prima di iniziare a leggere il libro leggete la storia di Emmett Till, poi capirete perchè.
come sempre bisogna avere fiducia (che sarà ampiamente ripagata) nella capacità di Percival Everett di non farci staccare gli occhi dalle pagine.
a Money una serie di morti, con un altro morto che appare e scompare, richiede l'intervento di due agenti federali.
succedono tanti fatti, sorprendenti e avvincenti, Percival Everett è un fuoriclasse della letteratura.
è un romanzo sulla memoria, sulla giustizia, un romanzo politico, assolutamente da non perdere.
se avete visto al cinema Una battaglia dopo l'altra riconoscerete le atmosfere, sono due storie gemelle di resistenza al potere, all'arbitrio, alla violenza.
se leggete solo un libro all'anno l'avete trovato, se vi volete bene leggete Gli alberi, nessuno se ne pentirà, promesso.
…A parte un inizio
subito coinvolgente, ho fatto fatica a entrare nel mood della
storia, aspettandomi da un momento all’altro qualche colpo di scena che non è
mai arrivato, come a voler creare una routine nell’atto violento del linciaggio
senza che questo venga mai percepito come qualcosa di eclatante, ma quasi che
facesse parte della vita degli abitanti. Un adattamento che si forma dalla
nascita e si consolida nel tempo, un atto che sembra inciso sulla pietra e che
niente potrà scalfire, se non attraverso la comunicazione alle nuove
generazioni.
Sono dell’avviso
che, a volte, al di là di come si voglia trattare un argomento all’interno di
un romanzo, è come il messaggio che lo contiene venga recepito forte e chiaro.
E su questo concetto, Everett ha fatto centro: una volta chiuso il romanzo, la
storia sedimenta e si cementa. Ho immaginato la vita di questi neri (o negri,
come non politically correct indica l’autore e guai alla #cancelculture che non
ci metta le mani), ai soprusi, agli stenti, alle occasioni mancate, alle offese
ricevute, alle morti per futili motivi, ai sogni spezzati. A
quanto siamo fortunati.
Proprio a febbraio
di quest’anno, è arrivato in Italia il film “Till – Il coraggio di una madre”
per la regia di Chinonye Chukwu. Il focus è incentrato sulla battaglia che la
madre di Emmett fece per coinvolgere l’opinione pubblica nel perseguire i
responsabili. Forse avrei evidenziato maggiormente, ed Everett lo compie nel
suo romanzo, come il fenomeno del linciaggio continui a trasformarsi ma non a
scomparire, come un virus nel sangue della popolazione. Spero trovino presto un
vaccino.
Libro da leggere, e poi rileggere.
…Nomi,
sangue, dichiarazioni vere e fasulle, segni: questi i perni
attorno cui ruota Gli alberi di Percival Everett, che è più
di un thriller, più di un romanzo, più di una finzione, ma un libro che si fa
specchio geniale e ci mette di fronte ai nostri pregiudizi, alle nostre
mancanze, agli occhi chiusi e alle orecchie tappate… dandoci una sonora e
necessaria scrollata.
Se “strani
frutti” continuano a pendere dai pioppi e a ondeggiare nella
brezza, offrendo “uno strano, amaro raccolto”, e le risposte concrete
mancano, ecco che la narrazione esonda nella farsa che fa ridere e piangere,
ecco che la parola scritta diventa l’unico mezzo per conservare, dare (e
ridare) vita e forma, pareggiare i conti finché la bilancia ritorna in
equilibrio e poi crolla, si scioglie, svanisce… travolta dall’orda.
…Gli alberi è un libro crudo, dal linguaggio scurrile, ma al
contempo ironico e sarcastico. Questa ironia serve a stemperare l’atmosfera,
altrimenti pesante, che si respira nel romanzo. L’autore riesce a rendere
perfettamente la mentalità ancora retrograda e razzista, pur essendo la vicenda
ambientata ai giorni nostri, che si respira in alcune città americane. Il libro
si legge bene, anche se i crimini sono descritti nella loro cruda realtà, e
altrettanto cruda è la mancanza di sensibilità nei confronti dei corpi ormai
senza vita di alcune persone di colore. La storia narrata fa riflettere e ti fa
domandare com’è possibile che nel ventunesimo secolo sia ancora possibile avere
una mentalità così chiusa e becera.
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