mondo gli era scappato di mano e bisognava prendere per le corna la «questione operaia», altrimenti altri se ne sarebbero appropriato e la Chiesa ci avrebbe fatto, ancora una volta, la figura del fossile pachiderma, incapace di vivere i tempi che attraversa.

Il papa americano-peruviano-italo-franco-spagnolo intravede nella Intelligenza Artificiale un’altra questione epocale, spartiacque che attraversa gli interessi della Chiesa (mo’ me la segno!). Volle chiamarsi Leone XIV solo per questa ragione. Lui si applaudì da solo, gli americani erano contenti di avere un meticcio, ma abbastanza bianco da non sfigurare come papa, “vestito di bianco” con un tocco rosso che dona sempre e gli altri cardinali si accodarono perché capirono subito che non sarebbe mai stato la riedizione di Francesco. Francesco arrivò dopo 800 anni del primo Francesco, e noi, ora, per vederne un altro, bisognerà aspettare la fine del mondo (per altro, abbastanza vicina, con gli scuri di luna che vi sono in giro).

 

All’inizio, io stesso lo accolsi con beneficio d’inventario e dandogli il credito che si merita un nuovo cliente, salvo cambiamenti in corso d’opera. Non abbiamo dovuto aspettare molto per capire che la vocazione di pompiere gli è congeniale. D’altra parte, è un “figlio di Sant’Agostino” (autocertificazione sua), uno che, essendosi buttato tutto a destra con Platone (sec. V-IV a.C.), mediato da Plotino (sec. III a.C.) per i quali la materia è brutta e cattiva, mentre solo l’anima è bella e affascinante, tanto da condannarla alla perpetua prigionia a vita nel corpo mortale di esseri spregevoli. Ci vollero otto secoli perché ad Agostino rispondesse per le rime uno come Tommaso d’Aquino (sec. XIII). Leone si crede Mosè nel Mare Rosso dell’epopea dell’IA con l’intenzione di affrontare rischi e montagne russe del cambiamento d’epoca.

Purtroppo, i suoi sogni (e pure i nostri) si sono infranti subito con la realtà che è più intelligente di qualsiasi artificiale intelletto. Appena eletto, si trovò davanti calda di sangue fresco e giovane, anzi infantile, il palcoscenico mondiale dove si rappresentava, in prima assoluta, GAZA, PLEASE! opera unica di Benjamin Netanyahu, del suo governo e dei governi di due terzi del mondo che lo appoggiano “perché paese democratico” (sic!), tra cui gli Usa trumpisti, un altro modello di democrazia al barbecue.

Invece di affacciarsi al balcone per dire soltanto: “Io vado a Gaza e parto oggi stesso; chi vuole venire con me? Andiamo per mare fino all’altezza di Gaza, poi viriamo a sinistra (almeno una volta nella vita, tanto per togliersi lo sfizio) e attracchiamo sulla spiaggia. Poi si vedrà! Nossignori. Il Leone ha deciso di non telefonare nemmeno alla parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza, a cui papa Francesco telefonava tutte le sere, alle ore 19:00 per sorridere e parlare con gli ospiti rintanati lì.

 

Il Leone è prigioniero del galateo diplomatico, e quindi se ne andò non a Gaza, ma, come Annibale agli ozi di Castelgandolfo. Gli sforzi da ernia che ha fatto sono stati “implorare la fine delle guerra; provo un grande dolore per Gaza; ai capi di Stato dico: non fate i birichini” e, dulcis in fundo, ma proprio in fundo: “La santa Sede non intende, per ora, chiamare ‘genocidio'” il ‘genocidio’ che si sta consumando sulla pelle dei martiri moderni, come avvenne nella Shoàh ebraica nei campi di sterminio nazisti, dei bambini, delle bambine, dei vecchi e delle donne e di disperati di Gaza. Il papa è capo di stato e quindi non gli si addice usare un linguaggio di verità, perché la “diplomazia è l’arte di dire bugie con stile ed educazione”.

Dopo che qualcuno, ma dopo un secolo e mezzo, deve avergli detto che tutto il mondo si aspettava un segno da lui, bontà sua, si è lasciato scappare: “Andrò a Lampedusa”. Non si capisce la logica perché poteva anche andare alle Bermude, alle Settechelles o ad Arzachena o Calangianus in Sardegna… l’ospitalità l’avrebbe avuta lo stesso con un bicchierino di “Filu ‘e ferru” e non avrebbe corso rischi di sporcare la mantelletta rossa. Il popolo è molto più avanti, anche 550 preti di 21 nazioni abbiamo deciso di chiamarsi “Preti contro il genocidio” (massiccio e travolgente 1,2% in tutto il mondo). Il papa non si pronuncia, ma soffre, si addolora, invita, esorta, supplica e… fa l’americano. Forse, se avesse riflettuto qualche secondo in più, avrebbe fatto meglio a chiamarsi Leoncello I, tenero cucciolotto.

da qui

venerdì 15 agosto 2025

Dopo le armi a Israele, il governo Meloni lancia cibo su Gaza: così vuole contare al tavolo del ‘dopo’ - Paolo Farinella

 

Il governo italiano, da sempre, è schierato pancia a terra con “l’unica democrazia del Medio Oriente”, che poi sarebbe l’Israele del governo Netanyahu. Niente di meno! Il 16 giugno 2003 (secondo governo Berlusconi, ça va sans dire), l’Italia ha sottoscritto a Parigi con Israele un “memorandum d’intesa in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa – A.C. 5592”, rinnovato nel maggio 2005 (Legge n. 17/maggio 2005), dal III governo Berlusconi, con il supporto degli ex fascisti di Fini.

Per onorare la tradizione guerrafondaia della fiamma ardente della Destra italo-meloniana, Giorgia l’americana ha pensato bene d’inviare soprattutto armamenti micidiali impiegati per massacrare i Palestinesi, sia a Gaza che in Cisgiordania.

Non sono parole buttate lì, nella mischia del tipo ’ndo cojo cojo, ma dati precisi e certificati: nel 2024 l’Italia ha esportato in Israele armi per un valore di € 5,2 milioni (Coeweb, Sistema di Statistiche Istat per il commercio estero). Parti delle armi italiane, destinate alla distruzione di chi le avrà in casa, sono smembrate ed esportate in Israele. La provenienza è Viterbo, Lecco è la prima provincia per consegne e Parma l’epicentro del commercio. In altre parole si costruiscono “pezzi” di armi, poi un momento prima di usarle si assemblano e il gioco è fatto: nessuno uccide, ma tutti lanciano bombe.

Difficile, se non impossibile avere notizie di questo genere. La sola ammissione si ebbe il 7 maggio 2025 in Commissione Esteri alla Camera per voce del sottosegretario Giorgio Silliche ha ammesso, per la prima volta, che armi italiane sono state inviate a Israele anche dopo il 7 ottobre 2023. Il governo si è giustificato, dicendo che l’accordo prevedeva che fosse Israele a distruggere le spolette che attivano le bombe fabbricate a Viterbo. Come dire: cretini siete, cretini resterete, perché noi facciamo quello che vogliamo, alla faccia della vostra democrazia e dell’art. 11 della Costituzione (“L’Italia ripudia la guerra”).

Ora che Netanyahu crolla nei sondaggi e che in tutto il mondo sono isolati lui, il suo governo e anche Israele con rigurgiti spaventosi di antisemitismo; ora che tutti disapprovano ogni cosa che fa perché di genocidio si tratta e di eliminazione etnica scientificamente programmata, il governo italiano dei meloni e delle angurie cerca di riposizionarsi, mentre prova a trovare qualche distinguo per poter giocare al tavolo del “dopo”, sventolando l’invio di “Food for Gaza”, ma dal cielo, scaricato dagli aerei come bombeDemenziale: buttano il cibo che si schianta per terra, che uccide gli affamati che sono colpiti (errori collaterali).

 

Il governo vuole pulirsi la coscienza sporca e cerca la foglia di fico, facendo venire 34 bambini e circa 90 familiari per essere curati, come prima altri 17 con 55 familiari. Vorrei capire: il governo italiano vende armi a Israele con le quali uccide o ferisce i piccoli bambini di Gaza, vittime innocenti e poi lo stesso governo italiano organizza un piccolo spettacolo con una manciata di bambini da curare (meglio pochi che nessuno, neh!) e grandi fanfare di tv e giornali, addomesticati o sottomessi al governo o liberamente “servi volontari”?

Inoltre, si chiede “prima” la liberazione di “tutti gli ostaggi rimasti”, senza dire che degli ostaggi non importa nulla al governo israeliano che li considera “sacrificabili” all’obiettivo di prendersi tutta Gaza. Ormai in Israele il governo lo dice chiaro e apertamente: il messaggio di Netanyahu è che gli ostaggi sono sacrificabili. Oren Persico lavora per il sito di inchiesta The 7th Eye, specializzato nel portare alla luce le compromissioni tra giornalismo e potere in Israele, sempre più frequenti nei vent’anni di governo di Netanyahu.

Tutto è illecito, contro il diritto, ormai assassinato prima ancora degli innocenti da ammazzare, tutto è organizzato e si compra, ma solo chi è disposto a vendersi, anche tra i giornalisti: lo vediamo in Italia, negli Usa, dove tutti per la pagnotta si sono piegati a 90 gradi a Trump e mangiano nella ciotola che la Sua Benignità, graziosamente, concede. Un tempo Berlusconi, pur di mangiare un boccone con il personale di servizio nel ranch del vaccaro W.D. Bush, avrebbe fatto la parte del cagnolino scodinzolante. Ora non c’è nemmeno bisogno di scodinzolare, basta fare affari con armi di morte sicura, purché non si sappia, in omaggio al proverbio: occhio non vede, cuore non duole.

Mamma Meloni che ama i bambini, ma in famiglia rigorosamente con “padre e madre” (esattamente come lei), gli lancia tonnellate di cibo in testa, e se alcuni muoiono, pazienza: se il cibo, la farina, il latte si versano per terra, basta raccogliere e se Netanyahu li ammazza con le armi sue non è colpa nostra: al governo democratico del Medio Oriente noi gliel’avevamo detto di essere moderato, ma se poi lui è esagerato, beh! Sono effetti collaterali. Tutto sommato, sopportabili: vi saranno meno palestinesi da sfamare. Così imparano a farsi governare da Hamas, stipendiato da Netanyahu.

da qui