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martedì 8 luglio 2014

Il gatto con un occhio solo - Paula Fox

Ned vive la sua infanzia con difficoltà, ha una madre malata, a scuola ha molti problemi, ha un padre attento, e indaffarato, un amico vecchio al quale fa qualche commissione, in cambio impara qualcosa della vita.
alla fine del libro tutte le difficoltà non spariscono, ma Ned sarà più forte.
mi è piaciuto molto, Paula Fox è fortissima nelle storie di ragazzini.
del gatto non vi dico niente, lo saprete leggendo.
cercatelo e leggetelo, non ve ne pentirete - franz



…Questo libro parla della paura di affrontare i propri errori, di accettarli e confessarli.  Ned, in questo caso si è reso conto del fatto che ha sbagliato a prendere senza permesso il fucile dalla soffitta causando la perdita dell’occhio del gatto. Il protagonista non riesce ad accettare e confessare quello che ha fatto e preferisce nascondersi dietro bugie, piuttosto che dire la verità. Si ritrova addirittura a mentire alla madre malata a cui non aveva mai mentito. Inoltre Ned fa una cosa totalmente sbagliata,  cioè cerca di alleviare il suo senso di colpa accudendo il gatto a cui ha sparato. Solo alla fine si rende conto che confessando tutto a sua madre riesce a liberarsi del peso che lo aveva tormentato per mesi.
Penso che questo sia veramente un libro istruttivo  che insegna che tutti commettiamo errori, perché è umano commetterli e tutti meritiamo una seconda possibilità. Il protagonista a un certo punto è davvero al culmine dell’infelicità: la madre gravemente malata, il suo vecchio vicino e suo unico confidente morto, il gatto scomparso e lui in preda ai rimorsi. Per fortuna le cose si risistemano e lui torna felice e comprende il suo sbaglio. Questa è decisamente la parte che mi è piaciuta di più perché rispecchia il messaggio del libro e ci spiega  come le cose possano migliorare se si pensa positivo.

mercoledì 2 aprile 2014

Il volo dell'aquilone - Paula Fox

un padre è andato via di casa, Liam, il figlio ragazzino, non sa perché, e gli vuol male perché lo fa soffrire, la madre con cui vive, non ne parla troppo bene, un giorno il padre, che è malato di Aids, parla con Liam come mai hanno fatto.
un gran bel libro, Paula Fox sa come raccontare, e non di cose da niente.
leggilo, non te ne pentirai - franz




Liam viene subito inondato da bugie che collegano il contagio ad una trasfusione di sangue infetto, scusa che non inganna il nostro protagonista, soprattutto sullo sfondo di una modernissima e all’avanguardia New York. Liam accetterà difficilmente la malattia del padre, colpevole, secondo lui, di aver distrutto la sua famiglia e infangato il nome di sua madre. La reazione di Liam si poggia su un enorme segreto sepolto nella sabbia della memoria, insieme al suo aquilone. La storia si sviluppa nel corso di un anno ma viene arricchita da continui, nostalgici e spesso dolorosi flash back…
da qui

sabato 31 marzo 2012

La danza degli schiavi - Paula Fox

la tratta degli schiavi vista dagli occhi di un bambino, che tutto vede e tutto capisce.
un libro che (non) fa male - franz


New Orleans, 1840. Jessie Bollier, un ragazzino poverissimo, viene rapito e costretto a far parte dell'equipaggio di una nave che trasporta schiavi africani. Toccherà a Jessie accompagnare con il suo piffero la "danza" quotidiana di uomini, donne e bambini che ogni giorno il capitano costringe a esercitarsi sul ponte... Poi un naufragio interrompe il terribile viaggio, e per Jessie e Ras, giovane schiavo, comincia un'avventura piena di pericoli ma anche di incontri con uomini generosi e pronti a tutto pur di aiutarli, finché Jessie diventerà un convinto abolizionista, nemico di tutto ciò che opprime, degrada e offende gli altri esseri umani.

Jessie Bollier often played his fife to earn a few pennies down by the New Orleans docks. One afternoon a sailor asked him to pipe a tune, and that evening Jessie was kidnapped and dumped aboard The Moonlight, a slave ship, where a hateful duty awaited him. He was to play music so the slaves could "dance" to keep their muscles strong, their bodies profitable. Jessie was sickened by the thought of taking part in the business of trading rum and tobacco for blacks and then selling the ones who survived the frightful sea voyage from Africa. But to the men of the ship a "slave dancer" was necessary to ensure their share of the profit. They did not heed the horrors that every day grew more vivid, more inescapable to Jessie. Yet , even after four months of fear, calculated torture, and hazardous sailing with a degraded crew, Jessie was to face a final horror that would stay with him for the rest of his life.