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mercoledì 20 febbraio 2019

Amos Oz non era una colomba


Qualche mese fa è morto Amos Oz celebrato scrittore israeliano che molti citano come un paladino della pace tra israele e Palestina. In questo articolo di Miko Peled, israeliano nato a Gerusalemme, leggiamo tutta un’altra storia. In sostanza, se gli israeliani , come se niente fosse, vengono  ancora considerati un paese “normale” da molti paesi, soprattutto occidentali  e non un paese integralista violento ed autoritario è proprio grazie a scrittori sionisti come Oz. Sono personaggi come lui, Grossman e purtroppo tanti altri, che aiutano a presentare  israele sotto mentite spoglie nonostante tutte le nefandezze che quel paese perpetra ai danni dei palestinesi.
Nessuno può mai definirsi amico dei palestinesi se non si definisce anche antisionista.
Buona lettura - 
Gianni Lixi



Amos Oz fu un rappresentante della cultura del colonizzatore - Miko Peled
Lo scrittore israeliano Amos Oz è morto il 27 dicembre 2018, dieci anni dopo che l’esercito israeliano ha bombardato a tappeto Gaza, uccidendo innumerevoli innocenti. Oz ha definito   questo massacro “comprensibile ed accettabile”.
Amos Oz aveva 79 anni, i suoi libri hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo e sono stati tradotti in dozzine di lingue. Rappresentava il tipico  intellettuale liberale israeliano che, invano, cercava di spingere Israele verso la pace. Sotto queste vesti tuttavia, era un sionista, che per decenni ha coperto gli orribili crimini commessi da Israele contro il popolo della Palestina.
“Son qui da molto tempo  e qui ho visto accadere grandi cose”, diceva  Oz, riferendosi alla colonizzazione sionista della Palestina. Era profondamente impressionato dallo sviluppo della lingua ebraica e dalla città di Tel Aviv, ma ha sempre parlato poco del fatto che questa cultura si è sviluppata sulle ceneri di un popolo che ha  preceduto il sionismo e che ora è costretto a vivere  una vita di miseria nei campi profughi.

Il mito della simmetria
In un’intervista rilasciata da Oz a Johann Hari di Huffington Post a Londra nel 2009, Hari scrive: Sembra lontano e molto tempo fa, ma Oz una volta sognava di bombardare questa città [Londra]. Era uno di quei bambini che partecipavano a quella che lui chiama “l’intifada ebraica” -: cioè il lancio di pietre contro l’occupante britannico in cui si metteva a rischio la propria vita. Hari poi chiede: ” Signor Oz se lei fosse un bambino a Gaza ora,  starebbe sognando di fare le stesse cose contro israele?” E Oz risponde: Per rispondere a questa domanda non devo inventarmi nulla perché ho vissuto le stesse cose. Ero un bambino nel ’48 quando  Gerusalemme fu assediata, bombardata, affamata, la fornitura d’acqua interrotta. E conosco l’orrore, e conosco la disperazione, e conosco cosa significa perdere la speranza, e conosco la rabbia, e conosco la frustrazione. ”
La Gerusalemme di cui parla Oz, la Gerusalemme Ovest, è la città in cui io più tardi sono nato e cresciuto. Fu sottoposta ad una campagna di pulizia etnica alla fine della quale non fu permesso a un singolo residente palestinese della città di rimanere. Le belle case palestinesi furono prese dagli israeliani; i quartieri esistono ancora ma la gente è stata mandata via. Le cose che un tempo appartenevano alle famiglie palestinesi di Gerusalemme sono state saccheggiate e tutto questo con una tale efficienza che persino libri di rara importanza sono stati raccolti, catalogati ed ora sono nelle mani di Israele.
Per Oz i colonizzatori , che per un breve periodo  hanno dovuto subire  la debole resistenza  del popolo colonizzato, possono essere paragonati a chi nel frattempo subiva  la pulizia etnica. Possono essere paragonati  ai palestinesi di  Gaza, che da sette decenni vivono in condizioni invivibili e sono sottoposti a bombardamenti a tappeto e ad incursioni costanti da parte delle forze israeliane.
“Conosco la disperazione e conosco la rabbia, e conosco la frustrazione.” Ma come può affermare di conoscere queste cose? Allo stesso modo degli europei che hanno colonizzato l’America, Oz dice: “Sono nato qui sotto il regno di re Giorgio V, sono  un nativo .” In entrambi i casi i colonizzatori hanno violentato e saccheggiato gli indigeni e poi quando si sono stancati di pagare le tasse al re d’Inghilterra, si sono ribellati  e si sono presentati come persone oppresse in cerca di libertà.
Nella sua intervista a Londra, Oz ha proseguito: “Hamas ha lanciato circa 10.000 missili nel sud di Israele, dove vivo. E non penso che nessun paese al mondo possa semplicemente porgere l’altra guancia. Non credo che l’Inghilterra si fermerebbe se qualcuno lanciasse 10.000 missili contro  lo Yorkshire . Quindi a mio avviso una risposta israeliana era comprensibile e accettabile. ”
Quel bombardamento a tappeto è iniziato alle 11:25 e alla fine della giornata Israele aveva  lanciato 100 tonnellate di bombe su una popolazione senza forza militare, senza carri armati e senza alcuna possibilità di difendersi.
In un’altra intervista Oz descrive la colonizzazione israeliana e la distruzione della Palestina e della resistenza palestinese come “uno scontro tra destra e destra”, in un altro ancora lo definisce “una lite tra noi e gli arabi”. “Israele vuole raggiungere  la pace”, dice, ma poi continua  ” pensare di vivere insieme non è realistico, ci dobbiamo dividere “.
In una conferenza a Tel-Aviv intitolata “Le sfide sulla sicurezza nel 21 ° secolo”, Oz ha spiegato che una democrazia con uguali diritti è impossibile perché “un stato unico dal fiume al mare potrà essere solo uno stato arabo e se ciò accade non invidio i nostri figli e nipoti “. Ha raccomandato come unica soluzione un Israele forte e militarizzato, anche se entro i confini pre-1967, aggiungendo che ”da 70 anni e fino a tutt’oggi è la nostra forza militare che ci ha salvato dalla distruzione “.
Oz, in un’altra intervista in ebraico, dice che sebbene abbia visitato la Germania e l’Austria innumerevoli volte, non è riuscito a dormire la notte e ha dovuto ricorrere all’uso di sonniferi – “molti, molti sonniferi”. E dormire a Khulda, il kibbutz in cui ha scelto di vivere per tre decenni? Khulda si trova a pochi chilometri dal villaggio palestinese di Khulda, distrutto dai terroristi sionisti nel 1948. E che dire del fatto di aver dormito ad Arad, una colonia sionista in cui Oz ha scelto di vivere per altri tre decenni? Fu costruita nel Naqab su terre prese alla tribù palestinese beduina Jahalin, ancora oggi terrorizzata dai colonizzatori sionisti. Oz chiamava Tel Aviv un sogno, un miracolo, ma sembra si sia espresso poco sul fatto che è nata dalle ceneri di molti villaggi palestinesi. Per non parlare di quello che è stata la grande città palestinese di Yafa, e da cui i palestinesi sono stati costretti ad esiliare.
È sbagliato parlare male dei morti. Amos Oz, tuttavia, non era un privato cittadino, non era solo un individuo ma un’icona. Ha fatto fortuna ed ha tratto grandi benefici dalla sua immagine di sionista, patriota con un’aura di uomo amante della pace, una vera “colomba”. Oz era l’icona della cultura del colonizzatore.
Può una società che si basa sulla colonizzazione e che è anche razzista e violenta sviluppare una cultura di resistenza a tale società, una cultura che non è oppressiva? Il film Black Butterflies, che descrive la vita della poetessa sudafricana Ingrid Jonker, ci dà una risposta a questa domanda. Jonker era un afrikaner, un’icona della cultura afrikaner, ma parlava e scriveva dell’ingiustizia dell’apartheid praticata dal suo popolo e questo lo pagava a caro prezzo. Nel maggio 1994 Nelson Mandela la menzionò e recitò la sua poesia “Die Kind” (Il bambino), che fu scritto sulla scia del massacro di Sharpeville del 1960.
Nella Palestina occupata, come in Sud Africa, il colonizzatore ha creato una nuova cultura ed un nuovo popolo. Gli israeliani sono come i sudafricani bianchi ed entrambi fanno parte dello scenario di queste terre che furono brutalmente colonizzate. Tuttavia, c’è una differenza tra una cultura che riconosce ed ammette almeno l’ingiustizia per cui esiste, da quella che invece  la ignora. Jonker rappresenta la prima, Oz la seconda. Non credo che il primo presidente della Palestina libera reciterà versi di Oz così come fece Mandela con la poetessa Jonker.
da qui

sabato 14 aprile 2018

La doppia morale degli ebrei bravi - Gianni Lixi



Una parola sul titolo prima di iniziare. Questo è un titolo che si presta ad essere attaccato dai demagoghi dell’antisemitismo. Si tratta di sionisti privi di argomenti che utilizzano lo spauracchio dell’antisemitismo senza che questo c’entri un fico secco. Fa parte dell’armamentario oratorio che ogni sionista deve conoscere, messo a punto dalla Hashbara (propaganda) israeliana. C’è una brava professoressa israeliana, Nurit Peled, che ha fatto uno studio dettagliato sui libri di testo dei ragazzi delle scuole medie ed inferiori israeliane. Da questo studio emerge che la deumanizzazione ed il disprezzo del popolo arabo inizia proprio dai banchi di scuola. Se consideriamo che il popolo arabo è un popolo semita allora ne consegue che uno dei popoli dove il sentimento antisemita è più diffuso è proprio il popolo israeliano. Ora veniamo all’argomento di cui mi volevo occupare.
C’è forse una cosa che mi indigna più del leggere della deportazione dei profughi di cui si sta parlando ora in Israele ed è l’appello di Amos Oz , David Grossman, Abraham Yehoshua, per condannarlo. Insieme ad altri 32 intellettuali israeliani scrivono: “Vi chiediamo di agire moralmente, umanamente e con compassione, degni del popolo ebraico. E vi chiediamo di fermare, prima che inizi, la deportazione dei rifugiati nell’inferno da cui provengono. Altrimenti non avremo nessuna ragione di esistere”.
Questi tre esponenti della cultura israeliana sono gli stessi animi sensibili che appartengono a un popolo che sta costringendo la popolazione palestinese che abita in quelle terre occupate a vivere un “inferno” che loro giorno dopo giorno gli costruiscono? Sono gli stessi compassionevoli signori che appartengono a una nazione senza confini, perché i suoi confini cambiano ogni giorno a secondo della terra che riesce ad occupare?
Perché non provano lo stesso tormento del “non aver ragione d’esistere” anche per i fratelli palestinesi che hanno a qualche centinaia di metri da casa loro? Dov’è la moralità, l’umanità e la compassione del popolo ebraico? Parlo del popolo ebraico perché Israele si definisce stato ebraico. Grossman, Oz , Yehoshua appartengono a quello stato ebraico e non si battono contro esso. La loro credibilità quando parlano di morale, di umanità e di compassione è pari allo zero.
La religione ebraica è stata strumentalizzata per avallare la decisione sionista di fondare un paese sulla terra dove viveva un altro popolo. La memoria di 3000 anni fa (memoria un pò forzata visto che erano un popolo minoritario in quelle terre, e dopo che i cristiani li hanno cacciati sono stati riaccolti dai mussulmani)  impedisce il ricordo. Il ricordo, ben più recente della memoria, di alcuni decenni fa, quando i miei amici palestinesi, ed intendo amici reali, non ideali, sono stati cacciati via dalle proprie case. La memoria sì, il ricordo no. La strumentalizzazione è talmente stridente che sembra anche solo assurdo scriverci sopra.
I cattolicissimi e cristianissimi europei non sono da meno. Sanno perfettamente chi è l’oppresso e chi è l’oppressore in Palestina. L’Alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza Federica Mogherini proprio in questi giorni ha accolto Abu Mazen con grandi abbracci promettendogli solidarietà, ma poi le sue dichiarazioni sono state di una ignavia degna delle nostre migliori tradizioni italiche. Ha sì detto che per l’Europa Gerusalemme non sarà la capitale di Israele (anzi in verità non ha neanche detto questo ma ha detto che sarà la capitale di Israele e della Palestina) ma senza neanche minimamente ipotizzare delle sanzioni a Israele . Vale a dire: Israele, che continua a considerare il diritto internazionale carta straccia e mette una pietra tombale sulle trattative di pace in una delle zone più delicate del pianeta non merita, secondo l’Alto rappresentante europeo, non solo delle sanzioni, ma neanche la minaccia che queste vengano applicate. Per meno, ma molto molto meno, hanno mandato i nostri ragazzi ad ammazzare persone in Irak, Afghanistan, Libia.Tutto questo in ossequio a quella lorda parola che è la real politik.
La real politik è quella cosa che giustifica tutto in barba ai principi e alla morale. Viene anche tradotto con “pragmatismo politico”un termine che serve a darle un significato più positivo. Insomma: sino a quando l’America avrà bisogno di quella portaerei messa così bene nel Mediterraneo (la Palestina storica), possiamo toglierci dalla testa discorsi di legalità e giustizia internazionale e, men che meno, di moralità.
Mentre scrivo arriva sul mio telefonino una notifica del giornale israeliano Haaretz: il vice presidente americano Pence, in visita ufficiale in Israele ha appena detto che ora le trattative di pace sono nelle mani palestinesi. Questo dopo che ieri, alla Knesset, il parlamento israeliano, ha detto che l’America accelererà le pratiche per spostare l’ambasciata a Gerusalemme, perché Gerusalemme da 3000 anni è la capitale di Israele. È proprio vero che alla strafottenza ed all’indecenza non c’è limite!
No, non sono le religioni che possono salvare i popoli oppressi e tantomeno il “pragmatismo politico”. Anzi sembra sia vero il contrario!
Il popolo palestinese e tutti i popoli oppressi li potrà salvare solo chi crede veramente nella libertà e nella dignità dell’uomo e per queste  lotta. Non ci sono scorciatoie.