(letto da Francesco Masala)
Ambalavaner Sivanandan (un ricordo qui), bibliotecario, editore di rivista, agitatore, romanziere, saggista, polemista, direttore dell'Institue of Race Relations, un grande intellettuale di origine srilankese, attivo in Gran Bretagna, disse una volta “We are here because you were there”, che è la spiegazione chiara e inequivocabile (purtroppo ignorata) del perché tanti migranti cercano di raggiungere i paesi della fortezza Europa e di tutte le fortezze occidentali.
Qualche
anno fa Josep Borrell aveva detto Noi un giardino,
il resto del mondo una giungla, sarebbe interessante a
spese di chi noi siamo un giardino
e a causa di chi, nelle parole di
Borrell, il resto del mondo è una
giungla.
A
volte capitano libri che ti spiegano un po’ di cose che non sapevi e che
rimettono in riga tanti fatti, noti, ma spesso dimenticati.
Chi leggerà il
libro potrà farsi tante domande e troverà tante risposte.
La politica
migratoria europea cambia a partire da una cinquantina d’anni fa, e si basa su
una parola feticcio, che è sicurezza.
In nome della sicurezza non si vogliono più accogliere i migranti come donne e
uomini liberi, con diritti come quelli dei residenti in Europa. In nome della
sicurezza si finanziano i campi di prigionia e di concentramento nei paesi del
sud del Mediterraneo. In nome della sicurezza
In nome della
sicurezza si lasciano morire i migranti in mare, come politica dichiarata, e
poi si finge di piangere lacrime di coccodrillo.
In nome della
sicurezza si ostacolano gli arrivi di persone non ariane, che crede in un dio
diverso, e si fanno ponti d’oro ai bianchi cristiani, soprattutto badanti
In nome della
sicurezza si esclude lo ius soli, per chi è più entusiasta di essere italiano,
di quanto lo siano gli italiani di nascita.
In nome della
sicurezza si crea un’economia di vigilanti di vari tipi, ai confini, negli
uffici, nei cpr, una grande quantità di posti di lavoro inutili, che David Graeber chiamava bullshit jobs,
lavori non creativi, lavori che opprimono, lavori dimenticabili.
Il secolo mobile è un libro da
non perdere e da consultare spesso.
Ps1: Già il
sociologo Renato Curcio almeno a inizio secolo analizzava i rapporti fra
migranti, lavoro mal pagato, precarietà, razzismo, insicurezza (quella vera, quella
dei migranti) e spiega(va) che avere un ‘esercito di riserva’ di lavoratori
migranti permetteva e avrebbe permesso di comprimere i salari di tutti i
lavoratori, e così è successo, spesso in Europa, di sicuro in Italia (qui, per esempio)
Ps2: se posso
fare una critica a Gabriele Del Grande, è che a proposito dell’11 settembre non
ha nessun dubbio sulla versione ufficiale, nessun dubbio sul fatto che in
Europa, a Londra e Madrid, un palazzo colpito da un aereo non cade, ma a New
York sì, e sul fatto che i tre grattacieli caduti erano stati riempiti di
esplosivi da prima, anche il terzo grattacielo caduto lo stesso giorno senza
nessun contatto con un aereo.
Ps 3
scrive Lavinia
Marchetti:
In Italia, nel 2026,
chi ha votato le leggi che criminalizzano il dissenso di piazza sapeva cosa
stava votando. Le trascrizioni parlamentari mostrano che le obiezioni erano
state formulate e registrate. Poi il momento del voto aveva azzerato quelle
voci, perché votare era il gesto di fedeltà richiesto.
La democrazia produce un paradosso finale in cui
il meccanismo formale del consenso, che dovrebbe proteggere il pluralismo,
diventa il sigillo che certifica la cancellazione del dubbio. Il gaslighting
istituzionale ottiene la propria firma dai soggetti che ne sono oggetto. La
ratifica è autentica, e proprio in questa autenticità risiede la trappola.
L’inganno è a monte. (qui).
Lo stesso si può dire per le leggi sulla (in)sicurezza, e di protezione
delle frontiere,
tutti i governanti e parlamentari italiani ed europei quotidianamente praticano
la banalità del male, ci vorrebbe una pena per tutti i governanti e parlamentari
italiani ed europei che continuano a sostenere le politiche di sicurezza ariane
e assassine.
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