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venerdì 2 aprile 2021

LA SINDACA DI CREMA SI SCHIERA CON CUBA


Lettera a Draghi

"Dopo un giorno di riflessione, stamane ho mandato questa lettera al nostro Presidente del Consiglio.

La stima, la riconoscenza e l'affetto per i nostri Hermanos de Cuba me lo imponevano.

"Caro Presidente del Consiglio

Prof. Mario Draghi,

chi Le scrive è una sindaca di Provincia, che si spende per una comunità di 35mila persone e che può solo immaginare cosa significhi governare un Paese di 60milioni di abitanti, a maggior ragione in un momento così drammatico. Tuttavia, come donna, come madre, come cittadina e, infine, come sindaca, sento di dovere aggiungere un piccolo peso a quelli che già incombono sulla sua figura, perché ritengo che il nostro Paese, pochi giorni fa, abbia violato in modo grave codici di civiltà decisivi, come la riconoscenza, la lealtà, la memoria, la solidarietà.

Un anno fa la Brigata Henry Reeve, con 52 medici ed infermieri cubani, è arrivata in soccorso della mia città, Crema, della mia gente, del nostro Ospedale, aggrediti e quasi piegati dalla prima ondata pandemica.

I sanitari cubani si sono presentati in una notte di marzo dalle temperature rigidissime, in maniche di camicia, infreddoliti ma dignitosi. Avevano attraversato l'Oceano per condividere un dramma che allora ci appariva quasi senza rimedio e le giornate si consumavano in un clima di morte. Anche oggi è così, ma dodici mesi fa il nemico era oscuro e sembrava onnipotente, la scienza non aveva ancora trovato le contromisure. Oggi vediamo la luce, allora eravamo in un racconto dall’esito incerto.

In una sola notte, grazie alla solidarietà dei cremaschi e delle cremasche, li abbiamo vestiti ed equipaggiati. Da quel momento e per oltre due mesi si sono sigillati in un Ospedale da campo, montato di fianco al nostro ospedale, gomito a gomito coi nostri sanitari, per prestare cure e supporto alla popolazione colpita dal virus, generando una risposta di coraggio nelle persone, che in quei mesi si è rivelata decisiva. È stato quello il primo vaccino per noi cremaschi!

E non appena la pressione sull'ospedale è diminuita, gli stessi amici cubani si sono immediatamente convertiti all’intervento sul territorio. La medicina a Cuba si fa casa per casa, una dimensione che noi abbiamo coltivato poco, e le debolezze di questa scelta le abbiamo misurate tutte, durante la pandemia, attraversando strade ostili e non presidiate.

È bastato il suggerimento della Associazione Italia-Cuba al Ministro Roberto Speranza, perché partisse una richiesta di aiuto, e lo Stato di Cuba, in una manciata di giorni, il 21 marzo del 2020, rispondeva inviando a Crema 52 operatori sanitari, mentre altri 39 sarebbero arrivati il 13 aprile successivo a Torino, per svolgere la stessa missione umanitaria, riscrivendo la parola solidarietà nelle vite di molti italiani, abbattendo ogni barriera e depositando un lascito civile e pedagogico, per le nostre comunità ed i nostri figli. Solo allora abbiamo capito che il virus avrebbe perso la sua battaglia, e ancora oggi viviamo di quella rendita, per questo abbiamo meno paura.

Mi rendo conto che esistono “equilibri” internazionali e che vi sono tradizionali posizioni "atlantiste" del nostro Paese, ma quando ci si imbatte nello spirito umanitario dei cubani “situati”, che come ognuno di noi ambiscono a una vita migliore, quando, superati i muri ideologici, ci si trova di fronte ad un altro segmento di umanità, capace di guadagnarsi la gratitudine e la riconoscenza di tanti italiani, si finisce per trovare inqualificabile la posizione assunta dal nostro Paese in seno al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, laddove era in discussione una risoluzione che condannava l'impatto sui diritti umani di sanzioni economiche unilaterali ad alcuni stati, fra cui appunto Cuba.

"La nostra Patria è l'umanità", con queste parole ci avevano salutato i nostri Hermanos de Cuba arrivando a Crema ed io le chiedo, caro Presidente, qual è la nostra, di Patria, se l'opportunismo e la realpolitik ci impediscono di rispondere in termini di reciprocità ai benefici ricevuti ed alla solidarietà che un Popolo assai più umile, più povero e con molti meno mezzi del nostro, ma ricco di dignità, umanità ed orgoglio, ci ha donato in uno dei momenti più drammatici della nostra storia repubblicana.

Questa presa di posizione dei nostri rappresentanti alle Nazioni Unite, peraltro su un atto dalla forte valenza simbolica, doveva essere diversa, perché era necessario rispondere con maturità politica a un’azione gratuita e generosa, che aveva salvato vite vere di italiani in carne ossa. Mi domando che senso pedagogico e politico possa avere invece avuto il nostro voto contrario. Non è così che si favorisce il cambiamento delle relazioni, persino di quelle internazionali.

Era l’occasione giusta per reagire con un atto di lungimiranza, capace di spezzare posizioni cristallizzate, vecchie di oltre mezzo secolo, proprio per dimostrare il desiderio di affratellarsi con tutte le genti, in un Pianeta in cui i confini e le ideologie appaiono ogni giorno più lontani dallo spirito delle nuove generazioni.

Chiedo a lei, signor Presidente, di fare giungere un positivo gesto istituzionale e un grazie ai nostri fratelli cubani, un atto che, dopo l’improvvida presa di posizione, li rassicuri sul nostro affetto e la nostra vicinanza, che apra la strada a un consolidamento dell’amicizia e che permetta alla democrazia di guadagnarsi una possibilità.

Con stima,

Stefania Bonaldi

Sindaca di Crema

giovedì 28 maggio 2020

Messaggio di commiato della sindaca di Crema Stefania Bonaldi ai medici cubani in missione nel nostro paese per un aiuto sanitario



“Cari amici cubani,
sarò davvero breve perché, meglio delle mie parole, la nostra immensa gratitudine è già visibile nei volti delle autorità qui presenti, che ringrazio di cuore, con una particolare commozione per i colleghi sindaci e sindache e gli amministratori di Crema, che rappresentano altri volti, tanti altri volti, quelli di tutti i cremaschi, nessuno escluso, che vi stringono in un abbraccio affettuoso e sincero, ma anche pieno di nostalgia perché siamo certi che ci mancherete, proprio come dei fratelli.
Lo sappiamo bene, perché noi italiani siamo stati un popolo di migranti e conosciamo i sentimenti che accompagnano i distacchi. Mancherete ma non sparirete, perché le nostre coscienze conserveranno il vostro dono e ci rinforzeranno nella convinzione che a Crema nessuno deve essere mai più straniero, da ora in poi avremo un argomento decisivo da opporre a chiunque volesse ledere o diminuire il nostro sacro dovere di ospitalità.
Ci mancherà la vostra presenza rassicurante, che in un momento di inaudita incertezza e di pericolo incombente è stata una medicina efficace.
Ci mancherà ciò che silenziosamente avete rappresentato in queste settimane, a cominciare dalla certezza che il nostro pianeta può combattere e vincere le disparità, le ingiustizie e le emergenze, solo se tutti i popoli si affratellano.
Arrivando qui avete detto che la vostra patria è il mondo, quindi da ora in poi sarete sempre nostri compatrioti, in questo mondo vasto e spesso maltrattato dall’assenza del valore supremo della solidarietà.
Siamo stati naufraghi e ci avete soccorso, senza domandarci il nome né la provenienza.
Dopo mesi di lutti, angoscia, dubbi, ora vediamo la luce ma solo perché ci siamo stretti gli uni agli altri.
Donne e uomini del nostro Sistema Sanitario lombardo, Istituzioni, governanti e amministratori di ogni livello, ci siamo stretti a voi, cari medici ed infermieri della Brigata Cubana “Henry Reeve” e con voi al vostro popolo generoso, attingendo dalla vostra competenza e dalla vostra passione l’ossigeno necessario a tenere viva la fiducia, indispensabile nella lotta.
Senza di voi tutto sarebbe stato più difficile.
Nella nostra città e nel nostro Territorio in questi mesi si sono moltiplicati i gesti di solidarietà e di generosità, abbiamo visto tornare alla luce sentimenti di vicinanza che erano assopiti dall’abitudine, logorati dalla quotidianità.
Questi sentimenti di umanità e fratellanza li avete alimentati anche voi, con la vostra presenza qui, discreta ma efficace, rispettosa ma determinata, pacata ma affidabile.
Siete arrivati nel momento più drammatico e insieme a noi vi siete battuti per trasformare “il lamento in danza”, una danza collettiva, a riprova che le grandi battaglie non le vincono gli eroi solitari, ma le comunità, e ciò che è accaduto nella nostra terra ne è la prova, la dimostrazione.
Siamo stati comunità, per questo abbiamo vinto, siamo stati, anche grazie a voi, uno schiaffo all’Individualismo, l’alleato preferito delle avversità. Siamo stati una comunità, certo, multiculturale e umanissima. Uno schieramento che non ammetteva sconfitte e infatti non abbiamo perso.
Abbiamo lottato da popolo appassionato e progettuale, rifuggendo il rischio di essere folla caotica e velleitaria, mossa solo dalla paura.
Siamo diventati avversari intelligenti di un patogeno assassino, ma intelligente pure lui.
Con voi è stato più facile.
Grazie, a nome di tutti i cittadini e le cittadine di Crema, del nostro Territorio, della Lombardia e dell’Italia intera! “