L’ipocrisia del linguaggio. ‘Antifa’ come movimento di opposizione
sociale agli autoritarismi: palestinesi, immigrati, lavoratori emarginati.
Insomma, l’antifascismo della Costituzione italiana, l’esempio più nobile.
All’Antifa di Trump, l’argentino Milei -quello della motosega-, partecipa con
entusiasmo, mentre gli europei si nascondono. L’Italia che tifa per quella
destra, partecipa sperando di non farsi vedere troppo. Mentre il Segretario di
Stato Usa Rubio completa il quadro attaccando la Corte penale internazionale.
Bandiera issata, voce abbassata
Mentre altre cancellerie europee lo snobbano, Roma presta la propria
presenza a un evento che non discute una minaccia, ma all’opposto la certifica.
Questo è infatti il punto politico: trasformare una categoria decisamente
controversa di polizia in un fatto diplomatico.
Facciamo finta che…
Antifa,
nuova piroetta del governo. «Vertice anti-Antifa, Contrordine camerati: non
sarà più il leghista Molteni ma il sottosegretario agli Interni Prisco a
rappresentare l’Italia». Andrea Colombo osserva come da un diplomatico,
osservatore per cortesia, al vertice di Rubio sulla lotta al terrorismo rosso
andrà il sottosegretario agli Interni Emanuele Prisco, di assoluta fede
meloniana. Obiettivo dichiarato: «allargare al mondo la crociata anticomunista
annunciata sin da ottobre da Trump». Negli Usa se ne occuperà Sebastian Gorka,
già spalla di Bannon con legami stretti con l’estrema destra ungherese, Paese
da cui proviene. Ma la ‘piovra antifa’ è ovunque e rappresenta una minaccia per
l’America. Quindi intromissioni americane di ogni tipo ovunque. Anche per
questo l’intera Europa che ancora ragiona frena e prende le distanze.
Con gelo, salvo Argentina e Italia
Tra i 60
paesi destinatari dell’invito solo due hanno per ora annunciato adesione e
rappresentante del governo: l’Argentina di Milei e l’Italia di Meloni. I grandi
Paesi europei non hanno fatto sapere niente. È possibile che alcuni,
debitamente pressati, mandino alla fine un rappresentante, probabilmente un
diplomatico in veste di osservatore. La stessa postazione defilata, trattandosi
esplicitamente di «vertice ministeriale», sulla quale fino a sabato era deciso
ad attestarsi anche il governo italiano. Poi è arrivata la telefonata di
Meloni, forse dovuta a un suo ripensamento, più probabilmente perché messa alle
strette dal Dipartimento di Stato americano, ed è cambiato tutto. In entrambi i
casi il significato del cambio in corsa è identico.
Piroette e ipocrisie
Accusa dalle
opposizioni: «Il governo italiano resta legato a doppio filo all’Internazionale
nera capeggiata da Trump. La scelta di considerare sospetti di terrorismo “gli
antifa”, definizione estensibile a volontà, permetterà agli agenti di Trump di
prendere di mira qualsiasi opposizione, in una specie di resurrezione grottesca
del maccartismo, stavolta senza più i comunisti da mettere all’indice». «Se
l’Italia, come sembra probabile, sarà il solo Paese europeo presente a pieno
titolo al summit, allora la scelta di restare comunque quanto più vicini
possibile all’America di Trump sarà palese. E sarà significativo anche che tra
i grandi paesi occidentali solo quelli in cui la destra è al governo
accreditino una crociata contro il dissenso travestita da lotta contro un
terrorismo fantasma», il severo Andrea Colombo.
Si salvi chi può
Il tempo è
scaduto e Washington ha chiuso la lista dei partecipanti al summit contro la
«rinascita del terrorismo di estrema sinistra». Un vertice «anti-Antifa»,
contro un gruppo che non esiste formalmente come organizzazione, per costruire
una risposta globale alla «minaccia comunista» su cui il presidente
statunitense Donald Trump ha così tanto insistito nei suoi ultimi discorsi
pubblici. Una «minaccia esistenziale» come lo Stato islamico e al Qaeda. Ma gli
scettici sul summit sono molti. Dentro e fuori l’Europa si parla di scarso
preavviso, di agenda poco chiara, di più urgenti impegni diplomatici. Profilo
basso, e diversi tentennamenti per evitare di irritare Washington, denuncia
Enrica Muraglie
«La legge è una, quella della
giungla»
Ieri Rubio allo scoperto ha reso ancora più chiaro l’obiettivo del summit
con un messaggio sui social in perfetto stile trumpiano: «C’è un’istituzione
che si chiama Corte penale internazionale, stanno facendo una guerra al nostro
paese non con proiettili e missili ma con il cosiddetto ‘diritto
internazionale’».
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