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domenica 15 gennaio 2023

Casa Pound e il leone di Hitler - Tomaso Montanari

 


Basta uscire dall’Italia perché amici e colleghi chiedano, apprensivi: «ma come va con i fascisti al governo?». Solo da noi i solerti servitori dell’establishment e i soloni decotti si sgolano a dire che: «no, altro che fascismo, ma quale destra estrema, sono cambiati, moderati, europei, moderni…». Basterebbe fare un po’ di attenzione alla lingua, per capire come stanno davvero le cose. Le spiagge piene di «tossici e rifiuti» della ministra dell’Ambiente (che tiene sul comodino il busto del Duce), l’«umiliazione» come metodo di studio del ministro dell’Istruzione e del Merito, la mini-naia «al servizio della patria» del presidente del Senato Ignazio Benito La Russa… Pensieri e parole di morte: per stile e contenuti, saldamente piantati nell’immaginario e nel vocabolario del fascismo storico e del post-fascismo. E accanto alla lingua delle parole c’è quella delle immagini.

A partire, naturalmente, dallo stemma del partito “del” presidente del Consiglio Meloni. Lo stemma con la fiamma fu ideato direttamente da Giorgio Almirante, segretario di redazione dell’infame rivista La difesa della razza, gerarca di Salò e poi fondatore e capo carismatico del Movimento Sociale Italiano e ideale mentore di Meloni. Alfred Cucco, sottosegretario della RSI, racconta che una sera «del dicembre 1946 mi venne a trovare […] Mimì Pellegrini Giampietro, ex ministro delle Finanze della RSI […] a informarmi circa la sigla che avrebbe assunto il Movimento da tutti noi superstiti auspicato. […] Vedi, mi disse, la M è l’iniziale per noi più chiara e significativa, non esprime solo Movimento, ma lo consacra con l’iniziale mussoliniana. Vi sono poi le due lettere qualificative della RSI: S e I e questo dice molto». Nello stemma, quella sigla così densa di significati campeggia su un trapezio: la bara di Mussolini, dalla quale arde appunto la fiamma inestinguibile del fascismo. Per potersi riprendere il Paese, la bara e il nome sono scesi fuori campo: ma la fiamma brucia ancora, nello stemma.

Se poi si scende dalle formazioni più ripulite a quelle più francamente fasciste, il gioco si fa scoperto. È il caso di Casa Pound, che il 26 novembre scorso ha aperto una nuova sede a Firenze. Il manifesto creato per la fausta occasione merita una lettura approfondita. Oltre ad annunciare gli autorevoli ospiti (il presidente di Casa Pound e il fondatore della casa editrice che fu infine espulsa dal Salone del libro), esso reca un motto decisamente esplicito: «Riprende la marcia!». Detto nell’anno centenario della Marcia su Roma, e in quello in cui i camerati tornano a Palazzo Chigi, direi che il messaggio è chiaro.

Meno ovvio, ma ancora più inquietante, è il messaggio affidato alle immagini. Si è infatti scelta una fotografia di piazza della Signoria, sapientemente impaginata. Sullo sfondo, a sinistra, appare il David di Michelangelo, mentre troneggia in primo piano uno dei due leoni della Loggia dei Lanzi. Alla stragrande maggioranza del grande pubblico questa scelta non dirà nulla. Ma bisogna sapere che in occasione della visita a Firenze di Adolf Hitler, il 9 maggio 1938, le strade della città furono invase da un’enorme quantità di copie in gesso e cartapesta delle statue più celebri del Quattro e del Cinquecento fiorentini, alternate a grandi siepi verdi che dovevano coprire tutto ciò che non era abbastanza solenne. Si cercava di ricreare (nascondendo palazzi seriori, o scorticando quelli rifatti) una Firenze medioevale che fosse il più possibile grata al Führer tedesco, e dall’altra parte si volle espandere su una scala “imperiale” (romanamente fascista) la compassata e contenuta misura del Rinascimento fiorentino. Nella regina delle strade d’Oltrarno (via Maggio) una copia del San Giorgio di Donatello troneggiava, tra le svastiche, su una copia del basamento della Giuditta sempre di Donatello: un incredibile pastiche, che da una parte voleva esaltare il padre del Rinascimento, dall’altra rimuovere Giuditta, che aveva il doppio torto di essere stata una donna che uccise un uomo (sempre più accetto il contrario, anche nelle attuali patrie dei pretesi nuovi rinascimenti arabi), e di essere un’ebrea. Ma la chiave dell’allestimento fu la schiera di leoni di gesso che accolsero Hitler alla Stazione di Santa Maria Novella sotto le svastiche sventolanti, e che poi lo accompagnarono come un basso continuo ovunque: essi erano proprio la moltiplicazione del leone della Loggia dei Lanzi. Così piazza della Signoria, attraverso il suo simbolo più antico e ferino (il leone), si espandeva a dismisura – perdendo cioè, in ogni senso, la sua misura – prima di accogliere il dittatore nazista con un’osannante folla oceanica.

Ora, sarà un caso che Casa Pound si faccia accogliere a Firenze dallo stesso leone che fu per così dire il logo della visita a Firenze dell’artefice di Auschwitz? Chi studia le immagini, come chi studia le parole, non crede alle coincidenze, ma alla migrazione dei significati. L’unica migrazione gradita ai fascisti del terzo millennio.

L’articolo è comparso anche su Il Fatto Quotidiano

da qui

domenica 17 ottobre 2021

La polizia, i buoni e i cattivi

Appunti sui primi due capitoli del manuale delle regole d'ingaggio delle Forze dell'Ordine


Capitolo 1

Manifestanti cattivi

 

Gli universitari? Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Le forze dell'ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì».
Francesco Cossiga ex presidente della Repubblica

da qui

 

 

QUI  si può vedere Diaz – Non pulire questo sangue, di Daniele Vicari

 

 

Manifestanti buoni

 

 

 

Capitolo 2

Occupazioni cattive

 

Sgomberata la casa cantoniera di Claviere - Nicoletta Dosio

«Loro, quelli che chiamano genericamente migranti, ma che sono persone con sogni e ferite, arrivano a piedi, lungo la strada che sale da Oulx, singoli e famiglie intere, mal equipaggiati rispetto al clima già rigido».

Sgomberata la casa cantoniera di Claviere

Ieri mattina all’alba (6 ottobre) è stata sgomberata la casa cantoniera di Claviere, occupata domenica scorsa: un’occupazione durata giusto il tempo della “tregua elettorale”.

Pochi giorni di vita per questo presidio solidale, sulla frontiera tra Italia e Francia, punto essenziale di accoglienza e assistenza per i tanti in fuga dalla guerra e dalla fame, lungo sentieri che dovrebbero essere di speranza, ma che sono invece di fatiche indescrivibili, pericoli, disperazione e, per tanti, morte.

Sabato c’ero. Giorno di festa. L’edificio abbandonato da tempo riprendeva a vivere. Sul piazzale antistante, la polenta borbottava nei grandi paioli. Intorno le telecamere inquisitorie e digos. Poco lontano lo schieramento degli agenti in assetto antissommossa: la “giustizia del potere”, che è ingiustizia della vita.

Loro, quelli che chiamano genericamente migranti, ma che sono persone con sogni e ferite, arrivano a piedi, lungo la strada che sale da Oulx, singoli e famiglie intere, mal equipaggiati rispetto al clima già rigido. Una famiglia con otto bambini. Una bambinetta con un grande grappolo d’uva. Una breve sosta per bere qualcosa di caldo, ricevere qualche indicazione, poi via, mentre il giorno è ancora giovane e il sole è tornato a brillare tra le nubi squarciate dal vento.

Per loro comincia il momento più rischioso, tra le pinete di confine pattugliate dai gendarmi di frontiera. Ma non c’è ancora neve e il bosco è amico, pieno di colori….

E poi l’ennesimo sgombero, la vendetta fulminea degli dei invidiosi e vendicativi. La casa che aveva ripreso vita è nuovamente sbarrata. Muta. Gli occupanti denunciati. Le frontiere più ferree.

Claviere tace indifferente, tra il suo campo da golf deserto, gli alberghi disabitati e gli skilift come scheletri immobili.

Fino a quando sopporteremo questa giustizia con l’elmetto, questo mondo di sepolcri imbiancati?

da qui

(durata occupazione casa cantoniera di Claviere: una settimana)

 

Occupazioni buone

 

…Il palazzo di via Napoleone III, nel quartiere Esquilino, fu occupato il giorno di Santo Stefano del 2003. Il sito di Casapound ricorda così l’evento: «Lo stereotipo reazionario che vuole l’occupazione di edifici disabitati come pratica esclusiva della sinistra è pugnalato a morte». Il palazzo ha sei piani e ospita 20 appartamenti. È di proprietà dell’Agenzia del Demanio ed era utilizzato negli anni Sessanta dal ministero della Pubblica Istruzione. Per molti anni è poi rimasto disabitato. Subito dopo l’occupazione da parte del gruppo neofascista, l’agenzia del Demanio presentò una denuncia: poi più nulla. Nel 2016 vennero tagliate acqua e luce, poi misteriosamente riallacciate…

da qui

(durata occupazione del palazzo di via Napoleone III: diciotto anni, finora)

lunedì 1 aprile 2019

cinguettii fra Brasilia e Roma


A Bolsonaro e Salvini sono bastati pochi cinguettii per capirsi.
E Salvini, che non è stupido, ha avuto un’illuminazione.
Il motto "Ordem e Progresso” sulla bandiera brasiliana ha fatto scattare un’idea in Salvini per giustificare gli sgomberi di Riace, il paese intero, del CARA di Castelnuovo di Porto, ed ex Penicillina di via Tiburtina, fra gli altri.
Che bello poter mettere sulla bandiera italiana il motto “Ordine e pulizia”!
La spiegazione e la giustificazione di tutto sta in queste parole:
Secondo il prefetto di Roma, il palazzo di via Napoleone III occupato da CasaPound non è a rischio crollo né presenta particolari problemi sotto il profilo igienico e per questo «non rientra tra le priorità sul fronte sgomberi».(1)
Insomma, il trucco per non essere sgomberati è fare bene le pulizie, altro che dietrologie sulle simpatie di Salvini per Casapound.
Grembiule e appretto, fascista perfetto.

  

lunedì 1 febbraio 2016

La sviolinata del Ministero dell’Interno a Casa Pound - baruda

Ma guarda tu, se un blog che tace da tempo con tanti “purtroppo” che lo rendono ormai muto deve riaprir bocca per parlar di fascisti. 
Di fascisti, quelli di cui nella vita ho sempre provato a non occuparmi a meno che non era un problema contingente e da risolvere rapidamente: come quando ti viene la diarrea, ecco.
I fascisti, dicevamo: ma mica quelli brutti e cattivi, neri e violenti che potete immaginare, sia mai.
Parliamo di una querela per diffamazione, presentata da Gianluca Iannone contro Paolo Persichetti: una querela vecchia come il cucco per un articolo uscito su un quotidiano ormai scomparso da tempo l’8 maggio del 2010 (che trovate a questo link: Più case, meno Pound)Il povero Iannone si è offeso tantissimo, perchè addirittura il Persichetti si sarebbe azzardato di metter per iscritto che “lo sfoggio di retorica giovanilista e vitalista con un target studentesco ben preciso, l’estetismo autocontemplativo, il «siamo belli come il sole», «17 anni tutta la vita», «giovinezza al potere» che rinviano ad una sorta di impoliticità ormonale, di onanismo ideologico, di acne militante e le canzoni di Rino Gaetano, non cancellano la lunga lista di aggressioni, iniziative contro i disabili, xenofobia e brindisi alla Shoa.”
Il tutto è un po’ surreale e potete trovare più informazioni sul blog di Paolo Persichetti, dove verranno pubblicati anche i vari aggiornamenti che questa storia avrà.
Ma niente di tutto ciò è realmente capace di suscitare il minimo interesse.
La cosa più interessante, soprattutto alla luce delle aggressioni di queste precedenti ore a Napoli avvenute a suon di sprangate e martellate (con splendidi vessilli della Decima Mas) è invece un documento (protocollo N.224/SIG. DIV 2/Sez.2/4333) della Direzione centrale della Polizia di prevenzione datato 11 aprile 2015, con sigla in calce del prefetto Mario Papa, allegato dal legale di CasaPound Italia in una causa civile che vede coinvolta l’organizzione dei “fascisti del terzo millennio”, sulla base di una ordinanza emessa dal giudice.
Scoprirete a vostra insaputa che Casa Pound è in realtà quel che desideravate per i vostri figli, un gruppo di fanciulli dediti alla solidarietà e la tutela delle fasce deboli, giovincelli capaci di riportare alla luce “gli aspetti innovativi e di promozione sociale del ventennio”, attenti al sovraffollamento carcerario e inseriti nelle rappresentanze studentesche.
Due fitte  ed empatiche pagine del Ministero dell’interno, con tanti di timbrini e protocolli, che lascia basiti: non manca il riferimento alle occupazioni di immobili in disuso effettuate da “Mutuo Sociale”, peccato che lo stesso ministero che tenta di accusare di organizzazione sovversiva ed estorsione i movimenti che da anni lottano per il diritto all’abitare a fianco dei senza casa e delle fasce precarie della società, le descrive come dei metodi per “la segnalazione dello stato di degrado di strutture pubbliche per sollecitarne la riqualificazione”.
Veramente dei ragazzi stupendi, da desiderare nei quartieri e nelle piazzette.
Parola del Ministero dell’Interno!