venerdì 23 dicembre 2011

Danilo Kis - Dolori precoci

Danilo Kis riesce a scrivere racconti perfetti (per non parlare del resto), capolavori.
per il vostro bene, non privatevene - franz



La memoria, il suo inarrestabile flusso, il suo inesorabile culto è quanto trasuda da “Dolori precoci”. L’infanzia di Kiš, tracciata in frammenti, in minuscole porzioni di ottima narrativa. La presenza di una madre povera ma determinata a non farsi sopraffare dalle piegature della storia. Una sorella, Anna, un po’ più grande e col potere di demolire, attraverso il cinismo e la presa in giro, qualsiasi pensiero, qualsiasi piccolo errore e per questo vissuta sempre con un certo timore. Un padre sfumato nel mito e nella trama del tempo: mio padre era alto, un po’ curvo, portava un cappello nero a tesa rigida, occhiali con montatura d’acciaio e un bastone con la punta di ferro. Portato via dai nazisti e poi morto ad Auschwitz nel 1944.
Momenti semplici della vita di un bambino. Ed è quel bambino che ci racconta, a parole sue e col filtro della propria coscienza, i momenti incontaminati dell’infanzia. Un tempo scavato e scomparso, come la strada degli ippocastani che nessuno ricorda più, come la casa cancellata da altri uomini e da altri eventi: Ha sentito, la casa non c’è più. Dove era il mio letto, adesso c’è un melo. Un albero nodoso, contorto, senza frutti. La stanza della mia infanzia si è trasformata in un riquadro di cipolle e nel punto dove si trovava la Singer di mia madre c’è adesso un cespuglio di rose. A lato del giardino sorge una palazzina nuova di tre piani, dove abita il professor Smerdel. Gli ippocastani sono stato abbattuti, dalla guerra, dagli uomini – o semplicemente dal tempo.
La nostalgia e un’irreparabile amarezza sfiorano leggère ogni pagina. C’è un piccolo dolore nascosto in ogni racconto, a volte addolcito da pacata ironia. I ricordi affiorano e fioriscono: la prima serenata per Anna, illuminata dalla luce di un fiammifero e dall’odore delle rose; i segni lasciati sul prato dal tendone del circo e dagli animali che ne facevano parte; la dolcezza della prima “fidanzata”, un piccolo amore custodito con vergogna, con la paura che gli altri capissero e difeso col pudore dei silenzi; il sacco di funghi raccolti con entusiasmo e poi buttati nel fiume perché velenosi…

Una strana questione è stata posta dallo scrittore polacco Ksistof Varga in occasione di un incontro tenutosi nel giugno 2005 a Belgrado, dedicato a Danilo Kis: in quell'occasione lo scrittore polacco ha dubitato del fatto che Kis sia veramente uno scrittore rispettato e letto nel suo Paese. Perché se così fosse, ha argomentato Ksitsof Varga, ovvero se la gente dell'ex-Jugoslavia veramente avesse apprezzato e letto Kis, allora non avrebbe probabilmente permesso che la guerra scoppiasse nel Paese, non ci sarebbero state violenze né sofferenze, non ci sarebbe stato il crimine di Srebrenica.
Riflettendo su quest'idea, Ksistof Varga si è ricordato di Radovan Karadzic e di Eduard Limonov, e delle scene risalenti al 1993 e immortalate da alcuni filmati, in cui si vedono questi due personaggi su una delle postazioni da cui le forze di Karadzic bombardavano Sarajevo. Si vede anche lo scrittore russo Limonov sparare delle raffiche di mitragliatrice sulla città avvolta da nuvole di fumo. «I due scrittori che si trovavano sulla montagna sopra la Sarajevo incendiata, Karadzic et Limonov, hanno letto Kis?», si è domandato lo scrittore polacco.
Recentemente abbiamo avuto una parziale risposta a questa domanda di Ksistof Varga. Noi ora sappiamo che, dei due scrittori visti a pavoneggiarsi sopra Sarajevo in fiamme, almeno uno ha letto Kis: quello alla mitragliatrice, Limonov. È lui stesso a parlarne, in una storia autobiografica intitolata «Uno scrittore balcanico» che potete leggere su Knjizevni list del primo gennaio 2007, nella traduzione di Radmila Mecanin. Danilo Kis è uno degli eroi di questa storia, è lui lo scrittore balcanico.
Tuttavia Eduard Limonov parla solo en passant della sua lettura di Kis. Apprendiamo così che egli ha letto, per usare le sue parole, «una delle sue edizioni tascabili», che non gli è piaciuta affatto. Ha scoperto che vi si trattava di temi specifici della letteratura dissidente, guerra, campi e altre cose simili. Ma, sfortunatamente, si ricorda Limonov, «a tutto ciò è stata aggiunta qualche buona secchiata di orrori balcanici e di crudeltà surrealiste».
Ma l'impressione peggiore lasciata su Limonov dall'uomo che ha scritto questo tascabile dissidente senza alcun valore, è «lo sporco Danilo». Sì, avete letto bene: «sporco Danilo». È così che Limonov qualifica Kis. In effetti la sporcizia domina nel ritratto di Kis che troverete nel racconto, l'impurità è sottolineata come una delle sue particolarità più evidenti. Limonov l'ha dipinto innanzi tutto come una persona imperdonabilmente, ignobilmente sporca. «Lo sporco Danilo» è allo stesso tempo molto brutto e si comporta ostentatamente male. È, dice Limonov descrivendo il suo eroe, «una faccia piccola, marcata da un grande naso, su uno scheletro curvo. Spalle strette. Carattere chiassoso». Veniamo anche a conoscenza del fatto che Danilo ha l'abitudine insolente di dare bruscamente del tu alle persone che non conosce e quella ancora peggiore di interrompere costantemente il suo interlocutore toccandolo con le sue dita sporche. Quando ci siamo incontrati, racconta Limonov, «lo sporco Danilo» mi ha subito dato del tu. «Anche per me, rude eroe di Jack London», aggiunge, «Danilo Kis è risultato sgradevole col suo modo di dare subito del tu, di interrompere l'interlocutore, di premere con le dita, storte e non molto pulite, sul petto di chi sta parlando con lui»…
da qui  (di Eduard Limonov non ho mai letto niente e mai leggerò qualcosa, è sicuro, per i nemici dei miei scrittori preferiti non ho tempo da perdere - franz)

Piccola Compagnia Instabile

...Insomma, da leccarsi i baffi per buona parte. Togliamo la mancanza del libretto ed alcuni difetti di pronuncia irrinunciabili per i pugliesi, qualche "s" troppo sibilata e le "o" più sbagliate di quante ne sbaglia un lombardo (a sorprese qui c'è un eccesso di "o" aperte). Ma ci resta un rimpianto. Un disco di questo tipo, di buona musica, colta e gentile, con testi importanti e che trattano di temi sociali siamo costretti ad andarlo a scovare in fondo agli scaffali di uno spacciatore di dischi? Se album del genere non arrivano neanche a Bielle come fanno a circuitare un minimo? Non ci sono le radio, non ci sono i giornali, non ci resta che la rete, dove però la musica, la buona musica deve girare ed essere conosciuta...
da qui



una notizia bellissima per Simone Farina e per tutti

Per Simone Farina la prossima convocazione sarà diversa dalle altre che ha ricevuto nei mesi scorsi. Questa volta non l’attenderà la Questura né il procuratore di Cremona che dirige l’inchiesta sul calcio scommesse di cui il difensore del Gubbio è diventato l’eroe buono.

A chiamarlo sarà Cesare Prandelli. «Gli dirò di venire a Coverciano ad allenarsi con noi, sarà un modo per ringraziarlo», confida il ct della Nazionale colpito dalla storia di un calciatore che ha mantenuto la schiena dritta quando gli sarebbe stato facilissimo piegarsi al richiamo di 200 mila euro, più del doppio di quanto percepisce per una stagione in serie B...



...«Mi è piaciuto quello che ha fatto Simone - spiega il ct - perché ha dimostrato un grande coraggio e una forza interiore straordinaria. Adesso sta a noi non abbandonarlo perché un gesto come il suo, in un ambiente lontano dai riflettori, non è semplice». Chi sta nel calcio da una vita ne conosce i meccanismi tortuosi. La naturale omertà che ha nascosto scandali piccoli e grandi. La regola per cui tutto deve restare all’interno dello spogliatoio. Del resto non è un’esclusiva del pallone. Sette anni fa, in una tappa del Tour, Lance Armstrong stroncò la fuga di un gruppetto di «peones» perché tra loro c’era Filippo Simeoni che l’aveva coinvolto in un’inchiesta sul doping. Armstrong aveva voluto che fosse chiara la ritorsione, mandò un segnale che tutti capirono. Infatti la quasi totalità dei corridori si schierò con l’americano e non con chi aveva denunciato il problema.

Farina sa che, quando si sarà posata la polvere, correrà lo stesso rischio. E in questa storia circolano anche banditi veri, gente di malavita. Sebbene Simone abbia scelto il bassissimo profilo, quasi per mimetizzarsi, è giusto e sicuro che i riflettori continuino a inquadrarlo. Prandelli lo farà. Questo padre di famiglia che ha denunciato chi lo voleva corrompere è il modello del calciatore etico che lui cerca di imporre da quando è alla guida della Nazionale. «La sua vicenda si inserisce nella lotta all’omertà simboleggiata dalla nostra visita a Rizziconi», il paese in Calabria dove l’associazione «Libera» di Don Ciotti ha ottenuto in gestione un complesso sportivo confiscato alla ’ndrangheta. «Per me quello è stato il giorno più gratificate del 2011», dice il ct che nel novembre del 2010 si convinse a convocare Diamanti, allora al Brescia, per l’amichevole contro la Romania perché durante la partita con la Juve aveva segnalato all’arbitro di non fischiare un penalty a suo favore. «Il calcio ha bisogno di esempi. E anche l'Italia», ripete Prandelli. La storia di Natale è servita. Calda, dignitosa, commovente. Anche se suscita una riflessione amara. Ci siamo talmente rassegnati al marciume e all’intrallazzo, che ci sembra un eroe chi esegue il proprio dovere, come ha fatto Farina denunciando chi voleva coinvolgerlo nel marcio.

da qui

mercoledì 21 dicembre 2011

Farina e Vendrame, grande calcio

…Cosa ha fatto Simone Farina? Nel settembre scorso, ha rifiutato di truccare la gara di Coppa Italia tra Gubbio e Cesena: ha detto no a duecentomila euro sull’unghia, da dividere con altri due difensori e il portiere della sua squadra. Dovevano ‘solo’ incassare qualche gol. Niente da fare. Farina ha detto no ad Alessandro Zamperini, suo ex compagno nelle giovanili della Roma e nuovo alfiere dell’associazione internazionale con regia asiatica. Ma non solo. Oltre al diniego, il difensore della compagine eugubina ha fatto anche altro: è andato dai carabinieri e ha denunciato tutto e tutti…

Ma il vero problema di Ezio era un altro. Per sua stessa ammissione, lui “amava giocare a pallone, ma non gli piaceva fare il calciatore”. E per questo non riusciva a sopportare l’estrema rigidità di quel mondo, lui che era un poeta ribelle già ai tempi, amico fraterno di Piero Ciampi. Di quel mondo mal sopportava anche combine, intrallazzi, partite truccate, truffe. Prima di tutto per rispetto degli sportivi che seguivano il calcio con passione, la stessa con cui lui giocava. Così nella stagione 1976-’77, durante il campionato di Serie C, si rese protagonista di un episodio che ancora val la pena di essere ricordato e raccontato. La partita era Padova-Cremonese. Ezio Vendrame vestiva la maglia del Padova. Il giocatore sapeva che il risultato era già stato concordato prima di scendere in campo. Da sempre, Ezio era insofferente a questo tipo di accordi. Così, durante una sonnecchiante fase di gioco a centrocampo, prese palla, si girò e puntò verso l’area della propria squadra. Anche i compagni erano confusi e smarriti. Qualcuno provò a fermarlo, ma Ezio lo dribblò e proseguì la corsa verso la porta fino a trovarsi a tu per tu con il proprio portiere. A quel punto, dopo aver fintato il tiro, stoppò il pallone con la pianta del piede. Tutti i tifosi del Padova, che lo avevano seguito con sguardo allibito, tirarono un sospiro di sollievo. Tra il pubblico, però, c’era anche qualcuno debole di cuore. Un tifoso che si spaventò a tal punto da morire di infarto…

Elogio agli zingari - Pino Petruzzelli

il ratto delle infermiere

arriverà un giorno nel quale nei libri di scuola si parlerà di questi anni, dell'Italia e della globalizzazione.
si dirà, credo, delle rapine delle nazioni del primo mondo ai danni dei paesi poveri, lasciando quei paesi con sempre meno risorse e sempre meno lavoratori qualificati.
contemporaneamente dalle università italiane, nonostante il costante e incessante tentativo di strangolamento, continuano a uscire laureati che vanno a fare ricerca, ad insegnare, a lavorare nei paesi più sviluppati del nostro, paesi che acquisiscono lavoratori e possibilità di sviluppo, senza neanche pagare le spese per la loro istruzione.
in Italia, paese con un grande avvenire dietro le spalle, al massimo facciamo il ratto delle infermiere e tendiamo all'obiettivo di "più licenziamenti per tutti", per aumentare l'occupazione (con diritti e salari simil-cinesi). - franz




Per compensare la mancanza non soltanto di infermieri, ma più in generale di personale sanitario, l'Italia si affida a lavoratori immigrati. Sono già oggi stranieri, secondo Azione per la salute globale, il 28,4 per cento degli infermieri, dunque quasi un infermiere su tre, e il 4,4 per cento dei medici. La nazionalità più diffusa degli infermieri è la romena, seguita da quella peruviana e indiana. Ma di qui a cinque anni, secondo l'Ong europea, si aggiungerà un numero consistente di medici specialisti, soprattutto nei campi della radiologia, dell'anestesia e della pediatria.

Attingendo però a personale straniero, i paesi più ricchi contribuiscono senza pensarci ad acuire la carenza di professionisti sanitari in paesi più svantaggiati. Così, circa il 50 per cento dei professionisti nati nel Sud del mondo lavora oggi nei paesi dell'Ocse. Se un continente come quello americano dispone del 37 per cento del personale sanitario, e della metà dei fondi globalmente investiti per la salute, l'Africa può contare solo sul 3 per cento dei professionisti e sull'1 per cento delle risorse globali…

Ospedali: infermiere straniere e un inaccettabile "caporalato"
Sono giovanissime, disposte a turni di lavoro estenuanti, hanno occhi azzurro ghiaccio, pelle chiara, fisici asciutti e non pronunciano una parola di italiano: negli ospedali del nostro Paese, da qualche anno a questa parte, è sempre più frequente avere a che fare con infermiere dell’Est europeo. L’impiego di personale straniero in corsia è un fenomeno che sta dilagando a macchia d’olio ed è destinato a crescere ancora. L’argomento è stato oggetto di dibattito e approfondimento durante il recente convegno nazionale «Le condizioni di lavoro degli infermieri stranieri in Italia» che si è tenuto nell’aula magna dell’ospedale Molinette di Torino, dove addirittura un terzo dei 1.700 infermieri professionali arriva dall’estero.
In Italia gli infermieri iscritti all’albo sono 326 mila, ma ne servirebbero altri 40 mila per soddisfare il fabbisogno: il personale straniero sopperisce in parte a questa mancanza…

Schiavi in camice bianco, infermiere extracomunitarie pagate un terzo? L’Associazione degli infermieri stranieri in Italia da qualche anno sta denunciando un vero e proprio racket del reclutamento di personale sanitario dai Paesi stranieri. 
Pur contenendo diverse inesattezze, pubblico questo articolo comparso su Giornal.it dal quale si possono carpire alcuni dati interessanti...06/02/2006 9:21:58 AM G.P. 
Il Presidente del Collegio Infermieri della Provincia di Torino, Michele Piccoli, ha lanciato l’allarme sulla “tratta” delle infermiere dall’Est Europa e sulla sperequazione delle risorse umane disponibili che fa piombare il nostro Paese nelle ultime posizioni continentali quando si parla del rapporto infermiere-paziente. 
Ultimamente le cronache regionali hanno scoperchiato situazioni di sfruttamento dei lavoratori stranieri al limite della schiavitù…
 I siti romeni, ma anche italiani, abbondano di offerte di lavoro per infermiere. A volte il nome della società nominata non dice molto. Per contattarla un numero di telefono, un cellulare, in modo non possa essere recuperato sull'elenco telefonico.
E molte aspiranti infermiere cadono nella rete. Credono a quella gente che promette di tutto: stipendi di 1500 euro, alloggio gratis, viaggio gratis, il pasto per un euro al giorno. E per i documenti non servirebbe nemmeno aspettare sette mesi ma solo due mesi.
Queste informazioni e offerte circolano su internet e vengono pubblicate come annunci sui giornali. Le autorità consigliano sempre di verificare le credenziali delle società presso gli enti locali competenti.
Ma non sono poche le persone che ci cascano. Partono con la speranza di lavorare in Italia dove spesso finiscono per essere sfruttate. Le donne vengono tutte alloggiate nello stesso appartamento, i passaporti sequestrati e la stessa cosa avviene per una percentuale dello stipendio, naturalmente più basso di quello promesso…

Maria e Lucia lavorano come infermiere in un ospedale in Romania. Guadagnano circa 300 euro al mese più la “spaga”, una mancia che gli assistiti danno alle infermiere, un modo per ringraziarle delle loro cure. A loro volta Maria e Lucia danno alla caposala la “spaga”, che in questo caso è una specie di tangente che le infermiere danno al loro superiore per non aver problemi sul posto di lavoro. Insomma, Maria e Lucia guadagnano più o meno 300 euro, con cui in Romania puoi comprare molto pane, latte e yogurt; ma se fai un viaggio in macchina, devi far bene i conti, perché la benzina costa più di un euro e se fai un giro troppo lungo c’è il rischio che ti parta metà dello stipendio.
Maria e Lucia trovano in ospedale un annuncio col quale un’agenzia di lavoro cerca infermiere professionali da mandare in Italia. In Romania gli italiani vanno per aprire aziende e comprare terreni e se vai in Romania ti chiedono se è vero che in Italia si guadagnano 4/5.000 euro al mese. In Italia c’è una carenza cronica di infermiere e molte infermiere rumene aspirano a lavorare in Italia, spinte dal miraggio di guadagni così alti…

martedì 20 dicembre 2011

Alcuni dei diritti fondamentali dei bambini secondo Janusz Korczak

1.      Il bambino ha diritto all’amore
2.      Il bambino ha diritto al rispetto
3.      Il bambino ha diritto alle migliori condizioni di vita che favoriscano il suo sviluppo e la sua crescita
4.      Il bambino ha diritto di vivere il presente
5.      Il bambino ha diritto di essere stanco
6.      Il bambino ha diritto di sbagliare
7.      Il bambino ha diritto di essere preso sul serio
8.      Il bambino ha diritto di essere apprezzato per ciò che è
9.      Il bambino ha diritto ad avere dei segreti
10.  Il bambino ha diritto all’istruzione
11.  Il bambino ha diritto di protestare contro una ingiustizia
12.  Il bambino ha diritto al rispetto dei suoi dispiaceri
13.  Il bambino ha diritto ad essere difeso da un sistema giuridico specializzato per l’infanzia
14.  Il bambino ha diritto di conversare intimamente con Dio

una canzone contro Putin

anche queste canzoni spiegano la riduzione dei consensi di Putin, no?
sotto il testo in spagnolo




Hoy he preguntado en la consulta del médico, cómo es que no tenemos la llave de nuestra habitación

Por qué en la cabeza y en el presupuesto tenemos un agujero, por qué en lugar de mañana, tenemos hoy

y ayer

Que nos cuente el doctor sobre el petróleo y el gas

quién ha sido el maricón que se lo ha vendido a los gringos

quién le quitó al pueblo Gazprom y Lukoil... no hay respuesta, pero ahí te va una inyección al culo

Todo es tan complicado, tan lioso, que no hay tiempo para  intentar entenderlo, hermano

nuestro manicomio vota por Putin, nuestro manicomio estará feliz con Putin

Todo es tan complicado, tan lioso, que no hay tiempo para intentar entenderlo, hermano

nuestro manicomio vota por Putin, nuestro manicomio estará feliz con Putin

a través del enchufe he captado una señal secreta, dicen que en el hospital los hay con pasta y sin un duro

que el administrador se ha puesto como un cerdo y yo he adelgazado...

dónde estas, dónde, líder, para poner fin a este desmadre

He escrito a la casa Blanca que aquí el uno es mas ladrón que el otro,

que los masones me quieren quemar en la hoguera

que estamos rodeados de negligentes, corrupción y disensión...

no hay repuesta, pero ahí te va una inyección al culo

todo es tan complicado, tan lioso, pero el doctor tiene razón, yo soy el culpable

nuestro manicomio vota por Putin, Putin es sin duda nuestro candidato

Todo es tan complicado, tan lioso, que no hay tiempo para intentar entenderlo, hermano

nuestro manicomio vota por Putin, nuestro manicomio estará feliz con Putin

con nosotros está Zviérev y Masha Raspútina, Friske y Dzhigurdá

y nuestras enfermeras están por Putin, por ser un hombre de verdad

Todo es tan complicado, tan lioso, que no hay tiempo para intentar entenderlo, hermano

nuestro manicomio vota por Putin, nuestro manicomio estará feliz con Putin

Todo es tan complicado, tan lioso, que no hay tiempo para intentar entenderlo, hermano

nuestro manicomio vota por Putin, nuestro manicomio estará feliz con Putin

lunedì 19 dicembre 2011

Austerlitz - Winfrid Georg Sebald

ho iniziato a leggerlo qualche mese fa, ma non riuscivo ad entrare nella storia, ho lasciato perdere.
ho riprovato da poco, e superata la prima parte, che ti porta in giro, ma non sai dove, è venuto il bello.
bisogna fidarsi.
la storia è una ricerca delle origini, delle radici, quelle vere.
e scopri tutto dalle parole di Jacques Austerlitz, e "vedi" Praga, Terezin, Parigi.
un libro emozionante e coinvolgente.
vogliatevi bene, leggetelo, anche se vi farà soffrire - franz

…Sebald è un autore che seleziona i suoi lettori e credo che la scarsa fortuna dei suoi libri (da cui la sua ristretta notorietà) sia dovuta ad un’altrettanto scarsa platea di potenziali lettori. Sebald è decisamente uno scrittore non al passo con i tempi poiché il suo afflato culturale è troppo distante dalla normalità speculativa che ci tocca osservare anche negli ambienti intellettualmente distinti.
Superato però lo scoglio culturale il libro scorre e appassiona rivelandosi un testo post moderno vero e proprio, collettanea di resoconti senza un reale legame, minimalia tecnologiche, enciclopedia naturalistica, artistica, sperimentale.
Un testo apparentemente caotico e senza senso ma invece coeso, denso e significante in una traccia di equidistanza valoriale tra le diverse discipline, la realtà e l’esistenza. Una visione di esistenza distante, estranea, assurda; un personaggio dal nome improprio che in realtà nome non ha e che rappresenta il racconto della sua vita come un apolide metafisico (vi ho trovato infatti assonanze ed affinità con Cioran e con il Canetti di Autodafè). Un apolide della società, non solo con riferimento alla nazionalità ma anche alla cultura, all’atteggiamento culturale. Un approccio settecentesco alla scienza ed ai saperi umanistici, uniti da uno sforzo intellettivamente superiore di coesione alchimistica.
Decisamente la lettura non lascia indifferenti a patto che ci si sottoponga ad un modesto inquadramento come “lettore” che non ha facoltà interpretative poiché il testo è un’opera “chiusa”, nel senso indicato dagli strutturalisti francesi ed ossia completa, non integrabile, studiabile solo in quanto unione di forma e contenuto già tutti dentro il testo. Se si vuole e si può stare al patto se ne resterà appagati. Altrimenti, e lo dico col cuore, che il lettore prenda altre vie a lui più congeniali…


Winfrid Georg Sebald è nato nel 1944, ha lasciato la Germania a venticinque anni non potendo più tollerare quel silenzio con il quale la generazione dei padri continuava a nascondere i crimini e le sofferenze provocate dal nazismo e da una guerra devastante, incapaci di confrontarsi con un passato.
Emigra quindi in Inghilterra, dove insegna letteratura tedesca fino alla morte, avvenuta nel dicembre 2001. Aver lasciato, però, la sua terra natia non ha voluto per lui dire dimenticare, voltar pagina, ma al contrario ripercorrere vicende che hanno lasciato segni e ferite indelebile in chi le ha vissute.
Le tragedie del ‘900, soprattutto quelle tedesche, vengono riviste con gli occhi di chi le ha subite o di chi ne è scampato, come in alcuni racconti degli Emigrati oppure, come nel caso di Jacques Austerlitz, di chi cerca di ricomporre la propria identità ricostruendo la storia della propria origine, ma che continuamente si scontra con la difficoltà della memoria di mantenere in vita ciò che invece va dissolvendosi nella dimenticanza…

And I have read few books that provide such an intense sense of place and the relationship of buildings to their history, including, for example, a hypnotic description of how Austerlitz discovers the streets where he was born, as well as of particular places, from Antwerp railway station to Tower Hamlets cemetery.
Sebald describes a universe which is peculiar but recognisable, the way experience of the world can be shaped by a strongly academic and historical intelligence. I can't really comprehend his prose style, so distinctive in the length of his sentences and the slight archaism of manner, the monotony of its cadences probably due to the fact that it was originally written in German and then translated. But I would strongly recommend anyone who has not experienced his writing to do so, because it succeeds in communicating issues of great importance concerning time, memory and human experience.
Not least I would recommend reading Austerlitz's account of trying to find out what happened to his father in the new Bibliothèque Nationale and failing to do so because its design appears calculated to frustrate the aspirations of its readers, such that one realises that the mentality which led to the concentration camp at Terezin is perfectly capable of designing comparable buildings in the present.
Inhumanity does not cease. Is what Sebald writes true? It does not matter. It is the most powerful fiction.

Scrittura inusuale quella di Sebald, fatta non solo di parole ma anche di fotografie e riproduzioni di documenti anche del tutto secondari, come il biglietto d'ingresso a un museo. Una prosa laboriosa e malinconica che seduce e impressiona, anche quando sembra fare il verso alla letteratura, come a volerne dichiararne l'inutilità o l'impotenza a fermare i drammi della Storia. Un libro difficile, persino ambiguo, ma che affascina e incuriosisce parecchio, anche quando lo stile elegiaco si fa esagerato, saturo di richiami letterari e prende un tono malinconico per via dei periodi lunghi e lenti e provoca nel lettore (o almeno a me) un senso d'angoscia, di straniamento...

il governo dei tecnici?

Profumo è comunque intenzionato a procedere nella riapertura dei concorsi. Ha detto il ministro: "Oggi l'età media degli insegnanti è intorno ai 40 anni". Va abbassata per venire incontro alle esigenze delle nuove leve laureate e degli stessi studenti…

se Profumo è un tecnico meglio un bidello, lui, il bidello, sa che l'età media dei docenti è sui 50 anni, lui, il bidello, va a scuola tutti i giorni, lui, il bidello, sa che se i docenti potranno andare in pensione 3-4 dopo rispetto al previsto sarà davvero difficile che si creino nuovi posti di lavoro - franz


anche qui

domenica 18 dicembre 2011

Vaclav Havel

...I cechi hanno avuto come padre della Patria un artista underground. Non so se ci si renda conto di quanto sia bella, a volte, la Storia. Havel una volta dichiarò che avrebbe voluto Frank Zappa come ministro della Cultura. Riuscì a fare qualcosa di simile: nel gennaio 1990 lo nominò “Ambasciatore speciale in Occidente per il commercio, il turismo e la cultura per la rabbia degli Stati Uniti”...
da qui


Questo ex convento e prigione è un posto davvero intrigante in cui soggiornare - molte delle sue anguste camere erano un tempo celle (l'ex presidente Havel trascorse del tempo qui, nella numero P6) - con bagni in comune e un'abbondante prima colazione inclusa. Si divide in ostello con camerate nel seminterrato e pensione con camere più spaziose sui piani superiori, tutto sotto la stessa gestione.
da qui

nel 2002, l'anno dell'alluvione a Praga, ho dormito nella cella affianco a quella dove era stato Havel.
era una stanza con due letti a castello, e un lavandino. 
dal convento alla cella al turista:) - franz

martedì 13 dicembre 2011

Demetrio Túpac Yupanqui

Demetrio Túpac Yupanqui è davvero un grande - franz

... Un esempio incoraggiante è il quecha, la lingua indigena più parlata del Sud America. Il quecha aveva subito un lungo e lento declino ma è rinato dopo il lancio di un motore di ricerca in quecha su Google, il rilascio di una versione quecha di Windows e Office da parte di Microsoft e la traduzione del Don Chisciotte nella lingua indigena da parte dello studente Demetrio Túpac Yupanqui...

Demetrio Túpac Yupanqui es un peruano que desde hace años se dedica a la difusión del Quechua y por estos días presenta la traducción a esta lengua de Don Quijote de la Mancha. En el pasado 13 de octubre estuvo en el Palacio de l’Athénée y el 21 estará en Palais des Nations Unies, Ginebra. A propósito de su trabajo, esto fue lo que habló con Depapaya.org 

Cuéntenos un poco de la tradición oral Quechua. 

El Quechua es el idioma más importante de América, hablado por cerca de 30 millones de personas a lo largo y a lo ancho del macizo de los Andes. Tiene la
cualidad de ser sencillo pero de gran precisión lingüística. Está considerado, a nivel de estudios avanzados, como el medio de expresión para exponer los elementos más sutiles del pensamiento humano . En esto no lo iguala ningún otro idioma. 

¿Por qué el Quijote en esta lengua, cómo surge la idea? 
El Quijote se ha traducido a 70 idiomas, pero en esa relación no aparecía el Quechua. El intelectual y peruanista Don Miguel de la Quadra Salcedo, excepcional conocedor de la historia americana, y creador del programa Ruta Quetzal, fue el iniciador de esta obra. Se contactó con nosotros para que hiciéramos la traducción con ocasión de cumplirse 400 años de la primera edición de Don Quijote de la Mancha. 

¿A quién está dirigido? 

A la cultura mundial, más exactamente al pueblo quechua hablante. En este momento ya se encuentra en las bibliotecas más importantes del mundo...
“El Quijote” ya tiene su versión en la lengua indígena quechua, un idioma precolombino que hablan alrededor de veinte millones de personas en zonas de Perú, Bolivia, Ecuador y Argentina.
Esta primera traducción de la obra maestra de Cervantes al quechua fue presentada esta tarde en la Casa de América de Madrid.
El traductor es Demetrio Tupác Yupanqui, que también tradujo la Constitución peruana al quechua, y el libro cuenta, además, con ilustraciones realizadas por campesinos del pueblo de San Juan (Perú)...

…Con más de 800 años de antigüedad, el idioma Quechua ha tenido un devenir azaroso a causa de los cambios sufridos por nuestro país a través de su historia. Esta lengua, que se inició entre Huacho y Lurín, tuvo una rápida expansión no sólo en todo el Perú (en las culturas de Chavín, Wari, Tiahuanaco) sino que abarcó todo Ecuador, Bolivia, Chile, adem´s de parte de Colombia y Argentina. El Quechua, idioma utilizado por nuestros antepasados, los Incas, fue perdiendo su importancia durante el Virreynato, porque se designó al español idioma oficial del país. Con casi tres centurias de colonización, el 85 por ciento de los habitantes empleaba el idioma español para comunicarse. Cuando llegó la época de la República resultó dificultoso utilizar el quechua como una lengua que pueda ser utilizada por toda la población en general.

Ademas, en estas ultimas décadas llego la invasión (si se puede llamar así) de la cultura extranjera como la Música, Cine, Televisión, etc. Esto ocasionó la admiración del inglés, francés y de casi todo lo extranjero y, consecuentemente, la marginación de nuestro idioma ancestral. Para la recuperación de nuestra identidad nacional, la Red Científica Peruana (RCP)-Internet Perú ha puesto en marcha la difusión del idioma quechua en el Internet, a través de un curso que será dirigido por el quechuólogo Demetrio Tupac Yupanqui…

Estructura del Quechua. algunos ejemplos
El Quechua, con variantes regionales como cualquier otro idioma, tiene características propias. El idioma andino pertenece al grupo de las hablas polisintéticas como el latín, el ruso y otros idiomas de Europa Oriental y América. En la oración quechua opera una yuxtaposición de elementos morfológicas, casi silábicos, que funcionan entre la raíz y los sufijos determinantes de personas o casos.
ESPAÑOL…..QUECHUA……EJEMPLO
En……………..-pi……….En Lima/Limapi
Con…………….-wan………Con Luis/Luwiswan
De……………..-manta…….De Chile/Chilemanta
Yo………………Nuga……..En mí/Nugapi
Tú………..Quan……..Contigo/Quanwan
El o Ella………..Pay………En ella/Paypi…


…LLJ- ¿Considera que el indígena va perdiendo su cultura lingüística con el paso del tiempo?

DTY- Si, el nativo prefiere aprender la lengua del invasor porque va a encontrar mejor trabajo. En el Perú en que la mayoría es quechuahablante no hay una radio ni una TV dedicado a informar en quechua. Es que mi país era muy pobre cuando gobernaba el Arquitecto Belaunde y me tocó ser director de prensa de su gobierno. No teníamos dinero para comprar películas y tomar fotos de sus visitas a las diferentes regiones. Pero ahora sí hay y sólo hay bellas declaraciones. No hay interés en estudiar e invertir en lo nuestro. La educación es una inversión invisible y da óptimos frutos años después. Pero se prefiere hacer locales u obras que “se ven” de inmediato.

LLJ- ¿cuántos quechua hablantes existen actualmente, existen variantes sobre ese idioma por regiones?

DTY- No hay un censo veraz. Pero la mayoría, una inmensa mayoría, habla quechua. Lo comprobé en mis incursiones como periodista en todo el Perú y como invitado en Bolivia y en Argentina.

LLJ- En Costa Rica sucede que el indígena se va adaptando al turismo y termina rindiendo pleitesía hacia otros idiomas. De a poco su idioma se deteriora y su cultura es invadida, perdiendo así su identidad. ¿De qué forma se podría volver a interesar a estas personas para que regresen a su conocimiento ancestral, pero que a su vez logre adaptarse al mundo actual?

DTY- Se tiene que demostrarles que nuestras culturas nativas son tan buenas o mejores que las ajenas. No hay que perder la noción de conocimiento y libertad que son el motor vehemente que conduce a los pueblos a su destino final. Si sabes que una cosa es buena tienes que amarla. Ahí está el secreto que a todos, sin excepción, nos moviliza hacia nuestro bienestar. Y en el caso del quechua, muy pocos saben que este idioma es capaz de expresar los sentimientos más sutiles del ser humano. Y esto con más perfección que el griego y el latín idiomas a los que acudimos para poner nombres a los nuevos inventos. Y valga la verdad. Eso me lo demostraron en Cornell University durante las sesiones lingüísticas organizadas por el profesor Donald Solá…

…Él era un testigo de primera fila. Nada más llegar, sus amigos mercedarios le dieron una habitación en su convento, que daba al simbólico jirón. Para la Lima de entonces, alguien como el joven Demetrio era una rareza: alto, bien educado y “nativo”, como él mismo se describe.
No es de extrañar que relate que si bien no era el único de origen indígena en la universidad, sí era algo novedoso. “Venían de diferentes facultades a ver quién era y decían: ‘¡Y se llama Túpac Yupanqui!’”. Don Demetrio no puede evitar reírse cuando recuerda estos inicios en la capital. A sus 87 años ha vivido de todo, pero no se percibe que sea un hombre marcado por una vida difícil. Por el contrario, su buen humor y su despliegue de conocimientos los hilvana con una modesta naturalidad. Los usa no para intimidar sino para acoger al invitado.
Pero así como parece dispuesto a la generosidad y no se siente capaz de criticar las condiciones sociales de la Lima de entonces, también se aferra a su identidad como un blasón que lo ha acompañado sin doblegarse. “Yo sabía que era nativo pero nunca sentí vergüenza de mi apellido. Además, yo era alguien que había estudiado Filosofía y Teología. Hablaba latín”.
Esto le ganó el respeto y la admiración de sus jefes y pares. Cuenta que en el diario “La Prensa”, donde empezó a trabajar como periodista y donde después comenzó a enseñar quechua, deslumbró en las discusiones editoriales por su conocimiento del latín. “Ellos decían: ‘Mira, este cholo cómo sabe’”…

domenica 11 dicembre 2011

16 anni in Italia

…Una ragazzina di 16 anni che per paura di confessare a casa quanto accaduto - ha perso la verginità con un suo coetaneo quando aveva giurato alla nonna che sarebbe arrivata pura al matrimonio - ha chiesto aiuto al fratello più grande. E insieme hanno trovato qualcuno a cui dare la colpa: "Sono stati due zingari, sono loro che mi hanno violentato mentre tornavo a casa". Nel quartiere, alla periferia di Torino, la notizia fa presto a girare di casa in casa. La rabbia cresce: per protestare contro i nomadi si organizza una fiaccolata, pacifica. Ma ieri sera la situazione degenera: dopo un rapido giro per le strade del quartiere un gruppo violento, circa cento persone, si è staccato dalla manifestazione. 
L'obiettivo? "Dar fuoco agli zingari per vendicare una di loro, una ragazzina". Bombe carta, bastoni, pietre. Sulla strada hanno trovato un nomade e l´hanno picchiato: solo la fuga gli ha evitato il peggio. La rabbia fra i presenti cresceva. Di fronte a una situazione che stava degenerando le forze dell'ordine hanno fatto tutto il possibile per contenere la violenza, dettata dalla sete di vendetta. I carabinieri del Nucleo Investigativo hanno chiuso a tempo record l'indagine sul presunto stupro: un passo importante, che ha portato un punto a favore…

"Sara ha abortito". C'è la parola fine al dramma di Trento, alla storia della ragazza di sedici anni che voleva mettere al mondo a tutti i costi il figlio che aspettava e che invece la sua famiglia non voleva che nascesse a nessun costo. Tanto che si era rivolta al Tribunale dei minori perché imponesse alla mamma-bambina di ricorrere all'aborto. 

È stato il padre della ragazza a farlo sapere al suo avvocato, con il quale Repubblica ha parlato, e a raccontare che alla fine è stata una scelta libera e volontaria della ragazza. C'erano state settimane di disperazione, i genitori da una parte, convinti che quella gravidanza avrebbe rovinato la vita della figlia. 

Troppo giovane l'età, troppo "sbagliato" il padre del bambino. Minorenne anche lui (ora ha appena compiuto i diciotto anni), arrivato da solo in fuga dall'Albania, senza alcun lavoro, finito nei guai e ospitato in una comunità per minori non accompagnati. Ma anche violento. Sara portava sul corpo i lividi  eppure per lei questo non era un problema. Sono innamorata - ripeteva - sono sicura che riuscirò a farlo camminare sulla strada giusta. Solo illusioni di una ragazzina, secondo i genitori. Che quando hanno scoperto che era incinta hanno cercato in ogni modo di convincerla a interrompere quella gravidanza ma senza riuscirci. Fino a pochi giorni fa…

Un ragazzo di 16 anni è morto dopo essere stato colpito alla testa durante una lite nel centro commerciale Parco Leonardo. La vittima è Simone C., nato a Roma ma residente a Fiumicino. 
La lite è scoppiata intorno alle 17,30 fra tre amici minorenni che erano usciti insieme. La richiesta di una sigaretta ha fatto scattare la scintilla. Il 16enne è stato colpito, forse da un coetaneo, con un pugno alla tempia. Il ragazzo è caduto a terra. Subito dopo è stato trasportato al poliambulatorio di Fiumicino dove è giunto senza vita…
da qui

sabato 10 dicembre 2011

Per un'altra Europa

 Proponiamo cinque obiettivi da cui partire:
Ridimensionare la finanza. La finanza – all’origine della crisi – dev’essere messa nelle condizioni di non devastare più l’economia. L’Unione monetaria dev’essere riorganizzata e deve garantire collettivamente il debito pubblico dei paesi che adottano l’euro; non può essere accettato che il peso del debito distrugga l’economia dei paesi in difficoltà. Tutte le transazioni finanziarie devono essere tassate, devono essere ridotti gli squilibri prodotti dai movimenti di capitale, una regolamentazione più stretta deve impedire le attività più speculative e rischiose, si deve creare un’agenzia di rating pubblica europea.
Integrare le politiche economicheOltre a mercato e moneta servono politiche comuni in altri ambiti, che sostituiscano il Patto di Stabilità e Crescita, riducano gli squilibri, cambino la direzione dello sviluppo.
In campo fiscale occorre armonizzare la tassazione in Europa, spostando il carico fiscale dal lavoro alla ricchezza e alle risorse non rinnovabili, con nuove entrate che finanzino la spesa a livello europeo. La spesa pubblica – a livello nazionale e europeo – dev’essere utilizzata per rilanciare la domanda, difendere il welfare, estendere le attività e i servizi pubblici.
Le politiche industriali e dell’innovazione devono orientare produzioni e consumi verso maggiori competenze dei lavoratori, qualità e sostenibilità. Gli eurobond devono essere introdotti non per rifinanziare il debito, ma per finanziare la riconversione ecologica dell’economia europea, con investimenti capaci di creare occupazione e tutelare l’ambiente.
Aumentare l’occupazione, tutelare il lavoro, ridurre le disuguaglianze.I diritti del lavoro e il welfare sono elementi costitutivi dell’Europa. Dopo decenni di politiche che hanno creato disoccupazione, precarietà e impoverimento, e hanno riportato le disuguaglianze in Europa ai livelli degli anni trenta, ora serve mettere al primo posto sia la creazione di un’occupazione stabile, di qualità, con salari più alti e la tutela dei redditi più bassi che la democrazia e la contrattazione collettiva.
Proteggere l’ambiente.La sostenibilità, l’economia verde, l’efficienza nell’uso delle risorse e dell’energia devono essere il nuovo orizzonte dello sviluppo europeo. Tutte le politiche devono tener conto degli effetti ambientali, ridurre il cambiamento climatico e l’uso di risorse non rinnovabili, favorire le energie pulite, le produzioni locali, la sobrietà dei consumi.
Praticare la democrazia. La forme della democrazia rappresentativa e della democrazia solciale attraverso partiti, rappresentanza sociale e governi nazionali, sono sempre meno capaci di dare risposte ai problemi. A livello europeo, la crisi toglie legittimità alle burocrazie – Commissione e Banca centrale – che esercitano poteri senza risponderne ai cittadini, mentre il Parlamento europeo non ha ancora un ruolo adeguato. In questi decenni la società civile europea ha sviluppato movimenti sociali e pratiche di democrazia partecipativa e deliberativa – dalle mobilitazioni dei Forum sociali alle proteste degli indignados in molti paesi – che hanno dato ai cittadini la possibilità di essere protagonisti. Queste esperienze hanno bisogno di una risposta istituzionale. Occorre superare il divario tra i cambiamenti economici e sociali di oggi e gli assetti istituzionali e politici che sono fermi a un’epoca passata. L’inclusione sociale e politica dei migranti è una condizione imprescindibile di promozione della convivenza civile e rappresenta un’opportunità per l’inclusione dell’area europea dei movimenti dell’Africa mediterranea che hanno rovesciato regimi autoritari.
Fare la pace. L’integrazione europea ha consentito di superare molti conflitti, ma l’Europa resta responsabile della presenza di armi nucleari e di un quinto della spesa militare mondiale: 316 miliardi di dollari nel 2010. Con gli attuali problemi di bilancio, drastici tagli e razionalizzazioni della spesa militare sono indispensabili. L’Europa deve costruire la pace intorno a sé con una politica di sicurezza umana anziché di proiezione di forza militare. L’Europa si deve aprire alle nuove democrazie del Medio oriente, così come si era aperta ai paesi dell’Europa dell’est. Si deve aprire ai migranti riconoscendo i diritti di tutti i cittadini del mondo.
Le mobilitazioni dei cittadini, le esperienze della società civile, del sindacato e dei movimenti che hanno costruito quest’orizzonte diverso per l’Europa devono ora trovare ascolto nelle forze politiche e nelle istituzioni nazionali ed europee.
Trent’anni fa, all’inizio della “nuova guerra fredda” tra est e ovest, l’Appello per il disarmo nucleare europeo lanciava l’idea di un’Europa libera dai blocchi militari e chiedeva di “cominciare ad agire come se un’Europa unita, neutrale e pacifica già esistesse”. Oggi, nella crisi dell’Europa della finanza, dei mercati, della burocrazia, dobbiamo lanciare l’idea e le pratiche di un’Europa egualitaria, di pace, verde e democratica.

Lezioni da riscrivere per l'economia

Il 2 novembre, alcuni studenti di Harvard hanno deciso di non seguire la lezione del corso di Introduzione all’Economia del professor Mankiw, ex consigliere economico di Bush, oggi consulente di Mitt Romney. La protesta, che alcuni hanno etichettato come ideologica, pone in realtà una serie di interrogativi essenziali su cui studenti e docenti dovrebbero interrogarsi. Nella lettera aperta rivolta al professor Mankiw, gli studenti “criticano fortemente il metodo di studio del corso, basato su un punto di vista sull’economia che favorisce il perpetuarsi delle disuguaglianze economiche nella nostra società” e lamentano la totale assenza di confronto tra le diverse teorie economiche. Essi identificano due problematiche tra loro connesse: da una parte l’influenza e la responsabilità che un certo approccio all’economia ha rivestito nella costruzione delle nostre società, nella scelta delle politiche economiche adottate dalle grandi istituzioni internazionali (composte spesso da ex studenti della prestigiosa università) e nel dibattito attuale sulle misure necessarie per uscire dalla crisi; dall’altra, una questione più scientifica e didattica, che interroga il modo in cui l’economia viene insegnata nelle università ai giovani studenti...
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venerdì 9 dicembre 2011

Toni Servillo recita "Obdulio - Il riposo del re del centrocampo" di Osvaldo Soriano

Bob Marley - Buffalo Soldier



Buffalo Soldier, dreadlock Rasta
It was a Buffalo Soldier in the heart of America
Stolen from Africa, brought to America
Fighting on arrival, fighting for survival
I mean it

When I analyze the stench
To me it makes a lot of sense
How the dreadlock Rasta
Was the Buffalo Soldier

And he was taken from Africa, brought to America
Fighting on arrival, fighting for survival
Said he was a Buffalo Soldier, dreadlock Rasta
Buffalo Soldier in the heart of America

If you know your history
Then you would know where you're coming from
Then you wouldn't have to ask me
Who the heck do I think I am

I'm just a Buffalo Soldier in the heart of America
Stolen from Africa, brought to America
Said he was fighting on arrival, fighting for survival
Said he was a Buffalo Soldier in the war for America...

Dear God - XTC

giovedì 8 dicembre 2011

piccolo dubbio

Il governo Monti è stretto tra queste alternative: vorrei ma non posso e potrei ma non voglio.
In sostanza le decisioni immediate sono: aumento del prezzo della benzina, più anni al lavoro, aumento dell’Iva, aumento degli estimi catastali.
Mi chiedo se ci vuole un governo di professori per fare solo questo (che verrà approvato dalla maggioranza del parlamento). Un qualsiasi ragioniere sarebbe bastato.
Tutto il resto (se ci sarà) dovrà essere proposto allo stesso parlamento di prima, pieno di condannati, avvocati, invitati/e ad Arcore, di giorno e di notte, ecc. ecc.
Ma non erano meglio le elezioni?

JR: l'arte può girare il mondo al contrario