“Intanto mi piacerebbe che si togliesse dal
dibattito la parola ‘maranza’ che è un insulto dal timbro etnico, perché
nello slang milanese significa ‘marocchino zanza’. È
come se negli anni ’60-’70 avessero fatto una norma sui terroni“. Così
a In Onda (La7)
interviene Franco Gabrielli, ex capo della Polizia e
già autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, a proposito del disegno di legge del governo
Meloni sulla microcriminalità minorile.
Gabrielli condivide le critiche espresse dal
procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che ha definito il provvedimento “inutile”. E
aggiunge: “Stiamo parlando quasi del nulla, da un
punto di vista degli esiti, anche perché questa norma non modificherà nulla da
un punto di vista della certezza della pena, della lunghezza dei processi e del
diritto alla difesa. Questi sono provvedimenti che, da un punto di vista della
loro effettiva capacità di incidere, non produrranno effetto“.
L’ex prefetto riconosce però che il problema esiste:
“Naturalmente c’è un tema della condizione giovanile che riguarda anche ragazzi
di seconda generazione e che, per chi vive la realtà milanese, non può non
tenere nella debita considerazione. Allora, come al solito, perché
ci dobbiamo dividere da curve da stadio, per cui dobbiamo criminalizzare
un’intera generazione oppure immaginare che certi episodi non
abbiano nessuna rilevanza? – sottolinea – Io credo che una giusta via di mezzo
ci sia, cioè la necessità di intervenire significativamente su queste
questioni, possibilmente in modo preventivo. Ci sono delle
bellissime esperienze in Europa, come in Islanda e in Scozia“.
Gabrielli amplia poi la sua stroncatura all’intera
produzione normativa del governo in materia di sicurezza: “Ci sono
norme a bizzeffe, ho perso pure il conto dei decreti sicurezza del governo
Meloni.Tutte quelle norme hanno prodotto, chi dice 400, chi dice 500
anni di nuova carcerazione, ma da un punto di vista degli effetti pratici credo
che in prospettiva abbiano semplicemente creato le condizioni per
limitare le libertà, non per garantire una condizione di maggiore
sicurezza”.
L’ex capo della Polizia torna infine sul punto centrale: “Anche questo
discorso sui “maranza” è una forma di criminalizzazione di queste fasce
giovanili in maniera più o meno indiscriminata.
Poi, ripeto, la questione esiste, gli episodi non sono di percezione ma sono
reali. Tuttavia, queste modalità così generalizzate di criminalizzazione delle
persone soltanto perché li si immagina appartenere a una categoria sono forme
di limitazione e di marginalizzazione di fasce ben
precise”.
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