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giovedì 4 giugno 2020

Come decolonizzare il pensiero e la ricerca in Sardegna - Sebastiano Ghisu, Omar Onnis




È sorto un gruppo di lavoro e di ricerca multidisciplinare che ha preso il nome di Filosofia de logu. Ne fanno parte studiosi e attivisti, dentro e fuori dall’accademia, provenienti dall’ambito delle scienze umane, sociali e filosofiche. L’intento è quello di sviluppare un approccio di ricerca non subalterno e forme di concettualizzazione libere dallo sguardo coloniale e auto-colonizzato sulla Sardegna. Filosofia de logu dispone già di un suo sito (filosofiadelogu.eu). In questo momento il gruppo sta lavorando alla pubblicazione di una raccolta collettiva di saggi, a un evento pubblico in rete, e a una serie di incontri sul territorio.Quella che segue è la sua dichiarazione di intenti.

Filosofia de Logu è un programma di studi, è una proposta di ricerca e di analisi epistemologica, è un progetto collettivo, è una teoria e una pratica di liberazione.
Le lacerazioni prodotte dalla filosofia, le visioni critiche teoreticamente scandalose, hanno un carattere dirompente perché pongono il pensiero di tutti davanti a se stesso, disvelandolo. In Sardegna queste lacerazioni non hanno avuto luogo o non sono emerse, anche perché è stato impedito che succedesse.
In Sardegna vige il “pensiero solo” e vige il “come se”.
Il pensiero solo è l’esasperazione del pensiero unico, è il pensiero isolato, sterile, autoreferenziale, privo di connessioni con la realtà materiale, sociale, storica.
Il “come se” è l’estraneazione-da-sé eretta a sistema, il costruire il pensiero sulla base di una finzione, di una falsa rappresentazione. Il “come se” costituisce il tratto distintivo di tutte le relazioni di potere e delle sue rappresentazioni ideologiche.
Non si può far finta di essere altrove e di essere ovunque. Non è lecito istituire un’opposizione polarizzata tra locale e globale.
Noi intendiamo decostruire il “come se”, liberando il campo dall’ottica puramente finzionalista, che riduce la Sardegna a una mera appendice amministrativa dello Stato italiano.
Intendiamo con questo criticare radicalmente la “metafisica dello Stato” e l’idea che esistano entità politiche immutabili e indivisibili, concetto di chiara matrice ideologica. Intendiamo, in estrema sintesi, destituire di fondamento l’idea che esista un solo modello di statualità.
Intendiamo mettere in discussione la concezione che non contempla una società sarda a prescindere da una società e una cultura italiane.
Riteniamo necessaria una riflessione sui concetti di “autodeterminazione”, “autogoverno”, “sovranità”, “democrazia compiuta”, come avvio di un processo di definizione delle istituzioni della Sardegna di domani, in relazione al contesto europeo, mediterraneo, mondiale.
La filosofia che ci proponiamo di rintracciare vuol essere innanzitutto critica dei rapporti di dominio che incombono sulla Sardegna, la soffocano, la attraversano. Un anticorpo all’estraneazione culturale che alligna nel pensiero dei sardi, specie di quelli acculturati e con responsabilità di alto grado nel sistema di produzione e riproduzione del sapere ufficiale.
Intendiamo mettere in rete tutti coloro che esercitano con rigore la critica verso le pratiche di sapere sottomesse alla ragion coloniale che intossicano il dibattito intellettuale sardo.
Intendiamo ri-costruire una filosofia plurale, ma orientata e orientante, che sappia incidere nello spazio sardo e che elabori competenze adeguate e una lettura autonoma, col pieno coinvolgimento di tutte le scienze umane.
Intendiamo istituire connessioni e avviare ragionamenti e nuove pratiche sul rapporto tra filosofia e lingua sarda (e lingue sarde), dando dignità filosofica al sardo, compresa la costruzione di un linguaggio concettuale proprio, a partire dalla concettualità filosofica che già vi è presente in nuce.
Intendiamo istituire connessioni tra filosofia e ambito culturale, chiedendoci: è presente nella cultura sarda una – e, se sì, quale – filosofia, intesa come articolazione di dispositivi socio-tecnici e come insieme delle produzioni culturali?
Ci interessa indagare sul ruolo degli intellettuali rispetto alle questioni socio-economiche, culturali e politiche, nonché sul rapporto tra subalternità e industria culturale in Sardegna.
Intendiamo indagare e criticare la stessa dimensione istituzionale, analizzando la correlazione tra identità e dipendenza. Cercare di vedere quali sono, come hanno funzionato e come funzionano i meccanismi di costruzione di una soggettività subalterna e dipendente. Nell’ottica di un’analisi non solo culturalista ma anche economica e sociale.
Intendiamo affrontare il problema della modernizzazione, nei suoi aspetti materiali, politici e teorici, vale a dire indagare nel dettaglio le teorie della modernizzazione così come si sono imposte nella vita pubblica e nel dibattito intellettuale, e le modalità attraverso cui è avvenuta l’operazione di espunzione del conflitto di interessi e di classe.
Intendiamo ri-discutere il concetto di nazione, in un’ottica nostra, sarda. La nazione è una costruzione storica, materiale, collettiva, discorsiva. Possiamo dunque definire la Sardegna una nazione? I finzionalisti lo negano. Il rapporto tra “regionalizzazione” della Sardegna e i processi di periferizzazione e marginalizzazione va indagato e criticato.
Riteniamo utile lavorare a un nuovo materialismo per la Sardegna, riguardo la sua storia e la sua società. Materialismo non lineare, non positivistico, non scientista e aperto ad approcci ibridi socio-materiali, postumani, femministi, ecologici, in generale non essenzialisti e non meccanicisti.
Intendiamo riappropriarci di Gramsci, impiegando proficuamente le categorie gramsciane (subalternità, rivoluzione passiva, questione meridionale, ruolo degli intellettuali, egemonia culturale…). E, con Gramsci, riannodare i fili spezzati della ricerca già svolta da autori che hanno indagato e criticato la “ragion coloniale” (Pira, Masala, Simon Mossa, Cherchi, Bandinu…).
Il modello che intendiamo perseguire è quello della rete, contrapposto al modello gerarchico-piramidale.
Il nostro orizzonte di discussione, ricerca e organizzazione culturale è aperto a quanti possano dimostrare una serie di competenze di studio, analisi, elaborazione e ricerca di livello alto, e condividano l’analisi della condizione sarda così come configurata nel nostro Manifesto.
Aspettiamo nuovi sguardi e nuove intersezioni.

lunedì 30 ottobre 2017

Il villaggio elettronico - Michelangelo Pira


si tratta di un libretto di una quarantina di pagine, parte di un libro che Michelangelo Pira stava scrivendo, ritrovato dopo la sua morte.
è una piccola grande storia che comprende il mondo, passato presente e futuro stanno miracolosamente insieme, nel racconto di un uomo che sta per morire.
“…io ho vissuto nella misura in cui ho comunicato, si vive in quanto si comunica…”

(Pier Paolo Pasolini dice, negli stessi anni: "La morte non è nel non potere più comunicare, ma nel non potere più essere compresi.")

Un suo libro, Sos Sinnos inizia così;
B'at cosas chi pro las cumprèndere bi cheret tempus e isperièntzia; e cosas chi cand'unu at isperièntzia no las cumprendet prus. Cosas chi pro furtuna s'irmentican e cosas chi pro furtuna s'ammentan; e cosas chi si creden irmenticadas e chi imbetzes una die a s'improvisu torran a conca” (“Ci sono cose che per capirle serve tempo ed esperienza; e cose che quando uno ha esperienza non le capisce più. Cose che per fortuna si dimenticano e cose che per fortuna si ricordano; e cose che si credono dimenticate e che invece un giorno all'improvviso ritornano alla mente”)

QUI un ricordo di Michelangelo Pira


Sappiate che è un gigante della cultura sarda (e non solo), vissuto nella seconda metà del secolo scorso e che tutto quello che ha scritto vale tutto il tempo che gli si dedica.

sabato 6 aprile 2013

Su Balente e sa 'Emina - Michelangelo Pira



la televisione come è stata e da molto non lo è più.



un reportage per la RAI su alcuni importanti aspetti antropologici della provincia nuorese


Nel 1978 apparve “La rivolta dell’oggetto”, la cui grandezza è inversamente proporzionale alla lettura che si è fatta finora del libro.
Viandante che ti sei soffermato su queste righe cerca quel libro e digeriscilo, non te ne pentirai mai – franz


« B'at cosas chi pro las cumprèndere bi cheret tempus e isperièntzia; e cosas chi cand'unu at isperièntzia no las cumprendet prus. Cosas chi pro furtuna s'irmentican e cosas chi pro furtuna s'ammentan; e cosas chi si creden irmenticadas e chi imbetzes una die a s'improvisu torran a conca »

« Ci sono cose che per capirle serve tempo ed esperienza; e cose che quando uno ha esperienza non le capisce piu'. Cose che per fortuna si dimenticano e cose che per fortuna si ricordano; e cose che si credono dimenticate e che invece un giorno all'improvviso ritornano alla mente »
(Michelangelo Pira, Sos Sinnos)

mercoledì 3 aprile 2013

due storie di Michelangelo Pira

Gli asini e l’ingegnere
All’inizio degli anni Sessanta un ingegnere, che nelle campagne di Bitti studiava un percorso stradale per conto della Regione o della Cassa per il Mezzogiorno, sorpreso dalla razionalità di un sentiero già esistente, chiese ai suoi accompagnatori bittesi chi lo avesse tracciato. La risposta fu: gli asini.
L’ingegnere, che veniva dalla città, la interpretò come un tentativo di provocazione e provocò a sua volta: “E in mancanza degli asini, chi tracciava le vostre strade?”
- In mancanza di asini, si chiamano gli ingegneri -, risposero gli accompagnatori

E’ utile essere bilingui
Un topo inseguito dal gatto scopre finalmente un buco sotto il pavimento dove nascondersi.
–Dopo un po’ il topo sente uno strano rumore, tipo “bau bau, grr grr” e capisce che deve essere arrivato il cane a scacciare il gatto. Allora salta fuori dal buco e il gatto l’acchiappa. Mentre se lo sta pappando, il gatto osserva: “Sai, è utile essere bilingui”.