sabato 31 agosto 2013

Lettera aperta ai parlamentari M5S - Paolo Flores d'Arcais

...Il M5S può evitare questo Scilla e Cariddi di insensatezze diventando protagonista e avanzando unasua proposta di governo. “Sua” può avere un duplice senso: Premier e ministri del M5S, ma non ci sono i numeri e quindi è comunque matematicamente improponibile. Oppure un premier proposto da M5S che possa ottenere un voto di fiducia in Parlamento. Questa seconda eventualità, che avrebbe una portata “rivoluzionaria”, è difficilissima ma ha dalla sua alcuni atout.
Il M5S aveva già scelto (con il voto on line ristretto ad alcune migliaia di militanti) alcuni nomi per la presidenza della Repubblica, che hanno tutte le caratteristiche per poter essere ottimi premier di rottura rispetto a partitocrazia, inciucio e altri regimi: Rodotà e Zagrebelsky. Sono persone che sceglierebbero come ministri il meglio in fatto di eccellenze nei vari settori che oggi si dia in Italia, e in fatto di programma da sempre si battono per alcuni tra i punti che il M5S ha reiteratamente considerato qualificanti.
Un governo del genere metterebbe il Pd con le spalle al muro e forse lo spaccherebbe, perché dire di no a personalità che appartengono alla migliore storia della sinistra italiana, e a ministri le cui capacità (oltre che onestà) sarebbero incontestabili e certamente apprezzata dalla schiacciante maggioranza degli elettori Pd, costituirebbe per i dirigenti Pd un finale harakiri. Per evitarlo dovrebbero subordinarsi loro alle proposte e scelte del M5S e dunque si spaccherebbero, ma forse un numero di parlamentari sufficiente alla fiducia del governo da voi proposto ci sarebbe, data la pressione dei loro elettori.
Una iniziativa di questo genere porterebbe comunque al M5S milioni di consensi. Nel caso riesca, perché si dovrebbe a una decisione del M5S il miglior governo della storia italiana. Nel caso non riuscisse (per il catafratto e quasi unanime rifiuto del Pd), perché risulterebbe evidente la serietà e il realismo del M5S a fronte della pretestuosità e irresponsabilità del Pd...


Siria: Obama e al Qaeda, insieme contro lo stesso nemico - Robert Fisk

Se l’Occidente decidesse di intervenire militarmente in Siria, il grido di battaglia dovrebbe essere “uno per tutti e tutti per uno”. La realtà è ben più drammatica e difficile da digerire: se il presidente Barack Obama optasse per l’intervento militare in Siria, per la prima volta nella storia gli Stati Uniti combatterebbero al fianco dei militanti di al Qaeda.
Una bella alleanza davvero. Non erano i Tre Moschettieri che per farsi coraggio, prima di ogni scontro gridavano “uno per tutti e tutti per uno”? Lo stesso grido di battaglia dovrebbero adottarlo gli occidentali se – o quando – i grandi statisti delle potenze occidentali decidessero di scatenare una guerra contro Bashar al Assad. Gli uomini che uccisero migliaia di persone con l’attentato delle Torri Gemelle l’11 settembre 2001 combatteranno accanto alle stessa nazione il cui sangue innocente fu così crudelmente versato 12 anni fa. Un vero successo politico per Obama, Cameron, Hollande e tutti gli altri signori della guerra in miniatura.
Naturalmente questa realtà non verrà sottolineata, anzi verrà nascosta, dal Pentagono o dalla Casa Bianca e nemmeno al Qaeda avrà interesse a pubblicizzarla. Ma una cosa in comune la Casa Bianca e al Qaeda ce l’hanno: il desiderio di distruggere il regime di Assad. È lo stesso obiettivo del Nusra, il movimento vicino ad al Qaeda che in Siria combatte contro le forze governative. Questa situazione apre alcune interessanti prospettive.
Forse gli americani dovrebbero chiedere ad al Qaeda un piccolo aiuto per ciò che riguarda l’intelligence, non fosse altro perché i militanti di al Qaeda conoscono il territorio e la popolazione molto meglio degli americani. E magari al Qaeda potrebbe fornire utili informazioni sui bersagli da colpire al Paese che non fa altro che proclamare ai quattro venti che sono i sostenitori di al Qaeda – e non i siriani – il pericolo pubblico numero 1 del mondo occidentale. Naturalmente non mancheranno le contraddizioni in qualche modo involontariamente e amaramente divertenti. Mentre gli americani con i droni massacrano gli uomini di al Qaeda nello Yemen e in Pakistan – oltre a un imprecisato numero di civili – con l’aiuto di Cameron, Hollande e altri minuscoli politici trasformatisi in generali, garantiranno assistenza militare ad al Qaeda in Siria colpendo i suoi nemici. Ci potete scommettere l’ultimo euro che vi rimane che il solo bersaglio che gli americani non colpiranno in Siria sarà quello degli uomini di al Qaeda e del Nusra...

Stella nera - Scott O’Dell

si racconta la storia di una ragazzina che partecipa all’Iditarod, attraverso l’Alaska.

non vi dico come va a finire, solo che è un libro che si legge con piacere, anche se non si hanno più 12 anni - franz


venerdì 30 agosto 2013

le fondazioni ci affondano

ecco i banditi che ci governano, lettura irritante, ma necessaria - franz


Chi sostiene l’onorevole - Duccio Facchini

Benvenuti nel grande mondo delle “fondazioni politiche” italiane. Chiunque volesse addentrarsi (comprese associazioni o think tank riferibili a parlamentari, o comunque uomini pubblici attivi nella politica italiana) sappia che farà i conti con una spessa cortina di riservatezza. Se è noto infatti che la seconda rata dei rimborsi elettorali, dirottata quest’anno a beneficio dei terremotati dell’Emilia, abbia toccato quota 91 milioni di euro, è meno dibattuto il flusso di denaro che attraversa le “fondazioni politiche”. Altreconomia ne ha contate oltre quaranta, sorte perlopiù dal 2000, e di ciascuna di queste ha cercato di ricostruire -per la prima volta- identità e struttura, raccogliendo, leggendo e approfondendo statuti e bilanci. 
Buona parte degli interpellati nicchia, rifiutandosi di inoltrare la documentazione richiesta. Il perché è immediato: lo strumento concepito e disciplinato dal codice civile del 1942 non è tenuto a rispettare i seppur blandi criteri di trasparenza cui sono sottoposti i partiti politici. Che fosse stato pensato per altri scopi (beneficenza, ricerca, archivistica) è fatto secondario. Un parlamentare di Futuro e Libertà, Aldo Di Biagio, ha ricevuto nel 2010 una proposta indecente: “Fatti una fondazione”, gli avrebbe suggerito un emissario dell’allora maggioranza parlamentare in cerca di voti di fiducia, “e ti faremo avere un milione e mezzo di euro attraverso Finmeccanica”. 
Che le fondazioni siano diventate “mezzi di finanziamento occulto di importanti uomini politici”, come racconta ad Altreconomia il deputato Fli? Una “copertura”, come le ritiene Maurizio Paniz (Pdl)? Non è rilevante. O meglio: non è così rilevante quanto il quadro tracciato, per la prima volta, grazie ai dati raccolti. Che compongono un curioso intreccio, dove l’ente “fondazione” diviene strumento indefinito, a metà tra il megafono, il collettore di fondi e la cura dell’immagine…
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La nuova scuola premia i signorsì senza spirito critico - Christian Raimo

Quando si parla del mondo del lavoro e del mondo della scuola sembra sempre che si parli di due questioni totalmente distinte. E invece, nell’Italia con il Pil che crolla, nel mare magnum delle fugacissime questioni estive, ci sono un paio di notizie che si accoppiano per farci capire come dobbiamo immaginarci il futuro prossimo.
La prima è la disfida modello western tra Fiom e Fiat, simboleggiata al meglio dal duello in pieno sole tra Marchionne e Landini: il contenzioso nello specifico è la sentenza della Cassazione che obbligherebbe la Fiat a dare spazio ai delegati della Fiom, mobbizzati e licenziati senza nemmeno quegli ultimi scrupoli che sono gli articoli della Costituzione. Dalla parte di Marchionne stanno quelli che invocano un modello d’industria nuovo, senza i laccioli di un sindacato-reliquia. Dalla parte di Landini i difensori di diritti lesi da una globalizzazione che è tale solo nella deregulation.
La seconda è che il concorso per docenti che ha coinvolto milioni di persone in Italia sta volgendo al termine: entro l’estate ci saranno i vincitori. Da una parte, anche qui, c’erano gli oppositori del concorso pensato ancora una volta una tantum, dall’altra – ex ministro Francesco Profumo in testa – coloro che hanno millantato questo concorso come l’inizio di un rinnovamento della scuola, con l’assoldamento di nuovi insegnanti 2.0 armati di tablet e di una cultura didattica à la page.
Ma cos’hanno in comune la Fiom e il concorsone? C’è uno strano spettro che aleggia su entrambi. Quello di un concetto-mondo che fluttua nel linguaggio aziendale e nel linguaggio della scuola. Chi per esempio ha preparato l’orale del concorso in questa mezza estate l’ha dovuto ruminare fino all’assorbimento osmotico: stiamo parlando delle famigerate “competenze”. Una parola stravincente di una neo-lingua ibrida. Le competenze: la scuola del futuro sarà una scuola delle competenze; questa scuola del futuro preparerà una società del futuro basata anche questa sulle competenze. I tre operai della Fiat sospesi forse non lo sapevano, voi: sappiatelo. 
Non si tratta di un restyling meramente linguistico, ma di un concetto che evoca un progetto di formazione abbastanza nuovo. La sua elaborazione compiuta per la scuola può essere datata al 2010 quando le Indicazioni Nazionali (che sarebbero il modo in cui sono stati riorganizzati i programmi scolastici) si sono adattate a una poco visibile rivoluzione teorica partita dagli anni Novanta che ripensava il mondo in cui viviamo alla luce di una fantomatica “società della conoscenza”.
Chi è stato a voler ripensare il mondo? Beh, parliamo soprattutto dell’Unione europea e altri organismi internazionali tipo l’Ocse, secondo i quali esiste un presupposto che dovremmo dare per scontato nell’educazione del futuro: se si migliora la qualità del servizio d’istruzione, si offrono ai cittadini le condizioni per “la costruzione di una vita realizzata” e per “il buon funzionamento della società”…
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ricordo di Seamus Heaney

Poscritto

E qualche volta trovate il tempo di andare in auto
ad ovest
in County Clare, lungo la Flaggy Shore,
a settembre o ottobre, quando il vento
e la luce si azzuffano così che da un parte
l’oceano è pazzo di schiuma
e bagliori, e all’interno fra le pietre
la superficie di un lago color ardesia è illuminata
dal lampo terrestre di uno stormo di cigni,
le piume scompigliate e soffiate, bianco su bianco,
le teste adulte dall’aria ostinata
sommerse o affioranti o indaffarate sottacqua.
Inutile pensare di posteggiare e cogliere la scena
più completamente. Non sei né qua né là,
una fretta per cui passano cose note e ignote
mentre forti morbide folate prendono l’auto di sbieco
e sorprendono il cuore sovrappensiero e lo aprono
d’un soffio.

Traduzione di Massimo Bacigalupo

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Con un mattone al collo - Roberta Carlini

…arriva la ciliegina sull'indigesta torta dell'Imu: sulle case nuove, costruite e invendute, non si pagherà l'Imu. Cioè i costruttori risparmieranno qualcosa come 35 milioni (nel complesso), a fronte di un patrimonio invenduto che si aggira sugli 1,5 miliardi (stime riportate dal Sole 24 ore, 29/8/2013). Riepilogando: un giovane precario e senza casa, che va a vivere da solo facendo i salti mortali ogni mese per pagare l'affitto, pagherà la nuova Imu; Caltagirone e i suoi colleghi, che hanno costruito case che non riescono a vendere, correndo quello che dovrebbe essere il normale e fisiologico rischio d'impresa, non la pagheranno. In compenso, quelli che il rischio d'impresa lo pagano sempre, cioè i lavoratori dipendenti e non, sono del tutto scomparsi dalla scena: alla cassa integrazione, agli esodati andranno le briciole che restano dopo aver trovato le coperture dell'Imu; agli atipici, precari, indipendenti neanche quelle.
L'effetto redistributivo della manovra è evidente e plateale anche prima che arrivino i dettagli che preoccupano la Commissione Ue, i custodi del tetto del 3% del rapporto deficit/Pil: se è chiaro che per la prima rata lo sgravio dell'Imu è stato pagato un po' prendendo soldi dal 2014, un po' con tagli veri e trucchetti vari, non è ancora chiaro come sarà pagata l'abolizione della seconda tranche. Fondi dormienti tagli semi-lineari: i giornali abbondano di termini fatti apposta per respingere i lettori. Per ora di certo c'è una sanatoria sui gestori dell'unico affare che va in Italia, le slot machine: erano protagonisti di un lungo contenzioso con lo Stato, al quale addirittura dovrebbero 2,5 miliardi, gli si chiede di pagare “pochi maledetti e subito” 600 milioni, e nessuno più ci dirà che aveva ragione e chi torto in quel processo. Del resto, a che servono i processi?

Charlie Parker (e non solo)



coperture

Il finanziamento dell’abolizione dell’Imu 2013 è ancora molto incerto. La nuova service tax che arriverà nel 2014, sostanzialmente la stessa tassa, avrà un funzionamento diverso, ma per trovare le risorse necessarie a cancellare le entrate dell’Imu  di quest’anno il governo Letta si sta ingegnando nel reperimento delle più svariate risorse. Una fonte importante sarà la passione degli italiani per il gioco d’azzardo elettronico, che si è particolarmente diffuso nei bar del nostro paese tramite videopoker o slot machine. Da qui dovrebbe arrivare poco meno di un miliardo di euro, secondo i calcoli dell’agenzia  Agipronews riportati da “La Stampa”. Il più corposo gettito sarà fornito dalla sanatoria con i concessionari delle slot machine condannati dalla Corte dei Conti al pagamento di una multa da 2,5 miliardi di euro. Al momento si parla solo di indiscrezioni, ma il Tesoro stima di incamerare una cifra oscillante tra i 600 e gli 800 milioni di euro tramite il condono…

giovedì 29 agosto 2013

Le dimissioni di Obama

È  sempre più necessario che Obama pensi alle dimissioni. 
Il papa (Benedetto XVI) l’ha fatto.

Fin dall'inizio Obama è stato il simbolo di mille speranze, non solo per chi l’aveva votato, ma anche per una moltitudine di cittadini del mondo. Col passare dei mesi e degli anni è diventato sempre più il presidente del vorrei (speriamo), ma non posso. A complicare le cose c’è stato il premio Nobel per la pace, per motivi imperscrutabili. Le guerre continuano, ne nascono di nuove, gli Usa sempre protagonisti, palesi od occulti, il complesso militare-industriale spadroneggia, trivellazioni, fracking, fabbricazione (e impiego) di armi sono il governo degli USA
Forse non cambierà niente, ma le dimissioni di Obama lo consegneranno alla storia, e il premio Nobel avrà avuto un senso, basterebbe andare in tv e dire: non ci sto più, “I would prefer not to”.

mercoledì 28 agosto 2013

Il castigo e l'oblio - Barbara Spinelli

L’analista Yagil Levy, studioso del peso esercitato dai militari nell’edificazione dello Stato israeliano, enumera le tre ragioni per cui la questione morale non può esser risolta da interventi militari (Haaretz 26-8). In primo luogo perché farebbe un gran numero di vittime e distruggerebbe le infrastrutture del Paese, come già accaduto in Kossovo e Libia. In secondo luogo perché non placherebbe la guerra fra regime e ribelli ma la acuirebbe. Terzo motivo, cruciale: l’intervento tenderebbe a «favorire un cambio di regime artificiale». Dipendente da aiuti esterni, il futuro potere sarebbe senza radici.
La storia delle guerre negli ultimi 14 anni (Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia) conferma le inquietudini di Yagil Levy. Nessuna di esse ha creato nuovi ordini stabili, tutte sono finite in pantani diabolicamente gelatinosi, nei quali non si distinguono le persone fidate dalle inaffidabili. I costi in termini di vite umane, una volta sconfitto Gheddafi, sono già oggi enormi: i morti del dopo-guerra sono quasi equivalenti alla metà dei caduti prima dell’uccisione del rais.Fanno bene le democrazie, fanno bene Parigi e Londra, a indignarsi per l’uso eventuale di gas. Ma l’indignazione morale suona falsa, quando non calcola le conseguenze delle proprie azioni e neanche sa bene chi sia il colpevole. Quando il passato non insegna nulla, e cadono nell’oblio le false prove date da Colin Powell contro Saddam, e sono senza peso le sconfitte cui sono andate incontro le guerre umanitarie lungo gli anni. Non si esportano la democrazia e la stabilità, quando a uno Stato fallimentare si sostituisce uno Stato ancora più sfasciato di prima. Non si esporta neppure la morale, con attacchi simbolici che soddisfano solo l’orgoglio di chi li sferra e non aiutano i veramente minacciati. Se il pericolo in Medio Oriente è
 la degenerazione siriana, e al tempo stesso il potere esercitato nell’area dall’Iran o da Hezbollah in Libano, se è la fatiscenza del regno giordano, la rigidità di Israele, il ritorno in Egitto di un regime corrotto che si gloria di abbattere nel sangue l’integralismo dei Fratelli musulmani: se tale e così vasto è il nodo cui si pensa in America ed Europa, non è con un mortifero bel gesto contro Assad che lo si scioglierà.

lunedì 26 agosto 2013

Il discorso della professoressa Rajna Dragićević

"Cari studenti, stimati colleghi, cari laureandi
nello stesso giorno della vostra festa di laurea sono stati rinviati gli esami per la licenza ginnasiale perché i test sono stati illegalmente pubblicati. E’ solo una delle manifestazioni del crollo del nostro sistema educativo e del sistema sociale a tutti i livelli.
Arrivando alla vostra festa, osservandovi così ben vestiti, sorridenti, giovani e pieni d’energia positiva, mi chiedevo se riuscirete a mantenere il vostro ottimismo anche dopo la laurea e quando vi confronterete con i bassi stipendi, con il mancato rispetto della vostra professione di insegnanti, con studenti abbastanza disinteressati, con i loro genitori sempre disposti a dare ragione ai propri figli (anche se così li danneggiano), con le varie pressioni, con il disprezzo.
Molte cose attorno a voi uccideranno la vostra motivazione. Tuttavia, se chiedete la mia lista delle professioni più alte, io metto nell’ordine: professore, medico, avvocato, giudice, ingegnere e, ripeto ancora, professore. Se chiedete a tutti i genitori del mondo che mestiere vorrebbero per i loro figli, vi risponderanno con le medesime parole.
I vari analfabeti e semianalfabeti che oggi si considerano facilmente manager, le conduttrici e i conduttori di trasmissioni che, sebbene ignoranti, pretendono di essere giornalisti e i cantanti di turbo-folk che si immaginano artisti, per non parlare di vari art director, consulenti finanziari, product designer, back office amministratori.
Dietro i sonori nomi di queste professioni spesso si nascondono truffatori che, non riuscendo a stare al passo con i tempi richiesti dallo studio universitario, pensano che la stima si possa ottenere più in fretta e cambiano professioni come se fossero calze sporche”.
Non dimenticate che un professore, un medico o un giudice non può autoproclamarsi tale.
Siate orgogliosi della vostra professione che si pratica solo con uno studio perseverante e diligente, con l’autocontrollo, lavorando notte e giorno, rinunciando a molte cose. Non permettete a vari titolari di ristoranti, imprese, aerei privati, case di lusso, persone arroganti, vanitose e autoreferenziali che vi tengano lezioni sul successo.
Non permetteteglielo perché VOI SIETE PROFESSORI, e loro sono solo proprietari di metri quadrati!
Tentano di svalutare il vostro lavoro. Tenete presente che voi siete i custodi della dignità della vostra professione. Il titolo di professore viene acquistato con molto impegno e bisogna fare altrettanta fatica continuando ad investire nel sapere su cui tale titolo si fonda. Rendete conto del vostro comportamento anche fuori della scuola, riflettete sul vostro modo di vestirvi, di mettervi in relazione con i colleghi, con gli studenti e con i loro genitori.
Se vi umiliate ai vostri stessi occhi, sarete osservati con disprezzo anche dagli altri. Siate orgogliosi e convinti del vostro ruolo, decisi nell’intenzione di studiare per tutta la vita perché voi siete PROFESSORI!
Vogliate bene ai vostri studenti. Fate emergere ciò che in loro è nobile, anche se non ne sono coscienti, anche se lo hanno nascosto a se stessi. Alzate il livello della loro autostima. Non regalate loro mai i voti ma fate continuamente in modo che i loro risultati possano migliorare. Riconoscete e stimate il loro impegno. Fate capire che possono avere successo se studiano. Non spegnete la loro volontà.
L’autorità di un insegnante non si conquista con la severità eccessiva, né con il potere arbitrario ma con la giustizia, nella reciproca condivisione. Lodate i migliori perché in questo modo anche gli altri troveranno degli stimoli. Date l’occasione a tutti di essere i migliori, almeno qualche volta.
Non siate i compagni dei vostri studenti. Non avvicinatevi a loro come se lo foste. Costruite voi le regole, i confini e i fili da tenere in mano in aula. Loro sono studenti, VOI SIETE I PROFESSORI!
Non dimenticate che la vostra materia (la lingua e letteratura serba, ndt.) è al primo posto nel registro di classe e che con i vostri studenti passerete più tempo dei vostri colleghi. La vostra influenza sarà più importante. Siate coscienti di questa responsabilità. Come professori di lingua serba, voi siete i custodi della nostra lingua e della nostra cultura.
Insegnate ai vostri studenti ad amare il proprio paese. Spesso si sente che i professori consigliano ai loro migliori studenti di emigrare quanto prima possibile. Il buon successo negli studi è considerato il miglior lasciapassare per andarsene dalla Serbia. Proviamo a capovolgere la prospettiva! Fate vedere agli studenti migliori che proprio loro potranno aiutare la convalescenza del paese perché possa diventare un buon luogo per vivere. Non permettete loro di andarsene, né di lasciare il paese nelle mani di persone non degne.
Dite ai vostri studenti che l’impegno della loro vita è la lotta contro il fango in cui stiamo affondando. Proponete loro il significato della responsabilità civile perché si convincano che nessuno tranne loro potrà ripulire questo paese. Se vi impegnate, vedrete che vi ascolteranno - VOI SIETE I PROFESSORI!
Siate certi che i semi di tutte le riforme economiche, politiche, culturali e morali di questo paese potranno germogliare non solo in famiglia, ma anche nella vostra aula, proprio nelle lezioni di lingua e letteratura serba! Perciò impegnatevi ad essere un modello per i vostri studenti.
Andate alla guerra contro tutte le attricette, gli sponsor falsi, i magnati, gli uomini d’affari e vinceteli.
Voi dovete diventare il loro punto d’orientamento, il faro della loro vita! Per quella guerra avete ogni giorno quarantacinque minuti. Non sono pochi. Vincerete se tutti gli argomenti da insegnare saranno presentati in modo interessante, fresco, emozionante. Otterrete il successo solo se conoscete molte cose, se amate il vostro lavoro e se vi dedicate al vostro impegno.
Gli studenti sono in grado di riconoscerlo in modo infallibile. Non fate caso alla poca preparazione dei vostri colleghi, al fatto che molti non fanno nulla e sono pagati lo stesso, non fate caso al marciume attorno a voi e non arrendetevi. Che la vostra lezione sia un’oasi nel deserto, il punto di luce nel buio, un granello di senso nell’assurdo.
Voi avete una missione: se riuscite a riconquistare l’autorità della scuola e del sapere (che non si possono raggiungere con nessuna legge ma con l’entusiasmo degli insegnanti) tutte le barriere che ostacolano la vita migliore in Serbia cadranno a effetto domino. Dalla lezione di lingua serba alle riforme economiche! Dalla lezione di lingua serba alla lotta contro la corruzione! Dalla lingua serba all’universo!
Il vostro potere è immenso e il vostro compito è di portata strategica. In ciò consiste la differenza fra voi e vari manager, consulenti, coordinatori, amministratori, ricchi proprietari di aziende e altri venditori di nebbia. Nelle loro mani ci sono progetti, aziende, aerei e camion, nelle vostre è il futuro di questo paese. Non dimenticate mai - VOI SIETE I PROFESSORI".

sabato 24 agosto 2013

Seconda origine - Manuel de Pedrolo

preso per caso in biblioteca, non ne sapevo niente, è davvero un libro bellissimo.
la storia è quella della distruzione della popolazione terrestre, restano in due, che novelli Adamo ed Eva faranno rivivere il pianeta per gli umani.
merita davvero - franz





Unica e riuscitissima incursione dell’autore nel territorio della fantascienza, Seconda origine, pubblicato per la prima volta nel 1974, vanta ormai oltre un milione di copie vendute nella sola Spagna. Ristampato decine di volte, tradotto in molte lingue, è considerato da Antoni Munné-Jordà, esperto di storia dell’arte e stimato critico letterario, «alla stregua dei maggiori titoli di fantascienza a livello mondiale»…

Seconda origine è un inno alla vita, all'amore e alla natura. A livello tematico, infatti, l'autore realizza una prospettiva tanto cara a Rousseau, un ritorno a quello stato di natura, tanto auspicato dal filosofo francese, per dar vita ad un nuovo mondo. E in questa nuova realtà la natura diventa il fulcro principale di una rigenerazione universale. Non a casa i due protagonisti penseranno a coltivare la terra per riuscire a sopravvivere. Ma la natura non viene vista solo come fonte si sopravvivenza; l'esaltazione delle bellezze naturalistiche di Capri o la vista estasiata della sommità dell'Etna, sono un messaggio chiaro dell'autore per valorizzare quando di più bello la natura ci regala.
Non è un caso nemmeno la scelta di protagonisti provenienti da etnie diverse; Alba è bianca mentre Didac è un bambino di colore. Il nuovo mondo ha bisogno di una fratellanza tra gli uomini e di un superamenteodi meri limiti mentali e culturali.
Ed infine la vita: la nascita di Mar significa speranza, futuro, prosperità.
Un romanzo breve ma intenso, capace di coinvolgere il lettore e di tenerlo incollato fino alla fine.
La struttura utilizzata, sotto forma di diario, rende la lettura scorrevole, favorita anche da un linguaggio semplice e, per questo, molto adatto alle nuove generazioni (da sottolineare anche una buona traduzione)…
da qui

Don Albino e il digiuno che illumina - Luca Martinelli

Alle nove e mezza del mattino, la voce di Don Albino Bizzotto, è calma, e serena.
Il fondatore dell'
associazione Beati i costruttori di pace mi chiede, però, di richiamarlo dopo due ore: “Stamani ho due lavori. Il primo è quello solito, dell'ascolto delle persone. Il secondo è il digiuno. E le due cose si intersecano”. Dal 16 agosto, Don Albino rifiuta il cibo, e -come spiega la lettera-manifesto pubblicata su beati.org- lo farà “a tempo indeterminato, per l’emergenza ambientale” in Veneto, la regione dove vive, opera e dove ha sede l'associazione. Non ha intenzione di smettere, almeno finché non glielo dirà il suo medico.

“Sono passati otto giorni, e ciò che sta accadendo credo che sia molto interessante. Sto avendo numerosi riscontri, di persone che vengono qua, e via mail. Mi pare che questa iniziativa abbia liberato in tantissime persone il disagio e la sofferenza verso una devastazione del territorio che è generalizzata, e di fronte all'impossibilità di trovare modalità per interromperla.
Sento di aver acceso un cerino: ciò che le persone esprimono non è, solo, una solidarietà e affetto nei miei confronti, ma una condivisione. Hanno recepito perfettamente qual è il disagio, collegato -in particolare- ad interventi previsti dalla legge Obiettivo e al meccanismo del project financing”…
continua qui


Carissima/o,
desidero comunicarti che da oggi, venerdì 16 agosto, inizierò un digiuno a sola acqua, a tempo indeterminato, per l’emergenza ambiente.
Vorrei sollecitare l’attenzione e l’impegno sia per la situazione disastrata del Veneto (grandi opere, project financing), che per superare l’inerzia culturale riguardo al territorio.
Non chiedo solidarietà personale, ma questo non significa che io la rifiuti. Ho scelto questo momento per non intralciare le attività di altri comitati.
Se ritieni che la mia iniziativa possa essere utile all’impegno che stai profondendo con il tuo comitato o la tua associazione e che sia possibile coinvolgere altre persone, ne sarei contento, perché assieme potremmo contribuire alla crescita della coscienza comune.
Per questo mi rendo pienamente disponibile per organizzare incontri di sensibilizzazione o per proporre prese di posizione condivise.
Durante il digiuno ho intenzione di condurre le consuete attività quotidiane, nei limiti delle mie capacità e forze, permettendo a tutti coloro che lo vorranno di incontrarmi e verificare anche visivamente la serietà dell’impegno preso. Per questo da venerdì vivrò accampato in un camper, parcheggiato nel cortile dell’Associazione stessa, in via A. da Tempo n. 2 a Padova.
Se credi che la mia iniziativa possa essere utile, ti chiedo di darne diffusione attraverso i tuoi contatti.

Ciao. Un saluto di Pace.
Don Albino Bizzotto
da qui

venerdì 23 agosto 2013

Consigli a un giovane scrittore - Danilo Kiš

Coltiva il dubbio riguardo alle ideologie e ai princìpi dominanti.
Tieniti a distanza dai princìpi.
Fai attenzione a non inquinare la tua lingua con quella delle ideologie.
Persuaditi di essere più forte dei generali, ma non ti misurare con loro.
Non credere di essere più debole dei generali, ma non ti misurare con loro.
Non credere nei progetti utopistici, salvo in quelli che concepisci tu stesso.
Mostrati ugualmente fiero davanti ai principi e alle folle.
Abbi la coscienza tranquilla riguardo ai privilegi che ti conferisce il tuo mestiere di scrittore.
Non confondere la maledizione della tua scelta con l’oppressione di classe.
Non essere ossessionato dalle urgenze storiche e non credere nella metafora dei treni della storia.
Non saltare, quindi, sui “treni della storia”: è solo una stupida metafora.
Ricordati sempre di questa massima: “Chi centra l’obiettivo sbaglia tutto”.
Non scrivere reportage sui Paesi che hai visitato come turista; non scrivere affatto reportage, non sei un giornalista.
Non credere alle statistiche, ai numeri, alle dichiarazioni pubbliche: la realtà è ciò che non si vede a occhio nudo.
Non visitare le fabbriche, i kolchoz, i cantieri: il progresso è qualcosa che non si vede a occhio nudo.
Non ti occupare di economia, di sociologia, di psicoanalisi.
Non seguire le filosofie orientali, lo zen, il buddhismo, ecc., hai cose più importanti da fare.
Sii cosciente che la fantasia è sorella della menzogna, e perciò pericolosa.
Non ti associare con nessuno: lo scrittore è solo.
Non credere a quelli che dicono che questo è il peggiore dei mondi.
Non credere ai profeti, perché tu sei profeta.
Non fare il profeta, la tua arma è il dubbio.
Abbi la coscienza tranquilla, i principi non ti riguardano: sei tu un principe.
Abbi la coscienza tranquilla, i minatori non ti riguardano: sei tu un minatore.
Sappi che quel che non hai detto ai giornali non è perduto per sempre: è la torba.
Non scrivere a comando sui fatti del giorno.
Non scommettere sull’istante, te ne pentiresti.
Non scommettere neanche sull’eternità, te ne pentiresti.
Sii insoddisfatto del tuo destino, solo gli imbecilli sono soddisfatti.
Non essere insoddisfatto del tuo destino, sei un eletto.
Non cercare scuse morali per coloro che hanno tradito.
Guardati dalla “terrificante coerenza”.
Guardati da false analogie.
Credi a coloro che pagano cara la propria incoerenza.
Non sostenere la relatività di tutti i valori, la gerarchia dei valori esiste.
Accogli con indifferenza le ricompense dei principi, ma non fare nulla per meritarle.
Convinciti che la lingua in cui scrivi è la migliore di tutte, poiché non ne hai un’altra.
Convinciti che la lingua in cui scrivi è la peggiore di tutte, anche se non la cambieresti con nessuna.
“Ma perché sei freddo, e né caldo né freddo, io sto per vomitarti dalla mia bocca” (Ap. 3,16).
non essere servile, i principi ti prenderanno per un usciere.
Non essere presuntuoso, sembreresti l’usciere dei principi.
Non ti lasciar persuadere che quel che scrivi sia socialmente inutile.
Non credere che quel che scrivi sia un lavoro “socialmente utile”.
Non credere di essere tu stesso un membro utile alla società.
Non farti convincere che per questo sei un parassita della società.
Credi che un tuo sonetto valga più delle dissertazioni dei politici e dei principi.
Fatti un’opinione personale su tutto.
A te le parole costano poco.
Le tue parole sono le più preziose.
Non parlare a nome della tua nazione, chi sei tu per pretendere di rappresentare chiunque, oltre te stesso?
Non stare all’opposizione, tu non sei di fronte, sei sotto.
Non ti mettere accanto al potere e ai principi, tu sei al di sopra.
Combatti le ingiustizie sociali, senza farne un programma.
Non permettere che la lotta contro le ingiustizie sociali ti distolga dal tuo cammino.
Conosci l’opinione altrui e poi dimenticala.
Non fare un programma politico, non fare alcun programma, tu crei dal magma e dal caos del mondo.
Guardati da chi ti propone soluzioni finali.
Non essere lo scrittore delle minoranze.
Rimettiti in questione, appena una comunità cerca di adottarti.
Non scrivere per il “lettore medio”: tutti i lettori sono medi.
Non scrivere per l’élite, l’élite non esiste, l’élite sei tu.
Non pensare alla morte e non dimenticare che sei mortale.
Non credere all’immortalità degli scrittori, sono fesserie da professori.
Non essere serio in modo tragico, è una cosa comica.
Non fare il commediante, i boiardi sono abituati al divertimento.
Non fare il buffone di corte.
Non credere che gli scrittori siano “la coscienza dell’umanità”: hai già visto troppe canaglie.
Non farti persuadere che sei niente e nessuno: hai già sperimentato che i principi hanno paura dei poeti.
Non andare incontro alla morte per nessuna idea e non persuadere nessuno a farlo.
Non essere un vigliacco e disprezza i vigliacchi.
Non dimenticare che l’eroismo richiede un prezzo molto alto.
Non scrivere in occasione di feste e commemorazioni.
Non scrivere elogi: te ne pentiresti.
Non scrivere orazioni funebri per gli eroi della nazione: te ne pentiresti.
Se non puoi dire la verità – taci.
Guardati dalle mezze verità.
Quando tutto il mondo fa festa, non c’è ragione che anche tu vi prenda parte.
Non fare favori a principi e boiardi.
Non chiedere favori a principi e boiardi.
Non essere tollerante per educazione.
Non difendere la verità a ogni costo: “Con gli imbecilli non si discute”.
Non farti convincere che tutti abbiamo ugualmente ragione e che i gusti non si discutono.
“Essere in due ad avere torto non significa che si è in due ad avere ragione” (Karl Popper).
“Ammettere che un altro abbia ragione non ci protegge da un ulteriore pericolo: credere che forse tutti hanno ragione” (idem).
Non discutere con ignoranti di cose che sentono da te per la prima volta.
Non avere una missione.
Guardati da coloro che hanno una missione.
Non credere al “pensiero scientifico”.
Non credere all’intuizione.
Guardati dal cinismo, anche dal tuo.
Evita i luoghi comuni ideologici e le citazioni.
Abbi il coraggio di dire che la poesia di Aragon alla gloria della GPU è un’infamia.
Non cercare per lui circostanze attenuanti.
Non lasciarti convincere che nella polemica Sarte-Camus avevano ragione entrambi.
Non credere alla scrittura automatica e alla “deliberata indeterminatezza” – tu aspiri alla chiarezza.
Rifiuta le scuole letterarie che ti si impongono.
Quando senti parlare di “realismo socialista”, rinuncia a qualsiasi altra discussione.
Sul tema della “letteratura impegnata” rimani muto come un pesce – lascialo ai professori.
Manda a fare una passeggiata chi paragona i campi di concentramento con il carcere de la Santé.
Manda al diavolo cento volte chi dice che la Kolyma era diversa da Auschwitz.
Chi afferma che ad Auschwitz sterminavano solo i pidocchi e non gli uomini – tu sbattilo fuori.
E con chi sostiene che tutto questo rappresenta una “necessità storica” – stesso trattamento.
“Vien dietro a me e lascia dir le genti” (Dante).

Nella tana del leone (o del coniglio) – San Precario

Report semiserio ma purtroppo realistico di un’audizione alla Commissione Lavoro della Camera dei Deputati sulla disoccupazione giovanile.

È la prima volta che San Precario entra nelle segrete stanze del potere. E lo fa non in punta di piedi ma con la forza delle sue argomentazioni e l’autorevolezza di chi da più di 10 anni affronta, combatte e vince qualche battaglia contro la precarietà (come oggi in Mondadori). Ringraziamo i membri della Commissione Lavoro del M5S per averci dato questa opportunità.
Nell’audizione alla XI Commissione Lavoro, relativa all’”Indagine conoscitiva sulle politiche in favore dell’occupazione giovanile”, San Precario ha fatto notare come da 30 anni si segua lo stesso schema (politico) di gioco, quello che prevede come condizione per aumentare l’occupazione la necessità di precarizzare il lavoro, diminuire i salari, ridurre i diritti. Il risultato è noto: poco reddito, pochi consumi, incertezza e ricatto dilagante, impoverimento, scarsa efficienza, bassa produttività e il tasso di disoccupazione che schizza in termini reali a oltre il 20% con quello giovanile che supera il 40%.
In un qualsiasi torneo di calcetto di serie D, un allenatore che avesse ottenuto simili risultati sarebbe stato licenziato sui due piedi e i suoi mirabolanti schemi di gioco buttati nel cesso. E pensare che qualche calcio di rigore era stato fortuitamente concesso. Ad esempio, che la crescita demografica è assai calata nell’ultimo ventennio, per cui i giovani sono oggi un numero di gran lunga inferiore a quello degli anni ’70. Eppure il loro tasso di disoccupazione è più alto di un terzo.
San Precario ha fatto anche notare che, proprio perché questo schema non funziona, non funzionano, anzi sono deleteri, i suoi corollari. Ad esempio, che per far aumentare l’occupazione, occorra incentivare le imprese dando loro regalie in termini di bonus, sgravi fiscali e contributivi. Il massimo lo si è raggiunto con il “decreto del fare” (mai nome più ridicolo) del neo governo Alfetta, che vincola il bonus per l’assunzione di giovani disoccupati solo a coloro che hanno meno di 29 anni, non hanno raggiunto il diploma o vivono da soli oppure coabitano con coetanei/e.
Di fronte a queste obiezioni, il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, ex Ministro dell’Industria e parlamentare PD, fino a quel momento assai disinteressato, ha cominciato ad alzare il sopracciglio mostrando i suoi occhi aguzzi. Lo sguardo si è fatto ancor più preoccupato quando San Precario ha cominciato ad affermare che l’unica seria e praticabile politica a favore dell’occupazione era una politica che sostenesse la domanda e i consumi in modo ecocompatibile, garantendo maggiori salari, riformando gli ammortizzatori sociali tramite l’istituzione di un reddito minimo incondizionato, in grado di migliorare la prestazione lavorativa e ridurre il ricatto della precarietà.
A questo punto, l’attenzione si è fatta più accesa. E sono cominciate le domande o le contro-argomentazioni. Alcune non siamo in grado di riportarle. Ricordiamo solo che ci si è lamentati, da parte del PD, che San Precario metteva in unico calderone le politiche sul lavoro sia del Centro Sinistra che del Centro Destra. Effettivamente, su questo punto, la nostra interlocutrice non aveva tutti i torti. Per brevità San Precario non ha, infatti, ricordato che i provvedimenti in materia di flessibilità – ovvero precarietà – del lavoro adottati dai governi di Centro Sinistra (dalle legge sulla mobilità, al pacchetto Treu, alla riforma del tempo determinato) sono stati sicuramente più deleteri di quelli adottati dal Centro-Destra (legge Biagi) e che solo unendosi (vedi governo Monti e legge Fornero e ora governo Alfetta) hanno raggiunto e possono ambire al massimo della perversione.

giovedì 22 agosto 2013

Faubourg – George Simenon

solo a me capita di sentire certe canzoni di Jacques Brel quando leggo certi romanzi di Simenon?
questo è uno di quelli, tutto sembra ben studiato, ma la rovina è lì.
come tutti i libri di Simenon anche questo non fa male, anzi... - franz



Quando scendono dal treno nella stazione di una cittadina di provincia, si conosco­no da un paio di mesi appena. Quel quarantenne un po' sciupato ma ancora di bell'aspetto, e con qualche pretesa di eleganza – un cappello a larghe tese, un bastone da passeggio con l'impugnatura d'oro –, che si fa chiamare De Ritter, Léa lo ha incontrato nella casa chiusa di Clermont-Ferrand dove lavorava; se lo ha seguito è solo perché lui le ha fatto baluginare la possibilità di una combine che frutterà loro parecchio denaro. Da subito, però, Léa sente che c'è qualcosa di poco chiaro, di inquietante perfino, nella scelta del luogo: perché mai De Ritter ha deciso di tornare proprio lì, in quel buco dov'è nato e che ha lasciato a diciott'anni, nella convinzione che avrebbe fatto grandi cose? Per di più, adesso che ci sono, di denaro non se ne vede, e lei riprende a rimorchiare gli uomini nei caffè gli stessi caffè dove lui tiene banco con il racconto delle sue mirabolanti avventure in giro per il mondo. Quello che non dice è che in quei luoghi esotici, Tahiti, Giava, Rio de Janeiro, Bombay, ha vissuto di lavoretti umilianti, di piccole truffe; e che da Panama è stato perfino costretto a fuggire per evitare di farsi un paio d'anni di galera... In questo romanzo attraversato da oscure tensioni Simenon delinea magistralmente una febbrile ricerca del tempo perduto che non può sfociare in altro che nel disgusto di sé e nel delitto.

mercoledì 21 agosto 2013

da un’intervista ad Alaa Al-Aswany

Non teme che si torni ad un governo militare?
Non sono preoccupato di un governo militare perché credo negli egiziani, sono stati capaci di mandare in prigione due presidenti in due anni. Nessuno potrà creare una nuova dittatura qui. Sisi è intervenuto per un senso di dovere verso l’Egitto. Avevano ottenuto tutto, la Costituzione ha mantenuto i privilegi dell’esercito, i progetti, senza nessuna supervisione. Non c’era motivo per i generali di prendersi questo rischio. Hanno pensato che i Fratelli musulmani stessero facendo qualcosa di male al Paese: per esempio nel Sinai abbiamo scoperto che sostenevano i terroristi. Sisi non ha iniziato la rivoluzione, l’esercito invece ha protetto le masse. L’esercito ha difeso il paese. Io ho sempre criticato la giunta militare, mi hanno accusato 12 volte in processi militari anche per distruzione dell’immagine del Paese, ma ora sostengo il governo dell’esercito.
Cosa pensa della copertura mediatica degli eventi egiziani e della censura imposta sui canali islamisti?
Sono contrario alla chiusura di canali se non per motivi legati al rispetto della legge, bastavano due giorni per raccogliere le prove e chiudere questi canali: non sono televisioni islamiste ma terroriste; insultano i cristiani, le chiese, anche io sono stato insultato e sono in corso due cause. Tenevo un programma su Al Jazeera (piena di membri dei Fratelli musulmani) in cui criticavo la Fratellanza, allora mi hanno licenziato. Però hanno insistito perché continuassi a lavorare per loro, per usare il mio nome. Ho chiesto di preparare una trasmissione settimanale dal titolo: “I crimini dei Fratelli musulmani”. Non li ho mai più sentiti.
L’Egitto continua ad essere un paese profondamente corrotto dopo le rivolte del 2011?
Nulla è cambiato in questo dopo la caduta di Mubarak con i Fratelli musulmani che tentavano di accordarsi con gli uomini del vecchio regime. Ora invece, sono molto ottimista, siamo sulla buona strada, è la prima volta che si potrebbe attuare un vero cambiamento. Eppure qualcosa è cambiato dopo i movimenti sociali, nell’arte e forse anche nel concetto di democrazia. La rivoluzione è un cambiamento umano. Ci sono state continue ondate di creatività, dopo il 1919 sono nati grandi creativi e poi dopo il 1952. Vedo cinema e arte in un ottimo stato a breve. Per questo tengo un seminario settimanale per giovani scrittori, come il poeta Mustafa Ibrahim, e vedo nuovi documentaristi e registi in grado di liberare la televisione. Credo che abbiamo presentato un modello all’umanità, superando una dittatura in modo pacifico: quando ci sono 30 milioni per le strade, loro hanno l’autorità. Ci sono stati milioni di contestatori contro la guerra in Iraq ma niente è cambiato, invece qui abbiamo dimostrato che l’autorità risiede nel popolo.

martedì 20 agosto 2013

La breve favolosa vita di Oscar Wao – Junot Diaz

È un romanzo di formazione, una storia di amore (e amori), un romanzo politico, una storia sull’amicizia e sulle maledizioni, un romanzo di emigrazione e sulla famiglia, tra le altre cose, di sicuro è un romanzo meraviglioso, ma non si può capire finché non si legge.
(e chissà se il giorno che incontreremo uno come Oscar lo riconosceremo).
Lasciate ogni speranza di poter interrompere a metà lettura, non ci riuscirete - franz

PS1: la traduzione dallo spanglish all’italiano non dev’essere stata facilissima, ma, da quello che dice Silvia Pareschi sotto, anche divertente
PS2: nell’intervista sotto Junot Diaz cita, fra gli altri, “Texaco” di Patrick Chamoiseau (in italiano tradotto da Sergio Atzeni), approfittate del consiglio di Junot Diaz (io, modestamente, mi associo, dopo che averlo letto si capirà)




La breve favolosa vita di Junot Díaz “di Oscar Wao, è un romanzo meraviglioso scritto in modo originale.
È divertente: sembra osservato e scritto per strada e spiega il ritratto comico di un disadattato domenicano di seconda generazione in una meditazione straziante sulla storia pubblica di un Paese: quello Domenicano, e riservata: sulle difficoltà di una storia familiare.
E' un libro vibrante che è ben rifornito da una prosa che non da tregua alla lettura.
E' confidenziale, nel senso che, descrive i parecchi decenni della storia di uno sconsiderato, e quella di un paese dove si narra di anime e maledizioni antiche del Kufù, (ma anche di incursioni sessuali all'università di Rutgers) ed evoca con perpendicolarità apparente che non richiede sforzo per capire i due mondi, i caratteri che abitano nella Repubblica dominicana, patria fantasma che modella gli incubi e i sogni di questa famiglia, e l'America (leggi, il New Jersey), la terra di libertà, speranza e possibilità luogo di fuga come componente della grande diaspora domenicana.
Può bastare a convincervi? Noo?...
… Non vi ho convinto? Lasciate perdere, mi arrendo. Accendete la televisione-

… Oscar Wao, lo dico subito, è stato una vera impresa. Lo spanglish. Gli infiniti riferimenti al mondo della fantascienza, dei fumetti, del fantasy. Le parole dominicane. Le parole inventate. Gli insulti, soprattutto. Quelli, una volta presa la mano, mi hanno divertita. Un esempio? Eccone uno che mi ha permesso di mettere a frutto la mia cultura classica:
"He had the worst case of no-toto-itis I'd ever seen". Toto, in spagnolo-dominicano, vuol dire fica. E allora perché non usare l'alfa privativo, perfetto per una parola che imita il linguaggio della medicina? E così, Oscar in italiano, "Soffriva del peggior caso di aficasia che avessi mai visto."…
da qui





lunedì 19 agosto 2013

Il selvaggio – David Almond, Dave McKean

realtà, fantasia e realtà di sovrappongono e si intersecano in un libro che non si dimentica.
nessuno se ne pentirà. 
promesso - franz



…Fate una cosa: prendetevi un'ora – non ne serve di più – e leggetevi e  guardatevi Il selvaggio, scritto da David Almond e illustrato da Dave McKean, o viceversa, tanto è grande in questo libro la forza delle immagini, grande almeno quanto quella delle parole…


Blue Baker sta scrivendo una storia. No, non una favoletta con maghi e fate, a lieto fine. Una storia vera, di sangue e viscere e paura. Perché la vita reale è così. O almeno lo è per Blue, da quando suo padre è morto e Hopper, il bullo del paese, ha iniziato a prendersela con lui e gli altri bambini. Ma la storia di Blue ha anche una vita tutta sua, bizzarra e feroce e magica e oscura, di cui è protagonista il "selvaggio". E, quando quel personaggio fa una visita notturna a Hopper, Blue inizia a chiedersi dove sia la linea di confine tra fantasia e realtà.

La prima volta che si prende in mano Il selvaggio, scritto da David Almond e illustrato da Dave McKean, reazione più normale è cercare di capire di cosa si tratti. È un libro che è tante cose insieme: un racconto in forma di diario, una graphic novel, un romanzo di formazione, una storia avventurosa per ragazzi. A tenere insieme le anime di questo ibrido ci pensano due maestri come David e Dave, quel tipo di autori che basta nominare, senza dover ricordare i successi e i capolavori accumulati fin qui.
Ma non si deve pensare che Il selvaggio sia un oggetto editoriale incomprensibile e sperimentale. Perché in questo libro c’è anzitutto una storia potentissima: la storia di Blue Baker, un ragazzo che ci racconta in prima persona dei giorni in cui suo papà morì, e di come questo dolore lo abbia costretto a diventare più forte. Per raccontarci la sua storia, Blue tira fuori da sotto il suo letto la scatola in cui ha conservato Il selvaggio, un racconto che aveva scritto quando era più piccolo, proprio per provare a superare il trauma della perdita…

Un libro fuori dalle righe, a metà tra il fumetto e il romanzo, che grazie alla straordinaria tecnica del poliedrico artista inglese Dave McKean riesce a raggiungere una tensione drammatica difficilmente riscontrabile in un'opera per ragazzi.

venerdì 16 agosto 2013

Una buffa triste vecchina – Ladislav Fuks

uno dei pochi libri in italiano di Ladislav Fuks, una storia che non delude, con un colpo di scena finale inatteso.
il libro è ambientato in una Praga in cui si fanno anche i voli spaziali, ma per il resto è la solita città degli anni sessanta, è una storia fantastica, ma terra terra, la polizia è potente, sembra la Praga di quegli anni, ma è un'opera senza tempo.
peccato che di lui si sia tradotto poco, e quel poco sia disponibile solo in qualche biblioteca.
ma voi cercatelo, questo libro e gli altri, uno scrittore davvero ottimo - franz

Ps: il titolo originale, tradotto in italiano, sarebbe “I topi di Natalie Mooshabrova




Nel romanzo Una buffa, triste vecchina (1970), in cui Fuks raggiunge la piena maturità dei suoi mezzi espressivi, è una bruciante allegoria politica resa con cadenze ossessive e fiabesche nello stesso tempo…

da qui

Tutti a casa! - Giorgio Cremaschi

Negli ultimi due anni PD e PDL hanno governato assieme, prima attraverso Monti poi direttamente. La politica di austerità, la disoccupazione di massa, il massacro sociale li hanno amministrati assieme.
Pochi giorni fa Enrico Letta è andato in Grecia per ribadire la comunanza delle scelte politiche con il governo di quel paese e annunciando per l’autunno una nuova ondata di privatizzazioni. Quasi contemporaneamente una insegnante greca moriva di infarto allorché leggeva il proprio nome nella lista dei 25000 dipendenti pubblici licenziati su ordine di quella Troika, cui obbediscono Atene e Roma.
Assieme PD e PDL hanno deciso di procedere alla controriforma della Costituzione, cercando addirittura di cancellare le procedure previste per la sua modifica, una sorta di golpe bianco.
Assieme PD, PDL e il loro nume tutelare Giorgio Napolitano hanno sperato che la Corte di Cassazione cancellasse la condanna, non la prima e non l’ultima, di Silvio Berlusconi. Per poter continuare a stare assieme.
Purtroppo per loro non è andata così e ora, di fronte alla paura e alla rabbia del pregiudicato Berlusconi, il Palazzo trema e si confonde. Tra  PD e PDL comincia ora  il gioco del cerino acceso su chi brucerà il governo, che comunque non è più credibilmente in grado di operare. Il Presidente Napolitano raccoglie quello che ha seminato. Se imponi un governo con Berlusconi, lo ricevi al Quirinale dopo una condanna, lo accrediti come statista, non puoi stupirti se poi ti chiede la grazia quando ne ha bisogno.
Ma questo è proprio ciò che più colpisce della crisi politica attuale. Una classe politica allevata all’insegna del realismo e della spregiudicatezza nella scelta del meno peggio, educata a tutte le manovre e i giochi possibili pur di conservare il potere, che precipita nelle fantasie e nei sogni senza costrutto.
Davvero il gruppo dirigente del PDL aveva creduto che la politica delle larghe intese preservasse Berlusconi dalle condanne penali? Davvero il gruppo dirigente del PD aveva creduto che la politica delle larghe intese preservasse il governo Letta dagli effetti della condanna di Berlusconi? Davvero Giorgio Napolitano alimentava queste illusioni, e con lui quella grande stampa che ora si agita anch’essa in stato confusionale, predicando pateticamente senso di responsabilità?
Ora, in questo 8 settembre della classe dirigente della seconda repubblica, si cercano soluzioni confuse e disperate. La prima è una improbabile sopravvivenza a se stesso del governo Letta. Chi la propone si aggrappa soprattutto al fatto che le decisioni di fondo del nostro sistema politico commissariato vengono prese a Bruxelles, e quindi basta obbedire con entusiasmo ai  diktat di Troika e spread, e si può continuare a far finta di governare.
La seconda alternativa è quella di elezioni a breve in cui PD e PDL si sbranino, per recuperare il consenso dei rispettivi elettorati delusi. Tanto poi, chiunque vinca, saranno sempre Troika e spread a decidere. E le linee guida del governo saranno sempre le stesse che questi due partiti, sotto diverso nome, hanno seguito in questi venti anni. Diciotto dei quali in finta alternanza e gli ultimi due assieme.
Non facciamoci fregare un’altra volta; quale che sia che la via che il Palazzo alla fine si vedrà costretto a scegliere dobbiamo sostenere un solo concetto. Nelle piazze e nelle eventuali urne dobbiamo prima di tutto affermare:tutti a casa.