La Libertà Non Sta Nello Scegliere Tra Bianco E Nero, Ma Nel Sottrarsi A Questa Scelta Prescritta. (Theodor W.Adorno)
domenica 17 maggio 2026
sabato 29 novembre 2025
La massomafia cattofascista del ‘controllo sociale’ si è comprata anche la commissione Antimafia
da Ricercatori Senza Padroni (fonte)
Nella puntata di Report andata in onda il 9 novembre 2025, la presidente della Commissione antimafia Chiara Colosimo, spiega i suoi rapporti con suo zio Paolo, condannato per aver fatto da tramite tra il faccendiere di estrema destra Gennaro Mokbel e la ‘ndrangheta. Poi la Cosimo è stata contestata anche per la foto fatta nel 2015 che la immortala sorridendo col braccio omicida del terrorista stragista Luigi Ciavardini. Una foto per la quale i familiari delle vittime di mafia e terrorismo hanno chiesto a gran forza le sue dimissioni per ‘conflitto d’interessi’.
Il conflitto di interesse riguarda un membro stretto della sua famiglia. Si tratta dello zio pregiudicato Paolo Colosimo, e in particolare dei suoi legami coi boss della ‘Ndrangheta. La notizia è ingombrante per Chiara Colosimo per chi è incaricata a guidare i lavori di indagine, a livello parlamentare, sulla gerarchia della mafia.
I guai, per lo zio della presidente dell’Antimafia, risalgono al 2010 quando incappò nell’inchiesta dei pm di Roma, la “Fastweb-Telecom Sparkle”, sul maxi riciclaggio da due miliardi di euro dell’Iva telefonica, una delle più grandi inchieste sul riciclaggio transnazionale degli ultimi 20 anni, con al centro l’uomo d’affari Gennaro Mokbel (nel 2018, dopo 8 anni di processo, la vicenda si è conclusa con l’assoluzione dei manager imputati). Lo zio di Chiara Paolo Colosimo viene condannato dalla Cassazione nel giugno 2018 a 4 anni e 6 mesi. L’inchiesta Antimafia stava indagando anche al filone “elettorale”, dove il protagonista era proprio l’avvocato Paolo Colosimo!
Secondo i magistrati lo zio della parlamentare di Fratelli d’Italia per far eleggere nel 2008 il senatore berlusconiano del Pdl Nicola Di Girolamo nella circoscrizione estero, avrebbe messo a disposizione del sodalizio la sua rete di amici e assistiti ‘ndranghetisti. Di Girolamo è personaggio noto alle cronache e alle procure, in passato patteggiò una condanna a 5 anni per evasione fiscale, riciclaggio transazionale e scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso e il suo nome appare nella lista dei 100 italiani dello scandalo Panama Papers.
I documenti riservati trapelati da Mossack Fonseca, uno studio legale panamense, (noti appunto come Panama Papers), contengono informazioni su oltre 214.000 società offshore (società registrate in base alle leggi di uno stato estero, che conduce la propria attività al di fuori dello stato o della giurisdizione in cui è registrata), inclusi dettagli su azionisti e manager. Questo scandalo è stato rivelato da un dipendente che ha consegnato i documenti al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, che a sua volta li ha condivisi con il Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ). La Mossack Fonseca è un gruppo di aziende con 46 uffici, distribuiti tra l’America, l’Europa, l’Asia e l’Africa. In sintesi, la sede legale è in un paese, l’attività in un altro. I documenti mostravano come individui ricchi, compresi funzionari pubblici, nascondano i loro soldi dal controllo statale.
Ad ogni modo, l’aiuto di Colosimo ebbe il suo successo: Di Girolamo entrò a Palazzo Madama con una barca di voti, come “leader di un gruppo di potere che si nascondeva dietro alle istituzioni”. Colosimo era a disposizione dell’imprenditore di destra Mokbel. Stessa disponibilità l’aveva manifestata anche a Fabrizio Arena figlio del defunto boss di Isola Capo Rizzuto Carmine Arena, assassinato a colpi di bazooka nel 2004, e anche al genero di Franco Pugliese, l’“oscuro imprenditore e albergatore”, vicinissimo alla ‘Ndrangheta e padre di Michele, uomo del clan calabrese dei Nicoscia, con cui Colosimo avrebbe stretto amicizia.
Teniamo conto che Chiara Colosimo il 23/5/2023 è stata eletta presidente parlamentare della Commissione Antimafia; la deputata di Fratelli d’Italia, avrà il compito di indagare soprattutto sui rapporti tra le associazioni mafiose e la politica (Patto – stato mafia): ecco la contraddizione! Chiara Colosimo è stata eletta grazie ai voti dei partiti della maggioranza di destra. La scelta di revoca del suo incarico spetta alla maggioranza, ma il dissenso contro la Colosimo arriva soprattutto dalle associazioni istituite dai parenti delle vittime di stragi e attentati mafiosi (che hanno sofferto di più per le Stragi di stato), visti i legami tra la Colosimo e Luigi Ciavardini, l’ex terrorista neofascista dei Nuclei Armati Rivoluzionari.
Ricordiamo anche che Ciavardini (foto sotto), fu condannato per la strage di stato alla stazione di Bologna del 1980, fu il braccio armato dei gruppi clandestini dello Stato e dal 2009 si trova in semilibertà.
Ma per capire meglio il problema andiamo ad analizzare il vissuto, tra la mediocre e pallosa borghesia romana di Chiara Colosimo: ha iniziato la sua carriera politica col movimento studentesco Azione Studentesca di Alleanza Nazionale e nel 2009, con lo scioglimento del partito, venne nominata presidente della regione Lazio di Giovane Italia, l’organizzazione giovanile del PdL. Poi fu eletta consigliera regionale del Lazio col centrodestra nel 2010, un incarico che ha ricoperto anche nel 2013 e nel 2018. Alle elezioni del 2022 è stata eletta deputata con FdI e dal 2023 appunto, è presidente della Commissione parlamentare antimafia.
La trasmissione televisiva di Report ha organizzato un’inchiesta sull’associazione “Gruppo Idee”, creata da Ciavardini per aiutare le persone detenute a reinserirsi nella società e che invece sarebbe semplicemente servita per agevolare le scarcerazioni di terroristi fascisti e di condannati per mafia che pagavano con ricchi regali le prestazioni. Nell’inchiesta sull’associazione ‘Gruppo Idee’ si citava la Colosimo a causa dei suoi rapporti con Ciavardini, ecco perché si vociferava che la deputata avesse sostenuto la candidatura di Manuel Cartella, il dirigente di Gruppo Idee, socio del figlio di Ciavardini in una coop per detenuti non comuni ma raccomandati (logica massonica). Inoltre nel servizio di Report che mostrava una foto dove la Colosimo era in compagnia di Ciavardini, lei sottolineò tutti i suoi presunti rapporti senza però mai accusarlo di comportamenti illeciti.
Dopo la puntata di Report del 9 novembre, sul Fatto Quotidiano era stata pubblicata una lettera firmata dai familiari delle vittime di mafia e di stragi terroristiche, che erano “sbigottiti” dalla scelta della Colosimo, visto quanto emerso da Report. Si legge nella lettera: «E’ accettabile che si scelga, per un ruolo importante come la presidenza di una commissione parlamentare bicamerale, una persona che non si vergogna di avere rapporti con uno stragismo di destra? E ancora, solo a noi appare evidente il gigantesco conflitto di interessi della probabile futura presidente?».
Inoltre Chiara Colosimo è talmente cafona e megalomane che nel 2015 si fece fotografare in posa sorridente dai mass media col busto di benito mussolini. Sempre in quel periodo (2015) la Colosimo aveva già sulle spalle il potere di consigliera regionale di Fratelli d’Italia ed era stata candidata alla Camera dei deputati. Sempre nel 2015 il giornalista Mottola chiese alla Colosimo perché aveva fatto la foto col busto di mussolini insieme a Pamela Perricciolo (la foto è sopra), manager dell’agenzia Aicos, già coinvolta nel caso PRATI-MARK CALTAGIRONE e lei, da brava cafona rispose: «Io so’ ancora di destra sì, che è un reato? », mentre il giornalista le stava facendo notare il rischio di apologia di fascismo.
Specifichiamo anche che Chiara Colosimo prima di essere eletta presidente della commissione Stragi nel 2023, aveva appena terminato il suo primo mandato da consigliera regionale per il partito di Giorgia Meloni, anch’essa col vecchio vizio delle raccomandazioni massomafiose…
Il 23 maggio 2023 i Familiari delle vittime si ribellarono contro la nomina di Chiara Colosimo deputata di Fratelli d’Italia, alla guida dell’Antimafia. Fu eletta presidente della commissione parlamentare antimafia, proprio nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci in cui morì Giovanni Falcone perché desegretò e scoprì la Gladio (stemma sopra, organizzazione paramilitare, frutto di una intesa tra la CIA ed i servizi segreti italiani, le formazioni paramilitari occulte, sono riunite nella Stay Behind Net e sotto controllo NATO) e i suoi rapporti con la mafia e la massoneria P2 (loggia massonica formata dalle alte gerarchie dei carabinieri – servizi segreti). Ma, nonostante le polemiche circa i suoi rapporti con l’ex terrorista neofascista Luigi Ciavardini, Chiara Colosimo ha ottenuto 29 voti. I parlamentari dell’opposizione sono usciti dall’aula prima del voto, in segno di protesta dopo che anche il centrodestra ha deciso di sostenere la propria candidata. I vicepresidenti della commissione sono Mauro D’Attis (Fi) e Federico Cafiero de Raho (M5s).
In passato prima di Chiara Colosimo, si era fatta avanti un’altra parlamentare di FdI, Carolina Varchi (foto sopra con la Meloni), come presidente della commissione antimafia, vice-sindaco di Roberto Lagalla (a destra nella foto sotto), eletto a Palermo con la raccomandazione gerarchica di Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri (interdetti dai pubblici uffici per precedenti con la mafia), che appoggiarono l’allora candidato sindaco di centrodestra Lagalla.
A sollevare il problema di Chiara Cosimo sono stati alcuni familiari delle vittime, insieme al presidente dell’associazione dei familiari e delle vittime sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 dichiarando ai mass media: “Ci chiediamo come sia anche solo lontanamente immaginabile pensare di eleggere a presidente della commissione antimafia una persona con tali frequentazioni”, specificando che i due argomenti che la futura commissione si troverà necessariamente ad affrontare sono il coinvolgimento degli eversori neofascisti nella strategia stragista mafiosa degli anni ’92-’94 e il ruolo della Falange Armata (un’organizzazione terroristica dietro cui si celerebbero i servizi segreti e la destra eversiva). In seguito, è arrivata anche la reazione di familiari di vittime innocenti delle mafie aderenti alla rete di Libera. In un comunicato chiedono che in Antimafia “operino le migliori personalità” e che la presidenza sia affidata a persona che non abbia aspetti di evidente incompatibilità con il ruolo, nonché una estraneità chiara e specchiata rispetto a personaggi di cui è conclamato il coinvolgimento in gravissimi eventi della storia del nostro paese.
Non si può cancellare e ignorare la responsabilità di certi esponenti della destra eversiva che, come risulta dalle operazioni d’indagine condotte da varie procure italiane, hanno legami con la massoneria, lo stato e la malavita organizzata di stampo mafioso. La storia non deve ripetersi come in un piano prestabilito e organizzato dai poteri forti, occulti, legati a gruppi finanziari, militari, industriali e mediatici, che possono esercitare un’influenza significativa sulle decisioni politiche e che gerarchicamente hanno sempre approfittato anche dell’ignoranza della mafia.
mercoledì 16 luglio 2025
Mi domando: perché Colosimo ha nominato Cisterna come consulente Antimafia? - Davide Mattiello
E’ ragionevole ritenere che questa intercettazione sia
agli atti della Commissione parlamentare antimafia. Due pesi e due misure?
Sui rapporti
tra il generale Mori e la presidente della Commissione
antimafia Chiara Colosimo rischia di calare il sipario,
complici il solleone e le distrazioni congeniate ad arte, anche se le domande
si moltiplicano. L’ultima: qual è il ruolo del dott. Alberto
Cisterna nella vicenda Laudati/Striano? Ovvero nella “madre” di
tutti gli scandali che riguardano il traffico di segreti e che costellano la
vita tribolata del governo degli eredi-al-quadrato (del Duce e di Berlusconi)?
Andiamo con
ordine.
Il gen.
Mori, secondo la “fonte fantasiosa” (cit. Chiara Colosimo) che
ha rivelato a Report notizie coperte da segreto investigativo
provenienti dalla Procura di Firenze, avrebbe brigato per
condizionare i lavori della Commissione parlamentare antimafia anche cercando
di far nominare alcuni consulenti ritenuti, è lecito presumerlo, in sintonia
con le aspettative di tremenda vendetta del generale medesimo. Il piano del gen. Mori avrebbe riguardato almeno tre figure da
piazzare in antimafia: il suo stesso avvocato, il penalista Basilio
Milio, il giornalista del Dubbio, Damiano Aliprandi ed
il magistrato Alberto Cisterna, attualmente presidente di sezione
al Tribunale civile di Roma, ma con una lunga esperienza in anti mafia.
Per diversi
motivi non sono andati in porto due nomi su tre, l’unico che ce l’ha fatta è
proprio il dott. Cisterna, che viene in effetti nominato consulente.
La
presidente Colosimo nell’ammettere non già il condizionamento (“io non sono
condizionabile!” e se lo dice lei) ma la nomina a consulente del dott.
Cisterna, ha precisato a scanso di equivoci che a questi non è stato comunque
chiesto di occuparsi del filone “mafia-appalti” come causale della strage di
Via D’Amelio, cavallo di battaglia della Colosimo e cavallo di
Troia per Mori. C’è da chiedersi allora su cosa sia stato messo a lavorare il
dott. Cisterna.
A questo
punto torna utile un articolo de Il Tempo, del 27 settembre 2024
firmato da Rita Cavallaro e Dario Martini che si occupa delle indagini della
Procura di Perugia sulla “madre” di tutti gli scandali e cioè i
presunti traffici illeciti di informazioni riservate che dalle stanze
della Procura nazionale antimafia (o forse da altri uffici della Guardia di Finanza)
uscivano per atterrare sulle scrivanie di giornalisti pronti a
farne buon uso.
L’articolo
si attarda su una intercettazione telefonica del marzo 2024,
protagonisti della telefonata due magistrati: il dott. Laudati – indagato
insieme all’ufficiale della GdF Pasquale Striano per il presunto traffico
illecito – e proprio il dott. Cisterna. Quest’ultimo al telefono sembra voler
rassicurare Laudati e per farlo attacca ad alzo zero l’antimafia
giudiziaria che sarebbe rea, da tempo (precisamente da quando a governare
c’era Prodi), di fare soltanto politica approfittando del proprio enorme potere
di condizionamento al fine di procedere su carriere luminose:
“Ho letto
tutto, però io, siccome ho il vizio della memoria… mi sono ricordato che nel
2006 la Procura di Milano imbastì una cosa del genere,
identica, dicendo che c’erano i dossier di Tim e facendo fare un decreto…
direttamente a Prodi, col quale cancellavano tutti i tabulati del famoso scandalo
Tim che non esisteva, ovviamente, con lo stesso andazzo, cioè vai dal
potere politico, lo metti in allarme, gli dici che c’è un dossieraggio, il
potere politico si spaventa, quelli fanno un provvedimento, quelli fanno
carriera, si guadagnano meriti, siccome è una replica esatta, perché io me lo
ricordo quello che successe allora, che era una cosa mai vista, con
cui venne modificato il 240 del codice penale… siccome qui ogni tanto i
magistrati hanno il vezzo di mettere in allarme la politica, e non sono nessuno
dei due disabituati, pazienza”.
E’
ragionevole ritenere che questa intercettazione sia agli atti della Commissione
parlamentare antimafia, visto che la stessa in occasione della vicenda
Laudati/Striano, esplosa grazie ai mirati esposti del ministro Crosetto, non aveva tardato ad acquisire
tutte le carte possibili, e che dunque sia conosciuta dalla Colosimo.
Come è
possibile allora che la Colosimo abbia accettato di nominare come consulente il
dott. Cisterna che, pur non indagato, risulta coinvolto in una
relazione rilevante con uno dei due principali indagati? Proprio mentre la
maggioranza di destra, su ispirazione della Colosimo e del super commissario
Gasparri, sta portando avanti in Senato la vergognosa norma finalizzata ad
estromettere dai lavori della Commissione antimafia il senatore Scarpinato ed
il deputato Cafiero De Raho per presunti conflitti di
interessi? Due pesi e due misure? E perché il gen. Mori
avrebbe suggerito come consulente proprio il dott. Cisterna? Le carte di
Firenze, quelle che documenterebbero le pressioni di Mori sulla Commissione
Antimafia, sono state acquisite dalla Commissione?
Intanto la
guerra dei segreti ovvero la guerra di potere impazza tra i palazzi romani (da
Almasri a Paragon, passando per Equalize e Squadra Fiore) e rischia di lasciare
soltanto macerie. Occorre uno scatto in più di attenzione e di coraggio perché
alla fine ogni “gioco grande del potere” fa i suoi morti ed io li conto dall’11
aprile del 2016, da quando nel suo ufficio presso la DIA di Roma morì, ucciso
da un colpo di pistola alla testa, il colonnello della GdF Omar Pace, che
di Striano era in quel momento il superiore.
martedì 1 luglio 2025
Commissione Antimafia, i familiari delle vittime chiedono di scioglierla: “Ha perso la sua credibilità” - Giulio Cavalli
È un atto
senza precedenti. Il 29 giugno 2025, ventidue firmatari tra i più autorevoli
rappresentanti delle famiglie colpite dalle stragi mafiose e terroristiche – da
Salvatore Borsellino a Manlio Milani, da Paolo Bolognesi a Rosaria Manzo –
hanno chiesto pubblicamente lo scioglimento e la ricomposizione della
Commissione parlamentare Antimafia. Una dichiarazione di sfiducia formale e
irrevocabile verso un’istituzione che, per decenni, ha incarnato il tentativo
dello Stato di fare luce sulle sue ombre.
La
Commissione, si legge nell’appello, “ha perso la sua credibilità” ed è “svilita
da polemiche inconcludenti”, incapace di rappresentare la richiesta di verità
che proviene dalla parte più colpita e più lucida della memoria pubblica: le
famiglie delle vittime.
Le
contestazioni
Nel mirino
c’è la gestione della presidente Chiara Colosimo, esponente di
Fratelli d’Italia, la cui elezione del 2023 fu già accompagnata da dure
critiche per i suoi rapporti pregressi con figure controverse, come l’ex
terrorista Luigi Ciavardini. La sua conduzione, accusano i firmatari, ha
“impresso un taglio unilaterale ai lavori”, concentrando tutta l’attività
sull’unica pista dell’inchiesta “mafia-appalti”, in una lettura semplificata
che esclude le verità emerse dalle precedenti legislature.
È la stessa
accusa lanciata da ex membri della Commissione come Federico Cafiero De
Raho e Roberto Scarpinato: audizioni selettive, domande
interrotte, un metodo censurante che riduce il lavoro a una narrazione
precostituita. Il cuore dell’accusa è politico e metodologico: la
Commissione deve indagare, non orientare.
L’ombra
lunga di Mario Mori
A rendere la
situazione ancora più esplosiva è il ruolo del generale Mario Mori,
ex capo del Ros, già assolto nella Trattativa Stato-mafia ma oggi nuovamente
indagato dalla procura di Firenze per le stragi del 1993. Le recenti
rivelazioni della trasmissione di Rai3, Report, su intercettazioni
che lo vedrebbero in contatto con componenti della Commissione hanno sollevato
il sospetto che sia lui a orientare i lavori, anche attraverso la
sponsorizzazione di consulenti a lui vicini.
Il timore è
evidente: un soggetto indagato per quelle stesse stragi potrebbe
condizionare le indagini parlamentari che dovrebbero fare luce su di esse.
I familiari chiedono che tutte le intercettazioni vengano acquisite e rese
pubbliche: “trasparenza, per fugare dubbi e illazioni”.
Memorie
contro il revisionismo
L’appello è
anche una denuncia contro un tentativo di revisionismo storico:
quello che punta a ridurre le stragi del biennio ’92-’94 a una vendetta per
un’inchiesta su appalti truccati, cancellando il contesto politico, i
depistaggi di Stato, la Trattativa, i mandanti esterni. Una semplificazione
che, scrivono i firmatari, “impedisce di approfondire le conclusioni condivise
delle legislature precedenti” seguendo i copioni difensivi degli stessi
indagati.
È una
delegittimazione della ricerca parlamentare come strumento di verità
collettiva. È la fine del patto di fiducia tra istituzioni e cittadini.
La
frattura con la società civile
La richiesta
non ha valore giuridico vincolante – nessuna legge prevede lo scioglimento di
una commissione su impulso della società civile – ma ha un peso simbolico
enorme. È un atto politico e morale. È una sfiducia pronunciata da chi
ha incarnato la memoria della Repubblica nei suoi momenti più bui.
Lo dice
chiaramente il Coordinamento nazionale: “Non solo come parte interessata, ma
come cittadini italiani riteniamo che sia giunto il momento di chiedere alla
politica un’assunzione forte di responsabilità”.
O si
cambia, o si chiude
Le richieste
sono nette: nuova composizione, nuovo presidente, nuove garanzie di
imparzialità. Non un rimpasto, ma un ripensamento radicale, per riportare
la Commissione alla sua funzione originaria: indagare il potere, anche quello
più vicino, anche quello che siede in Parlamento.
Se così non
sarà, se la politica continuerà a ignorare questa frattura, il rischio è che la
Commissione Antimafia diventi un guscio vuoto utile solo a rinsaldare
versioni di comodo, con il paradosso di un organo nato per combattere la
mafia diventato un veicolo per nasconderne le complicità.
Questa
volta, non sono le opposizioni a chiederlo. Lo chiedono le voci più
autorevoli della memoria civile italiana. E il loro appello risuona come un
ultimatum alla coscienza istituzionale del Paese.