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domenica 11 maggio 2025

Il medioevo prossimo venturo - Giorgio Agamben

 


Un passo del libro di Sergio Bettini su L’arte alla fine del mondo antico descrive un mondo che è difficile non riconoscere come simile a quello che stiamo vivendo. «Le funzioni politiche sono assunte da una burocrazia di stato; questo si accentua e si isola (precorrendo le corti bizantine e medievali), mentre le masse si fanno astensioniste (germe dell’anonimato popolare del Medioevo); tuttavia entro lo stato si formano nuovi nuclei sociali intorno alle diverse forme di attività (germe delle corporazioni medievali) e i latifondi, divenuti autarchici, preludono all’organizzazione di taluni grandi monasteri e dello stesso stato feudale».
Se la concentrazione delle funzioni politiche nelle mani di una burocrazia statale, l’isolamento di questa dalla base popolare e l’astensionismo crescente delle masse si attagliano perfettamente alla nostra situazione storica, è sufficiente aggiornare i termini delle righe successive per riconoscere anche qui qualcosa di familiare. Ai grandi latifondi evocati da Bettini corrispondono oggi gruppi economici e sociali che agiscono in modo sempre più autarchico, perseguendo una logica del tutto svincolata dagli interessi della collettività e ai nuclei sociali che si formano dentro lo stato corrispondono non solo le lobbies che operano all’interno delle burocrazie statali, ma anche l’incorporazione nelle funzioni governamentali di intere categorie professionali, come in anni recenti è avvenuto per i medici .
Il libro di Bettini è del 1948. Nel 1971 usciva il libro di Roberto Vacca Il medioevo prossimo venturo, in cui l’autore prevedeva un’evoluzione catastrofica dei paesi più avanzati, che non sarebbero stati più in grado di risolvere i problemi legati alla produzione e distribuzione dell’energia, ai trasporti, all’approvvigionamento di acqua, allo smaltimento dei rifiuti e al trattamento dell’informazione. Se Vacca poteva scrivere che gli annunci di catastrofe imminenti erano in quegli anni così numerosi da aver prodotto a una vera e propria letteratura «rovinografica», oggi le previsioni apocalittiche, in particolare quelle legate al clima, si sono almeno raddoppiate.
Anche se i disastri – come quelli prodotti all’energia nucleare – sono, se non probabili, certamente possibili – la degradazione dei sistemi in cui viviamo è pensabile senza che questa assuma necessariamente la forma di una catastrofe. Lo sfacelo politico, economico e spirituale dei paesi europei è, ad esempio, oggi evidente anche se essi continueranno per qualche tempo a sopravvivere. Come pensare allora l’avvento di un nuovo medioevo? In che modo l’astensionismo politico che vediamo intorno a noi potrà trasformarsi in un «anonimato popolare» capace di inventare nuove e anonime forme di espressione e di vita? E in che modo l’isolamento delle burocrazie statali e il diffondersi di potentati autarchici potrà preludere all’apparizione di fenomeni simili ai grandi monasteri, in cui l’esodo dalla società esistente produce nuove forme di comunità? È certo che questo potrà avvenire solo se un numero inizialmente esiguo, ma crescente di individui saprà leggere nelle forme politiche che si dissolvono il presagio di nuove o più antiche forme di vita.

da qui

mercoledì 2 marzo 2016

Israeli Apartheid Week 2016 a Cagliari

Qualche giorno fa l’ L'Università degli Studi di Cagliari aveva rilasciato il seguente comunicato:
«L'Università degli Studi di Cagliari non ospiterà - e non ha mai inteso farlo - l'Israeli apartheid week. L'Ateneo ha tra i suoi valori fondanti il pluralismo, la libertà da ogni condizionamento ideologico, confessionale e politico e il pieno rispetto delle pari opportunità anche tra differenti posizioni culturali». La nota diffusa ieri interviene dopo le polemiche: «Per questo motivo le autorizzazioni all'utilizzo di aule, locali o spazi dell'Università di Cagliari concesse dai responsabili delle Facoltà o dei Dipartimenti a iniziative culturali presentate con titoli diversi ma rientranti in questa manifestazione devono intendersi revocate con effetto immediato» (vedi qui)
Anche a Torino succede lo stesso (qui)

L’Israeli Apatheid Week 2016 è una manifestazione che si tiene in più di 150 università e città di tutto il mondo (qui il sito), per sostenere il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), qui il sito internazionale, qui il sito italiano.

In realtà a  Cagliari, il 29 febbraio 2016, presso la Facoltà di Scienze Economiche, Giuridiche e Politiche, per l’Israeli Apatheid Week 2016, si è tenuto l’incontro dal titolo: L’incubo militarista in Sardegna, probabilmente qualcuno ha capito quanto sarebbe stato ridicolo non far svolgere incontri di questo tipo presso l’Università.

Sono intervenuti (mi scuso in anticipo per l’estrema sintesi, e qualche imprecisione):

Massimo Coraddu, fisico, del Politecnico di Torino e consulente di parte del comitato No Muos (qui un intervento “siciliano” di Massimo Coraddu, per chi non lo conosce ancora), che ha raccontato il peso delle basi militari sul territorio e sul mare della Sardegna;

Antonio Mazzeo, (qui il suo blog), militante ecopacifista ed antimilitarista, che, via skype , ha raccontato di come la Sicilia, e Decimomannu, saranno le piste di lancio per le nuove guerre, la prossima ventura in Libia;

Pino Cabras, insieme a Giulietto Chiesa condirettore del sito www.megachip.info, (qui l’ultimo suo intervento per Pandora TV), che ha raccontato il ruolo della Sardegna nello scenario geopolitico ieri e di oggi, e ha parlato del ruolo dell’informazione, della guerra con i droni e dell’investimento israeliano contro il BDS (vedi qui);

Roberto Vacca, rappresentante degli studenti all’Università di Cagliari, che ha fatto il punto sulle iniziative (vedi qui) contro l’accordo fra l’Università e la Technion (un’importante università israeliana), impegnata in ricerche per il Ministero della difesa e l’apparato (politico-)militare israeliano.

Alcune segnalazioni
qui si spiega perché il BDS non ha niente a che vedere con l’antisemitismo
qui lo spiega Jerry Haber
qui l’autogol del viaggio premio in Israele in vista degli Oscar
qui l’appoggio di Roger Waters al BDS
qui l’appoggio di Shlomo Sand
qui la recensione a un gran libro di oggi, “Homeland”, di Cory Doctorow
qui la recensione a un libro di William Langewiesche, sui droni e non solo