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domenica 25 settembre 2022

“Nel Messico di Amlo, è in corso un cambiamento politico profondo”.

  

·        intervista esclusiva allo scrittore-attivista Paco Ignacio Taibo II, di Geraldina Colotti

 

In merito alla rivoluzione bolivariana, ha le idee ben chiare lo scrittore-attivista Paco Ignacio Taibo II, che abbiamo raggiunto in Messico per questa intervista esclusiva. “Contro il Venezuela – dice - si è esercitato un terrorismo brutale e una messa al bando mediatica senza precedenti”. Francisco Ignacio Taibo Mahojo, classe 1949, noto come Paco Ignacio Taibo II, è un autore pluripremiato di origine ispano-messicana.

Appassionato del genere poliziesco, ha scritto fortunate novelas negras che hanno come protagonista il detective Héctor Belascoarán Shayne, la prima delle quali, Días de combate, è stata pubblicata nel 1976. La sua passione per il genere lo ha spinto a fondare, nel 1986, la Asociación Internacional de Escritores Policíacos (Aiep), insieme al messicano Rafael Ramíres Heredia, ai cubani Rodolfo Pérez Valero e Alberto Molina, all’uruguaiano Daniel Chavarría, al russo Yulián Semiónov e al ceco Jiri Prochazka. Nel 1988, ha ideato il festival multiculturale Semana Negra de Gijón, nel quale sono passati migliaia di scrittori di romanzi polizieschi, storici, di fantasy e di fantascienza.

La sua opera letteraria non si è però limitata al genere poliziesco. Ha scritto anche romanzi storici, racconti, fumetti, reportage e saggi, tradotti in molte lingue. Libri che rimangono sempreverdi nel catalogo editoriale di vari paesi, dall’Europa, all’America Latina. Fra questi, la Biografia del Che, la più venduta fra tutte quelle pubblicate sulla vita del rivoluzionario argentino-cubano, o la trilogia Patria, sul passato del Messico, che ne illumina il presente.

Dal 2019, dirige il Fondo de Cultura Económica, una delle case editrici più importanti del Messico e dell’Iberoamérica, e lavora nel governo di Manuel Lopez Obrador (Amlo).

Che paese è oggi il Messico di Amlo?

È in corso un cambiamento politico profondo, dal piano economico a quello sociale e culturale. Oggi c’è un governo chiaramente di sinistra che vuole fare gli interessi della maggioranza dei messicani, ma che deve fare i conti con un apparato legale, burocratico e viziato, ereditato dal passato. Noi facciamo parte dell’ala più radicale della coalizione. Il Fondo de Cultura Económica mi permette di essere quel che sono e continuare a fare le cose che faccio. Per indicazione di Manuel, abbiamo sprigionato tutta la forza insita nel nuovo stato per fare cose sorprendenti nel mondo del libro, per consentire al maggior numero possibile di cittadini di aver accesso alla lettura, rompendo i tradizionali schemi della distribuzione e portando il libro direttamente nelle mani del lettore, senza lasciarlo negli scaffali delle istituzioni. Abbiamo distribuito gratuitamente oltre 5 milioni di libri. Per questo, abbiamo creato una rete di librerie, abbassato il prezzo dei volumi, inventato nuove collane e soluzioni originali come le moto-librerie o le librerie itineranti. E abbiamo aperto oltre 10.000 sale di lettura, nelle quali si organizzano ogni giorno attività, si discute. Uno sforzo titanico. Uno degli strumenti più potenti sono i laboratori sui libri di storia. Nonostante l’infrastruttura molto corrotta, ereditata dall’epoca priista, per noi, in Messico, è stato facile disegnare una prospettiva latinoamericana per la lettura, che si va consolidando. Abbiamo aperto librerie praticamente in tutti i paesi dell’America latina, dal Cile al Venezuela, con la catena delle Librerie del Sur. Adesso ne stiamo aprendo una a Cuba, altre tre in Colombia, in Honduras, Ecuador, Bolivia, Guatemala... Latinoamerizzando il dibattito, rompiamo il monopolio editoriale della Spagna, che ha preteso di decidere quel che si deve leggere nel nostro continente.

 

Uno sforzo che ricorda quello iniziato da Chávez con la rivoluzione bolivariana, e continuato oggi da Nicolas Maduro, sull’onda di quel che diceva José Marti: essere colti per essere liberi. Nel solco di Cuba, il Venezuela è un laboratorio di cultura popolare, guidato dalla democrazia partecipata e protagonista. Eppure, viene considerato lo spauracchio da cui prendere distanza, dentro e fuori dall’America Latina. Qual è la tua opinione?

Contro il Venezuela, si è esercitato un terrorismo brutale e una messa al bando informativa senza precedenti. Si vuole ignorare che sia l’unico paese in cui il chavismo vince elezioni a ogni piè sospinto, elezioni trasparenti e verificabili. Eppure, mediante l’asfissia economica, se sanzioni, le accuse di narco-terrorismo lo si è voluto trasformare in uno spettro da cui deve guardarsi tutta l’America Latina. Si è persino inventata una nuova etichetta per squalificare il socialismo bolivariano e i governi popolari: populismo. Quando in Europa mi chiedono se sono populista, io ribatto: andate alla radice del concetto. Se io sono populista, voi cosa siete, antipopolari? Si possono muovere critiche nei confronti di qualunque governo, io penso che i paesi progressisti abbiano bisogno anche di una critica da sinistra, non solo da destra, ma resta il fatto che il Venezuela ha un ruolo fondamentale per il continente e per la politica latinoamericana. Tantopiù ora che comincia a spezzare l’assedio, dopo aver resistito a condizioni terribili, e che potrà trarre beneficio dalla importantissima vittoria di Petro in Colombia, oltreché dal ruolo di Amlo in Messico.

 

Amlo, però, sembra avere un’idea dell’integrazione latinoamericana un po’ diversa da quella ideata da Fidel e Chávez. Si è riferito a un organismo più simile all’Unione europea delle origini, che potrebbe includere anche il Nordamerica. È così?

La geopolitica è complicata. Per andare avanti, il Messico ha bisogno di ottenere una relazione di non aggressione da parte degli Stati Uniti, per questo deve negoziare e rinegoziare, dicendo costantemente ai nordamericani: non immischiatevi, per tenere a bada le multinazionali che ne sono la punta di lancia. L’impero non si riduce all’ambasciata Usa, ma è costituito dalle imprese minerarie che vogliono il controllo dell’energia elettrica, del litio, della produzione di gas. Dalla prospettiva messicana, si tratta del modo in cui Andrés Manuel fa fronte alla vicinanza del mostro. C’è una tradizione antimperialista un po’ schematica che considera gli Stati uniti come un blocco. Invece, no, sono un coacervo di contraddizioni su cui occorre far leva. È così dappertutto. Per esempio, se mi si dice: occorre combattere i talebani, io sono d’accordo. Si tratta di un progetto pericolosissimo di regressione storica che arriva fino a forme di barbarie maschilista, tribale di fondamentalismo religioso. Però non possiamo farlo alla maniera nordamericana, bombardando, ma cercando un’alleanza con i codici progressisti locali. Si potrebbe, invece, “bombardarli” con vecchi film noir come Gilda, interpretato da Rita Hayworth, per deliziare il talibanismo…

Con la vittoria di Petro in Colombia, sembra tornata una seconda ondata progressista in America Latina, che resta un continente in disputa non solo sul piano elettorale, ma anche sul piano del potere popolare. Quali spazi ci sono per rendere irreversibile questa seconda ondata?

Il piano elettorale è diventato un elemento di lotta molto importante, ha cambiato i rapporti di forza in America Latina. Dieci anni fa sarebbe stato impensabile che ci fossero dieci governi di sinistra o di centro-sinistra a tendere ponti fra loro. Non bisogna, però, ignorare che questi trionfi elettorali molte volte ti portano al governo ma non ti danno il potere, impedendoti di convertire in programmi politici i successi elettorali. Ci vuole un’organizzazione sociale trans-statale che accompagni i governi, senza farsi assorbire dalle funzioni statali, ma coniugandole con l’organizzazione popolare. Per questo, anche l’elemento simbolico, e la battaglia delle idee hanno una grande importanza unificante.

Come la spada di Bolivar, che ha infiammato il dibattito dopo il gesto arrogante compiuto dal re di Spagna all’assunzione d’incarico di Petro in Colombia?

È venuta di nuovo fuori l’assoluta ignoranza della élite spagnola nell’intendere i temi dell’America Latina. Il concetto di una Patria Grande legata da un destino comune libertador è un obiettivo antimperialista unificante dalla Patagonia fino ai Grandi Laghi degli Stati Uniti, dove le comunità ispano-parlanti sono già la maggioranza. Occorre portare il dibattito anche su piano etico, morale, non solo sul piano economico: la rivoluzione è necessaria, i cambiamenti sono improcrastinabili, i poveri sono la maggioranza, ma ci sono anche poveri di destra, conservatori, il pensiero conservatore si è introdotto anche nella nostra gente e ha prodotto conseguenze sorprendenti… Portare la riflessione sul terreno simbolico è fondamentale. In questo senso, benvenuta la spada di Bolivar.

Il tuo ultimo libro, pubblicato da Editorial Planeta Mexicana, s’intitola La libertad, trece historias para la historia. Tra i personaggi descritti, vi sono un generale sovietico, un impavido sindacalista, un giornalista-simbolo, e un rivoluzionario di professione venezuelano, Carlos Aponte. Vi sono, però, anche figure che hanno contrastato il cammino verso la libertà, situandosi nel campo opposto. Di quale libertà si parla in questo libro?

I miei libri sono frutto di una rigorosa ricerca storica ad ampio spettro, un lavoro di anni che svolgo da solo, per evitare filtri, censure o interferenze. Su Carlos Aponte, più conosciuto a Cuba che in Venezuela, non c’era quasi nulla, ho dovuto compiere un enorme lavoro di ricerca per restituire questa splendida figura di rivoluzionario professionale: il migliore, capace di andare in un pantano e di organizzare una rivoluzione, spendendosi fino all’ultimo respiro. Man mano che vado avanti, entrano in scena sempre più personaggi, che chiedono di venire alla luce, perché sono pronti per essere raccontati, mentre altri rimangono incompiuti. È accaduto così anche per questo libro. Nei primi mesi della pandemia, ho scoperto che il tempo per me si era dilatato, viaggiavo meno dentro e fuori il paese, avevo tutta la notte a disposizione. Mi sono concentrato, ho visto che il libro era maturo. Al momento di riordinare il materiale, avevo di fronte 15 storie di personaggi provenienti da diverse correnti della sinistra che, in diversi contesti e in svariate circostanze, si sono giocati la vita per la libertà. Alcune le ho messe da parte, ritenendole ancora incomplete, e ne ho selezionate 13. Mi sono, però, reso conto che accanto a figure che apparivano nel loro lato luminoso, ve n’erano altre che mostravano un lato oscuro, focoso o delirante, anche in contrasto aperto con chi si è giocato la vita per la libertà: un libro a due facce, insomma. Mi sono chiesto: concentro il libro sulla libertà oppure incorporo le storie che mi piacciono? Ho scelto di incrociare due libri, uno secondo l’asse della libertà, l’altro in base alla battaglia per narrare bene la storia. La nostra sfida, oggi, è quella di convincere gli adolescenti che la storia può essere appassionante. A questo punto della vita, la libertà riguarda il mio rapporto con il lettore, il modo in cui rendo conto al lettore.

E cosa chiedono i giovani lettori nell’epoca del digitale?

Quello fra il libro stampato e il formato digitale è un falso dibattito. A noi, in Messico, il digitale ci serve per entrare con un’offerta gratuita nelle biblioteche, fondamentalmente con saggi formativi, per quella piccola parte di lettori che legge in tablet o su computer. Su un cellulare, un adolescente difficilmente legge un romanzo, al massimo una poesia o una nota, dobbiamo raggiungerlo con un libro stampato. Per il resto, non ci sono due giovani uguali. Quando firmo un libro, che sia in una libreria o durante uno sciopero, mi incontro con molti giovani come con i lettori più anziani, che mi seguono da anni. La sfida è come aiutarli a rompere il cerchio della facilità, della comunicazione digitale rapida che ha sicuramente delle grandi virtù, fra le quali gli strumenti per contrastare le fake-news diffuse dalla destra conservatrice che invadono la nostra vita, ma che può andare a scapito della profondità. Non si deve rinunciare alla velocità, ma ingaggiare un dibattito quotidiano con i giovani e con gli adulti per la profondità.

Come appassionare i lettori alla storia?

 Se vuoi trarre lezioni dalla storia, che sempre ci sono, devi spogliarti del passato immediato per evitare il rischio di una letteratura di stampo pedagogico, di letture semplicistiche o messaggi politici diretti, dei luoghi comuni e degli schemi. Occorre rigore e profondità nella storia narrata, ma anche consentire al lettore di recuperare la parte di storia che più gli aggrada, fornire proprie interpretazioni anche se non coincidono con le intenzioni del narratore. In questo libro, l’elemento-cardine è quello della curiosità, che consente di coniugare i personaggi alla storia in generale, evitando la trappola delle porte laterali, che porterebbero a dover affrontare problemi storici giganteschi, che si affacciano all’improvviso nel corso della ricerca e cercano di attirarti.

La libertad racconta anche le vicende del Sindacato degli Inquilini, che si sono svolte negli anni Venti del secolo scorso nello Stato di Veracruz. Una zona oggi considerata una fossa comune a cielo aperto, dove la realtà supera la fiction, in un intreccio perverso tra interessi politici e affari criminali. Come attivista e scrittore di novelas negras come legge questa realtà oggi?

Quando entrai nella retta finale di questo lavoro, l’editore e i lettori premevano affinché scrivessi un’altra storia messicana, dopo il successo di Patria, il libro dedicato al liberalismo messicano, che continua a vendersi moltissimo, ma io ho scelto la libertà di raccontare senza regole personaggi che sorgono da diversi contesti, compreso quello messicano, ma non solo. A volte, bisogna rinunciare ai grandi temi per narrarli attraverso il dettaglio. Quello della violenza in Messico, è problema complesso, che va indagato a fondo nelle pieghe del passato. Come giornalista e narratore, negli anni scorsi ho trattato molto, anche con due documentari, la vicenda dei 43 studenti di Ayotzinapa, scomparsi nel 2014. Oggi, Andrés Manuel è riuscito a superare il muro della disinformazione che era stato costruito intorno al caso, confermando le ipotesi che avevamo avanzato, e indicando che il tempo dell’impunità per gli assassinii di Stato è finito. Non è sicuro che la realtà superi la fiction, molte volte la fiction rivela il lato occulto dell’iceberg.

da qui

mercoledì 3 luglio 2019

Messico: la lettera di López Obrador al re spagnolo ha ricevuto solo risposte ignobili dalla parte spagnola - Enrico Vigna




Il governo spagnolo e le formazioni spagnole di destra hanno risposto in modo indignato alla lettera che il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, ha inviato lo scorso marzo al re di Spagna, Filippo VI, chiedendo pubbliche scuse per gli abusi commessi durante la conquista e la colonizzazione dei territori Americani 500 anni fa, da parte di Hernan Cortes; personaggio venerato come un eroe in Spagna e considerato un vero selvaggio nelle terre indie. Gli esponenti spagnoli hanno affermato che, occorre dimenticare il passato e guardare al futuro, e che non è logico che i discendenti di Montezuma vogliano vincere la guerra persa cinque secoli fa.
“L’arrivo, cinquecento anni fa, degli Spagnoli nell’attuale terra messicana, non possono essere giudicati alla luce delle considerazioni contemporanee“, è stato scritto in un comunicato diffuso dal ministero degli Esteri spagnolo, aggiungendo che “si rammarica profondamente” per la pubblicizzazione di tale lettera, il cui contenuto respinge “con tutta la fermezza.”
Da parte loro, i leader del Partido Popular, di Ciudadanos e Vox hanno anche pubblicamente respinto la lettera del presidente messicano a Filippo VI.
La lettera di López Obrador è un’offesa intollerabile per il popolo spagnolo. È così che funziona il populismo: distorcendo la storia e cercando lo scontro…” sono le parole del leader di Ciudadanos Albert Rivera. Il Partito Popolare ha detto che la Spagna”…può sentirsi tremendamente orgogliosa di quello che ha fatto in America, a differenza di come si sono comportati altri paesi nelle loro colonie, indicando come esempio ” il Belgio in Congo o gli inglesi negli Stati Uniti “.

Da parte sua, il candidato del partito di estrema destra Vox, Santiago Abascal, ha detto che Lopez Obrador è “infettato dal socialismo indigeno e non capisce che richiedere la riparazione per il Messico da parte della Spagna è offensivo verso essa…”.
Si potrebbe pensare che la richiesta di López Obrador è una sciocchezza, perché è chiaro che dopo 500 anni nessun discendente degli antichi sterminatori, può assumersene la responsabilità, ma non si tratta di questo. L’intento di Obrador è di utilizzare l’anniversario per sancire una riparazione storica per le comunità indigene che hanno subito l’oppressione e lo sterminio non solo in tempi in cui in Spagna tramontava mai il sole, ma anche dopo l’indipendenza.
In sintesi, non si tratta di riscrivere la storia, ma di eseguire un esercizio di liberazione storica per chiudere ferite che sono ancora considerate aperte da queste comunità.

López Obrador insieme all’AMLO, aveva inviato a marzo attraverso i social network una lettera, al Papa, con un elenco documentato di eccidi e crimini, richiedendo ” il perdono ai popoli indigeni per le violazioni di quelli che oggi sono conosciuti come diritti umani “. Definendo l’invasione dei territori, messicani da parte dei conquistatori spagnoli, un “massacro“.
La cosiddetta conquista è stata fatta con la spada e con la croce“, ha detto López Obrador prima di aggiungere che è tempo di “riconciliarsima prima occorre chiedere perdono“, dicendo al re di Spagna e al Papa di scusarsi per la conquista del Messico.
Il presidente ha anche fatto riferimento alla repressione subita dai popoli Maya e Yaqui durante il governo del presidente Porfirio Díaz (1872-1910). I Maya attuarono una lunga battaglia con l’esercito federale tra il 1847 e il 1901, nota come “La Guerra de Castas”. Il popolo Yaqui, situato a Sonora (nord-ovest), subì anche attacchi governativi tra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo. Gli Yaqui, volevano semplicemente difendersi e difendere i loro territori dall’invasione in corso da parte del governo e dei proprietari terrieri che, volevano appropriarsi e si appropriarono dei loro territori.
Alla fine della resistenza la maggior parte del popolo Yaqui fu ridotta in una condizione di schiavitù e costretta a lavorare nelle colture di Henequen (pianta della famiglia delle Agavaceae originaria del Messico sud-orientale, questa piantaproduce una 
fibra adatta per fabbricare corde e spago per l’industria tessile; inoltre viene usata per ottenere un tipico liquore messicano) nello Yucatan, nel sud-est del paese.
Uno studio effettuato da valenti storici messicani, ha appurato che, migliaia di persone morirono durante il trasferimento forzato in quelle terre. La comunità Yaqui, che nel 1900 era di 30.000 persone, fu ridotta a meno di 7.000.
Il governo messicano non vuole compensazioni finanziarie per il saccheggio sistematico e per l’etnocidio avvenuto, ma solamente una dichiarazione pubblica intesa semplicemente come atto di riparazione morale e storico.
López Obrador chiederà il perdono. “…E’ stato sventurato quello che è successo con lo sterminio degli Yaquis, i Maya, incluso lo sterminio dei cinesi nel mezzo della rivoluzione messicana e del Porfiriato…Occorre chiedere perdono e che l’anno 2021 sia l’anno della riconciliazione storica“.

(Fonte: Resumen)




giovedì 18 aprile 2019

Samir Vive!





SAMIR VIVE, LA LOTTA CONTINUA!
PRONUNCIAMENTO DELLA TERZA ASSEMBLEA NAZIONALE DEL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO, CONSIGLIO INDIGENO DI GOVERNO ED EZLN.

Ai popoli del mondo
Alle organizzazioni e collettivi in resistenza e ribelli
Alle reti di resistenza e ribellione
Alla sexta nazionale e internazionale
Ai mezzi di comunicazione

A quasi 100 anni dall’assassinio del generale Emiliano Zapata, i popoli ayuuk, binizza, chinanteco, chol, chontal, guarijío, maya, mayo, mazahua, mazateco, mixteco, nahua, nayeri, otomí, popoluca, purépecha, raramuri, tepehuano, tlapaneco, tojolabal, totonaco, tzeltal, tsotsil, wixárika, yaqui, zoque e quichua (Ecuador) siamo qui riuniti per celebrare la Terza Assemblea Nazionale del Congresso Nazionale Indigeno e Consiglio Indigeno di Governo, nel dolore e nella rabbia per la guerra contro i nostri popoli e per l’assassinio del compagno Samir morto per difendere la terra ed il suo popolo. Dalla nostra assemblea nazionale mandiamo un abbraccio solidale e di lotta alla sua famiglia ed alla comunità di Amilcingo, Morelos. Il CNI-CIG e l’EZLN mandano un abbraccio solidale, e per noi il compagno sarà sempre una candela accesa.
Samir è stato ucciso dal regime neoliberale; non sappiamo se è stato il governo, gli impresari, se i loro cartelli criminali o se i tre insieme. Le offerte fatte da AMLO non a chi sta sotto, ma ai padroni del denaro e del potere e le velate minacce contro chi difende la vita, hanno gettato le basi per il vile omicidio. Questo, nel caso del nuovo titolare dell’Esecutivo federale, è la promessa di consegnare alle grandi imprese ed alle cupole militari quello che non sono riusciti a sottrarci il capitalismo neoliberale ed i suoi malgoverni che vanno e vengono. Agli impresari offre di mettere a loro disposizione la terra con la presunta nuova Legge di Sviluppo Agrario, per smantellare definitivamente la proprietà e l’organizzazione collettiva, chiamando “sviluppo” il furto sfacciato e la distruzione, minacciando militarmente le nostre comunità con la sua Guardia Nazionale e riconfigurando il nostro paese.
Quello che sopra chiamano “trasformazione” per la nostra gente ha sempre significato che noi ci mettiamo i morti in funzione degli interessi delle oligarchie e di chi detiene il potere, che sono sempre più pochi ma grandi, e che non smettono di vivere dell’oppressione, dello sfruttamento e della distruzione degli stessi di sempre.
La cosiddetta “Quarta Trasformazione” segue lo stesso percorso delle 3 precedenti, e se possibile anche con più brutalità e cinismo.
Nella guerra di Indipendenza furono gli sfruttatori locali, figli degli invasori europei coloro i quali presero il potere e si spartirono le nostre terre, cercando di rendere invisibile l’esistenza dei nostri popoli sulla base del discorso liberale che è il discorso del Potere proseguito fino ad oggi.
Con la Riforma le nostre terre comunali, per noi sacre, furono proscritte per consegnarle agli stessi saccheggiatori, le leggi di Riforma e le successive leggi sui terreni incolti e di colonizzazione favorirono la crescita delle grandi tenute sotto il regime di Porfirio Díaz.
Durante la Rivoluzione Messicana, mentre sopra si spartivano il potere politico, sotto, col nostro sangue, difendevamo ed irrigavamo la terra. Mentre Madero e Carranza tradivano ed assassinavano Zapata, i nostri popoli chiedevano un radicale e profonda trasformazione sociale ed agraria che non è mai arrivata.
Così, in ogni “trasformazione” sono cresciuti ed acuiti lo sfruttamento, la sottrazione, la discriminazione ed il disprezzo contro i nostri popoli.
Non abbiamo dubbi che questa nuova tappa di governo approfondisca il neoliberismo e l’integrazione forzata del nostro paese nell’orbita imperiale degli Stati Uniti, perché si è impegnato fedelmente a dare continuità alle politiche macroeconomiche dei governi precedenti, stabilendo un’austerità e restrizioni fiscali che non si vedevano dal governo di Miguel de la Madrid; garantendo l’autonomia della Banca del Messico, il rispetto degli investimenti stranieri e l’impulso del libero commercio. Va contro noi ed i nostri territori, è per lo sterminio dai nostri popoli ovunque ed a questo scopo lancia una guerra che oggi subiamo con lutto e rabbia. Da questa assemblea generale e nell’insieme dalle nostre sofferenze vediamo che è una guerra fatta di molte guerre che operano in maniera integrale, come se fosse una sola.
Francisco I. Madero, colui che tradì Zapata, oggi è il principale ispiratore del discorso del nuovo Esecutivo federale, ammiratore delle politiche di sviluppo liberiste che stanno sterminando i nostri popoli.
In realtà, la cosiddetta “Quarta Trasformazione” è iniziata con Miguel de la Madrid Hurtado, si è approfondita con Carlos Salinas de Gortari, ha proseguito la sua guerra di conquista con Ernesto Zedillo Ponce de León, Vicente Fox Quezada, Felipe Calderón Hinojosa ed Enrique Peña Nieto; ed ora continua col progetto ultra-sessennale di Andrés Manuel López Obrador e del Partido Movimiento de Regeneración Nacional. Per i popoli originari l’unico “vero cambiamento” è l’aumento delle menzogne, degli inganni, delle persecuzioni, delle minacce, degli arresti, dei soprusi, degli omicidi, del disprezzo, dello sfruttamento umano e della distruzione dell’ambiente; insomma: l’annichilimento della vita collettiva quale siamo.
Quello di cui hanno bisogno quelli che orchestrano la distruzione del mondo ce l’abbiamo noi, e lo difenderemo dalla sua trasformazione capitalista con la nostra resistenza e disobbedienza, benché, come vediamo, dobbiamo affrontare la trama militare di dominazione e repressione che sono lo stendardo del capitale che ricorre a corpi di polizia, militari, gruppi di scontro, cartelli della droga e paramilitari.
Il malgoverno federale poggia sulle stragi provocate da decenni di neoliberismo, approfondendo il disprezzo ed il razzismo per poter spogliare i popoli originari. Cerca l’indifferenza e ad essa si rivolge per domandargli se è d’accordo o no sulla distruzione che riveste di “progresso”. Ovvero, le sue presunte consultazioni non sono altro che il raccolto dell’odio e della paura lasciati dal capitalismo neoliberale. Questo raccolto viene chiamato “democracia”.
Di fronte a tutti i progetti preposti alla sottrazione ed alla distruzione dei nostri territori e culture, dichiariamo che le consultazioni popolari, e quelle organizzate anche in base al Trattato 169 dell’OIL, hanno lo scopo di convalidare i megaprogetti e rivestirli di una falsa legittimità. Denunciamo che le consultazioni che l’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni organizza attualmente intorno al Plan Nacional de Desarrollo 2018-2024, al Treno Maya o all Corridoio Transismico sono una simulazione per la loro convalida. I nostri popoli, nell’esercizio dei loro diritti fondamentali all’autonomia e territoriali dicono NO alle politiche ed ai megaprogetti di sottrazione, morte e distruzione, così come alle consultazioni organizzate dai malgoverni per ottenere il consenso dei nostri popoli a queste politiche e megaprogetti.
Il governo neoliberale guidato da Andrés Manuel López Obrador ha gli occhi puntati sulle nostre comunità e territori, dove, con l’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni, si tende una rete di cooptazione e disgregazione che apre la strada ad una guerra industriale, fatta di progetti e violenze che, insieme alle altre guerre e reti di guerra, stende un’oscura ragnatela di morte sui popoli originari del paese.
Il Proyecto Integral Morelos, per esempio, consta di 2 centrali termoelettriche, gasdotti ed acquedotti che vogliono spogliare della terra, acqua, sicurezza, salute, identità e vita rurale i popoli indigeni nahua del vulcano Popocatépetl degli stati di Morelos, Puebla e Tlaxcala. La forza dello Stato e delle imprese Elecnor, Enagas, Abengoa, Bonatti, CFE, Nissan, Burlington, Saint Gobain, Continental, Bridgestone e molte altre, ha imposto questo progetto attraverso la violenza pubblica statale, federale e l’esercito, seminando terrore tra le comunità con la tortura, le minacce, l’arresto, la persecuzione giudiziaria, la chiusura di radio comunitarie ed ora con l’assassinio del nostro fratello Samir Flores Soberanes.
I neoliberisti, prima con i criminali Felipe Calderón ed Enrique Peña Nieto ed ora con Andrés Manuel López Obrador, vogliono distruggere la resistenza dei popoli che dicono NO al Proyecto Integral Morelos. Tuttavia, il razzismo seminato dal disprezzo capitalista, dalla disinformazione e dalla smemoratezza, tornano a criminalizzarci. Nel 2014 e nel 2018 AMLO disse che sarebbe stato dalla parte dei popoli indigeni contro la centrale termoelettrica a Huexca. Oggi ci chiama radicali di sinistra e conservatori, dicendo che è il denaro investito nel progetto la ragione principale per non fermare la morte che esso annuncia, senza che importino le sofferenze e la rabbia dei nostri popoli.
Oggi, ingannevolmente è definita “democrazia” la menzogna che chiamano “consultazione”, realizzata nel clima di violenza, disinformazione e diffamazione, senza nemmeno considerare i rischi che il Gasdotto Morelos comporta in una zona pericolosa come quella del vulcano sacro Popocatépetl, senza che si curino che si esaurisca l’acqua per l’irrigazione degli ejidos di Ayala e si inquini il Fiume Cuautla. Cioè, la vita non vale quando si parla del grande capitale.
Nei villaggi maya degli stati di Chiapas, Tabasco, Campeche, Yucatan e Quintana Roo, i luoghi sacri vengono strappati violentemente alle comunità per accrescere i guadagni di imprese turistiche transnazionali; si scatena una guerra in cui lo stesso treno che trasporterà i frutti dell’industria alimentare transgenica, trasporterà la carne dei mega allevamenti suini che distruggono le acque sacre dei cenote; lo stesso che servirà per collegare le zone economiche speciali di Puerto Progreso e Campeche nella penisola, dove inoltre impongono parchi eolici. Ugualmente, nei territori indigeni di Tabasco e Chiapas, dove, inoltre, questa guerra si mette in rete con i gruppi repressivi militari e paramilitari. Poi, diventa una sola guerra dei megaprogetti dispiegati sul territorio dei popoli originari dell’Istmo di Tehuantepec.
Mentre orchestrano la trasformazione capitalista contro i popoli maya, la terra viene rubata alle comunità, comprata per pochi pesos e distrutta dallo sfruttamento e dalla contaminazione transgenica in tutta la regione, fortemente colpita dalle sostanze chimiche usate in agricoltura.
Nei villaggi dei popoli originari che vivono nell’Istmo di Tehuantepec, il malgoverno capitalista annuncia l’imposizione del progetto voluto dai grandi capitali internazionali per il transito delle loro merci ed il saccheggio dei beni naturali e culturali del sud-sudest dove vivono un gran numero di popoli originari e dove si trovano le principali selve, boschi, fiumi e la zona a maggiore biodiversità del paese.
Il malgoverno capitalista usa le forme di imposizione dei governi precedenti per imporre questo megaprogetto di morte con cui si vogliono riattivare i porti di Salina Cruz e Coatzacoalcos collegandoli tra loro con un treno ad alta velocità per il trasporto di merci dei grandi capitali che controllano il mondo. È il neo porfirismo “trasformato” nei panni di “progressista”.
Vuole trasformare l’Istmo in un muro di contenimento della migrazione centroamericana e nazionale verso gli Stati Uniti, utilizzando i migranti in lavori precari e mal pagati nelle industrie maquiladoras, nelle fabbriche di automazione, nello sfruttamento forestale, i megaprogetti energetici, come i corridoi eolici, idroelettrici, così come nello sfruttamento di idrocarburi con metodi convenzionali e fracking, lo sfruttamento minerario e il trasporto di merci in tutta la frangia transistmica.
Questo progetto non è a beneficio delle comunità, né del paese, né trasporterà i nostri prodotti locali, ma è la consegna dei nostri territori e della nostra vita al capitalismo internazionale guidato dagli Stati Uniti, da dove partono reti di guerre per le quali non ci sono muri né contenimenti.
La versione “Quarta Trasformazione” del muro di Trump, non è altro che la moltiplicazione di muri costruiti dalla frontiera con Guatemala e Belize fino all’Istmo messicano. Queste muraglie si costruiscono con i materiali prodotto della distruzione della natura e dei popoli originari, ed il loro “collante” è il saccheggio, lo sfruttamento, il disprezzo e la repressione.
Nel centro del paese, l’espansione selvaggia di Città del Messico è accompagnata da sviluppo industriale e speculazione agraria ed immobiliare che sta portando alla distruzione di un’ampia zona. Con i lavori a Texcoco per il NAICM sono stati distrutti più di 100 colline per estrarre materiali con cui uccidere il lago, provocando la contaminazione delle fonti di acqua di tutta la regione. L’alternativa del nuovo governo, l’aeroporto nella base militare di Santa Lucía, è accompagnata dallo stesso saccheggio dei villaggi della zona che si vogliono gettare nella disgrazia che il capitale getta su tutti noi.
Con preoccupazione osserviamo, da una parte, che l’impresa PINFRA continua le opere dell’autostrada México Tuxpan-Peñón Texcoco, sui terreni dell’ejido di Nexquipayac, mentre diverse imprese vogliono continuare diverse opere del NAICM a Texcoco ed attualmente realizzano lavori che non sono debitamente giustificati; d’altra parte, il governo federale promette ai militari la gestione ed i profitti del nuovo aeroporto a Santa Lucía. È la tariffa in cambio della protezione del potere contro noi popoli che ci organizziamo per fermare la guerra in ogni angolo del paese, mettendoci sempre la vita. È per questo che il CNI-CIG continuerà a lottare per la cancellazione del progetto del NAICM sia che vogliano continuarlo a Texcoco o a Santa Lucía, come è la decisione dell’Esecutivo federale.
In questo senso e nell’esercizio dei nostri diritti territoriali ed all’autonomia, diciamo che questi megaprogetti cozzeranno contro la volontà dei nostri popoli.
Il malgoverno capitalista di López Obrador acuisce la guerra contro le donne del nostro paese, dunque, con il suo doppio appoggio ai potenti, porta all’aumento di femminicidi, tratta delle donne, tortura e sfruttamento. Per questo noi del Congresso Nazionale Indigeno e Consiglio Indigeno di Governo ed EZLN, pensiamo che se noi donne che lottiamo nei nostri villaggi in campagna ed in città ci organizziamo, riusciremo a minare, fino a farla cadere, questa guerra del capitale.
In basso, in tutte le geografie dei popoli originari, continuiamo a seminare l’autonomia, costruiamo ed esercitiamo il potere del basso in quello che sono anche reti di reti, ma di resistenza e disobbedienza, che sono anche lo specchio non solo di noi popoli del CNI – CIG ed EZLN, ma di molti altri ed altre che seminano la speranza e delle quali è specchio questa nostra terza assemblea nazionale.
Di conseguenza, da qui, denunciamo la guerra aperta contro la degna lotta della comunità indigeno nahua di Santa María Ostula, Michoacán, che utilizza la forza repressiva del malgoverno ai suoi tre livelli, così come i gruppi della criminalità organizzata, la stessa che viene dispiegata anche in tutto il territorio del paese come strumento di morte contro i nostri popoli e come giustificazione per la militarizzazione e la creazione della Guardia Nazionale.
Ci dichiariamo per il rispetto pieno all’autonomia dell’ejido Tila, nello stato del Chiapas e condanniamo le minacce di esproprio e repressione fatte dall’illegittimo commissario ejidale con l’appoggio dei malgoverni per la formazione di gruppi di scontro contro i nostri compagni che hanno dato esempio di dignità ed organizzazione.
Ugualmente, su accordo della nostra assemblea nazionale, continuiamo ad esigere la presentazione in vita del nostro compagno Sergio Rivera Hernández che è statodesaparecido dal 23 agosto 2018 per la sua lotta contro la miniera Autlán nella Sierra Negra di Puebla. Esigiamo la cancellazione del progetto idroelettrico Coyolapa-Atzala e dello sfruttamento minerario nella Sierra Negra.
Esigiamo la presentazione in vita dei 43 studenti di Ayotzinapa e giustizia per i compagni assassinati.
Esigiamo la cancellazione delle concessioni minerarie su tutto il territorio nazionale, che implicano la distruzione nello stato di Oaxaca, Sierra Sur, nel territorio chontal da parte dell’impresa Salamera, nella regione dei Chimalapas, dove la stessa impresa canadese attualmente vuole ampliare le sue concessioni, nel deserto di Wirikuta, San Luis Potosí ed in tutto il paese.
Rivolgiamo un appello per raddoppiare gli sforzi per la libertà del nostro compagno Fidencio Aldama Pérez, del popolo yaqui di Loma de Bácum, Sonora; e dei nostri compagni Pedro Sánchez Berriozábal, Rómulo Arias Mireles e Teófilo Pérez González della comunità nahua di San Pedro Tlanixco, nello Stato del Messico, e di tutti i prigionieri politici del Messico.
Vogliamo che cessino la persecuzione e le minacce contro i nostri fratelli e sorelle della comunità di Amilcingo, Morelos, da dove brilla la luce del nostro fratello Samir, da parte dei tre livelli del malgoverno che vogliono imporre ad ogni costo il Proyecto Integral Morelos.
Vogliamo la cancellazione del parco eolico conosciuto come Gunaa Sicarú, dell’impresa francese EDF, progettato su più di 4mila ettari appartenenti ai terreni comunali della comunità binnizá di Unión Hidalgo e respingiamo la consultazione che il governo vuole realizzare per ottenere il “consenso” allo stesso. Ugualmente vogliamo la cancellazione immediata degli studi di prospezione che stanno svolgendo gli speleologi appartenenti al PESH (Espeleológico Sistema Huautla) nelle grotte e nelle caverne della comunità mazateca di Huautla senza l’autorizzazione della stessa.
Invitiamo i popoli originari, le reti e le organizzazioni che hanno appoggiato il CIG-CNI, così come i collettivi e le organizzazioni di lavoratori, di studenti, di donne, di contadini e di giovani che lottano contro il capitalismo neoliberale, a far crescere le nostre resistenze e ribellioni e a partecipare all’Assemblea Nazionale dei popoli del Congresso Nazionale Indigeno e le organizzazioni, reti e collettivi che in Messico e nel mondo lottano e si organizzano, all’evento a motivo del centenario dell’assassinio del Generale Emiliano Zapata Salazar, i giorni 9 e 10 aprile del presente anno nello stato di Morelos, dove ancora una volta diremo con chiarezza:
SAMIR VIVE, VIVE, LA LOTTA CONTINUA, CONTINUA!

Distintamente
Dalla Terza Assemblea Nazionale del Congresso Nazionale Indigeno e Consiglio Indigeno di Governo.
Marzo 2019
Per la Ricostituzione Integrale dei Nostri Popoli
Mai Più Un Messico Senza Di Noi
Congresso Nazionale Indigeno
Consiglio Indigeno di Governo
Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Traduzione “Maribel” – Bergamo


venerdì 18 gennaio 2019

Popoli zapatisti, siamo soli! - Subcomandante Insurgente Moisés





PAROLE DEL CCRI-CG DELL’EZLN AI POPOLI ZAPATISTI NEL 25° ANNIVERSARIO DELL’INIZIO DELLA GUERRA CONTRO L’OBLIO.
Parole del Subcomandante Insurgente Moisés:
31 dicembre 2018
Compagni, compagne Basi di Appoggio Zapatiste:
Compagne e compagni Autorità Autonome Zapatiste:
Compagne e compagni Comitati e Responsabili regionali e locali:
Compagne e compagni miliziane e miliziani:
Compagne e compagni insurgentas e insurgentes:
Per mia bocca parla la voce dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
Vi parlo come vostro portavoce, perché è mio compito essere la vostra voce ed i vostri occhi.
È arrivata la nostra ora, popoli zapatisti, e siamo soli.
Ve lo dico chiaro, compagne e compagni basi di appoggio, compagni e compagne miliziani e miliziane, ci siamo accorti che è così, siamo soli come venticinque anni fa.
Soli, siamo usciti a svegliare il popolo del Messico e del mondo ed oggi, venticinque anni dopo vediamo che siamo soli, ma tanto avevamo parlato, abbiamo fatto molti incontri, lo sapete bene compagne e compagni, voi ne siete testimoni, abbiamo dato la sveglia ed abbiamo parlato ai poveri del Messico, delle campagne e delle città.
Molti ci hanno ignorato, alcuni si stanno organizzando e speriamo che continuino ad organizzarsi, la maggioranza ci ha ignorato.
Ma il nostro lavoro l’abbiamo fatto e per questo vi stiamo parlando chiaro, compagni e compagne.
E non solo in questi venticinque anni, ma da oltre cinquecento anni, per questo siamo qui a parlarvi, a raccontarvi quello che abbiamo visto in venticinque anni, come se non ci avessero visto o sentito quello che stiamo dicendo ai poveri del Messico.
A venticinque anni dalla nostra sollevazione vediamo questo.
Ve lo ripetiamo, compagni e compagne, vediamo che siamo soli.
Quello che abbiamo ottenuto, è stato conquistato con il nostro lavoro e con le nostre forze.
Se abbiamo ottenuto qualcosa, è solo grazie al nostro lavoro e se abbiamo sbagliato, è solo colpa nostra. Ma è solo opera nostra, nessuno ce l’ha detto, nessuno ce l’ha insegnato, è opera nostra. Qualcuno avrebbe voluto insegnarcelo, dirci che cosa fare e cosa non fare, quando parlare e quando non parlare. Li abbiamo ignorati. Solo chi si organizza lo sa, lo vede, lo capisce. I discorsi sono solo chiacchiere; si deve fare ciò che si dice, si deve fare ciò che si pensa, non abbiamo manuali, non abbiamo libri. Quello che noi vogliamo costruire non ce lo insegna nessuno, deve essere fatto col nostro sacrificio, deve essere fatto con le nostre forze, compagni e compagne.
E stiamo dimostrando ancora una volta, e lo dobbiamo fare, che sì è possibile fare ciò che si crede impossibile. A parole è molto facile rendere possibile ciò che è impossibile, così si dice. Bisogna farlo nella pratica e noi lo stiamo dimostrando. Ciò che stiamo dimostrando è qui da vedere, davanti a noi; qui il popolo comanda, ha la propria politica, la propria ideologia, la propria cultura, crea, si migliora, si corregge, immagina e continua a fare pratica.
Questo è come siamo. Qui il malgoverno non comanda, comandano le donne e gli uomini che si sono organizzate e organizzati. Quelli che non si sono organizzati, continuano in quella disperazione che non è speranza.
Ci vogliono mentire, ci vogliono ingannare perché c’è qualcuno che crede a quella che chiamano la vergine scura. È un pazzo quello che dice questo, non sa pensare, non pensa al popolo. Noi, compagni, lavoriamo sulla nostra esperienza, col nostro lavoro e con le nostre forze e continuiamo a farlo. E continueremo a costruirlo e lo otterremo. Tutto quello che abbiamo costruito l’abbiamo fatto noi, alcuni fratelli e sorelle solidali ci hanno aiutati, ma tutto il peso è sulle nostre spalle, perché non è facile affrontare i partiti politici, i malgoverni ed oggi l’attuale furbastro imbroglione.
Qui non è facile affrontare da venticinque anni migliaia di soldati che proteggono il capitalismo, e sono qui, qui dove siamo ora, gli passiamo sotto il naso in questi giorni. Non è facile affrontare i paramilitari, non è facile affrontare i piccoli leader al soldo di tutti i partiti politici, in particolare quello che oggi è al potere ed il partito che è al potere. Ma non abbiamo paura di loro. Oppure sì, abbiamo paura di loro, compagne e compagni?
[risuona all’unisono un “No”] Non vi ho sentiti [si sente più forte “No”]
La gente di fuori va e viene, noi siamo qui e qui stiamo. Ogni volta che vengono, vengono a turisteggiare, ma non si può fare turismo nella miseria, la disuguaglianza, l’ingiustizia; il popolo povero del Messico sta morendo e continua a morire. Peccato che ascoltano quello che sta lì ad ingannare il popolo del Messico.
E non vi abbiamo mentito compagne e compagni, cinque anni fa avevamo detto al popolo del Messico e del mondo che sarebbe arrivato qualcosa di peggio. Nelle lingue che parlano quelli di fuori si chiama collasso, idra, mostro, muro, glielo abbiamo detto cercando di usare le parole delle loro lingue, ma anche così non ci hanno ascoltato. Credono quindi che stiamo mentendo loro, perché ascoltano quello di cui non voglio dire nemmeno il nome, meglio chiamarlo furbastro, imbroglione quello che sta nel potere.
Compagni, compagne, colui che sta al potere lo distrugge il popolo del Messico, ma soprattutto i popoli originari, è contro di noi, e specialmente noi dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Perché? Perché gli diciamo chiaro che non abbiamo paura, oppure sì, compagni e compagne?
[risuona forte “No”]
Lo affronteremo, non permetteremo che passi da qui il suo progetto di distruzione, non abbiamo paura della sua guardia nazionale alla quale ha cambiato nome per non chiamarlo esercito, perché sono gli stessi, lo sappiamo.
Difenderemo quello che abbiamo costruito e che abbiamo dimostrato al popolo del Messico e del mondo che siamo noi a costruirlo, donne e uomini, non permetteremo che vengono a distruggerci. Oppure sì?
[risuona forte “No”]
Colui che è al potere è un imbroglione, e quale è il suo imbroglio? Che si comporta come se stesse col popolo del Messico e inganna i popoli originari mostrando che si può sventrare la terra chiedendole il permesso come se tutti i popoli originari ci credessero, ma noi gli diciamo il contrario, non gli crediamo.
Finge di adottare i nostri modi, i nostri costumi, chiede permesso alla nostra madre terra; dice: dammi il permesso madre terra di distruggere i popoli originari, è questo che dice, non capisce gli altri fratelli popoli originari. È questo che sta facendo questo signore, noi non gli crediamo. Solo perché la madre terra non parla, altrimenti gli direbbe ‘fottiti!’. Perché la terra non parla, ma se parlasse, ‘No, vai al diavolo!’
Noi conosciamo la madre terra, conviviamo con lei da più di cinquecentoventi anni, noi la conosciamo, non quelli che non conoscono né hanno mai sentito come è il sudore, credono di saperlo, come quei bavosi, bavose deputati e senatori, non sanno niente di cosa è la povertà, non sanno niente del sudore, noi sì. Dunque, non sanno fare leggi per la gente dei popoli originari, noi sì, perché conosciamo la sofferenza e sappiamo come vogliamo le leggi, loro no.
Guardate bene, compagni e compagne, quegli imbroglioni che stanno lì, nei tre poteri in Messico, il potere giudiziale, il potere esecutivo, il potere legislativo. Guardate cosa ci fanno, specialmente quelle, quelli del partito di maggioranza nel congresso dell’unione che ci porta lì ad essere deputati, deputate indigeni e poi ci troviamo seduti accanto a Ricardo Monreal, per esempio, come quando in passato un tojolabalero era seduto lì, accanto a Diego Fernández de Ceballos, che è proprietario di molte fattorie, e stava lì seduto accanto a lui un indigeno tojolabalero e questo indigeno tojolabalero è lì nel congresso dell’unione e dice che vogliamo che la terra occupata dai proprietari terrieri sia distribuita e lo dice mentre è seduto vicino a Diego Fernández de Ceballos; questo è quello che vogliono insegnarci, come guadagnare quella paga per andare in un ristorante, in un motel e lasciare il tuo villaggio, e così sono tutti i deputati, i senatori, i ministri, gli assessori e gli altri. È questo che vogliono, affinché noi stessi, tzeltal, tzotzil, chol, tojolabal e tutte le lingue che si parlano in Messico, noi stessi mentiamo ed inganniamo la nostra gente, è questo quello che ci insegnano, questo è il loro lavoro, perché così gli ha detto il loro padrone, perché loro non sono chi governa davvero, sono dei capoccia.
Ora vediamo che sono contro di noi, i popoli originari. Con la loro consultazione, dobbiamo dirlo chiaro, manipolano il popolo; con questa consultazione gli chiedono il permesso, attraverso il voto, di attaccare noi popoli originari. Questa è la consultazione, ma il popolo è necessario che si svegli ed oggi noi non possiamo più aspettare venticinque anni, siamo ormai stanchi. Come diciamo qui, gli entra nell’orecchio destro e gli esce dal sinistro, cioè, non gli resta in testa.
È questo che fa il nuovo governo, si sta consultando perché ci vengano ad aggredire, noi popoli originari e specialmente noi, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, con quella sua porcheria del Treno Maya abusando ancora una volta del nome dei nostri antenati. Non lo accettiamo. Che gli mettano il loro nome, non ha niente a che vedere con noi, e visto che non ce l’ha chiesto, se vuole può mettergli il nome di sua madre.
Durante questi venticinque anni, compagni, compagne, basi di appoggio, donne e uomini, miliziane e miliziani, abbiamo visto anche nel mondo quelli che dicono di lottare, alcuni che dicono di essere progressisti, altri che si dicono di sinistra, altri che dicono di essere rivoluzionari ma che non hanno la minima idea della parola rivoluzionario, perché significa rivoluzione, trasformazione. Come diciamo qua, dobbiamo preparare i nostri ragazzi, le nostre ragazze, perché ci stiamo trasformando, un giorno ritorneremo e per questo dobbiamo far sì che i ragazzi e le ragazze siano preparati. Non hanno idea di quello che dicono, non lo sanno, e per fortuna dicono che hanno studiato, hanno diplomi e lauree ma non sanno cosa significa la parola rivoluzione. Ah ma, intelligentoni, alcuni ed alcune, dicono che noi siamo elettoralisti.
Non hanno la minima idea di come fare la rivoluzione. Pensano che stiamo mentendo, come loro mentono. Come abbiamo detto al popolo del Messico che avremmo dialogato, e poi così abbiamo fatto, se un giorno diremo che ci difenderemo, per quanto minimamente ci possano provocare, ci difenderemo. Non permetteremo a nessuno di venire qui a rifugiarsi in questo territorio ribelle e in resistenza e che voglia approfittarne per venire a nascondersi qui a fare le sue cazzate. Non lo permetteremo.
Noi, compagni, compagne, non abbiamo ingannato il popolo del Messico, ma dobbiamo anche dirvi che il popolo ancora si arrende, non sappiamo perché, questo ci causa tristezza e rabbia. A che serve dunque studiare, conoscere la storia se non riusciamo a vedere la nostra realtà di come viviamo, a che serve lo studio.
Noi abbiamo costruito tutto senza studio, ma l’abbiamo fatto coi fatti, lo stiamo dimostrando, l’abbiamo dimostrato e continuiamo a dimostrarlo, non sappiamo voi.
Guardate come è pazzo quello che sta al potere, dice: io governerò per i poveri e per i ricchi; solamente un matto che non ci sta con la testa può dirlo, perché la sua mente non funziona, è decerebrato, lo dice solamente perché noi semplicemente ci convinciamo che smettono di sfruttarci, magari un proprietario terriero come lo schifoso Absalón Castellanos Domínguez che ora finalmente è all’inferno; quel matto dice che governa per i ricchi e per i poveri, non sa quello che dice, né capisce quello che dice. E siamo sicuri che non lo capisce perché è dettato dal suo padrone, lo deve solo ripetere così, obbediente, lo ripete affinché cittadini e cittadini possano continuare a credergli.
È davvero molto semplice, non si può appoggiare chi è sfruttato e chi è sfruttatore, si deve scegliere uno dei due, o stai con lo sfruttatore o stai con lo sfruttato, ma con entrambi non si può. Noi la vediamo così e così lo intendiamo e così facciamo.
Che pena, dice che quello che sta facendo è la quarta [“quarta trasformazione“: il termine si riferisce alla visione di López Obrador del suo futuro governo – N.d.T.], non c’è niente di quarta, perché quelli di questa quarta che viene dalla terza l’hanno fatta coi fatti, l’hanno affrontata, non come lui che dice, per esempio, che perdona tutti i criminali, perdono, dice. Come capiscono anche i più piccoli, questo vuol dire che il malgoverno attuale non farà niente agli assassini del compagno Galeano. È questo che ci sta dicendo. Vuol dire che così sarà pure per gli altri assassinati, quindi chi sta al potere è inutile.
Molte altre cose che dice non sono verità. Quindi, abbiamo paura di questo malgoverno, compagni, compagne?
[risuona un forte “No”]
Indubbiamente no, perché ci fanno arrabbiare tutte queste bugie al popolo del Messico e peccato per quelli che non conoscono bene il castigliano perché non capiscono quello dice. Per noi è difficile ma non è per il castigliano, si vede come sono la miseria, la disuguaglianza, la giustizia e tutto questo, non hai bisogno di imparare il castigliano per questo, si vede e si sente.
È tutto uno scherzo quello che ci sta facendo, in particolare ai popoli originari, è un’umiliazione, ma anche per quegli e quelle che parlano bene lo spagnolo e che non apprezzano quel pestilenziale politico di questo malgoverno.
Compagni e compagne, ci arrenderemo, sì?
[Si sente un forte “No”]
Parlerò ad alta voce perché si senta là in fondo. Compagni, compagne non ci arrenderemo, oppure sì?
[All’unisono si sente un “NO”]
Non c’è nessuno che lotterà per noi popoli sfruttati della campagna e della città, nessuno. Nessuno verrà, né uomo, né donna; né gruppo, ma c’è bisogno che ci siano donne e uomini che si organizzino e continuino ad organizzarsi, è il popolo che si deve organizzare per liberarsi, o credete che arriverà il Papa?
[All’unisono si sente un “NO”]
O che arriverà Trump?
[All’unisono si sente un “NO”]
Tanto meno crediamo a quello che dice che è la quarta, o ci crediamo?
[All’unisono si sente un “NO”]
E ancora, compagni, compagne, e non vi sto mentendo, quando ancora stava facendo la sua campagna elettorale disse: nel partito dove sono – quello che ora è al potere – non permetterò che entrino degli infiltrati e infiltrate. Così disse; cioè, che non avrebbe messo tutti quelli che ha messo adesso, sono gli stessi. Sono panisti, sono priisti, sono verdi, sono del PT. Lì è la grande bugia e molti, ben trenta milioni di persone che non capiscono il castigliano, credono a quello che dice tutte queste bugie. E poi dice che combatterà la corruzione. Così dice! E la sua segretaria di governo è al primo posto. Perché lavorava… sapete da dove veniva e non è necessario che ve lo racconti. Sappiamo da dove veniva la sua segretaria di governo e lei stessa dice: “non ne voglio discutere” e quello che dice di combattere la corruzione non dice niente.
Sono solo menzogne, non fa niente per il popolo. Pensano di fregarci con il loro progetto PROÁRBOL, è il nuovo nome che gli hanno dato ma è lo stesso copiato dagli altri progetti fatti dai suoi predecessori e che noi abbiamo sconfitto con la nostra resistenza e ribellione.
Per primo, venticinque anni fa, abbiamo sconfitto quello che si diceva l’uomo potente che si chiama Carlos Salinas de Gortari, che si credeva l’uomo più potente e non abbiamo avuto paura. Il popolo del Messico non ci conosceva, ma ci ha conosciuto lungo questi venticinque anni. Parlandogli e parlandogli e parlandogli. Oggi siamo stanchi, ci siamo spesi molto per farlo capire. Solo pochi, poche l’hanno capito, la maggioranza no.
Ma è quello che abbiamo fatto compagni e compagne, non chiediamo ai fratelli e sorelle là fuori di prendere un’arma. In venticinque anni non abbiamo conquistato quello che abbiamo con gli spari, con le esplosioni, ma con la resistenza e la ribellione. Con queste l’abbiamo ottenuto, per questo avete potuto venire a vedere, ma solo venire a vedere; non portare altri fratelli e sorelle che non sono potuti venire perché non hanno le stesse possibilità.
Non abbiamo paura del capitalismo, del finquero, del nuovo finquero. Oppure sì, abbiamo paura?
[Si sente gridare all’unisono “NO”].
Dunque, qualunque cosa dicano, o pensino quel che pensino, noi ci difenderemo. Qualunque cosa accada, costi quel che costi e succeda quel che succeda. Ci difenderemo, e combatteremo se necessario. Oppure no, compagni e compagne?
[Si sente gridare all’unisono “SÌ”].
Tenetelo bene a mente compagni e compagne; qui non c’è un salvatore, né salvatrice. Gli unici salvatori e salvatrici sono gli uomini e le donne che lottano e si organizzano, ma davanti al loro popolo.
Il cambiamento che vogliamo è che un giorno, il popolo, il mondo, donne e uomini possano decidere come vogliono vivere la propria vita, non che ci sia un gruppo che decide la vita di milioni di esseri umani, NO.
Detto semplicemente in due parole: il popolo comanda, il governo obbedisce. È questo quello per cui dobbiamo lottare.
Credono che siamo ignoranti, compagni e compagne. Siamo qui pronti a difenderci.
Per tutto questo che vi ho detto, siamo pronti a quello che sia, siamo pronti a quello che accada.
Per questo diciamo:
Siamo qui!
Siamo l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale e continueremo ad esserlo!
VIVA L’AUTONOMIA ZAPATISTA!
VIVA I POPOLI ORIGINARI
A MORTE IL MALGOVERNO!
A MORTE I CAPITALISMI
VIVA L’ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE!


Traduzione “Maribel” – Bergamo




Ve lo dico in modo chiaro, compagne e compagni, siamo soli come venticinque anni fa. Le parole pronunciate dal Subcomandante Insurgente Moisés in occasione del 25esimo anniversario dell’insurrezione dell’EZLN vanno dritte al cuore. Non potevano non scuotere in profondità quanti, in ogni angolo del mondo, hanno sentito risuonare in molti e diversi modi l’esperienza zapatista in ognuna delle proprie piccole e grandi lotte contro un sistema che umilia la dignità delle persone, le sottomette al dominio delle cose e spinge a velocità inaudita il pianeta verso l’auto-distruzione della vita. La gravità delle minacce che pesano in questo momento sui territori autonomi del Chiapas e sulle popolazioni indigene (del Messico e non solo) viene espressa in modo inequivocabile. La risonanza planetaria di quel grido è evidente. La lettera aperta che segue, scritta in risposta a quel grido, non può che essere un impegno maledettamente serio. Lo si evince facilmente dalla pluralità e dalla rilevanza culturale e politica delle firme in calce (a cui si unisce, com’è ovvio, anche quella della redazione di Comune), ma soprattutto da una solennità rara quanto scevra di retorica. Nessuna distrazione ci sarà consentita, perché l’affermazione di mondi nuovi, perfino in questo ingrigito e irriconoscibile pezzetto d’Europa, non può fare a meno degli zapatisti. Quella realizzata in Chiapas è un’esperienza che mai ha mirato alla conquista del potere e mai s’è posta come insegnamento o modello planetario ma, forse in primo luogo proprio per questo, resta essenziale per nutrire e coltivare la ribellione al destino che i potenti del mondo hanno disegnato per noi e per la speranza di rovesciarlo prima che sia tardi
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foto tratta da twitter
di aa.vv.
Noi, intellettuali, accademici, artisti, attivisti e persone di buona volontà, così come organizzazioni, associaazioni e collettivi di diversi paesi manifestiamo la nostra solidarietà con l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) in questo momento cruciale della sua storia e rifiutiamo categoricamente l’attuale campagna di disinformazione, menzogne e calunnie diretta contro lo zapatismo.
Per noi, così come per molte altre persone nel mondo, la lotta zapatista rappresenta un grande esempio di resistenza, dignità, coerenza e creatività politica. Venticinque anni fa, il suo Ya Basta! è stato un evento di grande importanza e una delle prime reazioni dirompenti a livello planetario di fronte alla globalizzazione neoliberista, per il suo contributo nel dare impulso al rifiuto e alla critica di un modello che, allora, sembrava indiscutibile. Quello Ya Basta! è stato inoltre, e continua ad essere, l’espressione di una lotta legittima dei popoli indigeni contro la dominazione e il disprezzo sofferti per secoli e fino a oggi, così come in favore dei loro diritti e della loro autonomia. L’auto-governo popolare che le zapatiste e gli zapatisti hanno messo in pratica con le  Juntas de Buen Gobierno, nei loro cinque caracoles, costituiscono un esempio di vera e radicale democrazia, un esempio degno di ispirare i popoli del mondo e di essere studiato in tutte le facoltà di scienze sociali del pianeta. La costruzione dell’autonomia zapatista rappresenta per noi, la ricerca costante, onesta e critica di un progetto alternativo ed emancipatore della massima importanza nell’affrontare le sfide di un mondo che sembra sprofondare sempre più in una crisi insieme economica, sociale, politica, ecologica e umana.
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Zapatisti degli anni Novanta. Foto Massimo Tennenini
Per questo, esprimiamo la nostra preoccupazione per la situazione che si trovano di fronte le comunità zapatiste e le popolazioni indigene del Messico, mentre vengono attaccati i loro territori e le comunità da parte di progetti minerari, turistici, agro-industriali, delle infrastrutture, ecc., come hanno denunciato il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) e il Consiglio Indigeno di Governo (CIG). In questo momento, ci preoccupano in modo speciale i grandi progetti promossi dal nuovo governo messicano, come il Corridoio Trans-istmico, un milione di ettari di alberi diventati commerciali, e il cosiddetto “Treno Maya“, recentemente denunciato come un’umiliazione e una provocazione dal Subcomandante Moisés, portavoce dell’EZLN, perché colpisce i territori delle popolazioni maya che abitano il sud-est messicano.  
Oltre ai devastanti effetti ambientali di questo progetto e dello sviluppo turistico di massa che pretende di far esplodere, ci preoccupa l’urgenza di cominciare i lavori del “Treno Maya”, mascherandola con uno pseudo rituale verso la Madre Terra, denunciato dal portavoce zapatista come una presa in giro inaccettabile. Ci indigna che in questo modo si prepari un altro attacco contro i territori zapatisti e che si siano annichiliti i diritti dei popoli originari, evadendo l’obbligo della consultazione reale, preventiva, libera e informata, così come stabiliscono la Convenzione ILO 169  e la Dichiarazione dell’Onu sui popoli indigeni. Ci sembra molto grave che si violino così gli impegni internazionali assunti dal Messico.
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Condividiamo il rifiuto totale espresso dall’EZLN di fronte a questi e altri grandi progetti che danneggiano in modo grave i territori autonomi e i modi di vivere dei popoli.
Denunciamo in via preventiva qualsiasi aggressione contro le comunità zapatiste, sia che avvenga direttamente da parte dello Stato, sia che avvenga attraverso gruppi e organizzazioni di “civili” armati o meno.
Riterremo il governo messicano responsabile di ogni scontro che possa sorgere nel quadro dello sviluppo di questi mega-progetti, che rispondono a un modello già superato di “sviluppo”, un modello insostenibile e devastante, deciso dalle cupole del potere violando in modo sfacciato i diritti dei popoli originari.
Facciamo appello alle persone di buon cuore perché si superi l’attuale disinformazione tanto sull’esperienza zapatista quanto sui grandi progetti menzionati. Sollecitiamo inoltre la massima attenzione di fronte al rischio di aggressioni contro le comunità zapatiste e le popolazioni indigene del Messico.
(traduzione per Comune-info: marco calabria)
Firmano, tra gli altri:
Arundhati Roy (escritora, India)
Raoul Vaneigem (escritor, Bélgica)
Pablo Gonzalez Casanova (sociólogo, UNAM, México)
Juan Villoro (escritor, México)
Winona Laduke (dirigente indígena, EEUU)…